Articolo di Mauro Mellini pubblicato su L'Opinione delle Libertà, il 29/07/10
Ha cominciato col ritenersi obbligato, per rimanere "super partes", a stare, come si suoi dire, un po' di qua e un po' di là, a mezza via tra la maggioranza ed opposizione ed a pronunciarsi sempre per una "posizione mediana". Dato che ha il dono di una esposizione chiara e brillante anche delle cose che non capisce, Fini ha dato per diverso tempo l'impressione di essere veramente convinto del suo dovere di professare (e proclamare) posizioni mediane. Ma, proclama oggi e proclama domani, sembra che ora, per lui sia essenziale non tanto la "medianità", quanto la proclamazione. Ritiene di avere il dovere di parlare, di "sputare sentenze". Tanto parla bene e sembra che le cose che uno sa fare bene abbia il dovere di farle. E poi, nella sua ansia di darsi un tono di gran democratico e di liberatone (Dio ci salvi sempre dai neofiti) avendo, quindi, l'occhio rivolto al mondo anglosassone (un po' come Cavour) deve aver inteso dire che in Inghilterra il presidente della Camera dei Comuni si chiama "speaker" letteralmente "quello che parla", come alla radio. Colui che parla, che chiacchiera. Chiacchierone non deve essergli sembrata traduzione troppo disinvolta e lontana dall'originale. Dunque, presidente-chiacchierone. Oramai vaglielo a far capire che, invece, lo speaker sta sempre zitto e che anche il presidente della Camera, finché ce n'è stato uno sul serio, come tale definibile, non doveva mai esprimersi sul merito dei provvedimenti da adottare, dei problemi politici sul tappeto, pro o contro il governo. Quelli che gli stanno intorno, e con ciò si son ritagliati uno spazio politico, ovviamente lo stimolano a chiacchierare. Essere considerati i suggeritori di uno che sta zitto non giova granché ad un ruolo politico. Così deve ragionare Della Vedova (che non ha, del resto, appreso il valore del tacere stando accanto a Pannella) né la Ninfa Egeria, la Bongiorno, che a suo tempo si è fatta buona fama di avvocato suggeritore dei più autorevoli e noti colleghi dei Collegio di difesa di Andreotti. Ora, di chiacchiera in chiacchiera, Fini ha finito per proclamare che "gli indagati" devono essere fatti fuori da incarichi di governo. Sembra di sentire i discorsi del periodo più cupo ed ambiguo di "Mani Pulite". Quando infuriava la caccia alt"inquisito" (come allora si preferiva chiamare l'indagato). E, in quanto inquisito, fu estromesso dalla carica di Sottosegretario alla Finanza il Colonnello Pappalardo, allora del Psdi, che, magari proprio sottosegretario non avrebbero dovuto mai farlo, ma che ne fu cacciato perché "inquisito": per "diffamazione militare" (esiste anche questo reato del Codice Penale Militare). Comunque allora non era il Presidente della Camera ad invocare questa "regola". Una regola che si presterebbe non solo a far nascere "casi Pappalardo", ma anche di peggio. Perché la Ninfa Egeria di Fini, alias on. Giulia Bongiorno, dovrebbe pure spiegare, al suo leader e cliente perché almeno lei ci avrà fatto caso - che indagato è un tale su cui il pm "indaga" magari per vedere un po', visto che chi cerca trova, se ci siano sul suo conto, o sul conto di altre persone che abbiano a che fare con lui, "notizie di reato". Che col nuovo Codice non sono condizione perché il P.M. si metta ad indagare, come era scritto, nel vecchio Codice. Adesso il pm indaga, "ai fini dell'azione penale" e le notizie di reato le va a cercare. Vi può essere un indagato (e può, magari, esser messo al fresco) senza che, con ciò sia "esercitata l'azione penale" che viene in essere solo quando il pm chiede il rinvio a giudizio. Sembra, però che l'azione penale sia "obbligatoria". Come dire che "obbligatorio..." è il rinvio a giudizio. E guai chi ha qualcosa da obiettare. L'Anm se lo mangia vivo. E' difficile che la Ninfa Egeria spieghi questo pasticcio al presidente Fini, ed ancor più difficile .che questi, lo capisca. E capisca che prendersela con gli "indagati" è poi, oltretutto alquanto complicata, tutt'altro che semplice e razionale. Anche per chi non sia presidente della Camera. Ma Fini avrà il "conforto" dei magistrati, cioè della loro Associazione, l'Anm, che non si fa certo scrupolo di "interferire" nella vita degli organi costituzionali. Cosa per la quale i privati vengono messi in galera perché chi "interferisce" è, evidentemente, della P3. Bello, vero?
Bossi va a trattare con Fini:
"Gianfra', ho un piano. Tu lo inculi. Io ti spingo e mi nascondo dietro a te. Quando fate il governo di Napolitano, io faccio finta di stare all'opposizione ma vi appoggio sottobanco. Basta che tu e Napolitano facciate qualche dichiarazione sul federalismo dietro cui io mi possa coprire. Il solito... ...come gia' altre volte in circostanze simili..."
Roberto Scaruffi
Son proprio minchioni sulla stampa berlusconica. Pure li' l'ordine di non parlare del ruolo apertamente golpista del Quirinale?
Roberto Scaruffi
Innanzitutto, il culto per la poesia espresso con la lettura «artistica» del Manifesto del Fli da parte di Luca Barbareschi che si è pure commosso al suono della propria voce. Inoltre, una spiccata tendenza al plagio poetico da parte di Fini che per galvanizzare la platea non solo ha preso in prestito un brano di Antoine de Saint-Exupery, ma addirittura lo stesso brano già usato tre anni fa da Walter Veltroni nel discorso fondativo del Pd al Lingotto: «Se vuoi costruire una barca, non (...)
(...) radunare uomini per tagliare legna e non impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito».
Un’altra peculiarità è l’impostazione cesaristica del nuovo partito che fa impallidire il modello berlusconiano. Mentre Gianfry saliva sul palco, il fedelissimo, Adolfo Urso, ha urlato fuori di sé: «Il leader che l’Italia aspetta! Il presidente!». Ha poi dovuto aspettare due ore che Fini terminasse la sua arringa di dimensioni fidelcastriste prima di correre da lui e rimettere nelle sue mani il mandato di sottosegretario. Altrettanto hanno fatto, con eguale entusiasmo, gli altri componenti finiani del governo, Menia, Buonfiglio e Ronchi. «Basta una tua parola e noi ci dimettiamo», gli hanno detto piegando il capo e le ginocchia. Per cui, alla faccia della Costituzione, anziché vedersela loro col capo del governo di cui fanno parte sarà il ras del partito a decidere le sorti del gabinetto. Questa plateale sceneggiata di tipo medievale, con cui i valvassini si inchinano al dominio del principe, è inedita nella storia repubblicana. Come è senza precedenti che sia il presidente della Camera - potere neutrale per eccellenza - a tenere lui in mano il boccino sul futuro del governo. Di questo però parliamo dopo.
Altra tipicità del neopartito, già evidente in passato ma ingigantita a Bastia Umbra, è la petulanza con cui i pappagalletti finiani chiedono, a turno o in coro, le dimissioni di questo e di quello. Fini ha ingiunto al Cav di togliere il fastidio e di farlo alla svelta. Nei mesi scorsi, aveva fatto altrettanto con Verdini, Cosentino, Bertolaso. Fabio Granata ha chiesto le dimissioni di Sandro Bondi, ministro della Cultura, per il crollo del monumento pompeiano. In precedenza, aveva preteso l’allontanamento dal governo e dal Pdl di chiunque avesse ricevuto un avviso di garanzia. Carmelo Briguglio ha chiesto le dimissioni di tutti i finiani dal governo. Italo Bocchino, ripetendo le ingiunzioni già fatte dal capo, ha nuovamente invitato il Berlusca a uscire di scena, ferme restando le richieste di fare fagotto, già avanzate tra luglio e settembre, per Matteoli, Fitto, Bertolaso, Cosentino e altri malcapitati di cui si è perso il conto.
Ora, in questa orgia di ipotetiche cacciate, brilla per insuperata capacità di fare lo gnorri il solo che dovrebbe sparire per reale incompatibilità, ossia Fini. Ma lui, con straordinaria faccia di bronzo, continua a sedere sul seggio di presidente di Montecitorio che da mesi non gli spetta più. Per due precise ragioni. La prima è la decenza. Dopo la vicenda della casa di Montecarlo, Gianfry non ha più la statura morale per occupare una carica istituzionale. Oggi abbiamo un presidente della Camera che, tradendo la fiducia di una signora in punto di morte, ha lasciato incamerare al cognato un bene che gli era stato affidato a maggior gloria del partito. Un atto di destrezza come il gioco delle tre carte nei baracconi in fiera. È peggio di un reato perché viola i sentimenti e la civile convivenza. Come far sparire il portafoglio dato in custodia. Di fronte a questo gesto diventano veniali - ma non vanno dimenticate perché completano il quadro - le raccomandazioni in Rai per la suocera casalinga che si improvvisa produttrice tv. Il tutto appesantito dalla spocchia con cui Fini si intestardisce a non riconoscere la gravità della situazione in cui si è cacciato. Anzi, più sprofonda e più si riempie la bocca - lo ha fatto anche a Bastia - con appelli alla «legalità, al rispetto delle istituzioni, al senso dello Stato». O non capisce, e sarebbe grave, o ci prende per i fondelli. Questo getta su di lui - e sulle truppe che gli tengono bordone - una luce sinistra sull’apporto che insieme si accingono a dare alla già tanto scombiccherata politica. Ce n’è, comunque, quanto basta a ritenere Fini inidoneo al ruolo che ricopre. A questa ragione etica se ne aggiunge, adesso che è diventato formalmente capo partito, una di ordine costituzionale. È inevitabile, a breve, una crisi di governo. Ci saranno le consultazioni al Quirinale. E allora, sentite a quale paradosso andremo incontro. Fini sarà ricevuto da Napolitano una prima volta come presidente della Camera. Ci andrà in pompa magna con la limousine e la scorta dovuti al rango. Nel colloquio dovrebbe esprimere il suo punto di vista volando alto come si conviene a un’autorità super partes. Diamo però per scontato che non lo faccia e che - visto il tipo - tiri l’acqua al suo mulino a piene mani. Si alza e se ne va, ma torna qualche ora dopo in veste di neo capo del Fli. Non come tutti gli altri, con l’auto di partito, ma con la solita limousine tirata a lucido di Montecitorio. Napolitano, rosso in viso per la vergogna di dovere stare al gioco, ascolta per la seconda volta lo stesso discorso di qualche ora prima. Un’insopportabile manfrina che calpesta ogni regola, dalla Costituzione alla logica. Umilia la Camera e il Quirinale. Fa di Fini un privilegiato figlio dell’oca bianca che - a differenza degli altri capi partito - può raddoppiare la sua interferenza nella soluzione della crisi martellando allo sfinimento il povero Napolitano con le sue rabbie e i suoi rancori. Questo avremo se non si dimette: uno spudorato Fregoli che recita tutte le parti in commedia. Con buona pace delle virtù repubblicane di cui straparla con la stessa improntitudine dell’evasore che inneggia alle tasse.
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
....Questo getta su di lui - e sulle truppe che gli tengono bordone - una luce sinistra sull’apporto che insieme si accingono .......
Mai come in questo caso l'uso del termine è più appropriato. :-))))
Ehm, Vasco? Una volta le liti interne al tuo partito cercavi di soprassederle.....Tra poco esploderà anche la Lega e che farai? Io ti avevo avvisato, due massimo tre anni: sono stato un orologio svizzero.
Comunque quello che dice sto Perna lo abbiamo sentito con le nostre buone orecchie, inutilissimo che ce lo ripeta alla sua maniera.
Ti saluto e spero che smetta di piovere e che la povera gente si rialzi immediatamente.
il carso e le apuane.....
Fini, il giorno dello sciacallo
Traggono profitto dalle difficoltà altrui. Sono gli sciacalli. Agiscono da soli, al massimo in coppia ma in alcune rare occasioni si riuniscono in un branco, ad esempio per nutrirsi di una preda particolarmente grande. Ce ne sono di varie specie ma tutte presentano notevoli somiglianze morfologiche. In politica ce ne sono di destra, di sinistra e pure di centro. In queste ore stanno braccando e accerchiando Silvio Berlusconi su una vicenda privata che si cerca a tutti i costi di trasformare in uno scandalo pubblico. Non danno tregua, gli sciacalli.
Fallito il colpo del «bunga bunga» (non c'è reato nella frequentazione di Arcore da parte della giovane Ruby, il cui primo racconto, spacciato dai giornali come verità assoluta, tra l'altro è stato smentito dai fatti e da lei stessa), ora ci si attacca coi denti a due telefonate. Quelle fatte prima dal premier e poi dal suo caposcorta alla Questura di Milano la notte in cui la ragazza marocchina venne fermata per furto. Dagli atti e dalle testimonianze risulta che nessuno fece pressioni o chiese corsie preferenziali. Palazzo Chigi diede soltanto la disponibilità a trovare una persona che, così come prevede la legge, fosse disponibile a farsi carico di un collocamento temporaneo. Cosa che avvenne. Tutto qui. Anomalo, strano? Può essere, ma sicuramente nulla che abbia a che fare con il codice penale.
L'occasione però è troppo ghiotta per chi da 18 anni cerca di disarcionare il presidente del Consiglio. La macchina sinistra-magistrati-giornali si è messa in moto a pieno regime. In tre giorni è stata commessa una serie di reati (violazione del segreto istruttorio e della privacy di una minorenne, diffamazione) sui quali ovviamente nessuno indagherà, a differenza di quanto succede per articoli pubblicati da giornali dell'area di centrodestra. Questa volta, novità rispetto al caso Noemi (ovviamente finito nel nulla), il solito branco degli sciacalli ha un nuovo capo. Si chiama Gianfranco Fini. Ieri ha giurato che in Parlamento farà ostruzionismo a qualsiasi legge che piaccia al Premier e che questa vicenda sta facendo fare all'Italia una figura imbarazzante.
Il presidente del Consiglio che si occupa di collocare in affido una ragazza è così grave? A nostro avviso è eticamente, e anche giudiziariamente più grave, quello che Fini ha fatto negli ultimi mesi. E cioè raccomandare alla Rai la suocera per un contratto da un milione e mezzo di euro (abuso d'ufficio, no?), oppure svendere un bene del partito, la casa di Montecarlo, al cognato via società offshore (cosa per la quale è indagato anche se nessuno pone il problema). Per di più, a differenza di Berlusconi, abbiamo un presidente della Camera che sul primo caso ha taciuto e sul secondo ha mentito.
Queste sono le cose che imbarazzano gli italiani. Cioè usare il proprio potere, per di più derivante da un ruolo istituzionale, per dare soldi pubblici (o di una comunità) ad amici e parenti. Imbarazza che la magistratura lo protegga e che i grandi giornali facciano finta di niente. Dopo il tradimento, lo sciacallaggio. Al momento è l'unica cosa coerente vista fare dal Fli.
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
Anche fosse mai stata ceduta a prezzo giusto, uno non vende una casa di partito, per far soldi per partiti o fondazioni, ad uno di famiglia. Se uno di famiglia vuole una casa a Montecarlo, basta che se la compri, se ha i soldi. Non va a comprare una casa di AN. Neppure di partito amico o concorrente, per evitare sospetti di scambi.
Il senso di fare una indagine per prosciogliere, e' che uno non credo possa poi essere ri-inquisito per lo stesso fatto.
Sono tecniche per salvare, in qualche modo, uno del Partito del Quirinale-CSM. Fini.
Come sono quei procuratori e Gip che convocano, "per indagare", chi e' stato a casa del Berluska?
Lo sapete come funzionano le burocrazie? C'e' qualcuno, almeno Napolitano e dintorni, che deve dar ordini a procure e corazzieri-CC di allocare personale per fottere qualcuno.
Nessuno si mette a convocare chi vada a casa di Napolitano o Prodi [il futuro Presidente, nelle intenzioni del regime].
Roberto Scaruffi
Il "PUNTO" sulla storia della truffa infinita condotta ai danni del 14% degli italiani che avevano votato per Alleanza Nazionale. (Truffa vera.... non mediatica)
(ANSA) - ROMA, 29 OTT - Il valore di mercato della casa di Montecarlo ereditata da An 'sarebbe divenuto, nel 2008, di 819 mila euro prima dei lavori di restauro (90 mila euro)'. Questo e' uno dei 20 punti citati dai pm nella richiesta di archiviazione per il presidente della Camera, Fini, e l'ex tesoriere An, Pontone. Una valutazione definita dalla procura 'effettuata in astratto, senza tener conto delle condizioni concrete del bene'. Il valore e' triplicato rispetto ai 273mila euro indicati nell'atto di successione.
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
Tranquilli, domani se ne inventano un'altra.
Tanto governano le burocrazie corrotte e i militari corrotti con supervisione Quirinale-NATO.
Berlusconi e Fini possono dedicarsi al teatrino.
Nessuna strage in vista per la solita "unita' nazionale"?!
Roberto Scaruffi
Le Procure le controlla il Presidente.
Fini e' del partito del Presidente.
Roberto Scaruffi
Fini: " ....In 27 anni di Parlamento e 20 alla guida del mio partito non sono mai stato sfiorato da sospetti di illeciti e non ho mai ricevuto nemmeno un semplice avviso di garanzia. Credo di essere tra i pochi, se non l’unico, visto le tante bufere giudiziarie che hanno investito la politica in questi anni. E’ evidente che se fossi stato coinvolto in un bello scandalo mi sarebbe stato più difficile chiedere alla politica di darsi un codice etico e sarebbe stato più credibile chiedere le mie dimissioni. Così deve averla pensata qualcuno, ad esempio chi auspicava il metodo Boffo nei miei confronti, oppure chi mi consigliava dalle colonne del giornale della famiglia Berlusconi di rientrare nei ranghi se non volevo che spuntasse qualche dossier – testuale - anche su di me, “perchè oggi tocca al Premier, domani potrebbe toccare al Presidente della Camera”. Profezia o minaccia?"
il carso e le apuane.....
Patetico. Gli manca financo il senso del ridicolo.... nella voce ancora le insensate dichiarazioni con cui denunciava i "servizi" (quelli "deviati" ovviamente), i carabinieri e la GdF di aver tramato a suo danno su ordine del Premier.
Se ne vada: questo paese merita di meglio a rappresentarlo.
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
Ragazzo è roba tua, vostra, è roba di Berlusconi e company, è tutta verdura del vostro orto. Fini, Verdini, Scaiola, Berlusconi, Cosentino, Bertolaso, Schifani etc,etc son robaccia del berlusconismo, il quale è figlio della corruzione, nemico della meritocrazia, amante della prostituzione come modello di vivere.....Ora cacci aria fritta Fini via dalle istituzioni e poi? Tutti puliti gli altri che rimangono? Il premier sono sedici anni che cerca uno scudo alle sue malefatte.
Ora è patetico che tu voglia far passare Fini per uno sconosciuto incomodo. E' colui che ha fondato il partito a cui dai il voto, l'ha fondato insieme al nanotrafficante che è il peggior essere sulla faccia dell'universo( metto le mai avanti). Goditeli.
Marcegaglia: " IN SEDICI ANNI PERSI 540 MILIARDI DI PIL RISPETTO ALL'AREA EURO"
il carso e le apuane.....
Certo che ne dici di cazzate, Fini era pre esistente a Berlusconi politico, Bertolaso è uomo pescato dalla sinistra e il resto viene dalla parrocchia. Quanto a questa Emma se è causa del suo mal pianga se stessa, se anzichè "ristrutturare e delocalizzare" avesse "investito e sviluppato" forse staremmo meglio non credi.
Gianfrando Fini, terza carica dello stato, ha accusato i servizi segreti, i bersaglieri, i vigili del fuoco ed i boy scout di aver complottato con il Presidente del Consiglio e con un governo straniero per infangare lui e Gianfranco Tulliani.
Deve dimettersi, non perchè bugiardo (che potrebbe essere una prova di intelligenza) ma per la stupidità messa in mostra.
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
In piena alta strategia!
Non si distolgano i crociati dalle loro crociate!
Roberto Scaruffi
Vasco, a me interessa che Fini faccia in qualche maniera dei danni irreversibili a Berlusconi, poi che lui sia un vostro quaquaraquà tra i tanti che siete lo so da me. I fondatori Romolo e Remo, Caino e Abele, il male e il malefico....Insomma tutta robaccia di destra. E se a ritroso si vanno ad elencare le malefatte dei personaggi che si agitano in questa maggioranza ...ohimmeo!!!
il carso e le apuane.....
Diciamo che Berlusconi, in questo scontro con Fini, ne esce come l'arcangelo Gabriele.
Fini è finito !!.... dovrai aspettare qualche altro. Almeno cercalo intelligente.
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
beh a dir la verità io non cerco nessuno. Fini è aria fritta, gambe accavallate, cravatte strane, discorsi che lasciano il tempo che trovano. Dopo una moglie fascista ora si è innamorato per davvero di una ......Non so. L'altro, il nanotrafficante è un pericolo costante, quello caro il mio Vasco che ti piaccia o no è un delinquente.In confronto a Fini non è l'arcangelo Gabriele, ma Satana in persona! Poi stammi bene a sentire: " A me personalmente di Berlusconi o meno non me ne può fregare che una cippa di minchia ( ho solo il desiderio che scompaia, lui e le sue tv di cacca).
Ho degli scarponi da trekking favolosi, machete, coltello, binocolo, seghetto, corde, borraccia, moschettoni, crakers per crisi di zuccheri, ed una ampia zona di lavoro che va dal monte Re, a Gorizia, Postumia, costa.
La moglie che lavora e i figli a scuola. L'arcangelo Gabriele sono io. Arcangelo si ma coglione no e mi dispiace per te ma il male malefico lo so riconoscere ABBASTANZA BENE, PER QUESTO BERLUSCONI NON MI HA MAI CONVINTO, NEANCHE UN SECONDO. Tu per quel che ti riguarda inneggia e festeggia a chi ti pare e piace. Poi però stai attento, a non deprimerti e a non far cavolate. Bon. Stacci attento e riguardati, e non lo dico con sarcasmo. Bye bye vado in quel di Gorizia.
Ps: Che il governo arrivi a due anni e mezzo ho ancora tutti i dubbi.
il carso e le apuane.....
L'innamoramento e' gia' finito?
Roberto Scaruffi
(ANSA)- ROMA, 24 SET - E' autentica la lettera del ministro di Santa Lucia che indica Tulliani dietro le societa' offshore acquirenti della casa di An a Montecarlo.Lo ha confermato lo stesso ministro della giustizia dell'isola caraibica ribadendo quanto anticipato dal 'Fatto Quotidiano'. 'La lettera e' autentica - ha spiegato - ho deciso di scriverla al primo ministro per informarlo su una vicenda che rischiava di danneggiare l'economia dell'isola. Non so come sia finita nelle mani dei giornalisti'.
Per Fini è finita !
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
B o c c h i n o :
(ANSA) ROMA - ''Se dovesse emergere che la proprieta' e' veramente di Giancarlo Tulliani io credo che effettivamente e' una cosa su cui Fini dovrebbe dare una risposta. Ma conoscendo Fini sono assolutamente certo che se questo e' vero lo apprende anche lui oggi dai giornali''. Lo dice il capogruppo del Fli alla Camera Italo Bocchino intervenendo al programma de La7 ''Omnibus''.
Secondo me Fini è al capolinea !!
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
Vasco su uno dei suoi : " Secondo me Fini è al capolinea !!"
Magari! E' uno dei tuoi. bELLA GENTE CHE SIETE. Quel fascistello bolognese sono anni che sproloquia aria fresca. Berlusconi lo ha usato, gli ha fregato il partito e ora lo annega. Certo, perdio, Berlusconi è estremamente peggio, e per quello farà una fine ben peggiore. Aspetto il giorno con gloria e pazienza. Non ho fretta, so come sollazzarmi. Ma lo spettacolare botto me lo gusterò come un cono gelato al "bacio".
il carso e le apuane.....
Devi portare pazienza, Claudio, quello lì, per quanto ne so io, ha intenzione di arrivare almeno a 120 anni.... ed è uno che mantiene la parola :-))))
A proposito non avevi profetizzato che questo suo governo non avrebbe superato i due anni, i due anni e mezzo ???.... Salute.
Ciao.... e mettiti l'animo in pace.... lunghe passeggiate ed aria pura (dovresti venire sui colli euganei chè lì arrivano tutti gli scarichi di Pordenone e le puzze della Slovenia).
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
No no Vasco, quelli che inquinano trieste sembra impossibile ma sono i russi e i veneti. Per fortuna che c'è la bora!
Ora che Berlusconi voglia campare 120 anni nessuno lo mette in dubbio. E' che io ne voglio campare minimo 97, e ti assicuro che parola data è mantenuta. Sai anche questi personaggi inqualificabili quali Mike Bongiorno, Raimondo e Sandra avrebbero voluto dipartire il più tardi possibile.....Ma la signora in nero non guarda in faccia a nessuno, neanche a Scapagnini. Ah, ah ah. E neanche aI NANOTRAFFICANTI.
il carso e le apuane.....
da leggere tutto d'un fiato ha ha ha ha.....
29/07/2010
Gianfranco Fini: ultima figuraccia - Dal lato A (bau-bau) al lato B (slurp-slurp) in un attimo. Ma il suo padrone rifiuta il ritorno del figliol prodigo
PARTE PRIMA: FINI E IL LATO A
Fini mostra la faccia dell'armi: ci provino a cacciarmi dal PdL! Io resto qui! La legge sulle intercettazioni deve subire profondi cambiamenti! La legge può aspettare, si voterà a settembre! La questione morale dev'essere all'ordine del giorno! Insomma, una specie di ardito della politica, pronto a scatenare le sue truppe, che nel frattempo però perdono pezzi, reparti, plotoni... Tutti in fuga per cercare di ottenere un posticino sul carro del vincitore...
D'altronde gli italiani, come diceva Montanelli, che se ne intendeva, sono abituati a non finire mai una guerra dalla stessa parte da cui l'hanno iniziata. Davvero Fini pensava che i Gasparri, i La Russa, gli Alemanno avrebbero accettato di dire addio alle prebende, alle auto blu, alle insegne da capataz? Perchè se lo pensava, dimostra di essere uno gnomo politico, più nano ancora del suo padrone; se non lo pensava, è sinceramente colpevole di essere andato alla guerra senza prevedere una dignitosa exit-strategy, in caso di necessità...
PARTE SECONDA: IL PADRONE "VEDE" IL BLUFF
Berlusconi conosce Fini da 16 anni, ed ha ormai capito (qualsiasi cretino ci riuscirebbe) che Fini abbaia, finge di avere un'etica da difendere, ma alla fine abbozza, si mette a 90 gradi ed obbedisce. Fini sa bene che senza le TV del padrone ritornerebbe nel ghetto del 5%. E Berlusconi sa che Fini sa. Fini sa che se dovesse rompere col proprietario delle poltrone, una parte di AN traslocherebbe ufficialmente nell'area FI, dopo averlo già fatto palesemente ma ufficiosamente. Ma spera sempre di riuscire a conservare una quota di soldatini determinante per dettare condizioni al Cipria.
Ma il Cipria ha la coda davanti all'ufficio di gente pronta a traslocare; spera che, fuori un pezzetto di AN, riuscirà a ricomprarsi Casini e i suoi cari, ma la Lega (che conta più di Casini) si mette di traverso: "o noi o Casini"; infine, sa che le cose fra AN e Lega sono giunte ad un punto di non ritorno. Cosa ampiamente prevista, persino da noi: il partito del tricolore, Dio Patria Famiglia, Roma Caput Mundi, non può più convivere con chi vuole insegnare il dialetto locale a Pinzolo Po. E poi non coincidono gli elettorati di riferimento, ed i relativi programmi di governo: la lega vuole spostare risorse sui padroncini e gli evasori di casa propria, AN verso i burocrati del centro-sud.
PARTE TERZA: Il Padrone è stretto in una morsa
Gli piacerebbe rimandare tutti a casa e andare ad elezioni anticipate, ma è stretto fra la voglia e la paura... I sondaggi, come il pane e le albicocche, non sono più quelli di una volta... Il vantaggio del PdL sul PD si è di molto ristretto, per tutti i sondaggisti, tranne che per la ineffabile Ghisleri di Euromedia. Inoltre, chi provoca elezioni anticipate in periodi di crisi, di regola paga pegno. Quindi il Padrone minaccia elezioni anticipate, ma sa di non potersele permettere. Anche lui abbaia alla luna. Il progetto vero è quello di addomesticare il bau-bau, e se possibile di ricostruirsi un margine di sicurezza ricomprandosi il Casini. In attesa che qualcosa accada, siamo allo stallo totale. Nessuno vuole giocarsi il piatto, nessuno è in grado di farlo, e nel frattempo l'economia continua ad andare a puttane.
PARTE QUARTA: TUTTI HANNO UNA PAURA FOTTUTA
Fini ha una voglia matta di "riallacciare i rapporti", e passa dal "bau-bau" da pastore tedesco al "caì-caì" da cagnolino da lecco: vuole "resettare". Proprio così: ctrl+alt+canc, e tutto ricominci come prima. Pone cinque condizioni, che sarebbero ovvie per qualsiasi persona di moralità medio-bassa, ma non per berlusconi. Ecco come descrive la faccenda Claudio Tito su Repubblica:
"...dall'altra parte del campo, il cofondatore convoca i suoi uomini. Anche Fini si sente ad un passaggio di svolta. Ma non vuole assumersi la responsabilità di far cadere la maggioranza in un precipizio. "La colpa della rottura - ripete - non sarà mai mia". L'assalto dei giornali di destra, la minaccia dell'espulsione lo hanno reso più prudente. È convinto che il suo forcing sia efficace fin quando la frattura non è effettivamente consumata. Sui contenuti, però, non vuole fare marcia indietro. Tant'è che nel suo quartier generale fissa cinque condizioni su cui intavolare la trattativa. Questioni che vengono accennate anche nell'intervista al Foglio di Giuliano Ferrara. Punti che, per l'ex leader di An, assegnerebbero un senso proficuo alla "coabitazione". La definizione di un "Codice Etico" per il Pdl, la convocazione degli "Stati Generali dell'economia, l'azzeramento delle cariche di partito, l'aggiornamento del programma di governo e l'istituzione di una commissione interna per verificare i conti del federalismo fiscale. Proposte in grado di "modificare geneticamente" il centrodestra. Ma anche di impostare su base diverse la linea della coalizione sulla "legalità", il "ruolo" di Giulio Tremonti e l'"egemonia" della Lega di Umberto Bossi..."
Con queste 5 condizioni, non si capisce se Fini intenda dimostrare di essere intelligente, o intenda dimostrare di essere totalmente scemo. Parlare di etica in casa di Berlusconi? o di economia in casa di Tremonti? o di costi del federalismo in casa di Bossi? Diciamocelo... o Fini è una persona di diabolica intelligenza, o è un emerito cretino. Non ci sono vie di mezzo.
Nel primo caso, ha lanciato questo pacchetto per farsi dire di no, su cose alle quali tutte le persone di buonsenso e di etica media dovrebbero dire di si. In questo modo, scaricherebbe i costi politici della crisi tutti sul Cipria. Nel secondo caso, ha davvero pensato di poter piegare Berlusconi verso l'accettazione dei temi etici, e la Lega verso i conti reali del federalismo (conti che sarebbero la tomba di ogni federalismo). In tal caso, Fini dovrebbe urgentemente farsi vedere da uno specialista in malattie mentali.
L'EPILOGO: da bau-bau, a caì-caì, a slurp-slurp
Triste epilogo. Fini era partito con il cannone spianato, mettendosi di traverso su tutto. Poi è passato rapidamente alla scacciacani che spara a salve; infine, si è riaccucciato sotto la tavola imbandita del padrone, il quale non solo gli ha detto NO, NO, NO, NO e NO sui suoi 5 punti, ma parla insistentemente di cacciare lui e i dissidenti dal PdL. Non è escluso che lo faccia. E' solo un problema di pallottoliere. Quanti di AN resteranno con Fini alla Camera, e quanti al Senato? E quelli che resteranno con Fini, si metteranno a votare contro, o si asterranno?. I numeri non sono bellissimi.
Alla Camera, dove l'attuale maggioranza ha 100 voti di margine, andrebbero con Fini circa una trentina di fedelissimi. Se si asterranno, il nano avrà pur sempre una maggioranza di una settantina di deputati; se passeranno al voto contrario, il nano avrà una maggioranza di una quarantina di deputati. Può farcela, ma i suoi "uomini del fare" non potranno assentarsi regolarmente per curare - come hanno sempre fatto, i loro studi da avvocati, o da architetti, o da fiscalisti, o da criccaioli.
Al Senato, dove l'astensione vale come voto contrario, i fedelissimi sarebbero una quindicina. I cinquanta voti di vantaggio diventerebbero venti: un vero salasso, ma resterebbe una solidissima maggioranza rispetto a quella di cui ha sofferto Prodi (da uno a tre voti di maggioranza).
Fini ha capito: se davvero gli restano solo 30+15 parlamentari, ha abbaiato alla luna. Ecco perchè adesso, indecorosamente, mostra il suo Lato B, quello abituale del cagnolino da lecco che non fa né bau né caì, ma solo slurp. Accucciato sotto la tavola dei potenti, aspettando un osso, o almeno un Calippo da leccare voluttuosamente. E' da 16 anni che sogna di essere un rottweiler, ma poi si sveglia, e scopre di essere un piccolo, insignificante chiwawa.
In tutto questo, c'è chi straparla nuovamente di "grande-centro": mettendo insieme Pierferdi (al netto di coloro che tornerebbero in FI), il partitino salvelox di Rutelli, Bonanni&Pezzotta, e qualche altro naufrago del "vorrei-ma-non-posso". In tutto questo, tanta sinistra si stava già masturbando all'idea di portare Fini... dove? a sinistra? ...ma per piacere... E c'era persino chi stava già straparlando di un asse Fini-Vendola. Ma quest'ultima voce deve averla messa in giro qualcuno che ha iniziato a demolire l'immagine di Vendola a sinistra, e di Fini a destra. Due piccioni con una fava. Che sia stato qualche troll brianzolo, a mettere in circolo questa leggenda metropolitana? Intanto, mentre Fini abbaiava, ha votato la fiducia ad una manovra di cui ha detto peste e corna. Niente di nuovo sotto il sole. Lo ha già fatto con la legge-porcata, e con tutte le leggi ad personam.
Un giorno forse il chiwawa si sveglierà dal lungo letargo durato sedici anni, e scoprirà di essersi addormentato giovane principino se-credente erede designato, e di essersi svegliato vecchio, imbolsito, in età da pensione. E con un grande futuro alle sue spalle. Tafanus
il carso e le apuane.....
anteprima
Sgarbi: «Elisabetta? La conoscevo bene»
L'intervista al settimanale «A»: «La Tulliani mi veniva a trovare a casa. Anche La Russa la frequentava»
anteprima
Sgarbi: «Elisabetta? La conoscevo bene»
L'intervista al settimanale «A»: «La Tulliani mi veniva a trovare a casa. Anche La Russa la frequentava»
«L’unica morale possibile è questa: abbiamo sopravvalutato Fini e sottovalutato la Tulliani».
Anche Fini l’avrebbe sottovalutata?
«Esatto. Eppure era una curva ben segnalata. Mi sembrava impossibile andarci a sbattere». Vittorio Sgarbi ride, e poi fa balenare una moneta d’oro: «Peccato che lei non sappia alcune cose, che io peraltro non posso dire».
Conosceva anche lei la Tulliani?
«Ottimo intuito. La conoscevo bene. Per questo sono sconcertato: come poteva un uomo con le ambizioni di Fini avere un rapporto stabile e profondo con la Tulliani?»
Azzardiamo una spiegazione.
«È innamorato. Può essere un eccellente fidanzato, ma non un leader. Se diventi il compagno stabile della Tulliani dimostri l’incapacità di capire la natura delle persone. Lui è stato occupato militarmente da quella donna. Come tanti maschi ha subito un’azione di conquista e si è arreso. Io invece sono visitato dalle femmine. Vengono da me come si va a Taormina, o a Ostuni: arrivano, passano qualche ora, si guardano intorno e poi ripartono. Elisabetta Tulliani l’ho conosciuta tra Gaucci e Fini. Ho visto una ragazza molto carina, gentile, volenterosa».
Dunque è stato visitato dalla Tulliani?
«Sì, mi veniva a trovare casa. Era una delle tante che incontravo senza nessun impegno. Non ho nemmeno pensato che lei potesse occupare la mia vita. Era in visita. Anche La Russa la frequentava, magari ci andava in discoteca. Io poi ho la saggia abitudine di far conoscere le mie ragazze alla mia fidanzata, Sabrina Colle. È la Cassazione: a lei spetta il giudizio supremo. Quando l’ha vista ha allargato le braccia».
Come mai?
«Un dettaglio: Elisabetta mi chiamò mille volte per avere la “Freccia alata”, la tessera per andare nelle sale vip degli aeroporti. Tutto quell’impegno per un obiettivo minimo non ha deposto a suo favore. Poi con Fini ha alzato il tiro. Probabilmente è diventata sempre più ambiziosa appena ha capito che lui era il bersaglio ideale per la sua ingenuità».
Mi diceva prima che la strategia della Tulliani non era così raffinata.
«Esatto. Persino la Brambilla risultava più sofisticata. Infatti nel 2005 un cronista intercetta in una bar romano Matteoli, La Russa e Gasparri. Parlano di Fini come di un uomo debole, in declino. Il Tempo pubblica tutto e il presidente della Camera li silura. Io sono sicuro che i suoi colonnelli stavano criticando la sua deriva sentimentale: erano particolarmente preoccupati perché conoscevano bene la Tulliani. Loro pensano che Fini vada interdetto. Lui si arrabbia e li caccia con un atto alla Berlusconi. Purtroppo la prova dei fatti dimostra che La Russa e gli altri hanno visto più lontano di Fini. Questo basta per non farne un buon leader».
Fini non sarà l'unico caso di leader che si accompagna a una donna forte...
«No: Mastella, Rutelli, Bertinotti: sono tutti delle ragazze. Hanno temperamenti femminili e quindi hanno bisogno di un dominatore: la loro compagna. È lei che fa il maschio. Il caso di Berlusconi è diverso, lui non è un ingenuo. Veronica Lario a un certo punto lo inguaia, ma anche lei non poteva non sapere, come direbbero i magistrati, di Francesca Dellera, o della Sanjust. A un certo punto lo mette alle corde. È evidente a tutti che il presidente è un mandrillo, come lo sono io. Non per niente il presidente mi considera il massimo esperto di gnocca e mi chiede consigli sull’argomento».
Berlusconi è finito nel tritacarne del gossip per le donne. Fini per una donna sola. Sono cose diverse.
«La Tulliani ha una personalità poco originale. Era evidente che cercasse un uomo di potere. Però, lo ripeto perché sia chiaro: il problema non è lei, ma lui: doveva accorgersene. In realtà non è colpevole. È imbesuito ed è rimasto fregato. Kennedy stava con la Monroe, ma era lei a essere innamorata. La donna va dominata, se non sei capace, lascia perdere».
Altrimenti?
«Altrimenti accade che ti proponi come campione della moralità, e ti sei scordato i piccoli favori che hai fatto alla tua donna e alla sua famiglia. Non volevi deluderla, hai cercato di accontentarla, poi trovi degli alibi mentali per giustificarti di fronte alla tua coscienza e infine archivi tutto. Io sono sicuro che il più sorpreso di leggere cosa aveva fatto sui giornali sia stato proprio Gianfranco Fini ».
La svolta politica di Fini può essere attribuita in qualche modo all’influenza della Tulliani?
«Guardi, questo lo escluderei. Andai a cena con lei e con suo padre, e mi ricordo perfettamente che erano solidamente di destra».
È rimasto sorpreso da questo scandalo?
«Vedendoli insieme in tutti questi anni, dicevo divertito: “Uh, che cosa strana”. Diciamo che mi sorprendo da almeno quattro anni. Si figuri che a un certo punto, vedendo la devozione di Fini, ho persino pensato che ero io ad aver compreso male la Tulliani. Avevo il dubbio che fosse piena di virtù che non avevo scoperto. Una cosa mi insospettiva però: Fini non l’ha mai tradita. È un comportamento anomalo, una persona normale tradisce la moglie. Se non lo fa è perché si sente inferiore. In ogni caso torniamo al punto di partenza: Fini deve lasciare la politica, e il suo peccato è stato quello di avere una scarsa capacità di comprensione del reale».
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Come andrà a finire?
«A lungo ho rimuginato. Soppesavo la possibilità che lui la lasciasse e quella che la perdonasse. Poi un lampo mi ha illuminato: se qualcosa dovrà succedere, allora sarà lei a lasciare lui. Gli dirà, più o meno: “Ti lascio perché ti voglio bene, e tu sei toppo ingenuo anche per me”».
Andrea Greco
il carso e le apuane.....
(ANSA) - ROMA, 22 SET -Giancarlo Tulliani sarebbe il titolare delle due societa' off-shore che hanno rilevato la casa di Montecarlo, scrivono tre quotidiani.In prima pagina il Corriere della Sera, il Giornale e Libero citano due giornali dominicani che pubblicano un documento del loro governo che dimostrerebbe il collegamento fra Tulliani e le societa'.I legali di Tulliani smentiscono ed esprimono dubbi sull'autenticita' del documento.Pontone (Fli) si e' dimesso da presidente del comitato di gestione di An.
Allora, secondo i dati forniti dal governo dominicano, Fini ha venduto a suo cognato (e sembra a prezzo di favore truffando così il partito ed il fisco) un bene che gli era stato affidato in consegna.
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
Assunta Almirante: " La vicenda di Montecarlo è stata ”montata come uno zabaione: non penso che Fini e i Tulliani siano disonesti, sono comunque ricchi, non hanno bisogno di una casa che definiscono un loculo”.
il carso e le apuane.....
Ah se lo dice Donna Assunta allora....(ma qualcuno sa dirmi perché la invitano a tutte le feste di destre e dintorni? che dice d'interessante?)