Bacchettonie company

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Il problema e' che berlusconi non ha la stoffa ( stoffa?) oppure ha troppi democristiani sul collo, per reagire al bacchettonismo imperante..  le prostitute sono a Milano 2? Bene, piuttosto che per strada meglio al caldo a Milano 2. Il problema e' che dovrebbe ribellarsi e dire: ebbene si', e una contraddizione , ma questa contraddizione me la gioco sul piano della riforma su quel monumento di insipienza e di ipocrisia che deriva dalla legge Merlin. Quante volte l'ho detto, l'ho scritto, l'ho ripetuto vero? Stufi di sentirmi ripetere le stesse considerazioni di trent'anni fa, vero? Bacchettoni, ipocriti, vasi imbiancati!! Mi tocchera' difenderlo. Paradosso per paradosso meglio il mio, almeno non pecca di ipocrisia. Colpa vostra radicali, Bonino in primis che non avete voluto ascoltarmi.

Iscritto dal: 13/08/2010
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...dunque... eh già, brava lei ed anche l'Emilio... :-))))

 

L'INCHIESTA

 

La Minetti, l'auto prestata e quel consiglio sulla denuncia

 

Nelle telefonate il caso Ruby appare prima che ne parlino i giornali

Nicole Minetti
 
 
 
 

 

 

 

Nicole Minetti

MILANO - Non solo la telefonata alla Questura di Milano con «la balla» (parola del questore) su Ruby «nipote di Mubarak»: dai nuovi atti inviati dai pm alla Camera, emergono altri episodi (alcuni piccoli, altri di maggior spessore) di un difficoltoso rapporto del premier con le regole dei rapporti istituzionali.
Il primo si percepisce nelle telefonate successive all'arresto il 3 agosto 2010 del dominicano Carlos Ramirez de la Rosa, cioè del fidanzato di Marystelle Garcia Polanco (una delle ragazze delle feste), trovato in possesso di 12 chili di cocaina (costatigli proprio ieri in primo grado 8 anni di carcere con il rito abbreviato) nei giorni in cui l'uomo guidava una Mini Cooper verde affidatagli dalla Polanco, che a sua volta l'aveva avuta in prestito dall'ignara Minetti alla Polanco. Minetti, che il 3 agosto era in vacanza alle Seychelles, racconta alla Polanco chi l'aveva avvisata dell'arresto e cosa (apparentemente un «falso») le sarebbe stato indirettamente raccomandato dal premier per allontanare da lei i sospetti: «A un certo punto - dice Minetti - ero a cena, mi chiama la Barbara Faggioli (altra ragazza delle sere ad Arcore, ndr) e mi dice che lui (Berlusconi, ndr) l'ha chiamata e gli ha detto "chiama subito la Nicole e digli che deve denunciare la scomparsa della macchina"». Significherebbe dire il falso, perché Minetti non era stata derubata dell'auto, l'aveva invece incautamente prestata alla stessa Polanco che a sua volta l'aveva data al proprio fidanzato. Minetti prosegue il racconto alla Polanco: «Allora io ho provato a richiamarlo e lui (il premier, ndr) non mi rispondeva, non mi rispondeva, l'ho richiamato e mi ha detto questa cosa, era già incazzato nero». Quale cosa? Che cosa dice alla Minetti? «Lui mi chiama e mi dice: "Guarda che mi ha chiamato un giornalista e mi ha detto che è successo questo e questo e questo, che hanno fermato un individuo sulla tua macchina con degli stupefacenti e che non è la prima volta. Subito fai questo, subito..."».
Cioè la denuncia della scomparsa dell'auto, che invece Minetti non farà, certa di poter dimostrare (come avvenuto) di essere estranea all'uso della sua auto prestata due volte.
 

Una ragazza telefona al prefetto
«La chiamo da parte di Berlusconi»

Il secondo episodio riguarda invece la raccomandazione del premier di cui Polanco si giova quando il 4 dicembre 2010 cerca e trova presso il prefetto di Milano una corsia preziosa (due colloqui diretti con Gianvalerio Lombardi) per ottenere la cittadinanza italiana, senza però raggiungere il risultato voluto perché il prefetto correttamente poi le spiega che non ci sono i presupposti (10 anni di permanenza in Italia). Alle tre del pomeriggio una voce da Palazzo Grazioli (una delle residenze del premier) chiama la Polanco: «Buonasera, le dovrei dare il numero di telefono del prefetto Lombardi». Polanco chiama il giorno dopo e a risponderle è la segretaria del prefetto, che inizialmente frappone il filtro ovvio per ogni cittadino comune. Fin quando però la segretaria - di fronte alla ragazza che insiste per «parlare personalmente con il prefetto, mi hanno dato questo numero...» - le chiede quasi una parola d'ordine evidentemente attesa perché preannunciata: «Sì, ma da parte di chi le hanno dato questo riferimento? Qualcheduno che lei mi può essere d'aiuto, mi scusi, come riferimento?». La ragazza allora si apre: «Io la chiamo da parte del presidente Berlusconi, non lo so se era giusto dirlo a lei». Ma certo che era giusto, «signora - le spiega la segretaria del prefetto - me lo deve dire perché ovviamente io ho avuto questo input ma... se lei non mi diceva questo... lei è la signora Garcia?». In un attimo la telefonata passa al prefetto, che fissa un appuntamento alla ragazza, per poi congedarsi con un «grazie, mi saluti pure il presidente». Ma la cortesia del prefetto non andrà oltre: il 17 dicembre le comunica che «io ho fatto fare le verifiche e purtroppo non ci sono i 10 anni di continuità». Nonostante ciò, la ragazza tornerà a insistere e otterrà un secondo appuntamento dal prefetto, la cui segretaria il 13 gennaio le farà una cortesia logistica: «Lei lo sa che può entrare in macchina, non perda tempo a cercare parcheggio, può entrare in Prefettura con la sua auto».
Si moltiplicano, intanto, gli episodi che segnalano un tramestio di iniziative variamente difensive in epoca antecedente all'emergere dell'inchiesta su Il Fatto il 26 ottobre o a ridosso di sue tappe rilevanti. Già erano emersi l'interrogatorio fantasma di Ruby la notte del 6 ottobre; la convocazione ad Arcore che il 15 gennaio Berlusconi (tramite Barbara Faggioli) fa delle ragazze perquisite il giorno prima; il mistero del verbale di indagini difensive reso ai legali del premier Ghedini e Longo da Barbara Guerra ma trovato a casa della Polanco e per giunta senza le firme né della ragazza né degli avvocati indicati nell'atto come coloro che avevano posto le domande; le telefonate dal 7 al 12 gennaio tra Ruby e il suo ex avvocato Luca Giuliante nelle quali la ragazza chiede un aiuto economico che asserisce in passato già intermediato da «un avvocato» e accenna a «una grossa somma»; e gli appunti sequestrati il 14 gennaio a Ruby insieme a 20mila euro in contanti, con le note su «70.000 euro conservati da Dinoia», «170.000 euro conservati da Spinelli» (tesoriere di Berlusconi, ndr) e «4 milioni e mezzo da Silvio Berlusconi ke ricevo tra 2 mesi».

Allarme su Ruby già il 17 ottobre
Fede: «Ah sì è per quella vicenda»

Adesso le intercettazioni colgono altri due passaggi. Il primo segnala che già nella festa ad Arcore del 18 ottobre 2010 (una settimana prima che il caso diventasse pubblico) Nicole Minetti e le altre ragazze sapevano di un grosso problema creato dalle dichiarazioni di Ruby. Minetti il giorno prima spiega infatti alla Polanco che «lui me lo ha detto... è per questa cosa qua... perché è successo un po' un casino... perché 'sta stronza della Ruby... Ma comunque guarda che io oggi vado da quello che la segue... praticamente mi dice tutto quello che lei ha detto alla sua amica». E la notte dopo, finita la festa, alcune ragazze in auto si abbandonano a lazzi e frizzi insultanti nei confronti proprio «della Ruby faccia di m...». Sempre quel 17 ottobre, alle ore 18.18, Minetti telefona al direttore del Tg4, Emilio Fede, informandolo che «io sono qua in questo preciso momento da Luca Giuliante che ti saluta» (in quel momento Giuliante, legale di Lele Mora in altri procedimenti, assiste anche Ruby). Fede sa di cosa si parla: «Ah sì, eh, per quella vicenda lì, eh... La sto seguendo anch'io su un altro fronte». Minetti: «Eh immagino... c'è da mettersi le mani nei capelli». Fede concorda: «Sì, c'è da mettersi le mani nei capelli... Eh io parlo... ti dico subito... ci sono... nell'entourage tre telefoni sotto controllo da parte...». Minetti: «Ah sì?». Fede: «Sì, sì, poi ti dico. Io non ho avuto notizie, ma lui stasera mi aveva accennato che ci vedevamo stasera (...) No, gli devo parlare assolutamente... per fortuna ho trovato delle strade...».

 

Luigi Ferrarella
Giuseppe Guastella

28 gennaio 2011© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luigi il Grande

Iscritto dal: 23/04/2006
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O dopo vent'anni non ne ha piu' memoria...

Se la ricorda pero' la panciona pesante-pesante dello stesso...

Roberto Scaruffi

Iscritto dal: 23/04/2006
User offline. Last seen 49 settimane 1 giorno ago.

 Imminenti testimonianze dirette sul cazzo di Falcone?

Roberto Scaruffi

Iscritto dal: 23/04/2006
User offline. Last seen 49 settimane 1 giorno ago.

 La doppia morale della Boccassini

 

 

Nel 1982 la Boccassini venne sorpresa in "atteggiamenti amorosi" con un giornalista di Lotta Continua. Davanti al Csm si difese come paladina della privacy. E fu assolta. Ora fruga nelle feste di Arcore ma allora parlò di "tutela della sfera personale"

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Roma - Ve la immaginate l’agguerrita pm dello scandaloso «caso-Ruby», che ha frugato nelle feste di Arcore e ascoltato le conversazioni pruriginose delle ragazze dell’Olgettina, nelle vesti della paladina della privacy? 
Eppure, per difendere se stessa al Csm da accuse boccaccesche, che definisce «un’inammissibile interferenza», Ilda Boccassini dichiara: «Sono questioni che attengono esclusivamente alla sfera della mia vita privata, coperta, come tale, da un diritto di assoluta riservatezza».

Succede molti anni fa, nel 1982, quando l’allora giovane sostituto alla Procura di Milano viene sottoposta a procedimento disciplinare. L’accusa, si legge negli atti del Csm, è di «aver mancato ai propri doveri, per aver tenuto fuori dell’ufficio una condotta tale da renderla immeritevole della considerazione di cui il magistrato deve godere, così pure compromettendo il prestigio dell’ordine giudiziario».
Diciamo subito che, l’anno dopo, la Boccassini viene assolta a palazzo de’ Marescialli. E proprio in nome della tutela alla riservatezza della vita personale. 
La sezione disciplinare del Csm, infatti, «nel ribadire il proprio orientamento in materia di diritto alla privacy del magistrato, ritiene che il comportamento della dottoressa Boccassini non abbia determinato alcuna eco negativa né all’interno degli uffici giudiziari, come provano le attestazioni dei colleghi della Procura, né all’esterno».
Il fatto di cui si parla appare banale, perché riguarda abbracci e baci con un uomo per strada, a due passi dal Palazzo di Giustizia. «Atteggiamento amoroso», lo definiscono con scandalo nel rapporto di servizio due guardie di scorta ad un pm aggiunto della Procura. 
Il «lui» in questione non è uno sconosciuto, ma un giornalista di «Lotta continua», accreditato presso l’ufficio stampa del tribunale. Salteranno fuori altri episodi e si parlerà anche di rapporti con un cronista dell’Unità. 
Il tutto va collocato in un contesto preciso: quello degli Anni di piombo, di scontro, tensioni, sangue e forte militanza politica anche da parte di magistrati e giornalisti sulla linea che lo Stato doveva tenere verso i terroristi. Poco prima di questi fatti, nel 1979, uno dei pm di Milano e cioè Emilio Alessandrini, era stato ucciso da esponenti di Prima linea mentre andava a Palazzo di Giustizia.
Lo ricorda il Procuratore capo Mauro Gresti, quando si decide a segnalare la questione e a chiedere il trasferimento d’ufficio della Boccassini, parlando di altri episodi «disdicevoli» dentro la Procura, legati a «presunti comportamenti illeciti», tra l’autunno 1979 e l’inverno 1980, che prima non aveva denunciato.
A segnalare incontri molto ravvicinati, violente liti, riunioni serali in ufficio erano stati un ex-carabiniere addetto alle pulizie e un tenente colonnello dell’Arma.
Gresti sottolinea che a farlo muovere non fu tanto «lo sconcerto procuratomi dall’esibizione di affettuosità più consone all’intimità di quattro mura che alla pubblicità di una via, ma piuttosto lo sconcerto per la constatazione che l’oggetto delle affettuosità della Boccassini era una persona solita a frequentare gli ambienti della Procura di Milano per ragioni della sua professione giornalistica». Una persona che più volte aveva «manifestato il proprio acido dissenso verso la linea della fermezza adottata dai magistrati della Procura nella lotta al terrorismo e alle sue aree di supporto», con un «atteggiamento di critica preconcetta all’operato delle istituzioni». 

Sembra che il Procuratore si preoccupi di legami personali che possano favorire fughe di notizie o, addirittura, l’ispirazione di articoli e campagne di stampa contro il suo ufficio. In particolare, critica la politicizzazione di magistrati come la Boccassini (già allora aderente alla corrente di sinistra Magistratura democratica), che avevano anche sottoscritto un documento di solidarietà per un imputato di terrorismo che, con lo sciopero della fame, chiedeva di essere trasferito in un carcere normale. E contro le carceri speciali, sottolinea il Procuratore allegando alcuni articoli, contemporaneamente scriveva anche il giornalista amico di Ilda.
Per Gresti, quell’iniziativa dei pm era stata «un proditorio attacco all’atteggiamento di intransigente e ferma lotta all’eversione proprio dei magistrati dell’ufficio stesso che trattavano di terrorismo, nonché una chiara manifestazione di dissenso dalla loro linea, del tutto inopportuna e tale da poter sottoporre a pericoli la loro incolumità personale». In sostanza, dice con durezza il Procuratore, va bene la libertà d’opinione, ma così si poteva anche involontariamente «additare come obiettivi da colpire i magistrati impegnati nella difesa intransigente delle istituzioni». E qui Gresti ricorda proprio Alessandrini, «barbaramente trucidato dai terroristi in un vile attacco».
Questa lettera al Procuratore generale della Cassazione e al Pg della Corte d’appello è del giugno 1982, mentre si celebra il processo disciplinare iniziato a dicembre, che si concluderà con l’assoluzione. È provocata dall’iniziativa di 27 pm (c’è anche Alfonso Marra, quello dimessosi per la P3), che a marzo insorgono in difesa della Boccassini, «ingiustamente offesa anche nella sua dignità di donna» anche da una «pubblicità di per se’ umiliante». Parlano di «pettegolezzo» che incide nella «sfera della riservatezza personale» e di rischio per tutti di «inammissibile interferenza nella vita privata». 
Il primo a firmarla è Armando Spataro, collega della Boccassini alla Procura e suo difensore a Palazzo de’ Marescialli. È lui a redigere la memoria difensiva dell’aprile ’82, in cui spiega che la pm non è voluta entrare nel merito delle accuse rivoltele in nome della privacy, ritenendo «umiliante» dover spiegare e giustificare rapporti personali con un giornalista, di cui Spataro difende la correttezza. E aggiunge: «Il concreto esplicarsi della vita privata del magistrato, come quella di ogni cittadino, non può essere soggetto a limiti o divieti precostituiti per legge». Dunque, non può essere sanzionato alcun rapporto personale con persone che lavorano nello stesso ambito. Sempre che non si arrivi a comportamenti scorretti, come «la rivelazione ad un giornalista di notizie coperte da segreto istruttorio». La difesa non convince e c’è il rinvio a giudizio della Boccassini. 
Ma il Pg della Cassazione, Sofo Borghese, chiede la «perentoria censura» con il trasferimento, non per questioni di sesso, moralità o decoro. Per lui i comportamenti del pm sono gravi «non certo per il compiaciuto scambio di vistose affettuosità» vicino al Palazzo di Giustizia, ma perché l’altro è un giornalista accreditato al tribunale. «Intuibili perciò - afferma il Pg - le facili battute, il pettegolezzo spicciolo, le maliziose insinuazioni e, soprattutto, il sospetto - fondato o meno non importa - nell’ambiente giornalistico, forense o in altri a questi vicini, che la pubblicazione di talune notizie possa ricollegarsi a privilegiate confidenze». Per Borghese «urge» intervenire, per «evitare prevedibili intollerabili malintesi o capziose strumentalizzazioni tali da non consentire di amministrare giustizia nelle condizioni richieste dal prestigio dell’ordine giudiziario». Il sostituto pg Antonio Leo sostiene l’accusa, si svolge l’istruttoria, si ascoltano i testi, si ricostruiscono altre vicende. Tutto per appurare se il pm ha tenuto «in ufficio o fuori una condotta tale che comprometta il prestigio dell’ordine giudiziario». Per smontare il capo d’accusa, Spataro fa stralciare gli altri episodi e sostiene che si tratta solo di un fatto privato che non si è svolto «secondo modalità illecite o anche solo sconvenienti». È «non soltanto perfettamente lecito, ma anche assolutamente normale». La sentenza di assoluzione della sezione disciplinare del Csm, guidata dal vicepresidente Giancarlo de Carolis, arriva ad aprile ’83.

 

Roberto Scaruffi

Iscritto dal: 21/10/2004
User offline. Last seen 1 anno 2 settimane ago.

non giudico persone dalla faccia ma sta qua mi sembra una psicopatica. d'altronde presumo che la maggior parte dei magistrati lo sia. per fare un lavoro cosi bisogna essere malati.

ciao

Iscritto dal: 12/10/2000
User offline. Last seen 51 settimane 6 giorni ago.

Di questi tempi anche fare la casalinga, ti assicuro.

Iscritto dal: 12/10/2000
User offline. Last seen 51 settimane 6 giorni ago.

Sono contenta per la signora, peraltro affascinante, se ha avuto grandi amori nella sinistra. E' vietato? Tho! Amico, ;-) guardati questo capolavoro:

Iscritto dal: 13/08/2010
User offline. Last seen 9 settimane 3 giorni ago.

 

...ops.... ;-)

 

 

IN CASA DI RUBY APPUNTI CON le CIFRE RICEVUTE DAL PREMIER. E spuntano 12 kg di droga...

 

Altre 227 pagine dei pm alla Camera

 

La rabbia della Minetti su Berlusconi

 

Dalle nuove carte dai pm appare una minorenne nota prostituta: Iris Berardi.

Ghedini: solo gossip e battute

Karima El Mahroug alias Ruby Rubacuori (Milestone media)

 

 

 

 

 

 

Karima El Mahroug alias Ruby Rubacuori (Milestone media)

MILANO - Dalle nuove carte trasmesse dalla procura di Milano alla Giunta per le autorizzazioni della Camera emerge che anche un'altra minorenne partecipava alle feste di Arcore: Iris Berardi, nata nel dicembre 1991. La presenza della Berardi sarebbe stata registrata il 21 novembre 2009 nella cella telefonica di Porto Rotondo. Il 13 dicembre 2009 invece era ad Arcore. E Iris Berardi risulta agli inquirenti notoriamente come una prostituta.

MINETTI - Inoltre non sono proprio di elogio i commenti che Nicole Minetti ha dedicato a Silvio Berlusconi in alcune telefonate intercettate nell'ambito dell'inchiesta che vede indagato il premier per concussione e sfruttamento della prostituzione e della prostituzione minorile. Il premier è stato definito un «vecchio», un «pezzo di m...», uno che «mi ha rovinato la vita». I commenti fanno parte dei nuovi atti - un plico di 227 pagine - che la procura ha inviato alla Giunta per le autorizzazioni della Camera. I pm hanno fatto anche recapitare un invito a comparire alla stessa consigliera regionale lombarda, che deve rispondere di induzione e favoreggiamento della prostituzione e prostituzione minorile, e che tramite il suo avvocato ha fatto sapere di essere intenzionata a presentarsi davanti ai magistrati. «Non ho nulla da dire su questo. È tutto scandaloso» è stato invece il solo commento rilasciato nel pomeriggio da Silvio Berlusconi sull'argomento. E il suo avvocato, Niccolò Ghedini, ha aggiunto: «Da quello che mi dicono, perché io non ho ancora potuto vedere le carte, si tratta solo di gossip, di telefonate tra ragazze».
 

LA MINETTI E FEDE - Nicole Minetti è indagata insieme a Emilio Fede, Lele Mora e almeno altre 3 persone. Dagli atti di indagine, inoltre, è emerso che Minetti è intestataria di quattro appartamenti della Dimora Olgettina, dove vivono alcune delle giovani soubrette. Minetti, insieme a Giuseppe Spinelli, il fiduciario di Berlusconi, avrebbe provveduto alle spese delle ragazze e all'organizzazione delle feste. Nella documentazione c'è anche una dichiarazione di Luigi Sorrentino, il brigadiere dei carabinieri che fa anche da autista a Emilio Fede, che interrogato dai magistrati ha spiegato che erano gli stessi uomini della scorta a riaccompagnare a casa le ragazze che partecipavano alle feste di Arcore. L'uomo ha anche rivelato che le sera di San Valentino dello scorso anno, tutte le ragazze «indossano un babydoll rosso».

«È SOLO UN VECCHIO» - Dalle intercettazioni emergono anche episodi di risentimento della Minetti nei confronti del Cavaliere. «È un pezzo di m..» ha detto in una delle intercettazioni secondo quanto riferisce chi ha letto gli ultimi documenti inviati alla Camera. In quella conversazione l'ex igienista dentale era apparsa molto arrabbiata con il premier. «Se vuole vedermi mi chiama lui, ma se vado ci vado con gli avvocati» avrebbe ancora detto, intercettata. In particolare il colloquio della Minetti avviene con Clotilde Strada: «Non me ne fotte un c... se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di m... pur di salvare il suo culo flaccido». Altre intercettazioni segnalano lo sconforto di altre ragazze finite nell'affare Ruby: «Mi ha rovinato la vita. È un vecchio...» si leggerebbe nelle carte. Tra le altre ci sono anche le lamentele di Barbara Faggioli che direbbe: «So che mi stanno ascoltando ma queste cose le dico lo stesso...». Poi un colloquio in cui la Minetti dice alla Faggioli: «Io do le dimissioni. Sta roba è una roba che ti rovina la vita, ti rovina i rapporti, ti logora. Devi avere un pelo sullo stomaco. Ma a me cioè non me ne frega niente. Io voglio sposarmi, fidanzarmi, avere dei bambini, una casa». E ancora: «Cioè litigare tutti i giorni con tutti, metterla nel culo a quello che ha fiducia a te. La politica è un casino. Cade lui, cadiamo noi». Nella stessa conversazione, la Minetti direbbe: «A lui gli fa comodo mettere te e me in Parlamento perché dice "bene me le sono levate dai coglioni, lo stipendio lo paga lo Stato"» e si lamenterebbe della raccolta delle firme che sarebbe cominciata contro di lei per «scacciarla via» presumibilmente dalla Regione Lombardia. In una telefonata con Maristelle, la Minetti ne avrebbe anche per Ruby: «Stasera saremo poche. Lui ha detto che è successo un casino perché 'sta stronza di Ruby ha detto delle cose e ci sta sputtanando». Della marocchina parla anche con la Faggioli: «Quando si cagherà adosso per Ruby chiamerà e si ricorderà di noi. Adesso fa finta di non ricevere chiamate». Poi di nuovo gelosie con Maristelle: «Amò, ma è serio che alla Fico ha regalato la casa? Amò, se è vero ti giuro che scateno l'inferno!».

GLI APPUNTI DI RUBY E LE CIFRE - Quanto invece a Ruby, nella perquisizione eseguita lo scorso 17 gennaio a Genova nella casa che Ruby condivide con il fidanzato, gli investigatori hanno trovato appunti manoscritti con l'indicazione di cifre considerevoli che avrebbe ricevuto da premier e di altre che avrebbe dovuto ricevere. Su tali appunti sono in corso accertamenti da parte degli inquirenti. In essi sono riportate le somme che si aggirano attorno ad alcune centinaia di migliaia di euro che le sarebbero state versate - questo il sospetto dell'accusa - da Berlusconi o per conto di Berlusconi. E poi ancora quasi cinque milioni di euro - cifra che collima con quanto ha detto la giovane in una conversazione intercettata - che avrebbe dovuto ricevere tra qualche mese dal premier. In particolare in un appunto la giovane marocchina scrive di dover ricevere «4 milioni e mezzo da B. entro due mesi».

SEQUESTRATI GIOIELLI E OROLOGI - All'interno del dossier c'è anche un lungo elenco di oggetti di valore e contanti sequestrati durante le perquisizioni. Il 14 gennaio a Concetta De Vivo vengono sequestrati «un orologio Longines, orologio Rolex, anello Oro Rosa». A Eleonora De Vivo invece nel computer vengono trovate «3 foto con Berlusconi in mezzo a lei e alla sorella Concetta oltre a gioielli vari». Espinosa Aris Leida conosce invece i numeri telefonici di «Silvio 335xxx papa 320xxx papi casa 02xxxx». Il 14 gennaio avviene un sequestro anche a casa di Barbara Faggioli. Lo stesso giorno a casa di Barbara Guerra vengono trovate «con banconote per complessivi 18 mila euro che dichiarava essere pagamento per le serate». Tra le case visitate anche quella di Alessandra Sorcinelli, showgirl che ha ammesso di aver partecipato a qualche festa ad Arcore. Vengono sequestrati: «Materiale telematico, orologi e collane. Un bonifico di 10 mila euro in data 9/12/2010 da Berlusconi al suo conto Banco di Sardegna». È stato eseguito un sequestro anche a casa della modella Elisa Toti e poi a casa di Ioana Visan, sequestrati: «Gioielli vari, buste con 5000 euro e altre buste con euro 5000».

I 12 CHILI DI DROGA - C'è poi un capitolo stupefacenti che si inserisce nella vicenda. Nell'abitazione di Maria Esther Garcia Polanco, sempre in via Olgettina, sono stati sequestrati due chili e 800 grammi di droga. Secondo gli inquirenti, gli stupefacenti sarebbero del convivente della giovane, Ramirez Della Rosa, che è stato trovato alla guida di una Mini-Cooper di proprietà di Nicole Minetti. Anche questo particolare emerge dai nuovi atti trasmessi dalla Procura di Milano alla Camera. Sempre secondo quanto si legge nella nuova documentazione, Ramirez Della Rosa avrebbe usato l'auto della Minetti mentre quest'ultima si trovava in vacanza alle Seychelles. Ma sarebbe stato proprio Ramirez, al quale in un altro appartamento a via Portaluppi hanno trovato altri 10 chili di droga, a suggerire «a Nicole», di fare «una denuncia della macchina», presumibilmente di furto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luigi il Grande

Iscritto dal: 12/10/2000
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Iscritto dal: 12/10/2000
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Bella, anche questa. Sul gusto non c'e' nulla da ridire.

Iscritto dal: 12/10/2000
User offline. Last seen 51 settimane 6 giorni ago.

E si domandano perche' L'italia " perdona Berlusconi. Perche' deve bere il calice amaro fino in fondo. Conviene, abbiamo piu' tempo-economico. Ridi pagliaccio, ridi.

Iscritto dal: 12/10/2000
User offline. Last seen 51 settimane 6 giorni ago.

Iscritto dal: 12/10/2000
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Iscritto dal: 12/10/2000
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eh si!! Noi, in due per non parlar del cane, tutto abbiamo attraversato, non volendolo e perseguitati! Ma noi, ci siamo amati, miei cari A M A T I.

Cosi' mi auguro di voi e tanti cari saluti!.:-)

Iscritto dal: 12/10/2000
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Silvio berlusconi, tu dovevi continuare a credere nelle favole! E non alle prostitute, eh si. Purtroppo, invece.. sig!

Iscritto dal: 12/10/2000
User offline. Last seen 51 settimane 6 giorni ago.

Il sasso nel piatto della bilancia, e' Berlusca, cari amici; in un secolo con tanti incredibili geni e poeti come il novecento, non poteva mancare , appunto, l'opposto in astuzia. Sgrunt. Solo questo lo poteva salvare. Eh! :-( aveva ragione la famiglia Agnelli. parvenu.... ovvero bambino che nonostante i miliardi, non e' riuscito a sentirsi ricco. Triste, si proprio triste. Gli auguro di trovare la forza detta ormai ,per definizione ,del " passo indietro". Eh si, avete compreso, della ehm, " retromarcia ".. Dio mio! le spoglie del Povero Mike! Perfino!. Sembra un'altro scherzo ti tipo sessuale. Horror!

Iscritto dal: 14/01/2005
User offline. Last seen 1 anno 1 settimana ago.

Guarda che come puttaniere SB non vale un quinto del vecchio Agnelli che in più era cocaimane peggio dei nipoti ma controllando veramente l'informazione è cosa risaputa ma non mediatica.

Iscritto dal: 12/10/2000
User offline. Last seen 51 settimane 6 giorni ago.

vedete amici, Silvio Berlusconi, non ha la stoffa, e riaffermo cio' che ho affermato iniziando questo trrhed,perche' io al posto suo avrei detto,: " Senta signora Staller, la prego di accettare il mio invito ad accompagnarmi in Marocco, seduta su di un carro-armato, sotto on-line la pubblicta' della cioccolata,, appunto carroarmato segue marca. Ecco per questo, ripeto che l'accusa e' peggio di quel che pensavo una volta, per questo il suo governo e' un vero fallimento.! Se, invece lei fa' un passo indietro e accetta Tremonti, che andrebbe bene, questa idea, gliela regalo volentieri. Per questo amici, non ha ( stoffa?) ma va'! Cicciolina ha quanta vuole stoffa, lei lo farebbe, anche adesso! :-) segui commento.L'avrei fatta all'americana, io. Se siamo d'accordo , questo tred ha un senso:

Iscritto dal: 12/10/2000
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Iscritto dal: 12/10/2000
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Dio ama le donne perdute, perche' sono senza difesa. Toulouse Lautrec.

Iscritto dal: 12/10/2000
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Iscritto dal: 13/08/2010
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Dai Dora, mi pare che non hai più l'età per servire un tale rosario di minchiate in contemporanea...

Bevici su con Garoglio, è meglio... :-))))))) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luigi il Grande

Iscritto dal: 12/10/2000
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Eh tirati su berlusc, avanti, e' colpa tua. fattene una raggggione!!

Iscritto dal: 12/10/2000
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E questa invece per la sua splendida signora, cosi' umiliata, questo si Berlusca seriamente!

Iscritto dal: 12/10/2000
User offline. Last seen 51 settimane 6 giorni ago.

Io, mi difenderei in questo modo, dopo la caduta e' il caso di dirlo,; passo indietro assodato, almeno me la cavo come inventore della " Striscia", come imprenditore, ecco. Ciao Luigi! :-)

Iscritto dal: 12/10/2000
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Capito Luigi cosa intendo, ecco. per questo il termine " non ha la stoffa" e' azzeccato. No! E' evidente che non ce l'ha... chiaro? E.. scusami se ti ho risposto nel posto sbagliato ma sai nel cinema a volte hem.. si perde un po' la testa.. ma che importa si farebbe di tutto Fellini docet.. per diventare un aggettivo. Ciao!

Iscritto dal: 12/10/2000
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Una volta Luigi non avevo l'eta'! Adesso ce l'ho fin troppo!!

Iscritto dal: 13/08/2010
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Dora scusa, stavo ovviamente scherzando (male).

Scusa ancora. Ciao.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luigi il Grande

Iscritto dal: 14/01/2005
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Dai un taglio al povero Luigi che sfoga da anonimo quello che da uomo non può essere.

Iscritto dal: 13/08/2010
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Dai Mauri, non fare il permaloso. Ami il bottiglione del "Rosso di Alba" della Lidl e non c'è nulla di male.

Toh, se sei appena un po' lucido leggi di seguito. Cheers.

 

25 gen 2011

Noi oltre berlusconismo, la Lega quasi

“Credo che la Lega sia semplicemente più consapevole della realtà, anche per il fatto che sente più di altri gli umori del territorio, di quella provincia cattolica e produttiva che attende le riforme e che è stanca di questa situazione. Credo vi sia una reale dissonanza, certo. La Lega, per sua stessa natura, è più portata ad andare oltre il berlusconismo, mentre altri ritengono che tutto inizi e finisca con l’attuale quadro politico”. Lo afferma Adolfo Urso commentando il quadro politico nella maggioranza in una intervista al Secolo d’Italia.

E aggiunge: “C’è un po’ ovunque la consapevolezza che questo sia l’ultimo anno possibile per riuscire ad attrezzare realmente il Paese in vista della competizione internazionale e dell’uscita dalla crisi”, “il premier dovrebbe ascoltare gli inviti delle massime autorità morali e politiche e presentarsi nelle sedi competenti per spiegare quanto accaduto, altrimenti è meglio che faccia un passo indietro per consentire al Paese di fare un passo avanti ” ma “non penso che lo farà”. E sul Polo della nazione precisa: “E’ stato molto più facile di quanto non si pensasse trovare un’intesa fra le diverse anime del Polo della nazione in vista di un progetto che garantisca la modernizzazione”.

E in vista dell’incontro di Todi dice di attendersi “che nasca una comune unità d’intenti su un progetto modernizzatore, per costruire l’alternativa credibile che oggi gli italiani ancora non vedono”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luigi il Grande