Piccola premessa. Sono nuovissimo mi sentivo fortemente radicale a 17 anni (quando non potevo votare). Da allora fino ad oggi (ho 38 anni) ho seguito sempre da vicino la politica e da lontano, molto lontano, l'attività specifica di qualsiasi partito. Mi ha fatto riavvicinare la sfortunata campagna degli ultimi referendum sui quali temi mi sono trovato in perfetta sintonia.
Per presentarmi ho voluto lanciare questo sassolino nello stagno. Se l'argomento sarà ritenuto di interesse mi riservo di intervenire in seguito. Per adesso voglio solo dire un paio di cose a supporto di questa che molti, immagino, riterranno un'idea balzana.
Con Di Pietro ci sono temi che uniscono e temi che dividono (ma altrettanto si può dire con Ulivo e Polo). Certamente sulla giustizia ci sarebbe parecchio da discutere, mentre sulla politica economica mi pare che la cosa potrebbe scivolare su binari più agevoli. La cosa più importante, a mio parere, è pero un'altra. Mi sembra che più di ogni altro, nel panorama politico italiano, Di Pietro stia interpretando lo spirito del bipolarismo non volendosi prestare al gioco dei famigerati patti di desistenza la più nefasta invenzione dalla nascita del Mattarellum in poi.
Ommammamia: l'articolo 18? per immigrati irregolari? Ci provo sempre e sistematicamente mi devo ricredere
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Vado a riesumare questo thread che ho aperto dieci anni fa e con il quale ho inaugurato la mia partecipazione a questo forum (guadagnandomi la qualifica di dipietrista che, purtroppo, non mi sono più tolto).
La posizione di Di Pietro sulla candidatura alle regionali del lazio mi sembra chiara e persino condivisibile in punta di metodo: ho alcuni punti chiave del programma e non sono neanche blindati; se devo appoggiare un candidato ho bisogno di sapere come la pensa. Non sta chiedendo posti e nemmeno garanzie di impegni su temi indifendibili, si parla soprattutto di ambiente e trasparenza. Per di più Tonino non ha affatto escluso che alla fine potrebbe appoggiare la Bonino. Forse è una manfrina ma non è il caso di mettere momentaneamente da parte tutte le idiosincrasie, attenersi ai fatti e andare a vedere?
Certo sei abbastanza lontano dall'associazione "Enzo Tortora" e mi chiedo da cosa fossi distratto in quei momenti, spero dal sesso travolgente e non da qualche paranoia giustizialista. La posizione di Di Pietro è sempre chiara, contro Berlusconi e tovagliolo ben allacciato che si mangia di tutto con tutti. Non ha senso adesso questionare sui particolari, tanto più che la vittoria non appare ben certa, al momento è più interessato a massimizzare i voti propri sapendo che sono soldi sicuri, poi si vedrà. Certo meglio Bonino di un pidino con vasta famiglia al seguito ma lui è un professionista del potere e prende quello che può e riesce.
Gaetano Quagliariello, mio preferito nella destra, ha appena concluso il suo intervento al Senato.Da giovane aveva una testa di capelli ricci ricci e neri neri.Bravo ragazzo.
In questa situazione io temo che qualcuno con lo scopo di “difendere” la democrazia penserà d'ispirarsi all'anarchico Bresci o al rivoluzionario serbo Gavrilo Princip cercando di non finire come l'anarchico (?) Anteo Zamboni.
… DURO … ESSERE RADICALI … OGGI
Un brutto periodo della storia d'Italia sta per finire. Su con la vita!
Ecco, chi ha pagato per tutti.
«All’ordine "facite ammuina” tutti chilli che stanno a prora, vann’ a poppa e chill che stann’ a poppa vann’ a prora; chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta; tutti chilli che stanno abbascio vann’ coppa e chili che stanno ‘ncoppa vann’ abbascio; chi nun tiene nient’a ffa, s’aremeni a ’cca e a ‘lla».
Vendetta della storia cribbio! Spero abbiate cambiato idea fannulloni che non siete altro, dopo dodici anni di NON-sentenze a berlusconi. Abbasso i giustizialisti! Che sia o meno un avversario politico, anzi, la democrazia va' difesa proprio nei suoi confronti.E Napolitano ha fatto bene, benone.La sinistra, per ora, sta a destra.
Il prossimo giro, in Friuli, tutti a destra! Cosi' ce li togliamo dalle scatole per sempre.
ab ovo :lol:
avercene di gente come Di Pietro!!!
SCARUFFI porca troia, ma non hai niente da fare tutto il giorno.
Questo era ormai il glorioso thread numero uno: se proprio volevi disseppellirlo potevi usare qualcosa di più pertinente (e breve): così, tanto per cambiare.
http://www.fondazionecraxi.org/pdf_discorsi/BettinoCraxi4%20agosto1993.pdf
Il 4 agosto 1993, alla Camera, Bettino Craxi prende la parola per ribadire ancora una volta che il PSI o la sua amministrazione non hanno mai concordato o ricevuto la cosiddetta maxi-tangente Enimont, che egli considera inesistente. Noi siamo i primi interessati - egli afferma - a che si faccia chiarezza fino in fondo, che emerga la verità dei fatti, che siano fissati i loro contorni reali. E dichiara di non poter rinunciare a difendersi.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi,
ho chiesto la parola per svolgere poche considerazioni d'ordine generale e qualche considerazione di carattere personale. Innanzitutto per smentire ancora una volta e senza possibilità di smentita che il Partito Socialista, o la sua Amministrazione, abbiano mai concordato e ricevuto la maxi tangente di cui si parla o si è parlato per sentito dire e che per quanto ci riguarda non è mai esistita. Tutta questa vicenda Enimont si è svolta e tutte le decisioni relative sono state adottate esclusivamente nell'ambito delle responsabilità governative e degli amministratori, e personalmente in nessun momento sono mai intervenuto, in nessun senso nè sulle autorità di governo, nè sugli amministratori per influenzare in qualche modo le loro decisioni. In tutto questo affare di fondi neri e di altro, noi siamo i primi interessati a che si faccia chiarezza sino in fondo in modo che emerga la verità dei fatti, siano fissati i suoi contorni reali in luogo di versioni assurde, inverosimili, ed interessate. Per il resto, nel corso degli anni tanto la Montedison che il Gruppo Ferruzzi hanno certamente versato contributi, in varie occasioni, elettorali tanto ai Partiti che alle attività politiche, in corrispondenza di loro attività interne od internazionali o per considerazioni politiche generali. Di questi contributi, l'Amministrazione del mio Partito ne ha beneficiato in passato così come ne hanno certamente beneficiato Partiti, esponenti, movimenti e gruppi dentro e fuori l'area di governo. Questa la realtà delle cose che può e deve essere accertata. Su di essa mi ero soffermato parlando alla Camera il 29 aprile scorso. Ricordavo allora che al sistema del finanziamento illegale dei Partiti e del sistema politico nel suo complesso avevano partecipato, in forme diverse, tutti i gruppi economici del Paese, quelli di cui erano già emerse, almeno in parte, le responsabilità e quelli che ancora si nascondevano dietro un dito menzognero. Nessuno di loro era una vittima che subiva una prepotenza o a cui veniva imposta una taglia cui non si poteva sottrarre. Si trattava di gruppi economici potenti, di grande influenza anche sulla vita pubblica, protetti ed assistiti dallo Stato e in certi casi e in certe circostanze superprotetti e superassistiti. Si trattava di gruppi ben attrezzati nell'organizzare le loro attività di lobbies e la loro capacità di penetrazione e di influenza sulle decisioni pubbliche cui erano interessati. E tutto questo avveniva attraverso un insieme di interventi lungo una catena della quale il Partito politico spesso non era il primo ma l'ultimo anello e sovente neppure l'essenziale, preceduto dal ruolo di funzionari, amministratori, tecnici, singoli esponenti politici e in qualche caso anche da ben aggiustate campagne di stampa. Se si vogliono ricostruire le caratteristiche di un sistema di rapporti e di corresponsabilità del sistema politico con il sistema economico che si era venuto consolidando ai margini o in violazione di leggi dello Stato, con tutto il carico di degenerazioni ulteriori e di corruttele che ne sono derivate, questo deve avvenire in modo completo e tale da mettere in luce tutti i fatti, tutti gli aspetti salienti, tutte le responsabilità e non in modo parziale, o addirittura discriminatorio. Da quando ne parlai, usando subito il linguaggio della verità, si è fatto in questo senso un tratto di strada. Sono emersi nuovi fatti e nuove responsabilità ed altre ne debbono emergere ancora.
Abbiamo assistito alla vergogna persino comica di illustri personaggi che si nascondevano dietro un velo di ipocrisia e che ora non possono più farlo e di altri ancora che mentivano spudoratamente e che ora non possono più farlo. Prendiamo un esempio tra i più significativi, l'ANSA del 30 aprile, all'indomani di un voto alla Camera che mi riguardava e che aveva suscitato il finimondo, riportava questa dichiarazione: "Sono fatti sconcertanti, il colpo di coda del vecchio regime morente con possibili intrusioni di mestatori d'occasione, che vogliono rendere più difficile quello che è stato definito il miracolo democratico italiano". E' una dichiarazione dell''Ing. Carlo De Benedetti. Il signore in questione era un principe della corruzione pubblica. Era alla testa di un sistema collaudato di influenze su funzionari, amministratori, tecnici, politici, partiti, giornalisti e che in genere ha guidato personalmente. Se, collaborando con la giustizia, avesse detto tutte le verità che andavano dette, e che naturalmente cercando si possono ritrovare, la sua situazione avrebbe dovuto essere forse un poco più complessa. Era talmente estraneo al "regime morente" che ancora dagli ultimi governi riceveva provvedimenti straordinari ed eccezionali di assistenza, e financo nella definizione di affari tra privati si avvaleva del'assistenza e della rappresentanza di chi non era propriamente estraneo alle influenze del regime morente. Ma l'ingegner De Benedetti è anche legato ad altre forze, ad altri esponenti politici con i quali ha rapporti di influenza personali, stretti e diretti. Ma soprattuto è proprietario di uno dei maggiori gruppi editoriali italiani: guarda caso, il più impegnato ed il più aggressivo nella creazione di una nuova Italia che, se deve sorgere, vi è da sperare che non sorga a sua immagine e somiglianza! A differenza di altri casi, invece, un trattamento speciale è stato riservato a grandi managers pubblici: un trattamento particolare odioso per la sua inumanità e per la sua assai dubbia legalità e che nessuna loro eventale responsabilità può in ogni caso giustificare. Non auguro che a nessun altro venga fatta l'ingiustizia che è stata fatta a loro, ma questo non cancella il fatto odioso delle discriminazioni che si sono verificate in numerosi casi e sui quali spero si avrà modo di ritornare. Della lettera di addio di Gabriele Cagliari alla moglie mi hanno colpito alcuni passi. Il primo: "La criminalizzazione di comportamenti che sono stati di tutti, degli stessi magistrati, anche a Milano, ha messo fuori gioco soltanto alcuni di noi, abbandonandoci alla gogna e al rancore dell'opinione pubblica. La mano pesante, squilibrata e ingiusta dei giudici ha fatto il resto. Ci trattano veramente come non persone, come cani ricacciati ogni volta al canile". E ancora: "Sono qui da oltre quattro mesi, illegittimamente trattenuto. Tutto quanto mi viene contestato non corre alcun pericolo di essere rifatto, nè le prove relative a questi fatti possono essere inquinate in quanto non ho più alcun potere di fare nè di decidere, nè ho alcun documento che possa essere alterato. Neppure potrei fuggire senza passaporto, senza carte d'identità e comunque assiduamente controllato come costoro usano fare. Per di più ho 67 anni e la legge richiede che sussistano oggettive circostanze di eccezionale gravità e pericolosità per trattenermi in condizioni tanto degradanti. Ma, come sapete, i motivi di questo infierire sono ben altri e ci vengono anche ripetutamente detti dagli stessi magistrati, se pure con il divieto assoluto di essere messi a verbale, come invece si dovrebbe regolarmente fare". E ancora: "Ciascuno di noi, già compromesso nella propria dignità agli occhi dell'opinione pubblica per il solo fatto di essere inquisito o, peggio, essre stato arrestato, deve adottare un atteggiamento di "collaborazione" che consiste in tradimenti e delazioni che lo rendano infido, inattendibile, inaffidabile, che diventi cioè quello che loro stessi chiamano un "infame". E ancora: " Non è dunque possibile accettare il loro giudizio. Qualunque esso sia. Stanno distruggendo le basi di fondo e la stessa cultura del diritto, stanno percorrendo irrevocabilmente la strada che porta al loro stato autoritario, al loro regime della totale asocialità. Io non ci voglio essere". Ne traggo due riflessioni. La prima: "La prigione è piuttosto un supplizio che la custodia del
reo". La seconda: "L'opinione sola di poter impunemente essere oppressi ci spoglia della libera facoltà di valerci dei nostri diritti". Sono riflessioni di Beccaria e di Pagano, liberi pensatori di altri tempi. Penso che l'azione della giustizia debba compiere il suo corso ma nel rispetto dei principi della Costituzione, della eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, delle regole che garantiscono i diritti della persona. Leggo invece che, secondo alcuni, l'inchiesta Enimont dovrebbe essere considerata un capitolo conclusivo e finale. E per quale ragione? Già un magistrato del pool milanese aveva dichiarato che una volta chiarite le responsabilità della DC e del PSI l'inchiesta poteva considerasi conclusa. Opinione curiosa. Se si è messo mano, come si è messo, allo scoperchiamento del sistema di finanziamento illegale della politica, non penso ci si possa fermare per strada. La chiarezza deve essere fatta fino in fondo, giacchè tanta parte non è ancora emersa e deve essere ricostruito tutto ciò che è ricostruibile nelle proporzioni e nelle responsabilità. I colpevoli, una volta accertate le loro colpe ne risponderanno secondo le leggi, ma tutti i colpevoli. Le forze politiche che per finanziare le proprie attività hanno partecipato a pratiche illegali ne risponderanno, ma tutte le forze politiche che si trovano in questa condizione e non solo una parte e ciascuna per le sue responsabilità. Se un cambiamento radicale e generale nella politica deve essere realizzato e non solo nella vita politica mi auguro si tratti, di un cambiamento vero e non parziale, discriminato o simulato a seconda dei calcoli, delle convenienze e delle viltà. Se si è dato il via ad una criminalizzazione del sistema politico, le nomenklature che ad esso hanno partecipato con responsabilità di primo piano, e che non possono o non aver conosciuto le pratiche ed i metodi di cui il sistema era intriso, di fronte alla "rivoluzione" non potrebbero non farsi in disparte e men che meno potrebbero alla lunga cavalcarla senza il timore di essere un giorno o l'altro disarcionate. E vengo a qualche aspetto concreto. Leggo in una intervista all' "Unità" del coordinatore del pool di magistrati di Milano questa affermazione: "Questo cancro alternava il gioco democratico perchè poneva in condizioni di assoluto vantaggio i partiti che prendevano le tangenti". Un argomento che potrebbe essere usato solo da un militante politico dalla vista corta. Un argomento che solo una opposizione cieca o una opposizione vulnerabile non avrebbe a suo tempo mai usato. Sta di fatto che per quanto riguarda il Partito Socialista e la Sua Amministrazione Centrale la raccolta di contributi presso società, imprese, cooperative, imprenditori, secondo indicazioni lasciate dal defunto Amministratore on. Balzamo, e relative al peiodo '87-'91 era all'incirca di 50 miliardi l'anno, cui si aggiungevano entrate per sponsorizzazioni e sottoscrizioni in occasione di Congressi e di campagne elettorali. L'insieme delle risorse disponibili veniva destinato al mantenimento di una struttura burocratica, e quindi a spese generali, a stipendi, collaborazioni, rimborsi spese, organi di stampa e di informazione, iniziative promozionali e di propaganda a riviste culturali, a Centri, Fondazioni, associazioni ed attività di carattere politico, culturale, sociale, sindacale, assistenziale. A tutto questo si aggiungevano contributi ad organizzazioni periferiche, acquisti di sedi e di strutture per attività pubbliche, contributi personali a candidati nelle campagne elettorali, e contributi di solidarietà a Partiti, gruppi, movimenti e personalità democratiche di altri Paesi che normalmente transitavano attraverso banche estere. Del complessivo sistema di finanziamenti del Partito o almeno della sua natura, ivi compresa quindi la componente illegale, erano a conoscenza e non potevano non esserlo, i maggiori dirigenti centrali e non e comunque tutti coloro che in qualche forma ne beneficiavano a cominciare dai candidati alle elezioni che ricevevano dei contributi anche dall'Amministrazione centrale. A partire dal 1956, per quanto io ne sappia, il Partito Socialista non ha ricevuto contributi da Stati o da Partiti esteri, mentre non escludo che questo possa essere avvenuto per
singoli esponenti o per gruppi organizzati. In ogni caso è certo che dal 1976 il PSI non ha ricevuto alcun contributo da nessuno Stato o Partito estero. La stessa cosa non possono dire nè i comunisti, nè gli ex comunisti, nè del resto solo loro ma è a loro che mi rivolgo in primo luogo, perchè è anche tra di loro che si sono levate voci particolarmente severe, sprezzanti e indignate. Checchè ne dica l'illustre coordinatore del pool dei magistrati milanesi, il maggior partito di opposizione ha potuto contare su risorse di gran lunga superiori alle nostre. Il finanziamento illegale di cui ha potuto disporre era tanto di natura interna che di provenienza internazionale. E' evidente che in questa scabrosa materia, sul piano interno la posizione di influenza del maggior Partito d'opposizione, per quanto tendenzialmente consociativo, era molto inferiore a quella dei Partiti di governo. Ma quando questa influenza, c'è stata e dove c'è stata, esso non ha mancato di esercitarla. Mi riferisco al flusso di risorse provenienti da tangenti, nazionali e locali e a quella sorta di tangente sui generis costituita da una quota di appalti riservati sistematicamente a società cooperative che a loro volta fornivano contributi diretti o indiretti sotto forma di prestazioni di personale e di servizi. Ma naturalmente il flusso più rilevante era di provenienza estera. Il che aggiunge alla illegalità un fattore di immoralità salvo forse per chi, con un atto di fede, poneva la sua moralità al servizio della ideologia di una rivoluzione mondiale. Sta di fatto che il rapporto con l'URSS e con gli Stati comunisti dell'Est era un rapporto intimo anche sul piano finanziario. E l'on. Occhetto è stato tanto segretario del PCI che del PDS. Le fonti erano molteplici ed erano costituite o direttamente dai bilanci del PCUS che del KGB o da attività dirette, indirette, partecipate d'import-export, od in relazione ad attività e progetti di imprese italiane in URSS e in altri Paesi del Comecon. Di traffici ce ne sono stati tanti e di documentazione da portare alla luce ce ne è certamente tanta, come sono tante persino le voci più curiose: dalla vendita di partite di vino siciliano all'URSS, a quella di cereali americani tramite un gruppo italiano, dalla fornitura all'URSS di materiale strategico in violazione delle regole dell'Alleanza Atlantica, alla vendita di partite di petrolio a prezzi scontati a "industriali progressisti" italiani, alle fatturazioni manipolate dopo debita autorizzazione allo scopo di creare fondi neri su banche estere. Del resto, tutto quello che è avvenuto si spiega con il fatto che il potere comunista sovietico, anche di fronte a situazioni di dissenso, continuava a considerare il Partito italiano come un amico privilegiato e protetto come si evince senza ombra di dubbio dalla lettura della lista dei contributi erogati nel corso di un ventennio dal PCUS in cui i comunisti italiani per ciò che ricevevano figurano largamente in testa rispetto a decine di partiti e movimenti di obbedienza sovietica in tutto il resto del mondo. Questo spiega almeno per un aspetto, certamente insieme alla passione, ai sacrifici ed alle lotte di tanti militanti di fede, la presenza non solo di un forte movimento politico ma della più grande e più costosa macchina burocratica di Partito esistente nell'occidente democratico. Se si debbono ricostruire, vita, morte e miracoli della nostra democrazia e dei suoi mali bisogna farlo in modo corretto. Tutto allora è bene che venga alla luce senza falsità e senza menzogne, senza bugiardi e senza extra-terrestri che giungono tra di noi interamente vestiti di nuovo. Ne ho parlato e ne parlerò ancora, perchè trovo del tutto intollerabile che salga con disinvoltura sulla tribuna degli accusatori chi, per finanziamenti politici illegali, dovrebbe semmai stare, al pari d'altri, sul banco degli accusati. Nell'animo mio penso che la forte denuncia di una degenerazione, perchè ad essa fosse posto un fine ed un rimedio, sia stato un bene. Penso che il modo violento in cui si è voluto procedere sia stato un male e che tutti gli elementi di esasperazione violenta che sono
stati introdotti spesso per faziosità politica, per calcoli miopi o per deliberate volontà estremiste e avventuristiche, creino una grande incognita per il futuro. "E' assai erroneo il pensiero di certuni, che vogliono guadagnare la gloria di grandi ministri a forza di rigore e severità: che, quando il castigare si piglia per gusto, o per proprio interesse, vi è molto pericolo di andare all'eccesso" è un padre gesuita del '600, ma anche lui certamente fuori del tempo. Penso che la correzione di un sistema non debba avvenire in modo violento. E'una delle critiche che ho mosso e che muovo a quei magistrati che hanno usato in modo violento il potere giudiziario, forzando la interpretazione delle leggi, ignorando principi fondamentali della Costituzione, violando leggi, procedure e diritti del cittadino garantiti dalla Repubblica e solennemente sanciti dalle Convenzioni internazionali. In nessun paese di alta civiltà giuridica si sono verificati gli eccessi che, ad opera di alcuni magistrati, sono stati compiuti in Italia. Critico anche gli eccessi di esibizionismo che non hanno precedenti, la logorrea politica, la discriminazione arbitraria, l'uso di espressioni demagogiche che mal si addicono all'alta e severa funzione del magistrato, ed in alcuni casi la mancanza di obiettività, di prudenza, di controllo, di indipendenza ed anche di umanità. Critico non la pretesa di interpretare e di applicare la legge, che è il suo fondamentale dovere, ma la pretesa di dettare la legge al Parlamento. Ma la cosa più grave e che tutti possono constatare ogni giorno è il comportamento di una parte almeno della stampa e della telvisione. Anche una parte almeno di coloro che esercitano questo potere lo usano in modo violento. I motivi d'accusa vengono in questo caso esaltati, amplificati, ripetuti e non di rado manipolati, le ragioni della difesa sono sottaciute, seguono d'un canto quando seguono. Le voci dell'accusa sono così mille, quelle della difesa, dieci. La potenza in particolare della televisione è micidiale. Lo è in generale rispetto alla comunità televisiva nella quale crea dipendenze di ogni sorta. Lo è in modo particolare quando organizza processi sommari senza la presenza degli imputati e dei loro difensori, quando pronuncia condanne con l'aria di dire verità incontestabili e inappellabili mentre chi subisce tutto questo, anche quando ha ragioni da far valere, è perfettamente impotente a farlo, e non può in nessun modo difendersi.
Parlando alla Camera il 29 di aprile avevo già denunciato tutto questo che non fa onore ad un Paese civile che si vanta del suo rispetto per i valori umani e delle tradizioni della sua civiltà giuridica. Sempre il 29 di aprile avevo a voce alta riflettuto sul fatto che la violenza è destinata a generare violenza e che il rischio che comportava un certo modo violento di procedere, un linguaggio violento che eccitava gli animi, incitava all'odio, esasperava le tensioni. Da reti televisive dello Stato sono piovuti persino inviti al suicidio e invocazioni della pena di morte per i corrotti o presunti tali. Che la situazione stesse per entrare in una fase di violenze era ai miei occhi assolutamente evidente e lo dissi già allora. E purtroppo così è stato quasi subito dopo. Chi sono i criminali che hanno messo bombe di fronte a monumenti d'arte, basiliche, luoghi storici e che probabilmente tenteranno di metterne ancora? Chi sono gli assassini che hanno provocato stragi di cittadini innocenti e di servitori dello Stato? Tre tornate di bombe, non tutte forse collegate tra loro, delle quali tuttavia può essere tentata una rilettura in relazione con gli avvenimenti che si succedevano. La legislatura prende avvio con l'assassinio di Falcone e la strage di Capaci cui seguirà l'assassinio del giudice Borsellino. Una campagna elettorale è attraversata da una tornata di bombe. Tre bombe esplodono a Roma e a Milano dopo i tragici suicidi di Cagliari e Gardini che avevano suscitato una enorme emozione in tutto il Paese.- Niente in questo campo è affidato al caso. C'è una strategia, una tempistica, degli obiettivi che vengono
perseguiti con violenta determinazione. Una tesi ed una retorica sostanzialmente falsa attribuisce queste bombe ad un "vecchio sistema che resiste". E che sarebbe questo "vecchio che resiste"? I vecchi responsabili dei Partiti? I vecchi responsabili dei governi? Poteri occulti ed i loro bracci criminali che farebbero capo alla vecchia classe politica? Se così fosse converrebbe essere più precisi e più rigorosi come lo scenario drammatico, tragico e pericoloso che sta sotto i nostri occhi richiede. Sono "vecchi" il Capo dello Stato, che è stato per lungo tempo Ministro degli Interni del governo Craxi, il Presidente del Senato che è stato Ministro della Difesa nel medesimo governo Craxi ed ancora prima Presidente del Consiglio, il Segretario della DC Martinazzoli già Ministro della Giustizia del medesimo governo, Zanone anch'esso Ministro del governo Craxi, sono "vecchi" i Presidenti del Consiglio succedutisi nel decennio trascorso e cioè Forlani, Cossiga che diverrà Presidente della Republica, e ancora Spadolini, Craxi. Fanfani, De Mita, Goria, Andreotti? Rappresentano il vecchio i Segretari viventi dei Partiti di governo, Piccoli, ancora De Mita e Forlani e Martinazzoli, Longo, Nicolazzi, Cariglia e Vizzini, Zanone ed Altissimo, Spadolini e La Malfa e Azeglio Ciampi non è sempre stato un leale collaboratore dei vecchi governi? Quella era la vecchia nomenclatura del pentapartito ridottosi per un anno a quadripartito. E' in quest'ambito che va ricercato il responsabile delle bombe, perchè da solo o in associazione con altri sta cercando di resistere a colpi di bombe poste di fronte a monumenti nazionali? Lo potrebbe credere solo una opinione stordita da una propaganda falsa, spregiudicata e persino nazistoide. Io non voglio certo con questo dire che le bombe siano state messe dai cosiddetti novisti, dai rinnovatori, dai rivoluzionari in cerca di rivoluzione.
GIOVANNI BACCIARDI. Da Valpreda!
BETTINO CRAXI. Ritengo che non da oggi agisca nella crisi italiana una "mano invisibile" che punta ad esasperare tutti i fattori di rottura e per ottenere questo scopo non esita a ricorrere al classico metodo criminale del terrorismo. Terrorismo mercenario e professionista, non terrorismo ideologico. Penso ad un ambiente che è alla ricerca di rotture violente, ad un'ala golpista ed avventurista che si muove all'interno della drammatica crisi che ha investito la società politica italiana e che calcola che da un massimo di confusione, di disorientamento, di tensione e di ribellione si potrà trarre il massimo di profitto, potrà forse prendere corpo anche il progetto di uno sbocco traumatico della crisi in atto. E così come in altre epoche avevo avvertito che nella frattura determinatasi in una realtà giovanile tutta nostra, si era inserita l'azione di un "grande vecchio" che i fatti dimostrarono essere tutt'affatto che un fantasma, così oggi avverto la presenza di una "mano invisibile" che forse si incontra con una manovalanza criminale nostrana e che ha già inaugurato una strategia del terrore che c'è da temere sia destinata a continuare nelle stesse forme e forse anche in forme diverse. Trasferiamo per un momento una situazione di questo tipo nell'autunno che ci aspetta. La situazione economica e la situazione occupazionale sono quanto mai incerte, claudicanti e rischiano di precipitare. Se la paralisi o la semi-paralisi di interi settori dovesse continuare, se esplodessero insieme una crisi economica ed una crisi occupazionale del quadro esacerbato di conflitti, di proteste, di animosità e di odi che sono stati seminati a piene mani, temo che l'Italia potrebbe trovarsi di fronte ad una situazione esplosiva. Chi parla in una situazione così complessa di elezioni come di un toccasana è semplicemente un irresponsabile o è qualcuno che cerca a tutti i costi, i rischi dell'avventura. Il grande argomento che viene agitato è che questo Parlamento sarebbe il
Parlamento degli inquisiti. Se si stabilisse un precedente di questa natura in futuro una ala politicizzata della magistratura, a raffiche di avvisi di garanzia, potrebbe sempre delegittimare qualsiasi Parlamento. Più consistente è semmai l'argomento secondo il quale c'è ormai la prova della perdita di rappresentatività di diverse forze presenti in Parlamento, e questo naturalmente potrebbe consigliare e rendere necessaria una verifica ed elezioni anticipate ma sarebbe sempre bene che questo avvenisse in un momento più utile e più sereno della vita democratica. In ogni caso comunque per ora vale un fondamentale principio della Costituzione che sancisce per ogni cittadino sino a condanna definitiva una presunzione di innocenza, vale per i cittadini e vale per i parlamentari. Si è fatta sorgere invece la categoria degli "inquisiti" che sono subito divenuti una sorta di appestati e cioè in una condizione ancora peggiore dei condannati. Questa è ad un tempo una grande illegittimità ed una grande ingiustizia. Di contro si invoca una Costituzione della rivoluzione che avrebbe il diritto di cancellare i principi e di ignorare le regole vigenti senza dire poi quali siano le regole nuove che si intendono far valere. La maggioranza di un Parlamento liberamente eletto a cui è stato conferito un mandato di cinque anni non credo si sia già piegata a questa Costituzione della rivoluzione. C'è allo stato delle cose tra i sostenitori della Costituzione della rivoluzione il disegno di una potenziale maggioranza alternativa che sa di poter uscire vittoriosa dalle urne ed assumere poi la responsabilità di guida del Paese? O, al contrario, c'è ancora la più grande incertezza, un moltiplicarsi delle divisioni ed insieme la più grande promessa di instabilità? D'altro canto una situazione come l'attuale, di sostanziale vuoto politico, è difficilmente sostenibile, è dannosa per il Paese e persino pericolosa data la situazione di grave crisi che stiamo vivendo. Ancor più pericolosa in rapporto ad un'Europa in cui esplode una crisi economica e monetaria senza precedenti. Una lunga fase di logoramento con ondate successive di destabilizzazione in vari Paesi sembra giungere infatti ad una sua prima conclusione. Il vuoto politico fa nascere da un lato poteri confusi e incontrollati e dall'altro accelera un processo di paralisi e di disgregazione. L'Italia avrebbe invece bisogno subito di un "governo politico". Un "governo politico" fondato su di una maggioranza politico parlamentare, e non un governo anonimo, minimo, non sufficientemente autorevole. Si facciano avanti subito degli uomini nuovi, dei leaders democratici che mantengono un grado di credibilità e ricerchino il sostegno della maggioranza dei parlamentari. Si ricerchi l'alleanza con tutte le forze disponibili e si faccia strada la consapevolezza che tanti calcoli e tattiche fatte a tavolino possono essere travolte dalla forza degli eventi in modo che alla fine su un cammino disastroso anche i vincitori potrebbero trovarsi a raccogliere, e per anni, solo macerie. Poche considerazioni di carattere personale. Seguendo un metodo sbrigativo, pregiudiziale ed automatico, nei miei confronti tutto viene basato essenzialmente sul teorema secondo il quale io dovrei sempre rispondere, a titolo di cobncorso in vari e gravi reati, per un complesso di atti, veri o presunti, che sono o sarebbero stati compiuti dagli Amministratori del Partito, loro collaboratori o fiduciari. Un teorema secondo il quale io ero consapevole e a conoscenza diretta di tutte le operazioni a scopo di finanziamento messe in essere o attribuite alla Amministrazione del Partito, e quindi di tutte le somme vere o presunte, e probabilmente in molti casi più presunte che vere, raccolte in quest'ambito. Si tratta invece, al contrario, ed in tutti i casi, di fatti cui io non ho pesonalmente concorso in nessun modo ed in nessuna forma, nè diretta nè indiretta. Sono fatti per i quali non sono neppure in grado di confermare se, in che misura e in che modo ne sia stata effettivamente responsabile l'Amministrazione del Partito e con essa altri esponenti del Partito.
La morte improvvisa dell'On.Balzamo ha fatto purtroppo venire meno un testimone essenziale. Egli non può nè pronunciarsi sui tanti fatti e misfatti che gli vengono attribuiti, non può fare precisazioni circa la loro natura, in relazione alla consistenza dei contributi che egli avrebbe raccolto, e circa le somme che molti dichiarano di avergli versato, probabilmente, in molti casi, mentendo. Nei miei confronti viene fatto valere un rigoroso automatismo sino ai limiti del paradossale e dell'assurdo. Piove così su di me un getto continuo di informazioni di garanzia e quindi di richieste di autorizzazioni a procedere che hanno costituito nell'insieme una vera e propria campagna di persecuzione giudiziaria. Per quanto mi riguarda vengo sistematicamente chiamato in causa, pubblicamente accusato di gravi reati, e persino pubblicamente condannato da magistrati cui non spetta in nessun modo di pronunciare sentenze di sorta, e sempre per fatti cui sono personalmente estraneo. Non posso non notare ancora come negli interrogatori degli indagati si è ancora una volta trovato in più casi il modo, per un verso o per l'altro, di far emergere il mio nome e sempre in un contesto infarcito, almeno nei miei confronti, di illazioni, di millanterie e di "sentito dire" senza che affiori alla fine un solo fatto, una sola circostanza, un solo atto da me compiuto che possa avere un qualche valore ed una qualche rilevanza penale. Una disponibilità ed una propensione a chiamarmi in causa sollecitata, premiata ed addirittura resa necessaria come prova concreta di una encomiabile volontà di "collaborare" con la giustizia. Se in molti casi la condizione per ottenere la libertà è quella di "parlare", diventa per molti necessario "parlare" ma non necessariamente in modo veritiero quanto piuttosto in modo da poter essere ritenuto sostanzialmente utile. Per quanto riguarda il mio ruolo di Segretario politico io mi sono già assunto tutte le responsabilità politiche e morali che avevo il dovere di assumere invitando senza successo altri responsabili politici a fare altrettanto con il medesimo linguaggio della verità. Una legge non scritta sembra che abbia falsamente decretato che Segretari politici, dirigenti responsabili di primo piano di altri Partiti, non vedevano nulla, non sapevano nulla, non portano nessuna respnsabilità nè storica, nè politica, nè morale, nè penale. Qualcuno spero, prima o poi ristabilirà il valore della verità, della giustizia ed il quadro reale di tutte le responsabilità. Per quanto riguarda la materia in esame io non posso ancora una volta rinunciare a difendermi da accuse viziate da una manifesta infondatezza e non posso non tornare a respingere il quadro di responsabilità dirette che mi si vuole a tutti i costi attribuire, con una costruzione del tutto artificiosa. Ogni accusa di "concorso", è manifestamente infondata, così come lo sono tutte le precedenti. Complessivamente nelle nuove richieste di autorizzazione a procedere vengo così chiamato in causa per rapporti diretti o indiretti con 36 imprenditori e con 66 imprese. Di questi 36 imprenditori io ne ho conosciuti personalmente due soli e quanto alle 66 imprese con nessuna di esse ho mai avuto rapporti di alcun genere. Respingo tutte le accuse che mi vengono rivolte di un mio concorso personale e diretto in fatti, episodi e rapporti specifici cui sono estraneo. Nella maggior parte dei casi sono state lanciate accuse contro di me sulla base di un preciso pregiudizio e della volontà di chiamarmi in causa ad ogni costo e per ogni circostanza o responsabilità che, a torto o a ragione, può essere fatta risalire alla Amministrazione del Partito. Per questo io ho già subito e continuo a subire una grande violenza che ha colpito e colpisce la mia persona, la mia famiglia, la mia vita. Anche se tutta questa violenza ha già pronunciato una sentenza di condanna e provocato un danno irreparabile al lavoro al quale ho dedicato tutta la mia vita, io non rinuncio a difendermi contro tutto ciò che considero del tutto inaccettabile e profondamente ingiusto. Sulla esistenza di un fumus persecutionis e sulla manifesta infondatezza di gran parte delle accuse che mi venivano rivolte il Parlamento si è già pronunciato.
Le nuove che seguono sono ancor più se possibile, manifestamente infondate. Tuttavia il giorno stesso di quel voto, con una impressionante campagna di reazioni organizzate, la maggioranza del Parlamento che si era espressa a mio favore fu messa alla gogna. Un libero voto di un libero Parlamento fu trattato alla stregua di un atto vergognoso, di una provocazione, cito testualmente un infame baratto, nientemeno che una manovra diretta contro la formazione del governo e per la destabilizzazione di tutto, parlamento compreso. Il fatto era così grave che si è passati immediatamente, forse dopo più di un secolo, Camera dei fasci e delle corporazioni compresa, dal voto segreto al voto palese. Per queste considerazioni prego gli onorevoli colleghi di lasciare il caso Craxi al suo destino e di evitare un'altra aggressione. Investito da campagne di aggressione senza precedenti. Fatto oggetto di azioni persecutorie che saranno ancora una volta tutte ricostruite e ripercorse episodio per episodio; mi sono difeso come ho potuto. Non sono stato difeso che da una parte di coloro che avevano il dovere di difendermi. Molti hanno invece seguito la tentazione del "capro espiatorio". Mito pagano di tradizione antichissima che è sempre equivalso alla illusione temporanea di allontanare da sè una colpa, un male e di dare in questo modo una soluzione ai problemi posti dalla realtà. Per parte mia naturalmente continuerò a difendermi nel modo in cui mi sarà consentito di farlo, cercando le vie di difesa più utili e più efficaci, e senza venire mai meno ai miei doveri verso la mia persona, la mia famiglia e tutte le persone che stimo e rispetto, siano essi amici od avversari.
Il filo diretto,di oggi, con Di Pietro non è stato male.
Secondo me l'asso nella manica di Di Pietro e del suo movimento è la contessa Stefania Ariosto, che ho più volte visto frequentare le assemblee dell'Italia dei Valori.
Non dobbiamo dimenticare che la sinistra imposterà tutta la campagna elettorale sulla demonizzazione di Berlusconi e Stefania Ariosto è l'unica persona che è riuscita a portarlo alla sbarra.
Trovo che una ventuale candidatura alle europee della contessa potrà essere un cavallo di battaglia vincente per Di Pietro.
Mariella
Porca puttana.
Mi sono preparato per tempo per partecipare al filo diretto appena conclusosi.
All'apertura delle linee non mi suona il corriere con un monitor da 21 pollici da portare su per 2 piani.
Quando sono tornato con il fiatone, ho provato e provato a richiamare, ma i giochi erano già chiusi.
Questa la domanda che mi è rimasta sul gozzo.
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Dott. Di Pietro buongiornoAlle ultime elezioni la lista Di Pietro ha presentato il suo bravo programma.
Le cito due passaggi
La nostra possibilità di successo, consiste nella capacità di far convivere le piccole e medie aziende che producono beni personalizzati sempre più richiesti, con il mercato globale...
La vita professionale delle persone, si configura sempre meno, come un rapporto stabile e definitivo con un’unica azienda, e si articola sempre di più in un percorso, attraverso forme lavorative ed imprese che cambiano
bisogna dar vita ad un "Sistema Lavoro Flessibile"
Cosa è cambiato da allora?
Intanto poteva essere un grande successo morale dei radicali e un riaccreditamento dell'intero dossier sul caso Italia. Questa è stata l'occasione perduta dai radicali.
Mentre non è stata persa l'occasione di dimostrarsi insensibili alle più elementari esigenze di democrazia.
Come dire, dal caso Italia al caso Radicali.
Ghezzer, io invece ho il legittimo sospetto ())) che a Di Pietro del successo morale non glie ne potesse fregà dde meno, e che in fondo non glie ne fregasse granché nemmeno dell'esito di un eventuale voto referendario (tanto, mal che andasse, poteva sempre scaricare la colpa sulle tivù del "puffone"...) l'unica cosa che gli stava a cuore era che si andasse al voto sul suo referendum, e che il popolo della sinistra ritrovasse un po' di euforia nell'andare alle urne contro il regggime grazie ad un'iniziativa che solo lui, e nessun altro partito dell'Ulivo, aveva avuto le palle di promuovere. Questo gli avrebbe restituitò visibilità e popolarità, aprendo le porte ad una sua rentrée ben contrattata nella coalizione. Invece, la sentenza della corte ha certificato la sua superfluità e gli ha negato l'agognata visibilità. Senza voto niente interviste sui giornali, niente tribune referendarie, niente passaggi ai tiggì, niente risalita nei sondaggi, niente riscatto alle europee....
Ieri Cossiga in televisione ha detto che Di Pietro porta male.
Segni è un'altra cosa........ Con Segni ci sono moltissimi punti di contatto....... Di Pietro lasciamolo ai girostronzi ed a Microsega........
Aprire al NAZISTA MOLISANO? Margari, cambia spacciatore........
eh sarebbe un sogno che i radicali smettessero di dare in testa ai giudici ed aprisero a di pietro.. e magari anche a segni ed alle altre forze liberali
tappa, a me pare tutt'altro che una sconfitta. Come ben sai sono anni che i referendum falliscono per il quorum. Anche questo era a rischio, gia' mi immagino la battaglia he avrebbero scatenato le cannoniere mediatiche del Puffone.
Cosi' invece Di Pietro raccoglie a piene mani un innegabile successo morale la corte costituzionale gli da ragione e da' ragione al suo milione di firmmatari, il tutto senxza dover passare per le forche caudine di un referendum dall'esito incerto. Scusate se è poco, come dice Capezzone. E i radicali, storici promotori di referendum, si ritrovano col solito pugno di mosche in mano.
Mah, in definitiva non porta a casa un brutto risultato purtroppo è ormai assodato che, nella migliore delle ipotesi, il referendum si traduce in una vittoria morale; qui il verdetto è stato decretato a tavolino, sempre meglio di un sospeso per nebbia.
D'accordo con Capezzone che in assoluto i più contenti sono i vari leader dell'ulivo (ma quanti sono?) immagino saltar di tappi e formidabili ciucche per le prossime 48 ore.
A propò, bella inchiappettata per il povero Tonino la sentenza della Corte Cost. sul lodo schifani! Niente referendum!
Dedicato a Ghezzer, Casiraghi, Strummer e achi abbia voglia di qualche revival forumistico cacchio ormai ci avviamo ai 4 anni di storia, mica male!
Tosoni benvenuto. Questo thread è stato aperto un anno e mezzo fa. Ha una sua storia ed una sua evoluzione a suo modo curiosa per qualche appassionato che abbia il piacere di rileggerselo tutto. Il tuo intervento in risposta al titolo del thread suona un po' datato.
Grazie comunque per averci omaggiato di una sinossi del Manuale del Perfetto Radicale.
A quando la pubblicazione di più ampi stralci?
Per i radicali la conoscenza della sintassi grammaticale dell'italico idioma ha un qualche valore?