"La Repubblica", GIOVEDÌ 30 NOVEMBRE 2006
Pagina 9 - Esteri
Il ministro degli Esteri rivela: Scaramella, consulente di Guzzanti, provò ad offrirsi al Sisde e fu respinto
"Mitrokhin, indaghi il Parlamento"
D´Alema: è un´altra vicenda torbida. Bertinotti: interverremo
Il senatore Paolo Guzzanti difende l´ex consulente: "È stata una persona sempre corretta e precisa"
--------------------------------------------------------------------------------
ROMA - «Il Governo non fa indagini, cerca di governare il Paese. Spetta al parlamento, se lo vuole, indagare sui contatti che il consulente della commissione Mitrokhin, Mario Scaramella, ebbe con ex agenti del Kgb». Lo ha detto ieri alla camera il ministro degli Esteri Massimo D´Alema. Ma ciò che non può fare il governo, sarà invece fatto dal parlamento: «approfondiremo gli elementi che ci riguardano istituzionalmente», ha replicato Fausto Bertinotti, presidente della Camera. È stato ancora D´Alema a chiarire gli aspetti politici del caso sorto sui rapporti fra la commissione Mitrokhin e Scaramella, il consulente indagato dalla procura di Napoli e dal pm romano Pietro Saviotti. E risultato negativo, ieri, al test effettuato a Londra sulla contaminazione da Polonio 210.
«Il governo - ha spiegato il titolare della Farnesina - ha solo accertato se Scaramella avesse avuto o abbia rapporti con i servizi segreti. Ma è emerso che l´ex consulente della Mitrokhin non ha avuto né ha rapporti organici con i servizi segreti: in due occasioni ha contattato esponenti del Sisde, i quali, per informazioni precedentemente acquisite, hanno invitato lo Scaramella a desistere, scaricandolo». Ma la vicenda Mitrokhin, per D´Alema, farebbe parte di un´unica regia. «Il ripetersi di episodi simili - ha commentato il ministro - tra intercettazioni, creazione di dossier e indagini non autorizzate, fa pensare che siano accadute cose sgradevoli e che poco hanno a che fare con un Paese democratico. Perché questo soggetto fosse il principale collaboratore del presidente della commissione parlamentare, Paolo Guzzanti, è una cosa che sottopongo al giudizio del pubblico». Paolo Guzzanti, senatore di Forza Italia, ha reagito sdegnato, ieri, alle accuse di essersi avvalso di un consulente poco affidabile. Dopo aver chiesto di essere ascoltato dal Copaco («mi presenterò come accusatore e non come accusato»), ha denunciato di essere vittima di «una caccia alle streghe scatenata dal maccartismo rosso di D´Alema e dei suoi compagni». Quindi, ha difeso il suo consulente. «Mario Scaramella - ha dichiarato il senatore - è una persona in gamba, che mi ha sempre fornito informazioni corrette, precise e molto inquietanti sulla continuità del vecchio Kgb con l´attuale Fsb e Svr». Gli ha risposto, contraddicendolo, Valter Bielli, capogruppo dell´allora minoranza di centrosinistra nella commissione Mitrokhin. «In più di un´occasione - ha detto Bielli - abbiamo sollevato dubbi in commissione sulla serietà di Scaramella. Della sua presenza abbiamo avuto notizia solo dopo alcuni episodi poco chiari: la sparatoria di Napoli, il presunto ritrovamento di armi da guerra a Teramo, la presenza, mai verificata, di una valigia con barre di uranio a Rimini. Ci aveva insospettito il suo curriculum nel quale Scaramella s´era dato incredibili qualifiche, come ‘responsabile delle operazioni di reimpiego spaziale delle infrastrutture missilistiche per la distruzione di massa´. O ‘coordinatore delle operazioni di lancio di missili balistici R29R da sottomarini nucleari della marina russa per il posizionamento in orbita di sensori per la sicurezza ambientale´. O, anche, ‘consulente di San Marino per la sicurezza dello stato´. Per quest´ultima qualifica fu sbugiardato proprio da San Marino. Ma come faceva Guzzanti a dare credito a una persona del genere? Io ho denunciato in commissione che c´era qualcosa di anomalo in quel consulente. Ma il presidente non mi ha mai dato retta».
www.sole24ore.com
Caso Mitrokin: Scaramella condannato a 4 anni
commenti - | | 14 febbraio 2008
È stato condannato a quattro anni di reclusione, previo patteggiamento della pena, Mario Scaramella, già consulente della disciolta Commissione Mitrokhin accusato dalla procura di Roma di traffico di armi e di calunnia aggravata.
La sentenza è stata emessa oggi dal gup Marco Patarnello.
Scaramella, detenuto da 14 mesi (gli ultimi dei quali presso il domicilio), è tornato in libertà e, sostanzialmente, ha già chiuso i conti con la giustizia poichè la parte rimanente di pena da scontare è coperta da indulto. L'imputato era presente in aula, ma non ha fatto dichiarazioni.
Il pm Pietro Saviotti contestava a Scaramella, difeso dagli avvocati Sergio Rastrelli, Massimo Khrog e Gianluca Bucciero, il traffico di armi in relazione alla scoperta di due lanciagranate, prive di innesco, a bordo di un furgone fermato in provincia di Teramo. I due ordigni, indicò falsamente Scaramella, secondo l'accusa, in una denuncia depositata nel commissariato Dante di Napoli, dovevano essere utilizzati per un attentato ai danni suoi e dell'ex presidente della commissione Mitrokhin, Paolo Guzzanti. Scaramella aggiunse di avere appreso tali notizie da fonti confidenziali russe, in particolare dall'ex colonnello delle Fsb Alexander Litvinenko, ucciso lo scorso anno da un cocktail radioattivo a base di polonio 210, in un locale di Londra.
L'accusa di calunnia aggravata faceva invece riferimento a false circostanze attribuite da Scaramella ad Alexander Talik, ex ufficiale del Kgb indicato come ideatore dei falsi attentati, e ad Andrei Ganchev, già collaboratore dello stesso ex consulente della Mitrokhin.
A Roma Scaramella è ancora sotto inchiesta per associazione a delinquere nell'ambito di un'inchiesta riguardante una serie di presunte truffe, circa un milione di euro, ai danni del Parco nazionale del Vesuvio. I difensori dell'indagato, secondo quanto si è appreso, sarebbero intenzionati a sollecitare un allargamento del patteggiamento di oggi anche a quei fatti. In caso di accoglimento la pena, in continuazione a quella decisa oggi, porterebbe a una condanna complessiva di circa quattro anni e quattro mesi e 20 giorni di reclusione. Anche l'eventuale estensione della pena rientrerebbe nell'indulto.
CASO MITROKHIN: GUZZANTI (FI), SEGNALERO' A VIGILANZA RAI DICHIARAZIONI CASELLI A 'BALLARO'
Roma, 31 ott. - (Adnkronos) - 'Il giudice Giancarlo Caselli ha dichiarato ieri sera su Rai Tre, nel programma Ballaro', che appoggia l'istituzione di una commissione parlamentare sul G8 di Genova,«purche' indaghi a 360 gradi, non come quelle Mitrokhin o Telekom Serbia».In quanto ex presidente della Commissione parlamentare bicamerale sul dossier Mitrokhin e sull'attivita' di intelligence italiana, sottoporro' alla Commissione di Vigilanza Rai la questione del trattamento del lavoro della Mitrokhin nel servizio pubblico radiotelevisivo'. E' quanto afferma il senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti.
'E' ormai considerato normale -osserva Guzzanti- gettare fango sui risultati di quattro anni di lavoro di venti deputati e venti senatori, con giudizi sommari, senza processo ne' contraddittorio. Ho quindi il dovere di difendere l'onorabilita' del Parlamento della Repubblica, di fronte alle conseguenze di una campagna mediatica di distruzione dell'immagine della commissione che ho avuto l'onore di presiedere nella scorsa legislatura'.
'Oltre alla protesta-annuncia Guzzanti- faro' in Commissione di Vigilanza Rai anche la richiesta che il servizio pubblico, che dovrebbe avere l'obbligo della completezza dell'informazione, si decida infine ad affrontare il tema della Commissione Mitrokhin, specialmente oggi, alla vigilia del primo anniversario del martirio di una fonte riservata della Mitrokhin: l'esule russo Alexander Litvinenko, avvelenato esattamente un anno fa nell'hotel Millennium di Londra".
"la Repubblica", VENERDÌ, 12 OTTOBRE 2007
Pagina 10 - Interni
Caso Mitrokhin
Scaramella, chiusa l´inchiesta; arriva il rinvio a giudizio
--------------------------------------------------------------------------------
ROMA - Calunnia continuata e aggravata ai danni di Alexander Talik, ex ufficiale dei servizi segreti russi, e concorso in importazione, detenzione e porto di munizionamento da guerra, di esplosivo e di armi. Con queste accuse, il pm Pietro Saviotti ha chiuso l´inchiesta contro Mario Scaramella, ex consulente della Commissione Mitrokhin, arrestato alla vigilia del Natale e ora ai domiciliari. Presto la richiesta di rinvio a giudizio.
:twisted: UNA TRAVERSA DI VIA NAZIONALE ...
VERSO IL COLLE DEL QUIRINALE ...
UN PO' PRIMA ED ECCOLA ........
QUELLA E' LA FAB BR ICA DEI VELENI ....
HI HI .......... DI TUTTI I VELENI ........................ :twisted:
www.pattochiaro.net
la solitudine dei numeri primi ...
i primi 12 articoli della nostra Costituzione
Avete visto!? Cosa vi dicevo!
Lanciare uno stronzo a forma di boomerang implica che, salvo condizioni atmosferiche particolari, esso dopo un certo numero di rotazioni torna al mittente.
Nella fattispecie dopo averlo lanciato a destra torna a sinistra, e viceversa.
Il teatrino continua.
Bon apetit monsieur Prodì.
E' per questo che Bertinotti parla di ricatto?
Mai lanciare stronzi a forma di boomerang!
(10 luglio, 2007) Corriere della Sera
il Caso
Le domande della «Mitrokhin» custodite nell' archivio di Pompa
Tra i documenti le richieste fatte dalla Commissione a Battelli, ex capo Sismi
ROMA - Ci sono anche carte provenienti dai computer di Pio Pompa agli atti dell' archivio ufficiale del Sismi. Quelle trovate finora dalla commissione insediata dal neo-direttore Bruno Branciforte si riferiscono soprattutto ad «analisi» e «quadri di situazione» su teatri di guerra come l' Iraq o l' Afghanistan, o altri lavori effettuati sulle cosiddette «fonti aperte». Tutto regolare, dunque, come ha sempre dichiarato il generale Nicolò Pollari? Il lavoro non è ancora terminato, e comunque gli interrogativi sui documenti custoditi nell' ufficio di via Nazionale restano, così come quelli sul lavoro svolto dal «consulente» dell' ex direttore. Nei prossimi giorni il capo dell' intelligence militare riferirà al ministro della Difesa Arturo Parisi l' esito delle sue verifiche e in quella sede si deciderà se Pompa debba essere sospeso dall' incarico che ricopre attualmente presso la sede distaccata della Cecchignola. Tra i documenti finiti sotto sequestro ci sono tre fogli dattiloscritti senza data nè intestazione, con sette domande da rivolgere all' ex capo del Sismi, l' ammiraglio Gianfranco Battelli. Oggetto: l' attività del servizio segreto militare sull' affare Mitrokhin. Pompa, dunque, non si occupava soltanto di controllare le mosse di politici, magistrati e giornalisti. Seguiva da vicino i lavori della commissione, tanto da custodire un elenco di questioni che sembra stilato per incalzare il predecessore del suo capo. E quindi per conoscere l' attività di verifica sull' esistenza di una rete di spie che il Kgb avrebbe infiltrato nel nostro Paese. E anche in questo caso avrebbe avvalorato ipotesi che si sono poi rivelate false. Il primo quesito mira a scoprire «se la documentazione relativa al rapporto Mitrokhin sia stata archiviata e tenuta nascosta per almeno cinque anni, in quanto da egli ritenuto materiale non contenente gli estremi della fattispecie regolante la notitia criminis e, quindi, dell' obbligo di inoltrare gli atti all' autorità giudiziaria. Cosa che sarebbe invece puntualmente avvenuta non appena appresa la notizia dell' imminente pubblicazione del rapporto Impedian». Walter Bielli, ex deputato Ds e componente della commissione, ricorda bene come nel corso dei lavori «si sia cercato di mettere in difficoltà Battelli proprio su questo punto». Ma non solo. Grande attenzione fu riservata anche alla possibile esistenza di un secondo dossier. «Paolo Guzzanti, che di quella commissione era il presidente - ricorda Bielli - sosteneva di aver saputo che esisteva un altro rapporto, ma quella copia non è mai arrivata. Anzi, fu allegata agli atti una nota dei servizi segreti che escludeva che esistesse». Nel documento trovato nell' archivio di Pompa, questa ipotesi viene invece avvalorata. E infatti la seconda domanda è formulata per sapere «se nel periodo precedente la pubblicazione egli abbia avuto dai Servizi inglesi una bozza del dossier e se in quell' occasione abbia chiesto al mittente di eliminare dal testo un certo numero di nomi. Richiesta che, a quanto pare, sarebbe stata prontamente accolta. E se tali nomi siano tuttora presenti nei rapporti conservati presso il Sismi e nel fascicolo inviato alla procura». È possibile che i tre fogli conservati da Pompa siano stati preparati per essere consegnati a uno dei commissari. «Il centrodestra - spiega Bielli - batteva molto sulle possibili manipolazioni del rapporto Mitrokhin e sull' ipotesi che alcune parti fossero state modificate o addirittura cancellate. Così come sulle informazioni trasmesse al ministero della Difesa sulla vicenda». Anche di questo si trova traccia nei tre fogli trovati nell' archivio di Pompa. L' ultimo quesito per Battelli mira infatti a sapere «se egli sia al corrente degli appunti e dei documenti inerenti il caso in questione, fatti pervenire dai due direttori dei Servizi ai ministri della Difesa dell' epoca o ad altre cariche dello Stato». E si chiude con un suggerimento: «In caso affermativo richiesta di acquisire tale carteggio qualora non in possesso della commissione».
MITROKHIN, IL DOSSIER E L' INCHIESTA
L' archivista e le schede.
Nel 1999 il Times pubblica le anticipazioni del lavoro di un professore di Cambridge che ha avuto accesso alle carte di Vassili Mitrokhin: l' ex archivista del Kgb che dal ' 72 all' 84 copiò documenti riservati creando un corposo dossier di 645 schede con nomi di politici, giornalisti e professionisti che avrebbero aiutato i servizi segreti sovietici.
Guzzanti e la commissione.
Nel 2002 si istituisce la commissione d' inchiesta sul dossier, presieduta dal senatore Paolo Guzzanti (FI). Nel 2004 la procura di Roma iscrive nel registro degli indagati Prodi, D' Alema e altre 19 persone. Nel 2006 la procura di Roma invia al Tribunale dei ministri la richiesta di archiviazione («Le scelte e le determinazioni assunte in relazione al dossier non rilevano sotto il profilo penale»), accolta ad ottobre.
Sarzanini Fiorenza
"La Stampa", 13 Giugno 2007, pag. 19
Nuovo ordine di arresto: truffa al Parco Vesuvio
Il Gip: impressionante e sfacciato uso di illeciti
Tutte le bugie della spia Scaramella
FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
Un’altra tegola finisce sul capo di Mario Scaramella, il fantasmagorico consulente di Guzzanti che si trova in carcere dal Natale scorso, l’uomo che temeva di essere stato contaminato con il polonio. Per Scaramella è scattato un ulteriore ordine di arresto. Sei mesi di indagini a cura dei carabinieri del Nucleo ecologico e della procura di Roma hanno permesso di ricostruire l’attività fin qui misteriosa dell’associazione Ecpp (Enviromental crime prevention program) di cui era fondatore e leader. E di nuovo si parla di millanterie, furbizie, impicci. L’Ecpp si occupava di crimini ambientali. Organizzava convegni. Forniva consulenze. Ma soprattutto curava per conto dell’Ente parco Vesuvio la demolizione di edifici abusivi. Secondo il gip romano Guglielmo Muntoni, si trattava di «una serie di truffe ai danni dell’Ente con conseguimento di illeciti profitti per circa un milione di euro». L’uomo è descritto al centro di «un impressionante crescendo di illegalità» portate avanti «con sempre più sfacciataggine».
Riecco infatti lo Scaramella che conoscevamo. La Ecpp, ad esempio, anche se Scaramella l’ha presentata come organizzazione di diritto pubblico internazionale, «non risulta accreditata presso organismi internazionali di tutela ambientale, né è riconosciuta dai governi».
La scalata
Le pagine scritte dalla magistratura restituiscono il profilo di uno che arraffa di qui, s’appoggia di là, alla fine ottiene un mandato e lo moltiplica per tre. Il primissimo passo della Ecpp passa per una raccomandazione. È il 1998: la Campania è governata da Antonio Rastrelli, un esponente importante di Alleanza nazionale. Mario Scaramella è suo nipote (l’area politica è quella: Scaramella era stato da giovane il segretario regionale dei Gruppi di Ricerca Ecologica, un’associazione ambientalista vicina all’ex Msi) e il Governatore pensa bene di dargli una mano. Una spintarella.
Ha raccontato ai carabinieri Maurizio Frassinet, allora presidente del Parco: «Fu lo stesso Scaramella a contattarmi dopo aver saputo della mia nomina a presidente del Parco. Conoscevo Scaramella sin da adolescente, poiché io ero un esponente del Wwf Campania e Mario aveva iniziato a frequentare la sezione».
Scaramella gli chiede di nominarlo consulente del parco. Subito accontentato. Frassinet spiega: «Siccome era anche nipote dell’allora presidente della regione Campania, onorevole Antonio Rastrelli, il quale, d’intesa con il ministro dell’Ambiente, Ronchi, mi conferì l’incarico di presidente del Parco, non ebbi nulla in contrario». Conclusioni pungenti del gip Muntoni: «Un riguardoso ringraziamento». È da lì, da quella nomina a consulente, che comincia la sua scalata al cielo dei finanziamenti. Il direttore generale del parco, Carlo Bifulco (arrestato anche lui), gli conferisce un incarico semestrale di consulente, poi prorogato a lungo. Noleggia un elicottero e mantiene rapporti sempre più stretti con le forze di polizia. Lui stesso a volte gioca sul filo dell’ambiguità. Una volta si presenta come «funzionario governativo» (dal racconto di Antonio Annunziata: «L’8 dicembre 2004 venne a casa mia tale Scaramella che si presentò come funzionario di governo...»). Oppure come «funzionario del ministero dell’Ambiente». Grazie alle demolizioni entra nelle case e prova a esercitare il mestiere per cui si sentiva più vocato: l’agente segreto. «Disse a mio nipote, in presenza del suocero - ha raccontato il signor Gennaro Mirando - che se avesse fornito il nominativo di un latitante del clan Russo, persona a noi sconosciuta, avrebbe sospeso le operazioni di demolizione».
Gli illeciti
Il solito Scaramella, insomma. Uno che anche quando si muoveva alle falde del Vesuvio non si capiva se era un consulente del parco, un agente di polizia o uno 007. Ci fu una volta che andò a demolire un fabbricato abusivo con un esercito di poliziotti a scortarlo: quattro persone in abiti civili, quindici agenti e un ispettore del commissariato di San Giuseppe Vesuviano. Ma in fondo è comprensibile: pochi mesi prima, a Ercolano, durante un sopralluogo, gli avevano sparato contro e le due guardie penitenziarie che lo accompagnavano, in borghese, avevano risposto al fuoco. Lui poi disse che c’entrava il Kgb, e che l’agguato era legato alla sua nuova veste di consulente della commissione Mitrokhin, ma in Parlamento non ci hanno mai creduto.
Le prime demolizioni a San Giuseppe Vesuviano e Terzigno, secondo il magistrato erano regolari. Ma presto subentrarono gli illeciti. «Nel 2003 emergono le prime gravi irregolarità in relazione a nuove demolizioni a S. Anastasia e a Terzigno: viene indetta una gara fittizia cui vengono invitate solo ditte che non avrebbero mai potuto partecipare».
Curiosamente, o forse no, considerando la sua passione per lo spionaggio, Scaramella si circondava di dipendenti russi o ucraini anche per il lavoro di demolitore. Da ieri risulta indagato pure l’interprete russo Ganchev. La magistratura ha scoperto che fu lui, Ganchev, a far assumere altri tre cittadini russi: Nikolay Slevzov, Alexandr Lobanov e Alexander Talik. Quest’ultimo è un ex agente del Kgb, che poi Scaramella ha indicato come uno degli organizzatori del finto attentato ai danni di Paolo Guzzanti. Talik è stato prosciolto nei giorni scorsi.
Mario Scaramella, avvocato napoletano, è salito alla ribalta internazionale lo scorso anno, quando fu avvelenamento l'ex agente russo Aleksandr Litvinenko. E’ stato utilizzato come investigatore e consulente nella controversa Commissione Mitrokhin, istituita dal governo Berlusconi nel 2002 sotto la presidenza dal senatore Paolo Guzzanti, per far luce su presunti contatti tra il Kgb e alcuni politici italiani, tra cui il presidente del Consiglio, Romano Prodi. Alla vigilia di Natale del 2006, Scaramella è stato arrestato dalla Digos a Napoli con l'accusa di traffico internazionale d'armi e violazione del segreto d'ufficio. Da allora è recluso nel carcere di Regina Coeli, dove è stato raggiunto dal nuovo ordine di custodia. Gli investigatori hanno fatto luce su di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di truffe ai danni dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio: avrebbero conseguito illeciti profitti per circa un milione di euro per la demolizione di opere abusive all’interno del Parco, in realtà eseguite solo parzialmente. Le persone indagate per la truffa sono nove.
"La Stampa", 13 Giugno 2007, pag. 2
La Forleo contrattacca: “Ricordatevi il caso Scaramella-Guzzanti”
Retroscena
Denuncia con polemica
ROMA
Rispondendo alle sollecitazioni dei presidenti di Camera e Senato, Bertinotti e Marini, e al Guardasigilli Mastella, alla vigilia dell’udienza nella quale sarebbero state depositate le intercettazioni Antonveneta-Bnl, il gip Clementina Forleo non solo aveva spiegato quali misure avrebbe adottato per evitare la fuga di notizie, ma aveva denunciato, non senza una implicita polemica, una sorta di politica di due pesi e due misure. «Va rilevato come da ricerche di recente compiute dalla scrivente su casi analoghi inediti, prima che il gip procedesse all’inoltro al Parlamento degli atti concernenti le conversazioni ritenute rilevanti, le stesse erano state poste a disposizione delle parti in forma cartacea e in particolare proprio attraverso trascrizione».
Insomma, un precedente c’è, e nessuno - né del centrodestra né del centrosinistra - ha sollevato dubbi, perplessità o critiche. E il precedente («allegato numero 5», dice la Forleo) è quello Scaramella-Guzzanti, le intercettazioni «indirette» tra il consulente della commissione Mitrokhin, Mario Scaramella appunto, e il suo presidente, il senatore forzista Paolo Guzzanti. L’allegato numero 5, infatti, è il decreto di fissazione di udienza del gip romano Guglielmo Muntoni, la stessa, per capirci, che è iniziata lunedì a Milano e che al termine della quale il gip Forleo dovrà decidere se inviare a Camera e Senato le 73 intercettazioni che coinvolgono i sei deputati e senatori dei Ds e di Forza Italia.
In questo decreto - l’udienza si è svolta il 18 gennaio scorso - scrive il gip Muntoni: «Il pubblico ministero ha trasmesso le registrazioni, i verbali, i decreti e gli altri atti relativi alle intercettazioni compiute nel procedimento, con specifico riferimento alle conversazioni oggetto della richiesta ex art.6 comma 2 legge 140/2003». E cioè quelle intercettazioni tra il senatore e il consulente che il gip Muntoni doveva decidere se utilizzare, e per farlo doveva chiedere l’autorizzazione alla Giunta del Senato (dopo averle spedite a palazzo Madama, la Giunta sta discutendo se dare il via libera alla loro utilizzazione). Dunque, al momento della fissazione dell’udienza, nel processo Scaramella, le intercettazioni tra il consulente della Mitrokhin e il suo presidente, il senatore Guzzanti erano già state trascritte e messe agli atti della inchiesta. Ricorda infatti il gip Muntoni: «Tutte (le intercettazioni, ndr) integralmente trascritte alle pagine 45/72 della informativa del 23 febbraio del 2006 della squadra mobile, sezione 2^, della Questura di Napoli». La puntualizzazione del gip Forleo non sembra aver prodotto risultati. Le polemiche, oggi, hanno tutte come obiettivo la fuga di notizie milanese.\
"La Repubblica", GIOVEDÌ, 24 MAGGIO 2007
Pagina 24 - Esteri
LA LETTERA
"Non ho rovinato io la vita di quei cittadini ucraini"
PAOLO GUZZANTI
--------------------------------------------------------------------------------
Signor Direttore, ai sensi delle vigenti leggi sulla stampa, La invito a pubblicare la seguente smentita secondo le modalità di spazio e di grafica prescritte. Sul numero odierno del giornale che Ella dirige, il signor Carlo Bonini afferma falsamente che io sarei stato fra coloro che hanno determinato l´incriminazione, l´arresto e la detenzione dei cittadini ucraini ieri assolti a Teramo, avendomi egli incluso fra quelli che avrebbero "distrutto la vita" degli imputati ora assolti. Ciò è oltre che falso gravemente lesivo della mia dignità sicché, fatta salva ogni ulteriore azione, smentisco quanto scritto dal Bonini dal momento che non ho mai in alcun modo, attivo o passivo e nemmeno occasionale, fornito notizie o preso iniziative di alcuna sorta su una vicenda di cui venni a conoscenza ad arresti avvenuti attraverso la stampa. Di conseguenza è falso scrivere che io avrei responsabilità nell´aver "distrutto la vita" degli ucraini, mentre semmai la mia vita è stata distrutta a partire dal 26 novembre 2006 da una catena di interviste dello stesso Bonini a Limarev, Gordievsky e Bukovsky che si sono tutte rivelate, come mi hanno certificato su nastro o per iscritto gli intervistati, un misto di falsità e di manipolazione. Vero è, come capziosamente ricorda Bonini, che ho testimoniato nell´ottobre 2006 al processo di Teramo dove confermai ai magistrati che mi avevano convocato di non aver avuto alcuna parte nella raccolta di notizie sugli ucraini e dove ho espresso una "ragionevole convinzione" circa la credibilità della minaccia di un attentato. Tale opinione è stata da me espressa alla fine del processo, dunque senza che potesse in alcun modo produrre effetti, specialmente retroattivi. Quanto al diritto di opinione, opino che la verità dell´intera e torbida vicenda che vede il Suo giornale protagonista attivo, non soltanto non sia stata ancora trovata, ma resta per ora ben occultata. Per questo motivo ritengo che il cammino verso la verità sia appena iniziato e che la querela, annunciata dal Suo editore contro di me e il Giornale per l´intervista che mi ha concesso Vladimir Bukovsky, possa condurre a una spietata e completa verifica di tutto quanto c´è di vero, di falso e di deliberatamente fabbricato in una vicenda che è ormai centrale nella storia della Repubblica e in quella, meno nobile, del giornalismo.
Sono d´accordo con il senatore Paolo Guzzanti: «il cammino verso la verità è appena iniziato». E i fatti sono questi.
1) L´"academic" Mario Scaramella, consulente personale del senatore durante la sua presidenza della Commisione Parlamentare d´inchiesta Mitrokhin, è detenuto nel carcere di Regina Coeli dal 24 dicembre 2006 per aver calunniato l´attuale Presidente del Consiglio, alcuni leader del centrosinistra e quattro indifesi cittadini ucraini.
2) I quattro cittadini ucraini hanno ingiustamente scontato 20 mesi di reclusione perché accusati da Mario Scaramella di aver trasportato in Italia armi da guerra destinate ad attentare alla sua vita e a quella del senatore «per ordine del Kgb, dei Servizi e della mafia ucraina». Il Tribunale di Teramo li ha assolti con formula piena: «per non aver commesso il fatto».
3) Allo sfortunato destino dei quattro ucraini, il senatore non è estraneo. Di fronte al tribunale di Teramo (un´aula di giustizia dove normalmente si riferisce ciò che si conosce e non ciò che si pensa, non un talk show, dove si "ragiona" amabilmente di ciò che si è appreso dalla stampa), rese una deposizione giurata che sosteneva la credibilità di Mario Scaramella, architetto della calunnia (l´atto è pubblico, chiunque può andarselo a leggere nella sua interezza). Fece di più, il senatore. Dopo l´arresto dei disgraziati, ritenne di dover mobilitare servizi segreti, carabinieri e guardia di finanza perché «la minaccia alla sua vita» non restasse lettera morta negli apparati della sicurezza. Decenza e «dignità» avrebbero potuto consigliare il senatore a compiere un gesto di pubbliche scuse nei confronti dei quattro ucraini. Nella sua lettera non ci ha neppure provato. E´ un altro fatto.
c. b.
"La Repubblica", MERCOLEDÌ, 23 MAGGIO 2007
Pagina 25 - Esteri
Il tribunale di Teramo: assolti i quattro che hanno trascorso quasi 2 anni in carcere per aver progettato l´omicidio dei vertici della Mitrokhin
"L´attentato a Guzzanti? Un´invenzione"
Scagionati gli ucraini accusati ingiustamente da Scaramella
CARLO BONINI
--------------------------------------------------------------------------------
ROMA - L´ex presidente della commissione parlamentare di inchiesta Mitrokhin, il senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti, il suo consulente Mario Scaramella (detenuto a Regina Coeli dal 24 dicembre scorso), l´ex colonnello del Kgb Aleksandr Litvinenko hanno distrutto la vita di quattro innocenti, calunniati per quasi due anni. Sono cittadini ucraini e si chiamano Stefan Kovpac (operaio di 55 anni, vedovo con due figli), Vitaliy Mykhalchuck (mezzadro, 27 anni), Volodymyr Stakhurky (apprendista meccanico, 35 anni), Oleh Havrushsko (dentista, 31 anni). Sono rimasti in galera 1 anno e 2 mesi. Altri sei mesi li hanno scontati ai domiciliari. Per un reato che non hanno mai commesso e neppure mai concepito: aver importato armi da guerra per attentare alla vita del senatore Guzzanti e a quella del suo consulente Scaramella.
Erano stati fermati in Abruzzo, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2005, su un furgone proveniente da Leopoli nel cui carico erano state trovate due rugginose granate anticarro e dunque arrestati per importazione di armi destinate - si disse dando fondo a dichiarazioni rumorose - a una strage concepita «dal Kgb, dalla mafia e dai Servizi ucraini» per decapitare la testa della Mitrokhin. Ieri sera, dopo un anno di dibattimento e trenta minuti di camera di consiglio, il tribunale di Teramo li ha assolti con formula piena «per non aver commesso il fatto». Ritenendo infondate le richieste del pubblico ministero Bruno Auriemma (aveva chiesto una condanna a 4 anni e 6 mesi), il collegio li ha riconosciuti vittime inconsapevoli e frastornate di una calunnia a fini politici.
In aula, Vitaliy Mykhalchuck, Volodymyr Stakhurky, Oleh Havrushsko hanno ascoltato e pianto. Stefan Kovpac non ce l´ha fatta. Ha saputo da casa, dove ormai lo costringevano non tanto gli arresti domiciliari ma una grave malattia polmonare contratta in venti mesi di inferno. Gli avvocati difensori dei quattro ucraini, Angelo Scudieri, Nello Di Sabatino, Serafina Poriello, Gennaro Lettieri vincono una battaglia che sembrava impossibile. Cominciata molto tempo prima che le cronache e gli esiti delle inchieste delle procure di Napoli e Roma incrociassero Mario Scaramella, che Aleksandr Litvinenko morisse a Londra avvelenato dal polonio. Dice Lettieri: «Questa sentenza dà ragione di speranza. Il tribunale ha condotto un lungo dibattimento con l´intenzione di chiarire fino in fondo questa vicenda. E la decisione, lo dico con grande chiarezza, è un atto di coraggio che fa giustizia di falsità e calunnie».
Già, «calunnie». Confezionata da Mario Scaramella e Aleksandr Litvinenko, la frottola del progetto di strage messo in piedi da «Kgb, Servizi e mafia ucraina» era stata consegnata alla squadra mobile di Napoli, che, nel giro di una notte, era stata quindi portata per mano dallo stesso ex consulente della Mitrokhin a fermare un furgone che normalmente faceva servizio tra Leopoli e Napoli per rifornire di chincaglierie i mercatini locali. In due bibbie di cartone, scavate al loro interno, erano saltate fuori due granate. Peccato che qualcuno ce le avesse messe di proposito e all´insaputa dei passeggeri. Un perfetta messa in scena di cui pagavano il prezzo quattro innocenti, ma su cui poteva avventarsi il senatore Paolo Guzzanti.
Nell´ottobre 2005, nell´immediatezza dei fatti, l´allora presidente della Mitrokhin non mette in dubbio neppure per un istante di essere l´obiettivo del «progetto di strage». Un anno dopo - ottobre 2006 - se ne dice ancora convinto, difendendo l´architetto della calunnia (Scaramella) che è il motore del processo. Facendo il suo ingresso, come testimone dell´accusa, nell´aula di Teramo dove si celebra il dibattimento, dice sotto giuramento: «Ho il ragionevole sospetto, confortato da notizie di stampa che ho letto dopo il ritrovamento, che si trattasse di un attentato nei miei confronti. Scaramella si è comportato come qualsiasi cittadino che si trovi in presenza di una notizia di reato». Appunto. Una calunnia più un «ragionevole sospetto» fanno venti mesi di reclusione per quattro innocenti.
"La guerra fredda? Mai finita"
Intervista a Vladimir Bukovsky.
• da Il Giornale del 21 maggio 2007, pag. 1
di Paolo Guzzanti
Era un grande amico di Litvinenko che gli raccontò la storia del generale Trofimov secondo cui Romano Prodi era sempre stato considerato in Russia «il nostro uomo» e difende a spada tratta Mario Scaramella dicendosi pronto a testimoniare insieme all'eurodeputato britannico Gerald Batten. Inoltre definisce l'intervista che gli fece La Repubblica come una sconcertante e abituale manipolazione costruita allo scopo di far apparire attraverso parole che lui non ha mai pronunciato il consulente parlamentare un pazzo e un miserabile e la Commissione Mitrokhin un ricettacolo di losche trame ordite da malati di mente. Racconta di aver rabbiosamente smentito l'intervista, ma di non aver mai visto pubblicata la sua lettera.
Vladimir Bukovsky - diversamente da Oleg Gordievsky, lo stesso Litvinenko ed altri esuli russi - non può tuttavia essere liquidato come d'abitudine dalle sinistre come una sudicia spia implicata in torbidi disegni. Vladimir Bukovsky è uno dei più grandi intellettuali del mondo occidentale per il quale il mondo occidentale combatté con il comunismo, riuscendo a farlo liberare dal Gulag e dagli ospedali psichiatrici dove ha trascorso quasi 12 anni della sua vita, in cambio della libertà di Luis Corvalan, segretario del partito comunista cileno. Oggi vive a Cambridge nel Regno Unito, insegna e scrive libri bellissimi e famosi come Il vento va e poi ritorna e il romanzo Il convoglio d'oro.
Bukovsky commenta: «La differenza fra me e il cileno Corvalan è che oggi Corvalan può vivere libero in Cile, mentre io non posso tornare in Russia nemmeno come turista». Questa intervista è stata raccolta a Roma il 15 maggio durante la presentazione di Eurss, Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, edizioni Spirali, scritto con Pavel Stroilov. Bukovsky parla dell'Italia come punta avanzata della penetrazione sovietica, di Mario Scaramella come di un suo amico, di Alexander Litvinenko come di un limpido patriota, della sua intervista a La Repubblica come di una manipolazione e parla di Romano Prodi, sul cui conto non ha documenti, ma soltanto idee chiare.
Secondo Vladimir Bukovsky la guerra fredda non è mai finita e meno che mai l'ha vinta l'Occidente, mentre nell'indifferenza generale la Russia è diventata il convitato di pietra dell'Unione Europea.
Ma in Eurss non è esposto tanto il Bukovsky-pensiero quanto una esposizione devastante di verbali, selezionata fra i centomila che Pavel Stroilov ha sfilato come un pirata dai computer di Stato in Russia per portarli in Gran Bretagna. Da questi verbali la sinistra socialista europea, più di quella comunista, da Willy Brandt a François Mitterrand, esce con le ossa rotte: una congrega di collaborazionisti che ha speso tutte le sue energie dal 1986 per dare la nascente Unione Europea in pasto alla fallita ma voracissima Unione Sovietica.
Il comunismo come ideologia non c'entra. C'entra invece la Russia con un progetto egemonico sull'Europa che fu per decenni inseguito con la pianificazione di una guerra che avrebbe dovuto permettere l'unificazione a mano armata, e che a partire da Gorbaciov procede con la messa in liquidazione del comunismo ideologico e il suo riciclaggio nell'Unione Europea, delle agenzie internazionali, dell'Onu e dei movimenti verdi ed ecologisti.
Il libro Eurss, Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è dunque la documentata storia di come andarono realmente le cose, mostrando la sinistra europea occidentale, dal segretario del Pci Alessandro Natta (che per primo illustrò a Gorbaciov la necessità di impossessarsi della nascente entità europea) a François Mitterrand e poi a tutti i socialisti europei (escluso ovviamente Bettino Craxi che anche per questa assenza sarà considerato e trattato come un nemico) in pellegrinaggio da Michail Gorbaciov per implorarlo di non lasciar dissolvere l'Urss, di usare se necessario la forza e bloccare con il pugno di ferro gli irrequieti Paesi del patto di Varsavia, per costruire ciò che i russi chiamavano la «Casa comune europea»: una graduale fusione con l'Urss e l'espulsione degli Stati Uniti. Gorbaciov, anche quando ormai l'Urss cadeva in pezzi, seguitava a ricevere una fila di questuanti fra cui il ministro degli Esteri spagnolo Ordonez, il polacco Wojciech Jaruzelsky (autore del colpo di Stato in Polonia nel 1980) e Felipe González che nel 1990 si confessava davanti a Gorbaciov come «intellettualmente disgustato di fronte ad atti del G7 che equiparano i problemi della democrazia a quelli dell'economia di mercato».
Secondo lei dunque la Russia di oggi sviluppa la politica dell'Urss di ieri?
«Ma è sotto gli occhi di tutti: basta pensare che sono le stesse persone, addestrate nelle stesse scuole, stesse carriere nelle stesse istituzioni. Recentemente hanno cambiato il nome da Kgb in Fsb ma non vuol dire molto. Per quel che riguarda l'Italia, poi, posso dire che la penetrazione sovietica era massiccia, anche se era diffusa in tutta l'Europa».
Noi abbiamo avuto a che fare con il terrorismo delle Brigate rosse e io ho potuto provare, grazie alla procura generale dell'Ungheria, che parecchi brigatisti facevano parte integrante dell'organizzazione terrorista «Separat» gestita dal Kgb a Budapest. Che cosa ne pensa?
«Il terrorismo politico è stato tutto inventato dall'Unione Sovietica. Non esisteva prima: nasce tutto da una stessa strategia e da piani e addestramenti sovietici».
Venendo al terrorismo dei giorni nostri, lei conosceva personalmente Alexander Litvinenko?
«Eravamo ottimi amici. Lo stimavo come un patriota, una persona per bene e un idealista».
Ed è lei che lo ha presentato all'eurodeputato britannico Gerard Batten?
«Sì, sono stato io».
Quindi è stato grazie a lei che Litvinenko ha raccontato a Batten quel che poi ha raccontato anche a Mario Scaramella, e cioè che secondo il generale Anatoly Trofimov, Romano Prodi era considerato dai russi «il nostro uomo»?
«Sì e per questo io lo presentai al deputato Batten. Io non ho mai avuto le prove che Prodi fosse agente della Russia. Ma non ne sarei sorpreso».
Secondo quel che abbiamo letto, Mario Scaramella quelle prove gliele chiedeva con ossessiva insistenza.
«Mario mi ha chiesto di guardare nei miei documenti per vedere se c'era qualcosa su Prodi, e io gli ho risposto che non avevo trovato nulla. La versione secondo cui Scaramella mi ossessionava per estorcermi a tutti i costi qualcosa su Prodi è un'invenzione del quotidiano La Repubblica».
Lei scrisse una lettera di sferzante smentita all'autore della sua intervista su quel giornale in cui si completava la distruzione del consulente parlamentare facendo dire a lei che si trattava di un caso psichiatrico, e di un imbarazzante cialtrone.
«Sono ben al corrente di queste falsità e avevo sperato, venendo in Italia, di poter visitare Scaramella in carcere per manifestargli tutta la mia solidarietà, ma non è stato possibile».
Lei ha inviato la sua smentita al giornalista Carlo Bonini, autore dell'intervista su Repubblica, il quale si è però ben guardato dal pubblicarla. Come mai lei ha atteso parecchie settimane prima di protestare?
«Perché non mi precipitai a leggere subito la traduzione in inglese perché ero in viaggio, ma quando la lessi mi infuriai. Sapevo che la reputazione di quel giornale era pessima ma quello che avevo sotto gli occhi era veramente troppo».
Come avvenne l'intervista?
«Mi chiesero se conoscevo Scaramella e se lo prendevo sul serio. Dissi di sì. Quando mi chiesero se non lo consideravo pazzo chiesi il perché di una tale domanda e mi dissero che in Italia “people say he's crazy”, in Italia lo considerano matto. Io risposi ridendo che infatti per noi nord europei tutti gli italiani sono un po' matti e che magari quelli del sud siano più matti di quelli del nord. Era una battuta: cercavo di sganciarmi alla svelta perché avevo un taxi che mi aspettava in strada. Quando lessi il testo mi trovai di fronte a uno sproloquio in cui rintracciavo qua e là le poche parole realmente pronunciate: una manipolazione astuta, abilissima. Così ho reagito denunciando la manipolazione e protestando, ma nessuno ha risposto e nessuno ha pubblicato la mia smentita».
Oleg Gordievsky definì la propria intervista a Repubblica per il 90 per cento una manipolazione e una fabbricazione: un testo che assestò un'altra mazzata sulla commissione Mitrokhin.
«Non è una novità. Sappiamo cos'è quel giornale. Per anni è stato usato dal Kgb come proprio portavoce (“mouthpiece”) allo scopo di diffondere disinformazione. Come lei ricorderà, nel 1990 ci fu una lotta mortale fra Gorbaciov e Eltsin e Gorbaciov voleva distruggere l'immagine di Eltsin in Occidente. E indovini chi pubblicò il più massacrante réportage, costruito in modo che avesse una risonanza mondiale, sull'orribile Eltsin? Naturalmente La Repubblica che descriveva il presidente russo come un inaffidabile ubriacone, imprevedibile e pericoloso. Era ciò che Gorbaciov voleva. Vede, in ogni Paese ci sono giornali tradizionalmente usati dal Kgb come “mouthpiece”. In Gran Bretagna abbiamo il Guardian: è notorio che viene usato dal Kgb. Io l'ho querelato due volte e ho vinto in entrambi i casi».
È fortunato. In Italia se uno fa causa per le manipolazioni, salta fuori un magistrato che assolve il manipolatore sostenendo che si tratta di diritto di cronaca.
«In Inghilterra sarebbe impossibile. Lì i giornalisti devono provare quello che scrivono. Comunque, in ogni Paese occidentale ci sono uno o due giornali usati tradizionalmente dal Kgb per la disinformazione e mi sento di dire senza tema di smentita che in Italia quel giornale è La Repubblica. È per questo che quando ci telefona Repubblica siamo doppiamente attenti. Anche Gordievsky la pensa come me e ne ha avuto la prova, certo».
Lei mi ha già scritto che è pronto a venire a testimoniare personalmente, come anche Gordievsky, davanti a un tribunale.
«Sì, e anche l'eurodeputato Gerard Batten scalpita per essere chiamato a testimoniare e anche Oleg Gordievsky».
Litvinenko in Italia riferì in un video, che io segretai come presidente della Mitrokhin perché le accuse che conteneva avevano come unica fonte un morto, quel che il generale Trofimov gli aveva detto. Cosa pensa della credibilità di Litvinenko?
«Litvinenko era una persona onestissima e su questo nessuno di noi ha mai avuto dubbi. Ed ero presente quando Litvinenko ripeté queste accuse su Prodi al mio amico Gerard Batten. E Gerard Batten disse: “Ma questa storia è straordinaria, se ne deve parlare”. Poi Batten la comunicò al Parlamento europeo chiedendo un'inchiesta su Romano Prodi».
Quindi lei esclude che Mario Scaramella avesse convinto e magari pagato Litvinenko affinché inventasse la storia di Prodi «nostro uomo»?
«Ma stiamo scherzando? Su questo ci sono altre informazioni che vengono da altri defezionisti dall'intelligence dell'Urss ma che hanno paura di parlare pubblicamente. Però in privato confermano con molti altri dettagli».
Lei ha mai assistito personalmente ad incontri fra Scaramella e Litvinenko?
«Sì, sono stato presente diverse volte. Fra loro c'era un rapporto ormai consolidato di amicizia».
Che cosa sa di questo Trofimov che venne ucciso e che parlò di Prodi come del «nostro uomo»?
«So che era un generale del Kgb a tre stelle in pensione».
Lo conosceva?
«Scherza? Mi avrebbe arrestato! Il fatto è che Alexander voleva andare da suo fratello in Italia e ne ha discusso con Trofimov».
Litvinenko le aveva mai parlato di Trofimov?
«In diverse occasioni. Mi ha raccontato che era molto vicino a Trofimov. Trofimov era un po' il suo mentore: un alto generale del Kgb che selezionava giovani e brillanti ufficiali per avviarli verso le migliori carriere e che aveva una grande stima per Litvinenko. Dunque, non potrei essere sorpreso se si scoprisse che quel che ha detto Litvinenko fosse pura verità».
Io ho anche raccolto e registrato, chiunque la può ascoltare dalla sua viva voce su Internet, l'intervista di Gordievsky in cui dice che Prodi nei primi anni Ottanta era la star del quinto dipartimento del Kgb, anche se non sa se e come avvenne il reclutamento.
«Ne abbiamo parlato con Gordievsky».
Lei fra le altre cose, nel suo Eurss scrive che di qui a poco ex agenti delle polizie segrete comuniste, come quelli della Stasi tedesca o della Securitate rumena, potranno essere arruolati come poliziotti europei e andare ad arrestare la gente su mandato di cattura europeo, in casa loro, magari con l'accusa di xenofobia.
«Gli europei sono così ciechi che non si rendono conto che d'ora in poi le retate a scopo politico in Europa saranno fatte usando agenti delle polizie segrete comuniste europee dell'Est».
Secondo lei siamo, come dice Michael Ledeen, alla vigilia di una grande tragedia che nessuno vuol vedere, come negli anni Trenta?
«Dipende. Non credo che ci sia l'intenzione di scatenare alcuna guerra. La Russia vuole la ricchezza e la tecnologia dell'Europa, intende dominare l'Europa e già lo fa con successo. No, non penso che stia per accadere una catastrofe bellica, ma soltanto una catastrofe democratica».
www.senato.it
GIUNTA DELLE ELEZIONI
E DELLE IMMUNITÀ PARLAMENTARI
GIOVEDÌ 15 MARZO 2007
38a Seduta
Presidenza del Vice Presidente
PASTORE
La seduta inizia alle ore 8,45.
IMMUNITÀ PARLAMENTARI
Esame del seguente documento:
(Doc. IV, n. 2) Domanda di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche del senatore Paolo Guzzanti nell’ambito di un procedimento penale pendente nei confronti di terzi (n. 10824/06 RGNR, n. 27082/06 RG GIP)
Il PRESIDENTE informa che in data 5 febbraio 2007 il Presidente del Senato ha deferito alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari la domanda di autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche del senatore Paolo Guzzanti, nell’ambito di un procedimento penale pendente nei confronti di terzi (n. 10824/06 RGNR, n. 27082/06 RG GIP), trasmessa dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale ordinario di Roma il 26 gennaio 2007 (Doc. IV, n. 2).
L’utilizzazione dovrebbe avvenire nell’ambito di un procedimento penale a carico di Mario Scaramella, sottoposto ad indagine per cinque capi di imputazione (capo A, B, C, D ed E della richiesta e della ordinanza alla stessa allegata) relativi a fatti avvenuti a Napoli, Teramo ed altri luoghi tra l’ottobre 2005 e il novembre 2006. In particolare, lo Scaramella si sarebbe reso responsabile di importazione, detenzione e porto di munizionamento da guerra, esplosivo, armi comuni da sparo e da guerra, di calunnia continuata ed aggravata, nonché dei delitti di cui agli articoli 495 e 61 n. 2, di cui agli articoli 326, 48, 110 e 61 n. 2, e di cui agli articoli 326, 379-bis e 110 del codice penale.
La vicenda processuale trae origine da una serie di denunce presentate dallo Scaramella, consulente della Commissione parlamentare di inchiesta “Mitrokhin”, a partire dal 14 ottobre del 2005, attraverso le quali questi segnalava, a vari uffici della Polizia di Napoli, come fosse in atto un “progetto di aggressione” ai danni suoi e del senatore Paolo Guzzanti, Presidente della suddetta Commissione, fornendo la targa di un automezzo che sarebbe stato utilizzato per il trasporto di armi da impiegare a tal fine, nonché i nomi dei due trasportatori ed il destinatario. Indicati - quali fonti che, in termini diversi, avrebbero fornito elementi di conoscenza sulla vicenda - i nomi di svariati personaggi, lo Scaramella appariva indirizzare o riferire espliciti sospetti su tale Alexander Talik, asseritamente ex ufficiale del KGB domiciliato a Napoli.
A seguito delle indicazioni da lui fornite, la squadra mobile di Teramo rinveniva effettivamente l'automezzo segnalato e, durante la perquisizione dello stesso, un pacco con celate all’interno due granate.
A dire dello Scaramella le armi sarebbero dovute servire per un attentato voluto dai servizi di sicurezza russi ed ucraini per minacciare il Presidente della Commissione Mitrokhin, ed il soggetto interessato a ricevere le stesse sarebbe stato proprio il suddetto Talik, soggetto con il quale, peraltro, lo Scaramella risulterebbe invece aver mantenuto prima e dopo la presentazione delle denunce cordiali rapporti.
Riferisce il G.I.P. che le indagini svolte avrebbero portato all’acquisizione di gravi indizi di colpevolezza a carico dello Scaramella in ordine al delitto di calunnia aggravata e continuata a danno del Talik (capo B), tanto che nei confronti dell’indagato è stata emessa ed eseguita ordinanza di custodia cautelare in carcere per tale delitto, mentre per gli altri delitti si procede a piede libero nei confronti dell'indagato, dovendosi in particolare rilevare l'assenza, allo stato, di gravi indizi di colpevolezza in relazione al delitto di concorso in importazione detenzione, e porto di munizionamento da guerra, esplosivo, armi comuni da sparo e da guerra (capo A) per il quale sono in corso indagini, mentre per i delitti di rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio e di rivelazione di segreti inerenti ad un procedimento penale (capo E) i gravi indizi di colpevolezza sono desumibili solo dalle conversazioni di cui si chiede l'utilizzazione.
Peraltro, le indagini avrebbero comunque evidenziato, ad avviso dell'autorità giudiziaria richiedente, la scarsa credibilità dello Scaramella in relazione al rinvenimento di armi a Teramo, con un coinvolgimento dello stesso nel trasporto di tali armi da verificare attentamente.
Anche in relazione ad altri episodi dettagliatamente descritti dagli atti processuali, apparirebbe, più in generale, che l’attività dello Scaramella era tesa, secondo quanto rilevato dalla pubblica accusa, a manovrare persone, informazioni, conoscenze - riuscendo persino ad essere informato delle intercettazioni disposte nei suoi confronti - al fine di attribuire credibilità a sé ed alle informazioni che andava fornendo alla Commissione Mitrokhin presieduta dal senatore Guzzanti.
Come già evidenziato, se, allo stato, difetterebbero indizi sufficienti ai sensi dell’articolo 273 del codice di procedura penale in relazione al pur concreto sospetto che lo Scaramella abbia potuto manovrare per le proprie finalità il trasporto e la detenzione delle armi e del munizionamento rinvenuti, risulterebbero invece ampiamente provate e riscontrate le contestazioni relative al delitto di calunnia aggravata e continuata.
In particolare, il G.I.P. sottolinea che lo Scaramella, nell’ambito del proprio disegno finalizzato ad ottenere vantaggi personali ben superiori ai compensi spettantigli per la consulenza istituzionale, indirizzava accuse gravissime su soggetti, in particolare il predetto Talik, che non erano disposti ad assecondare la sua spasmodica attività di ricerca, o fors’anche fabbricazione, di notizie da produrre alla Commissione parlamentare e al suo Presidente.
Per ciò che concerne le vicende strettamente afferenti alle intercettazioni telefoniche, sulle quali la Giunta è oggi chiamata a pronunciarsi, si deve rammentare che durante il corso delle indagini la Procura di Napoli disponeva l’intercettazione di varie utenze, previa autorizzazione del G.I.P., in relazione a delitti che lo consentivano, e tali intercettazioni venivano effettivamente eseguite, per ciò che rileva nel caso di specie, su due utenze in uso allo Scaramella. In data 23 febbraio 2006 il Pubblico ministero revocava le intercettazioni disposte sulle utenze in uso all’indagato, in quanto emergeva la qualità di Giudice onorario dello stesso in servizio presso il Tribunale di Napoli. La Procura della Repubblica di Napoli disponeva uno stralcio in relazione ai delitti di cui agli articoli 110 del codice penale, 10-14 della legge n. 497 del 1974 e 7 del decreto legge n. 152 del 1991 convertito, con modificazioni, nella legge n. 203 del 1991 per i quali procedeva e per i quali erano state disposte le richiamate intercettazioni, formando un nuovo fascicolo processuale iscritto a carico dello Scaramella per tali delitti; tale procedimento veniva trasmesso per competenza, ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale, alla Procura della Repubblica di Roma.
Premessa la piena ritualità delle intercettazioni effettuate e della loro acquisizione nel procedimento penale de quo sul piano processuale, il G.I.P. di Roma riferisce che il Pubblico Ministero procedente ha chiesto, ai sensi ed ai fini dell’articolo 6, comma 2, della legge n. 140 del 2003, l’avvio della procedura per richiedere al Senato della Repubblica l’autorizzazione all’utilizzo di alcune conversazioni telefoniche intercorse tra l’indagato ed il senatore Paolo Guzzanti.
A seguito della richiesta – da parte della difesa dello Scaramella - di rigetto dell’istanza del Pubblico Ministero o, in subordine, di richiedere al Senato della Repubblica l'autorizzazione all’utilizzo di tutte le conversazioni intercorse tra i citati interlocutori, sentite le parti, il G.I.P. emetteva in data 26 gennaio 2007 l’ordinanza di cui all’articolo 6, comma 2, della legge n. 140 del 2003, dichiarando la necessità di utilizzare trentacinque conversazioni telefoniche intercettate sulle utenze in uso allo Scaramella alle quali aveva preso parte il senatore Paolo Guzzanti. Di tali conversazioni, cinque sono state espressamente indicate dal Pubblico Ministero.
Il G.I.P. evidenzia che la peculiare natura dei fatti ascritti allo Scaramella e le circostanze di essi porterebbero a ritenere necessario l’utilizzo delle suddette trentacinque conversazioni, in quanto in esse si fa riferimento ai fatti oggetto del procedimento o a fatti ad essi strettamente connessi, alle fonti indicate per l’affermazione o negazione di circostanze contestate ovvero ancora a circostanze di dubbia interpretazione, ma rilevanti ai fini dell’accertamento dei reati oggetto del procedimento.
In particolare, sottolinea il G.I.P., assumerebbero rilevanza tutte quelle conversazioni che permettono di ricostruire – sia con valenza difensiva che con valenza accusatoria – le modalità di acquisizione da parte dello Scaramella delle fonti di prova citate, la genuinità di esse e la ritualità e completezza della trasmissione della relativa documentazione alla Commissione Mitrokhin, per conto della quale lo Scaramella operava quale consulente, avuto riguardo alla necessità di accertare le esatte finalità dell’attività di disinformazione a questi attribuita, che appare peraltro essere proseguita anche dopo lo scioglimento della medesima Commissione.
In relazione alla natura dei fatti ed alle circostanze in cui essi appaiono essere stati commessi, nonché in relazione alle finalità anche anti istituzionali della condotta - avendo lo Scaramella, secondo l’ipotesi accusatoria, utilizzato per fini privati una commissione parlamentare a cui faceva pervenire notizie false in tutto o in parte – assumerebbero particolare rilevanza i riferimenti alle fonti asseritamente poste dallo Scaramella a fondamento delle accuse contro i soggetti che si assume essere stati calunniati, alle fonti da questi indicate o emergenti in relazione ai ritrovamenti di armi in cui è coinvolto, a quelle di cui agli asseriti attentati orditi contro la sua persona ovvero contro il senatore Guzzanti, a quelle da cui lo Scaramella ha appreso dell’esistenza delle intercettazioni disposte nei suoi confronti, ed infine alle modalità di acquisizione di tali fonti.
Dopo un breve intervento del senatore CASSON, il presidente PASTORE rinvia il seguito dell'esame.
... omissis ......
"La Repubblica", MERCOLEDÌ, 07 MARZO 2007
Pagina 32 - Cronaca
Niente servizi segreti o mafie dell´est. Un testimone accusa il consulente del presidente della commissione Mitrokhin.
Mitrokhin: "Nessun attentato contro Guzzanti"
Il gip: un piano costruito da Scaramella. Nuovo ordine d´arresto
--------------------------------------------------------------------------------
ROMA - Nessun servizio segreto russo o ucraino, nessuna torbida mafia dell´est, ha mai attentato «con armi da guerra» alla vita del presidente della commissione Mitrokhin, il senatore Paolo Guzzanti, e del suo consulente Mario Scaramella. Per il semplice motivo che a costruire a tavolino quella menzogna e ad accreditarne la fondatezza è stato proprio Mario Scaramella. Prima, organizzando l´ingresso in Italia di due rugginose granate anticarro "rpg" e quindi consentendone l´individuazione da parte della polizia nell´ottobre 2005, in provincia di Teramo. Da ieri, l´ex consulente della commissione parlamentare di inchiesta, già detenuto a Regina Coeli dal 24 dicembre scorso per calunnia, deve infatti rispondere di una nuova e più grave contestazione - concorso in traffico di armi "con ignoti" - per il quale il gip Guglielmo Muntoni, accogliendo la richiesta del pm Pietro Saviotti, ha ritenuto di dovergli notificare una seconda ordinanza di custodia cautelare.
Il nuovo provvedimento della magistratura romana fa temporaneamente giustizia (ma certo non ripara il danno) della calunnia a carico di quattro cittadini ucraini (Vitaliy Mykhalchuk, Stefan Kovpac, Oleh Havrushko, Volodimir Stakurski) che, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2005, viaggiavano su un furgone proveniente dall´Ucraina (normalmente adibito al trasporto settimanale di merci destinate ai mercati rionali napoletani e abruzzesi) a bordo del quale, a seguito di insistite e dettagliatissime indicazioni di Scaramella alla questura di Napoli, la polizia trovò due granate nascoste all´interno di bibbie di cartone. Per un anno e mezzo, i quattro ucraini sono stati rinchiusi in carcere, schiacciati dall´accusa di importazione e detenzione di armi da guerra. E ieri, appresa la notizia della nuova ordinanza a carico di Scaramella, il tribunale di Teramo che li sta processando e che avrebbe dovuto pronunciare una sentenza nei loro confronti ha sospeso il giudizio (il processo è stato aggiornato al 22 maggio) disponendone comunque l´immediata liberazione.
Non più tardi del 9 ottobre scorso, ascoltato come testimone dal tribunale di Teramo, il senatore Paolo Guzzanti aveva scaricato sul groppone dei quattro ucraini il suo «ragionevole sospetto» di aver pianificato la strage. Aggiungendo di aver preso la notizia così seriamente da essersi personalmente attivato perché se ne interessasse il Sismi, nella persona del generale Nicolò Pollari. La decisione del tribunale di Teramo e la nuova ordinanza della magistratura di Roma mettono ora definitivamente in mora le accuse di Guzzanti e chiudono in un angolo Scaramella. Per quanto riferiscono fonti investigative e lo stesso legale dell´ex consulente, il provvedimento del gip Muntoni ha infatti il suo fulcro in una nuova decisiva testimonianza a carico. Quella di Vladimir Kobik, ex funzionario dei servizi segreti ucraini, avvicinato da Scaramella tempo prima della messa in scena delle granate sul furgone. «Scaramella - ha riferito a verbale Kobik - mi chiese in un primo momento se potevo aiutarlo a trovare delle armi ucraine per conto della commissione Mitrokhin. Quindi, se potessi almeno indicargli come procurarsele. Infine, di fronte ai miei dinieghi, se fossi almeno disponibile ad accreditare la loro provenienza nell´ipotesi in cui fosse stato lo stesso Scaramella a recuperarle».
Ce n´è evidentemente abbastanza per sostenere la nuova accusa di concorso in traffico d´armi. Per dimostrare la disperata urgenza di Scaramella di costruire una "notizia con il botto" che, nell´autunno 2005, mettesse lui e il presidente della Mitrokhin al centro della scena. Anche perché la testimonianza di Kobik trova riscontri nel materiale estratto dalla Digos di Roma dai computer sequestrati all´ex consulente. Scaramella era in possesso di dettagliatissimi appunti su orari e percorrenze dei furgoni ucraini su cui avrebbe inscenato il ritrovamento delle granate. Di più: alcuni file in lingua russa riguarderebbero esattamente il tipo di arma che sarebbe poi stata ritrovata. (c.b.)
"La Repubblica", VENERDÌ 02 MARZO 2007
Pagina 25 - Esteri
Caso Mitrokhin, ecco le telefonate tra Guzzanti e Scaramella
Il Gip al Senato: via l´immunità su trentacinque intercettazioni
Si parla di Litvinenko e di Gordievskij, e delle loro accuse contro Romano Prodi
L´ordinanza del gip Guglielmo Muntoni rivela il contenuto delle conversazioni
Il documento svela come venivano gestite le rivelazioni del faccendiere
CARLO BONINI
--------------------------------------------------------------------------------
ROMA - Un atto giudiziario, che sintetizza il contenuto di trentacinque conversazioni telefoniche intercettate tra il senatore Paolo Guzzanti e Mario Scaramella, propone un´immagine nitida, e ora pubblica, della qualità e del contenuto dei rapporti tra l´ex presidente della commissione Mitrokhin e il suo allora consulente, arrestato per calunnia il 24 dicembre scorso a Napoli e ad oggi ancora detenuto a Regina Coeli. Documenta la consapevolezza del senatore Guzzanti delle mosse abusive, delle ripetute manipolazioni di Scaramella nella costruzione della calunnia in danno di Romano Prodi («agente del Kgb») e di altri esponenti del centrosinistra. Come della gestione «non trasparente» delle fonti russe (a cominciare da quella "chiave", l´ex colonnello del Kgb Aleksandr Litvinenko) che quella calunnia avrebbero dovuto accreditare con la Commissione. Fissa l´immagine del senatore quale testimone del reato che Scaramella finisce per confessargli, informandolo di aver saputo di essere intercettato per ordine della Procura di Napoli.
L´atto giudiziario è l´ordinanza di 11 pagine con cui il gip Guglielmo Muntoni ha chiesto il primo febbraio scorso al Parlamento di rendere utilizzabili nell´istruttoria a carico di Scaramella telefonate altrimenti protette dall´immunità. Pubblicata ieri sul sito web del Senato, nella sezione "Documenti non legislativi", l´ordinanza - di cui la Giunta per le immunità e le autorizzazioni a procedere non ha ancora fissato una data di discussione - indica al Parlamento ragioni, urgenza e rilevanza a «fini di indagine» del passaggio. Che del resto ben si comprendono se delle trentacinque telefonate si legge la sintesi. A cominciare da quelle che fotografano in modo significativo il "metodo di lavoro" di Mario Scaramella.
Nella telefonata del 18 dicembre (ore 9,41), sono «espliciti» «i riferimenti alla genuinità delle dichiarazioni di Aleksandr Litvinenko», alla «affidabilità» delle informazioni trasmesse da Scaramella alla Commissione Mitrokhin, ai pasticci che sta provocando lo stesso Litivinenko che ha spedito a san Macuto un documento in lingua russa (suggerito e confezionato dallo stesso Scaramella), dimenticando di omettere ogni riferimento al consulente e, ciò che è peggio, sostenendo di lavorare per la Mitrokhin. Il 20 dicembre (ore 18.39), «Scaramella e Guzzanti si riferiscono a notizie e/o fonti di prova, che vengono tenute nascoste per un eventuale utilizzo in altro momento». A quanto pare non solo per colpire l´avversario politico (la sinistra), ma anche per mandare qualche messaggio all´allora maggioranza di centro-destra. «Scaramella ricorda a Guzzanti che, per difendersi dagli attacchi, ha una "chicca": sa della telefonata di Berlusconi e Letta per difendere Siracusa (ex direttore del Sismi, accusato dalla Mitrokhin di aver ripulito il dossier per proteggere esponenti di centro-sinistra ndr). Guzzanti commenta che per ora non la può usare». Il 19 febbraio 2006 (ore 10,28), il senatore e il consulente discutono «della cancellazione dei nomi indicati» dalle fonti russe di Scaramella nelle informazioni trasmesse alla Commissione «a seconda delle opportunità politiche».
Significative, anche, le tracce delle pressioni che si concentrano su Oleg Gordievskij, l´ex ufficiale del Kgb riparato in Inghilterra, che dovrebbe (ma non vuole) autorevolmente confermare che Prodi «è uomo del Kgb». Il 13 gennaio 2006, come anche il 26 di quello stesso mese, Scaramella informa delle resistenze di Gordievskij, si lamenta con Guzzanti del fatto che il generale Pollari e dunque il Sismi, su indicazione dei Servizi inglesi, abbiano chiesto che le pressioni cessino. Chiede «interventi autorevoli per superare le resistenze» del russo a testimoniare contro Prodi.
Sono molti i nomi che incrociano nelle conversazioni di Guzzanti e Scaramella. E vale la pena segnalarne almeno due: Agostino Cordova, ex procuratore di Napoli e consulente della Mitrokhin, e Arcibaldo Miller, magistrato napoletano, quindi capo degli ispettori del ministero di Giustizia. Il 13 gennaio 2006, la sintesi della conversazione tra il senatore e il consulente annota: «Incontri con Miller per quelle tre cose che servono». A cosa si riferiscano i due non è dato sapere. Mentre più chiaro appare il riferimento a Cordova, nella telefonata del 20 febbraio 2006. «La conversazione contiene elementi sulla genuinità delle relazioni presentate dallo stesso Scaramella e dal consulente Agostino Cordova».
Altrettante certezze, il gip dimostra di averne nella telefonata del 16 febbraio 2006 (ore 14,52). Scrive: «Scaramella ha saputo da ambienti istituzionali dell´esistenza di intercettazioni telefoniche disposte nei suoi confronti dalla Procura di Napoli». È un reato, di cui la conversazione «costituisce esclusiva fonte di prova».
Guarda che l'elettore italiano medio dà per scontato che i suoi governanti siano "uomini di qualcuno". Della mafia, del papa, della Cia, del KGB, del Mossad, della Massoneria....
Anzi, più padroni hanno, e meglio è. Se magnerà di più.
ECCO COME FUNZIONA LA FABBRICA DEI FALSI E COME I SUOI FALSI DIVENTANO ATTI DEL PARLAMENTO BENCHE’ RICONOSCIUTI E PROVATI COME FALSI. MA LA FESTA STA PER FINIRE. LA LORO.
16 Febbraio 2007
L’articolo odierno di Repubblica è un esempio di disperazione professionale. Si cerca di far credere al lettore di Repubblica - opportunamente e costantemente esentato dal conoscere ciò che Limarev, Gordievsky e Bukovsky hanno detto e scritto sulla falsificazione costante delle loro pretese interviste - che Scaramella si stia avvicinando ad ammettere di aver in qualche modo forzato, costretto, spinto il povero Litivnenko a dire davanti alla sua telecamera una fandonia grande come una casa e cioè che “Prodi è il nostro uomo”.
Questo è il filo conduttore dell’accusa, che finge di ignorare il fatto che Bukovsky (che non è una spia, che non è un agente segreto, ma un intellettuale di risonanza mondiale al quale il Corriere della Sera dedica quando occorre la prima pagina della cultura) ha dichiarato di aver fatto lui conoscere il deputato Gerald Batten a Litvinenko, perchè quest’ultimo voleva metterlo al corrente di quanto lui aveva saputo dal generale Trofimov, e cioè che “Prodi è il nostro uomo”.
Inoltre, la stessa Repubblica come ho già rilevato smetisce se stessa, perché proprio nella famigerata intervista a Gordievsky (che la definisce per il 90 % manipolazione e falsificazione) c’è quel 10 per cento di verità non contestata: e cioè che NON MENO DI DUE ANNI PRIMA si era svolto un incontro fra Gordievsly, Litivinenko e Scaramella in un elegante bar di Regent Street, in cui, sorseggiando (Gordievsy e Scaramella perché Litvinenko era astemio e infatti fu avvelenato con il tè) ottimo vino rosso, Litvinenko raccontò la storia di Trofimov e di “our man”.
Adesso Repubblica sembra che abbia avuto ordine di ignorare qualsiasi smentita e farla ignorare ai lettori, e sostenere con condizionali e insinuazioni false, che invece finalmente la verità - cioè il falso prefabbricatoi - si sta facendo strada e che Scaramella sulla via di Damasco si appresterebbe a dire che per mio ordine lui mise una pistola alla tempia di Litivinenko per costringerlo a dire ciò che il poveretto non aveva alcuna intenzione di dire, e cioè PRODI OUR MAN.
Quei poveri disgraziati (in senso moralmente commiserativo) hanno anche esentato i loro lettori, che si erano bevuti fra gli applausi la falsa intervista a Gordievsky su “Scaramella caso psichiatrico”, dal venire a conoscenza del fatto che lo stesso medesimo identico Gordievsky, dal vivo e a me con un reistratore IN MANO e non per telefono, ha raccontato quel che lui seppe nel 1981-1982 circa il fatto che Romano Prodi era considerato la star del 5° Dipartimento del KGB, e che poi lui non sa se Prodi alla fine fu reclutato “OPPURE FU SOLTANTO USATO PER OPERAZIONI SPECIALI”. Non so se mi spiego (andate a riascoltare la viva voce di Gordievsky).
E’ ovvio che questa ultina dichiarazione, sommata con il Trofimov ricordato da Litvinenko, sommata al fatto che sia Trofimov che Litvinenko per pura sfortuna sono stati entrambi assassinati, assume un valere storico e accusatorio di enorme importanza.
Loro naturalmente le sanno benissimo.
Ma la linea finora passata è: ignorare, andare avanti, far finta di niente e provocare atti parlamentari che avallino il falso, come è avvenuto ieri quando il sottosegretario Naccarato ha risposto a una interpellanza di Diliberto dicendo fra l’altro:
“Non risultano, infine, comportamenti di operatori delle forze dell’ordine tendenti a fuorviare o condizionare l’operato della Commissione stessa ne’, d’altra parte, vi e’ evidenza di attivita’ illegali di spionaggio o documentazione a danno di cittadini compiute da appartenenti alle forze dell’ordine in un modo o nell’altro ricollegabili alla Commissione”.
“IN UN MODO O NELL’ALTRO RICOLLEGABILI ALLA COMMISSIONE”.
Ma quel che importa è il fatto importante è che l’interpellanza di Diliberto (presentata il 6 dicembre 2006 e che dunque si riferisce a quanto pubblicato fino a quel giorno) inizi con un “premesso che:
PREMESSO CHE
“Negli ultimi giorni (dal 26 novembre, giorno della falsa intervista a Limarev, quella per intendersi su strutture, dossier e il “falso Guzzanti”) IL QUOTIDIANO LA REPUBBLICA HA RILEVATO PARTICOLARI INQUIETANTI CIRCA L’ATTIVITA’ SVOLTA DAI CONSULENTI DELLA COMMISSIONE MITROKHIN PRESIEDUTA DAL SENATORE PAOLO GUZZANTI”.
E poco dopo: “dalle interviste pubblicate sia a Litvinenko, morto recentemente a Londra dopo essere stato avvelenato con polonio 210, sia all’ex agente del KGB Limarev, emerge che Mario Scaramella avrebbe alla compilazione di dossier su uomini politici italiani… (inoltre Scaramella) “poteva contare su una rete di informatori che comprende poliziotti, agenti della polizia penitenziaria e due uomini della Cia”.
In altre parole, le falsità e le fabbricate bugie di Repubblica pubblicate dal 26 novembre fino al 6 dicembre 2006, diventano OGGI atti del Parlamento della Repubblica, per quanto siano state vergognosamente smentite, dimostrate come dei falsi fabbricati e prive di qualsiasi valore informativo ma soltanto disinformativo per cui, in un Paese normale, i giornalisti sarebbero chiamati a rispondere del loro operato.
Questo è lo stato dell’arte, ma una potente controffensiva di pura verità è in corso e se ne accorgeranno anche quelli che qui dentro gufano e godono del male.
"La Repubblica", VENERDÌ 16 FEBBRAIO 2007
Pagina 13 - Interni
LA VICENDA
Nuovo interrogatorio per l´ex consulente della commissione Mitrokhin, in carcere ormai da 49 giorni
Scaramella, prime ammissioni
Avrebbe manipolato le informazioni sul premier e i politici
Lunghe ore sul web ad esaminare schede di parlamentari del centrosinistra
--------------------------------------------------------------------------------
ROMA - Arrivato al quarantanovesimo giorno di detenzione a Regina Coeli, Mario Scaramella, ex consulente della commissione parlamentare di inchiesta "Mitrokhin", manovale della calunnia costruita in danno di Romano Prodi («uomo del Kgb in Italia») e di altri esponenti del centrosinistra, è tornato ieri pomeriggio a rispondere, per oltre otto ore, alle domande del pubblico ministero Pietro Saviotti. E la novità - nella ricostruzione che dell´interrogatorio viene proposta a tarda sera da due diverse fonti qualificate - è che, per la prima volta, nel difendersi da una sequenza di nuove contestazioni, Scaramella ha cominciato faticosamente ad ammettere la manipolazione, quantomeno selettiva, delle informazioni ad uso politico raccolte dalle "fonti russe" dietro cui si è sin qui protetto e dietro cui continua a proteggere e giustificare le sue mosse storte: l´ex colonnello del Fsb ucciso a Londra nel novembre scorso, Alexsandr Litvinenko, il "consulente" Euvgeny Limarev (figlio di un generale del Svr, il controspionaggio militare russo), l´ex ufficiale del Kgb riparato in Inghilterra Oleg Gordievskij.
Scaramella ammette, sia pure farraginosamente, di aver "depurato" le informazioni ricevute da Litvinenko sulla storia delle infiltrazioni del Kgb in Italia da tutto ciò che ne avrebbe incenerito la credibilità. Di aver dunque seppellito tra i suoi scartafacci le «rivelazioni» dell´ex colonnello secondo cui le Brigate rosse sarebbero state «una creatura del Kgb» e l´onorevole Aldo Moro sarebbe stato «torturato» durante la sua prigionia dai servizi segreti cecoslovacchi su incarico di Mosca. Grossolane panzane, che la dicevano lunga sulla qualità delle informazioni in possesso di Litvinenko, e per questo accantonate, lasciando credere che a illuminare i ricordi dell´ex colonnello russo fosse dunque soltanto la confidenza raccolta sul conto di Prodi da un ex generale del Kgb che non avrebbe mai potuto né smentirla né confermarla, perché morto ammazzato: «Prodi è un nostro uomo».
Il "metodo di lavoro" sperimentato con Litvinenko si ripropone del resto come un calco anche nel caso di Limarev. Sollecitato dal pubblico ministero che gli contesta la confessione di Andrej Ganchev (interprete personale di Scaramella durante i suoi anni di lavoro alla Mitrokhin), l´ex consulente ammette di aver trascorso interminabili ore con il suo "consulente" russo a compulsare il «sito web» del Parlamento Italiano, aprendo e chiudendo le foto e le schede elettroniche personali di decine e decine di parlamentari del centrosinistra. Per ciascuno di loro, a Limarev veniva chiesto di confermare o smentire la «compromissione» con Mosca e i suoi Servizi segreti. Con quale accuratezza e attendibilità, lo si può immaginare. «Che altro potevo fare? - si sarebbe giustificato Scaramella - Questo era il mio lavoro per la Commissione».
Più prudenti e farfugliate, a quanto pare, le risposte sul conto della "fonte" Gordievskij. In una delle conversazioni telefoniche intercettate (e agli atti dell´inchiesta) con il senatore Paolo Guzzanti, presidente della Commissione Mitrokhin, Scaramella indica l´ex ufficiale del Kgb come l´uomo in grado di incastrare Prodi, perché pronto a pronunciare la celebre frase («He is our man», è un nostro uomo) che, al contrario, Gordievskij dirà di non aver mai pronunciato e che infatti verrà fatta pronunciare a Litvinenko nel corso di una testimonianza video-registrata. «Per Scaramella, Gordievskij è un passaggio delicato - spiega una fonte investigativa - Perché o ammette di aver millantato con Guzzanti informazioni che non aveva o attribuisce a Gordievskij informazioni che Gordievskij nega di aver fornito. Dunque, Scaramella ha provato a non smentire il contenuto di quella telefonata con Guzzanti, ma contemporaneamente a non ammettere di aver ricevuto direttamente da Gordievskij informazioni su Prodi. E´ chiaro che su questo punto, c´è del lavoro da fare».
(c.b.)
(ANSA) - ROMA, 2 feb - Lucio Malan di Forza Italia, Segretario di Presidenza del Senato, dopo una visita al carcere di Regina Coeli in cui ha incontrato l'ex consulente della Commissione Mitrokhin Mario Scaramella, ha sottolineato di averlo trovato 'decisamente piu' provato' rispetto ad una precedente visita del 28 dicembre.
'Quaranta giorni di detenzione con un regime che pur non essendoci isolamento giudiziario e' di fatto molto duro, con gravi limitazioni, non possono restare senza conseguenze anche su un uomo giovane e equilibrato come lui. Se poi penso alle motivazioni del suo trattenimento in stato di detenzione sono veramente sgomento. Una presunta calunnia ai danni di un ex agente dei servizi segreti russi, consistita nell'aver riportato alle autorita' nel novembre 2005 notizie ricevute da Litvinenko, il quale non e' mai stato sentito o cercato dai magistrati.
Grazie a quelle notizie sono stati arrestati sei criminali in possesso esplosivi'.
'Ma nel frattempo Litvinenko e' stato assassinato e non puo' piu' essere sentito per scagionare Scaramella, ma quando era vivo non l'hanno cercato. In ogni caso, quaranta giorni di carcere preventivo per una presunta calunnia, consumata da ben piu' di un anno e' un caso credo unico'.
Dice ancora Malan: 'Non avevo mai parlato con Scaramella prima di averlo incontrato in carcere, non ho alcun legame con lui se non quello di essere stato membro della commissione di cui era consulente, ma non posso rimanere in silenzio di fronte a una vicenda come questa, su cui e' calato invece un silenzio inquietante. Forse perche' parlare di Scaramella fa ricordare che Litvinenko ha definito 'uomo del Kgb' Romano Prodi'.(ANSA).
CP 02-FEB-07 16:58 NNNN
Sgarrato e putrefatto, (non mi riferiscoa te, interamente), qui', non c'è commistione di veleni: Geronzio la Scuffia, che ha ingerito la dose letale di stronzio, te lo conferma.
Si tratta soltanto di un miserabile tentativo, ordito da più miserabili genti, per assicurarsi il monopolio dell'opinione, e gli interessi pecuniari, che da ciò derivano (dicta panella, insigna)!
Ora, se tu hai un pochettino di fegato, andiamo direttamnete dal magistrato: se, non ce l'hai, continuiamo a fare politica, e a sollazzarci, a ridere, e a far finta che tutto è un gioco!
A. coppeto
EX SPIA KGB: MALAN, SCARAMELLA PROVATO DA 40 GIORNI CARCERE
(ANSA) - ROMA, 2 feb - Lucio Malan di Forza Italia, Segretario di Presidenza del Senato, dopo una visita al carcere di Regina Coeli in cui ha incontrato l'ex consulente della Commissione Mitrokhin Mario Scaramella, ha sottolineato di averlo trovato 'decisamente piu' provato' rispetto ad una precedente visita del 28 dicembre.
'Quaranta giorni di detenzione con un regime che pur non essendoci isolamento giudiziario e' di fatto molto duro, con gravi limitazioni, non possono restare senza conseguenze anche su un uomo giovane e equilibrato come lui. Se poi penso alle motivazioni del suo trattenimento in stato di detenzione sono veramente sgomento. Una presunta calunnia ai danni di un ex agente dei servizi segreti russi, consistita nell'aver riportato alle autorita' nel novembre 2005 notizie ricevute da Litvinenko, il quale non e' mai stato sentito o cercato dai magistrati.
Grazie a quelle notizie sono stati arrestati sei criminali in possesso esplosivi'.
'Ma nel frattempo Litvinenko e' stato assassinato e non puo' piu' essere sentito per scagionare Scaramella, ma quando era vivo non l'hanno cercato. In ogni caso, quaranta giorni di carcere preventivo per una presunta calunnia, consumata da ben piu' di un anno e' un caso credo unico'.
Dice ancora Malan: 'Non avevo mai parlato con Scaramella prima di averlo incontrato in carcere, non ho alcun legame con lui se non quello di essere stato membro della commissione di cui era consulente, ma non posso rimanere in silenzio di fronte a una vicenda come questa, su cui e' calato invece un silenzio inquietante. Forse perche' parlare di Scaramella fa ricordare che Litvinenko ha definito 'uomo del Kgb' Romano Prodi'.(ANSA).
CP 02-FEB-07 16:58 NNNN
Veleno, veleno.
COSSIGA SFIDA PRODI: IL GOVERNO MANDI IL SISDE O I CARABINIERI A INTERROGARE GORDIEVSKY E CI FACCIA SAPERE SE CONFERMA QUEL CHE HA DETTO A GUZZANTI E CHE HA GIA’ RIBADITO SU UN QUOTIDIANO RUSSO. ENNESIMA MICIDIALE BOTTA PER REPUBBLICA
27 Gennaio 2007
(AGI) - Roma, 27 gen - Il Presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, chiede al Governo di far interrogare Oleg Gordievskj dai Carabinieri o dalla Guardia di Finanza. Ecco il testo dell’interpellanza rivolta dall’ex Capo dello Stato al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Interno,per sapere: “se, il primo quale responsabile della politica dell’informazione e della sicurezza e, il secondo quale responsabile dell’ordine e della sicurezza pubblica, non intendano opportuno e necessario, anche a tutela dell’attivita’ di istituzioni parlamentari quali le commissioni d’inchiesta, e anche di fronte al risibile arresto del signor Mario Scaramella per ordine della magistratura romana, nello spirito inquisitoriale e giustizialista della linea della politica della giustizia del ministro della giustizia Clemente Mastella, per la ridicola accusa di reato di calunnia aggravata nei confronti di un ufficiale dei servizi di informazione e di sicurezza della Federazione Russa, gia’ ufficiale del KGB sovietico, far interrogare l’ex-colonnello del KGB Oleg Gordievskij, oggi cittadino britannico e storico nell’Universita’ di Cambridge, che per motivi ideologici passo’ clandestinamente dall’Unione Sovietica al Regno Unito, e la liberazione della cui famiglia tenuta in ostaggio dallo stesso KGB, fu ottenuta a suo tempo dall’Italia, anche attraverso la mia mediazione con il presidente Gorbachev con la consegna al Governo sovietico di una spia sovietica del GRU, condannata dai nostri giudici e da me, allora presidente della Repubblica, allora all’uopo graziata, anche in relazione alle sue dichiarazioni rese ad un importante giornale moscovita e riportate ieri sul quotidiano La Repubblica, sul caso Commissione mitrokhin-guzzanti-Scaramella, nel quale condanna la falsificazione e la manipolazione di sue dichiarazioni rese ad un noto giornale romano ‘avvelenatore di pozzi’, confermando invece quelle rese in un intervista al quotidiano Il Giornale e rivelando importanti fatti relativi all’azione informativa, disinformativa ed intossicatrice che sarebbe stata svolta dal servizio informativo estero della Federazione Russa nei confronti dei lavori della Commissione mitrokhin; e per sapere inoltre se il Presidente del Consiglio non intenda dare al Sisde il compito di prendere questi contatti, al fini di non coinvolgere il Sismi, destinatario di detto “dossier”; e per sapere se il Ministro dell’Interno non intenda dare incarico di interrogare il detto signor Gordievskij all’Arma dei Carabinieri o alla Guardia di Finanza invece che alla Polizia di Stato, per mettere i funzionari della Polizia di Stato al riparo da indubbie pressioni e minacce che sarebbero sicuramente ad essi rivolte dal Capo della Polizia prefetto Gianni De Gennaro, al fine della manipolazione anti-Sismi delle informazioni raccolte”.(AGI) Red/Mal 271050 GEN 07
Qui, viene il bello!
"La Repubblica", VENERDÌ 26 GENNAIO 2007
Pagina 29 - Cronaca
Giallo Litvinenko, intervista a Mosca del generale Gordievski:
"Scaramella manipolato dall´ex spia del Kgb"
il caso
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
--------------------------------------------------------------------------------
LEONARDO COEN
MOSCA - Caso Litvinenko, nuova intervista del colonnello Oleg Gordievski, ex ufficiale del Kgb che vive in Inghilterra. L´ha rilasciata al quotidiano Moskovski Komsomolts. Parla a lungo di Mario Scaramella, ma dice cose diverse da quelle a suo tempo dichiarate a Repubblica lo scorso dicembre e poi confermate in tv alla "Storia siamo noi". Ha infatti cambiato versione sul ruolo del professore italiano: «Non è colpevole di niente. Lui è stato manipolato da un certo Evgeni Limarev. Sasha (Litvinenko, ndr) ha capito che Scaramella gli dicesse delle balle. In generale, tuttavia, Scaramella è bravo. Lui ha sempre lottato contro il predominio dello spionaggio comunista in Italia. È un orrore quello che è successo lì: hanno trovato 250 spie! E il primo ministro Prodi potrebbe anche essere tra di loro».
In Russia, comunque, si hanno dubbi su chi sia Limarev in realtà, gli domanda il giornalista Oleg Fochkin. Gordievski replica: «Limarev è un agente del Kgb mandato in missione in Europa per lavorare in merito al senatore italiano Paolo Guzzanti e Mario Scaramella. Lavorava su di loro. Aveva promesso che avrebbe scritto mensilmente una relazione sulla penetrazione del Kgb nella vita politica italiana. Gli italiani l´hanno assunto, gli hanno assegnato una retribuzione. Che fessi che sono, non ha mai fornito relazioni».
Scaramella, in un´intervista, sostiene che Litvinenko gli avesse detto di aver partecipato ad un traffico di materiali radioattivi nel 2000. «Nel 2000? Lui è venuto a Londra, Berezovskij gli ha dato un lavoro. Io in realtà ho fornito un´opinione molto dura su Scaramella ad un giornale italiano (si riferisce a Repubblica, ndr). Lui sta in carcere per niente perché gli italiani non sanno quale reato contestargli. Sarà solo per le voci circa le sue ricerche di materiali compromettenti relativi a Prodi?».
Scaramella diceva di aver passato a Litvinenko carte sull´omicidio di Anna Politkovskaja. Per Gordievski è invece successo che «Scaramella abbia detto: nella lista che ho ricevuto da Limarev ci sono i nomi di Berezovskij, Politkovskaja, Ahmed Zakaev, Limarev ed io. Ora abbiamo un interesse comune. La Politovskaja è già stata ammazzata. Vuol dire che ciò è tutto vero».
maddai, non ci credo... non è possibile... qui s'accusa Prodi d'essere stato nella disponibilità del kg... e Mellano fa l'interrogazione per sapere se Scaramella (che è in galera, a gratis e in attesa di giudizio... e meriterebbe solo per questo solidarietà) ha preso soldi dal parcoregionaledivattelapesca ....
no, non è possibile... che strano, l'ho cercata ma non trovata... massì, l'interrogazione di Bruno Mellano sull'abuso di carcerazione preventiva o quella sullo stato dell'informazine in Italia...
"I due più importanti network inglesi - BBC e ITV, considerati la bibbia dei nostri compagni, quando sparavano pallettoni sul precedente governo - in una terra libera ancora scossa dal'omicidio di Litvinenko, hanno trasmesso un'intervista inedita di quel poveraccio recentemente ucciso dal Polonio.
E questi dichiarava con estrema tranquillità di aver saputo dall'ex vice-capo dell'Fsb (ex Kgb) - generale Trofimov, anche lui morto di morte naturale nel 2005, per aver incrociato accidentalmente una scarica di mitra proveniente dalla direzione opposta alla sua - che il nostro attuale presidente del consiglio, Romano Prodi, è, sin da tempi remoti, sempre stato considerato un uomo di riferimento del KGB in Italia.
Testuali parole: <>.
Così, una dichiarazione di un uomo, appena assassinato con metodi poco ortodossi, che ha suscitato un certo scalpore in Inghilterra, a noi non ci fa un baffo.
Il diretto interessato fa finta di niente e dalla Turchia si rifiuta persino di commentare, né permette ai due network inglesi di raccogliere almeno uno straccio di "no comment", da parte sua o almeno del fido Sircana.
E fa bene, a quanto pare.
Perché se il suo silenzio può essere comprensibile, anche se non giustificabile, altrettanto non si può dire dei nostri media che hanno dolosamente occultato la notizia.
L'unico quotidiano che oggi ne parla è il Giornale.
Il Corrierone l'ha liquidata in un trafiletto verso fine giornale, sostenendo semplicemente che i magistrati italiani l'avevano già esaminata e non la ritenevano attendibile.
Come se ci fidassimo ancora di quello che ritengono i nostri procuratori d'assalto. E poi perché inattendibile? Su quali basi? A seguito di un'indagine vera e propria, o così, per puro istinto e sesto senso dei pm, tanto solerti ad archiviare tutto ciò che riguarda alcuni, quanto lesti ad arrestare e indagare su tutto ciò che riguarda altri.
E sopratutto, se l'avevano già esaminata perché non se n'è saputo niente, né è uscita nemmeno un'indiscrezione dalle cancellerie notoriamente colabrodo?" (da Capperi.net)
... insomma, dov'è l'interrogazione?
"La Repubblica", GIOVEDÌ 25 GENNAIO 2007
Pagina 26 - Interni
IL MINISTRO
Amato riferisce al Copaco sugli accertamenti dopo il caso Scaramella
"Nessun uomo della polizia ha collaborato alla Mitrokhin"
--------------------------------------------------------------------------------
ROMA - «Le forze di polizia non hanno collaborato con la commissione Mitrokhin presieduta dal senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti». È quanto ha assicurato al Copaco il ministro degli Interni Giuliano Amato. Amato aveva disposto una indagine ministeriale dopo che si erano diffuse le voci del possibile coinvolgimento di uomini della polizia, o di agenti segreti, nella fabbricazione delle false accuse contro Romano Prodi che hanno portato in carcere il consulente di Guzzanti, Mario Scaramella, accusato di calunnia. Il ministro, però - hanno precisato al Copaco - non è intervenuto sull´attività della commissione di Guzzanti e sull´attività dei suoi consulenti, come, ad esempio, Scaramella. Amato, del resto, non avrebbe potuto istituzionalmente entrare nel merito dei lavori di una commissione parlamentare. Il ministro degli Interni aveva disposto accertamenti alla luce dal caso Scaramella, per verificare se uomini dei servizi segreti o delle forze dell´ordine fossero stati utilizzati in attività svolte dalla commissione d´inchiesta presieduta dal forzista Guzzanti. Sul confezionamento dell´intervista registrata da Scaramella ad Aleksandr Litvinenko (e divulgata dalle televisioni inglesi), è intervenuto Evgueni Limarev, figlio di un ex generale del Kgb, una delle persone contattate - invano - dalla commissione Mitrokhin per tentare di costruire prove contro Romano Prodi. «Il video di Litvinenko che parla di rapporti fra Prodi e il Kgb - ha dichiarato ieri a Repubblica Limarev - è stato fabbricato ad arte. Posso dirlo perché Scaramella mi inviò due mail, una il 6 febbraio e l´altra il 17 febbraio, chiedendomi di collaborare all´operazione». «In particolare - ha aggiunto Limarev - nel messaggio del 17 febbraio, Scaramella mi sollecitava urgentemente ad attivarmi presso giornalisti russi affinché li convincessi a pubblicare sui loro giornali le stesse notizie contenute in quel video. Questo gli serviva per rinforzare l´intervista di Litvinenko che si reggeva solo sulle dichiarazioni di un morto. Mi aveva anche offerto la possibilità di pagare i giornalisti russi con somme da 600 a 800 euro». Nel video registrato il 3 febbraio del 2006 da Scaramella all´ex spia del Kgb uccisa dal polonio, Litvinenko riferisce di aver saputo dal generale Trofimov (ucciso a mitragliate nel 2005), che Prodi era «nostro uomo». Paolo Guzzanti, sei giorni prima (risulta da un´intercettazione telefonica disposta dalla magistratura italiana), aveva sollecitato il suo consulente a trovare un testimone che dichiarasse che Prodi era «our man», «nostro uomo».
(a.cus.)
CASO SCARAMELLA/ON. MELLANO (RNP) HA PRESENTATO INTERROGAZIONE SU INCARICHI DA PARTE DI PARCHI NAZIONALI: “SOLLECITO COPACO A SENTIRE SCARAMELLA, GUZZANTI, MAXIM LITVINENKO E LIMAREV”.
Oggi Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno) ha depositato un’interrogazione urgente rivolta al Ministro dell’Ambiente “sulla correttezza dei finanziamenti elargiti da alcuni parchi nazionali ad alcune società riconducibili al sig. Mario Scaramella”.
Due mesi fa, Mellano e l’on. Daniele Capezzone avevano richiesto al Copaco (Comitato Parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza) di audire sulla vicenda Mitrokhin: il senatore Paolo Guzzanti (ex-presidente Commissione “Mitrokhin”); il sig. Mario Scaramella (ex consulente Commissione “Mitrokhin”); il sig. Euvegenij Limarev (ex agente del KGB); il sig. Maxim Litvinenko (fratello di Aleksandr Litvinenko).
L’on. Mellano ha dichiarato:
“Recentemente il “Sole 24Ore” ha pubblicato in due puntate un’ approfondita inchiesta di Claudio Gatti sulle trascorse attività del sig. Mario Scaramella. Tra l’altro, era riportato che il Parco nazionale del Gargano e il Parco Nazionale del Vesuvio avevano corrisposto a società riconducibili a Scaramella una somma complessiva di 1.224.570 euro. Ho ritenuto opportuno interrogare il ministro Pecoraro Scanio per sapere, innanzitutto, se quanto scritto dal giornale corrisponda a verità; in caso affermativo, se le procedure utilizzate dalle direzioni dei due parchi nazionali sono state corrette sotto il profilo contabile e amministrativo; quali attività il sig. Mario Scaramella, attraverso le società di riferimento, ha posto in essere per legittimare i cospicui pagamenti; se risultano al Ministro altre consulenze intercorse fra le società citate in premessa o comunque riconducibili al sig. Mario Scaramella e le direzioni dei Parchi citati e/o altri Parchi nazionali.
Infine, rispetto alle polemiche di questi giorni sulla trasmissione di un video sulle tv inglesi in cui lo scomparso Aleksander Litvinenko, intervistato da Scaramella, nomina il presidente Prodi – e dopo l’audizione odierna del ministro degli Interni - sarebbe quantomai opportuno che il Copaco trovasse il tempo per sentire le persone da noi indicate, al fine di diradare i polveroni e di riportare la polemica politica nell’alveo delle istituzioni parlamentari.”.
Roma, 24 gennaio 2007
www.ilgiornale.it
La verità di Litvinenko: «Prodi, Prodi, Prodi»
di Lorenzo Amuso - mercoledì 24 gennaio 2007, 07:00
da Londra
Un video, due uomini. Il primo morto assassinato, l'altro rinchiuso in carcere da un mese. Alexander Litvinenko, l'ex spia russa avvelenata a Londra lo scorso novembre, ripete per tre volte il nome di Romano Prodi. Le immagini sono sgranate, ma l'audio è chiaro: «Prodi, Prodi, Prodi». Un esercizio di pronuncia per prendere confidenza con il nome del Premier italiano, più tardi definito dallo stesso Litvinenko «non un agente ma un uomo del Kgb». Al suo fianco siede Mario Scaramella, arrestato dalla Procura di Roma alla vigilia di Natale. È stato lo stesso ex consulente della commissione Mitrokhin ad aver consegnato all'emittente britannica Itv il video-testamento di Litvinenko, trasmesso in due parti lunedì e martedì sera. Un'intervista-confessione in cui l'ex colonnello dell'Fsb (ex Kgb) racconta le sue verità, dal terribile sospetto di venir presto avvelenato alle minacce alla sua famiglia fino alle rivelazioni su Prodi. Nove mesi dopo aver pronunciato quelle parole, raccolte da Scaramella nel febbraio 2006, Litvinenko è morto, ucciso da una dose fatale di polonio. Un tragico epilogo al quale Litvinenko sembrava già rassegnato. Ieri sera Itv ha ripercorso la storia del video, parallela al destino di Scaramella.
Presentato come «un investigatore italiano», Scaramella aveva avvicinato Litvinenko più di un anno fa per farsi dire i nomi delle spie infiltrate in Italia. Una collaborazione proficua, quella tra i due. Litvinenko aveva accettato di parlare anche di Prodi, citando Anatolij Trofimov, vice direttore dell'Fsb (nel frattempo ucciso a raffiche di mitra). «Trofimov non disse esattamente che Prodi era un agente del Kgb - le parole dell'ex spia - perché il Kgb evita di usare quella parola. Disse che Prodi era “un nostro uomo”, un uomo del Kgb, e che con Prodi il Kgb portava avanti in Italia qualche operazione segreta, sporca. Io ho capito che Prodi lavorava per il Kgb». Una deduzione che lo aveva indotto a non trasferirsi in Italia. Motivi di sicurezza personale.
«Quando lasciò Mosca - ha confermato Scaramella in una recente intervista alla Bbc - la sua intenzione era di venire in Italia. Ma un amico, un segreti, gli aveva detto che non poteva perché in questo Paese c'erano dei grandi amici della Russia». Il russo, che nel 2000 ha così preferito traslocare a Londra, aveva offerto la sua piena disponibilità a Scaramella. Rivelazioni scottanti, accuse specifiche ai servizi segreti russi. Un testamento affidato alle tremule immagini di un video nel quale Litvinenko appare irriconoscibile rispetto all'ultima fotografia che lo ritrae agonizzante su un letto d'ospedale. Scaramella è stata una delle ultime persone ad incontrarsi con l'ex spia prima. Una breve chiacchierata il primo novembre, in un sushi bar di Piccadilly (Itsu), poche prima che Litvinenko si intrattenesse per un tè con tre russi al Millennium Hotel di Londra. Morirà tre settimane più tardi.
Lo scorso dicembre Scaramella rientra a Londra per offrire la sua collaborazione a Scotland Yard. Sottoposto ad analisi risulta anch'esso contaminato da polonio. È spaventato. Si sente in pericolo di vita. Il 24 dicembre, appena sbarcato all'aeroporto di Capodichino, viene arrestato su ordine dagli agenti della questura di Roma. All'emittente britannica il suo avvocato Sergio Rastrelli ha ribadito le preoccupazioni per la sicurezza del suo assistito. «Scaramella si trova in una posizione delicata, è in pericolo di vita sia dentro che fuori il carcere», la denuncia di Rastrelli. Il video si chiude con una battuta del senatore Paolo Guzzanti, presidente della Commissione Mitrokhin, che ammette la possibilità di un diretto legame tra le rivelazioni di Litvinenko e la sua tragica fine. Una fine anticipata dallo stesso russo, che aveva spiegato a Scaramella i metodi spicci in voga in Russia. «Quando i servizi segreti devono rimuovere qualcuno, ricorrono a sistemi terroristici, facendo saltare in aria appartamenti a Mosca o avvelenando il candidato alla presidenza dell'Ucraina». Una profezia avveratasi con inquietante puntualità.
"La Repubblica", MERCOLEDÌ 24 GENNAIO 2007
Pagina 25 - Interni
Il materiale mandato in onda lunedì è stato realizzato dal consulente della Mitrokhin finito in carcere per calunnia
Spie, Palazzo Chigi critica la Bbc: "Una montatura il video Litvinenko-Scaramella che accusa Prodi"
La registrazione fu "concertata" con il senatore Guzzanti: lo provano alcune intercettazioni telefoniche
ALBERTO CUSTODERO
--------------------------------------------------------------------------------
ROMA - «Una montatura». Palazzo Chigi ha definito così il servizio andato in onda lunedì sulle televisioni inglesi Bbc e Itv dedicato all´intervista di Mario Scaramella (il consulente della commissione Mitrokhin arrestato per calunnia), ad Aleksandr Litvinenko, l´ex spia del Kgb uccisa da un misterioso killer che lo ha avvelenato facendogli bere del tè al polonio. «Mi stupisce - è il commento del portavoce del premier - che televisioni come quelle inglesi di cui si è sempre sottolineata l´autorevolezza diano ancora ascolto a notizie false, a fonti improbabili e ad avventurieri della notizia».
Il video di Litvinenko intervistato da Scaramella (registrato il 3 febbraio del 2006), è stato presentato, in particolare, dalla Bbc come un documento top secret. Niente di più falso: quel Dvd, infatti, Scaramella, durante il suo soggiorno londinese, lo ha distribuito prima di Natale a tutti i giornalisti televisivi inglesi e americani che si sono recati ad intervistarlo nel suo appartamento in Redcliffe Square, nel cuore dell´Earl´s court. Anche Repubblica è in possesso di una copia di quel filmato, della durata di una decina di minuti, che si sviluppa in due fasi. Nella prima, un monologo dell´ex spia del Kgb (jeans, giacca blu, camicia aperta), seduto su un divano, con a fianco il fratello Maxim che gli fa da traduttore. Nella seconda, compare Scaramella in giacca e cravatta per rivolgere alcune domande a Litvinenko. Le tv inglesi, tuttavia, nel loro servizio hanno omesso di raccontare l´antefatto di quell´intervista dopo la quale (lo ha dichiarato il fratello dell´ex spia del Kgb ai magistrati italiani), Scaramella pagò i due fratelli russi: 200 euro a Maxim per la traduzione e 600 euro ad Aleksandr come rimborso spese. Appena sei giorni prima di quella registrazione, infatti (e questo risulta dalle intercettazioni disposte dalla magistratura italiana), Scaramella telefonava a Paolo Guzzanti, presidente della commissione Mitrokhin. La commissione stava per scadere e Guzzanti chiedeva al suo consulente di trovare qualcuno che pronunciasse la frase «Romano Prodi è agente del Kgb». Guzzanti apostrofava infuriato il suo consulente: «Scusa Mario, abbi pazienza! Per me, agente o "coltivato" va bene. "Amico dell´Unione Sovietica" non significa un cazzo! Che mi frega a me? Che ti pare una notizia, "Prodi amico dell´Unione Sovietica"?». Ancora Guzzanti: «Mario, scusami, do alle parole l´importanza delle parole. Allora, in quella cosa lì, si dice: "our man", un "nostro uomo". Tu pronunci la sigla e quello dice "yes!" Punto e basta!»
Toccava dunque a Scaramella accontentare il suo «Capo» e trovare il testimone chiave. Vladimir Bukovskij, intellettuale dissidente riparato a Londra, si era chiamato fuori come testimone chiave. Pure Oleg Gordievskij, ex colonnello del Kgb anch´egli rifugiatosi a Londra, non ne voleva sapere. La svolta sei giorni dopo quella conversazione, quando, il 3 febbraio del 2006, Scaramella incontrò Litvinenko, lo inquadrò con la sua telecamera e registrò la sua voce mentre pronunciava, guarda caso, proprio le parole che Guzzanti voleva sentire. «Il generale Trofimov - disse Litvinenko - ex pezzo grosso del Kgb, mi disse che Prodi "era nostro uomo"». L´«Our man» di Guzzanti. Litvinenko inizia l´intervista così: «Ero vice capo del dipartimento segreto del Kgb che si occupava di omicidi politici». Poi, cita Prodi, spiegando di aver saputo quella notizia qualche anno prima dal generale Trofimov, ucciso nel 2005 a colpi di Kalashnikov. «Prodi collaborava con il Kgb». E poi ancora: «Trofimov disse che Prodi è un uomo con cui stiamo lavorando». Litvinenko, spiegando il perché del suo intervento, si imbatte in una gaffe, scambiando il Parlamento (di cui è emanazione la Mitrokhin), per Palazzo Chigi: «Faccio queste rivelazioni - spiega - per aiutare il governo italiano a fare indagini su questo argomento». Quindi, conclude precisando di non avere altre fonti se non il morto Trofimov.
In effetti una vera Commissione fu quella Violante.
Senza braccio giudiziario, una Commissione è degenere.
Se hai La Verità devi avere un braccio giudiziario.
Se hai un braccio giudiziario hai La Verità.
Certo che avessero incriminato Prodi come Andreotti...
Anzi l'avessero pure arrestato,
visto che non aveva coperture parlamentari.
Magari neppure sopravviveva.