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Dopo aver propagato per anni il "mantra" del "Global Warming" italianamente "Riscaldamento Globale" adesso si fa l'indietro tutta e si propaga in sua sostituzione il più "politically correct" del nuovo "mantra" del "Climate Change" volgarizzato in italiano in "Cambiamenti Climatici".
Con questa nuova definizione i VERDASTRI e tutti i loro "satelliti" vogliono cancellare quello che per anni hanno ossessivamente propugnato alle "masse".
Qui sotto la MAZZATA finale al belluino esercito dei VERDASTRI, fiancheggiatori ed agli intendenti da sempre dediti alla buonista spesa dirigistica.
Lo scandalo del “Climategate” inizia a fare le prime vittime illustri. A poco più di una settimana dal vertice internazionale sul clima di Copenhagen, Phil Jones, il direttore della Climate Research Unit della University of East Anglia è stato costretto a «fare un passo indietro» in attesa della conclusione di un’inchiesta interna avviata dalla stessa università. E, dall’altra parte dell’Atlantico, un’indagine analoga è in corso su Michael Mann alla Pennsylvania State University.
Jones e Mann sono due figure assolutamente centrali nel dibattito - scientifico e politico - che circonda il global warming (o, come i climatologi mainstream preferiscono chiamarlo ultimamente, il climate change). Jones è il climatologo che possiede - ma sarebbe meglio dire “possedeva”, visto che nessuno alla Cru riesce più a trovarle - le serie storiche di dati sulla temperatura terrestre che sono alla base dei lavori dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), l’organizzazione internazionale creata nel 1988 dall’Onu per valutare i rischi dei cambiamenti climatici causati dall’attività umana. La stessa organizzazione che, nel 2007, ha condiviso con Al Gore il Premio Nobel per la Pace. Mann, invece, è il creatore dell’ormai celebre “hockey stick” (bastone da hockey), il contestatissimo grafico che dimostrerebbe - almeno visivamente - le responsabilità dell’uomo nell’aumento della temperatura terrestre degli ultimi decenni.
I due climatologi sono anche gli autori del 12° capitolo del terzo rapporto Ipcc, pubblicato nel 2001, dal titolo più che significativo: «Identificazione dei cambiamenti climatici e attribuzione delle cause». Sono proprio Jones e Mann, dunque, i veri autori del mantra algoriano sulle cause umane del global warming, ripetuto ossessivamente nell’ultimo decennio dalla stragrande maggioranza dei mezzi d’informazione, dei partiti politici e dei movimenti d’opinione pubblica occidentali. E sono proprio Jones e Mann le prime due (finora potenziali) vittime di quello che è stato definito, forse prematuramente, «il più grande scandalo scientifico della storia». Ma facciamo un passo indietro.
Lo scorso 21 novembre, un hacker (ma c’è anche di chi parla di un inside job) ha sottratto dai server della Climate Research Unit circa 172 di megabyte tra email interne e documenti vari. E li ha pubblicati online, non senza averne dato notizia a vari blog specializzati sul clima, in larga parte appartenenti al fronte degli “scettici”. Immediatamente, è partita una minuziosa analisi dei dati, che ha restituito un quadro inquietante dello stato in cui versa quella che Al Gore chiama «una scienza ormai consolidata».
Dopo qualche giorno di scrutinio, sono iniziati ad emergere alcuni fatti inequivocabili. Partiamo dalle email, che rivelano l’esistenza di almeno tre gravi problemi. Il primo è gli scienziati della Cru, o almeno la maggior parte di essi, lavorava costantemente perché sulle riviste accademiche ufficiali venissero pubblicati soltanto gli studi favorevoli alla teoria Agw (Anthropogenic global warming), che stabilisce la responsabilità diretta dell’uomo nei cambiamenti climatici. Questi tentativi di mettere il silenziatore a qualsiasi ricerca “controcorrente”, arrivavano al punto di esercitare pressioni nei confronti dei redattori e dei responsabili delle riviste, il tutto condito da minacce di ostracismo generalizzato nei confronti delle riviste che manifestavano anche fugaci cenni di dissenso. Un’interessante scambio di email riguarda il sito RealClimate.org (fino a qualche settimana fa considerato dai più come una delle più affidabili risorse online sull’argomento), i cui responsabili offrono i loro “servigi” alla cricca della Cru, promettendo di “moderare” (si legga “censurare”) qualsiasi commento sgradito al “partito Agw”.
In risposta a un articolo “scettico” pubblicato sulla rivista
Climate Researchì, il direttore della Cru, Phil Jones, elabora strategie per «sbarazzarsi del pericoloso direttore» che ha avuto l’ardire di pubblicare una ricerca non perfettamente ortodossa. E Michael Mann replica: «Credo dovremmo smettere di considerarla una rivista legittima, incoraggiando i nostri colleghi della comunità scientifica a non proporre più articoli e a smettere di citarla nei loro lavori». Un perfetto caso di logica circolare. Lo scetticismo sul global warming (o sulle cause umane di esso) non è “scientifico” perché non è supportato da articoli pubblicati da riviste accademiche ufficiali. Ma se una rivista pubblica articoli “scettici”, allora diventa “non scientifica” per definizione. «Il mare è mosso perché Nettuno è infuriato. E come fai a stabilire che la causa del mare mosso sia il pessimo umore di Nettuno? Ma come, non vedi il mare com’è mosso il mare?». Pura scienza.
In altre email, gli “scienziati” della Cru (sarà forse il caso di iniziare a utilizzare le virgolette), si scambiano consigli su come “taroccare” alcuni dati grezzi che contraddicono il graduale aumento delle temperature terrestri. Si ammette esplicitamente l’utilizzo di «trucchi» statistici per «nascondere il declino» delle temperature. Sarà poi il blogger (ed ex metereologo) Anthony Watts a spiegare i dettagli tecnici del “trucco”, che consiste nel mescolare selettivamente due serie differenti di dati sulla temperatura in modo da produrre un grafico globale che finisce nel modo preferito dall’establishment sul global warming: con la classica curva all’insù tipica dell’hockey stick.
Dalle comunicazioni tra gli “scienziati” si percepisce anche una forte insicurezza di fondo sulla solidità delle stesse teorie su cui hanno costruito le proprie fortune, accademiche e finanziarie. «Dove diavolo è finito il global warming?», si chiede qualcuno dopo aver analizzato dati che dipingono un quadro generale di diminuzione delle temperature. E un articolo di Der Spiegel che sottolinea proprio questa tendenza al “raffreddamento globale” viene accolto quasi con terrore...
Poi c’è un aspetto altrettanto inquietante che rischia in più di avere conseguenze penali (ed è al centro delle inchieste avviate dalle università britanniche e statunitensi): quello del deliberato occultamento di dati scientifici che potrebbero falsificare la teoria di fondo dell’Anthropogenic global warming. «I due MMs - si legge in una mail di Phil Jones - stanno inseguendo i dati delle stazioni Cru da anni. Se scoprissero che ora esiste un Freedom of Information Act anche nel Regno Unito, credo che cancellerei tutti i file piuttosto che darli a qualcuno». I due MMs non sono caramelle, ma Ross Mckittrick e Steve McIntyre, due degli esponenti di punta dei climatologi scettici. E ancora: Phil Jones, evidentemente pressato dai vertici amministrativi della Cru che lo spingono a rendere pubblici i dati per evitare polemiche e cattiva pubblicità, perde la pazienza e invita i suoi collaboratori a sbarazzarsi di tutte le email in cui questi dati sono stati allegati. E l’aspetto più interessante di tutta la vicenda è che, recentemente, la Cru ha ammesso che i “dati grezzi” su cui sono state elaborate tutte le teorie dell’Ipcc sono stati «inavvertitamente cancellati» durante l’ultimo trasloco di sede dell’organizzazione. Una coincidenza strabiliante. O un atto criminale di cui Jones dovrà rispondere, non solo nelle sedi accademiche.
Fin qui, si tratta di email che dipingono un quadro disarmante della situazione. Ma c’è anche un’altra serie di “chicche” nascoste in uno dei documenti pubblicati online. Si tratta di un lungo file di testo denominato “Harry_Read_Me.txt” in cui, tra le linee di codice di un programma (scritto nel vecchio linguaggio fortran), il programmatore incaricato di «dare una sistemata ai dati» esprime tutta la sua frustrazione per essere costretto a lavorare con serie di dati incompleti, incoerenti e - in ultima analisi - del tutto inutilizzabili. Si tratta di commenti troppo tecnici per essere riportati in questa sede, ma dai quali si evince una realtà che gli “scettici” avevano intuito da tempo: quella sui cambiamenti climatici non è una «scienza consolidata», ma nella migliore delle ipotesi una “scienza neonata” in cui si avrebbero difficoltà quasi insormontabili nel ricostruire una serie di misurazioni coerenti e vagamente utilizzabili, figuriamoci nell’elaborare una teoria “perfetta” in cui si arriva perfino a stabilire un nesso di causalità. Eppure, negli ultimi anni, è accaduto proprio questo.
Lo scenario che emerge dal Climategate è drammatico, ma semplice da raccontare. In ogni discussione sul global warming, nella letteratura scientifica come nei mainstream media, il risultato è sempre lo stesso: è colpa dell’uomo. Lo ha scritto Robert Tracinski su Real Clear Politics, «come i grafici sulla temperatura prodotti dalla Cru sono sempre truccati per far vedere la curva all’insù dell’hockey stick, ogni discussione sui cambiamenti climatici finisce con l’attribuire ogni responsabilità all’uomo; e ogni dato o lavoro scientifico che tende a falsificare questa teoria viene screditato come “non scientifico” proprio perché insidia questo dogma prestabilito». Ma le email (e i documenti) del “Climategate” dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, che siamo in presenza di un caso gigantesco di frode scientifica organizzata. Negli ultimi cinque anni, Phil Jones ha “raccolto” finanziamenti per 13,7 milioni di sterline dal governo britannico, grazie a dati falsi, minacce trasversali e trucchi statistici. Ed è stato trattato dall’opinione pubblica, manipolata da media compiacenti, come un eroe.
Il danno, poi, potrebbe andare molto oltre questa piccola truffa milionaria, nel momento in cui una teoria non dimostrata (e probabilmente non dimostrabile) venisse utilizzata per introdurre gabbie legislative capaci di distruggere ricchezza per migliaia di miliardi, soltanto nel mondo occidentale. Proprio come rischia di accadere nei prossimi anni.
A Livorno (Via Capponi 38) da Sabato 2 Giugno (inizio ore 15,30) a Domenica 3 (inizio ore 9, fine ore 15,30)
Cari amici, cari compagni,
A oltre un anno dal nostro primo congresso, e nel convocare il secondo, un bilancio di luci ed ombre si presenta nell'esaminare i cambiamenti che si sono verificati nella percezione e nella consapevolezza, da parte della classe politica, degli allarmi che Rientrodolce da tempo lancia sulla situazione del pianeta.
Se il tema del riscaldamento globale, anche grazie all'ultimo rapporto dell'International Panel on Climate Change, ha ormai raggiunto l'opinione pubblica più generale e la consapevolezza della politica, quello del picco del petrolio ancora stenta ad essere accettato. Se Radicali Italiani hanno accolto in sede congressuale il nostro emendamento alla mozione generale per un impegno verso l'uscita dalla dipendenza energetica dai combustibili fossili, ancora timori di principio verso ogni intervento di indirizzo della politica economica, reazioni di presunta razionale freddezza rispetto alla gravità della situazione da noi denunciata, invocazioni ad un anticoformismo che si manifestano in una aderenza a conformismi passati, fanno velo, ad alcuni nostri compagni, alla consapevolezza dell'urgenza di imboccare con decisione la strada per una transizione dolce a una civiltà priva di combustibili fossili.
In questo campo siamo lieti di poter salutare l'iniziativa di Radicali Italiani di convocare un convegno sulle politiche energetiche e un gruppo di lavoro sul tema 'ambiente, clima, energia e politica radicale', con il compito di elaborare uno studio che formuli alcune linee guida come base di una proposta di merito per il Piano Energetico Nazionale. Ci auguriamo che possano essere riscoperte le radici geo-ambientaliste che avevano portato, negli anni 80, all'indicazione di Aurelio Peccei per la carica di Presidente del Consiglio.
Anche sul tema della sovrappopolazione, se l'allarme comincia ad essere percepito negli ambienti più avvertiti, ancora esso non è una priorità né per Radicali Italiani, né per l'opinione pubblica e per la classe dirigente, condizionati, da un lato da un ingiustificato timore di invadere il campo delle libertà personali e, dall'altro, di violare principi morali affermatisi in secoli di riflessione teologica condotta nella preoccupazione di assicurare, attraverso il numero, la sopravvivenza della specie.
Dobbiamo riconoscere che oggi il livello di antropizzazione del territorio ha raggiunto livelli intollerabili: si attraversano intere regioni senza soluzione di continuità fra distretti industriali, quartieri residenziali e arterie di collegamento; e ad aggravare la scena è anche la mancanza di qualità architettonica e urbanistica; pertanto quello che si presenta agli occhi è una desolata crosta di cemento e asfalto che avanza e ingoia il territorio. Sicuramente la sovrappopolazione e la spinta economica alla crescita indifferente ha determinato questo scenario ambientale terrificante.
In campo demografico una nostra iniziativa presso il Ministero degli Esteri per interventi nel sud del mondo, in comune con il Population Media Center, è in attesa di esame e siamo certi che essa troverà il necessario appoggio da parte di Radicali Italiani.
E' ora necessario che le forze politiche, dopo le dichiarazioni dei congressi dei DS, della Margherita e dello SDI, e le posizioni espresse dalla Sinistra Democratica e dagli altri partiti dell'attuale maggioranza, traducano in azione di governo le consapevolezze raggiunte sui temi dell'energia e dell'ambiente; e questo dovrà essere anche l'obiettivo di Rientrodolce nel prossimo anno, insieme ad una ferma opposizione alle politiche di difesa della famiglia cosiddetta 'naturale', nella sua presunta missione di assicurare la crescita della popolazione.
Con questi intendimenti vi attendo a Livorno, nell'augurio di un proficuo lavoro.
Dopo aver propagato per anni il "mantra" del "Global Warming" italianamente "Riscaldamento Globale" adesso si fa l'indietro tutta e si propaga in sua sostituzione il più "politically correct" del nuovo "mantra" del "Climate Change" volgarizzato in italiano in "Cambiamenti Climatici".
Con questa nuova definizione i VERDASTRI e tutti i loro "satelliti" vogliono cancellare quello che per anni hanno ossessivamente propugnato alle "masse".
Qui sotto la MAZZATA finale al belluino esercito dei VERDASTRI, fiancheggiatori ed agli intendenti da sempre dediti alla buonista spesa dirigistica.
Mandi,
Renzo Riva
renzoriva@libero.it
349.3464656
http://ideazione.blogspot.com/2009/12/climategate-rotolano-le-prime-teste.html
mercoledì 2 dicembre 2009
Climategate: rotolano le prime teste
Jones e Mann sono due figure assolutamente centrali nel dibattito - scientifico e politico - che circonda il global warming (o, come i climatologi mainstream preferiscono chiamarlo ultimamente, il climate change). Jones è il climatologo che possiede - ma sarebbe meglio dire “possedeva”, visto che nessuno alla Cru riesce più a trovarle - le serie storiche di dati sulla temperatura terrestre che sono alla base dei lavori dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), l’organizzazione internazionale creata nel 1988 dall’Onu per valutare i rischi dei cambiamenti climatici causati dall’attività umana. La stessa organizzazione che, nel 2007, ha condiviso con Al Gore il Premio Nobel per la Pace. Mann, invece, è il creatore dell’ormai celebre “hockey stick” (bastone da hockey), il contestatissimo grafico che dimostrerebbe - almeno visivamente - le responsabilità dell’uomo nell’aumento della temperatura terrestre degli ultimi decenni.
I due climatologi sono anche gli autori del 12° capitolo del terzo rapporto Ipcc, pubblicato nel 2001, dal titolo più che significativo: «Identificazione dei cambiamenti climatici e attribuzione delle cause». Sono proprio Jones e Mann, dunque, i veri autori del mantra algoriano sulle cause umane del global warming, ripetuto ossessivamente nell’ultimo decennio dalla stragrande maggioranza dei mezzi d’informazione, dei partiti politici e dei movimenti d’opinione pubblica occidentali. E sono proprio Jones e Mann le prime due (finora potenziali) vittime di quello che è stato definito, forse prematuramente, «il più grande scandalo scientifico della storia». Ma facciamo un passo indietro.
Lo scorso 21 novembre, un hacker (ma c’è anche di chi parla di un inside job) ha sottratto dai server della Climate Research Unit circa 172 di megabyte tra email interne e documenti vari. E li ha pubblicati online, non senza averne dato notizia a vari blog specializzati sul clima, in larga parte appartenenti al fronte degli “scettici”. Immediatamente, è partita una minuziosa analisi dei dati, che ha restituito un quadro inquietante dello stato in cui versa quella che Al Gore chiama «una scienza ormai consolidata».
Dopo qualche giorno di scrutinio, sono iniziati ad emergere alcuni fatti inequivocabili. Partiamo dalle email, che rivelano l’esistenza di almeno tre gravi problemi. Il primo è gli scienziati della Cru, o almeno la maggior parte di essi, lavorava costantemente perché sulle riviste accademiche ufficiali venissero pubblicati soltanto gli studi favorevoli alla teoria Agw (Anthropogenic global warming), che stabilisce la responsabilità diretta dell’uomo nei cambiamenti climatici. Questi tentativi di mettere il silenziatore a qualsiasi ricerca “controcorrente”, arrivavano al punto di esercitare pressioni nei confronti dei redattori e dei responsabili delle riviste, il tutto condito da minacce di ostracismo generalizzato nei confronti delle riviste che manifestavano anche fugaci cenni di dissenso. Un’interessante scambio di email riguarda il sito RealClimate.org (fino a qualche settimana fa considerato dai più come una delle più affidabili risorse online sull’argomento), i cui responsabili offrono i loro “servigi” alla cricca della Cru, promettendo di “moderare” (si legga “censurare”) qualsiasi commento sgradito al “partito Agw”.
In risposta a un articolo “scettico” pubblicato sulla rivista
Climate Researchì, il direttore della Cru, Phil Jones, elabora strategie per «sbarazzarsi del pericoloso direttore» che ha avuto l’ardire di pubblicare una ricerca non perfettamente ortodossa. E Michael Mann replica: «Credo dovremmo smettere di considerarla una rivista legittima, incoraggiando i nostri colleghi della comunità scientifica a non proporre più articoli e a smettere di citarla nei loro lavori». Un perfetto caso di logica circolare. Lo scetticismo sul global warming (o sulle cause umane di esso) non è “scientifico” perché non è supportato da articoli pubblicati da riviste accademiche ufficiali. Ma se una rivista pubblica articoli “scettici”, allora diventa “non scientifica” per definizione. «Il mare è mosso perché Nettuno è infuriato. E come fai a stabilire che la causa del mare mosso sia il pessimo umore di Nettuno? Ma come, non vedi il mare com’è mosso il mare?». Pura scienza.
In altre email, gli “scienziati” della Cru (sarà forse il caso di iniziare a utilizzare le virgolette), si scambiano consigli su come “taroccare” alcuni dati grezzi che contraddicono il graduale aumento delle temperature terrestri. Si ammette esplicitamente l’utilizzo di «trucchi» statistici per «nascondere il declino» delle temperature. Sarà poi il blogger (ed ex metereologo) Anthony Watts a spiegare i dettagli tecnici del “trucco”, che consiste nel mescolare selettivamente due serie differenti di dati sulla temperatura in modo da produrre un grafico globale che finisce nel modo preferito dall’establishment sul global warming: con la classica curva all’insù tipica dell’hockey stick.
Dalle comunicazioni tra gli “scienziati” si percepisce anche una forte insicurezza di fondo sulla solidità delle stesse teorie su cui hanno costruito le proprie fortune, accademiche e finanziarie. «Dove diavolo è finito il global warming?», si chiede qualcuno dopo aver analizzato dati che dipingono un quadro generale di diminuzione delle temperature. E un articolo di Der Spiegel che sottolinea proprio questa tendenza al “raffreddamento globale” viene accolto quasi con terrore...
Poi c’è un aspetto altrettanto inquietante che rischia in più di avere conseguenze penali (ed è al centro delle inchieste avviate dalle università britanniche e statunitensi): quello del deliberato occultamento di dati scientifici che potrebbero falsificare la teoria di fondo dell’Anthropogenic global warming. «I due MMs - si legge in una mail di Phil Jones - stanno inseguendo i dati delle stazioni Cru da anni. Se scoprissero che ora esiste un Freedom of Information Act anche nel Regno Unito, credo che cancellerei tutti i file piuttosto che darli a qualcuno». I due MMs non sono caramelle, ma Ross Mckittrick e Steve McIntyre, due degli esponenti di punta dei climatologi scettici. E ancora: Phil Jones, evidentemente pressato dai vertici amministrativi della Cru che lo spingono a rendere pubblici i dati per evitare polemiche e cattiva pubblicità, perde la pazienza e invita i suoi collaboratori a sbarazzarsi di tutte le email in cui questi dati sono stati allegati. E l’aspetto più interessante di tutta la vicenda è che, recentemente, la Cru ha ammesso che i “dati grezzi” su cui sono state elaborate tutte le teorie dell’Ipcc sono stati «inavvertitamente cancellati» durante l’ultimo trasloco di sede dell’organizzazione. Una coincidenza strabiliante. O un atto criminale di cui Jones dovrà rispondere, non solo nelle sedi accademiche.
Fin qui, si tratta di email che dipingono un quadro disarmante della situazione. Ma c’è anche un’altra serie di “chicche” nascoste in uno dei documenti pubblicati online. Si tratta di un lungo file di testo denominato “Harry_Read_Me.txt” in cui, tra le linee di codice di un programma (scritto nel vecchio linguaggio fortran), il programmatore incaricato di «dare una sistemata ai dati» esprime tutta la sua frustrazione per essere costretto a lavorare con serie di dati incompleti, incoerenti e - in ultima analisi - del tutto inutilizzabili. Si tratta di commenti troppo tecnici per essere riportati in questa sede, ma dai quali si evince una realtà che gli “scettici” avevano intuito da tempo: quella sui cambiamenti climatici non è una «scienza consolidata», ma nella migliore delle ipotesi una “scienza neonata” in cui si avrebbero difficoltà quasi insormontabili nel ricostruire una serie di misurazioni coerenti e vagamente utilizzabili, figuriamoci nell’elaborare una teoria “perfetta” in cui si arriva perfino a stabilire un nesso di causalità. Eppure, negli ultimi anni, è accaduto proprio questo.
Lo scenario che emerge dal Climategate è drammatico, ma semplice da raccontare. In ogni discussione sul global warming, nella letteratura scientifica come nei mainstream media, il risultato è sempre lo stesso: è colpa dell’uomo. Lo ha scritto Robert Tracinski su Real Clear Politics, «come i grafici sulla temperatura prodotti dalla Cru sono sempre truccati per far vedere la curva all’insù dell’hockey stick, ogni discussione sui cambiamenti climatici finisce con l’attribuire ogni responsabilità all’uomo; e ogni dato o lavoro scientifico che tende a falsificare questa teoria viene screditato come “non scientifico” proprio perché insidia questo dogma prestabilito». Ma le email (e i documenti) del “Climategate” dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, che siamo in presenza di un caso gigantesco di frode scientifica organizzata. Negli ultimi cinque anni, Phil Jones ha “raccolto” finanziamenti per 13,7 milioni di sterline dal governo britannico, grazie a dati falsi, minacce trasversali e trucchi statistici. Ed è stato trattato dall’opinione pubblica, manipolata da media compiacenti, come un eroe.
Il danno, poi, potrebbe andare molto oltre questa piccola truffa milionaria, nel momento in cui una teoria non dimostrata (e probabilmente non dimostrabile) venisse utilizzata per introdurre gabbie legislative capaci di distruggere ricchezza per migliaia di miliardi, soltanto nel mondo occidentale. Proprio come rischia di accadere nei prossimi anni.
II CONGRESSO DI RIENTRODOLCE
2 e 3 Giugno 2007 a Livorno, in Via Capponi 38
SEDE DELLO SDI DI LIVORNO
Convocazione Congresso Ordinario dell'Associazione Rientrodolce
A Livorno (Via Capponi 38) da Sabato 2 Giugno (inizio ore 15,30) a Domenica 3 (inizio ore 9, fine ore 15,30)
Cari amici, cari compagni,
A oltre un anno dal nostro primo congresso, e nel convocare il secondo, un bilancio di luci ed ombre si presenta nell'esaminare i cambiamenti che si sono verificati nella percezione e nella consapevolezza, da parte della classe politica, degli allarmi che Rientrodolce da tempo lancia sulla situazione del pianeta.
Se il tema del riscaldamento globale, anche grazie all'ultimo rapporto dell'International Panel on Climate Change, ha ormai raggiunto l'opinione pubblica più generale e la consapevolezza della politica, quello del picco del petrolio ancora stenta ad essere accettato. Se Radicali Italiani hanno accolto in sede congressuale il nostro emendamento alla mozione generale per un impegno verso l'uscita dalla dipendenza energetica dai combustibili fossili, ancora timori di principio verso ogni intervento di indirizzo della politica economica, reazioni di presunta razionale freddezza rispetto alla gravità della situazione da noi denunciata, invocazioni ad un anticoformismo che si manifestano in una aderenza a conformismi passati, fanno velo, ad alcuni nostri compagni, alla consapevolezza dell'urgenza di imboccare con decisione la strada per una transizione dolce a una civiltà priva di combustibili fossili.
In questo campo siamo lieti di poter salutare l'iniziativa di Radicali Italiani di convocare un convegno sulle politiche energetiche e un gruppo di lavoro sul tema 'ambiente, clima, energia e politica radicale', con il compito di elaborare uno studio che formuli alcune linee guida come base di una proposta di merito per il Piano Energetico Nazionale. Ci auguriamo che possano essere riscoperte le radici geo-ambientaliste che avevano portato, negli anni 80, all'indicazione di Aurelio Peccei per la carica di Presidente del Consiglio.
Anche sul tema della sovrappopolazione, se l'allarme comincia ad essere percepito negli ambienti più avvertiti, ancora esso non è una priorità né per Radicali Italiani, né per l'opinione pubblica e per la classe dirigente, condizionati, da un lato da un ingiustificato timore di invadere il campo delle libertà personali e, dall'altro, di violare principi morali affermatisi in secoli di riflessione teologica condotta nella preoccupazione di assicurare, attraverso il numero, la sopravvivenza della specie.
Dobbiamo riconoscere che oggi il livello di antropizzazione del territorio ha raggiunto livelli intollerabili: si attraversano intere regioni senza soluzione di continuità fra distretti industriali, quartieri residenziali e arterie di collegamento; e ad aggravare la scena è anche la mancanza di qualità architettonica e urbanistica; pertanto quello che si presenta agli occhi è una desolata crosta di cemento e asfalto che avanza e ingoia il territorio. Sicuramente la sovrappopolazione e la spinta economica alla crescita indifferente ha determinato questo scenario ambientale terrificante.
In campo demografico una nostra iniziativa presso il Ministero degli Esteri per interventi nel sud del mondo, in comune con il Population Media Center, è in attesa di esame e siamo certi che essa troverà il necessario appoggio da parte di Radicali Italiani.
E' ora necessario che le forze politiche, dopo le dichiarazioni dei congressi dei DS, della Margherita e dello SDI, e le posizioni espresse dalla Sinistra Democratica e dagli altri partiti dell'attuale maggioranza, traducano in azione di governo le consapevolezze raggiunte sui temi dell'energia e dell'ambiente; e questo dovrà essere anche l'obiettivo di Rientrodolce nel prossimo anno, insieme ad una ferma opposizione alle politiche di difesa della famiglia cosiddetta 'naturale', nella sua presunta missione di assicurare la crescita della popolazione.
Con questi intendimenti vi attendo a Livorno, nell'augurio di un proficuo lavoro.
Mario Marchitti (presidente)
www.rientrodolce.org
Ieri sera Pannella ha annunciato la sua partecipazione.