Luis Ignacio da Silva, detto Lula, si appresta a diventare il nuovo Presidente del Brasile. Malgrado le (mie) previsioni e quelle di molti altri, domenica prossima Lula rischia seriamente di vincere al primo turno, sbaragliando il campo, con un numero di voti superiore a quello della somma dei voti di tutti i suoi avversari.
Cos'è cambiato in Brasile perchè Lula riesca al suo quarto tentativo nell'impresa dalla quale è uscito battuto nelle tre precedenti occasioni?
L'articolo di oggi di Rocco Cotroneo sul Corriere della Sera spiega molte cose, e centra, credo, la questione.
Mai come stavolta l'influenza delle chiesa (o, per l'esattezza, "delle chiese") si rivela decisiva. In Brasile si è ormai diffuso a dismisura (ed a macchia d'olio nell'intero paese) un fenomeno di straordinaria rilevanza politica e sociale la crescita abnorme di chiese e confessioni evangeliche. Rocco Cotroneo lo spiega piuttosto bene, ma solo in parte riesce ad offrire un panorama che dia l'idea della straordinarietà del fenomeno.
Cominciamo col dire che "gli evangelici" in Brasile sono cresciuti enormemente negli ultimi 20-25 anni. E sarebbe forse il caso che la Chiesa cattolica s'interrogasse sulle ragioni di questo fenomeno che ha eroso il suo potere e la sua influenza all'interno della maggiore e più popolosa nazione a religione cattolica del pianeta.
Oggi vi sono in Brasile ben 7337 chiese evangeliche registrate in una sorta di catasto consultabile in rete - il Registro Nazionale delle Chiese evangeliche -
Link, comprendenti quelle tradizionali, quelle pentecostali e quelle neo-pentacostali. Un arcipelago enorme e mediaticamente "aggressivo", con le chiese più potenti presenti nei maggiori canali televisivi nazionali, proprietarie esse stesse di un vero e proprio impero mediatico fatto di televisioni, pubblicazioni varie, case editrici, ecc. ecc.
L’ex governatore dello stato di Rio de Janeiro, Anthony Garotinho, è un ex pastore di una delle tante chiese evangeliche che è entrato in politica grazie ad un uso straordinario delle televisioni e delle radio. Garotinho mischia Dio e la politica da sempre la Rede Record (una TV nazionale paragonabile ad una rete come Italia 1 qui in Italia, di proprietà del “vescovo” Edir Macedo, fondatore della Chiesa Universale del regno di Dio, la più diffusa in Brasile), la Radio Melodia (di un deputato federale del Partito socialista dei lavoratori) e la Rede Boas Novas (Rete buone notizie, della Chiesa dell’Assemblea di Dio) lo hanno ospitato a lungo negli anni scorso in programmi quotidiani diffusi nell’intero territorio nazionale, preparandone la candidatura alla presidenza della Repubblica di questi giorni. garotinho è oggi uno dei tre principali avversari di Lula nelle elezioni di domenica prossima.
Ma torniamo alle chiese.
Le chiese evangeliche sono cresciute negli ultimi 20 anni per numero di fedeli e per numero di strutture presenti nel paese, più del doppio di quanto sia cresciuta la popolazione lo dice la stessa Istat brasiliana, che ci fornisce i numeri ufficiali. Oggi sono stimati in circa 20 milioni i brasiliani “affiliati” ad una delle chiese evangeliche, pari a circa l’11% del totale della popolazione. Di questo passo si stima che fra 40 anni la cifra arriverà ad oltre il 50% dei brasiliani.
Fra le chiese più diffuse e potenti, quelle che se accendete la Tv non potete fare a meno di incontrare almeno una volta al giorno, vi sono
la Igreja Universal do Reino de Deus, fondata da Edir Macedo nel 1977;
la Igreja Internacional da Graça de Deus, fondata da Romildo R. Soares nel 1980 (i due sono cognati…), detto “Missionario”, un predicatore di straordinaria efficacia e carisma, che riesce a fare “associare” al modico prezzo di 50 reais al mese (la bazzecola di circa 30-40.000 lire, ma che equivalgono ad ¼ del salario minimo dei brasiliani…) migliaia di persone per lo più appartenenti alle fasce sociali più deboli del paese ed alla media borghesia più credulona.
Non importa che molti di questi signori siano stati spesso colti con le mani nel sacco, depositi bancari miliardari, ville in Florida, fazendas ed automobili di lusso, alla faccia dei fedeli. Il bombardamento delle cento ore settimanali di Missionario Soares è più forte di ogni altra cosa, e nel sito della Igreja da Graca de Deus Soares non esita un solo secondo a chiedere più denaro e più associati per diffondere la parola del Signore Gesù ed estirpare il Demonio dalla vita di ciascuno, ma anche per gestire una casa editrice, distribuire un milione di copie della sua rivista Graca e le altre pubblicazioni del suo imper (comprese quelle per bambini), mantenere in piedi la casa di registrazione Gospel, le diverse radio locali e le quasi mille chiese in tutto il territorio nazionale del Brasile.
Un fenomeno, quindi, come vediamo, assai interessante. E che determina la politica del paese.
Sì, perché Lula (tornando a noi) non ha esitato un attimo a sfidare le resistenze all’interno del proprio partito pur di allearsi col piccolo partito liberale (sic!) di un magnate delle chiese evangeliche (Alencar) e guadagnarsi una fetta dell’elettorato di quel segno. Lo stesso Garotinho è solidamente posizionato al terzo posto negli attuali sondaggi, con una qualche possibilità di scalzare dal secondo il candidato governativo Josè Serra, nel caso in cui Lula non ce la facesse domenica prossima e si dovesse ricorrere al ballottaggio.
In tutto questo, la Chiesa cattolica brasiliana, che fa? No comment.
Io credo che se non lo ha fatto fino ad ora, dovrebbe cominciare a preoccuparsi. Ma probabilmente preoccupata non lo è poi tanto. Se vince Lula, vincerà il candidato che la stragrande maggioranza dei cattolici brasiliani voterebbero comunque, infarciti come sono di terzomondismo e di teologia della liberazione. A loro Lula va più che bene. ma per il futuro della Chiesa la proliferazione degli evangelici potrebbe rappresentare un problema.
Se a Roma non se ne preoccupano più di tanto, vi sarò un motivo. E questo mi lascia pensare che, probabilmente, basterà nominare un papa brasiliano alla successione di Joao Paulo II per recuperare il terreno perduto...
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Antonio,
sulla situazione della ricerca scientifica a scopo terapeutico in Australia ti bastano notizie dai giornali? non mi hai piu' detto nulla.
da "www.emporion-online.it"
Lula. La sfida brasiliana
di Ludovico Incisa di Camerana
La sinistra popolare sostituisce la sinistra intellettuale. Il partito industriale sostituisce il partito agrario. La presidenza Lula non si contrappone ad una destra che abbandona sconsolata il potere, ma ad un’altra esperienza di sinistra che non ha trovato come Jospin in Francia il consenso sociale per proseguire.
L’imbarazzo con cui il portavoce della sinistra intellettuale europea, il direttore di Le Monde diplomatique, Ignacio Ramonet, saluta l’insediamento di Lula, limitandosi a citare esperienze di sinistra forse romantiche ma fallite, denota il disorientamento di una sinistra europea che ha visto il tramonto e la fine di un socialismo alla francese, del tentativo di trapiantare in Brasile quel modello socialista neoliberale, che affratellava sotto il patronato di Clinton l’Europa socialista della seconda metà degli anni ’90.
In effetti non si è riuscito né in Francia con Jospin né in Germania con Schröder né in Italia con Prodi e compagni e nemmeno in Brasile a realizzare quella politica di espansione e sviluppo che, se può subire un rallentamento nei paesi più avanzati, è un imperativo categorico per i paesi in via di sviluppo, e in particolare per un paese come il Brasile in cui due terzi della popolazione vive ai margini del mercato di consumo e 44 milioni in condizioni di povertà.
L’ex presidente Cardoso non ha certamente ignorato i problemi sociali e non sono mancate durante il suo doppio mandato realizzazioni importanti soprattutto nel campo sanitario grazie alla capacità organizzativa del Ministro Serra, sfortunato antagonista di Lula nelle elezioni presidenziali è aumentata la speranza di vita, è diminuito del 20 per cento il tasso di mortalità infantile, sono migliorate le infrastrutture ospedaliere.
Ma negli ultimi cinque anni, a partire dal 1997, il potere d’acquisto è sceso del 35 per cento e il tasso di disoccupazione è aumentato del 23 per cento. Inoltre il rallentamento della riforma agraria ha deluso le aspettative dei possibili beneficiari almeno tre milioni di famiglie. Un sistema fondiario arcaico, basato ancora sulla grande proprietà, la fazenda, blocca tuttora la formazione di un ceto di piccoli e medi proprietari non solo nelle regioni più arretrate del Nord Est, ma anche nelle regioni più prospere del Brasile meridionale, nei poli della colonizzazione europea specialmente italiana non a caso proprio in tali regioni che alimentano un flusso migratorio in direzione del vicino Paraguai, dove si sono già stabiliti 300.000 coloni brasiliani, il Movimento dei senza terra, capeggiato da un oriundo trentino Stedile, ha le sue roccaforti.
L’appoggio dato a Lula da eminenti industriali come il vice presidente Alencar e la presenza di imprenditori nel suo governo non si presentano pertanto come modalità di una strategia di condizionamento, ma presuppongono l’esistenza di un obbiettivo comune l’allargamento del mercato di consumo e quindi l’espansione del potenziale produttivo.
A tale obiettivo è finalizzata non solo la riforma agraria, ma anche la riforma fondiaria urbana con la concessione agli abitanti delle favelas del titolo di proprietà sui locali occupati. Un provvedimento che è stato ispirato, come hanno notato anche nostri osservatori, non da un soprassalto demagogico bensì dalle ricette dell’economista peruviano Hernando de Soto. Accade peraltro che de Soto, ex funzionario internazionale, presidente dell’Istituto Libertad y Democrazia, definito dall’Economist il secondo think tank del mondo, è tutt’altro che uomo di sinistra, e dal suo primo saggio sull’economia sommersa (“L’altro sentiero”), realizzato con due collaboratori d’origine italiana, Enrique Ghersi e Mario Ghibellini, all’ultimo (“Il mistero del capitale”) non intende affatto abbattere la società capitalista ma mira, legittimando un patrimonio immobiliare abusivo, un capitale “morto”, ad immetterlo nel circuito economico come capitale attivo, sia nel mercato del credito sia nel mercato del consumo. Se si tiene presente che de Soto ha calcolato per il Perù un capitale morto di 74 miliardi di dollari e che il capitale corrispondente brasiliano può raggiungere un ammontare dieci volte superiore si può comprendere l’interesse per il seguito di questa prima iniziativa del governo Lula una simile strategia riformista può, come sostiene de Soto, “trasformare la povertà da problema in soluzione”.
La prospettiva di un “balzo in avanti” del Brasile, che – non va dimenticato – è la maggiore potenza latina con 170 milioni di abitanti ed ha un prodotto nazionale lordo superiore a quello della Russia, dell’India e della Spagna, spiega il relativo ottimismo mostrato dalle multinazionali europee e nordamericane colà insediate, ottimismo che influirà anche sugli organismi internazionali, che non si potranno permettere con il Brasile i brutti scherzi combinati con la vicina Argentina. Quanto all’Italia le premesse per un’ulteriore, decisiva fase di collaborazione con Brasilia sono date, a parte l’estrazione nazionale della consorte del presidente, nipote di emigrati italiani, da una partecipazione qualificante nel governo della componente etnica italiana, anche nella sua parte imprenditoriale, e in portafogli come l’economia e l’industria. Cerchiamo una volta tanto di approfittarne.
15 gennaio 2003
Ma del fatto che Lula bidonera' Porto Alegre per andare a Davos, ne vogliamo parlare ?!!!!
Ha lasciato un po' tutti di sasso, in campagna elettorale aveva detto che il suo impegno preso per il Forum di Porto Alegre l'avrebbe mantenuto, e visto che i giorni erano gli stessi di quello di Davos avrebbe dato buca a quest'ultimo.
Dietro front clamoroso di questi giorni, lasciando i compagni un po' in imbarazzo, Lula ha detto l'unica cosa che "doveva dire", facendo l'unica cosa che "doveva fare", andra' a Davos a dire quello che ha sempre detto a Porto Alegre...
Questo Lula comincia a starmi simpatico )
anch'io non me n'ero mai interessato. Fino a quando non ho conosciuto Luca... Fidati di me, Andrea, e se non di me, di Pannella questa battaglia "comprende" tutte le altre battaglie radicali, e le rafforza. E' un catalizzatore chimico.-)) poi ti sento in privato per metterci d'accordo su alcune modalità di comunicazione. Un abbraccio, e grazie.
-)))
Antonio,
la sperimentazione scientifica non e' un argomento che seguo da vicino ma se posso essere utile lo faccio volentieri. qui in Australia effettivamente e' stata liberalizzata non senza polemiche (non molte per la verita').
Vengo meno ai miei precedenti propositi e pubblico in portoghese. Credo si capisca l'essenziale.
Questo governo mi sembra possa cominciare a dare l'orticaria ai suoi più accesi sostenitori.
Governo Lula defende mais estudos na área de transgênicos
da Folha de S.Paulo
A polêmica sobre a liberação comercial de transgênicos no Brasil deve continuar no governo Lula. Eleito com uma proposta de moratória aos organismos geneticamente modificados, o novo governo defende mais estudos antes de decidir.
Segundo o ministro da Ciência e Tecnologia, Roberto Amaral, hoje "não há informação científica suficiente" para tomar decisão sobre os transgênicos. Ele defende a pesquisa na área. A soja resistente a glifosato tem sua comercialização suspensa por decisão judicial.
Modificato da - antonio marzano il 15/01/2003 203313
Comunicazione tecnica per Andrea Fontana...-))
Andrea, vorrei chiederti una cortesia. Mi pare che tu viva in Australia. Sarebbe molto utile, credo, che tu potessi aggiornarci su articoli, documenti, notizie di vario genere, e provvedimenti legislativi, di cui tu avessi notizia in Australia sulla questione della libertà di ricerca scientifica, della clonazione terapeutica, ecc. ecc., e quindi su tutto ciò che possa essere materiale utile da inserire nel sito www.lucacoscioni.it nell'ambito dell'attività dell'Associazione intitolata a Luca.
L'Australia, come sai, è uno dei pochissimi paesi dove qualche grande passo avanti s'è fatto, di recente.
Sarebbe bene tenere aperti i riflettori su tutto ciò che accade nel mondo su questi temi e, soprattutto, nei paesi dove la scienza, libera da talebanismi e vaticanismi, può correre più velocemente che altrove. Gli sviluppi della scienza vanno a velocità cento volte superiore a quella della politica, come ormai accade un pò in tutti i campi della vita. Noi dovremmo essere in grado di monitorarla e di importare (e far tesoro) come risorse per la nostra lotta "italiana" i passi avanti che vengono compiuti in Australia, come negli Usa, in Gran Bretagna, ecc.
Ti sarei davvero grato se accettassi la proposta.
Puoi farmi sapere qualcosa?
Ciao.
Andrea, sono così pochi gli articoli sul Brasile che quando me ne capita qualcuno sotto mano, come questi due di qualche giorno fa, lo riporto.
La mia non è un'approvazione di fatto del loro contenuto.
-))
l'articolo di Mimmo Candido della Stampa fa delle terribili e tendenziose semplificazioni. Lula e Chavez non si sono limitati a mangiare assieme e a scambiarsi congratulazioni formali.
Lula ha inviato un messo in Venezuela qualche settimana fa con lo scopo di monitorare la crisi in quel Paese. in realta' l'inviato ha intrattenuto rapporti solamente con il governo venezuelano (fornendo assoluto supporto) e praticamente ignorando l'opposizione.
la stampa brasiliana taccia come ex-guerriglieri i leader dell'opposizione e non passa giornata che non li screditi.
Lula ha invato una nave cisterna piena di benzina (a proprie spese) a Chavez.
Lula e Chavez ed i loro emissari si incontrano con frequenza e nei Forum di S. Paolo le alleanze vengono sancite ufficialmente.
se non basta questo...
Antonio, non capisco perche' ti ostini a riportare articoli della Stampa che per quanto riguarda il Brasile fa pura disinformazione. si ricordi che a Belo Horizonte la Fiat ha un potente strumento di cultura come la Fondazione Torino; non e' possibile che la Stampa continui a riportare notizie tendenziose in buona fede. le informazioni ce le hanno di prima mano.
la sparata dell'atomica non e' inedita. Lula l'aveva gia' fatta in campagna elettorale proprio in un incontro con alti rappresentanti dell'esercito.
Antonio sapra' sicuramente che quello della "bomba" e' pure un vecchio tormentone di Eneas Carneiro del Prona, piu' volte canditato alla presidenza (non in questa tornata). ricordo che Eneas e' stato eletto deputato federale a S. Paolo con oltre un milione e mezzo di voti, cosa che lo rende di lunga il piu' votato deputato federale delle elezioni 2002.
certo che se pensano di sovvenzionarla con i "cruzeiros" (come scrive il giornalista della Stampa) non faranno granche'... (ma i giornalisti italiani perche' non le copiano bene le notizie?)
Modificato da - Andrea Fontana il 15/01/2003 051930
a questo punto, come minimo chiedo con che soldi?
dal quotidiano "LA STAMPA" del 9.1.2003
DALLA COREA AL BRASILE LE TENTAZIONI ATOMICHE BOMBA A LULA
di ALDO RIZZO
FORSE e' la <> di un ministro. O forse, anzi
probabilmente, e' qualcosa di piu'. Sta di fatto che, pochi giorni dopo la trionfale <> del nuovo Presidente, gia' diventato un mito per le sinistre, non solo sudamericane, e l'annuncio-simbolo che il nuovo governo annullava l'acquisto di aerei da combattimento per impiegare quei cruzeiros nella lotta alla poverta', il responsabile della Scienza e della Tecnologia ha
ufficialmente dichiarato che il Brasile <>. In una successiva intervista, ha precisato che il governo di Lula resta contrario all'opzione nucleare militare; ma aveva gia' detto che <> e che <
avere forze armate fragili, altrimenti e' meglio non averne affatto> >. Dunque, quanto meno c'e' una tentazione, quella di fare del Brasile, oltre che un esempio di democrazia progressista, un campione di potenza militare, secondo gli standard piu' avanzati.
E questo induce a due osservazioni. La prima e' che anche i
governi di sinistra, di svolta a sinistra, una volta insediatisi, cominciano a ragionare in termini di potenza, nel loro contesto geopolitico. Alla prova del potere, la Realpolitik chiede spazio ai programmi solidaristici e <>. La seconda osservazione e' di carattere piu' generale, prescinde dalla sinistra e dalla destra.
Ed e' che, nel mondo d'oggi, agli albori del terzo millennio, l'aspirazione all'arma atomica come massima garanzia di sicurezza nazionale si va facendo sempre piu' diffusa, e' un fatto quasi <>. Del resto, il Brasile non e' nuovo a questi pensieri, e per vario tempo li coltivo' in concorrenza con la rivale Argentina. Poi il ritorno della democrazia dopo i regimi militari
indusse l'uno e l'altra a rinunciarvi. S'immagini che tragedia sarebbe oggi se la gara ricominciasse, nonostante i tremendi problemi economici che, per dire, in Asia, non hanno impedito al Pakistan di affiancarsi all'India nella produzione della Bomba. E si sa delle aspirazioni iraniane, siriane e persino libiche, per tacere della Corea del Nord e dell'Iraq, al centro di attualissime
crisi internazionali. Si puo' aggiungere che c'e' in tutto il mondo un ritorno di attenzione al nucleare come fonte di energia civile, e anche questo e' un fattore di rischio, dato il difficile, ma non proibitivo, passaggio dal civile al militare. Il Brasile di Lula, verosimilmente, non si fara' la Bomba, ma il problema
generale resta, e bisognera' studiare qualche modo di affrontarlo, che non sia il ricorso alle sanzioni o alla guerra preventiva. Non sara' uno sforzo da poco, anzi e' un tema angoscioso per i prossimi anni e decenni.
dal quotidiano "LA STAMPA" del 5.1.2003
GLI STATI UNITI DI FRONTE ALLA NUOVA GEOGRAFIA POLITICA DEL
SUBCONTINENTE
Un secondo <>, nel cortile di casa
Washington sospetta una pericolosa alleanza tra Chavez, Lula e
di MIMMO CANDITO
NELLA geografia delle semplificazioni - che pare essere la scelta obbligata d'una politica fatta ormai col pauperismo linguistico, e logico, della comunicazione televisiva - il lancio di un <> ha acchiappato subito l'immaginario dei popoli della teleplatea universale. Che poi dietro gli Stati schierati lungo quell'Asse la connotazione ideologica del maleficio segni
direttamente la storia d'uno soltanto di loro (la Corea del Nord) mentre per gli altri (Iraq e Iran, ora) la puzza del petrolio rende meno fantasiosi interessi di ben altra consistenza materiale, tutto questo traspare poco l'etichetta fa premio sulla natura del prodotto, e ne spinge la vendita sul banco delle nostre fragili
emozioni di <>. Le celebrazioni conviviali che, l'altro ieri, hanno fatto sedere allo stesso tavolo del Lula neopresidente brasiliano due pericolosi agenti del male quali Castro e Chavez erano un'occasione troppo ghiotta per non sollecitare all'interno
dell'amministrazione Bush la tentazione di far nascere un Asse del Male n° 2, mettendo assieme in un pasticio di confusa telepromozione politica storie, aspirazioni, programmi, le cui similitudini non dovrebbero invece far ignorare - pena un'anacronistica ricaduta d'ossessione tardocomunista - le diversita' d'impianto e di progettualita' dei tre presidenti, e dei loro Paesi. E Chavez, che in questo momento e' dei tre il piu'
traballante, non ha tardato a cogliere al volo l'occasione che gli veniva offerta per guadagnarsi una credibilita' e un'autorevolezza ormai latitanti, rilanciando con evidente soddifazione la nascita di un <>, aprrossimativo specularmente a quello inventato negli ambienti di Washington. Ma il rischio e' che, con
questa rozza geografia politica, si finiscano per imbastardire le forme della conoscenza, schiacciando dentro omogenieta' forzate, e insensate, le diversita' che sono invece il contenuto reale delle identita' su cui costruire i processi di analisi e d'intervento. Ora,
anche se Lula e Chavez l'altra mattina hanno mangiato, entrambi, uova e pancetta scambiando frasi di convenienza in un portunol che e' ormai diventato la koine' del Sud dell'America Latina, pare davvero degno delle memorie dell'egregio senatore McCarthy far diventare una cospirazione comunista il generico impegno d'un
appoggio petrolifero di Brasilia alla scassata societa'
venezuelana degli idrocarburi. Dopo un mese di sciopero generale, il Venezuela, quinto esportatore mondiale di petrolio e quarto fornitore degli Usa (ai quali vende il 15% del loro fabbisogno energetico), si trova certamente dentro una spirale letale, che potrebbe anche portare all'esplosione di quella guerra civile che finora soltanto la latitanza americana aveva impedito di scatenarsi
nelle strade di Caracas. Vendere sul mercato dei messaggi politici l'immagine di un Asse del Male n° 2 e' una strategia assai pericolosa, perche' rischia di accendere quella miccia gia' quasi in fiamme (anche perche' quando, in primavera, a Caracas ci fu davvero un golpe, la precipitosa legittimazione del Dipartimento di Stato ai putschisti mise in forte imabarazzo l'Organizzazione degli
Stati americani e fece pensare a molti la riapparizione del
fantasma di Monroe). Sotto lo stesso profilo, non e' sfuggito agli ooservatori di cose latinoamericane che l'altro ieri, all'intronazione di Lula, gli Usa avevano scelto un profilo basso, lasciando a casa Cheney e Powell e mandando a Brasilia un funzionario che e' lo specialista di Sud America nell'amministrazione Bush, ma ha comunque un ruolo politico e diplomatico non di primo piano. Mentre Chavez tenta di mettere a contratto tecnici petroliferi algerini (e in Usa il barile di petrolio sale a 32 dollari e la benzina aumenta di 17 cents per gallone), la notizia che Lula ha bloccato l'acquisto d'una decina di aerei militari, destinandone i 760 milioni di dollari a politiche
di sostegno sociale, porta direttamente allo showdown la capacita' di gestione di Washington la costruzione di un Asse del Male n° 2 procurerebbe al Brasile seri danni d'immagine, e intaserebbe quel flusso di capitali stranieri (con Cardoso sono stati ben 150 miliardi di dollari) sulla cui continuita' si regge gran parte del
progetto riformista di Lula. E se poi si aggiungesse un golpe venezuelano verosimilmente appoggiato <> da Bush, allora davvero le valutazioni dell'unilateralismo americano diventerebbero - guerra all'Iraq compresa - la chiave principale di lettura d'un autentico progetto di nuovo ordine mondiale.
Con la scusa dei tre pasti al giorno per tutti i cittadini, il Sindaco della mia città fa passare le peggio porcate a livello di inquinamento e di speculazione edilizia ormai da anni.
Cofferati lo manderei anche solo 6 mesi (sono buono stanotte) a lavorare al porto come ho fatto per 8 anni. Altro che premier, sotto il sacco da 50 kg., dalle 22 alle 06. "Ma il sacco da 50 kg. è vietato dalla norme per la salute sul lavoro. Chiama i tuoi compagni del sindacato, Ciccio."
Turko
brutale traduzione.... ;-)
I TRE PASTI
Editoriale di Carlos Alberto Montaner, pubblicato su diversi giornali dell'America Latina, da El Tiempo, colombiano a El Commercio, ecuadoriano
Lula da Silva ha detto qualcosa di commovente nel suo discorso di insediamento si sentira' soddisfatto se al termine del suo mandato la totalita' dei suoi compatrioti faranno colazione, pranzo e cena in maniera ragionevole. Questo significa che il principale obbiettivo del suo Governo sara' quello di migliorare la qualita' della vita del 20 per cento dei brasiliani piu' poveri. A questo ha aggiunto un segnale di realismo per raggiungere quest'obbiettivo, l'economia brasiliana dovra' crescere. E anche se non l'ha aggiunto espressamente, e' ovvio che questa crescita si ripercuotera' anche per il restante 80 per cento della popolazione.
Fino a questo punto e' incoraggiante quello che ha proposto Lula da Silva. Si e' discostato dal tradizionale discorso rivoluzionario, dal suo stesso discorso, da quelle crudeli stramberie proclamate in seno al Foro di San Paolo, e ha detto un paio di cose sensate e' legittimo aiutare i piu' svantaggiati, ma perche' la solidariea' non sia solo una parola vuota, la societa' deve generare piu' ricchezza. Se non ha sufficienti risorse, se non si accumula e si investe capitale in maniera continua, non si mettera' mai fine alla poverta' estrema. E niente di questo si riesce a conseguire, certamente, richiamandosi alla rivoluzione e mettendo contro gli imprenditori e i lavoratori, o inserendosi in quel gruppo di Paesi che accusano le nazioni sviluppate di essere la causa della poverta' che patisce il resto del pianeta.
Il Brasile, all'interno del contesto mondiale, non e' una nazione povera del terzo mondo. Si pensa al Brasile e vengono in mente il carnevale, la samba e il calcio, ma il paese e' molto piu' importante di cio' che questo allegro stereotipo suggerisce. Il suo reddito procapite e' simile a quello della Polonia o della Repubblica Ceca, e in certi campi di sviluppo scientifico e tecnico e' in prima linea nell'aviazione, nell'informatica o nelle telecomunicazioni. Tuttavia, questa ricchezza, e il grado di prosperita' che derivano da queste attivita' che hanno molto valore aggiunto, hanno una distribuzione molto irregolare. In generale la ricchezza si concentra nel sud del Paese e ha una stretta relazione con il colore della pelle. I bianchi hanno una maggiore educazione e hanno maggiori entrate. I negri e i mulatti costituiscono il grosso degli emarginati nelle enormi favelas. Da qui' il modo popolare di chiamare in un altro modo il Brasile Belindia. Una miscela tra il Belgio e l'India.
Di fronte a questo squilibrio ci sono due posizioni. La piu' stridente e vistosa e' quella dei rivoluzionari. Questi tipi sono convinti che si trovano di fronte ad una ingiustizia alla quale va messo fine attraverso la violenza fisica e alle confische delle proprieta'. Questa gente, emblematicamente rappresentata dal "Movimiento de los Sin Tierra", notevolmente ignoranti, vivono convinti che la ricchezza e' una cosa che si distribuisce in maniera equa e cosi' tutti siamo felici. Non percepiscono che l'irregolarita' nella creazione e nel possesso dei beni riflette una realta' molto piu' complessa che ha a che vedere con la cultura, l'informazione, i valori, la storia, i costumi e le abitudini, il clima, e perche' no, la fortuna. In un'altra dimensione, alcune societa' molto piu' ugualitarie che il Brasile, come il caso degli Stati Uniti, esibiscono anch'esse grandi disparita' nei livelli di reddito procapite. Quello del Massachusetts e' quasi il doppio di quello del Mississippi. Quello dei bianchi e' un 25% in piu' rispetto a quello dei negri.
I rivoluzionari -comunisti, populisti, teologi della liberazione e gente ancora piu' patetica- vedono che quella dello Stato di San Paolo e' una zona rigogliosa e ricca, mentre il nord est del Paese e' terribilmente povero, e interpretano questi dati all'interno di un codice ugualitario, e propongono di dare il via ad una serie di misure redistributive che finirebbero per trasformare tutto il Brasile in una immensa favela. Nel 1959, quando inizio' la rivoluzione cubana, quasi raddoppiava l'ingresso procapite del Brasile. Oggi il Brasile triplica il reddito procapite di Cuba Ora non esistono grandi differenze nei livelli di consumo dei cubani. Quasi tutti, eccetto l'1% che fa parte della privilegiata nomenclatura politica, vive nella miseria.
Al momento l'unico timore che ispira il discorso di Lula e' che confonda il buon governo con l'assistenzialismo. Di tutte le perversioni che colpiscono i politici, una delle peggiori consiste nel ritenere he la qualita' morale dei governi si misura attraverso la spesa sociale. Invece e' al contrario il buon governante e' quello che crea le condizioni educative e lavorative necessarie perche' ogni giorno che passa siano meno le persone che necessitano dell'aiuto dei suoi concittadini per alimentarsi o per vivere decentemente. L'obbiettivo ideale, sicuramente utopico, sarebbe quello di arrivare allo zero in spesa sociale, punto in cui tutte le persone, tutte le famiglie, possono soddisfare i loro bisogni fondamentali senza l'aiuto deli altri. L'obbietivo di Lula dovra' essere quello che ciascun brasiliano faccia colazione, pranzi e ceni con il frutto del suo lavoro. Se lo raggiungera' bisognera' fargli una statua.
fame e favelas com'è "buono" Lula!
In compenso, però, dovremmo anche dire che il buon Lula è notevolmente diverso, come politico di sinistra, dai suoi omologhi italiani ed europei.
Non mi consta che Cofferati abbia perso un dito facendosi il culo da operaio alla Pirelli, nè che abbia creato un sindacato nel paese governato (con mano abbastanza soft) dai militari, nè che abbia creato un partito che è giunto ad essere il primo partito del proprio paese.
Avevano forse ragione quei commentatori americani che vedevano nella parabola di Lula, da ex bambino affamato di uno stato fra i più poveri del Brasile, a tornitore meccanico in una grande impresa della cintura di Sao Paulo, a protagonista della politica del proprio paese, fino a Presidente del Brasile, l'evocazione del mito "americano" del self-made-man, e che per questo non nascondevano una certa simpatia per il nuovo presidente.
Non mi pare che in Italia vi sia traccia di storie del genere, soprattutto storie "attuali", e non perse nei decenni.
Mi pare, invece, che, per esempio, da noi, un "outsider" alla Lula, tanto per intenderci, non abbia la minima chance di arrivare a certe cariche - le più "alte e nobili"!, e di maggior responsabilità - delle istituzioni. Da noi, un outsider non arriva neppure a poter sperare in un "sogno americano" come quello di Lula. Da noi un outsider non può ragionevolmente sperare neppure in una chance di lavoro, se non fa parte di una cricca, di un sindacato, di una congrega politica, se non ha qualche santo in paradiso.
(per la cronaca, il pomposo "finale" che ha giustamente fatto sorridere il nostro Antonello recita
"in meno di una settimana Lula ha messo in campo più idee e soluzioni di quelle sperimentate dal suo predecessore in otto lunghi anni di governo. Non tutto andrà in porto ma la metà basta per dare l'idea di un Brasile che comincia a fare davvero i conti con i suoi problemi. Chissà cosa sarebbe stato capace di fare, questo effervescente neo presidente, se il bilancio dello Stato non fosse strozzato dai debiti".
Pare sian già pronte le carte per il processo di beatificazione )))))
Ho lettoi l'articolo di Repubblica. Tutto va bene, tranne quel finale imbecille e disinformato...-)
Ma la sfida di gran luinga più importante di Lula è quella del progetto "Fame zero". Di questo forse sarebbe opportuno parlare, qui, nel forum. Assicurare ad oltre 50 milioni di brasiliani sotto la soglia di povertà i canonici "3 pasti al giorno". In sintesi dove trovare i soldi? come raggiunmgere i 50 milioni di destinatari? attraverso quali meccanismi? dargli un bonus alimentare da spendere per l'equivalente in cibo, oppure recapitargli il cibo direttamente? Di questo si discite molto ora, e si è discusso molto in campagna elettorale. Trovo che un simile esperimento dovrebbe interessare molti Radicali Italiani e transnazionali, perchè dentro questa sfida c'è qualcosa di rivoluzionario il problema di come coniugare giustizia sociale e umanitarismo con mercato, libertà e sviluppo senza cadere nell'assistenzialismo. In questo l'Italia può essere un punto di riferimento, nel senso di rappresentare plasticamente le vie da "non seguire" (ad esempio, la politica sullo sviluppo del mezzogiorno).
Ma il pericolo dello scivolamento nel mero assistenzialismo e nei connessi sprechi di denaro e risorse è ben presente, per quello che ho avuto modo di leggere, nel dibattito brasiliano e nella stessa equipe del governo Lula.
Antonello, preziosissimo come sempre.
Grazie.
Ale, ora guardo meglio sui giornali brasiliani. Ma una cosa ti posso anticipare che non è certo un'idea di Lula, ma un progetto in atto già da tempo. Certamente in atto a Rio da oltre un anno e mezzo (credo di averne parlato già nel nostro forum parecchi mesi fa).
Il merito di Lula starebbe, quindi, nel non aver abbandonato il progetto, nel non averlo bloccato, o, forse, nel rilanciarlo.
A Rio la situazione favelas è divenuta uno dei problemi più complessi. Immaginiamo una città di 5-7 milioni di abitanti nella quale negli ultimi 30 anni le favelas si sono moltiplicate ed ampliate in modo del tutto incontrollato. "Legalizzarle" attraverso l'istituzione di un catasto è il minimo che si possa e si debba fare, non solo per affermare il principio della proprietà privata da parte di Tizio del tale immobile e della sua emersione come contribuente responsabile, di fronte allo stato ed al fisco, della sua "roba", ma soprattutto per cominciare ad introdurre all'interno delle favelas (un mondo a parte, fuori della legge, off limits non solo per i turisti più coraggiosi, ma per la stessa polizia, per la stessa autorità riconosciuta, monopolio dei trafficanti e delle loro "regole") una prima dose di ordine e legalità.
Vi è chi, negli ultimi anni, s'è messo a studiare i meccanismi di trasferimento della "proprietà" del singolo immobile dall'uno all'altro "faveleiro" quali le garanzie, quali i criteri, quali le forme dei titoli di proprietà che lo consentivano. Un gran bailamme, che ha favorito la crescita a macchia d'olio degli agglomerati.
Un anno e mezzo fa il Prefetto (Sindaco) di Rio ha iniziato la perimetrazione delle favelas più importanti in primis, la "Rocinha", la maggior favela dell'America Latina, coi suoi, circa, 1,5 milione di abitanti, pare.
Finalmente 'sto Lula sembra averne infilata una che sembra veramente azzeccata.
Leggo su repubblica.it che il neo-presidente ha disposto una sorta di "privatizzazione" delle favelas, facendo approvare "l'avvio di un piano che consentirà a tutti coloro che vivono nelle favelas di trasformarsi in proprietari della baracca e del terreno sul quale risiedono".
Giustamente l'estensore dell'articolo (tal Omero Ciai) richiama subito esplicitamente la teoria dell'ottimo De Soto
L'idea non è originale, l'ha formulata in un libro ormai famoso, Il mistero del capitale, il sociologo peruviano Hernando De Soto, ma applicarla sulla scala brasiliana - ci sono quasi 4 mila favelas - ha delle potenzialità rivoluzionarie.
Secondo la teoria di De Soto concedere titoli di proprietà delle baracche e del terreno sul quale risiedono a migliaia di persone, e dunque legalizzarla, avrebbe l'effetto di accendere il meccanismo dell'accumulazione capitalista nel Terzo mondo. O perlomeno quello di far emergere in un batter d'occhio milioni di dollari immobilizzati nel sommerso. Grazie a che cosa, infatti - afferma De Soto - hanno fatto il loro primo investimento i celebrati imprenditori della Silicon Valley se non chiedendo un mutuo sulla proprietà della loro casa?
Ed è interessante che Lula si sia ispirato proprio a De Soto, uno dei più lucidi e inventivi pensatori latino-americani, ma non esattamente un studioso del suo campo ideologico. Già consulente di Fujimori, De Soto era, finora, molto più apprezzato a destra che a sinistra.
Del progetto sui titoli di proprietà delle favelas si occuperà il ministro della Giustizia, Marcio Thomaz Bastos". .
Naturalmente l'idea può funzionare se attuata in modo efficiente e preciso soprattutto sul piano burocratico. Non a caso lo stesso De Soto, se ben ricordo, dedica una notevole riflessione sull'importanza, spesso trascurata, delle moderne "conservatorie".
Insomma, non sarà un esperimento facile da gestire, ma parte sicuramente col piede giusto, se non altro perché si propone di aggredire la "questione sociale" sul piano del DIRITTO anziché su quello dei "diritti".
A chi riportasse ulteriori informazioni su questa faccenda, tutta la mia gratitudine.
Non avevo visto che avevi aggiornato questo su LULA PRESIDENTE
... ripeto la pessima scelta dei primi due atti da presidente in programma per oggi
alle 8 colazione con Hugo Chávez e alle 13 pranzo con Fidel Castro
parla Fidel, ieri a Brasilia per omaggiare Lula
http://globonews.globo.com/GloboNews/article/0,6993,A461476-476,00.html
Quarta-feira, 01/01/2003 - 23h39m
Fidel compara triunfo de Lula com sua trajetória ‘grandes líderes surgem em momentos de crise’
BRASÍLIA - Alçado à condição de grande estrela internacional da posse de Luiz Inácio Lula da Silva, o ditador cubano Fidel Castro disse que parte da vitória petista se deve às crises nacional e internacional impostas, segundo ele, pela ordem econômica mundial.
- Boa parte da vitória é fruto da crise. Os grandes líderes surgem em momentos de crise - disse Fidel.
Como exemplo, ele citou sua ascensão à Presidência de Cuba, em 1960, depois da revolução que derrubou o presidente Fulgêncio Batista
- Havia 30% de analfabetos, 90% de miseráveis.
De acordo com o ditador cubano, a mesma ordem mundial é culpada pela crise enfrentada pelo presidente da Venezuela, Hugo Chávez, outra estrela internacional da festa.
- Chávez é um homem que pensa em seu tempo, tem uma história de luta e conseguiu bons resultados. Mas hoje enfrenta uma rebelião.
Fidel ressaltou que as circunstâncias da eleição de Lula são muito diferentes
- Lula tem muito carinho. O fato de ele ser um operário é realmente extraordinário.
Fidel comparou Lula aos mártires pela libertação da América Latina, como Simon Bolívar e Juan Martí.
E fez elogios ao discurso de posse do amigo petista
- Não há ilusão alguma no seu discurso. Ele decretou guerra à fome, disse que vai fazer a reforma agrária.
Fidel ganhou um inusitado apoio em sua passagem por Brasília. Os 39 parentes e amigos de Lula, que saíram em caravana do interior de Pernambuco, fizeram manifestação na portaria do hotel onde o cubano está hospedado. A manifestação foi engrossada por integrantes do Comitê de Defesa da Revolução Cubana, que pediam a libertação de cinco revolucionários presos em Miami. Entre os manifestantes, estavam os atores Ângelo Antônio e Letícia Sabatella.
- Estamos hospedados no hotel e um amigo nos contou que Fidel estava aqui. Então resolvemos dar uma olhada - disse Letícia, que acabou indo embora sem ver o líder.
Fidel chegou a Brasília terça-feira à noite e passou toda a manhã no hotel. Na saída, apesar da segurança, ele parou e saudou manifestantes, sempre sorridente, calçando tênis pretos, sem marca aparente.
Perguntado sobre a miséria da população cubana, Fidel voltou a culpar os interesses econômicos globalizados. Admirado com a participação popular na posse, disse que o triunfo petista deve afetar toda a América Latina.
- O Brasil tem mais de oito milhões de quilômetros quadrados. É uma grande potência. E nós cubanos gostamos muito.
Último dos representantes de governos estrangeiros a sair do palco montado para as autoridades, Fidel foi encurralado por uma multidão que deixou de seguir o carro de Lula para saudar o ditador. Ao final, questionado sobre os rumos que levaram Lula ao poder, respondeu
- Caminhos diferentes levam a Roma.
ovvero Lula e Chavez grandi leader, miti contemporanei e frutti della crisi attuale. Lula e’ un grande non fosse altro perche’ ex-operaio. ribadisce che la crisi attuale e la miseria diffusa a Cuba e’ colpa degli interessi economici globalizzati. il Brasile a questo punto diviene un punto di riferimento per tutta l’America Latina. chiude con un preoccupante "Tutte le strade portano a Roma"
ricordando cosa diceva Lula di Ciro (da un'intervista al Jornal do Brasil di giugno del 2001)
"O Ciro é um dissidente que, na maioria das vezes, questiona pouco o modelo. Eles têm na cabeça a idéia de que é necessário construir um anti-Lula outra vez, um anti-PT. Acham que é isso que pode permitir que cheguem ao segundo turno. Tentam criar um clima de medo na sociedade contra o PT, repetindo o papel que fez Collor e até mesmo o que fez FH quando foi aceito pela direita."
ieri ha firmato come ministro dell'Integrazione Nazionale, Ciro Gomes, candidato all'attuale presidenza sconfitto nel primo turno, dopo essere stato accusato dallo stesso Lula di essere un anti-Lula ed il suo partito un anti-PT (il partito di Lula). la motivazione? "essersi comportato bene dopo la sconfitta al primo turno", ovvero aver appoggiato Lula al secondo turno. cosi' infatti si legge sul sito ufficiale del PPS, il partito di Ciro (se tu dai una cosa a me...)
http://www.pps.org.br/noticias/mostra_noticia.asp?id=1409
O ex-ministro e ex-governador Ciro Gomes, do PPS, é o novo ministro da Integração Nacional, conforme anunciou nesta segunda-feira à noite, em Brasília, o presidente eleito, Luis Inácio Lula da Silva. Na cerimônia em que apresentou os nomes que ainda faltavam para compor o primeiro escalão de sua equipe, Lula disse que Ciro tinha tomado “uma das mais belas atitudes, quando terminiou o processo eleitoral no primeiro turno”. “No primeiro momento e na primeira hora, ele chamou o seu partido e os seus eleitores para me apoiar imediaramente”. De barba, o ex-ministro da Fazenda levantou-se para cumprimentar os presentes e foi muito aplaudido.
brani dal discorso di insediamento di Lula
(chiaramente non manca il ringraziamento finale a Dio perche' anche gli atei devono (quasi) sempre ringraziare Dio quando assumono il potere? il quasi e' riferito al presidente uscente che, ateo dichiarato, ha avuto il buon gusto di non farlo)
http://www1.folha.uol.com.br/folha/brasil/ult96u44276.shtml
Lula anuncia combate à fome e à corrupção como prioridade
da Folha Online
Combate à fome, corrupção e impunidade foram as "palavras de ordem" nos discursos do presidente Luiz Inácio Lula da Silva, que tomou posse hoje e se tornou o 39º chefe de Estado brasileiro. Lula fez dois discursos um, após ser empossado no Congresso. Outro, no parlatório em frente ao Palácio do Planalto, para um público estimado em 150 mil pessoas.
Lula, 57, recebeu a faixa presidencial das mãos do presidente Fernando Henrique Cardoso, 61, no parlatório. Era a primeira vez em 40 anos que um presidente eleito democraticamente passou a faixa a um sucessor também eleito pelo voto direto.
No Congresso, Lula discursou por 42 minutos. Ele reafirmou compromissos com as questões sociais, mas criticou o modelo econômico adotado pelo governo tucano.
Lula iniciou o discurso com a palavra "mudança". Segundo o petista, a palavra-chave de sua gestão. Para ele, a sua eleição e a de seu vice, José de Alencar (PL), expressam a vontade de mudança da sociedade brasileira.
"Essa foi a grande mensagem da sociedade brasileira. A esperança finalmente venceu o medo e a sociedade decidiu que estava na hora de trilhar novos caminhos."
Após criticar o modelo adotado por FHC, ele comprometeu-se a aprovar as reformas Previdenciária, Tributária, Trabalhista, Política e Agrária.
"Diante do esgotamento de um modelo que produziu estagnação, desemprego e fome e fracasso da cultura do individualismo e indiferença perante o próximo e desesperança da família, precariedade da segurança nacional e desrespeito aos mais velhos e desalentos aos mais novos, a sociedade brasileira escolheu mudar e começou ela mesma a promover a mudança necessária", disse.
O presidente disse que mudanças que pretende fazer no país serão "continuadas", sem "atropelos" ou "atos voluntaristas".
Paciência
Lula pediu paciência e perseverança à população e afirmou que será preciso "manter sob controles as ansiedades sociais", para que elas sejam atingidas no prazo justo. Ele convocou um mutirão cívico contra a fome.
"O Brasil proclamou a independência e a abolição da escravatura, mas não acabou com a fome (...) industrializou-se e adquiriu um moderno parque industrial, mas não venceu a fome. Isso não pode continuar assim. Enquanto houver um irmão brasileira ou uma irmã brasileira passado fome teremos motivo de sobra para nos cobrir de vergonha."
Corrupção
O presidente frisou no discurso que o combate à corrupção, à impunidade e à cultura da impunidade serão prioridades em seu governo.
"Vamos combater a corrupção e enfrentar com determinação a cultura da impunidade que prevalece em certos setores. Não permitiremos que a corrupção, a sonegação e o desperdício continuem privando a população de recursos que são seus e que poderiam ajudar na sua dura luta pela sobrevivência", disse ele, que foi aplaudido pelos presentes à sessão.
Inflação
Lula ressaltou compromissos no combate à inflação. Segundo ele, isso não vai impedir o país de crescer, mas o crescimento deverá observar a responsabilidade fiscal e a defesa da moeda nacional.
"Vamos criar as condições macroeconômicas para que haja crescimento sustentável responsável, além de fazer um combate implacável à inflação", afirmou o presidente.
Política externa
Luiz Inácio Lula da Silva disse que pretende reafirmar em seu governo a soberania brasileira e mostrar ao mundo "a que o Brasil foi criado". "Essa nação que se criou sobre o céu tropical tem que dizer a que veio afirmando a sua presença soberana e criativa no mundo", disse.
Numa menção indireta aos Estados Unidos _representado por uma espécie de desafeto de Lula, Robert Zoellick_ o presidente disse acreditar que não deve haver hegemonia de nenhum país no cenário internacional.
"A democratização das relações internacionais, sem hegemonia de qualquer espécie, é importante para o desenvolvimento da humanidade", afirmou. Destacou que o principal compromisso do Brasil será com os países da América do Sul.
Ao comentar a crise no Oriente Médio, Lula foi aplaudido longamente pelos convidados. Lula disse que decisões do Conselho de Segurança da ONU (Organização das Nações Unidas) devem ser seguidas por todos os países e que a crise precisa ser resolvida de forma pacífica.
As afirmações levaram os convidados a gritar palavras de apoio a Lula e garantiram mais aplausos do que as declarações do presidente sobre temas como a fome no Brasil.
Em relação à Alca (Área de Livre Comércio das Américas), Lula afirmou que lutará por regras mais justas e que beneficiem o país. "O Brasil combaterá o protecionismo e lutará pela eliminação de barreiras e tratará de obter regras mais justas e adequadas a um país em desenvolvimento", afirmou.
O presidente Lula afirmou ainda que todos os acordos de sua política externa terão como objetivo o bem-estar do povo brasileiro. "O ser humano é resultado último das negociações, não adianta firmar acordos que não se transformem em benefícios para o nosso povo."
Restabelecer as negociações do Mercosul e lutar pela aproximação e desenvolvimento dos países do Continente será prioridade do novo governo. "A grande prioridade de política externa será a construção de uma América do Sul estável politicamente e desenvolvida. Para isso, devemos revitalizar o Mercosul, enfraquecido pelos seus próprios membros", disse.
Violência
A violência também foi tema do discurso de Lula que associou o problema à diminuição das diferenças entre as classes sociais. "Inicio este mandato com a firme decisão de colocar o governo federal unido com os governos estaduais em uma política determinada pela nossa segurança pública."
O presidente afirmou que pretende reprimir violência e reduzir a criminalidade nas cidades. "Se conseguirmos andar em paz nas ruas e casas, daremos extraordinário impulso de construir convívio respeitoso com as diferenças."
História e Deus
Ao terminar o discurso, Luiz Inácio Lula da Silva citou sua história como exemplo para o país. "Cada um de nós brasileiros sabe que o que fizemos não foi pouco mas que podemos fazer muito mais. Como eu, por exemplo, que saí de menino pobre que vendia amendoim, que se tornou torneiro mecânico, líder sindical e fundou o Partido dos Trabalhadores, e assume agora o posto de supremo mandatário da nação. Vejo que nós podemos muito mais."
Lula pediu para que o povo brasileiro acredite mais em si e que tenha disposição para fazer mudanças. "Estamos começando uma nova história, como nação altiva, nobre, afirmando-se corajosamente ao mundo como nação de todos, de raça, de etnia, de crença. Este é o país do novo milênio por sua riqueza cultural, amor a natureza, competência intelectual, pelo calor humano, mas sobretudo, pelos dons e poderes de seu povo."
O presidente encerrou seu discurso dizendo que "estamos vivendo hoje o dia do reencontro do Brasil consigo mesmo", e agradeceu a Deus por chegar onde chegou hoje, assumindo a presidência do Brasil.
Além disso, adaptando uma antiga frase cristã, o presidente pediu a Deus "sabedoria para governar, discernimento para mudar, serenidade para administrar, coragem para decidir e um coração do tamanho do Brasil para se unir a cada cidadão no dia-a-dia dos próximos quatro anos."
Modificato da - Andrea Fontana il 02/01/2003 044217
dal New York Times del 29/12/02
Departing President Leaves a Stable Brazil
By LARRY ROHTER
RIO DE JANEIRO, Dec. 28 — When Fernando Henrique Cardoso leaves office on Wednesday, it will mark the first time in more than 40 years that one elected civilian president here has handed over power to another. Mr. Cardoso thus ends as he began eight years ago serving as Brazil's great stabilizer.
In a country ruled by a military dictatorship from 1964 to 1985 and often afflicted with economic crises, that means a lot. Mr. Cardoso's efforts at strengthening political institutions have culminated in a clean election that resulted in the victory of an opposition candidate, Luiz Inácio Lula da Silva of the leftist Workers' Party, and a transition process smoother than any Latin America's largest country has experienced.
"This president has always shown total respect for all democratic norms and demonstrated extraordinary tolerance and patience," Hélio Jaguaribe, one of the country's leading intellectuals, said this week. "The result is the consolidation of Brazilian democracy, which today is solid and exemplary."
A sociologist with a doctorate and more than a dozen books to his name, Mr. Cardoso was initially thought by some to be too cultured to withstand the rough and tumble of Brazilian politics. But in a poll published this month, Brazilians named him the best president in their history.
Nevertheless, Mr. Cardoso, who was prohibited from running for a third term, was unable to assure the election of his party's candidate as his successor. Frustration over continuing social inequalities and the economy's sluggish performance gave Mr. da Silva, who had lost in the first round to Mr. Cardoso in 1994 and 1998, a resounding victory.
To appreciate Mr. Cardoso's accomplishments, Brazilians need only look at two of their troubled neighbors. Facing many of the same challenges, he has managed both to steer Brazil away from the economic chaos that has engulfed Argentina and to avoid the political intransigence and confrontation that has paralyzed Venezuela and threatens to topple President Hugo Chávez.
Mr. Cardoso's other historic achievement is taming inflation, which for decades had eroded the standard of living here, acting as a hidden tax whose cost was borne primarily by the poor. Since 1995, total inflation is 70 percent, or about the same as the figure recorded during one particularly bad month in the early 1990's, before Mr. Cardoso oversaw creation of a new currency and imposed fiscal discipline.
"He didn't just carry out a policy, he confronted and changed an entire culture" based on expectations of rising prices, said Candido Mendes, one of Brazil's leading social scientists. "Brazilians can now save money or spend their salaries on the assumption that prices won't change during the month, and the impact in terms of financial planning, quality of life and the ability to purchase consumer goods on the installment plan has been tremendous."
Wall Street has also liked Mr. Cardoso, largely because he sold off state-owned companies and opened the economy to outside competition and investment. In addition, he has modernized the federal bureaucracy government banks and development agencies that long functioned as patronage machines have been separated from political control, reducing opportunities for corruption and cutting the cost of delivering social services nearly in half.
At the same time, Mr. Cardoso has managed to keep the Brazilian economy expanding. Growth rates are far lower than under the military dictatorship, but "in spite of all the international problems that have occurred, Brazil over these eight years has had the highest average rate of growth since the country returned to civilian rule," said Albert Fishlow, director of the Brazilian studies program at Columbia University.
Throughout his years in office, especially during a difficult second term, Brazilians tended to fault Mr. Cardoso for not doing more to reduce the country's tremendously skewed distribution of income. As Mr. da Silva kept reminding voters during the recent campaign, Brazil remains one of the most socially unjust countries in the world, with less than 10 percent of the population controlling about half the nation's wealth.
Yet in many other important areas, Mr. Cardoso's two terms have brought significant social gains, with the bulk of benefits going to Brazil's poorest citizens. In October, the United Nations Development Program named him the first winner of a new prize for outstanding leadership, saying that his administration "has overseen important human development progress in Brazil," especially in the areas of education, health and agrarian reform.
Despite budget restrictions, imposed to meet deficit targets demanded by the International Monetary Fund, Mr. Cardoso's government has invested extensively in education. High school enrollments in this nation of 175 million have expanded by more than a third, the number of students entering college each year has doubled, and the number of Brazilian children not attending school at all has dropped to 3 percent, compared with about 20 percent a decade ago.
Similar gains have been recorded in health statistics. Although residents of urban areas complain that medical care is still inadequate, the Cardoso administration made the poorest rural areas its priority, opening clinics, training doctors and nurses and making more drugs available at lower prices.
The result has been a 25 percent decrease in infant mortality rates. In addition, deaths from AIDS have been reduced by two-thirds, the United Nations noted in its citation for Mr. Cardoso, because of extensive preventive campaigns and free medicine distribution that resulted from a confrontation in which Brazil threatened to break patents on expensive drugs and manufacture its own generic versions.
Mr. Cardoso's government has also undertaken agrarian reforms. Since 1995, about 588,000 landless peasant families — compared with less than half that number during the previous three decades — have been resettled on homesteads.
"I think that history will view Fernando Henrique Cardoso more kindly than he is seen at present, when people are frustrated at the inability to have the kind of resurgence that everyone had hoped for," Dr. Fishlow said. "The truly impressive thing is that he has governed during very difficult times, and in spite of that has produced results."