di Alfredo Castiglione
Se Cavour non fosse nato, l’Unita’ d’Italia sarebbe stata ritardata di chissà quanti decenni.
Il processo d’unificazione sarebbe comunque avvenuto, perchè i nazionalismi europei, sicuramente avrebbero dato impulso pragmatico all’humus costituitosi nel Risorgimento. Ma se avvenne in quel 1861, e’ perchè Cavour riuscì in un’impresa, che appare un capolavoro d’ingegneria politica.
Per questo, nel bicentenario della sua nascita, bisogna celebrare degnamente la sua figura.
Che il conte di Cavour fosse un talento raro, lo si evince dai giudizi dei suoi contemporanei. Come quello di Henry Palmerston, eminente uomo politico britannico, che per trentacinque anni fu il dominus della politica estera dell’Inghilterra, in un momento delicatissimo della storia. Egli definì l’opera di Cavour come la miracolosa conclusione di una delle piu’ straordinarie vicende dell’intera umanità.
Certi giudizi, da persone del calibro di Lord Palrmeston, sono traguardi irraggiungibili e mai raggiunti da alcuno statista italiano. Come il paragone, più volte proposto con con Wuilliam Gladstone, l’uomo che diede ampio respiro al liberalismo anglosassone, e fu protagonista di cinquant’anni di storia europea.
Cavour, partendo da un piccolo stato, riuscì a mettere insieme una babele di staterelli, sotto la spinta di movimenti rivoluzionari, preparati soprattutto da Mazzini e Garibaldi.
Ma a quegli aneliti seppe dare un alveo, costruendo un carattere “moderato” al Risorgimento, perchè intuì che il respiro rivoluzionario avrebbe tarpato le ali all’impresa.
Anche se poi Cavour, più che un moderato, appare come un libertino per la sua epoca.
Massimo D’Azeglio, suo maestro, lo aveva forgiato politicamente, ma vari viaggi nell’Europa progressista, ispirano nel Cavour uno spirito di laicismo dello stato, ed un liberalismo mitigato da una congrua partecipazione delle istituzioni.
Ma il conte, per unificare l’Italia, dovette destreggiarsi tra i suoi nemici a destra come a sinistra. Cioè tra i conservatori, che nel parlamento sabaudo erano contrari all’unione, e Garibaldi e Mazzini, che andavano ben oltre le convinzioni più ardite di Cavour. Dovette fermare i primi, e poi moderare i secondi.
Per fare una battuta, possiamo dire che all’epoca fu un centrista illuminato.
Poi, unificata l’Italia, purtroppo Cavour passò il suo breve tempo che gli rimase, a difendersi dagli attacchi di quegli stessi uomini.
Morì a soli cinquant’anni. E per questa morte prematura rimane un forte rammarico, umano e politico.
Con altri venti anni di Cavour, sicuramente l’Italia si sarebbe risparmiata molte incertezze.
La destra storica non ebbe eredi alla sua altezza.
Urbano Rattazzi, che gli succedette, era figura benvista dal re sabaudo, perchè incline al compromesso con la monarchia. E tale atteggiamento indebolì il sistema parlamentare, o perlomeno non lo rinforzò, come avrebbe fatto il Cavour. Ligio alla sua ispirazione al parlamentarismo inglese.
E da Urbano Rattazzi in poi, seguito dal centro-sinistra di Depretis e Crispi, per finire ai vari governi Giolitti, la politica italiana non seppe costruirsi l’autorevolezza necessaria. E pur riformando l’Italia, finì per sfibrarsi e implodere.
Il fascismo, infatti, non dovette faticare per impossessarsi della nazione.
Camillo Benso di Cavour, dunque, rimane una figura da tramandare con cura, e da ricordare con rispetto. L’epopea di Garibaldi, straordinario e intrepido uomo d’azione, ha un po’ oscurato nei libri di storia un uomo di pensiero raffinato, ma pragmatico come il conte. Che ebbe anche dei momenti di grandi difficoltà, che commise anche degli errori di valutazione, ma che appare come l’autore di un capolavoro di diplomazia e tenacia che, appunto, come disse Lord Palmerstone in un momento di empito dialettico, rappresenta una delle vicende più straordinarie dell’umanità.
Dicesi gran culo.
Nei momenti topici della nostra storia sbuca dal nulla un fenomeno che ci rimette in piedi quel tanto che basta a continuare a fare gli iimbecilli abituali. Cavour è il primo della fila, questa nazione è una sua invenzione, permessa dall'ambizione di un re bifolco e puttaniere e dall'idiozia dei regnanti concorrenti. Certo che una nazione nata un padre immaginifico, una madre puttana che non saprei come altro definire la contessa di castiglione contro nemici autosfaldanti in patria e sciocchini fuori casa non è che possa vantare così robuste fondamenta.
Il secondo colpo di culo è targato Mussolini, nel momento in cui lo stato "liberale" si sta squagliando questo maestro megalomane ci compatta nazione e nel farci largo nel mondo spariglia il pianeta, ci fa soffrire ma ci consegna fra i grandi del mondo.
Il terzo colpo di culo si chiama De Gasperi, ci schiera con i vincitori e per la seconda volta ci salva dal bolscevismo più trito dandoci un impianto statale decente, di marca fascista ma funzionante.
Il quarto colpo di culo si chiama Berlusconi, i compagni fregati da Cavour, Mussolini, De Gasperi riprovano ricostituendo il fascismo con l'aggiunta della stampa e della magistratura. Come ci sia riuscito è un santo mistero ma teniamocelo stretto.
Se poi, una volta tanto, anzichè andare di culo usassimo il cervello, relegando il retro ai suoi compiti ordinari, forse diventeremmo grandi e non più in balia dei capricci del fato e della coglionaggine imperitura.
Sei un caso psichiatrico, hai preso il Serenase?
Luigi il Grande
Sai bene che il bene ed il Male sono votati ad una lotta fino alla fine dei tempi.
Vedremo ancora per tanto tempo cervelli che cagano e culi che ragionano.
Biondani, mi devo cogratulare, un aforisma degno di un demente.... ahahahahahah
Luigi il Grande
Eri nel conto.
Ma no, un demente non è in grado di fare una costruzione cosi' complessa... Ah, ricordati che sei un coglione...
Luigi il Grande
Nel conto dei testicoli. La parola che usi tu mi sembra volgarotta.
Ma no, sono termini di uso comune, cerca anzi di ricordarlo bene, tu sei proprio un coglione... Fattene una ragione, non c'è niente di male in fondo...
Luigi il Grande
Il male, infatti, è sempre in cima.
E resti nel conto.
E tu carissimo, resti un coglione... Ciao
Luigi il Grande