Ambiente ed Economia riunite al Congresso di RI

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Iscritto dal: 17/08/2000
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E' giusta e coraggiosa la decisione di riunire le commissioni ambiente ed economia al prossimo congresso.

Le scelte economiche di una società determinano anche l'ambiente in cui poi si vive, e viceversa. Ad esempio le cosiddette grandi e controverse opere (TAV, rigassificatori, inceneritori, reattori nucleari) sono progetti che possono trasformare l'ambiente in direzioni contrapposte alle piccole opere (trasporto pubblico capillare, efficienza e solare termico, riduzione e riuso dei rifiuti, eolico di alta quota); allo stesso tempo necessitano di importanti impegni economici; concentrati i primi, diffusi gli altri.

Si dovrebbe anche concepire un'economia di tipo sostanziale, in sostituzione di quella attuale che è formale, che persegue l'ottimo, la massimizzazione/minimizzazione dei prodotti/costi, la crescita, il PIL. L'economia sostanziale dovrebbe essere l'attività che la società istituisce per interagire e determinare il proprio ambiente.

r.scaruffi (non verificato)

renzoriva@libero.it

Sentito dei nuovi piani tariffari ENEL e sulle condizioni di scambio in rete per chi ha installato i pannelli FOTOVOLTAICI?

Italioti che credevano di risparmiare e fare soldi si accorgeranno di essere stati coglionati.

Ne vedremo delle belle.

Mandi,
Renzo Riva

Iscritto dal: 17/08/2000
User offline. Last seen 1 anno 21 settimane ago.

La nostra tesi è che l'idea di un mercato autoregolato implicasse una grande utopia. Un'istituzione del genere non poteva esistere per un qualunque periodo di tempo senza annullare la sostanza naturale e sociale della società; essa avrebbe distrutto l'uomo fisicamente e avrebbe trasformato il suo ambiente in un deserto.

Karl Polanyi, La Grande Trasformazione, 1943, Einaudi 1972

r.scaruffi (non verificato)

renzoriva@libero.it

Dite alla Signora Zamparutti che sta rasentando il ridicolo.

Mandi,
Renzo Riva

Che significa 20-20-20?
Andare tutti a piedi
di Franco Battaglia

Leggo che la Commissione europea avrebbe esortato a mantenere la volontà di riduzione delle emissioni di CO2 nonostante la crisi economica. Mi chiedo se gli sia venuto in mente che sarà proprio grazie alla crisi economica che una qualche riduzione si avrà. E mi chiedo anche quanta parte hanno avuto, in questa crisi economica, tutte quelle azioni che in questi anni sono state intraprese a livello mondiale proprio per implementare il protocollo di Kyoto. Che - ci auguravamo già nel lontano 2000 su queste pagine - sarebbe stato meglio mai partorire.
Forse una cosa non è sufficientemente apprezzata: la nostra civiltà è fondata sulla possibilità di trasferire energia abbondante e a buon mercato. Provate a immaginare come vi toccherebbe mutare le vostre abitudini di vita se foste privati del solo frigorifero. L’energia va risparmiata? La domanda è mal posta, perché l’energia né si crea né si distrugge; non a caso pochi righi sopra ho scritto «possibilità di trasferire». Trasferimento che oggi operiamo, quasi al 90%, bruciando petrolio, gas e carbone. E facciamo così perché è così che sappiamo fare. Dobbiamo allora risparmiare petrolio, gas e carbone, perché altrimenti finiscono? No, perché non ha senso risparmiare un bene finito. Per esempio: se il petrolio del pianeta finisse fra 50 anni e se l’Italia decidesse da domani di risparmiarlo al 100%, allora il petrolio del pianeta finirebbe fra 51 anni. Dobbiamo risparmiarli perché costano e bruciarli ci impoverirebbe? No, perché è proprio bruciandoli che possiamo trasferire più energia e far fronte alle crisi: è la disponibilità e il consumo di energia, non il suo risparmio, che crea posti di lavoro e, quindi, ricchezza e benessere.
Qualcuno s’è inventato che dobbiamo risparmiarli perché il pianeta, per via dell’effetto serra antropogenico, sarebbe malato e andrebbe salvato. I potenti del mondo gli hanno dato ascolto e decisero di ridurre le emissioni del 5% entro il 2012 (protocollo di Kyoto). Poi, visto che il mondo si sta rivelando incapace di operare alcuna riduzione, i potenti d’Europa decisero, con logica che mi sfugge, che la riduzione dovrebbe essere del 20% entro il 2020. E perché no? Dopotutto hanno dalla loro il precedente di quella potente regina che esortava che il popolo, affamato di pane, mangiasse brioches. Peccato che, a differenza della potente regina, i potenti d’Europa stiano anche dando i numeri: 20-20-20, dicono. Il che ci consente di fare l’aritmetica di cui vi risparmio i calcoli e vi do il risultato: l’Italia entro il 2020 dovrebbe essersi sbarazzata di tutte le automobili in circolazione. Oppure aver sostituito tutte le sue centrali elettriche (diverse da quelle idriche) con altrettanti reattori nucleari: a occhio e croce una trentina, con un impegno economico di 100 miliardi.
Non paghi della titanica sfida, non vogliamo reattori nucleari. Vorremmo turbine eoliche o pannelli fotovoltaici. Il che crea tre problemi. Uno economico, uno tecnico e uno ambientale. Per quello economico, basti sapere che impianti eolici e FV equipollenti a quelli nucleari detti costerebbero, rispettivamente, 200 e 2.000 miliardi. Per quello tecnico basti sapere che la loro presenza non evita l’installazione di quelli nucleari, che devono funzionare quando il Paese richiede energia elettrica anche se il sole non brilla o il vento non soffia. Per quello ambientale basti notare che servirebbero almeno 200.000 turbine eoliche e che smaltire pannelli FV dismessi è peggio che smaltire le scorie radioattive delle centrali nucleari.
Insomma, il 20-20-20 è una mostruosità logica, economica, tecnica e ambientale. E anche giuridica perché non è con la forza delle leggi dei parlamenti che si possono violare le leggi della scienza e dell’economia. Infine, è una mostruosità scientifica, perché se mi domandate se l’umanità sta scaldando il pianeta, la risposta è categorica: no. Ma come si fa a dirlo da sotto questa pesante cappa di conformismo che tutti opprime e asfissia? Accenno solo che a fronte delle 20 Gt di CO2 che l’umanità immette ogni anno, ve ne sono 2000 in atmosfera e 150.000 nelle acque degli oceani. Che dire? Andate pure avanti che a qualcuno già scappa da ridere?

r.scaruffi (non verificato)

renzoriva@libero.it

Mandi,
Renzo Riva

http://www.world-nuclear-news.org/indtalk.aspx

Belarus President in talks with CGNPC

Alexander Lukashenko, President of Belarus, met with the top management of China Guangdong Nuclear Power Co (CGNPC) on 28 October to discuss the possible construction of the country's first nuclear power plant.
He told them, "It is a very important project. Safety of a nuclear power plant for a country situated in the centre of Europe also means the country's international responsibility to its partners and neighbours." With regards to a tender, he told CGNPC, "We will hold a fair contest. If your corporation proposes more advantageous conditions and undertakes to build a nuclear power station in Belarus which will be safe according to all world standards, cheap and of high quality, you will be chosen to build it. If another company proposes better variants, naturally that company will be chosen to build it." He concluded, "The fact that you build nuclear power plants in China by yourself, have experience in it and cooperate with the world's biggest companies, that you are able to design and build nuclear power plant 100% by yourself - all this is worth a lot."

Iscritto dal: 17/08/2000
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In commissione, tra gli altri, interverranno :

- Ugo Bardi, presidente di Aspo e autore di due libri sulle riserve petrolifere

- Roberto Burlando, professore di economia politica a Torino

- Gianfranco Bologna, direttore scientifico e culturale del WWF

- Mauro Bonaiuti, economista

r.scaruffi (non verificato)

renzoriva@libero.it

UN PECORARO SUL GROPPONE
(pubblicato su Il Giornale, 9 Gennaio 2008)

Mi riferiscono che Bassolino avrebbe dichiarato che non esiterebbe a dimettersi domani, se le sue dimissioni servissero a risolvere l’emergenza-rifiuti. Qualcuno gli spieghi che è perché s’è creata quell’emergenza, piuttosto, che dovrebbe dimettersi. Oggi. Anzi no: da un bel pezzo. E magari restituire ai contribuenti il denaro del suo onorario di presidente di Regione, visto che lo ha incassato senza assolvere i propri compiti.
Quello dei rifiuti è indubbiamente un problema: ne produciamo continuamente con le nostre attività e abbiamo il dovere di occuparcene. Il problema ha evidentemente soluzione visto che è più unico che raro il caso campano. E che, per le colossali proporzioni assunte, è diventato un caso nazionale, che vieppiù evidenzia, in tutta la sua tragicità, la croce che la cattiva sorte ci ha mollato sul groppone: avere Pecoraro Scanio al ministero dell’Ambiente. Sulla questione energetica, questo signore ci ha portato sull’orlo del baratro e coi suoi dannatissimi pannelli fotovoltaici ci sta irrimediabilmente spingendo dentro. Sul trattamento dei rifiuti solidi urbani (Rsu), invece, ce l’ha fatta, e nel fondo del baratro ci ha portato alla grande.
Dovete sapere che il modo più rapido, più economico e più rispettoso dell’ambiente di smaltire i Rsu è l’incenerimento, possibilmente accoppiato alla produzione d’energia. Il modo più bischero è quello della raccolta differenziata; bischerrima all’ennesima potenza, poi, è la cosiddetta raccolta porta-a-porta, che altro non è che la raccolta differenziata spinta fino all’esasperazione. Indovinate un po’ qual è il modo preferito del nostro simpatico ministro. (Un suggerimento: pensate ai pannelli FV per produrre energia elettrica, e che se fosse al ministero della giustizia, proporrebbe caviale e champagne d’annata ai carcerati.)
Che la raccolta differenziata sia una cosa bischera è semplice da capire. Innanzitutto, con essa non smaltiscono i rifiuti ma li si separa. L’idea sarebbe di riciclarli. Il condizionale non lo uso a caso. Infatti, il limite della produzione di riciclo è quello di mercato: a che pro un riciclo spinto, ad esempio, del vetro o della carta se poi il mercato del vetro scuro (che è il vetro che si può produrre dalla raccolta differenziata del vetro) o della carta riciclata è limitato? Che cosa succede al vetro e alla carta riciclati che rimangono invenduti? Vanno a finire il primo in discarica e la seconda bruciata negli inceneritori. Tanto valeva portarcela prima. Se l’inceneritore c’è. Ma in Campania non c’è, fatto di cui Pecoraro Scanio è sempre stato orgoglioso, come lo è per l’assenza di reattori nucleari in Italia.
Stare un mese sotto un inceneritore è come stare un quarto d’ora in via del Tritone a Roma. I 4 inceneritori nel Lazio inquinano meno di 5 automobili, e s’inala più diossina a starsene pochi minuti vicino ad un barbecue o a fumarsi una sigaretta. (Vorrei poter spiegare anche che la diossina a piccole dosi fa bene: magari un’altra volta). Francoforte, Zurigo, Vienna, Londra e Parigi hanno, in piena città, inceneritori da 1500 tonnellate al giorno di capacità. Perché loro sì e Napoli no? In Europa, un terzo dei rifiuti viene bruciato ed utilizzato per la produzione di energia; in Italia meno del 10%. Perché loro sì e noi no? In Europa un terzo dell’energia elettrica è prodotta da fonte nucleare. Perché loro sì e noi no? Forse perché non hanno, loro, quella croce che la cattiva sorte ci ha mollato sul groppone?

Franco Battaglia
Docente di Chimica Ambientale
Università di Modena

r.scaruffi (non verificato)

renzoriva@libero.it

Ho sentito la prima parte del convegno ed ho dedotto che i Radicali Italiani odierni per gli altri predicano da pauperisti mentre per loro ... scioperi della fame per ristabilire la linea in nome della legalità.

Pur di denigrare il nucleare ne hanno sempre una da dire contro.

Stanno parando il culo sull'ala sinistra al PD che s'accinge al grande passo filonuclearista.

Mandi,
Renzo Riva