Il Prof.Battaglia
di Franco Battaglia (tratto da il giornale.it)
Dopo aver scritto i miei primi articoli su queste pagine - articoli ove smontavo ad una ad una tutte le frottole che ci propinavano gli ambientalisti in generale e i Verdi in particolare - Giancarlo Perna, incuriosito da quegli articoli, che tutto erano fuorché politicamente corretti, volle intervistarmi. Mi chiese, tra le altre cose, di cosa avremmo dovuto preoccuparci, in ordine alla cura dell'ambiente, visto che sostenevo l'inesistenza degli inquinamenti che preoccupavano il resto del mondo ma non me, tipo quello elettromagnetico dalle antenne e dai tralicci, o quello genetico dall'agricoltura Ogm, o quello climatico da effetto serra per colpa delle emissioni di anidride carbonica, o quello radioattivo dalle centrali nucleari. La mia risposta fu: il dissesto idrogeologico, quello sì che è un problema serio. L'intervista è dell'ottobre del 2000, esattamente 10 anni fa. Col che non intendo lamentare il fatto di non essere stato ascoltato (e come potrei? ho difficoltà a farmi ascoltare anche da mia figlia), ma solo additare i veri responsabili di questo stato di cose. Gli ambientalisti, dico. Sono una vera disgrazia: se qualcuno vi gira intorno, ditegli di stare alla larga.
La cura dell'ambiente è una questione scientifica, che avrebbe bisogno di chimici, geologi, ingegneri, ma che è stata affidata a individui semianalfabeti, ideologicamente bacati, mossi dalla voglia di centrare un unico obbiettivo: affrontare problemi inesistenti, peraltro scegliendo la strada di ottenere il minimo dei risultati col massimo dei costi. L'effetto immediato di questa condotta è l'incancrenirsi di problemi che non sono stati mai non dico risolti, ma neanche affrontati, per la semplice ragione che le risorse - cioè le palanche delle nostre generosissime tasse - hanno foraggiato le più cervellotiche stravaganze. Con la complicità dei ministeri dell'ambiente di ogni governo (con una sola eccezione, forse: quando alla guida di quel ministero ci fu Altero Matteoli).
Mettere e mantenere in ragionevole sicurezza il nostro territorio costa, e sarebbe denaro ben speso. Ma non si può fare finché non si chiudono i rubinetti a tutti i progetti che vivono in nome della assurda pretesa, ad esempio, di voler governare il clima controllando le nostre emissioni di anidride carbonica. Che è come pretendere di difendere le case di montagna dalle nevicate proponendosi di non far nevicare anziché costruendole con tetti spioventi. Ci hanno raccontato - anzi, ci stanno raccontando - la balla che dobbiamo installare parchi eolici e tetti fotovoltaici perché è così che si governa il clima, e allo scopo, sono stati impegnati fior di miliardi e altrettanti è previsto impegnare nei prossimi anni (20 miliardi solo nel fotovoltaico): sapete ora con chi dovete prendervela per i disastri causati da eventi climatici che sarebbero stati altrimenti governabili, se solo il denaro necessario non fosse stato stornato nelle tasche di costoro.
A Napoli ogni tanto esplode l'emergenza dei rifiuti solidi urbani. Vogliono farci credere che sarebbe la mancata raccolta differenziata la causa del problema. Invece, il modo più stupido, costoso e inefficiente di prendersi cura dei rifiuti solidi urbani è proprio la raccolta differenziata: essa avrebbe senso solo in presenza di un sistema produttivo di trattamento del rifiuto differenziato, ma tale sistema ha senso solo in presenza di un mercato che ne assorba il prodotto. In caso contrario - e questo è il caso - la raccolta differenziata aggrava il problema ambientale.
Esiste invece una meravigliosa tecnologia che consente di bruciare i rifiuti in assoluta sicurezza e con la produzione anche di un po' d'energia: gli inceneritori. Ogni provincia dovrebbe avere il proprio impianto, ma gli ambientalisti - la disgrazia del mondo - non li vuole. Napoli sa con chi prendersela.
Fra non molto esploderà nelle città l'emergenza inquinamento. Non v'è alcuna emergenza e non v'è neanche inquinamento; e, comunque, non v'è alcunché che si possa anche solo affrontare coi provvedimenti di limitazione del traffico. Così come abbiamo un ministero alla salute che ci invita a vaccinarci contro l'influenza stagionale, avremmo bisogno di un ministero dell'ambiente che lo dica: i provvedimenti di limitazione del traffico mirati alla (improbabile) riduzione di un (presunto) inquinamento sono dannosamente costosi e inutilmente penalizzanti, andrebbero vietati e dovremmo impegnare le nostre risorse per una cura dell'ambiente che sia fondata sulle solide basi della scienza migliore. O, chissà, forse non abbiamo bisogno di alcun ministero dell'ambiente.
Sai fa tanto come quelli he aspettavano di leggere l'Unità prima di entrare al bar così da poter rispondere agli amici secondo le direttive dela bibbia rossa.
Ti posso assicurare Sabatino,che ti sbagli.
Personalmente trovo le tesi di Battaglia perfette come risposta agli ambientalisti catastrofisti,succhiatori di risorse ,che come bene dice Bacci (ancora mi appoggio ad lui)e fossero spesi per la ricerca farebbero davvero e concretamente qualcosa per il futuro dei nostri posterii.
Io sono dichiaratamente il più ignorante su questo forum e tu stesso riconosci a Bacci quando scrive,una competenza e una chiarezza che addiritura compenseresti con un bacio in bocca,che non credo gradito,ma concordo che se lo meriterebbe,per questo diventa facile agganciarsi a quello che scrive lui.Io spesso rimando a cose scritte da altri perchè se anche solo tentassi di ripeterle scriverei delle fesserie,per questo ritengo che quell'accostamento tra me e l'Unità poi,che respingo in toto,sia un po cattivello.
Comunque ,prendo per oro colato tutto quello che ha scritto Mirko e sopratutto ,senza ovviamente pensare di dare patenti di buon senso,le trovo parole piene di questa "materia prima" che pochi hanno in questo paesello.Mirko for president :-)))
Ti ringrazio Luciano per il tuo apprezzamento, ma ti invito a non prendere per olo colato le cose che dico, proprio perchè il senso degli interventi che ho scritto su questo post non è tanto rivolto ad " asserire " qualcosa di specifico quanto a contestare, fondandosi su quel rigore scientifico senza compromessi che credo sia l'unica cosa in grado di tutelarci da errori potenzialmente gravi, la sicumera assertiva di altri che, su tale sicumera e sulla facile possibilità di essere credibili, hanno imboccato una strada che ha poche probabilità di essere corretta. Non sarebbe un male se, nel frattempo, questa strada non distogliesse così tante risorse economiche ed umane. Il dubbio deve guidarci, e la terra può permettersi i tempi lunghi, quelli che invece non sono consoni a chi deve fare subito cassa e trarre pertanto una conclusione al giorno. Se non esistesse questa necessità di cassa rapida, come non dovrebbe esistere, io investirei tutti i fondi sulla messa a punto di diversi sistemi di misurazione delle condizioni planetarie, sia in numero che in qualità. Probabilmente la maggior parte dei dati significativi non li conosciamo affatto perchè semplicemente non sono misurati. Ripeto, dopo qualche decennio di misurazioni precise in qualità ed eterogenee in tipologia, potremmo dire qualcosa di un po' più attendibile. La misurazione di qualche centinaio di parametri del Pianeta Terra nel tempo ha ovviamente il suo costo, ma sarebbe ben ripagato.
Molte persone credono di riflettere mentre stanno solo riordinando i loro pregiudizi
La porto in su per le note ragioni di leggibilità, e chiedo anticipatamente scusa a Sabatino se potrà avere l'impressione che abbia "decontestualizzato" la sua affermazione sopra riportata.
Non l'ho ripresa per un disaccordo sul testo o sul contesto, ma solo per sottolineare che il discorso sulle risorse, la loro disponibilità ed il loro sfruttamento, meglio sarebbe dire "valorizzazione", va un po' oltre il luogo in cui esse giacciono e la faccia del capataz del posto.
Ad esempio, fino al 1886 il petrolio giaceva dov'era sempre stato ed era ritenuto una cosa che sporca la sabbia. Poi tal Nokolaus August Otto, tedesco e non arabo, gli diede un valore di risorsa universale.
Lo stesso è poi accaduto per l'uranio e per molti altri minerali, e continua ad accadere.
Parlarne in termini di "colonialismo" mi pare fuorviante.
Ti stupirà, ma sono d'accordo su questo discorso.
Resta il fatto che se io scopro che la cacca vale oro questo non vuol dire che io abbia il diritto di rubarti tutto il sottoprodotto dei tuoi maiali e di picchiarti se tu osassi dire qualcosa di contrario.
Il colonialismo è anche depredare territori ricchi di materie che gli indigeni non ritenevano essere granché di valore.
Per me non è fuorviante in questa discussione ricordare questa componente nella discussione sul reale valore delle materie prime.
sabatino di martino
Tentavo di mettere in evidenza l'ineluttabilità del fatto che il progresso è dato da nuove scoperte (frutto di ricerca) e loro conseguenze economiche e sociali.
Etichettare questa ineluttabilità in vario modo serve a poco se contemporaneamente non si indica anche la possibile migliore alternativa.
La visione del film "Mission" aiuterebbe.
Considerare attendibili le affermazioni del prof Battaglia è come accettare che i progettisti delle Vele di Scampia sono dei veri architetti.
Di fronte a scoperte per le quali è da considerare fruttuoso il bruciare la spazzatura piena di vetro, alluminio, carta, plastica e centinaia di altre materie prime piuttosto che riutilizzarle mi cadono le braccia.
Ricordo a tutti che il prof Battaglia è quello che dice che di fronte alla sicurissima fine dell'uranio fra trent'anni, se si ritorna alla costruzione di centinaia di centrali nucleari, la risposta sta nella captazione di tale materia prima dal mare. Infatti, dice il genio che lavora alla università di Modena, siccome i giapponesi hanno in piedi un progetto di tale tipo ipso facto lui lo ritiene una risposta al problema. Solo che per ricavare un chilo di uranio dal mare bisogna consumare più energia di quanta se ne possa ricavare bruciando un chilo di uranio.
E' un genio!
Per fortuna che solo pochi lo capiscono.
Per fortuna per noi comunità umana.
sabatino di martino
Sabatino,il Prof.Battaglia ,a proposto della differenziata dice questo:......Vogliono farci credere che sarebbe la mancata raccolta differenziata la causa del problema. Invece, il modo più stupido, costoso e inefficiente di prendersi cura dei rifiuti solidi urbani è proprio la raccolta differenziata: essa avrebbe senso solo in presenza di un sistema produttivo di trattamento del rifiuto differenziato, ma tale sistema ha senso solo in presenza di un mercato che ne assorba il prodotto. In caso contrario - e questo è il caso - la raccolta differenziata aggrava il problema ambientale.
Caro Luciano il prof. va avanti e dice
Che bello, avevamo una meravigliosa tecnologia che riduce in cenere le materie prime e non la utilizzavamo.
Da genio non vuole il riuso delle materie in ciclo, ma serissimamente risolve la questione del futuro delle società umane e degli approvviggionamenti di materie prime.
Diavolo di un Battaglia, ha risolto il problema con la stessa coerenza di M. Antonietta che agli affamati di pane consigliava di mangiare brioches.
Che mente, che genio.
Avercene di più...
sabatino di martino
Sabatino,io abito a 300 mt.in linea d'aria dall'inceneritore che da almeno vent'anni è stato costruito a Modena e in questi ultimi mesi è anche stato raddoppiato,visto il businnes che rappresenta per la compagnia ,la Hera che lo gestisce e a quanto ne so brucia anche rifiuti provenienti da Napoli.Rifiuti che non ti dico come smaltirei perchè ne rimarresti scioccato,ma se il bruciarli rappresenta un forte inquinamento e un bruciare risorse ,forse lo dovresti fare presente ai napoletani e non tanto al Prof .Battaglia.
Come li smaltiresti?
Stupiscimi?
Battaglia affronta quell'argometno con piglio sicuro.
A lui mi rivolgo perché tu lui hai citato.
Il problema rifiuti non è solo dei napoletani, ma è planetario.
Tu prima posti un intervento che fa un po' ridfere come se si trattasse di argomenti seri, poi, di fronte a critiche alla'utore cerchi di spostare il problema su altri.
Non mi sembra serio per una discussione.
Io credo che i rifiuti in una società moderna sono dei giacimenti di materie prime che non è igienico bruciare e non riutilizzare.
Le materie prime tendono a esere scarse e non è detto che siano sempre a buon mercato, soprattutto quando sono rubate ai paesi che le producono, tipo africa e sud america.
Io ho due figli, no vorrei che il mondo che lascio loro sia peggiore di come l'ho trovato io.
E' come per i cessi pubblici. Se chi li usa prima di me non crede che sia lecito lasciarli puliti tutto diventa una cloaca. Ma conviene a tutti pisciare per terra?
Per un genialoide come Battaglia il problema si pone poco: un bell'inceneritore e voilà, il gioco è fatto.
Se questo non è un genio.
sabatino di martino
Ho l'impressione che tu non abbia la minima idea sul costo energetico del riciclaggio, spaventosamente alto e, in alcuni casi, davvero folle... anche in questo caso si deve pagare il pedaggio alle idee " etiche " di qualche benpensante. Quello che dice Battaglia a proposito della sostanziale convenienza economica, fatta salvo il fatto che l'inquinamento sia solo nella testa degli ambientalisti, di bruciare i rifiuti è tutt'altro che un'idea peregrina, è anzi un'idea che sta tornando fortemente in auge, non è l'ideale ma, probabilmente, ancora il miglior compromesso. Per quanto concerne l'estrazione dell'uranio dal mare, dire che tale costo sia maggiore dell'energia prodotta ( ho letto anch'io queste cazzate da qualche parte ) significa, anche in questo caso, non sapere minimamente di quali siano le energie in gioco, ma proprio non saperne nulla di nulla. Il problema, in questo caso, non è certamente di bilancio energetico ma di tecnologia da sviluppare. Problemi seri di bilancio energetico ce l'hanno, al momento attuale, molti dei sistemi " ecologici ", incluso il sacro graal della fusione fredda. Non sono daccordo con il Battaglia solo per quanto concerne il fotovoltaico, è un'ottima energia integrativa, specialmente se diffusa a livello di unità locale, meno in una centrale; sarebbe bene usarla tutti.
bello questo articolo trovato in rete. Lo posto per far nascere una discussione.
(Ugo Bardi)
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Uranio dall'acqua di mare
Giorgio Nebbia <script language="JavaScript" type="text/javascript">
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Il Giorno, 25 agosto 1970
Ripubblicato su www.aspoitalia.net, dicembre 2007
Se le previsioni tecniche sono credibili, nei prossimi decenni l'energia nucleare contribuirà in proporzioni crescenti ai fabbisogni energetici dell'uomo e, soprattutto, ai fabbisogni di energia termoelettrica. L'atttuale tecnologia che utilizza come materia prima l'uranio, si evolverà probabilmente verso soluzioni nelle quali una crescente proporzione dei sottoprodotti radioattivi che si formano nei reattori nucleari potrà servire, a sua volta, come "combustibile". In questo caso il consumo di “nuovo” uranio per unità di energia prodotta sarà inferiore rispetto ai valori attuali, ma l'uranio sarà sempre la materia prima di base per l'energia nucleare (la soluzione della fusione, che richiederebbe come materia prima deuterio, cioè idrogeno “pesante", non sembra presentarsi come applicabile su larga scala almeno nei prossimi venti o trenta anni).
La produzione di uranio sarà sempre più importante nei prossimi anni e si calcola che nel solo ambito del Mercato Comune nei prossimi 30 anni occorreranno almeno 500.000 tonnellate di uranio. Le riserve di uranio nei paesi della Comunità sono valutate di appena 60.000 tonnellate e sono per lo più situate in Francia, il paese che attualmente (1970) produce circa 1600 tonnellate allanno di uranio naturale, per cui i paesi della Comunità dovranno rivolgersi all' estero per il loro approvvigionamento e, in queste condizioni, possono diventare attraenti anche fonti di uranio relativamente povere come l'acqua di mare.
Benché il contenuto di uranio dell’acqua di mare sia di appena 3 milligrammi per ogni 1000 litri, il contenuto totale di uranio di tutti i mari è di circa 4 miliardi di tonnellate e costituisce perciò una riserva tale da coprire i fabbisogni di tutto il mondo per un numero enorme di anni.
A causa della bassa concentrazione, però, l'estrazione di uranio dall'acqua di mare pone seri problemi tecnici ed economici. Basta pensare che per estrarre un chilogrammo di uranio bisogna lavorare circa 350 milioni di litri di acqua marina; se si calcola che il valore dell'uranio, sotto forma di ossido, può aggirarsi sulle 10.000 - 20.000 Lire al chilogrammo, si vede ohe ooccorre lavorare da 2 a 3 milioni di litri di acqua per ricavare uranio per un valore di 100 Lire.
Eppure nonostante queste difficoltà, nei venti anni passati sono stati condotti numerosi studi e tentativi di laboratorio per ottenere dal mare l’utile metallo. Una delle prime idee è stata quella di far adsorbire l'uranio su idrato ferroso, ma il processo era poco efficiente. Successivamente si è scoperto che portando l'acqua di mare a contatto con idrato di titanio allo stato solido gl'anulare, l'uranio viene adsorbito e fissato da questo reagente e questo processo è stato usato sia dagli Inglesi che dai Giapponesi.
I ricercatori del'a Commissione inglese per l'energia atomica hanno messo a punto un processo consistente nel portare l'acqua di mare, tenuta in moto turbolento, a contatto con un sottile strato di idrato di titanio. Si ottiene quindi una pasta che presenta una concentrazione di uranio 10.000 volte superiore a quella dell' acqua di mare e confrontabile, quindi, con quella di un minerale povero, già. lavorabile con le tecniche note di preparazione dell'ossido di uranio commerciale.
Uno degli inconvenienti è costituito dal grande consumo di energia necessaria per muovere grandi volumi di acqua di mare per portarla a contatto con il "letto” di materiale adsorbente. Per risolvere il problema è stato proposto di utilizzare il moto delle maree, quale si verifica in un estuario, col che i consumi di energia sarebbero grandemente ridotti. Sta di fatto, comunque. che finora il problema dell' estrazione dell'uranio dall’acqua di mare non è ancora uscito dalla fase di ricerca di laboratorio.
Un notevole vantaggio rispetto ai metodi attuali si avrebbe partendo da soluzioni concentrate di acqua marina: una concentrazione dell'acqua di mare si verifica spontaneamente nelle saline in cui il sale è ottenuto facendo evaporare l'acqua sotto l'azione del calore solare, una delle poche applicazioni commerciali su larga scala dell'energia solare. In queste saline --- molte si trovano in Italia (Margherita di Savoia, Cervia, in varie località della Sicilia e della Sardegna) e in molti altri paesi del mondo --- l'acqua di mare viene dapprima inviata, mediante potenti pompe, in una serie di vasche dove, in seguito all'evaporazione solare dell'acqua, la concentrazione salina passa dall'originale 3,5 % fino al 15 % circa. A questo punto, a mano a mano che aumenta la concentrazione, precipita il solfato di calcio e la precipitazione continua fino a che la soluzione non raggiunge una concentrazione salina del 25 %. Finita la precipitazione del solfato di calcio, in seguito all'ulteriore evaporazione dell'acqua, comincia a separarsi il cloruro di sodio, cioè il sale commerciale; una parte del cloruro di sodio, insieme ai sali di calcio, potassio e magnesio, più solubili, ritorna nel mare sotto forma di soluzione concentrata ("salamoia”) contenente complessivamente dal 35 al 38 % di sali.
Per poter pensare ad un eventuale sfruttamento di questo gigantesco processo naturale di concentrazione dell'acqua di mare al fine di ricavare uranio su scala industriale bisognava sapere esattamente dove va a finire l'uranio durante la lenta e complessa serie di evaporazioni e precipitazioni. Il problema è stato chiarito di recente dal prof. Mario Dall’Aglio del Comitato Nazionale per l'Energia Nucleare (CNEN) che ha reso noti i risultati di una serie di indagini condotte nelle saline statali di Margherita di Savoia, in Provincia di Foggia (1).
Queste saline, tra le più grandi del mondo, possono trattare fino a 40 miliardi di litri di acqua di mare all'anno per ricavarne fino a 700.000 tonnellate all'anno di sale: 40 miliardi di litri di acqua di mare contengono circa 120 chilogrammi di uranio, una quantità non grande, ma neanche disprezzabile e la “miniera” di uranio renderebbhe disponibile la stessa quantità ogni anno.
Le indagini hanno mostrato che meno del 3 % dell'uranio originariamente presente nell'acqua di. mare va a finire nel sale, circa il 3 % viene trascinato dal solfato di calcio durante la sua precipitazione e resta sul fondo delle vasche; più del 90 % dell'uranio, resta disciolto nelle salamoie che ritornano nel mare e che presentano una concentrazione di uranio circa 10 volte superiore a quella dell'acqua di mare “di partenza", cioè circa 30 milligrammi di uranio per ogni 1000 litri di salamoia.
Si tratta ancora di una concentrazione molto bassa, ma comunque tale da far considerare queste salamoie una materia prima più interessante dell'acqua di mare per l'applicazione di uno dei processi di estrazione dell’uranio finora sperimentati sull'acqua di mare tale e quale. Almeno da un punto di vista teorico, si può pensare che consumi di energia, consumi di reagenti e costi possano risultare ridotti, se non di dieci volte, almeno di alcune volte.
Si tratta, naturalmente, appena di un'indicazione e di un inizio di una lunga strada; occorrono ricerche e tentativi prima che si possa pensare ad una produzione industriale di uranio dalle salamoie delle saline solari.
Le ricerche di Dall’Aglio, oltre ad indicare nuove prospettive nel campo del1'ottenimento di una materia prima strategica per il futuro energetico dell'umanità, presentano interesse perché allargano le conoscenze sul destino dell'uranio nei grandi processi geochimici di evaporazione dei mari interni nelle ere geologiche passate. Una salina, pur nel breve ciclo di evaporazione di un anno, costituisce un modello di fenomeni che, sullo stesso principio, hanno richiesto migliaia di secoli.
sabatino di martino
Non c'è nulla da discutere su questi articoli, mi dispiace. Rimane il fatto che il problema dell'estrazione dell'uranio dall'acqua, cosa peraltro confermata anche da questi articoli, è un problema eminentemente tecnico e non energetico. La qual cosa significa che si tratta di una tipologia di ricerca sulla quale vale assolutamente la pena investire, differentemente da altre ricerche che si configurano giù mediocri dal punto di vista energetico e sulle quali, invece, stanno convergendo inutilmente molti soldi ( penso alla biomasse o ai termovalorizzatori ad esempio ). Uno di questi giorni deciderò di scrivere un libro, penso molto voluminoso, sulle statistiche e le previsioni mancate da pessimi scienziati dal momento in cui si è scoperto che, nella società di massa, era possibile scrivere qualsiasi idiozia certi che, comunque, qualcuno vi avrebbe appoggiato. Quella delle scorte di uranio non fa eccezione, come per il petrolio, che doveva finire trent'anni fa, è bastata una piccola intensificazione delle ricerche per farne saltare fuori in abbondanza per un tempo, per adesso, non determinabile. Il problema, ripeto, è che le persone hanno alla cosa un approccio etico, del tutto inadeguato ad un inquadramento serio dei problemi. Questo approccio etico ci dice che, se una risorsa come il petrolio o l'uranio non è illimitata, allora non va utilizzata; stesso discorso, più o meno, vale per l'inquinamento: Se da una ciminiera esce fuori fumo nero e puzzolente allora significa che quel fumo è all'origine di tutti i mali, dal cancro al riscaldamento terrestre. Facile specularci sopra, nessuno ama il fumo puzzolente e tutti pensano che, se una cosa prima o poi finirà, bisognerebbe avere almeno un piano B, ma le cose non vanno inquadrate così, vanno inquadrate in maniera diversa. Il fumo puzzolente non provoca più il cancro di quanto lo provochi una boccata d'aria marina sul Rio delle Amazzoni. Gli abitanti di Tokio, Milano e Londra vivono molto più a lungo di quelli che abitano nei posti senza inquinamento, anzi gli abitanti di Tokio ( città nella quale la maggior parte delle persone è costretta a camminare con la mascherina ) campano più di tutti in assoluto, si muore più di cancro nelle montagne del Friuli che a Rho. Sul riscaldamento terrestre ho già detto tutto quello che c'era da dire. Le risorse della terra sono ancora moltissime, noi abbiamo un ego un po' troppo pronunciato, in fondo siamo solo 7 miliardi di animaletti con attrezzature e industrie microscopiche in rapporto alle dimensioni del pianeta; tutto il puzzo che abbiamo fatto nella storia vale meno di un'eruzione di media grandezza di un qualsiasi vulcano. Personalmente sono convinto che il petrolio disponibile sotto terra ( nemmeno troppo sotto, ma questa è un'altra storia ) corrisponda ad almeno 100 o 200 volte quello estratto fino ad ora, probabilmente di più. Sono anche convinto che le risorse del nostro pianeta siano sufficienti ad ospitare almeno 50 miliardi di esseri umani, il problema sta solo nella scelta delle giuste tecnologie da utilizzare. Queste tecnologie non possono però essere quelle ispirate da principi etici, ma dovranno essere semplicemente quelle più efficienti per l'uomo e, soprattutto, quelle capaci, in un futuro remoto in cui sulla terra le risorse saranno effettivamente terminate ( 3-4 mila anni ) di evolversi permettendo di attingere a risorse esterne. Nel 2024, ad esempio, è progettato l'inizio della costruzione della base lunare. Sulla Luna c'è, l'elio 3 facilmente disponibile. Con l'elio3 trasportabile con un solo Shuttle, sarà possibile, nelle future centrali a fusione, coprire l'intero fabbisogno enegetico europeo per un anno... ecco, per arrivare a questa tecnologia abbiamo bisogno di molti watt, e di non sprecarne troppi in ricerche belluine. C'è tutto il tempo, in questo caso quelli che hanno fretta sono quelli che hanno voglia di mettersi in tasca subito due soldini... ecco il punto vero.
Belle parole soprattutto indicative di una visione che si inoltra nel futuro, disegna possibilità, individua percorsi.
La centrale a fusione è una prospettiva indiscutibilemente affascinante.
Però la captazione di uranio dal mare diventa un problema, oltreché teorico, anche energetico se si vuole trasformarla in forma di sfruttamento di giacimenti appetibili dal punto di vista economico.
Il picco del petrolio alcuni dicono che è stato superato, tu mi sembra che affermi il contrario.
Accetto tutto tranne che tu possa discorrere di tutte queste problematiche come il solo che ci capisca qualcosa.
Per me il tuo approccio si basa su una supervalutazione delle tue cognizioni.
Scrivi pure tutti i libri che vuoi, figurati. Ma che tu scriva dei libri è cosa molto lontana dal fatto che tu in quei libri possa sempre asserire verità scientifiche od oggettive. Mentre sembra che invece tu abbia fiducia sconfinata nei tuoi mezzi. Beato te.
Che la terra possa ospitare 50 miliardi di esseri umani è tua idea-prospettiva.
Io ho i miei dubbi e non riesco a capiere perché le tue convinzioni siano superiori ai miei dubbi solo attraverso ad una discussione superficiale in un forum.
Speriamo di poter approfondire.
Le tue sono previsioni potrebbero inserirsi all'interno del tuo famoso e voluminoso libro sulle previsioni sbagliate, nessuno può dire che tu abbia ragione.
sabatino di martino
Ma non si tratta della considerazione che uno ha di se stesso, non sono io che devo portare prove di quello che dico, sono bensì le persone che si accalorano nel farci credere che siamo sulla via di un'ecatombe che hanno l'obbligo di provarlo, visto che si beccano circa 70 miliardi di dollari l'anno, è questo il nocciolo del problema.
Chi si è occupato di teorica per anni sa benissimo la differenza sostanziale che esiste tra un teorema, una teoria o una semplice congettura... qui le cose sono saltate del tutto, le congetture acquistano dignità di teoria con tutte le conseguenze di carattere economico e di potere che ne deriva; la prostituzione, esistente da sempre in campo medico, ha invaso anche le scienze della terra e, temo, si estenderà presto anche alla fisica. Non sta a me dimostrare i miei tanti dubbi in merito a statistiche, metodologie di misurazione, peer review, dichiarazioni e rilevazioni; sta agli altri spiegare puntualemente, come ogni onesto scienziato dovrebbe fare, per quale motivo le predizioni di quelli che impropriamente vengono definti teoremi e ancor più impropriamente teorie e che non sono, a mio avviso, nemmeno delle accettabili congetture, falliscono miseramente e in maniera del tutto costante... nel senso che non ne hanno mai azzeccata una sola. Sta agli altri spiegarmi che la climatologia sia una scienza descrivibile matematicamente in maniera soddisfacente tanto che, qualsiasi predizione, possa essere presa ragionevolmente sul serio. Io non consoco un solo matematico che abbia mai solo abbozzato un modello sul clima, come facciano certe persone a dire che tra cent'anni le cose saranno così o saranno cosà io non lo so, e non credo esista un solo dipartimento di fisica serio che lo sappia. Non parliamo poi delle metodologie di stima delle " riserve ", siano esse quelle petrolifere, carbonifiere, di uranio e via dicendo... I più furbi premettono la clasica frase " stando allo stato attuale delle conoscenze ", frase che implica qualsiasi cosa ovviamente, i più spudorati e cialtroni pubblicano sui gironali dati esatti... dal primo laboratorio di fisica ti insegnano bene cos'è una misura e cos'è una cazzata... ecco le metodologie di stima delle riserve sono delle cazzate, ma siccome servono ( un po' come l'auditel ), perchè ad esse è legato il prezzo dei combustibili, c'è tutto un mondo che fa finta di crederci... anche questa è una cosa che sanno un po' tutti, mica è un mistero. Guarda, credi quello che vuoi, io potrei continuare per ore e francamente sono stufo ( oltre a non essere interessato ). Mi dispiace solo che, nel mondo attuale che si vorrebbe così riccamente informato dal punto di vista scientifico, la scienza vera e rigorosa sia confinata in un angolo poco esposto ai riflettori mentre sul palcoscenico ci annunciano, alternativamente: ecatombi planetarie, scoperte risolutive del cancro ed altre meraviglie... ( che non si avverano mai ). Pensa che mezzo mondo è convinto che il buco dell'ozono si è chiuso perchè non si usano più le bombolette con i clorofluorocarburi... ho detto tutto
Quando rispondi così ti meriti i baci in bocca.
Sei un grande Bacci quando parli in rigoroso scientifichese.
sabatino di martino
Bacci: " Io non consoco un solo matematico che abbia mai solo abbozzato un modello sul clima, come facciano certe persone a dire che tra cent'anni le cose saranno così o saranno cosà io non lo so, e non credo esista un solo dipartimento di fisica serio che lo sappia."
Mirko, e secondo te perchè non si arriva a fare una previsione (neanche all'incirca) a cento anni nonostante le esperienze acquisite e gli strumenti costruiti? Eppure un secolo fa non è che era poi diverso da oggi e nemmeno due secoli fa e nemmeno tre secoli fa.....Cosa ci evita di dire che nel 2100 il clima non sia uguali ad oggi?
il carso e le apuane.....
Guarda, di solito funziona così:
Uno a caso, diciamo Einstein, formula una teoria chiamata della relatività. La presenta con il corredo matematico a cui è arrivato e, attraverso quel percorso, è possibile a tutti svilupparla rigorosamente. La stessa teoria, in questo caso non totalmente sperimentabile in laboratorio in quanto le energie in gioco non sono riproducibili sulla terra, individua tutta una serie di " predizioni parziali " le quali sono più facilmente verificabili. Se conosci la storia saprai che la prima fu quella della lente gravitazionale, provata sperimentalmente nel 1919, a cui fecero seguito numerose altre predizioni parziali che si rivelarono azzeccate; nel caso della relatività ovviamente non tutto è provato, anche perchè allo stato attuale della tecnologia non tutto è provabile, ma il numero di successi è tale per cui, la relatività può assurgere al rango di teoria ed essere considerata largamente esatta. La stessa cosa avviene, ed è avvenuta, per tutte le cose che si chiamano normalmente " teorie " e pure per qualche teorema, nonchè per studi i cui autori, per modestia, dettero nomi meno altisonanti ( tipo il principio di indeterminazione ). Nessuno ha voglia di perdere tempo a dimostrare che una cosa è sbagliata, sta a quelli che dicono essere giusta dimostrarlo. Nel caso del clima, delle riserve, dell'inquinamento e dei maggiori temi ambientali ( che tra parentesi interessano tutti e non solo i sedicenti ambientalisti ) le cose non sono mai avvenute con questo necessario rigore. Ci sono delle semplici congetture, nemmeno dei teoremi ( perchè questi dovrebbero avere un minimo di fondatezza matematica ), che assurgono rapidamente al rango di teorie, vengono riprese e rilanciate nel mondo, servono a finanziare ricerche costosissime, rivolte spesso alle soluzioni tecnologiche dle presunto problema. Gl unici dati a disposizione ci dicono che, fin'ora, tutte le congetture ( spacciate per teorie ) sul clima hanno fallito e ch enessuna predizione si è rivelata esatta salvo una contrazione dei ghiacciai peraltro del tutto ciclica per motivi astronomici NOTISSIMI.
Intelligenza vorrebbe che la parola ( leggi: i soldi per la ricerca di soluzioni tecnologiche ) sia data agli ingegneri solo quando siamo certi dei dati fisici, altrimenti facciamo perdere tempo e valanghe di risorse economiche all'umanità, questo è quello che sta accadendo. Il riscaldamento terrestre, fenomeno che viene dato per scontato in tutte le conferenze sul clima, è un businnes colossale. Mancano del tutto le prove ( quelle vere, non quelle a cazzo di cane ) che sia in atto questo riscaldamento in quanto, misurazioni accettabili della temperatura terrestre, non sono ancora a punto e, soprattutto, non lo erano decenni addietro; per dire che la terra si sta scaldando dovremmo avere bisogno di misurazioni accurate almeno per cinque o sei decenni considerate le fasi solari. Non esiste nemmeno una congettura che si tenga in piedi e che possa attribuire ai combustibili fossili l'eventuale causa del riscaldamento ( aldilà del buon senso che dovrebbe avere uno che sa fare le debite proporzioni ); soprattutto viene taciuta la cosa, nota fin dalle elementari, che vede il nostro pianeta soggetto a periodi di freddo e periodi di caldo; dalle osservazioni archeologiche ( questi dati reali ) si sono trovate tracce di vite in Groenlandia ed è noto, dai cronisti storici che, prima dell'anno mille, la temperature dovesse essere più calda di adesso ( siamo all'incirca a metà del periodo interglaciale ). Come se non bastasse, si sentono fesserie del tipo che, se gli uragani aumentano, è colpa del riscaldamento terrestre. Bene... doppiamente sbagliato, gli uragani sono più o meno quelli di sempre e se la Terra si scaldasse gli uragani diminuirebbero in quanto il diffferenziale termico sarebbe minore. Naturalmente Congetture alle quali manca persino la più elementare precauzione fisica, la certezza di poter eseguire una misura, diventano non solo materia di dibattito scientifico, ma creano specializzazioni a mio avviso scandalose ( quella del climatologo ) e servono ad attingere montagne di fondi con il bollino ecumenico di " salviamo l'umanità ". Se per caso capiterà qualcosa di buono ben venga, ma se quelli stessi soldi fossero spesi in maniera scientificamente più intelligente si avrebbe la certezza di salvare davvero l'umanità, probabilmente risparmiando anche un mucchio di soldi.
Ma il popolino ignorante e bue è contento così... se rinasco voglio fare anch'io il sobbilatore di imbecilli: non c'è da sforzarsi tanto e, se ti va bene, ti prendi pure un nobel con quattro chiacchere.
Bacci: " Ma il popolino ignorante e bue è contento così... se rinasco voglio fare anch'io il sobbilatore di imbecilli: non c'è da sforzarsi tanto e, se ti va bene, ti prendi pure un nobel con quattro chiacchere."
Ah ah ah Questa tua frase mi induce, mi provoca e mi induce anzi mi obbliga a prendere il cuoio al balzo e correggerlo in rete.Lo sai a chi mi riferisco, non ha preso un nobel e mai lo piglierà, ma ha ben preso la presidenza del consiglio.
PS. Sono molto contento che non si arrivi a sapere tutto. A me , nonostante le consulti, danno perfino fastidio le previsioni metereologiche.
il carso e le apuane.....
Il riciclaggio ha un costo energetico?
Rispetto a cosa? Alla semplice raccolta e dispersione in discarica?
E' come fare il calcolo energetico tra tagliare una mano ad un ladro e doverlo mantenere in carcere per quattro anni.
Ma che ragionamenti sono?
Quando la raccolta è fatta porta a porta e la differenziazione attuata dal consumatore di quali costi stiamo parlando? I costi di ritiro sono gli stessi, si stratta solo di organizzare lo smistamento dei vari prodotti per l'ulteriore divisione, ma questo è un problema delle ditte che comprano e poi rivendono alle industrie. In effetti da sempre ci sono i ferrivecchi che raccolgono i metalli e li rivendono, o no? Hanno sbaglaito mestiere? E' meglio buttare tutto e aspettare sempe nuove navi cariche di materie prime?
E' conveniente poi bruciare i rifiuti senza toglieire le parti nobili come le materie prime che possono essere tranquillamente riciclate?
Non vedo su che basi poggi questo argomentare.
Se rispetto all'uranio dal mare si tratta di una tecnologia da sviluppare, alla fine dai ragione a me e torto a Battaglia, che, se si tratta di denigrare il fotovoltaico fa il sapientone, mentre quando si tratta di lasciare sviluppare tecnologie che a lui piacciono non ha problemi di sorta.
Guarda poi che quasi tutta l'argomentazione "scientifica " del Battaglia si basa quasi tutta sul suo attacco al fotovoltaico, non capisco perciò in cosa sei d'accordo con lui.
Io sono per lo sviluppo di tutte le tecnologie a prescindere e non per la selezione in base alle mie simpatie delle tecnologie si e di quelle no.
Battaglia è notoriamente su un'altra sponda.
sabatino di martino
Uhfff...
Riciclare costa in temrini energetici ed economici quasi sempre di più di quanto costi produrre da materia prima, i prodotti sono sempre di qualità più scadente ( quindi vanno cambiati più di frequente ) e, molto spesso, il riclaggio comporta l'utilizzo di sostanze più dannose ( come nel caso della carta ) di quelle utilizzabili dalla materia prima. Questo senza contare i costi di inquinamento ovviamente, visto che i rifiuti vanno imballati, trasportati su veicoli a motore che bruciano petroli, essere inseriti in processi industriali molto più complessi rispetto a quelli facenti riferimento alle materie prime. La stessa plastica, che forse tra tutti i processi è il più economico, deve pagare un prezzo altissimo proprio alla raccolta differenziata. La migliore prova di quanto sto dicendo me la porterai tu quando dirai che non è vero e citerai qualche ente e qualche statistica, smontarle è un attimo; me ne ricordo al volo una, che sosteneva che il riciclaggio della carta straccia costasse la metà della produzione di carta nuova, peccato che si fossero dimenticati la sciocchezza di rapportare il costo alla carta prodotta, se lo avessero fatto si sarebbero accorti che la carta riciclata costa almeno il triplo ( del resto basta andare in una cartoleria ), poi i salami di marketing vendono la cosa come " costo ambientale ", si scrive così ma si legge " petrolio consumato, trasporti, energia utilizzata... ".Butta pure qui una statistica e vedrai che fare i conti è semplice.
Un discorso generale adesso, perchè di sputtanare gli ambientalisti non me ne importa un fico secco, quelli vanno denunciati, non sputtanati. La terra è il pianeta dove abitiamo, deve starci a cuore e, proprio per questo, non possiamo lasciare l'iniziativa a personaggi con connotazioni assai preoccupanti dal punto di vista scientifico. Le associazioni ambientaliste, come dicevo nel precedente intervento, sono una specie di fede religiosa. Laddove le religioni classiche sfruttarono degli analfabeti della scrittura per volgere a loro favore il popolo, queste organizzazioni sfruttano il diffusissimo analfabetismo scientifico per infarcire povere testoline di dati e statistiche che, di scientifico, hanno solo il linguggio così come viene percepito da chi di scienza non sa nulla. Ci stiamo sorbendo la puttanata del riscaldamento terrestre da decenni, con tutte le varie previsioni puntualmente smentite ( ricordo a tutti che, nel 1967, il WWF utilizzando il solito professore dei miei coglioni, predisse che, per il 2000, le calotte polari sarebbero disciolte ); una puttanata che si consacra come tale attraverso la ridicola interpretazione per cui la cosa sia opera dei combustibili fossili bruciati dall'umanità, quache migliaio di scienziati confermano la cosa ( non ne ricordo uno il cui lavoro passerà alla storia ). A un cretino basterebbe un calcolatorino tascabile per fare un conto del volume dell'atmosfera e dell'incidenza che tutte le immissioni umane potrebbero avere avuto su di essa; ma qui siamo al paradosso che una cretinata, solo perchè veicolata da organizzazioni ricche e potenti, passa sotto silenzio. E' un po' come la storia di dio, la gente ci crede perchè ne parla la chiesa che è potente e in passato ne parlarono sacerdoti potenti. Nessuno sembra sapere che, nel medioevo, in tutta la terra fece molto più caldo di adesso, ma molto molto di più, nessuno fa presente che, a partire dal 2015, ci sarà un sicuro raffreddamento ( che si fa, se ci sarà mi fate presidente? ). Tutti zitti e allineati dietro la solita stampa cialtrona.
Bello il fotovoltaico ( ma costoso ), bello l'eolico ( ma ci sono le pale che irritano il buon gusto degli ambientalisti e va bene per piccole cose ), anche coprendo il pianeta di pannelli si soddisfacerebbe solo una piccola parte del fabbisogno energetico. Il mondo futuro sarà mosso dal vecchio caro atomo spaccato e/o fuso ( speriamo ), con il quale si faranno andare anche le macchine del riciclaggio e le navi di Green Peace.
Sarebbe l'ora che gli scienziati seri la smettessero di pensare che tutti dobbaimo campare e che se uno, per vivere, si deve inventare di essere un " climatologo " ( specializzazione che metterei accanto al rumorista in meccanica o al dietologo in medicina ) passi pure il climatolgo. E' omertà questa, è l'ora che si denuncino chiaramente le cose come stanno, che si faccia pubblicamente, pronti a prendersi tutti gli strali delle potenti organizzazioni e degli analfabeti che le seguono. Sappiamo tutti che il mondo, se dovrà essere mai salvato, ha bisogno di gente migliore di un " climatologo ".
Caro Mirko io sono in accordo al 90% con il tuo ragionamento.
Sono strafelice di sentire smontare la serie di balle che accompagna questa nuova religione che ha cercato di sostituire le precedenti ideologie distruttrici dell'umanità quali il Marxismo e il maoismo. Da un punto di vista psicologico è semplice vedere dietro agli invasati di cui tu parli la spaventosa mancanza di riferimenti derivata dalla consapevolezza del crollo del pensiero leninista e la rapida saturazione del vuoto con una nuova religione che desse lo stesso sentimento di potenza e di consapevolezza di eterna lotta al male capitalistico. In italia il crollo del partito comunista si è accompagnato alla sconfitta clamorosa di quelle falngi "embientaliste" che a quella ideologia alla fine volevano imparentarsi.
La stampa è cialtrona da sempre ed asservita a logiche inconfesabili.
Ma il problema riciclo è un problema serio e non va sottovalutato. Tutto ha un costo e non è detto che il riciclo sia a costo zero. D'altronde le materie prime comunque vengono estratte e costano sia per essere trasportate che per essere trasformate in semilavorati. E' solo che ci sembrano costare di meno perché vengono "trafugate" da posti nei quali il veterocolonialismo la fa ancora da padrone e grazie a classi dirigenti imbelli lucra sulla mano d'opera e sulla estrazione senza limiti. Nel pieno della logica dopo di me il diluvio.
Per i metalli il tuo ragionamento non trova riscontri.
Nel caso della carta è come dici solo in relazione che si produce carta da foreste pluviali. Quel disboscamento a tappeto non porterà alla ricrescita di quelle aree e a quel punto la carta costerà tanto che il prezzo del riciclo sembrerà irrisorio.
E' sempre una questione di punti di vista, di prospettive.
Io frequento poco il mondo delle statistiche però posso dirti che viviamo in una società consumisica che non riusa e non ricicla e che comincia ad accorgersi della scarsità di materie prime. Cento anni fa non era all'orizzonte , ma oggi il rame comincia a scarseggiare e nel mondo se ne richiede tanto.
Idem per il petrolio e così via.
Se uno ritiene che si possa continuare a gettare in discarica milioni di metri cubi di materia prima riutilizzabile, credendo nella favola che tali risorse siano infinite si sbaglia di grosso e questo è la scienza a dircelo, non la religione.
I costi sono sempre in relazione a qualcosa ed è chiaro che se continuaimo a disboscare il Niger pagando a pochi euro quantità mostruose di materia prima legno per trasformarla in materiale neppure bruciabile ma in solo volume per la discarica, andiamo a sbattere in poco tempo.
Si, va bene il nucleare se potrà darci le potenze necessarie a tenere in piedi una società complessa come la nostra, ma non sarebbe bene comunque imparare a non sprecare l'energia? Il buon senso e la capacità di consumare in maniera accorta devono evitare a tutti di fare la fine dell'isola di Pasqua.
sabatino di martino
La validità della raccolta differenziata è legata alla contingenza nazionale e internazionale. In una nazione povera di materia prima come la nostra il riciclo è un modo intelligente di spendere risorse all'interno, carta, tessuto, plastica, metalli, oli combustibili, legno, sono tutte risorse utilizzabili la cui efficacia è legata ad altri fattori. Prendi legno e carta, se prodotti dalla predazione naturale sono una sciagura costosa, adesso che il legno viene coltivato con tecniche moderne e la tecnologia è avanzata la raccolta è più un sistema di levarsi dai piedi alcuni materiali che un elevato risparmio. Rimane il fatto che il truciolare da riciclo è una soluzione valida e non costosa, la buona produzione di legno vergine ne ha abbassato il costo con vantaggi globali, fra l'altro con aumento delle aree forestali. Certo per la scandinavia è un non sense, per noi ragionevole. Come sempre la cosa migliore sarebbe lasciar fare al mercato, se c'è convenienza si ricicla, altrimenti si brucia, la sola cosa sciocca è interrarlo nell'attesa che fra diecimila anni torni petrolio.
Così è per le energie alternative al petrolio, il solare ha i suoi campi di vantaggio, come l'eolico, la termovalorizzazione, l'idroelettrica e simili. Il ridicolo è imporle per via politica, la questione deve essere tecnica ed economica.
Trovo interventi di Maurizio particolarmente acuti ultimamente.
La precisazione del fatto che siamo un paese povero di materie prime è doverosa anche in relazione al fatto che un ri-ciclo intelligente permette di risparmiare tantissimo sull'approvvigionamento continuo e rende anche dal punto di visto delal qualità del vivere.
Però ci sono cose da solo il mercato non può fare bene, perlomeno all'inizio.
Il riciclo se a tappeto deve essere gestito dal pubblico e lasciato poi nelle mani dle mercato che lo renderà sempre più conveniente.
sabatino di martino
Ma poi, tutta questa plastica serve veramente?
il carso e le apuane.....
Stupiscimi?
Non so se ti stupirò,ma anzi tutto vorrei che ognuno se li smaltisse a casa sua,perchè a me di respirare l'aria dei rifuiti combusti di Napoli,mi sta sui coglioni.
Il Prof.Battaglia dice che la raccolta differenziata ha senso quando c'è dietro un sistema che riutilizza il riciclo,che è comunque un costo,abbastanza alto per le amministrazioni e se questo rende anche da un punto di vista economico.Se lo si fa solo per dire quanto siamo ecologici è una coglionata.
Non capisco cosa c'entri come vuoi lasciare il mondo ai tuoi figli,anche perchè dubito che il fatto che sarà migliore dipenda da come ricicli.Questa è una delle favolette ambientaliste che tendono sempre a voler fare credere che loro vogliono salvare il mondo.Non mi dirai che sei tra quelli?
E' strano: prima vuoi affrontare problemi di epistemologia ancorandoti al pensiero di un vate come Battaglia.
Poi ritieni più giusto ricordare che il problema rifuti è di ambito politico e strettamente locale.
Dalle stelle alle stalle.
Ti devi decidere su che piano vuoi intavolare la discussione. Qualunquismo a go-go o dialettica organica? Tocca a te e non a me. Decidi il da farsi.
Se il prof. Battaglia finisce col dire che c'è un senso dietro la differenziazione dei rifiuti vuol dire che è un grande genio, ne sono sicuro.
Sarebe come dire che è meglio andare in auto che farsi cinquanta chilometri a piedi.
Benvenuto nel club allora.
Se è quella la strada, allora bisogna fare il sistema integrato che porta alla differenziazione. Ma quello è un problema politico e amministrativo non scientifico e non c'è bisogno di stimolare il genio dell'univeristà di modena.
Se non ti rendi conto che il mondo sarà migliore in relazione a quanto si riciclerà nel futuro ti rispondo che è un tuo problema di miopia e\o di incapacità di comprensione della dimensione della questione.
Bruciare le materie prime è come bruciare ricchezza, chessò carta moneta di valido corso.
Non è convenientissimo.
Se il mio paese non attua delle iniziative per evitare di bruciare ricchezza è un mio problema e soprattutto dei miei figli che domani vedranno impoverisi un paese da sempre a corto di materie prime, che compra per poi trasformarle e rivenderle.
Ma questo non dovrei spiegartelo io, nevvero?
sabatino di martino
Ok! Allora sei tra quelli.
Lo smaltimento dei rifiuti o comunque la sua gestione è un fatto amministrativo/politico stante il sistema che tutto riconduce alle amministrazioni locali e mi pareva non poterlo eludere.
Il punto rimane quanto la differenziata costi in termini economici,rispetto al beneficio che se ne ricava anche di fronte a una sorta di recupero di materie prime e questo lo ripeto,perchè mi pare necessario,sempre a fronte di una organizzazione che sia in grado di recuperare e rilavorare tali materie recuperate.
Una sorta di rapporto tra costi e benfici,cosa che mi rendo conto agli "ambientalisti puri" poco interessi visto quanto sono impegnati a salvare il mondo.Se tu bruci carta moneta in corso per fondere e liberare oro che vale di più della tua cartamoneta forse un senso lo troveresti ed è nella logica del ragionamento del Prof.Battaglia.Ma impeganto come sei a distribuire patenti di qualunquismo,capisco ti possa sfuggire.
Il mondo sarà migliore nel momento in cui chi lo popola imparera a ragionare senza ideologie costruite sulla sabbia e si guarderà dentro cercando di capire che cosa servirà alle generazioni future in base alle conosceze che con il passare degli anni si sono acquisite,guardare indietro e sognare di tornare a viaggiare in carrozza per non inquinare l'aria è fondamentamentalmente idiota.