"Progetto per la libertà". Il documento di Fiuggi.
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17 - Armi di attrazione di massa: attività italiana ed europea per lo stanziamento, nei bilanci della Difesa, di fondi per attività radiofonica, televisiva e telematica a favore della promozione globale della libertà e della democrazia, nell’ambito di un progetto di graduale conversione delle spese e strutture militari in spese e strutture civili.
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Un thread per ammassare articoli, opinioni, segnalazioni. Se servirà e se lo riterrete utile, naturalmente. :wink:
certo che se queste armi di attrazione di massa hanno una sicura così ben messa
http://perdukistan.blogspot.com/2006/09/emiparesi.html
Sommessamente, segnalo agli interessati l'appello di cui si parla in questo 3d:
http://www.radicali.it/phpbb2/viewtopic.php?t=23556&sid=41230f1ac17331e1859e4dbbcdfdfeae
Vi si parla proprio del punto 17 e si invitano i Parlamentari a dargli un primo, concreto, contenuto.
Grazie.
:)
Pannella ci prova, uomo solo, . Il suo io contro tutti.
per via di proporre qualcosa di nonviolento, di comprensibile, e che metta d'accordo tutti (meglio della campagna "fame nel mondo")?
Dite qualcosa di gandhiano!
La guerra in Iraq ha portato alla possibilità di fare quanto dai radicali da tempo propugnato: l'utilizzo delle armi di attrazione di massa. :D
Basta anche solo questo risultato a giustificare quanto finora avvenuto ed ad onorare la memoria di quanti hanno perso la vita per ottenerlo. :D
Chi ha il satellite potrà verificare quanto dico sintonizzandosi sui canali di Al Iraqia, Sharqiya o Al Fayhaa.
Nessuno ne parla, ma queste televisioni sono il grimaldello per entrare nelle coscienze degli arabi. Certo, non capisco l'arabo, ma gli spot che invitano alla collaborazione per il progresso del Paese, alla denuncia dei terroristi, al rispetto ed alla gratitudine per le forze dell'ordine, le cronache di una democrazia in movimento :D stridono fortemente con le programmazioni di altri canali (es. Al Alam iraniano o la TV libica o siriana) dove si percepisce chiaramente la cupa presenza di poteri fanatici e dispotici :( .
Di qua un messaggio di vita e speranza, di là odio e morte.
Poi ci sono le TV tipo Al Jazeera ed Al Arabia che sembrano aver scelto la strada più facile dell'adeguarsi a quello che sembra essere il comune sentire degli arabi ed invece di fare opera di educazione a quelli che sono i valori di una moderna civiltà (democrazia, rispetto dei diritti, condanna della violenza ecc.) preferiscono far da grancassa ai peggiori istinti del mondo arabo.
Emma Bonino, cosa propone come ministro della difesa?
Dico:
PER FARE COSA?
A Riccione, Emma ha detto che andar VIA DALL'IRAQ adesso, vorrebbe dire consegnare le irachene e gli iracheni in mano ai tagliatori di teste ecc.. (applauditissima, anche da me).
L'unione di centrosinistra, però, pare dare per scontato che il ritiro delle truppe sarà indiscutibile ed immediato.
Rosa nel Pugno, che diciamo su questo, in campagna elettorale? E subito dopo? Quando si discuterà sui nomi per il ministero degli esteri, la domanda é: per fare cosa? Quale politica internazionale proponiamo?
La posizione del nostro schieramento é "immediatamente verificare le condizioni per attuare il più presto possibile la fuga dall'Iraq e chiudiamoci in casa",
la posizione degli altri é: "avanti così, ma non troppo. Comunque poi vediamo cosa conviene sul momento..".
E la Rosa cosa propone? con quale programma minimo ma chiaro ci presentiamo a chiedere il ministero degli esteri?
Con quale visione, prospettiva, lo sappiamo, é la storia della teoria e della pratica radicale a testimoniarlo, ed é il presente -ad esempio- di Emma, i suoi ultimi 5 anni sono da doppio premio Nobel; e sono il futuro fino al 10 aprile 2006.
E dopo, cosa c'é da fare immediatamente per l'Iraq? Per l'Iran? Per la Libia? Bielorussia? Cecenia? Ecc?
Ci fosse in Italia un giornalista, lo chiederebbe, e lo chiederebbe ad Emma Bonino.
Dico: siamo propositivi, sommergiamo gli alleati di proposte-richieste politico-programmatiche
chiare
semplici
comprensibili a chiunque, anche a mia nonna
sulla posizione della Rosa nel Pugno in politica internazionale.
Paradossalmente, infatti, su questo si va sulla fiducia.
Fiducia in Emma, che condivido.
Se fossi io il giornalista le chiederei:
<
se lei fosse Ministro degli Esteri, cosa proporrebbe di fare, per l'Iraq, per la crisi con l'Iran, per la Palestina e il medio oriente, per la Libia?
Lei che parla anche in arabo, cosa gli dirà, da ministro, agli arabofoni di quel vasto mondo, compresi quelli che vivono qua con noi?
Insomma lei stessa ebbe a dire: "dei dittatori, che ne facciamo?", ce lo dica lei, oggi. >>
Io risponderei:
Ma con le persone, ci parlo tranquillamente, ci capiamo, e posso dire che NOI ci siamo stancati di usare sempre e solo le armi.
Basta, e sul serio.
La via che intendo è quella della nonviolenza gandhiana, e degli altri.
2500 anni fa, un po' più ad est dell'attuale Pakistan, fu detto:
"Non si placa l'odio con l'odiare;
col non odiare, l'odio si placa."
Molto più umilmente e pragmaticamente, aggiungo che piantare quintali e quintali di patate, al posto di una singola mina anti-uomo, costa meno e sfama un sacco di gente, invece di mutilarne o ammazzare qualcuno.
Chi é contrario a tutto ciò?
Non sembrano utilissimi ed efficacissimi strumenti di politica internazionale?
Non vi sembra la scoperta dell'acqua calda, abituati come siamo alla continua espansione della violenza, sul pianeta?
Dico solo che si potrebbe invertire la tendenza, tutto qui. Perché no?
Propugno la grande smilitarizzazione del continente europeo, con uno scopo, una visione (che mi incarico di illustrare al popolo italiano ed europeo):
gli strumenti di aiuto di massa,
Anche Bertinotti, che ribadisce la scelta nonviolenta, dovrà concordare che riconvertire totalmente la nostra presenza militare in civile, significa salvare capra e cavoli:
• via dall'Iraq le armi e, contemporaneamente,
• non abbandoniamo le persone iraqene, e restiamo in Iraq con aiuti.
E ovunque, in caso di crisi umanitarie, calamità d'ogni genere e dimensione, noi Italia ed Europa siamo lì in 12 ore dall'evento con uno sbarco colossale di ogni genere di attrezzatura, ospedali da campo, unità cinofile, genio civile, migliaia e migliaia di... di coloro che sostituiranno i militari.
Riconvertiamo tutto, cambiamo tutto, che si vede bene che così non si può continuare.
Tutto, compresi i programmi spaziali: prima vi spiego quanto ci costa andare continuamente su Marte e oltre, verso l'ignoto, poi, finché qui sulla Terra le persone passano da vive a morte per cause umane e naturali, a migliaia alla volta, o muoiono letteralmente di sete, ecc., noi ci occupiamo di salvare i salvabili adesso, poi su Marte ci andiamo un'altra volta...
Tutta quella tecnologia, la ricerca, dovrebbe essere tutta volta a prevenire il prevedibile, organizzare piani d'emergenza d'ogni tipo, ovunque.
Parliamo dello tsunami? di New Orleans?, degli incendii?... del Vesuvio?
-Cosa ci guadagnamo?
Il rispetto di quelle genti, cosa che attualmente ci manca.
E un sacco di posti di lavoro, e di denaro che circola per usi civili e non militari.
-Ma qunto costa?
Costa meno e rende economicamente di più, con una maggiore sicurezza degli investimenti nel tempo.
Facciamo un esempio concreto:
ogni anno a oriente tirano diversi terremoti, di entità che qui da noi causerebbero lesioni e pochissimi crolli di edifici "vecchi", da quelle parti costano decine di migliaia di vite umane, come nel Kashemere l'anno scorso.
Nel nostro caso potremmo arrivare dal cielo, poi dal mare e da terra con una specie di "arrivano i nostri" mai visto, in 12 ore centinaia di ruspe, camion, gru, elicotteri, unità cinofile, ospedali da campo, genio pontieri ed ogni altra specie, prefabbricati per mettere subito i superstiti al sicuro, ecc...ecc..
Dopo una catastrofe, c'é bisogno di tutto, e noi italiani abbiamo tutto, fermo lì in magazzino, e disoccupati a volontà. E militari a cui offrire per primi i nuovi posti di lavoro.
Te la dò io l'alitalia, e i forestali calabresi, e al cassa integrazione, che non serve a niente!
Diamo loro un lavoro vero e dignitoso, utile a disgraziati a cui salvi la vita.
Tra una disgrazia e l'altra, ci sono tante cose molto utili da fare, sul territorio italiano, e in quelli limitrofi.
E poi la maggior parte delle persone potrebbero non essere in servizio permanente effettivo, ma lavorare normalmente ma con la reperibilità immediata, e retribuita (tipo un richiamo alle armi)
ATTENZIONE! Ciascuna di queste voci, ed ogni altra collegata alla smilitarizzazione,
• costa enormemente di meno del militare
• crea una massa di posti di lavoro, delle più disparate tipologie.
• causa un'indotto per le imprese italiane superiore a quello delle armi, e molto meglio distribuito sul territorio nazionale.
Pensa ad ogni genere di attrezzatura ad uso civile, tutta roba sempre utile; se punti sulle armi, devi poi sempre usarle. Meglio usare dei badili e spalare fango, e cavarne persone ancora vive.
• Crea, da una situazione di odio e rancore preesistente, una situazione di favore e riconoscenza nella popolazione civile (almeno quelli a cui abbiamo appena salvato il culo, quelli la bomba forse non te la vengono a mettere, non credi?)
• Crea una situazione di naturale vantaggio dell'Italia per il grande affare della ricostruzione.
Stiamo parlando di ricostruzione (di edifici fatti non con la merda, bensì antisismici) a seguito di avvenimento catastrofico non bellico.
Noi le guerre, da oggi, cerchiamo di prevenirle. Costa meno, e rende di più.
Gli aiuti costano 100 volte meno delle armi,
perciò, paradossalmente,
VIA LE ARMI significa centuplicare gli aiuti.>
Fine della risposta che darei io.
Emma che risposta dà?
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David Poli, Cavriago (RE)
Macché, dimenticatoio. Uffa.
Politica internazionale della Rosa nel Pugno, cosa proponiamo, di concreto?
è argomento opportuno e urgente.
Ad esempio: cosa proponiamo per l'Iraq, adesso?
DIRITTO E LIBERTà
c'è un numero dedicati alle armi di attrazione di massa.
molto valido
Non mi sembra cosa di poco conto...
Office of the Spokesman
Washington, DC
February 14, 2006
Secretary of State Establishes New Global Internet Freedom Task Force
The Internet is a potent force for freedom around the world, but challenges to its independence by repressive regimes threaten its transformational power. In order to ensure a robust U.S. foreign policy response to these challenges, Secretary of State Condoleezza Rice established the Global Internet Freedom Task Force (GIFT) on February 14, 2006. In addressing challenges to Internet freedom, this internal task force will draw on the Department of State’s multidisciplinary expertise in international communications policy, human rights, democratization, business advocacy, corporate social responsibility, and relevant countries and regions. The task force will report to the Secretary through Under Secretary for Economic, Business, and Agricultural Affairs Josette Shiner and Under Secretary for Democracy and Global Affairs Paula Dobriansky.
President Bush has stated: "Historians ... will point to the role of technology in frustrating censorship and central control—and marvel at the power of instant communications to spread the truth, the news, and courage across borders." Nearly six decades ago, the Universal Declaration of Human Rights recognized, "Everyone has the right to freedom of opinion and expression; this right includes freedom to hold opinions without interference and to seek, receive and impart information and ideas through any media and regardless of frontiers." Governments reaffirmed these rights in 2003 and 2005 at the UN’s World Summit on the Information Society.
The task force will consider foreign policy aspects of Internet freedom, including:
The use of technology to restrict access to political content and the impact of such censorship efforts on U.S. companies;
The use of technology to track and repress dissidents; and
Efforts to modify Internet governance structures in order to restrict the free flow of information.
Consistent with existing interagency and advisory institutions and processes, the task force will focus the State Department’s coordination with other agencies, U.S. Internet companies, non-governmental organizations, academic researchers, and other stakeholders. The work of the task force will support State’s participation in existing interagency processes run by the National Security Council and National Economic Council. State Department offices participating in the task force include the Bureaus of Economic and Business Affairs; Democracy, Human Rights and Labor; International Organizations; International Information Programs; relevant regional Bureaus; and the Secretary’s Policy Planning Staff.
Grazie per la segnalazione Mauro, ho postato su armidiattrazionedimassa.it...
bene, rimane sempre un periodo, a mio avviso lungo, in cui la e-bomb non sembra funzionare ...... lì sarà importante preparasi a una lotta strada per strada .....
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armi di attrazione di massa:
CONDI: 75 MILIONI DI $ PER IL REGIME CHANGE NONVIOLENTO IN IRAN
Il Foglio, venerdi 17 febbraio 2006
New York. Michael Ledeen ha vinto. L’esponente neoconservatore che da anni si batte per aiutare di più l’opposizione democratica in Iran ha viste infine accolte le sue proposte da Condi Rice: “Intraprendiamo un nuovo sforzo per assecondare le aspirazioni del popolo iraniano”, ha detto il segretario di Stato al Senato, “e utilizzeremo 85 milioni di dollari nello sviluppo di reti per i riformatori, i dissidenti politici e gli attivisti dei diritti umani”.
Si tratta di una svolta storica. L’anno scorso gli Stati Uniti avevano stanziato soltanto tre milioni e mezzo di dollari per iniziative di pressione nonviolenta in Iran. Per quest’anno la cifra era triplicata a dieci milioni. Ma a questo punto il dipartimento di Stato sembra puntare tutto su questo tipo di opzione, ed ha aumentato geometricamente i fondi. La maggior parte, 50 milioni, verranno spesi per potenziare le trasmissioni in lingua farsi di alcune tv e radio via satellite basate a Los Angeles. Condi Rice ha annunciato partnership con canali privati, che trasmettono soprattutto musica, ma anche un ampliamento a 24 ore su 24 delle trasmissioni in Iran di Voice of America e radio Farda.
Ai sindacati iraniani, ai dissidenti e alle Ong (Organizzazioni non governative) per i diritti umani andranno 25 milioni. Passeranno soprattutto attraverso la Ned (National endowment for democracy), l’organizzazione parastatale bipartisan Usa che promuove la democrazia nel mondo, finanziando movimenti d’opposizione. All’attivo della Ned ci sono i successi delle transizioni democratiche in Serbia, Georgia e Ucraina. Meno fortuna stanno avendo i programmi ad Haiti.
I dirigenti del dipartimento di Stato però non intendono ripetere gli stessi errori compiuti con l’Iraq, dove gli Stati Uniti si erano affidati a personaggi della diaspora senza un reale seguito in patria, come Ahmed Chalabi. Pochi fondi andranno quindi ai monarchici iraniani, che vorrebbero reinstallare al potere la famiglia dello scià cacciato nel ‘79 da Ruhollah Khomeini. E proprio all’intervento statunitense del ‘53 contro Mossadeq e in favore di Reza Pahlavi fa ossessivo riferimento la propaganda degli ayatollah, che accusa Washington di indebita interferenza negli affari interni di uno stato sovrano.
Cinque milioni di dollari vengono stanziati per rianimare programmi di scambio e borse di studio in favore dei giovani iraniani che vogliono recarsi in America, congelati da un quarto di secolo. Verranno ripristinati massicciamente anche gli inviti a studiosi, scienziati e intellettuali di Teheran per partecipare a conferenze e seminari negli Stati Uniti. Una delle conseguenze non volute e controproducenti dell’embargo economico, infatti, è l’estrema difficoltà per ottenere visti, peggiorata dopo l’11 settembre 2001. Cinque milioni, infine, andranno al potenziamento dei siti internet.
“E’ la mossa giusta da fare in questo momento”, applaude il senatore repubblicano del Kansas Sam Brownback, che aveva chiesto cento milioni per promuovere la democrazia in Iran. Alcuni attivisti iraniani avevano criticato l’amministrazione Bush per la mancanza di aiuti, ma Brownback difende le scelte di questi anni: “Stiamo combattendo il terrorismo con metodo: prima l’Afghanistan, poi l’Iraq, e adesso ci concentriamo di più sull’Iran”.
Un altro senatore repubblicano, Lincoln Chafee del Rhode Island, ha invece criticato gli sforzi pro-democrazia dell’amministrazione: “Non abbiamo fatto nulla per tutto il 2005, e ora abbiamo una situazione disastrosa in Palestina, con i terroristi di Hamas che hanno vinto le elezioni”. Sull’Iran, in particolare, il democratico Martin Indyk della Brookings Institution avverte che già Bill Clinton cercò senza successo di aiutare le forze anticlericali locali. E Michael McFaul, professore della Stanford University, invita a non rivelare i nomi dei destinatari degli aiuti in Iran: “Rischiano la prigione se non la vita, perchè verranno additati come agenti degli americani”.
E’ una partita delicata, insomma, quella annunciata dalla Rice. La quale però ha escluso qualsiasi opzione militare sull’Iran. Contro un regime che, come ha ammesso ieri per la prima volta perfino il ministro degli Esteri francese Philippe Douste-Blazy, vuole dotarsi della bomba atomica.
Mauro Suttora
www.blogger.com/profile/06614426341984648018
Credo che, a ben spulciare, questo blog di RadioRadicale.it ci possa tornare utile per eventuali riflessioni.
armidiattrazionedimassa.it
Legge Usa contro la censura nel Web
Un parlamentare repubblicano: i colossi di Internet non potranno più fare affari con paesi che opprimono la libertà d'espressione
WASHINGTON - Una legge Usa contro la censura di Internet nel mondo vieterà alle società tecnologiche americane di operare in Cina e negli altri paesi che opprimono la libertà d'espressione. Lo ha annunciato il presidente della sottocommissione delle relazioni internazionali per i diritti umani della Camera dei rappresentanti dopo le pesanti accuse rivolte, durante un'audizione al Congresso, ai colossi del Web per le censure a cui si sono piegati per volere di Pechino. Il parlamentare repubblicano, Chris Smith, ha proposto la «legge unica per la libertà sulla rete del 2006» basata su una bozza diffusa da un avvocato del New Jersey. Il testo afferma i seguenti principi:
- la Cina, l'Iran e il Vietnam saranno dichiarati inizialmente paesi, "oppressivi" che limitano l'utilizzo di internet a cause della ricorrenza degli atti di restrizione della libertà di espressione su internet.
- Nel caso di dodici altri paesi, tra cui Cuba, l'Arabia Saudita ed il Turkmenistan, verrà deciso annualmente se sono da includere nella categoria dei paesi oppressivi. Sarà vietato alle società statunitensi che creano, forniscono e ospitano motori di ricerca, collocare motori di ricerca nei paesi che rientrano nella categoria dei paesi oppressivi.
- Sarà vietato alle società statunitensi modificare i motori di ricerca in seguito ad una richiesta dei governi dei paesi "oppressivi".
- Sarà vietato alle società statunitensi modificare i sistemi di ricerca che facciano conseguire dei risultati di ricerca in questi paesi diversi da quelli ottenuti nel resto del mondo.
- I fornitori dei motori di ricerca statunitensi devono comunicare all'Ufficio per la libertà globale su Internet in dettaglio i termini ed i parametri imposti dai paesi "oppressivi".
- Le imprese statunitensi che consentono di creare siti internet possono fornire informazioni sull'identità degli utenti solo in quei casi che il dipartimento di Giustizia statunitense definisce "di legittima applicazione della legge".
L'AUDIZIONE AL CONGRESSO - Le grandi società tecnologiche americane devono mostrare «qualcosa di più di una spina dorsale virtuale» nel fare affari in Cina, perché finora hanno avuto un comportamento «riprovevole». Sono alcune delle critiche che i manager di Google, Yahoo, Microsoft e Cisco hanno dovuto ascoltare in Congresso, in un'audizione nella quale sono volate accuse severe per le censure a cui i colossi di Internet si sono piegati per volere di Pechino.
LE ACCUSE DEI POLITICI - «Le vostre azioni disdicevoli in Cina sono una disgrazia - ha tuonato contro i manager il deputato Tom Lantos, un democratico della California che presiede la commissione Affari esteri -, non riesco a capire come i responsabili delle vostre società riescano a dormire la notte». Yahoo! e Google hanno accettato di censurare i loro motori di ricerca, cedendo a pressioni del governo cinese che non vogliono che siano accessibili informazioni su temi come le aspirazioni indipendentiste del Tibet o i rapporti con Taiwan. Microsoft ha sua volta ha ammesso di aver bloccato un blog critico contro il governo di Pechino. Cisco è stata accusata di aver fornito alla Cina i sistemi tecnologici per filtrare il web.
LE RISPOSTE DEI MANAGER - I manager hanno cercato di difendere il loro operato, ma hanno ammesso che decidere come fare affari in Cina è stato fino a ora «un esercizio difficile». Le società tecnologiche hanno accolto per questo con favore la decisione del Dipartimento di Stato, annunciata martedì, di creare una task force speciale che aiuterà le società a proteggere la libertà d'espressione in paesi come la Cina e farà pressioni sui governi quando emergono difficoltà. «L'approccio del rapporto a livello di governi è quello che volevamo», ha detto una portavoce di Yahoo!, Mary Osako. Le società ritengono che l'intervento del Dipartimento di Stato farà calare la pressione su loro e non le costringerà a prendere scelte da sole. Ma i membri del Congresso non sono sembrati particolarmente convinti dalla tesi che Google e gli altri non avevano alternative, per fare affari in Cina. Lantos ha accusato le società di Internet di aver accumulato grandi fortune, «ma in apparenza ancora assai poca responsabilità sociale». E il repubblicano Chris Smith ha sostenuto che, con il loro operato, le aziende hanno sostanzialmente «favorito la dittatura». «La cooperazione con la tirannia - ha detto Smith - non dovrebbe venir perseguita per il solo fine di far profitti».
16 febbraio 2006
Fonte: Corriere della Sera