considerazioni sulla sanità

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xx-m.crivellini

Il dibattito in materia di politica sanitaria troppe volte è vittima dell'ideologia e si sviluppa indipendentemente dall'analisi dei dati e dalla misura del sistema reale.
Così ad esempio la valutazione del livello di spesa tiene conto più di pregiudizi che di analisi quantitative e il dibattito tra ruolo del pubblico e del privato risente in maniera palese di logiche di schieramento, del tutto estranee a quanto accade in realtà nel sistema sanitario italiano e in quello degli altri paesi.
In tal modo confronti e polemiche si esauriscono con la stessa rapidità con cui sono sorte e non lasciano tracce o influenze significative sull'evoluzione del sistema sanitario.
Per avere un quadro reale della situazione e trarre qualche conclusione basata sui fatti è bene osservare i fenomeni relativi alla spesa sanitaria nell'ultimo decennio.
I dati "ufficiali" sulla spesa si fermano, invero, al 1997 e quelli contenuti nella "Relazione sullo stato sanitario del paese" diffusa poco tempo fa a cura del Ministero della Sanità non aiutano molto, anche perché "riproducono" parola per parola una pagina della "Relazione generale sulla situazione economica del paese" a cura del Ministero del Tesoro di qualche mese prima, compresa qualche piccola imprecisione. L' Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) nel recentissimo Rapporto 2000 attribuisce all'Italia valori superiori della spesa sanitaria, in particolare per la quota privata.
Ma a parte queste osservazioni il fenomeno che emerge da dati è chiaro e così schematizzabile
· il livello di spesa sanitaria complessiva dell'Italia è poco sotto la media dei paesi europei e di quelli Ocse
· dal 1990 al 1997 il nostro paese ha diminuito la spesa sanitaria complessiva passando dal 8,1 al 7,6 % del PIL
· tale diminuzione è avvenuta esclusivamente contraendo la quota pubblica della spesa (dal 6,3 al 5,3 % del PIL) ; la quota privata della spesa sanitaria è invece contestualmente aumentata sia in valore assoluto che in percentuale
· mentre nei paesi europei mediamente la quota privata è circa il 20% del totale, in Italia la spesa sanitaria privata è passata nell'ultimo decennio dal 20 al 30% circa della spesa sanitaria complessiva
· secondo il Rapporto dell'OMS la quota privata della spesa sanitaria italiana supera addirittura il 40% ed è la maggiore d'Europa.
Al di là delle contrapposizioni ideologiche sul ruolo del pubblico e del privato, emerge chiaramente che in questi anni è stata fatta una politica di privatizzazione nel campo della spesa, nel senso di trasferire direttamente ai cittadini una quota consistente del conto sanitario a carico diretto del cittadino italiano è posta infatti una quota maggiore di spesa di quella sostenuta dai cittadini francesi, inglesi, tedeschi, ecc.. .
Alle molte dichiarazioni di sostegno del "modello solidaristico europeo" è corrisposta un'azione reale che nel settore della spesa ha avvicinato nei fatti il sistema sanitario italiano all' "odiato modello americano".
Ma se è stato progressivamente privatizzato il conto da pagare, non altrettanto è stato fatto per la gestione delle strutture che erogano i servizi sanitari.
Anzi qui è avvenuto il contrario; con l'ultima riforma sono state accentuate regole, vincoli e normative di controllo pubblico e centrale.
La difficoltà e la lentezza delle strutture sanitarie nell'adeguarsi alle esigenze dei cittadini è dovuta principalmente alle viscosità che dominano i contratti di lavoro (pubblici) e le regole di vita delle strutture, i cui meccanismi tendono intrinsecamente ad opporsi a qualsiasi cambiamento in tempo utile.
E questo "consiglia" i cittadini a rivolgersi in maniera crescente alle strutture private.
Dunque mentre sul fronte della spesa c'è stata una sensibile "privatizzazione" (chi paga è sempre più il cittadino, direttamente) l'organizzazione del lavoro e delle strutture sanitarie è sempre più pubblico e tipico della pubblica amministrazione.
Le dispute ideologiche sul ruolo del pubblico e del privato in sanità possono non finire mai, ma la situazione che si è materialmente prodotta nell'ultimo decennio mi pare in palese contrasto con una regola classica delle democrazie se pago di più devo avere maggiore libertà di scelta e di decisione.