Benissimo l'Amministratore Delegato Marchionne, Ottimo il lavoro del Governo

Questa discussione ha 7 interventi Ultimo post

Prevista la saturazione produttiva per Mirafiori e comunque delocalizzazione della produzione di L0 in Serbia.

Marchionne prevede investimenti per '"Azienda Italia" di 20 Miliardi.

Di Marchionne ne servirebbero un altro centinaio in Italia... l'ho detto e lo ripeto...

 

luigi il grande (non verificato)

il tavolo tra Governo, azienda, sindacati ed enti locali. Marcegaglia: «Impegno comune»

 

Fiat, Marchionne: «Serbia non danneggia Mirafiori»

 

«Possibile la disdetta del contratto di lavoro nel 2012»
 

Cgil, Cisl e Uil:«Non si spostino stabilimenti all'estero»

 
TORINO - La Fiat è pronta a «disdettare il contratto alla scadenza». E poi, «il trasferimento in Serbia non danneggia Mirafiori». Parole dell'amministratore delegato Sergio Marchionne, che ha anche confermato il piano "Fabbrica Italia". «Siamo l'unica azienda - ha detto - a investire 20 miliardi nel Paese. Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza dell'azienda. Dobbiamo avere garanzie che gli stabilimenti possano funzionare». Sono ore cruciali per il destino della Fiat e, di conseguenza, per la politica industriale del Paese. Queste frasi Marchionne le ha infatti pronunciate nella sala della Giunta regionale, in Piazza Castello a Torino, durante il tavolo tra Governo, azienda, sindacati ed enti locali per discutere del futuro degli investimenti del Lingotto, dopo la decisione di trasferire la produzione della monovolume in Serbia.

«SERVE UN Sì O UN NO» - La questione, secondo Marchionne, è semplice: «Ci sono solo due parole che al punto in cui siamo richiedono di essere pronunciate: una è sì, l'altra è no». «Sì - spiega - vuol dire modernizzare la rete produttiva italiana, no vuol dire lasciare le cose come stanno, accettando che il sistema industriale continui a essere inefficiente e inadeguato a produrre utile e quindi a conservare o aumentare i posti di lavoro. Se si tratta solo di pretesti per lasciare le cose come stanno è bene che ognuno si assuma la propria responsabilità, sapendo che il progetto "Fabbrica Italia" non può andare avanti e che tutti i piani e gli investimenti per l'Italia verranno ridimensionati».

I SINDACATI - «Noi diciamo a Marchionne che per noi la risposta è sì. Senza se e senza ma. E questo vale anche per l'accordo su Pomigliano» ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, rispondendo all'ultimatum dell'amministratore delegato del Lingotto. «Ma - aggiunge - vogliamo che Marchionne faccia chiarezza sul fatto che le modalità dell'investimento rimarranno nel perimetro delle regole del nuovo sistema contrattuale che abbiamo costruito». Per Luigi Angeletti, leader Uil, «noi oggi vogliamo riconquistare certezza e tranquillità che la produzione resti in Italia. A Mirafiori si devono fare vetture paragonabili alla "LO" o, meglio, anche di gamma più alta». Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, torna anche su Pomigliano: «La cosa migliore prima di avventurarci su strade che non si sa dove possano portare è andare al confronto con la Fiom e lavorare per trovare una mediazione. Serve lavorare insieme a questo obiettivo senza carri armati riprendendo il confronto e gestendo l'eventuale dissenso».

CHIAMPARINO - Per il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, il piano industriale «sarebbe insostenibile se dovesse venire meno Mirafiori dal punto di vista sociale ed economico».

Il tavolo a Torino (Ansa)DISDETTA DEL CONTRATTO - La Fiat potrebbe lasciare Confindustria e disdettare il contratto di lavoro dei metalmeccanici, però solo alla sua scadenza fissata al 2012. «Si parla molto della possibilità che Fiat decida la disdetta dalla Confindustria e - ha detto Marchionne - quindi dal contratto dei metalmeccanici alla sua scadenza. Sono tutte strade praticabili, di cui si discuterà al nuovo tavolo convocato con il sindacato nazionale». Marchionne ha aggiunto che «se è necessario siamo disposti anche a seguire queste strade ma - ha concluso - non è questa la sede per entrare nei dettagli».

MARCEGAGLIA - Nel pomeriggio Marchionne ha incontrato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Il colloquio, riferiscono fonti confindustriali, ha avuto un «esito positivo». «Con Marchionne - ha riferito la Marcegaglia - abbiamo definito un impegno per trovare al più presto una soluzione» affinché la Fiat «possa raggiungere i suoi obiettivi mantenendo» il rispetto del contratto nazionale.

 

 

28 luglio 2010

Iscritto dal: 14/01/2005
User offline. Last seen 44 settimane 6 giorni ago.

che di Marchionne ce ne vorrebbero tanti è un pensiero buono per te e per me. Per mezza Italia è una tragedia, adesso inizia con la parte facile, vuole gente felice e entusiasta di costruire le sue automobili, riesci a capire l'immensità della catastrofe per i nostri gattopardi ? I sabatini del c'è altro che il lavoro, la vita è altrove, siamo uomini non bestie e tuttolo stupidario corrente nel cattocomunismo. Non vuole riottosi convinti dal buon papà sindacale ma felici e onorati cittadini grati della meravigliosa opportunità offertagli e che faranno più del prevedibile per i loro clienti, di cui lui è il primo e il più immediato. Sposare questo concetto significa che tutta la storia e il vissuto a sinistra degli ultimi cinquanta anni sono letame, al meglio una cazzata da correggere. (NdA, benvenuto caro M. io lo dico dall'86, meglio tardi che mai) Riesci solo a capire il dramma di gente che non si da pace per essere stati conquistati dai piemontesi, per non essere stati conquistati dai russi, per dovere lavorare e non vivere a ufo. Magari si piegano ma prenderlo nel sedere anche da questo dopo che ci campeggiano preti e compagni rende il loro retro più affollato del metro all'ora di punta, capisco che non gli piaccia e questo ha un cazzo vero, se non gli corri davanti ti incula 5/5 (calibro/canna).

Solo che mi se fermerà qui, pretenderà che le banche prestino denaro a chi lavora e non agli amici politici. Potrebbe anche volere strade e infrastrutture, persino corrente e riscaldamento a prezzo ragionevole. Insomma sto tipo vorrà persino un paese che funziona, caro Luciano mi sa che è arrivata la frusta con gli occhiali che farà camminare se non correre sto stivale. Per B. niente di strano, per altri tragedia.

luigi il grande (non verificato)

Maurizio, cazzo come la fai lunga... Sergio Marchionne ha preso in mano Fiat ad un passo dal fallimento... te lo ripeto, fallimento... Ed ora si è impegnato, garantendo profitti alla proprietà, ad investire 20 Miliardi in Italia, dopo avere insegnato anche agli americani come si producono e vendono le automobili...

Certo, è inaccettabile il "sindacalismo" ancora radicato nelle fabbriche e l'ha detto chiaro e forte... Benissimo, ha ragione, ancora...

r.scaruffi (non verificato)

Napolitano-Quirinale, Berlusconi-GovernoFormale, D'Alema-Parlamento organizzatori di mafie e terrorismi di Stato:

 


 

 

 

La "cultura" ed i linguaggi dei su nominati/e. IlariIlGlande ve li sintetizza per le masse.

Qui, in ripresa dal vero, un boia a sua volta inculato. Gli altri non si farebbero mai riprendere in vivo.

Iscritto dal: 24/09/2000
User offline. Last seen 44 settimane 5 giorni ago.

Bene Luigi,continuiamo qui la nostra discussione.

Partiamo dal fatto che sicuramente Marchionne conosce il fatto suo e svolge perfettamente il suo ruolo di AD della Fiat.

Il fatto che sia disposto a investire in Italia,tenendo conto che è il maggior mercato in termini di numero di pezzi che la Fiat ha al mondo,rientra perfettamente nelle sue qualità di manger per cui fa una considerazione del tutto semplice,su cosa gli costerebbe perdere il mercato Italia,rispetto a quello che gli costa investirci.Poi ovviamente,pone delle condizioni che sono a dir poco legittime.

Il fatto che spari un :......voglio un si convinto o niente investimenti,come lo leggi?

Se lo Stato Italiano,facesse lo stesso ragionamento che fa Marchionne e si chiedesse,quanto gli "costa"  assecondare Marchionne rispetto a quanto gli rende mantenere su questo territorio la Fiat ,allora si ragionerebbe ad armi pari.Metti per ipotesi che le maestranze che ruotano oggi negli stabilimenti Fiat,avessero delle qualità appetibili e anche il sistema burocratico raggiungesse dei livelli ottimali,perchè la Renault,la Citroen,la Toyota o chi vuoi,per acquisire maggiori mercati non potrebbe venire a produrre sul nostro territorio?Chiediti perchè lo Stato Italiano pare sia Fiat dipendente,piuttosto.

Se la Fiat rinunciasse a Pomegliano o addiritura a Torino,perchè nessun altro produttore mondiale di automobili non dovrebbe ritenere appetibili due stabilimenti che hanno maestranze qualificate?

Questa dovrebbe essere la globalizzazione.Se gli Stati si mettono di mezzo e usano soldi anche di chi non ha mai comprato una macchina Fiat per far rimanere il marchio sul territorio nazionale,non è mercato è una ciofeca.

La storia dell'Alfa Romeo è li a dire cosa hanno significato per il settore automobile,in un paese che ha insegnato quasi al mondo come si fanno le automobili,le politiche pro Fiat.

E bada,tutto questo nulla toglie alle qualità di Marchionne per il ruolo che ricopre.Se ci sono dei latitanti,quelli sno i politici che non vedono che a pochi cm.dal naso.

luigi il grande (non verificato)

Luciano, in parte ho già risposto alla tua con Maurizio... Il Governo, con il ministro Sacconi non ci metterà un Euro (che non ha...), ed ha ben lavorato con Sergio Marchionne che, bada, ha spiegato anche agli americani come si conduce un'azienda che produce e vende automobili... Mettiamo da parte la dietrologia e facciamo un applauso a questo Manager, che ci invidia il mondo...

luigi il grande (non verificato)

mercoledì 28 luglio 2010, 17:23
 

Marchionne sul futuro: "Voglio un sì convinto O meno investimenti"

 
Marchionne: "Pronti a spendere 20 miliardi, ma le fabbriche deveno funzionare". E minaccia di trasferire tutto in Serbia. Epifani: "Delusi, riaprano il tavolo". Bonanni: "Sì senza se e senza ma". Poi vertice con la Marcegaglia: troveremo una soluzione
 
Clicca per ingrandire 
Torino - Fiat garantisce l’impegno a cercare una soluzione sul progetto industriale in Italia "anche nell’interesse del Paese". Ma, indica l’Ad Sergio Marchionne, se una soluzione non si dovesse trovare "resta un piano B". Questa la sintesi dopo una giornata di incontri e facca a faccia convulsi.

Il tavolo Ha preso il via il tavolo tra vertici del Lingotto, governo e parti sociali sul futuro di Mirafiori. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino avverte i vertici del Lingotto che "senza Mirafiori il piano diventa insostenibile". Pur confermando il piano "Fabbrica Italia", l'ad Fiat Sergio Marchionne ha avvertito: "Se si tratta solo di pretesti per lasciare le cose come stanno è bene che ognuno si assuma la propria responsabilità sapendo che il progetto non può andare avanti e che tutti i piani e gli investimenti per l’Italia verranno ridimensionati". Al tavolo presenti anche le sigle sindacali e il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi", che chiede alla Fiat "il pieno utilizzo degli impianti".

Le rassicurazioni di Marchionne Stabilità a fronte degli investimenti. Questa la richiesta di Marchionne al tavolo coi sindacati, ricordando che la Fiat è "l'unica azienda a investire 20 miliardi nel Paese. Ma dobbiamo avere garanzie che gli stabilimenti possano funzionare". L'ad del Lingotto ha, infatti, assicurato che "la produzione della monovolume L0 in Serbia non toglie prospettive a Mirafiori", dal momento che "esistono alternative per garantire i volumi di produzione" nella fabbrica torinese. "Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza del’azienda - ha continuato Marchionne - dobbiamo decidere se avere un settore auto forte in Italia o consegnarlo ai competitori esteri". Secondo Marchionne, infatti, "ci sono solo due parole che al punto in cui siamo richiedono di essere pronunciate una è sì, l’altra è no". "Sì vuol dire modernizzare la rete produttiva italiana, no vuol dire lasciare le cose come stanno, accettando che il sistema industriale continui ad essere inefficiente e inadeguato a produrre utile e quindi a conservare o aumentare i posti di lavoro".

L'iscrizione a Confindustria La Fiat potrebbe lasciare Confindustria e disdire il contratto di lavoro dei metalmeccanici, però solo alla sua scadenza fissata al 2012. Nel corso dell’incontro a Torino Marchionne ha sottolineato che, tuttavia, l’argomento sarà affrontato a partire da domani nella riunione con le categorie dei metalmeccanici. "Si parla molto della possibilità che Fiat decida la disdetta dalla Confindustria e quindi dal contratto dei metalmeccanici alla sua scadenza - ha detto l'ad di Fiat - sono tutte strade praticabili, di cui si discuterà domani al nuovo tavolo convocato con il sindacato nazionale". Marchionne ha aggiunto che, "se è necessario, siamo disposti anche a seguire queste strade ma non è questa la sede per entrare nei dettagli".

Faccia a faccia con la Marcegaglia "Io ed Emma siamo convinti di trovare una soluzione" ha detto l’ad di Fiat dopo l’incontro con il presidente di Confindustria. Quanto ai tempi, il manager si è limitato a dire che saranno "brevi". Da parte sua la Marcegaglia conferma che "abbiamo definito un impegno per trovare al più presto una soluzione" affinchè la Fiat "possa raggiungere i suoi obiettivi mantenendo" il rispetto del contratto nazionale.

Sacconi: "Inopportuni atti unilaterali" Il governo ha sollecitato le parti a restare nell’alveo delle tradizionali relazioni industriali che hanno dimostrato un’ampia capacità di rigenerazione. Nella conferenza stampa seguita al tavolo sulla Fiat, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha fatto sapere cehe "atti unilaterali nel sistema delle relazioni industriali sarebbero inopportuni". "Per questo - ha sottolineato Sacconi - le parti sono state invitate a trovare modalità con le quali adattare le relazioni industriali ad esigenze attuali".

Epifani: "Deluso, riaprano il tavolo" La Cgil chiede alla Fiat di "riaprire il confronto, a partire da Pomigliano, per trovare una soluzione condivisa tra tutti". A ribadire la richiesta è stato il segretario generale, Guglielmo Epifani, nel corso di una conferenza stampa al termine dell’incontro. Epifani si è detto "insoddisfatto" per l’esito della riunione, ma ha assicurato che "la Cgil è disponibile a fare questo passo" per trovare una soluzione condivisa per quanto riguarda tutti gli impianti italiani del Lingotto. "Ma chiediamo alla Fiat - ha proseguito il leader della Cgil - di fare un passo nella stessa direzione. Noi siamo pronti a risolvere i problemi nel rispetto dei contratti, delle leggi e della Costituzione. Per ora non ci sono state risposte. Spero che nelle prossime ore l’azienda rifletta con un’assunzione esplicita di responsabilità e buon senso".

Il sì di Bonanni Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, dice "sì" al piano Fabbrica Italia del Lingotto riconfermato al tavolo da Marchionne. Il sì della Cisl è "senza se e senza ma", ha puntualizzato Bonanni nel corso dell’incontro a Torino tra Governo, azienda, enti locali e sindacati. "E questo sì vale anche per l’accordo a Pomigliano - ha continuato il leader della Cisl - ma vogliamo che Marchionne faccia chiarezza sul fatto che le modalità dell’investimento rimarranno nel perimetro delle regole del nuovo sistema contrattuale che abbiamo costruito".