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"Il 17 marzo l’Italia unita compirà un secolo e mezzo di vita. La ricorrenza sarà celebrata con la massima solennità da Giorgio Napolitano che annette grande importanza a queste manifestazioni. Non a caso il presidente della Repubblica riprende la sua attività pubblica dopo la pausa natalizia a Reggio Emilia, una delle città simbolo dell’unificazione".
Come contraltare, da oggi, pubblicheremo una serie di articoli antitetici alla retorica patriottarda. Cominciamo con la segnalazione dell’ultimo libro di Gilberto Oneto.
L’Italia è avvolta dalla camicia di forza della retorica. La celebrazione del 150° dell’unità potrebbe essere una grande occasione per ripercorrere serenamente e senza costrizioni ideologiche avvenimenti che hanno dato origine a tutti gli attuali assetti e problemi. La storia come è stata raccontata è troppo spesso una sbrodolata di retorica patriottarda che ha deformato la realtà esaltando i vincitori - tutti eroi - e svillaneggiando i perdenti, tutti felloni, forcaioli e reazionari.
Questo non è un “altro” libro di storia del Risorgimento.
È un tentativo di analisi dell’intera operazione, di esame delle motivazioni, degli obiettivi dichiarati e veri, degli effetti, delle conseguenze e degli attori di entrambe le parti in gioco. Vuole soprattutto essere uno strumento per fare finalmente un bilancio. Un secolo e mezzo è un periodo sufficiente per ragionare sugli avvenimenti senza retorica, passioni di parte o manicheismi, senza dover continuare a sostenere che tutti i buoni erano da una parte e tutti i cattivi dall’altra. Soprattutto ci si può liberare dalla necessità di dover sostenere che il processo unitario era inevitabile e che i suoi risultati siano stati positivi a prescindere da tutto: da come li si sia raggiunti ma anche dal loro effettivo valore.
Oggi la penisola deve affrontare grandi problemi, contraddizioni e contrapposizioni che è difficile risolvere, anche perché ci si rifiuta di collegarli e farli risalire ai cruciali momenti della formazione dello Stato unitario. È invece importante andare a vedere che cosa sia allora davvero successo, proprio perché quasi tutti i nostri guai di oggi hanno avuto origine 150 anni fa: ignorarne l’origine significa condannarci a ripeterli e riviverli in perpetuo.
Laspedizione dei Mille costituisce tuttora uno dei capisaldi della mitologia risorgimentale.
Lo sbarco di Garibaldi a Marsala (11 maggio 1860) viene ancora presentato come un’impresa generosa quanto disinteressata, promossa con pochi mezzi e molto “entusiasmo patriottico”.
In realtà si trattò di un piano programmato da tempo per gli interessi di una potenza straniera nemica del Regno della Due Sicilie come la Gran Bretagna, che fu organizzato con l’apporto decisivo della massoneria. Per quest’ultima, infatti, i Borbone di Napoli costituivano l’ostacolo principale all’obbiettivo della distruzione dello Stato Pontificio.
Storici come Giacinto de’ Sivo (cfr. la sua Storia delleDue Sicilie dal 1847 al 1861) denunciarono da subito il complotto della massoneria e delle potenze straniere contro le Due Sicilie mentre la nuova storiografia critica del cosiddetto Risorgimento ha aggiunto negli ultimi anni importanti contributi di documentazione, ma è molto significativa la testimonianza dall’interno della massoneria che riportiamo.
Il 4 luglio 2009, la Massoneria di Rito Scozzese, Obbedienza di Piazza del Gesù, ha ricordato nel corso di una conferenza stampa e di un convegno a Napoli la nascita di Garibaldi (4 luglio 1807).
In questa occasione lo storico Aldo Alessandro Mola, docente di storia del Risorgimento all’Università di Milano, considerato lo storico “ufficiale” della massoneria, ha affermato che la spedizione di Garibaldi fu finanziata con tre milioni di franchi dalla massoneria inglese.
«Il finanziamento proveniva da un fondo di presbiteriani scozzesi e gli fu erogato con l’impegno di non fermarsi a Napoli, ma di arrivare a Roma per eliminare lo Stato pontificio. Tutta la spedizione garibaldina fu monitorata dalla massoneria britannica che aveva l’obbiettivo storico di eliminare il potere temporale dei Papi ed anche gli Stati Uniti, che non avevamo rapporti diplomatici con il Vaticano, diedero il loro sostegno».
«I fondi della massoneria inglese – ha aggiunto il prof. Mola - servirono a Garibaldi per acquistare a Genova i fucili di precisione, senza i quali non avrebbe potuto affrontare l’esercito borbonico, che non era l’esercito di Pulcinella, ma un’armata ben organizzata. Senza quei fucili Garibaldi avrebbe fatto la fine di Carlo Pisacane e dei fratelli Bandiera» (Agenzia Ansa, 4.7.2009).
Lo storico della massoneria ha fatto anche un’altra illuminante ammissione sul ruolo della setta nella costruzione del mito di Garibaldi: «La sua appartenenza alla massoneria garantì a Garibaldi l’appoggio della stampa internazionale, soprattutto quella inglese, che mise al suo fianco diversi corrispondenti, contribuendo a crearne il mito, e di scrittori come Alexandre Dumas, che neesaltarono le gesta» (Agenzia Ansa, 4.7.2009).
Le celebrazioni per il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi (1807-2007) sono state l’occasione per riproporre un’immagine agiografica e stereotipata del cosiddetto “eroe dei due mondi”, partendo dalla convinzione che sul personaggio sia stato già detto tutto e che nulla sia possibile aggiungere. In realtà, ciò che è stato ripetuto negli ultimi centocinquanta anni è per lo più il frutto di una visione ideologica della figura di Garibaldi, costruita a tavolino per accreditare e sostenere, sul piano del diritto internazionale prima e su quello storico poi, l’“impresa dei Mille”. E per conseguire questo obiettivo non sono state risparmiate manipolazioni, adattamenti ed omissioni, fino a giungere all’immagine-santino di Garibaldi a tutti familiare. Sul personaggio invece c’è molto altro da dire, da chiarire, da domandarsi, come dimostra la richiesta fatta da un lettore de “Il Giornale” a Paolo Granzotto, che riportiamo insieme all’esemplare risposta pubblicata sul numero dell’11 novembre 2007.
«Caro Granzotto, lei che ci ha spesso deliziato con gli excursus storici gradirebbe dirci cosa ne pensa dello scontro avvenuto alla Camera nel corso delle celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi? A chi dare ascolto, a Bertinotti che indica Garibaldi come un Che Guevara o ai leghisti che lo indicano traditore, massone, criminale di guerra e ladro di cavalli? Garibaldi è il fulgido eroe che ci hanno sempre detto o è un manigoldo? Fausto Fiorenzi (via email)
Come cambiano i tempi, caro Fiorenzi. Fino all’altro ieri «parlar male di Garibaldi» era locuzione che indicava un comportamento deprecabile, meschino, ingeneroso. Ora, a «parlar male di Garibaldi» ci si becca solo del «revisionista becero» (Severino Galante, del Partito dei Comunisti Italiani, dixit). Male, male, perché don Peppino è un Padre della Patria, è l’Eroe dei due Mondi, diconsi due.
Certo, ne combinò di cotte e di crude in entrambi; violò la legge a tutto spiano e come afferma Bertinotti fu «incline a tentazioni autoritarie» (tentazioni alle quali non seppe o non volle resistere). Era fatto così e se c’era da menar le mani lui andava, senza star lì a pensare se la cosa fosse giusta o sbagliata. Molto poco giusta, stando alla vulgata, fu ad esempio la campagna dell’agosto ‘62, che finì a schioppettate col Pallavicini («Garibaldi fu ferito - fu ferito in Aspromonte - porta scritto sulla fronte - di volersi vendicar. Disi un po’ oi Garibaldi - chi l’è sta che l’ha ferito - Sa l’è sta mio primo amico - colonel dei bersaglier», si cantava al tempo). O quella del ‘67, conclusasi anzitempo con l’arresto di Garibaldi a Sinalunga (i Regi Carabinieri lo ammanettarono al termine di una cenetta a casa della famiglia Agnolucci. In base al menu, gloriosamente finito negli archivi, don Peppino aveva mangiato: crostini burro e alici, prosciutto e fichi, minestra in brodo, fritto misto di schienali e cervello, lesso di vitella e di pollo, sformato di erbe con rigaglie, arrosto di piccioni e galletti, crema, crostata, gelato e caffè. Mica male per lo spartano, frugale eroe). La stessa impresa dei Mille - l’aggressione ad uno Stato sovrano da parte di un corpo di irregolari comandato da un privato cittadino, faccenda che oggi farebbe venire un colpo apoplettico ai devoti della correttezza politica - fu annoverata fra le cause giuste solo dopo Calatafimi («Qui si fa l’Italia o si muore», secondo la vulgata. Stando ai fatti, invece, «Generale, ritiriamoci» disse Nino Bixio. E Garibaldi: «Ritirarci dove?»).
Quisquilie, caro Fiorenti, perché di riffa o di raffa Giuseppe Garibaldi gagliardamente contribuì, l’arma in pugno, a fare l’Italia unica e indipendente e questo basta a perdonargli eventuali ribalderie. E ad esimerci dall’esprimere giudizi, noi che tanto gli dobbiamo. Ecchediamine. Se poi le interessano quelli storici, di giudizi, sappia che Camillo Benso, Conte di Cavour, lo definì «eroico ciula», eroico fesso. E se lo ha fatto avrà avuto le sue buone ragioni. E sappia inoltre che all’indomani del così detto incontro di Teano, Vittorio Emanuele, primo ed indiscusso fra i Padri della Patria, scrisse a Cavour: «Come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi sebbene, siatene certo, questo personaggio non è affatto docile né così onesto come lo si dipinge e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l’affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l’infame furto di tutto il danaro dell’erario, è da attribuirsi interamente a lui che s’è circondato di canaglie, ne ha eseguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa». Come si dice, caro Fiorenti? Carta canta.»
Se vi vedete ricerche storiche, vedete che l'Italia aveva gia' ottenuto di piu', e subito, di quello promesso e poi non dato da Londra. E senza bisogno delle devastazioni della guerra, per cui il Regno non aveva un'economia. Dovette essere riconvertita in fretta. Siccome certe cose non si fanno in un giorno, quando ebbe l'economia di guerra, fu tempo di pace. Uno scasso.
Inoltre, Londra obbligo' il governo all'entrata in guerra contro il Parlamento di Roma che fu poi messo di fronte al fatto compiuto ed obbligato ad adeguarsi.
Il padrone londinese non chiede agli sguatteri al suo servizio, allora come ora.
I parlamenti di Roma o s'adeguano o s'adeguano. Non contano nulla come i governi, quando Londra impone. Nel 1940, Londra non impose. Capi' che era meglio lasciare il pesante e devastante fardello ai tedeschi.
Allora, il bolscevichi erano al servizio dei Servizi Militari tedeschi, per cui pubblicarono i trattati segreti d'area londinese.
Poi, passarono nell'area anglo-americana, per cui i trattati segreti della IIGM non li conoscete.
[in riferimento a quanto casualmente visto negli spazi sotto]
...La Prima Guerra Mondiale fu un capolavoro compradoro inglese. Con la guerra imposta da Londra, l'Italia ci perse e di molto. Senza guerra aveva gli immensi vantaggi anche territoriali che avrebbe subito ottenuto dall'Austria e dalla Germania. Il fascismo fu il secondo inculamento pianificato da Londra e realizzato con aiuto francese. ...In guerra con l'economia di pace ed in pace con l'economia di guerra... ...coi difetti strutturali pensantissimi che aveva gia' l'economia delle oligarchie predatorie italiotico compradore. Gli inglesi "rimediarono" per Voi. "Visto che a loro piace, li inculiamo di nuovo!"
Italia frammentata sarebbe oggi una collezione di floridisime Svizzere e Montecarli.
Gli unici aggiustamenti necessari sarebbe stati allora alcune fruttuosissime frammentazioni ulteriori. Vedi Sicilia e Venezie indipendenti. Di certo pure altre.
DIVISI SI PROSPERA. E' una legge fisico-politologica! ...Vi sono pesantissime diseconomie di scala nella stragrande maggioranza degli Stati.
Oligarchie predatorie necessitano di megacostruzioni da predare e per predarne altre all'estero. Non e' neppure vero che ti garantiscano la sicurezza interna visto che sgovernano coi terrorismi di Stato interni.
Le cazzate dei Napolitano dipendono dal ruolo [il Quirinale compradoro] e dalla chiavica ricopre il ruolo.
Cavour?! Come quelle studentesse dell'est che vanno a far marchette e Roma per pagarsi gli studi e poi rimangono, si logorano e s'ammalano ed avviliscono nella professione pur essendo partite con grandi aspirazioni. Non che e' uno faccia il mignotto di Londra e possa poi vantarsi come un gran modernizzatore. Lasciate a chi non capisce un cazzo vantare grandi pensieri politici. Uno statista e' quel che fa, non quel che dice vorrebbe. Cavour?! Teppaglia corrotta.
Napolitano ha detto: "Anche il nord deve avere coscienza di come nacque l'Italia" ignorando che quasi nessuno sa ancora come "nacque l'Italia" al Nord come al Sud. In particolare al Sud che fu occupato (non liberato dai Savoia), depredato (la cassa dei Borboni fu trasferita a Torino seduta stante), diffamato e sterminato (i briganti erano spesso patrioti e furono centinaia di migliaia le vittime), costretto all'emigrazione a milioni (prima dei Savoia l'emigrazione era pressoché inesistente), obbligato alla leva militare e a un numero interminabile di guerre (dalla terza guerra di indipendenza contro i "fratelli veneti" alla seconda guerra mondiale). Napolitano che è per l'appunto di Napoli, si rechi nel Meridione e spieghi a Bari, a Palermo, a Reggio Calabria con parole sue come "nacque l'Italia" e perché le mafie si sono diffuse dopo l'Unità
Porsi una domanda in più è sempre meglio che porsi una domanda in meno. Anche porsi delle domande circa l'Unità d'Italia è perfettamente legittimo e l'atteggiamento rigido di chi non se la sente di mettere in discussione questo fatto, ritenendolo assodato, denuncia una paura di fondo che non dovrebbe avere. La chiave dell'intervento di Oneto, a mio giudizio, sta tutto in quel richiamo ad un confronto sereno che poi, egli stesso, non favorisce, attriubuendo accezioni negative come " patriottardo ", " camicia di forza ", e via dicendo a chi sostiene altrettando legittimamente, la tesi per la quale l'Italia debba rimanere unita e ne celebra il ricordo e i protagonisti.
Sono sicuro che non sarà mai possibile un dialogo sereno su questi temi, vedrai che anche in questo forum si finirà presto per prendere posizioni estreme, precostituite in entrambe le tesi, e del tutto inutili. Personalmente non metterei la mano sul fuoco per nessuna soluzione ma partirei, innanzi tutto, con il dare a cesare quel che è di cesare.
Non ritengo, ad esempio, accettabile minimamente una critica al risorgimento e ai suoi protagonisti. Cavour, Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele e gli altri protagonisti, trattati da eroi, per il tempo e per i risultati che al tempo raggiunsero sono effettivamente eroi. Lo sono come lo furono Washington, Bismarck, Luigi Capeto, Bolivar e tutti gli altri che rappresentarono il punto di riferimento dell'Unità Nazionale o dell'Indipendenza. Furono eroi politici, soggetti completamente alla revisione delle loro gesta come accade a tutti coloro i quali hanno fatto la storia, ma non si può far loro una colpa per le azioni che nel loro ocntesto storico mossero. L'Europa dell'800, quella degli imperi, aveva una strana concezione di chi non aveva un'unità nazionale consolidata, erano luoghi considerati con disprezzo e del tutto avulsi da ogni rapporto politico essenziale. Le opportunità storiche nel caso italiano erano ancora più specifiche, nello Stato della Chiesa e nel regno delle Due Sicilie si viveva con due o tre secoli di ritardo rispetto a Francia, Regno Unito e a quelle nazioni che, un aparticolare geografia, potevano permettersi di essere indipendenti e fortunati satelliti di questi Imperi; questo possibilità non era data all'Italia, troppo periferica per potersi permettere questo ruolo e, soprattutto, terra di occupazione nelle regioni meno sottosviluppate. La stessa repubblica di venezia era governata dall'imperatore da qualche decennio, la Toscana era ricca economicamente e con una legislazione interna moderna ma piccola, quasi disabitata e quindi politicamente insignificante. A mettersi nei panni dei nostri eroi risorgimentali, quindi, mi pare che le condizione estrinseche ed intrinseche per tentare di modificare le cose arrivando all'Unità c'erano tutte. Per questo non sto mai a sentire chi se la prende con i protagonisti di allora.
Nonostante i tanti errori, poi, l'Unità fu complessivamente un affare per l'Italia, certamente lo fu per le regioni del nord che ebbero uno sviluppo straordinario che assai difficilmente avrebbero potuto avere sotto un impero che guardava solo alla Prussia per i migliori affari. Bene o male possiamo dire che l?italia è rimasta in carrozza e lo è tutt'oggi, quindi abbandonerei i toni apocalittici.
Le domande giuste sono, semmai: " Da un certo momento in poi, diciamo dopo la fine della prima guerra mondiale, si poteva fare di più? " e l'altra domanda obbligatoria: " Oggi potremmo fare di più se non fossimo uno Stato Unitario? "
Proporrei di lasciar riposare in pace Cavour e Garibaldi e di concentrarci su questi due quesiti. Pensandoci bene a bruciapelo non saprei cosa rispondere, mi auguro che questo bel thread sopravviva per tutto l'anno e di potermi chiarire anch'io le idee insieme a tutti.
sono completamente d' accordo con questo intervento e mi complimento per la tua facilità di scrittura. L' unica osservazione che mi sento di fare è a proposito delle domande finali che opportunamente chiudono l' intervento. Sono domande importanti alle quali però aggiungerei una terza che forse entrambe le racchiude e le trascende e cioè : "l' unità d' Italia poteva essere fatta in modo diverso ?". E in subordine : può essere che tutti i problemi che seguirono e che ci ritroviamo adesso sono in fondo figli di un peccato originale ? Cosa sarebbe successo se a vincere fosse stata la linea mazziniana/democratica/repubblicana/progressista invece di quella cavouriana/moderata/monarchica/conservatrice ? Secondo me erano 4 le linee politiche che allora si contendevano il consenso dei ceti sociali che contavano : le principali erano quella cavouriana e mazziniana, poi c'era una linea che potremmo chiamare federalista/progressista ( Cattaneo, Tommaseo etc ) e infine, largamente minoritaria, una linea federalista/clericale/moderata ( Gioberti, neoguelfismo ). La cosa piu' importante è secondo me, seguendo la lezione di Croce in base alla quale la storia è sempre "storia della libertà", prendere atto che il popolo italiano ad un certo punto scelse una particolare linea politica e che quindi l' unificazione non fu una decisione subita ma al contrario largamente condivisa, checchè ne dicano....
La tua domanda è del tutto legittima ma è anche una domanda alla quale in molti si sono cimentati e continuano a cimentarsi. Mi pare sia stata materia sviscerata in maniera eccellente ed esaustiva specialmente da molti storici meridionalisti e, più di recente, da vari altri studiosi più o meno ispirati da uno spirito indipendentista ( Sicilia, Nord, persino in Toscana ). Le critiche mosse all'amministrazione dell'Italia Unita sono quasi tutte condivisibili ma nello stesso tempo penso che, in gran parte, ci siano delle giustificazioni agli errori dell'epoca. Una prima giustificazione è di carattere storico, non si poteva pretendere che i governanti di allora avessero in mente un modello di Stato diverso da quelli, che il pensiero del tempo, faceva funzionare nel resto d'Europa. Dopo secoli di divisioni la chimera di una stato forte ritagliato sul modello delle altre potenze europee pareva una conquista incredibile, erano uomini dell'800 in fondo. L'altra questione era l'irredentismo di alcune terre italiane che, fino al 1918, teneva alta la tensione unitaria e centralizzata contro l'occupazione straniera; altra questione ancora era lo scarso rispetto che in Europa, non solo in Italia, i governanti avevano per i ceti meno elevati e poveri che però, in Italia e soprattutto nel meridione, costituivano numericamente una percentuale della popolazione vicino al 100%. Secondo me si trattò di una miopia abbastanza tipica del secolo e non penso che i governanti francesi o tedeschi, nell'Italia del tempo e per come era ridotta l'Italia del tempo, avrebbero fatto meglio. A posteriori, naturalmente, gli errori saltano agli occhi. L'errore, secondo me, fu non accorgersi in tempo che quel modello non era perseguibile e che già nelle potenze consolidate iniziava a scricchiolare ( infatti ci fu la prima guerra mondiale ), ma per accorgersi di questo fatto al tempo ci sarebbe voluto un genio politico capace di elaborare per l'Italia un percorso nuove e originale e dotato del consenso e del potere necessario a portarlo avanti. Il fascismo non fece altro che estremizzare la ricerca di qualcosa che era già perso dal tempo. Gli errori da matita blù furono fatti semmai dopo, forse però sarebbe meglio chiederci cosa fare da adesso in poi, non trovi?
... Gli errori da matita blù furono fatti semmai dopo, forse però sarebbe meglio chiederci cosa fare da adesso in poi, non trovi?
Questa parrebbe persino, un invito banale,ma vedi che la testa tende a girarsi all'indietro e di pensare a cosa proporre di inedito per il futuro,non viene alla mente a nessuno.
tutto considerato sono d' accordo. Recentemente mi è capitata tra le mani un' antologia di scritti di Mazzini e credo che lui fosse realmente un genio politico capace di elaborare per l'Italia un percorso nuove e originale. Solo che non aveva il consenso o meglio non ne aveva abbastanza.
Cavour era federalista, amante delle culture anglosassoni voleva proporre un sistema all'americana, poi ha dovuto fare i conti con il parlamento e la morte. Del sen di poi sono piene le fosse, certo che si poteva fare di meglio, anche peggio però.
a beh certo poverino, che destino atroce. Lo stesso dell' attuale pres. del consiglio. Che pena questi grandi uomini, meglio aver a che fare col cancro che con il parlamento...ahahah. Com'è che non hai detto che Cavour, oltre ad essere federalista, era anche altrettanto democratico di Mussolini e di Berlusconi ?
Ci sei o ci fai ? Da un lato mitizzi il leader dall'altro dimentichi che non si muove nulla di importante senza una maggioranza parlamentare che dipende dagli umori anche dei peones. Se dimentichi tutto questo non c'è nulla da ridire, solo l'impossibilità di avere un dialogo. I parlamentari non sono dipendenti del premier, ne suoi collaboratori, ne spesso sue scelte. Non farti fregare dalle liste bloccate, nel redigerle devi stare in equilibrio con i giacimenti elettorali e puoi manovrare fino a un certo punto. Solo per liquidare i volontari garibaldini è stato necessario "comprare" voti dalla opposizione. Per questo motivo parlare di questione meridionale è improprio, come di colonizzazione. Ogni legge o iniziativa è stata approvata dai parlamentari meridionali in maggioranza, hanno fatto parte dei governi unitari, quindi stiamo parlando di aria fritta, Per avere una politica diversa avremmo avuto bisogno di persone diverse, la classe dirigente era forgiata sul modello centralista francese, da Palermo a Torino. I federalisti erano pochissimi e senza Cavour tutti nel lombardo-veneto. Del resto sia i Savoia che i Borbone erano di formazione francese e i Lorena non molti distanti. Diciamo che le plebi meridionali abituate all'anarchia locale hanno avuto le prime avvisaglie di uno stato presente e non l'hanno presa bene ma stiamo parlando di gente in parte scollegata e in parte finanziata da potenze straniere. La nostra situazione unitaria ricorda quella afghana con le elite governative e fasce marginali della popolazione fomentata dall'estero, non a caso il fenomeno si sgonfia con la caduta dello stato pontificio e con la decisione arbitraria ma non stupida dei Savoia di trattenere il denaro dei borbone. Senza l'appoggio pontificio e i soldi austro francesi il banditismo rientra nei ranghi.
I borbone erano per una impostazione austro-ungarica, ignorante!
Le plebi del sud non erano abituate all'anarchia ma ad un sistema tardo feudale.
Grazie ai Savoia per aver derubato il tesoro meridionale e per aver lasciato le plebi nella miseria peggiore di prima coi Borbone.
I savoia avranno ripagato i loro debiti e sistemato i loro cazzi, ma sono stati dei grandi costruttori di pace, di sviluppo e di futuro garantendo lo sventramento di parecchie migliaia di cittadini annessi con la forza che non capivano dove fosse la convenienza di quella nuova situazione. Che capre...
Gli sciacalli hanno definito banditismo quella che forse era una resistenza. E' tipico dei nazisti dare patenti luride a coloro che combattono per difendere i loro diritti dai soprusi dei potenti.
LA storiografia seria tratta i tuoi argometni come deve: li appende al muro del cesso.
Non esiste un sistema organizzativo austro ungarico fenomeno ! I modelli sono il centralismo alla francese, di stampo Napoleonico se proprio ci tieni o quello federalista di stampo anglossasone mentre il sistema feudale era in fase di abbandono ovunque. Solo l'estrema arretratezza del sistema meridionale non era ancora allineato con la struttura francese che peraltro era quaranta anni che provavano a instaurare.
I savoia non erano monarchi assoluti, manco relativi per quello, il potere era del parlamento, eletti meridionali compresi. Tutte le decisioni li hanno visti in prima fila e visto che erano divisi fra maggioranza e opposizione non si può neppure fingere che fossero divisi per territorio e per come si sono lasciati conquistare possiamo dire che almeno fra le alte sfere non si sono affatto disperati.
La definizione della resistenza secondo la convenzione di Ginevra è banditismo. Se la società della nazioni che la sottoscrisse era composta da sciacalli non saprei ma c'erano quasi tutti. A proposito di cultura direi che il nazismo era ancora da inventare nel 1929 e la storiografia ufficiale al cesso ci tiene quelli come te, quei pochi minuti fra l'inizio e la fine dell'evacuazione e poi tira l'acqua.
Non esiste un sistema organizzativo austro ungarico fenomeno !
E bravo! In due parole ci siamo giocati l'organizzazione di un impero che ha retto per quasi 400 anni.
Si vede che hai studiato, si vede proprio!
I savoia non erano monarchi assoluti, manco relativi per quello, il potere era del parlamento, eletti meridionali compresi. Tutte le decisioni li hanno visti in prima fila e visto che erano divisi fra maggioranza e opposizione non si può neppure fingere che fossero divisi per territorio e per come si sono lasciati conquistare possiamo dire che almeno fra le alte sfere non si sono affatto disperati.
Questa è un'altra perla di studio e approfondimento. Ancora più complimenti.
Ergo, secondo la logica del grande Garoglio dell'università della terza età avvinazzata, gli invasori mettono su un parlamento fantoccio cui fanno partecipare le elite della classe dirgente svendutasi all'invasore, creando la condizione per cui oggi il sud è in mano alla mafia, e sono dei veri democratici? Che genio che sei. Tra poco dirai che ad Auswitz gli ebrei ci erano andati di loro volontà perché volevano fare una dieta e avevano tutto il potere di ritornarsene a casa?
Secondo la tua lettura( a proposito, viene sempre di più fuori, che non sai leggere)la resistenza è banditismo? E che significa? O è banditismo o è resistenza. In mezzo scorre il fiume della tua ignoranza a pressapochismo, che assomiglia sempre di più all'Orinoco, per portata di stronzate al minuto.
Però sei proprio scemo, nel profondo. Perchè dici anche di aver studiato ma chissà cosa hai capito, non ci sono parole per spiegarti, meglio non c'è cervello che lo recepisca. Per gli altri si rassicurino, la statuto albertino era veramente uno strumento di controllo democratico, sia pure limitato all'elettorato attivo dell'epoca e il sistema austro ungarico era quel modello feudale che l'Europa dell'epoca stava superando e che nel regno delle Due Sicilie era dai tempi di Murat che si cercava di cambiare, non ci sono ben riusciti neppure adesso. Resistenti o inesistenti, chissà. Il banditismo e la resistenza secondo la convenzione di Ginevra sono la stessa cosa, i gruppi armati di civili dietro le linee hanno solo il diritto di essere uccisi senza inutili crudeltà , sul posto e senza processo. L'occupante ha il diritto di rappresaglia sui civili che sostengono i banditi, anche solo per omissione. Il mio pressapochismo viene dalla convenzione di Ginevra del 1929, non mi risulta che nella revisione del dopoguerra si facciano differenze.
Il sistema austriaco era quello feudale coglioncello e ho ben scritto che in meridione lo so voleva superare, che poi siate così amabilmente coglioni da non sapere cambiare una lampadina, figurati sistema politico, è solo colpa vostra, non mia. Guarda che il cretino resti te, del resto se avessi un cervello sapresti cogliere la differenza nel contesto storico e le condizioni che differenziano resistenti e renitenti. Ma onestamente non è nelle tue possibilità. Nel 1860 non esisteva alcuna convenzione di Ginevra relativa ai combattenti ma solo alla cura dei feriti, l'esercito sconfitto era alla mercè degli avversari e smobilitato direttamente diventava bandito come violava una legge qualsiasi, figurati dei paraculi che correvano in montagna per non fare il soldato. Quindi ogni riferimento ad azioni e e commenti dell'epoca deve tenerne conto. Ancora nella convenzione del 1929 chi senza far parte di esercito regolare era armato veniva considerato criminale e punito con estrema severità. Solo nel 1946 viene inserito il concetto di resistente che peraltro deve sottostare a precise condizioni politiche e organizzative, talmente improbabili che ad esempio non sono applicabili alle milizie talebane e ai terroristi di Al Quaeda, figurati cercare di fare paralleli con banditi e renitenti.
Al contrario il governo piemontese fu secondo i canoni dell'epoca estramente clemente con l'esercito borbonico permettendogli di entrare nelle file del neonato esercito italiano con il grado precedente, occasione colta in massa dalla marina borbonica, il cui valore fu chiaro a Lissa pochi anni dopo. Anche la popolazione civile non aveva di che lamentarsi, ha avuto esattamente lo stesso trattamento di tutti gli altri cittadini. La nazione italiana nasce con libere elezioni nazionali e il controllo del paese, tutto, era nelle mani del governo nazionale. Questioncelle che i terronisti non citano mai, ovviamente, del resto non sono interessati a equità e onestà, essere cittadini come gli altri gli pare riduttivo, ora come all'ora.
La nazione italiana nasce con libere elezioni nazionali e il controllo del paese, tutto, era nelle mani del governo nazionale
Il fiume delle stronzate si ingrossa. Aiuto, arriva al piena.
Guarda che esistono centinaia di testi sceintifici che smontano questa bella favoletta. Ti ricordo che i difensori di Gaeta furono fatti morire di fame e di stenti nelle prigioni gulag del nord nonstante fossero dei prigionieri di guerra da trattare con rispetto.
Il sistema austro-ungarico era feudale e dove sta scritto che quello prefettizio napoleonico fosse migliore?
Tu idiota hai scritto che c'erano solo due sistemi, quello inglese e quello francese. Sei ignorante, appunto e in base alla tua ignoranza scrivi stornzate cui non puoi porre rimedio. Il sistema borobonico essendo fortememtne imparentato con quello austriaco guardava a quello e non si può dire che quello fosse fallimentare. Se ben ricordo i lombardi serbano un ricordo forte della sferza austriaca.
Che non esistesse la convenzione di Ginevra non rende dei massacratori degli angioletti.
Tuttavia non si capisce perché dovrebbe fare fede la formulazione della convenzione del 29 e non le altre.
Secondo il tuo triste e caprino modo di ragionare uno stupro avvenuto nel 1860 per noi oggi non dovrebbe costituire sdegno dato che allora era lecito?
Storia delle Due Sicilie - Un gulag tra le Alpi
Riportiamo l'articolo a firma di Fabio Pretari pubblicato dal sito di attualità, politica e cultura Appunti, sul campo di concentramento dove furono rinchiuse migliaia di soldati delle Due Sicilie, istituito all'interno della fortezza alpina di Fenestrelle.
Ancora oggi resta ignoto il numero esatto dei prigionieri rinchiusi e ancor meno noto è il numero di coloro che vi hanno trovato la morte per stenti e malattie, poichè non esistevano registri di "entrata" e di "uscita", nè si fa menzione in un qualunque scritto di superstiti o di liberati.
Quel che è certo è che l'orrore di Fenestrelle si compì nel silenzio generale.
Nessuna interrogazione parlamentare, nessun articolo di stampa, nessun libello propagandistico, nessuna dolente missiva scritta da deputati italiani o stranieri.
Neppure quel faro di civiltà e di indignazione che era il Parlamento inglese, sempre così accorto per il passato alle vibranti denunce e così pronto a promuovere indagini sulle condizioni delle carceri napoletane, spese una sola parola sull'argomento.
Un Gulag tra le Alpi
Fenestrelle nel 1865
IL GULAG IN NUMERI:
635 mt di dislivello
3 km di lunghezza
1.300.000 mq
3 Forti, 7 Ridotte, 28 Risalti
una scala coperta di 4000 gradini
una scala reale di 2500 gradini
14 ponti di collegamento
5 ponti levatoi interni
122 anni per la costruzione
“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili: Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio” (G.Garibaldi).
Questa vera e propria confessione del cosiddetto “eroe dei due mondi” la dice lunga su quello che è stata l’occupazione piemontese delle regioni già facenti parte del Regno delle Due Sicilie. Un’occupazione tanto feroce da farsi bollare per bocca di un politico non certo sospettabile di simpatie reazionarie, Antonio Gramsci, con queste terribili parole: "Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare con il marchio di briganti”.
In realtà non furono solo i contadini poveri a pagare il prezzo dell’occupazione sabauda. Una sorte terribile toccò infatti anche a quelle decine di migliaia di soldati, sottufficiali e ufficiali dell’esercito duosiciliano che vollero rimanere coraggiosamente fedeli al loro Re, rifiutando il giuramento di obbedienza alle nuove autorità italiane. Molti di loro vennero rinchiusi nelle carceri e nei depositi di Napoli, ma la maggior parte venne stipata come bestie su navi militari e trasferiti a Genova da dove vennero smistati nelle carceri di tutto il nord, da Alessandria fino a Bologna.
Se le condizioni di detenzioni in questi penitenziari erano a dir poco spaventose, questi disgraziati possono essere considerati dei fortunati in confronto a quei circa settemila prigionieri che ebbero in sorte di essere inviati in una tetra fortezza nel cuore delle Alpi piemontesi: il forte di Fenestrelle nell’alta Val Chisone a quasi duemila metri di altezza. L’enorme costruzione di Fenestrelle era stata ultimata nel '700 allo scopo (fallito) di fungere da barriera alle eventuali invasioni francesi ed era composta da una serie di fortini collegati tra di loro da una interminabile scala scavata nella roccia e protetti da altissimi bastioni.
La vita in quello che oggi chiameremmo super-carcere di Fenestrelle era contraria alle più elementari norme di umanità e rivelava tutto l’odio con cui i “rivoluzionari” trattano in ogni epoca coloro che si oppongono ai loro progetti. Le finestre erano senza vetri, i prigionieri vestivano di cenci e dormivano su pagliericci o, più spesso sui pavimenti di fredda pietra delle celle. Il cibo era costituito da una brodaglia immangiabile. I fisici di persone abituate ai miti climi del Sud Italia non ressero a lungo al freddo clima alpino ed i prigionieri cominciarono ad ammalarsi, ma di assistenza medica ovviamente non era neanche da parlare (altro che Maroncelli che detenuto alla fortezza dello Spielberg poté avvalersi del miglior chirurgo di Vienna per operarsi di un tumore!).
I detenuti cominciarono quindi a morire come le mosche e i loro corpi venivano gettati dentro ad una fossa piena di calce viva nel retro della Chiesa che sorgeva all‘ingresso del forte. Neppure di fronte alla morte il rivoluzionario cede alla pietà! E d’altra parte la morte era l’unico modo di sfuggire alla prigionia perché a Fenestrelle di regolari processi e scarcerazioni non si vide mai l’ombra. Molti prigionieri addirittura non erano registrati per cui le famiglie neppure poterono sapere dove era detenuto il loro congiunto.
Il 22 agosto del 1861 vi fu un tentativo di rivolta dei prigionieri scoperto e sventato dai piemontesi. Per rappresaglia le condizioni di detenzione furono ulteriormente inasprite ed ai disgraziati militari duosiciliani fu imposto di portare incatenata ai piedi una palla di metallo del peso di sedici chili. In queste condizioni prigionieri malati e denutriti dovevano salire la lunga l’interminabile scalinata che percorre tutto il forte. La detenzione si protrasse ben oltre il periodo bellico e, di fatto, praticamente nessun prigioniero ebbe la fortuna far ritorno alla propria casa.
Tra i tanti “meriti” dei Savoia si può quindi annoverare anche quello di aver inaugurato il primo campo di sterminio della storia. Sarà un caso che entrando nella fortezza sia ancora oggi visibile una scritta che ne ricorda un’altra, molto più celebre, sempre apposta all’ingresso di un campo di morte e sofferenza: “ognuno vale non in quanto è, ma in quanto produce”?
Credere ai pirla è una prerogativa della tua specie, sembri umano ma sei un credulone saccente.
La spiegazione più semplice la fornisce il leccese Capranica, contemporaneo e non esattamente del nord, i soldati catturati nel periodo bellico venivano tenuti normalmente in fortezza, in senso stretto a carico del paese occupante e quindi il caso Garibaldi non aveva precedenti, alla fine li prese il Piemonte e li stipò dove poteva. Chiaramente non era l'esercito al completo, dato i tempi non è che li contassero con precisione e non esistevano norme precise al riguardo. La situazione era un poco complessa, finito il combattimento di norma l'esercito sconfitto veniva congedato e rispedito a casa, qui erano diventatati connazzionali e quindi come maschi adulti dovevano giurare fedeltà al nuovo stato, in aggiunta gli fu offerto la possibilità di entrare nell'esercito regolare. Persino un coglione come te dovrebbe inquadrare la bontà dell'offerta, peccato che stupidi come te la maggior parte pensò di essere chiamato a combattere contro il suo re per i Savoia e rimase in fortezza. Meglio, circa 7000 entrarono nell'esercito italiano, non sono mica tutti scemi. Una certa parte giurò fedelta alla nazione e tornò a casa con il soldo arretrato, circa diecimila restarono in sospeso. Quelli nel forte che hai citato( a proposito a me risultano 1200 metri che come quasi duemila è un poco bassino ) e di un'altra fortezza in Lombardia era questi sonelli. Alla fine erano rimasti così pochi e malconci che li rispedirono comunque a casa. Il trattamento era fetente ma in linea con gli usi del tempi, il riscaldamento domestico era raro e improvvisato, il vitto scarso per le truppe figurati per i carcerati.
Quanto a Garibaldi non era uno stinco di santo, la scemenza dei fucili di precisione è tipica di chi non capisce un accidente, per fare la differenza casomai ci volevano fucili a tiro rapido che a quanto ne so non erano disponibili nel periodo citato e non si diventa cecchini in pochi giorni oltre al fatto che non serve nulla nelle battaglie dei tempi. La congiura è invece probabile, in Piemonte le armi non erano di libera circolazione, non era mica il Texas. Infatti le prelevò da un deposito Sabaudo fuori mano, credo Talamone, pensare che uno molli mille fucili con baionetta per simpatia è un poco coglione e il Camillo secondo me era molto d'accordo in privato. Il conto alla Rubattino qualcuno lo avrà ben pagato, spedizionieri e genovesi senza palanche manco le facevano galleggiare e secondo te mille giovanotti con fedine penali dubbie non li ha notati nessuno ? Magari anche credere che rapiti dalla fama del grande condottiero e dal sogno di un'Italia unita..............una fila di mutangheri che non sapevano manco chi erano loro lo seguissero senza accordi preventivi ? Ma dai ! I massoni ?, perchè non il circolo del bridge. Era evidente che la cosa era in gestazione da tempo, il solo caso in cui i deliri di scaruffi hanno un fondamento, certo gli inglesi ma come stato, non certo come privati, i piemontesi ? anche ma come stato. Solo che se agivano come stati innescavano un gazzeghè infinito. Non sapremo mai chi è stato il genio che ci ha pensato ma si attanaglia al Benso come una patella allo scoglio. Chiaro che all'Inghilterra l'idea piacesse, uno stato italiano era una figata per loro, indeboliva tutti tranne loro, con il commercio delle arance avevano solide entrature nella Sicilia che conta, perchè non usarle ? Ci voleva un eroico ciula e il peppino garibaldi era perfetto, abbastanza bravo da vincere una battaglia e abbastanza pirla da farsi sfilare il bottino di mano. Per il supporto locale mafia e camorra erano perfette, cosa c'è di meglo per dei criminali che mettersi d'accordo con i futuri poliziotti, solo che ci volevano relazioni e mezzi che il povero piemonte manco immaginava e non bastava certo una contessa troia. Spiegata così tutto quadra, per mafiosi e camorristi, baroni e latifondisti Borbone o Savoia era lo stesso, anzi meglio questi ultimi con un debito di riconoscenza. Certo siamo proprio una bella nazione, nata dal tradimento e dal doppio giochismo, un paio di abili bastardi, qualche utile idiota e voilà, le jeux son fait !
Per il supporto locale mafia e camorra erano perfette, cosa c'è di meglo per dei criminali che mettersi d'accordo con i futuri poliziotti, solo che ci volevano relazioni e mezzi che il povero piemonte manco immaginava e non bastava certo una contessa troia. Spiegata così tutto quadra, per mafiosi e camorristi, baroni e latifondisti Borbone o Savoia era lo stesso, anzi meglio questi ultimi con un debito di riconoscenza. Certo siamo proprio una bella nazione, nata dal tradimento e dal doppio giochismo, un paio di abili bastardi, qualche utile idiota e voilà, le jeux son fait !
Bravo, hai detto tutto!
Alla fine dai ragione a me anche per quanto riguarda il trattamento disumano di chi non voeel comportarsi con lo stesso piglio che viene di solito rimproverato ai meridionali, propiro a partire da quella colonizzazione.
Quindi i meridionali sono delle merde mafiose anche quando non si comportano da merde mafiose e non accettano di giurare fedeltà all'invasore?
Sei una persona di una coerenza mostruosa. Ma come fai?
Io sono coerente, sei te che mi pari deficiente. Io sostengo che Mafia a Camorra sono endemiche e scollegate dai governi, nel senso che loro restano e i governi passano. Quindi tutta la tua menata sui colonizzattori ostili alla bella popolazione locale è una sciocca bugia, la spedizione dei mille aveva l'appoggio della delinquenza organizzata e di gran parte della classe dirigente meridionale dietro il velo garibaldino. Quindi di cosa parli ? Tutto si può dire tranne che sia stata una colonizzazione ostile, rimane una gran porcata, forse senza precedenti ma tutta la retorica borbonica è ugualmente falsa.
Sostenere che hanno maltrattato gente a cui hanno offerto di tutto e di più non ti pare insensato ? Certo, i pochi coglioni totali se la sono vista brutta e mediamente fatto una brutta fine ma citarli come tutti i meridionali mi pare ridicolo.
Quanto ai briganti definirli resistenti è proprio usare la fantasia al massimo, d'accordo che la nostra resistenza non era tanto meglio ma non ti pare un poco esagerato ?
Si volle definirli briganti perché non si volle dare dignità a quel movimento antioccupante.
Anche per i tedeschi i resistenti erano banditi.
Si vede che sposi in pieno quella cultura. Bravo.
Tutto si può dire tranne che sia stata una colonizzazione ostile
Questo lo puoi dire solo tu.
I fatti storici stanno la a smentirti.
Grassazioni, squartamenti di massa, appropiazioni indebite, accordi con poteri mafiosi, territorio lasciato in mano ai manutengoli etc.. sono tutti dati che confermano la mia, non la tua di tesi.
Non è questione di studio, pura comprensione. Una colonizzazione ostile avviene quando la popolazione vi si oppone fieramente, non esiste alcuna forma di collaborazione e supporto, si boicottano tutte le decisioni prese dall'avversario in ogni cirocostanza. Nel nostro caso anche solo parlare di colonizzazione è improprio, le colonie sono riconoscibili per un trattamento differente dalla madre patria e ci devono essere profonde differenze etniche e culturali. In realtà la spedizione garibaldina fu una specie di foglia di fico che coprì la ferma intenzione di grandi parte della popolazione attiva meridionale di rovesciare il regime borbonico e non ebbe nulla in contrario a fondersi per plebiscito con il regno sabaudo e dare comune inizio al regno di Italia. La "resistenza" fu a carico di una piccola parte della società meridionale che non si oppose all'"invasione" ma anni dopo si ribellò a delle conseguenze "impreviste e non gradite" ma certo senza alcuna intenzione politica specifica. Il brigantaggio fu un curioso mix di sobilllazione straniera, ribellismo locale e semplice banditismo spontaneo.
Che poi la nostra nazione nasca per l'azione personalistica e privatistica di pochi soggetti che fecero del tradimento e della ipocrisia i valori fondanti della nazione è altra cosa che nulla a che vedere con le definizioni politiche classiche. La guerra che permise la fusione della zona nord avvenne per la fondamentale opera erotica e manipolativa di una troia spregiudicata con il potere assolutistico di una potenza straniera che pose come condizione una clausola che si finse di rispettare sapendo di mentire. Napoleone III per quanto sconvolto di sesso e libidine chiese e ottenne garanzie per il papa e i borboni mentre adesso sappiamo che contemporaneamente prendevamo accordi con altra potenza straniera per fottere quei potentati che avevamo giurato di lasciare stare. Non possiamo sapere se l'azione di Garibaldi fu pianificata a tavolino o solo cavalcata con cinismo ma la preparazione avvenne mentre giuravamo il contrario. Alla fine appare come un appalto privatistico dove gli il Regno di Sardegna e il regno di Inghilterra diedero mandato militare a Giuseppe Garibaldi di fare come privato cittadino quello che loro non potevano fare come nazioni. Con il senno di poi appare evidente come una parte dei politici piemontesi si fosse accordata con elementi della società civile meridionale e toscana per fondare uno stato unitario basato sul tradimento civile di altri governi. Taciamo per carità di patria sulle bugie che il governo e la monarchia sabauda hanno elargito a piene mani mentendo sapendo di mentire rendendo una futura domanda del tutto retorica. L'Italia non si è mai posta la domanda se essere moglie o puttana, il nostro tratto distintivo è di moglie puttana che professa pubblica fedeltà e obbedienza con già le mutande calate e la gonna alzata, sposa già preparata a diventare vedova o virtuosa come girava il vento. Con queste premesse la pretesa dei sabatini di usare definizioni standard è almeno singolare e mostra di non aver capito un cazzo di cosa e come siamo nazione, se lo può consolare problema comune a buona parte dei governi e dei potentati mondiali.
Sono anni che la meni sulla questione della Castiglione e che palle!
E dai! Sforzati! Compra dei libri di storia seria. Mica si può fare la storia leggendo solo "Novella 1858".
La popolazione attiva meridionale da chi sarebbe stata rappresentata? Dai feudatari che soppiantarono il regime tardo feudale con un regime di feudalesimo completo, assorbendo milioni di ettari di terra prima destinati ad uso civico e introducendo una proprietà terriera rubata a scapito delle popolazioni?
I plebisciti citi?
Ciuccio! Ma quali plebisciti? Votarono quattro gatti in una condizione da terzo mondo. Ma di quali plebisciti del cazzo stai parlando?
In confronto le elezioni fatte in Sudan sono democratiche.
E quale è il concetto di colonizzazione ostile? Esistono le colonizzazioni amichevoli? Sarebbe qualcosa vicino allo stupro d'amore o alla cacca-cioccolata?
Ma che dici? Ma che scrivi? Ciuccio!
Non vedi che la spoliazione della nascente industria, il depredamento delle ricchezze, la soppressione violentissima dele truppe della nazione invasa, la nascita di una burocrazia locale al soldo non della nazione, ma degli interessi dei colonizzatori e la repressione a fil di spada sono i segni inconfondibili di colonizzazione?
Ma quale nazione? Ma quale stato siamo? Ma se per decenni non ci furono ufficiali del sud nell'esercito perché ci si comportava come invasori. Solo carne da cannone si voleva e a buon prezzo. Ecco la ricetta: vi ammazzo io colla spada o con la fame o vi mando a morire in guerre inutili fatte solo per aumentare i miei possessi territoriali.
Bravo Mirko,lo scopo di questo "articolo" che ho preso dal asito del Movimento Libertario è proprio per provocare una discussione nel senso che tu proponi.Guardare indietro da revisionisti non è che sia il massimo ,certo non lo è neppure la retorica che si vuole vendere iin questi giorni di centocinquantenario,ma visto che qui ci sono persone in grado di andare oltre ,spero che lo facciano.
PS:Chiedo scusa io per aver incasinato l'apertura del 3d caricandolo male .
Lo riporto in alto .
L'ITALIA, LA STRANA UNITA'!
di Redazione
"Il 17 marzo l’Italia unita compirà un secolo e mezzo di vita. La ricorrenza sarà celebrata con la massima solennità da Giorgio Napolitano che annette grande importanza a queste manifestazioni. Non a caso il presidente della Repubblica riprende la sua attività pubblica dopo la pausa natalizia a Reggio Emilia, una delle città simbolo dell’unificazione".
Come contraltare, da oggi, pubblicheremo una serie di articoli antitetici alla retorica patriottarda. Cominciamo con la segnalazione dell’ultimo libro di Gilberto Oneto.
L’Italia è avvolta dalla camicia di forza della retorica. La celebrazione del 150° dell’unità potrebbe essere una grande occasione per ripercorrere serenamente e senza costrizioni ideologiche avvenimenti che hanno dato origine a tutti gli attuali assetti e problemi. La storia come è stata raccontata è troppo spesso una sbrodolata di retorica patriottarda che ha deformato la realtà esaltando i vincitori - tutti eroi - e svillaneggiando i perdenti, tutti felloni, forcaioli e reazionari.
Questo non è un “altro” libro di storia del Risorgimento.
È un tentativo di analisi dell’intera operazione, di esame delle motivazioni, degli obiettivi dichiarati e veri, degli effetti, delle conseguenze e degli attori di entrambe le parti in gioco. Vuole soprattutto essere uno strumento per fare finalmente un bilancio. Un secolo e mezzo è un periodo sufficiente per ragionare sugli avvenimenti senza retorica, passioni di parte o manicheismi, senza dover continuare a sostenere che tutti i buoni erano da una parte e tutti i cattivi dall’altra. Soprattutto ci si può liberare dalla necessità di dover sostenere che il processo unitario era inevitabile e che i suoi risultati siano stati positivi a prescindere da tutto: da come li si sia raggiunti ma anche dal loro effettivo valore.
Oggi la penisola deve affrontare grandi problemi, contraddizioni e contrapposizioni che è difficile risolvere, anche perché ci si rifiuta di collegarli e farli risalire ai cruciali momenti della formazione dello Stato unitario. È invece importante andare a vedere che cosa sia allora davvero successo, proprio perché quasi tutti i nostri guai di oggi hanno avuto origine 150 anni fa: ignorarne l’origine significa condannarci a ripeterli e riviverli in perpetuo.
GILBERTO ONETO
LA STRANA UNITÀ
Garibaldi e la “spedizione dei Mille”
La spedizione dei Mille costituisce tuttora uno dei capisaldi della mitologia risorgimentale.
Lo sbarco di Garibaldi a Marsala (11 maggio 1860) viene ancora presentato come un’impresa generosa quanto disinteressata, promossa con pochi mezzi e molto “entusiasmo patriottico”.
In realtà si trattò di un piano programmato da tempo per gli interessi di una potenza straniera nemica del Regno della Due Sicilie come la Gran Bretagna, che fu organizzato con l’apporto decisivo della massoneria. Per quest’ultima, infatti, i Borbone di Napoli costituivano l’ostacolo principale all’obbiettivo della distruzione dello Stato Pontificio.
Il 4 luglio 2009, la Massoneria di Rito Scozzese, Obbedienza di Piazza del Gesù, ha ricordato nel corso di una conferenza stampa e di un convegno a Napoli la nascita di Garibaldi (4 luglio 1807).
In questa occasione lo storico Aldo Alessandro Mola, docente di storia del Risorgimento all’Università di Milano, considerato lo storico “ufficiale” della massoneria, ha affermato che la spedizione di Garibaldi fu finanziata con tre milioni di franchi dalla massoneria inglese.
«Il finanziamento proveniva da un fondo di presbiteriani scozzesi e gli fu erogato con l’impegno di non fermarsi a Napoli, ma di arrivare a Roma per eliminare lo Stato pontificio. Tutta la spedizione garibaldina fu monitorata dalla massoneria britannica che aveva l’obbiettivo storico di eliminare il potere temporale dei Papi ed anche gli Stati Uniti, che non avevamo rapporti diplomatici con il Vaticano, diedero il loro sostegno».
«I fondi della massoneria inglese – ha aggiunto il prof. Mola - servirono a Garibaldi per acquistare a Genova i fucili di precisione, senza i quali non avrebbe potuto affrontare l’esercito borbonico, che non era l’esercito di Pulcinella, ma un’armata ben organizzata. Senza quei fucili Garibaldi avrebbe fatto la fine di Carlo Pisacane e dei fratelli Bandiera» (Agenzia Ansa, 4.7.2009).
Lo storico della massoneria ha fatto anche un’altra illuminante ammissione sul ruolo della setta nella costruzione del mito di Garibaldi: «La sua appartenenza alla massoneria garantì a Garibaldi l’appoggio della stampa internazionale, soprattutto quella inglese, che mise al suo fianco diversi corrispondenti, contribuendo a crearne il mito, e di scrittori come Alexandre Dumas, che ne esaltarono le gesta» (Agenzia Ansa, 4.7.2009).
sabatino di martino
A proposito di Garibaldi
Le celebrazioni per il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi (1807-2007) sono state l’occasione per riproporre un’immagine agiografica e stereotipata del cosiddetto “eroe dei due mondi”, partendo dalla convinzione che sul personaggio sia stato già detto tutto e che nulla sia possibile aggiungere. In realtà, ciò che è stato ripetuto negli ultimi centocinquanta anni è per lo più il frutto di una visione ideologica della figura di Garibaldi, costruita a tavolino per accreditare e sostenere, sul piano del diritto internazionale prima e su quello storico poi, l’“impresa dei Mille”. E per conseguire questo obiettivo non sono state risparmiate manipolazioni, adattamenti ed omissioni, fino a giungere all’immagine-santino di Garibaldi a tutti familiare. Sul personaggio invece c’è molto altro da dire, da chiarire, da domandarsi, come dimostra la richiesta fatta da un lettore de “Il Giornale” a Paolo Granzotto, che riportiamo insieme all’esemplare risposta pubblicata sul numero dell’11 novembre 2007.
Come cambiano i tempi, caro Fiorenzi. Fino all’altro ieri «parlar male di Garibaldi» era locuzione che indicava un comportamento deprecabile, meschino, ingeneroso. Ora, a «parlar male di Garibaldi» ci si becca solo del «revisionista becero» (Severino Galante, del Partito dei Comunisti Italiani, dixit). Male, male, perché don Peppino è un Padre della Patria, è l’Eroe dei due Mondi, diconsi due.
Certo, ne combinò di cotte e di crude in entrambi; violò la legge a tutto spiano e come afferma Bertinotti fu «incline a tentazioni autoritarie» (tentazioni alle quali non seppe o non volle resistere). Era fatto così e se c’era da menar le mani lui andava, senza star lì a pensare se la cosa fosse giusta o sbagliata. Molto poco giusta, stando alla vulgata, fu ad esempio la campagna dell’agosto ‘62, che finì a schioppettate col Pallavicini («Garibaldi fu ferito - fu ferito in Aspromonte - porta scritto sulla fronte - di volersi vendicar. Disi un po’ oi Garibaldi - chi l’è sta che l’ha ferito - Sa l’è sta mio primo amico - colonel dei bersaglier», si cantava al tempo). O quella del ‘67, conclusasi anzitempo con l’arresto di Garibaldi a Sinalunga (i Regi Carabinieri lo ammanettarono al termine di una cenetta a casa della famiglia Agnolucci. In base al menu, gloriosamente finito negli archivi, don Peppino aveva mangiato: crostini burro e alici, prosciutto e fichi, minestra in brodo, fritto misto di schienali e cervello, lesso di vitella e di pollo, sformato di erbe con rigaglie, arrosto di piccioni e galletti, crema, crostata, gelato e caffè. Mica male per lo spartano, frugale eroe). La stessa impresa dei Mille - l’aggressione ad uno Stato sovrano da parte di un corpo di irregolari comandato da un privato cittadino, faccenda che oggi farebbe venire un colpo apoplettico ai devoti della correttezza politica - fu annoverata fra le cause giuste solo dopo Calatafimi («Qui si fa l’Italia o si muore», secondo la vulgata. Stando ai fatti, invece, «Generale, ritiriamoci» disse Nino Bixio. E Garibaldi: «Ritirarci dove?»).
Quisquilie, caro Fiorenti, perché di riffa o di raffa Giuseppe Garibaldi gagliardamente contribuì, l’arma in pugno, a fare l’Italia unica e indipendente e questo basta a perdonargli eventuali ribalderie. E ad esimerci dall’esprimere giudizi, noi che tanto gli dobbiamo. Ecchediamine. Se poi le interessano quelli storici, di giudizi, sappia che Camillo Benso, Conte di Cavour, lo definì «eroico ciula», eroico fesso. E se lo ha fatto avrà avuto le sue buone ragioni. E sappia inoltre che all’indomani del così detto incontro di Teano, Vittorio Emanuele, primo ed indiscusso fra i Padri della Patria, scrisse a Cavour: «Come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi sebbene, siatene certo, questo personaggio non è affatto docile né così onesto come lo si dipinge e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l’affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l’infame furto di tutto il danaro dell’erario, è da attribuirsi interamente a lui che s’è circondato di canaglie, ne ha eseguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa». Come si dice, caro Fiorenti? Carta canta.»
Paolo Granzotto
Il Giornale 11 novembre 2007
sabatino di martino
http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_Londra
wikipedia non ve la conta tutta.
Se vi vedete ricerche storiche, vedete che l'Italia aveva gia' ottenuto di piu', e subito, di quello promesso e poi non dato da Londra. E senza bisogno delle devastazioni della guerra, per cui il Regno non aveva un'economia. Dovette essere riconvertita in fretta. Siccome certe cose non si fanno in un giorno, quando ebbe l'economia di guerra, fu tempo di pace. Uno scasso.
Inoltre, Londra obbligo' il governo all'entrata in guerra contro il Parlamento di Roma che fu poi messo di fronte al fatto compiuto ed obbligato ad adeguarsi.
Il padrone londinese non chiede agli sguatteri al suo servizio, allora come ora.
I parlamenti di Roma o s'adeguano o s'adeguano. Non contano nulla come i governi, quando Londra impone. Nel 1940, Londra non impose. Capi' che era meglio lasciare il pesante e devastante fardello ai tedeschi.
Allora, il bolscevichi erano al servizio dei Servizi Militari tedeschi, per cui pubblicarono i trattati segreti d'area londinese.
Poi, passarono nell'area anglo-americana, per cui i trattati segreti della IIGM non li conoscete.
Roberto Scaruffi
LE VISIONI PARANOICO-UNITARISTE...
[in riferimento a quanto casualmente visto negli spazi sotto]
...La Prima Guerra Mondiale fu un capolavoro compradoro inglese. Con la guerra imposta da Londra, l'Italia ci perse e di molto. Senza guerra aveva gli immensi vantaggi anche territoriali che avrebbe subito ottenuto dall'Austria e dalla Germania. Il fascismo fu il secondo inculamento pianificato da Londra e realizzato con aiuto francese. ...In guerra con l'economia di pace ed in pace con l'economia di guerra... ...coi difetti strutturali pensantissimi che aveva gia' l'economia delle oligarchie predatorie italiotico compradore. Gli inglesi "rimediarono" per Voi. "Visto che a loro piace, li inculiamo di nuovo!"
Italia frammentata sarebbe oggi una collezione di floridisime Svizzere e Montecarli.
Gli unici aggiustamenti necessari sarebbe stati allora alcune fruttuosissime frammentazioni ulteriori. Vedi Sicilia e Venezie indipendenti. Di certo pure altre.
DIVISI SI PROSPERA. E' una legge fisico-politologica! ...Vi sono pesantissime diseconomie di scala nella stragrande maggioranza degli Stati.
Oligarchie predatorie necessitano di megacostruzioni da predare e per predarne altre all'estero. Non e' neppure vero che ti garantiscano la sicurezza interna visto che sgovernano coi terrorismi di Stato interni.
Le cazzate dei Napolitano dipendono dal ruolo [il Quirinale compradoro] e dalla chiavica ricopre il ruolo.
Cavour?! Come quelle studentesse dell'est che vanno a far marchette e Roma per pagarsi gli studi e poi rimangono, si logorano e s'ammalano ed avviliscono nella professione pur essendo partite con grandi aspirazioni. Non che e' uno faccia il mignotto di Londra e possa poi vantarsi come un gran modernizzatore. Lasciate a chi non capisce un cazzo vantare grandi pensieri politici. Uno statista e' quel che fa, non quel che dice vorrebbe. Cavour?! Teppaglia corrotta.
Roberto Scaruffi
Napolitano ha detto: "Anche il nord deve avere coscienza di come nacque l'Italia" ignorando che quasi nessuno sa ancora come "nacque l'Italia" al Nord come al Sud. In particolare al Sud che fu occupato (non liberato dai Savoia), depredato (la cassa dei Borboni fu trasferita a Torino seduta stante), diffamato e sterminato (i briganti erano spesso patrioti e furono centinaia di migliaia le vittime), costretto all'emigrazione a milioni (prima dei Savoia l'emigrazione era pressoché inesistente), obbligato alla leva militare e a un numero interminabile di guerre (dalla terza guerra di indipendenza contro i "fratelli veneti" alla seconda guerra mondiale). Napolitano che è per l'appunto di Napoli, si rechi nel Meridione e spieghi a Bari, a Palermo, a Reggio Calabria con parole sue come "nacque l'Italia" e perché le mafie si sono diffuse dopo l'Unità
sabatino di martino
Porsi una domanda in più è sempre meglio che porsi una domanda in meno. Anche porsi delle domande circa l'Unità d'Italia è perfettamente legittimo e l'atteggiamento rigido di chi non se la sente di mettere in discussione questo fatto, ritenendolo assodato, denuncia una paura di fondo che non dovrebbe avere. La chiave dell'intervento di Oneto, a mio giudizio, sta tutto in quel richiamo ad un confronto sereno che poi, egli stesso, non favorisce, attriubuendo accezioni negative come " patriottardo ", " camicia di forza ", e via dicendo a chi sostiene altrettando legittimamente, la tesi per la quale l'Italia debba rimanere unita e ne celebra il ricordo e i protagonisti.
Sono sicuro che non sarà mai possibile un dialogo sereno su questi temi, vedrai che anche in questo forum si finirà presto per prendere posizioni estreme, precostituite in entrambe le tesi, e del tutto inutili. Personalmente non metterei la mano sul fuoco per nessuna soluzione ma partirei, innanzi tutto, con il dare a cesare quel che è di cesare.
Non ritengo, ad esempio, accettabile minimamente una critica al risorgimento e ai suoi protagonisti. Cavour, Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele e gli altri protagonisti, trattati da eroi, per il tempo e per i risultati che al tempo raggiunsero sono effettivamente eroi. Lo sono come lo furono Washington, Bismarck, Luigi Capeto, Bolivar e tutti gli altri che rappresentarono il punto di riferimento dell'Unità Nazionale o dell'Indipendenza. Furono eroi politici, soggetti completamente alla revisione delle loro gesta come accade a tutti coloro i quali hanno fatto la storia, ma non si può far loro una colpa per le azioni che nel loro ocntesto storico mossero. L'Europa dell'800, quella degli imperi, aveva una strana concezione di chi non aveva un'unità nazionale consolidata, erano luoghi considerati con disprezzo e del tutto avulsi da ogni rapporto politico essenziale. Le opportunità storiche nel caso italiano erano ancora più specifiche, nello Stato della Chiesa e nel regno delle Due Sicilie si viveva con due o tre secoli di ritardo rispetto a Francia, Regno Unito e a quelle nazioni che, un aparticolare geografia, potevano permettersi di essere indipendenti e fortunati satelliti di questi Imperi; questo possibilità non era data all'Italia, troppo periferica per potersi permettere questo ruolo e, soprattutto, terra di occupazione nelle regioni meno sottosviluppate. La stessa repubblica di venezia era governata dall'imperatore da qualche decennio, la Toscana era ricca economicamente e con una legislazione interna moderna ma piccola, quasi disabitata e quindi politicamente insignificante. A mettersi nei panni dei nostri eroi risorgimentali, quindi, mi pare che le condizione estrinseche ed intrinseche per tentare di modificare le cose arrivando all'Unità c'erano tutte. Per questo non sto mai a sentire chi se la prende con i protagonisti di allora.
Nonostante i tanti errori, poi, l'Unità fu complessivamente un affare per l'Italia, certamente lo fu per le regioni del nord che ebbero uno sviluppo straordinario che assai difficilmente avrebbero potuto avere sotto un impero che guardava solo alla Prussia per i migliori affari. Bene o male possiamo dire che l?italia è rimasta in carrozza e lo è tutt'oggi, quindi abbandonerei i toni apocalittici.
Le domande giuste sono, semmai: " Da un certo momento in poi, diciamo dopo la fine della prima guerra mondiale, si poteva fare di più? " e l'altra domanda obbligatoria: " Oggi potremmo fare di più se non fossimo uno Stato Unitario? "
Proporrei di lasciar riposare in pace Cavour e Garibaldi e di concentrarci su questi due quesiti. Pensandoci bene a bruciapelo non saprei cosa rispondere, mi auguro che questo bel thread sopravviva per tutto l'anno e di potermi chiarire anch'io le idee insieme a tutti.
sono completamente d' accordo con questo intervento e mi complimento per la tua facilità di scrittura. L' unica osservazione che mi sento di fare è a proposito delle domande finali che opportunamente chiudono l' intervento. Sono domande importanti alle quali però aggiungerei una terza che forse entrambe le racchiude e le trascende e cioè : "l' unità d' Italia poteva essere fatta in modo diverso ?". E in subordine : può essere che tutti i problemi che seguirono e che ci ritroviamo adesso sono in fondo figli di un peccato originale ? Cosa sarebbe successo se a vincere fosse stata la linea mazziniana/democratica/repubblicana/progressista invece di quella cavouriana/moderata/monarchica/conservatrice ? Secondo me erano 4 le linee politiche che allora si contendevano il consenso dei ceti sociali che contavano : le principali erano quella cavouriana e mazziniana, poi c'era una linea che potremmo chiamare federalista/progressista ( Cattaneo, Tommaseo etc ) e infine, largamente minoritaria, una linea federalista/clericale/moderata ( Gioberti, neoguelfismo ). La cosa piu' importante è secondo me, seguendo la lezione di Croce in base alla quale la storia è sempre "storia della libertà", prendere atto che il popolo italiano ad un certo punto scelse una particolare linea politica e che quindi l' unificazione non fu una decisione subita ma al contrario largamente condivisa, checchè ne dicano....
La tua domanda è del tutto legittima ma è anche una domanda alla quale in molti si sono cimentati e continuano a cimentarsi. Mi pare sia stata materia sviscerata in maniera eccellente ed esaustiva specialmente da molti storici meridionalisti e, più di recente, da vari altri studiosi più o meno ispirati da uno spirito indipendentista ( Sicilia, Nord, persino in Toscana ). Le critiche mosse all'amministrazione dell'Italia Unita sono quasi tutte condivisibili ma nello stesso tempo penso che, in gran parte, ci siano delle giustificazioni agli errori dell'epoca. Una prima giustificazione è di carattere storico, non si poteva pretendere che i governanti di allora avessero in mente un modello di Stato diverso da quelli, che il pensiero del tempo, faceva funzionare nel resto d'Europa. Dopo secoli di divisioni la chimera di una stato forte ritagliato sul modello delle altre potenze europee pareva una conquista incredibile, erano uomini dell'800 in fondo. L'altra questione era l'irredentismo di alcune terre italiane che, fino al 1918, teneva alta la tensione unitaria e centralizzata contro l'occupazione straniera; altra questione ancora era lo scarso rispetto che in Europa, non solo in Italia, i governanti avevano per i ceti meno elevati e poveri che però, in Italia e soprattutto nel meridione, costituivano numericamente una percentuale della popolazione vicino al 100%. Secondo me si trattò di una miopia abbastanza tipica del secolo e non penso che i governanti francesi o tedeschi, nell'Italia del tempo e per come era ridotta l'Italia del tempo, avrebbero fatto meglio. A posteriori, naturalmente, gli errori saltano agli occhi. L'errore, secondo me, fu non accorgersi in tempo che quel modello non era perseguibile e che già nelle potenze consolidate iniziava a scricchiolare ( infatti ci fu la prima guerra mondiale ), ma per accorgersi di questo fatto al tempo ci sarebbe voluto un genio politico capace di elaborare per l'Italia un percorso nuove e originale e dotato del consenso e del potere necessario a portarlo avanti. Il fascismo non fece altro che estremizzare la ricerca di qualcosa che era già perso dal tempo. Gli errori da matita blù furono fatti semmai dopo, forse però sarebbe meglio chiederci cosa fare da adesso in poi, non trovi?
... Gli errori da matita blù furono fatti semmai dopo, forse però sarebbe meglio chiederci cosa fare da adesso in poi, non trovi?
Questa parrebbe persino, un invito banale,ma vedi che la testa tende a girarsi all'indietro e di pensare a cosa proporre di inedito per il futuro,non viene alla mente a nessuno.
tutto considerato sono d' accordo. Recentemente mi è capitata tra le mani un' antologia di scritti di Mazzini e credo che lui fosse realmente un genio politico capace di elaborare per l'Italia un percorso nuove e originale. Solo che non aveva il consenso o meglio non ne aveva abbastanza.
Cavour era federalista, amante delle culture anglosassoni voleva proporre un sistema all'americana, poi ha dovuto fare i conti con il parlamento e la morte. Del sen di poi sono piene le fosse, certo che si poteva fare di meglio, anche peggio però.
Vista dalla prospettiva del sud non si poteva fare peggio!
sabatino di martino
"poi ha dovuto fare i conti con il parlamento"
a beh certo poverino, che destino atroce. Lo stesso dell' attuale pres. del consiglio. Che pena questi grandi uomini, meglio aver a che fare col cancro che con il parlamento...ahahah. Com'è che non hai detto che Cavour, oltre ad essere federalista, era anche altrettanto democratico di Mussolini e di Berlusconi ?
Ci sei o ci fai ? Da un lato mitizzi il leader dall'altro dimentichi che non si muove nulla di importante senza una maggioranza parlamentare che dipende dagli umori anche dei peones. Se dimentichi tutto questo non c'è nulla da ridire, solo l'impossibilità di avere un dialogo. I parlamentari non sono dipendenti del premier, ne suoi collaboratori, ne spesso sue scelte. Non farti fregare dalle liste bloccate, nel redigerle devi stare in equilibrio con i giacimenti elettorali e puoi manovrare fino a un certo punto. Solo per liquidare i volontari garibaldini è stato necessario "comprare" voti dalla opposizione. Per questo motivo parlare di questione meridionale è improprio, come di colonizzazione. Ogni legge o iniziativa è stata approvata dai parlamentari meridionali in maggioranza, hanno fatto parte dei governi unitari, quindi stiamo parlando di aria fritta, Per avere una politica diversa avremmo avuto bisogno di persone diverse, la classe dirigente era forgiata sul modello centralista francese, da Palermo a Torino. I federalisti erano pochissimi e senza Cavour tutti nel lombardo-veneto. Del resto sia i Savoia che i Borbone erano di formazione francese e i Lorena non molti distanti. Diciamo che le plebi meridionali abituate all'anarchia locale hanno avuto le prime avvisaglie di uno stato presente e non l'hanno presa bene ma stiamo parlando di gente in parte scollegata e in parte finanziata da potenze straniere. La nostra situazione unitaria ricorda quella afghana con le elite governative e fasce marginali della popolazione fomentata dall'estero, non a caso il fenomeno si sgonfia con la caduta dello stato pontificio e con la decisione arbitraria ma non stupida dei Savoia di trattenere il denaro dei borbone. Senza l'appoggio pontificio e i soldi austro francesi il banditismo rientra nei ranghi.
I borbone erano per una impostazione austro-ungarica, ignorante!
Le plebi del sud non erano abituate all'anarchia ma ad un sistema tardo feudale.
Grazie ai Savoia per aver derubato il tesoro meridionale e per aver lasciato le plebi nella miseria peggiore di prima coi Borbone.
I savoia avranno ripagato i loro debiti e sistemato i loro cazzi, ma sono stati dei grandi costruttori di pace, di sviluppo e di futuro garantendo lo sventramento di parecchie migliaia di cittadini annessi con la forza che non capivano dove fosse la convenienza di quella nuova situazione. Che capre...
Gli sciacalli hanno definito banditismo quella che forse era una resistenza. E' tipico dei nazisti dare patenti luride a coloro che combattono per difendere i loro diritti dai soprusi dei potenti.
LA storiografia seria tratta i tuoi argometni come deve: li appende al muro del cesso.
sabatino di martino
Non esiste un sistema organizzativo austro ungarico fenomeno ! I modelli sono il centralismo alla francese, di stampo Napoleonico se proprio ci tieni o quello federalista di stampo anglossasone mentre il sistema feudale era in fase di abbandono ovunque. Solo l'estrema arretratezza del sistema meridionale non era ancora allineato con la struttura francese che peraltro era quaranta anni che provavano a instaurare.
I savoia non erano monarchi assoluti, manco relativi per quello, il potere era del parlamento, eletti meridionali compresi. Tutte le decisioni li hanno visti in prima fila e visto che erano divisi fra maggioranza e opposizione non si può neppure fingere che fossero divisi per territorio e per come si sono lasciati conquistare possiamo dire che almeno fra le alte sfere non si sono affatto disperati.
La definizione della resistenza secondo la convenzione di Ginevra è banditismo. Se la società della nazioni che la sottoscrisse era composta da sciacalli non saprei ma c'erano quasi tutti. A proposito di cultura direi che il nazismo era ancora da inventare nel 1929 e la storiografia ufficiale al cesso ci tiene quelli come te, quei pochi minuti fra l'inizio e la fine dell'evacuazione e poi tira l'acqua.
E bravo! In due parole ci siamo giocati l'organizzazione di un impero che ha retto per quasi 400 anni.
Si vede che hai studiato, si vede proprio!
Questa è un'altra perla di studio e approfondimento. Ancora più complimenti.
Ergo, secondo la logica del grande Garoglio dell'università della terza età avvinazzata, gli invasori mettono su un parlamento fantoccio cui fanno partecipare le elite della classe dirgente svendutasi all'invasore, creando la condizione per cui oggi il sud è in mano alla mafia, e sono dei veri democratici? Che genio che sei. Tra poco dirai che ad Auswitz gli ebrei ci erano andati di loro volontà perché volevano fare una dieta e avevano tutto il potere di ritornarsene a casa?
Secondo la tua lettura( a proposito, viene sempre di più fuori, che non sai leggere)la resistenza è banditismo? E che significa? O è banditismo o è resistenza. In mezzo scorre il fiume della tua ignoranza a pressapochismo, che assomiglia sempre di più all'Orinoco, per portata di stronzate al minuto.
sabatino di martino
Però sei proprio scemo, nel profondo. Perchè dici anche di aver studiato ma chissà cosa hai capito, non ci sono parole per spiegarti, meglio non c'è cervello che lo recepisca. Per gli altri si rassicurino, la statuto albertino era veramente uno strumento di controllo democratico, sia pure limitato all'elettorato attivo dell'epoca e il sistema austro ungarico era quel modello feudale che l'Europa dell'epoca stava superando e che nel regno delle Due Sicilie era dai tempi di Murat che si cercava di cambiare, non ci sono ben riusciti neppure adesso. Resistenti o inesistenti, chissà. Il banditismo e la resistenza secondo la convenzione di Ginevra sono la stessa cosa, i gruppi armati di civili dietro le linee hanno solo il diritto di essere uccisi senza inutili crudeltà , sul posto e senza processo. L'occupante ha il diritto di rappresaglia sui civili che sostengono i banditi, anche solo per omissione. Il mio pressapochismo viene dalla convenzione di Ginevra del 1929, non mi risulta che nella revisione del dopoguerra si facciano differenze.
Prima dici che non esiste un sistema di governo austro-ungarico, poi scopri che lo si voleva superare.
Ciuccio, ciuccio, ciuccio!
Come dice Sgarbi: capra!capra!capra!
La convenzione di Ginevra riconosce il diritto di resistere, scemo.
Ma che ci posso fare se sei scemo e ciuccio?
Peché non te la rileggi?
Ma poi capiresti ciò che hai a fatico letto?
Dubito di ciò.
Ciao ciuccio criptofascista.
sabatino di martino
Il sistema austriaco era quello feudale coglioncello e ho ben scritto che in meridione lo so voleva superare, che poi siate così amabilmente coglioni da non sapere cambiare una lampadina, figurati sistema politico, è solo colpa vostra, non mia. Guarda che il cretino resti te, del resto se avessi un cervello sapresti cogliere la differenza nel contesto storico e le condizioni che differenziano resistenti e renitenti. Ma onestamente non è nelle tue possibilità. Nel 1860 non esisteva alcuna convenzione di Ginevra relativa ai combattenti ma solo alla cura dei feriti, l'esercito sconfitto era alla mercè degli avversari e smobilitato direttamente diventava bandito come violava una legge qualsiasi, figurati dei paraculi che correvano in montagna per non fare il soldato. Quindi ogni riferimento ad azioni e e commenti dell'epoca deve tenerne conto. Ancora nella convenzione del 1929 chi senza far parte di esercito regolare era armato veniva considerato criminale e punito con estrema severità. Solo nel 1946 viene inserito il concetto di resistente che peraltro deve sottostare a precise condizioni politiche e organizzative, talmente improbabili che ad esempio non sono applicabili alle milizie talebane e ai terroristi di Al Quaeda, figurati cercare di fare paralleli con banditi e renitenti.
Al contrario il governo piemontese fu secondo i canoni dell'epoca estramente clemente con l'esercito borbonico permettendogli di entrare nelle file del neonato esercito italiano con il grado precedente, occasione colta in massa dalla marina borbonica, il cui valore fu chiaro a Lissa pochi anni dopo. Anche la popolazione civile non aveva di che lamentarsi, ha avuto esattamente lo stesso trattamento di tutti gli altri cittadini. La nazione italiana nasce con libere elezioni nazionali e il controllo del paese, tutto, era nelle mani del governo nazionale. Questioncelle che i terronisti non citano mai, ovviamente, del resto non sono interessati a equità e onestà, essere cittadini come gli altri gli pare riduttivo, ora come all'ora.
Il fiume delle stronzate si ingrossa. Aiuto, arriva al piena.
Guarda che esistono centinaia di testi sceintifici che smontano questa bella favoletta. Ti ricordo che i difensori di Gaeta furono fatti morire di fame e di stenti nelle prigioni gulag del nord nonstante fossero dei prigionieri di guerra da trattare con rispetto.
Il sistema austro-ungarico era feudale e dove sta scritto che quello prefettizio napoleonico fosse migliore?
Tu idiota hai scritto che c'erano solo due sistemi, quello inglese e quello francese. Sei ignorante, appunto e in base alla tua ignoranza scrivi stornzate cui non puoi porre rimedio. Il sistema borobonico essendo fortememtne imparentato con quello austriaco guardava a quello e non si può dire che quello fosse fallimentare. Se ben ricordo i lombardi serbano un ricordo forte della sferza austriaca.
Che non esistesse la convenzione di Ginevra non rende dei massacratori degli angioletti.
Tuttavia non si capisce perché dovrebbe fare fede la formulazione della convenzione del 29 e non le altre.
Secondo il tuo triste e caprino modo di ragionare uno stupro avvenuto nel 1860 per noi oggi non dovrebbe costituire sdegno dato che allora era lecito?
Riportiamo l'articolo a firma di Fabio Pretari pubblicato dal sito di attualità, politica e cultura Appunti, sul campo di concentramento dove furono rinchiuse migliaia di soldati delle Due Sicilie, istituito all'interno della fortezza alpina di Fenestrelle.
Ancora oggi resta ignoto il numero esatto dei prigionieri rinchiusi e ancor meno noto è il numero di coloro che vi hanno trovato la morte per stenti e malattie, poichè non esistevano registri di "entrata" e di "uscita", nè si fa menzione in un qualunque scritto di superstiti o di liberati.
Quel che è certo è che l'orrore di Fenestrelle si compì nel silenzio generale.
Nessuna interrogazione parlamentare, nessun articolo di stampa, nessun libello propagandistico, nessuna dolente missiva scritta da deputati italiani o stranieri.
Neppure quel faro di civiltà e di indignazione che era il Parlamento inglese, sempre così accorto per il passato alle vibranti denunce e così pronto a promuovere indagini sulle condizioni delle carceri napoletane, spese una sola parola sull'argomento.
Un Gulag tra le Alpi
Fenestrelle nel 1865
IL GULAG IN NUMERI:
635 mt di dislivello
3 km di lunghezza
1.300.000 mq
3 Forti, 7 Ridotte, 28 Risalti
una scala coperta di 4000 gradini
una scala reale di 2500 gradini
14 ponti di collegamento
5 ponti levatoi interni
122 anni per la costruzione
“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili: Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio” (G.Garibaldi).
Questa vera e propria confessione del cosiddetto “eroe dei due mondi” la dice lunga su quello che è stata l’occupazione piemontese delle regioni già facenti parte del Regno delle Due Sicilie. Un’occupazione tanto feroce da farsi bollare per bocca di un politico non certo sospettabile di simpatie reazionarie, Antonio Gramsci, con queste terribili parole: "Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare con il marchio di briganti”.
In realtà non furono solo i contadini poveri a pagare il prezzo dell’occupazione sabauda. Una sorte terribile toccò infatti anche a quelle decine di migliaia di soldati, sottufficiali e ufficiali dell’esercito duosiciliano che vollero rimanere coraggiosamente fedeli al loro Re, rifiutando il giuramento di obbedienza alle nuove autorità italiane. Molti di loro vennero rinchiusi nelle carceri e nei depositi di Napoli, ma la maggior parte venne stipata come bestie su navi militari e trasferiti a Genova da dove vennero smistati nelle carceri di tutto il nord, da Alessandria fino a Bologna.
Se le condizioni di detenzioni in questi penitenziari erano a dir poco spaventose, questi disgraziati possono essere considerati dei fortunati in confronto a quei circa settemila prigionieri che ebbero in sorte di essere inviati in una tetra fortezza nel cuore delle Alpi piemontesi: il forte di Fenestrelle nell’alta Val Chisone a quasi duemila metri di altezza. L’enorme costruzione di Fenestrelle era stata ultimata nel '700 allo scopo (fallito) di fungere da barriera alle eventuali invasioni francesi ed era composta da una serie di fortini collegati tra di loro da una interminabile scala scavata nella roccia e protetti da altissimi bastioni.
La vita in quello che oggi chiameremmo super-carcere di Fenestrelle era contraria alle più elementari norme di umanità e rivelava tutto l’odio con cui i “rivoluzionari” trattano in ogni epoca coloro che si oppongono ai loro progetti. Le finestre erano senza vetri, i prigionieri vestivano di cenci e dormivano su pagliericci o, più spesso sui pavimenti di fredda pietra delle celle. Il cibo era costituito da una brodaglia immangiabile. I fisici di persone abituate ai miti climi del Sud Italia non ressero a lungo al freddo clima alpino ed i prigionieri cominciarono ad ammalarsi, ma di assistenza medica ovviamente non era neanche da parlare (altro che Maroncelli che detenuto alla fortezza dello Spielberg poté avvalersi del miglior chirurgo di Vienna per operarsi di un tumore!).
I detenuti cominciarono quindi a morire come le mosche e i loro corpi venivano gettati dentro ad una fossa piena di calce viva nel retro della Chiesa che sorgeva all‘ingresso del forte. Neppure di fronte alla morte il rivoluzionario cede alla pietà! E d’altra parte la morte era l’unico modo di sfuggire alla prigionia perché a Fenestrelle di regolari processi e scarcerazioni non si vide mai l’ombra. Molti prigionieri addirittura non erano registrati per cui le famiglie neppure poterono sapere dove era detenuto il loro congiunto.
Il 22 agosto del 1861 vi fu un tentativo di rivolta dei prigionieri scoperto e sventato dai piemontesi. Per rappresaglia le condizioni di detenzione furono ulteriormente inasprite ed ai disgraziati militari duosiciliani fu imposto di portare incatenata ai piedi una palla di metallo del peso di sedici chili. In queste condizioni prigionieri malati e denutriti dovevano salire la lunga l’interminabile scalinata che percorre tutto il forte. La detenzione si protrasse ben oltre il periodo bellico e, di fatto, praticamente nessun prigioniero ebbe la fortuna far ritorno alla propria casa.
Tra i tanti “meriti” dei Savoia si può quindi annoverare anche quello di aver inaugurato il primo campo di sterminio della storia. Sarà un caso che entrando nella fortezza sia ancora oggi visibile una scritta che ne ricorda un’altra, molto più celebre, sempre apposta all’ingresso di un campo di morte e sofferenza: “ognuno vale non in quanto è, ma in quanto produce”?
Fabio Pretari
Leggi anche le Verità della storia
sabatino di martino
Credere ai pirla è una prerogativa della tua specie, sembri umano ma sei un credulone saccente.
La spiegazione più semplice la fornisce il leccese Capranica, contemporaneo e non esattamente del nord, i soldati catturati nel periodo bellico venivano tenuti normalmente in fortezza, in senso stretto a carico del paese occupante e quindi il caso Garibaldi non aveva precedenti, alla fine li prese il Piemonte e li stipò dove poteva. Chiaramente non era l'esercito al completo, dato i tempi non è che li contassero con precisione e non esistevano norme precise al riguardo. La situazione era un poco complessa, finito il combattimento di norma l'esercito sconfitto veniva congedato e rispedito a casa, qui erano diventatati connazzionali e quindi come maschi adulti dovevano giurare fedeltà al nuovo stato, in aggiunta gli fu offerto la possibilità di entrare nell'esercito regolare. Persino un coglione come te dovrebbe inquadrare la bontà dell'offerta, peccato che stupidi come te la maggior parte pensò di essere chiamato a combattere contro il suo re per i Savoia e rimase in fortezza. Meglio, circa 7000 entrarono nell'esercito italiano, non sono mica tutti scemi. Una certa parte giurò fedelta alla nazione e tornò a casa con il soldo arretrato, circa diecimila restarono in sospeso. Quelli nel forte che hai citato( a proposito a me risultano 1200 metri che come quasi duemila è un poco bassino ) e di un'altra fortezza in Lombardia era questi sonelli. Alla fine erano rimasti così pochi e malconci che li rispedirono comunque a casa. Il trattamento era fetente ma in linea con gli usi del tempi, il riscaldamento domestico era raro e improvvisato, il vitto scarso per le truppe figurati per i carcerati.
Quanto a Garibaldi non era uno stinco di santo, la scemenza dei fucili di precisione è tipica di chi non capisce un accidente, per fare la differenza casomai ci volevano fucili a tiro rapido che a quanto ne so non erano disponibili nel periodo citato e non si diventa cecchini in pochi giorni oltre al fatto che non serve nulla nelle battaglie dei tempi. La congiura è invece probabile, in Piemonte le armi non erano di libera circolazione, non era mica il Texas. Infatti le prelevò da un deposito Sabaudo fuori mano, credo Talamone, pensare che uno molli mille fucili con baionetta per simpatia è un poco coglione e il Camillo secondo me era molto d'accordo in privato. Il conto alla Rubattino qualcuno lo avrà ben pagato, spedizionieri e genovesi senza palanche manco le facevano galleggiare e secondo te mille giovanotti con fedine penali dubbie non li ha notati nessuno ? Magari anche credere che rapiti dalla fama del grande condottiero e dal sogno di un'Italia unita..............una fila di mutangheri che non sapevano manco chi erano loro lo seguissero senza accordi preventivi ? Ma dai ! I massoni ?, perchè non il circolo del bridge. Era evidente che la cosa era in gestazione da tempo, il solo caso in cui i deliri di scaruffi hanno un fondamento, certo gli inglesi ma come stato, non certo come privati, i piemontesi ? anche ma come stato. Solo che se agivano come stati innescavano un gazzeghè infinito. Non sapremo mai chi è stato il genio che ci ha pensato ma si attanaglia al Benso come una patella allo scoglio. Chiaro che all'Inghilterra l'idea piacesse, uno stato italiano era una figata per loro, indeboliva tutti tranne loro, con il commercio delle arance avevano solide entrature nella Sicilia che conta, perchè non usarle ? Ci voleva un eroico ciula e il peppino garibaldi era perfetto, abbastanza bravo da vincere una battaglia e abbastanza pirla da farsi sfilare il bottino di mano. Per il supporto locale mafia e camorra erano perfette, cosa c'è di meglo per dei criminali che mettersi d'accordo con i futuri poliziotti, solo che ci volevano relazioni e mezzi che il povero piemonte manco immaginava e non bastava certo una contessa troia. Spiegata così tutto quadra, per mafiosi e camorristi, baroni e latifondisti Borbone o Savoia era lo stesso, anzi meglio questi ultimi con un debito di riconoscenza. Certo siamo proprio una bella nazione, nata dal tradimento e dal doppio giochismo, un paio di abili bastardi, qualche utile idiota e voilà, le jeux son fait !
Bravo, hai detto tutto!
Alla fine dai ragione a me anche per quanto riguarda il trattamento disumano di chi non voeel comportarsi con lo stesso piglio che viene di solito rimproverato ai meridionali, propiro a partire da quella colonizzazione.
Quindi i meridionali sono delle merde mafiose anche quando non si comportano da merde mafiose e non accettano di giurare fedeltà all'invasore?
Sei una persona di una coerenza mostruosa. Ma come fai?
sabatino di martino
Io sono coerente, sei te che mi pari deficiente. Io sostengo che Mafia a Camorra sono endemiche e scollegate dai governi, nel senso che loro restano e i governi passano. Quindi tutta la tua menata sui colonizzattori ostili alla bella popolazione locale è una sciocca bugia, la spedizione dei mille aveva l'appoggio della delinquenza organizzata e di gran parte della classe dirigente meridionale dietro il velo garibaldino. Quindi di cosa parli ? Tutto si può dire tranne che sia stata una colonizzazione ostile, rimane una gran porcata, forse senza precedenti ma tutta la retorica borbonica è ugualmente falsa.
Sostenere che hanno maltrattato gente a cui hanno offerto di tutto e di più non ti pare insensato ? Certo, i pochi coglioni totali se la sono vista brutta e mediamente fatto una brutta fine ma citarli come tutti i meridionali mi pare ridicolo.
Quanto ai briganti definirli resistenti è proprio usare la fantasia al massimo, d'accordo che la nostra resistenza non era tanto meglio ma non ti pare un poco esagerato ?
Si volle definirli briganti perché non si volle dare dignità a quel movimento antioccupante.
Anche per i tedeschi i resistenti erano banditi.
Si vede che sposi in pieno quella cultura. Bravo.
Questo lo puoi dire solo tu.
I fatti storici stanno la a smentirti.
Grassazioni, squartamenti di massa, appropiazioni indebite, accordi con poteri mafiosi, territorio lasciato in mano ai manutengoli etc.. sono tutti dati che confermano la mia, non la tua di tesi.
Studia di più ciuccio.
sabatino di martino
Non è questione di studio, pura comprensione. Una colonizzazione ostile avviene quando la popolazione vi si oppone fieramente, non esiste alcuna forma di collaborazione e supporto, si boicottano tutte le decisioni prese dall'avversario in ogni cirocostanza. Nel nostro caso anche solo parlare di colonizzazione è improprio, le colonie sono riconoscibili per un trattamento differente dalla madre patria e ci devono essere profonde differenze etniche e culturali. In realtà la spedizione garibaldina fu una specie di foglia di fico che coprì la ferma intenzione di grandi parte della popolazione attiva meridionale di rovesciare il regime borbonico e non ebbe nulla in contrario a fondersi per plebiscito con il regno sabaudo e dare comune inizio al regno di Italia. La "resistenza" fu a carico di una piccola parte della società meridionale che non si oppose all'"invasione" ma anni dopo si ribellò a delle conseguenze "impreviste e non gradite" ma certo senza alcuna intenzione politica specifica. Il brigantaggio fu un curioso mix di sobilllazione straniera, ribellismo locale e semplice banditismo spontaneo.
Che poi la nostra nazione nasca per l'azione personalistica e privatistica di pochi soggetti che fecero del tradimento e della ipocrisia i valori fondanti della nazione è altra cosa che nulla a che vedere con le definizioni politiche classiche. La guerra che permise la fusione della zona nord avvenne per la fondamentale opera erotica e manipolativa di una troia spregiudicata con il potere assolutistico di una potenza straniera che pose come condizione una clausola che si finse di rispettare sapendo di mentire. Napoleone III per quanto sconvolto di sesso e libidine chiese e ottenne garanzie per il papa e i borboni mentre adesso sappiamo che contemporaneamente prendevamo accordi con altra potenza straniera per fottere quei potentati che avevamo giurato di lasciare stare. Non possiamo sapere se l'azione di Garibaldi fu pianificata a tavolino o solo cavalcata con cinismo ma la preparazione avvenne mentre giuravamo il contrario. Alla fine appare come un appalto privatistico dove gli il Regno di Sardegna e il regno di Inghilterra diedero mandato militare a Giuseppe Garibaldi di fare come privato cittadino quello che loro non potevano fare come nazioni. Con il senno di poi appare evidente come una parte dei politici piemontesi si fosse accordata con elementi della società civile meridionale e toscana per fondare uno stato unitario basato sul tradimento civile di altri governi. Taciamo per carità di patria sulle bugie che il governo e la monarchia sabauda hanno elargito a piene mani mentendo sapendo di mentire rendendo una futura domanda del tutto retorica. L'Italia non si è mai posta la domanda se essere moglie o puttana, il nostro tratto distintivo è di moglie puttana che professa pubblica fedeltà e obbedienza con già le mutande calate e la gonna alzata, sposa già preparata a diventare vedova o virtuosa come girava il vento. Con queste premesse la pretesa dei sabatini di usare definizioni standard è almeno singolare e mostra di non aver capito un cazzo di cosa e come siamo nazione, se lo può consolare problema comune a buona parte dei governi e dei potentati mondiali.
No, caro, è questione di studio.
Sono anni che la meni sulla questione della Castiglione e che palle!
E dai! Sforzati! Compra dei libri di storia seria. Mica si può fare la storia leggendo solo "Novella 1858".
La popolazione attiva meridionale da chi sarebbe stata rappresentata? Dai feudatari che soppiantarono il regime tardo feudale con un regime di feudalesimo completo, assorbendo milioni di ettari di terra prima destinati ad uso civico e introducendo una proprietà terriera rubata a scapito delle popolazioni?
I plebisciti citi?
Ciuccio! Ma quali plebisciti? Votarono quattro gatti in una condizione da terzo mondo. Ma di quali plebisciti del cazzo stai parlando?
In confronto le elezioni fatte in Sudan sono democratiche.
E quale è il concetto di colonizzazione ostile? Esistono le colonizzazioni amichevoli? Sarebbe qualcosa vicino allo stupro d'amore o alla cacca-cioccolata?
Ma che dici? Ma che scrivi? Ciuccio!
Non vedi che la spoliazione della nascente industria, il depredamento delle ricchezze, la soppressione violentissima dele truppe della nazione invasa, la nascita di una burocrazia locale al soldo non della nazione, ma degli interessi dei colonizzatori e la repressione a fil di spada sono i segni inconfondibili di colonizzazione?
Ma quale nazione? Ma quale stato siamo? Ma se per decenni non ci furono ufficiali del sud nell'esercito perché ci si comportava come invasori. Solo carne da cannone si voleva e a buon prezzo. Ecco la ricetta: vi ammazzo io colla spada o con la fame o vi mando a morire in guerre inutili fatte solo per aumentare i miei possessi territoriali.
Ma chi vi vuole?
Ormai il gioco è scoperto, il re è nudo.
Ma quale unità?
sabatino di martino
Bravo Mirko,lo scopo di questo "articolo" che ho preso dal asito del Movimento Libertario è proprio per provocare una discussione nel senso che tu proponi.Guardare indietro da revisionisti non è che sia il massimo ,certo non lo è neppure la retorica che si vuole vendere iin questi giorni di centocinquantenario,ma visto che qui ci sono persone in grado di andare oltre ,spero che lo facciano.
PS:Chiedo scusa io per aver incasinato l'apertura del 3d caricandolo male .
Scusate, questo intervento va sotto a quello di Luciano