Il Presidente della Camera Fini lancia un messaggio preciso: «Chi è indagato lasci i propri incarichi»

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E sul partito: «E' la nostra casa, no ad anatemi a chi solleva questione morale»

«Chi è indagato lasci i propri incarichi»

Fini attacca Cosentino: perché si è dimesso da sottosegretario ma guida ancora il Pdl in Campania?

E sul partito: «E' la nostra casa, no ad anatemi a chi solleva questione morale»

«Chi è indagato lasci i propri incarichi»

Fini attacca Cosentino: perché si è dimesso da sottosegretario ma guida ancora il Pdl in Campania? 

Il presidente della Camera e cofondatore del Pdl, Gianfranco Fini (Emblema)
Il presidente della Camera e cofondatore del Pdl, Gianfranco Fini (Emblema)

 

 

 

 

 

 

 

ROMA - «Mantenere incarichi per chi è indagato è una questione di opportunità politica che dovrebbe far riflettere». Lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, parlando in videoconferenza con la convention napoletana di Generazione Italia. Fini fa riferimento al coordinatore regionale della Campania Nicola Cosentino. «Non capisco - ha detto - come mai si è dimesso da sottosegretario e non si è dimesso dalla carica di partito».

LA BANDIERA DELL'ETICA - «La grande questione dell'etica - ha aggiunto - deve essere una bandiera del Pdl. La difesa della legalità vuol dire anche non prestare il fianco, in alcun modo a polemiche». Per Fini «due devono essere le stelle polari: certamente il garantismo, ma c'è da chiedersi se è opportuno che chi è indagato abbia incarichi politici. Una necessità anche a livello regionale, qui in Campania». Il numero uno di Montecitorio non fa però alcun esplicito riferimento a Denis Verdini, di cui invece il finiano Adolfo Urso chiede le dimissioni da coordinatore del Pdl dopo quelle già rassegnate da presidente del cda del Credito Cooperativo Fiorentino.

«NO AD ANATEMI ED ESPULSIONI» - Il presidente della Camera affronta poi la questione delle tensioni interne al partito, con riferimento al fuoco di fila scatenato contro il suo fedelissimo, Fabio Granata, vicepresidente dell'Antimafia. «Quando si pone la questione morale non si può essere considerati dei provocatori e non si può reagire con anatemi o minacciando espulsioni che non appartengono alla storia di un grande partito liberale di massa». Ancora oggi la vicepresidente dei senatori del Pdl, Laura Bianconi, ha evocato un intervento dei probiviri e provvedimenti disciplinari contro il parlamentare siciliano, reo di avere parlato di freni da parte del governo e di pezzi dello Stato all'accertamento della verità sulle stragi di mafia.

«IMPEGNAMOCI NEL PDL» - Quanto poi al ruolo che la componente finiana può avere nel partito, Fini ha spiegato: «Sentiamo il dovere di impegnarci dentro il Pdl. In questo momento di confusione è essenziale avere le idee chiare». «Il primo punto fermo è mantenere l'identità e la nostra casa - ha sottolineato - : Rafforzare il Pdl significa avere meccanismi concordati discussi prima, dato che il Pdl è un grande partito che esprime ormai la classe dirigente del Paese».

L'AFFONDO SULLE QUOTE LATTE - «Le leggi non possono servire per tutelare i furbi e garantire un salvacondotto - ha poi detto Fini - Devono servire a ben altro». Un discorso generale, quello del presidente della Camera, che però lo stesso ex leader di An sintetizza con un esempio recente, la vicenda delle quote latte: «Per compiacere la Lega si è messo un emendamento che comporterà sanzioni europee».

BONDI: «VIENE MENO A RUOLO ISTITUZIONALE» - Le parole di Fini rilanciate dalle agenzie di stampa non sono piaciute a Sandro Bondi, uno dei tre coordinatori del Pdl. «Credo che non ci siano precedenti in Italia di interventi così marcati e ripetuti nel dibattito politico da parte di chi ricopre il ruolo di presidente della Camera - ha detto in una nota. A prescindere dai contenuti delle opinioni politiche espresse, si finisce per venir meno, in questo modo, ai doveri che il proprio ruolo istituzionale impone e si sacrificano le istituzioni di garanzia».

CICCHITTO: «NON DECIDONO I PM» - A Bondi si è poi aggiunto Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati pidiellini, che ha parlato di un partito «da alcuni mesi lacerato da polemiche frontali di un ristretto gruppo di suoi esponenti che fa proprie, addirittura amplificandole, le polemiche della sinistra più radicale e le sviluppa in mod sistematico». E quanto alle dimissioni degli indagati, «un partito garantista - per Cicchitto - non può farsi definire gli organigrammi interni dagli interventi dei magistrati inquirenti senza attendere tutte le chiarificazioni processuali e non. Così ci regolammo quando i pm di Napoli chiesero addirittura l'arresto di Bocchino. In quell'occasione solidarizzammo con lui e Fini condivise quella linea».

BOCCHINO: «O PACE O GUERRA» - Lo stesso Italo Bocchino ha esortato dai microfoni de La7 i due cofondatori del partito ad un confronto chiarificatore: «O Berlusconi e Fini si chiudono in una stanza e trovano le ragioni di un nuovo patto fondativo o si va alla raottura. E se sarà rottura sarà traumatica». E per essere ancora più chiaro: «Se si scatena la guerra» contro la componente finiana ci sarà una reazione. «Dal partito non ci possono cacciare - ha sottolineato, non possono espellere Fini e noi non ce ne andremo. O pace o guerra: nessuna sperazione consensuale».

Redazione online
26 luglio 2010

r.scaruffi (non verificato)

Napolitano-Quirinale, Berlusconi-GovernoFormale, D'Alema-Parlamento organizzatori di mafie e terrorismi di Stato:

 


 

 

 

La "cultura" ed i linguaggi dei su nominati/e. IlariIlGlande ve li sintetizza per le masse.

Qui, in ripresa dal vero, un boia a sua volta inculato. Gli altri non si farebbero mai riprendere in vivo.

 

luigi il grande (non verificato)

LEGA

Bossi: «Il federalismo fiscale
è l'obiettivo dell'estate»

Polemiche per la presunta proposta di Irpef e Iva ai Comuni. Calderoli: «Sciocchezze, ho riso con Umberto»

LEGA

Bossi: «Il federalismo fiscale
è l'obiettivo dell'estate»

Polemiche per la presunta proposta di Irpef e Iva ai Comuni. Calderoli: «Sciocchezze, ho riso con Umberto»

Bossi durante la festa leghista a Soncino
Bossi durante la festa leghista a Soncino

CREMONA - Umberto Bossi rilancia sul federalismo fiscale. Domenica sera, durante la festa della Lega Nord di Soncino (Cremona), il ministro per le Riforme ha spiegato che il Carroccio «ha già portato a casa 15 miliardi per i Comuni, ora bisogna trovare l'accordo con Tremonti. Vedrete che ce la farò». «Questo - ha aggiunto Bossi - è l'obiettivo di questa estate: il federalismo fiscale. Non vado nemmeno in ferie se non chiudo la partita e sapete che io sono un uomo di parola: piano piano porteremo a casa quello che si può». A far discutere, però, è soprattutto la presunta proposta di Bossi di destinare Irpef e Iva ai Comuni. Un'idea che provoca l'immediata reazione di Pd e Idv. Ma nel tardo pomeriggio arriva il chiarimento di Calderoli: «Solo una sciocchezza riportata da un quotidiano locale (La Provincia di Cremona, ndr) e rilanciata dalle agenzie». Il sito Padania.net riporta 20 secondi del comizio di Bossi: «Le tasse dello Stato che devono andare alle Regioni - spiega il leader della Lega - sono, io penso, l'Irpef e l'Iva o una miscela tra Irpef e Iva, niente di più flessibile. La Regione può usarla o cambiare». Un riferimento alle Regioni e non ai Comuni , insomma. Ma il giornale cremonese insiste: «Il video cui Calderoli fa riferimento come prova non è stato girato a Soncino, ma in un'altra località, probabilmente a Lezzeno in provincia di Como. Lo dimostra il fatto che nel video Bossi indossa una giacca mentre a Soncino è stato sempre in maniche di camicia, come dimostrano le immagini. Ed è attorniato da persone che con Soncino non c'entrano niente. Quindi il comizio del video non è quello di cui abbiamo scritto in cui il leader del Carroccio ha fatto riferimento ai Comuni».

Bossi alla festa della Lega Nord Bossi alla festa della Lega Nord    Bossi alla festa della Lega Nord    Bossi alla festa della Lega Nord    Bossi alla festa della Lega Nord    Bossi alla festa della Lega Nord    Bossi alla festa della Lega Nord    Bossi alla festa della Lega Nord
LE REAZIONI - Intanto, però, le frasi di Bossi hanno suscitato numerosi commenti da parte di esponenti dell'opposizione. «Di fronte a questa sparata su Iva e Irpef - dichiara la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro - viene da chiedersi, come fanno a Roma, 'Ma Bossi c'è o ci fa?'. Non è possibile che un leader politico come Bossi non sappia che la sua proposta è impraticabile e che le scelte del governo, di cui Bossi fa parte, vanno in tutt'altra direzione da quella da lui indicata». Critico anche Antonio Di Pietro. «Una volta che Irpef e Iva vengono incassate dai comuni - chiede il leader Idv - quali soldi vanno allo Stato? È un'affermazione senza senso e senza logica». Più tardi arriva infine la precisazione di Roberto Calderoli: «La solita tempesta in un bicchiere d'acqua. Poco fa, chiacchierando con Umberto Bossi, abbiamo riso insieme della sciocchezza sul federalismo fiscale riportata da un quotidiano locale, e ripresa poi dalle agenzie di stampa, secondo cui, l'Irpef e l'Iva sarebbero state destinate ai Comuni, quando invece, nel nostro progetto, questi tributi saranno parzialmente ad appannaggio delle Regioni. I tributi destinati ai Comuni - chiarisce il ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord - saranno quelli relativi agli immobili, con l'esclusione della prima casa, come già anticipato dal ministro Tremonti nella sua relazione al Parlamento».

QUOTE LATTE - L'opposizione critica anche le frasi di Bossi sulle quote latte. «Sto dalla vostra parte - ha dichiarato il Senatùr, rivolgendosi ai Cobas - chiederò a Zaia di scendere in campo. L'ho detto anche a Berlusconi: non puoi far chiudere le fattorie del nord, la gente non capirebbe». Vi ricordate quando coi trattori volevate entrare a Milano e io vi dissi che il sindaco, che era leghista, avrebbe dovuto per forza far intervenire la polizia? - ha proseguito Bossi - Vi dissi: facciamo un patto, voi non marciate su Milano e io risolvo il problema: avete fatto bene a fidarvi allora e adesso. Galan, io non posso cacciarlo, ma chiederò a Zaia di scendere in campo: sta facendo bene in Veneto, ma lui ha a cuore come me la vostra situazione. È uno che fa, non come Galan che parla e basta». E al vice presidente della Regione Lombardia, il leghista Andrea Gibelli, ha detto: «Devi dire al tuo capo Formigoni che non può manifestare con gli allevatori che non stanno dalla nostra parte: patti chiari e amicizia lunga». «Finalmente Bossi ha gettato la maschera - attacca il capogruppo dell'Udc in commissione Ambiente alla Camera, Mauro Libè - ammettendo che difende gli allevatori che non hanno rispettato le quote latte perché con loro ha stipulato un patto segreto e immorale. I trattori delle proteste di qualche anno fa non sono entrati a Milano, per non costringere il sindaco leghista a sgombrarli, in cambio delle promessa di aiuto. A costo di violare leggi, norme comunitarie e regole morali. Davvero un bel comportamento per un politico che è per giunta ministro». «Ma la Lega non era il partito degli onesti? Non era il partito che agitava il cappio in Parlamento? Non era il partito che organizzava le ronde per far rispettare la legge? - chiede Ernesto Carbone, coordinatore del Forum Agricoltura del Pd. - Le dichiarazioni di Bossi ai Cobas del latte sono l'ennesima dimostrazione di come l'illegalità sia l'essenza stessa di questo governo: un ministro della Repubblica che dichiara di stare al fianco di pochi truffatori, che se ne infischia delle regole, e spudoratamente utilizza messaggi chiaramente minacciosi verso i suoi colleghi di governo».

Redazione online
26 luglio 2010

luigi il grande (non verificato)

Nuove accuse: deve rispondere di mendacio bancario

Verdini, interrogatorio fiume dai pm
«Dimissioni dal Pdl? Non ci sono motivi»

Il coordinatore del partito risponde a Fini: «La sua
è una richiesta impropria». Ma intanto lascia il Ccf

Nuove accuse: deve rispondere di mendacio bancario

Verdini, interrogatorio fiume dai pm
«Dimissioni dal Pdl? Non ci sono motivi»

Il coordinatore del partito risponde a Fini: «La sua
è una richiesta impropria». Ma intanto lascia il Ccf

Denis Verdini (Emblema)
Denis Verdini (Emblema)

MILANO - Il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, è stato ricevuto lunedì pomeriggio a Roma dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli (martedì sarà la volta di Marcello Dell'Utri). «Voglio usare bene questo momento», ha detto prima di entrare a colloquio con il magistrato. Arrivato negli uffici della Procura di Roma pochi minuti prima delle ore 15 del pomeriggio, l’esponente del Pdl - assistito dagli avvocati Marco Rocchi e Franco Coppi - è uscito pochi minuti prima di mezzanotte, dopo ben 9 ore di interrogatorio. Le accuse ipotizzate a carico di Verdini riguardano l'appoggio che avrebbe dato al comitato d'affari che faceva riferimento all’imprenditore Flavio Carboni, arrestato nelle scorse settimane.

LA DIFESA - «Il presidente ha negato di aver preso parte all'associazione segreta denominata P3, così come ha negato di aver esercitato pressioni perché sulla vicenda dell’eolico venisse nominato Ignazio Farris alla presidenza dell’Arpas Sardegna» ha spiegato l'avvocato Coppi. «Con i magistrati abbiamo affrontato diversi argomenti che credo siano stati tutti esauriti - ha continuato il penalista - Verdini ha risposto in modo assai minuzioso e puntiglioso alle domande degli inquirenti». Lo stesso Verdini, al termine dell'interrogatorio, ha commentato le dichiarazioni di Fini (il presidente della Camera ha affermato che chi è indagato deve lasciare gli incarichi di partito): «Bisogna vedere le motivazioni della richiesta di Fini. È una richiesta largamente impropria e penso di non avere nessun motivo per dimettermi. Fini conosce il procedimento giudiziario? - ha aggiunto Verdini - al momento io sono solo indagato, ci sono tre gradi di giudizio, bisogna ascoltare anche la difesa. Ciò vale per Fini e per quelli come lui».

DIMISSIONI IRREVOCABILI - Nel frattempo, però, Verdini «ha rassegnato le sue dimissioni irrevocabili» da presidente del Credito cooperativo fiorentino (Ccf) e da componente del consiglio di amministrazione della banca. Lo ha annunciato lui stesso in una lettera inviata il 23 luglio ai vertici dell'istituto e resa nota lunedì mattina. Il coordinatore del Pdl, già inquisito per corruzione nel filone d’inchiesta sugli appalti per gli impianti eolici in Sardegna, è indagato anche per il reato di «associazione segreta» nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P3. Per solidarietà nei suoi confronti, nel pomeriggio di lunedì l'intero cda ha deciso di dimettersi, «condividendo pienamente le argomentazioni contenute nella sua lettera». In una nota il consiglio ha ribadito di «aver condiviso, fin dalle modalità di elezione, la gestione ordinaria e la totalità delle scelte, operate nell'esclusivo interesse della banca e dei suoi soci».

«SU DI ME TEMPESTA MEDIATICA» - «In questi mesi si è abbattuta sulla mia persona e, indirettamente, sul Credito cooperativo fiorentino, una tempesta mediatica e giudiziaria di ampie proporzioni rese certamente più eclatanti dal ruolo politico che rivesto», scrive Verdini. «Sono assolutamente certo di poter dimostrare, e lo farò nelle sedi opportune, la mia estraneità da ogni illecito che mi viene in questa fase addebitato. Tuttavia devo prendere atto che la rilevanza assunta dai fatti che mi vengono imputati - rilevanza che va bene al di là del merito stesso dei problemi - rischia di gettare un'ombra sulla banca».

LA NUOVA ACCUSA - In serata si è poi appreso che Verdini è indagato anche in un filone dell'inchiesta della Procura fiorentina sui grandi eventi. L'iscrizione di Verdini sul registro degli indagati, con l'ipotesi di reato di mendacio bancario, risalirebbe ad alcuni mesi fa, e sarebbe in relazione ai rapporti economico-finanziari tra il Credito Cooperativo Fiorentino e la ditta di costruzioni Baldassini-Tognozzi-Pontello (Btp), presieduta fino ad alcuni mesi fa da Riccardo Fusi, dimessosi dopo l'iscrizione sul registro degli indagati per corruzione, nell'ambito dell'inchiesta sull'appalto per la scuola marescialli dei carabinieri di Firenze. Secondo gli inquirenti, le ragioni di credito presentate dalla Btp al Credito cooperativo, si sarebbero basate su documenti non veritieri. Da qui l'ipotesi di reato di mendacio bancario.

URSO: «LO FACCIA ANCHE NEL PARTITO» - Il coordinatore del Pdl si è sempre proclamato estraneo ai fatti che gli vengono contestati e i vertici del suo partito stanno facendo quadrato attorno a lui. «Verdini mi ha dato la sua parola d'onore di non avere mai svolto in coscienza attività contro la legge», ha assicurato a Sky Tg24 il ministro della Difesa Ignazio La Russa, e omologo di Verdini come coordinatore del Pdl. Ma nel partito c'è anche chi è un po' meno garantista. Il viceministro allo sviluppo economico, Adolfo Urso, prende atto delle dimissioni e rilancia: «Credo che la stessa sensibilità Verdini debba manifestarla anche nei confronti del partito, e per le stesse motivazioni che lo hanno spinto a dimettersi da presidente della Banca del Credito Cooperativo Fiorentino». E anche Gianfranco Fini in serata ha parlato, seppure riferendosi a Cosentino, alla necessità di un passo indietro da parte di chi ricopre ruoli politici rilevanti: «E' inopportuno che chi è indagato conservi i propri incarichi».

Redazione online
26 luglio 2010