La macchina anti-referendum

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Una rassegna Anti-referendum...proverò a postare qualcosa ogni tanto. Può servire anche a noi, credo. ;)

Cellule staminali a curare sono solo quelle ADULTE!

di Claudia Navarini
Fonte Agenzia di notizie www.zenit.org - 18 luglio 2004

Una parte consistente delle battaglie sulle questioni bioetiche si combatte notoriamente attraverso strategie divulgative che puntano ad infondere “certezze” nell’opinione pubblica e a creare un clima culturale favorevole alla posizione che si intende promuovere. La maggioranza dei mezzi di comunicazione di massa non è purtroppo incline alla “cultura della vita” e lo dimostra attivando tattiche mistificatorie che tendono ad oscurare o fraintendere i dati ad essa conformi e ad enfatizzare quelli che se ne allontanano.

Il 10 luglio 2004 l’agenzia ANSA ha diffuso la seguente notizia sulla terapia con cellule staminali “ (ANSA) - ROMA, 10 LUG - Una iniezione di sole cellule staminali direttamente dentro il cuore, nell'area malata. E' stato trattato così, per la prima volta in Italia, un uomo di mezza età che era affetto da ischemia cronica e che non poteva essere curato con tecniche come l'angioplastica o il by pass coronarico. E' stato un convegno per la presentazione di un progetto europeo, coordinato da ricercatori italiani dell'Istituto Dermopatico dell'Immacolata di Roma, a portare oggi alla luce il singolare caso effettuato quasi un anno fa al Centro cardiologico Monzino e che potrebbe aprire la strada alla terapia cellulare per la riparazione del cuore. Il paziente, dopo i test di controllo, ha mostrato un significativo miglioramento della ischemia cardiaca e questo, spiegano gli esperti, lascia ben sperare per il proseguimento delle ricerche sull'applicazione delle staminali”.

La notizia, di indubbio interesse per la ricerca biomedica, è stata ripresa dalla principali testate giornalistiche nazionali, talora in forma breve, talora per esteso, con dettagli ulteriori e con dichiarazioni del cardiochirurgo artefice del prezioso intervento. Quello che pochissimi hanno rivelato, tuttavia, è la provenienza delle cellule staminali riparatrici, ovvero il midollo osseo del paziente stesso.

Il silenzio sull’origine delle cellule – evidente soprattutto nei titoli ai quali gran parte del pubblico si ferma – è solitamente il segno che esse non provengono dall’embrione. Lo scontro che si sta verificando in Italia a proposito della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, infatti, verte anche sulla libertà di utilizzo delle staminali embrionali, quali presunta promessa per le terapie di un futuro che potrebbe essere vicinissimo.

Molti fautori della ricerca sulle cellule staminali embrionali hanno buon gioco nel lasciar credere che tanti successi ottenuti con le cellule staminali dette “adulte” siano in realtà di provenienza embrionale. Talora non serve nemmeno mentire apertamente basta qualche parola in meno, qualche lacuna esplicativa, qualche sottinteso. Si conta sul fatto che, oramai abituata agli interminabili dibattiti su “staminali sì, staminali no”, l’opinione pubblica assocerà spontaneamente “staminali” ad “embrionali”.

“Nuova Agenzia Radicale” – supplemento quotidiano della rivista “Quaderni Radicali” – va oltre, saldando senza esitazione la notizia ANSA con la campagna referendaria per l’abrogazione della legge 40. Commenta infatti Giuseppe Rippa “Questa notizia ANSA del 10 luglio ha una forza descrittiva che non lascia spazi a dubbi. Su questa Agenzia siamo tornati più volte su questo argomento, sia nel merito della questione delle cellule staminali, sia sul referendum per abrogare la famigerata legge 40 che pone limiti ‘indecenti’ alla ricerca scientifica” (G. Rippa, Staminali con le cellule si cura l’ischemia del cuore. E c’è chi ancora sul referendum...., “Nuova Agenzia Radicale. La libera informazione del web”, 11 luglio 2004).

Invece, non si è trattato di una “iniezione” di cellule staminali embrionali, come molti hanno scontatamente inteso, ma di un trapianto autologo di cellule staminali midollari, che rappresenta una delle vie più promettenti e attestate per ottenere risultati positivi attraverso tale tecnica terapeutica. Da alcuni anni è stata provata l’efficacia di tali trapianti nella cura di alcuni tipi di cancro, linfomi e leucemie, tanto che la terapia è oggi diffusamente conosciuta e accessibile (cfr. http://cis.nci.nih.gov; http://www.marrow.org; http://www.cancerbacup.org.uk). Il fatto che tali cellule possano assolvere anche ad altre funzioni, ad esempio riparare un cuore malato, rappresenta un’ulteriore conferma dei benefici che si possono trarre da tale ricerca.

Al contrario, sorprende l’estrema esiguità di dati relativi a successi ottenuti con cellule staminali embrionali. In un interessante articolo, lo scrittore e giornalista scientifico Michael Fumento elenca una serie di brillanti risultati terapeutici conseguiti attraverso le cellule staminali. E commenta “a meno che non abbiate trascorso gli ultimi anni dispersi su un’isola deserta, avete probabilmente sentito parlare di almeno alcuni fra questi miracoli della medicina. Ma ecco cosa vi potrebbe essere sfuggito mentre la stragrande maggioranza della copertura mediatica favorevole alle cellule staminali riguarda quelle ricavate da embrioni umani (…), nessuno dei trattamenti sopra elencati ha utilizzato questo tipo di cellule. Di fatto – mentre un attivista come l’attore con lesioni alla spina dorsale Christopher Reeve sostiene con rabbia che se non fosse per le restrizioni di Bush e del congresso ai finanziamenti ESC potrebbe tornare a camminare in pochi anni – non esistono interventi terapeutici provati o studi clinici sull’uomo che coinvolgano cellule staminali embrionali” (M. Fumento, The Stem Cell Cover-Up, “Insight on the news”, 24 maggio 2004,).

I “luoghi” di reperimento delle cellule staminali sono fondamentalmente due 1. l’embrione allo stadio di blastocisti, che fornisce le cellule staminali embrionali (ESC); 2. vari tessuti dell’organismo già compiutamente formato, da cui provengono le cosiddette cellule staminali adulte (ASC), come il sangue (dei feti e dei neonati, rintracciabile nel cordone ombelicale e nella placenta, del midollo spinale degli adulti e anche del loro sistema circolatorio periferico), il cervello, il mesenchima di vari organi.

I tipi di cellule staminali che vengono ottenute dalle due “fonti” hanno caratteristiche differenti quanto al loro grado di differenziazione le cellule totipotenti, proprie unicamente degli embrioni nei primi stadi hanno la possibilità di riprodursi e differenziarsi in modo da formare un altro organismo umano completo. È quanto avviene con i gemelli monozigoti, per una sorta di “riproduzione asessuata naturale”. Le cellule pluripotenti e multipotenti, presenti nell’organismo già formato, possono dar origine a qualsiasi cellula organica (ma non a tutto l’individuo) o ai diversi tipi di cellule della “categoria” – cellule ematiche, epiteliali, ossee, ecc. – a cui appartengono (cfr. R. Lucas Lucas, Bioetica per tutti, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2002, p. 82).

La “plasticità” delle ASC, che opportunamente trattate possono raggiungere un livello di differenziazione tale da rendere completamente inutile il ricorso alle ESC, è stato chiaramente indicato, fra l’altro, nel dicembre 2000 dalla Relazione di minoranza Osservazioni in Merito ad Alcuni Aspetti della Ricerca sulle Cellule Staminali Umane di alcuni membri della “Commissione ministeriale per lo studio della utilizzazione delle cellule staminali”, istituita a suo tempo dall’allora Ministro della Sanità Umberto Veronesi.

D’altra parte, una vasta letteratura scientifica mostra i maggiori vantaggi delle cellule staminali ricavate da organismi formati rispetto a quelle ricavate dall’embrione precoce. Le prime, infatti, sono più “governabili” proprio per il loro minore grado di indifferenziazione, mentre le seconde, maggiormente flessibili, presentano rischi superiori di evolvere verso formazioni tumorali.

Inoltre, e soprattutto, la modalità di recupero delle cellule staminali “adulte” è più semplice, perché non richiede l’elaborato processo della creazione di embrioni in vitro, ed eticamente valida, perché non implica la distruzione dell’embrione “donatore” (N.D. Theise, Stem cell research elephants in the room, Mayo Clin Proc. 78 (8), agosto 2003 1004-9; S. Mancuso, Stem cell research need not be carried out utilizing human embryos, Reprod Biomed Ondine, 6 (2), marzo 2003 168-9; G. Miranda (ed.), The Stem Cell Dilemma. For the good of all human beings? International Colloqium, 13-14 November 2001, Rome, Italy, Guilé Foundation Press, Boncourt 2002).

I problemi etici legati all’uso delle ESC derivano dal fatto che l’asportazione della massa cellulare interna della blastocisti, da cui ricavare appunto le cellule, causa la morte dell’embrione, il quale è “un soggetto umano con una ben definita identità” e come tale “ha diritto alla sua propria vita” (Pontificia Accademia per la Vita, Dichiarazione sulla produzione e sull’uso scientifico e terapeutico delle cellule staminali embrionali umane , 24 agosto 2000). Il fatto che da tale operazione possa scaturire un bene per altri, come lasciano intendere espressioni quali “clonazione umana terapeutica”, non giustifica la grave violazione dei diritti umani insita nella pratica. “Un fine buono”, precisa la Dichiarazione, “non rende buona un’azione in sé cattiva”.

Se si continua a parlare e ad incentivare la ricerca sulle cellule staminali embrionali, non è allora primariamente per amore della scienza e dell’umanità, perché, anzi, tale intento porterebbe piuttosto a promuovere e sollecitare con ogni mezzo gli studi sulle staminali “adulte”, lasciando l’inizio della vita umana al luogo e al corso suoi propri al riparo dell’utero materno.

In realtà, un filo rosso lega aborto, contraccezione, fecondazione artificiale e ricerca sull’embrione, come pure selezione genetica ed eutanasia. È la mentalità soggettivista ed utilitarista che considera la vita umana come qualcosa di “disponibile”, soprattutto quando è una vita talmente debole da non avere voce per far valere i suoi diritti.

Solo una simile mentalità può ingenerare l’aberrante convinzione che gli embrioni in vitro siano “uomini di serie B”, il cui minor valore rispetto ai più fortunati fratelli in utero e a quelli più grandi già nati autorizzerebbe un loro uso sperimentale. E solo questa mentalità può far dire a Giulio Cossu, direttore dell'Istituto di Ricerca sulle cellule staminali Dibit di Milano, che “questi embrioni, senza un utero, sono 'cadaveri', quindi usarli come fonte di staminali da utilizzare nelle sperimentazioni è eticamente identico alla donazione degli organi da cadavere” (G. Cossu, Le Accademie Nazionali di Medicina, le staminali e l'Ue , “Cellule staminali, notiziario quattordicinale”, III, 62, 28 maggio 2004,).

È d’altro canto significativo che nel regno del libero mercato, gli Stati Uniti d’America, la furiosa pressione delle lobby sostenitrici dell’utilizzo di ESC abbia come obiettivo il ripristino del finanziamento pubblico alla ricerca sugli embrioni, interrotto dal presidente George W. Bush.

Infatti, una delle principali difficoltà di tale ricerca è la scarsità di investimenti privati, anche nel paese in cui essi più facilmente sono attratti da sperimentazioni di successo. Ma proprio il successo manca a questa ricerca che, mentre viene sostenuta per ragioni ideologiche, non riesce a convincere i potenziali investitori a bruciare risorse in un’attività improduttiva.

Servizio di rassegna stampa sulla fecondazione artificiale, la legge 19 febbraio 2004, n.40 e questioni correlate.

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Il portale FATTISENTIRE.NET ha lanciato una campagna di sensibilizzazione dei parlamentari per chiedere che la legge 40/2004 non venga modificata in senso peggiorativo. Lo staff di fecondazione_artificiale_legge_40 condivide e sostiene questa campagna.

Per aderire alla e-campagna vai al sito http://www.embrioni.totustuus.info

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Ratzinger ciò che si può fabbricare si può poi distruggere

Fonte www.zenit.org - 26 ottobre 2004

Si è svolto a Roma il 25 ottobre un dibattito tra il cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione della Dottrina della fede, ed il professor Ernesto Galli della Loggia, docente di storia delle dottrine politiche ed editorialista del “Corriere della Sera”.

ROMA, martedì, 26 ottobre 2004 (ZENIT.org).- L’incontro è stato organizzato dal Centro di Orientamento Politico fondato nell'autunno del 1999 su iniziativa di Gaetano Rebecchini, consigliere dello Stato della Città del Vaticano. Obbiettivo del Centro è quello di stimolare la riflessione e l'approfondimento culturale su diversi grandi temi che caratterizzano il dibattito contemporaneo etica e democrazia, comunicazione e globalizzazione, multiculturalità e identità cristiana, democrazia e mercato, processo di unificazione europea e rapporti con gli Stati Uniti.

Ratzinger ha criticato in maniera decisa ogni progetto di clonazione umana “L’uomo è capace di produrre in laboratorio un altro uomo che dunque non è più dono di Dio, o della natura. Si può fabbricare, e così come si fabbrica, si può distruggere”.

Il porporato ha spiegato che se questo è il potere dell’uomo allora “sta diventando una minaccia più pericolosa delle armi di distruzione di massa”.

Il cardinal Ratzinger ha espresso giudizi severi anche nei confronti di un laicismo totalitario affermando che “il puro positivismo dei diritti umani è forse sufficiente per una Costituzione, ma non lo è per il nostro dibattito culturale”.

Poichè si tratta di un positivismo che porta al relativismo. E se quest'ultimo “diventa un assoluto, diventa contraddittorio in se stesso e distrugge l'agire umano”.

“Si è detto che la Costituzione europea non poteva parlare delle radici giudaico-cristiane per non offendere l’Islam. Ma ciò che offende l’Islam è il disprezzo di Dio, l’arroganza della ragione che provoca il fondamentalismo”, ha aggiunto.

L’Europa è il continente dei lumi, della forza della ragione, - ha ricordato il cardinale - “ed è un dono che va difeso. Ma anche i laici dovrebbero saper accettare la spina dorsale della loro carne”.

Secondo quanto riportato dal quotidiano “Avvenire”, Ratzinger ha fatto una distinzione tra laicismo e ragione “Il laicismo, è un'ideologia parziale, che non può rispondere alle sfide decisive per l'uomo. Basti pensare ai danni prodotti dal comunismo o dallo sradicamento del tessuto morale degli antenati per i popoli africani, preda di guerre e Aids”.

E “la ragione non è nemica della fede, anzi. Il problema sussiste quando c'è disprezzo di Dio e del sacro”.

Sulla libertà Ratzinger ha affermato che oggi è intesa in senso individualista, mentre “l'uomo è creato per convivere. C’è una libertà condivisa che garantisce per tutti la libertà contro l'assolutizzazione della stessa”.

Galli della Loggia ha condiviso le preoccupazione di Ratzinger sulla strada intrapresa dall’Europa.
Secondo lo storico la mancata attenzione europea alle radici cristiane deriva da una “ostilità al cattolicesimo”.

In merito alla libertà condivisa, Galli della Loggia ha sottolineato che “non ci si può fermare a una libertà delimitata dal solo neminem laedere, anzi nel discorso pubblico occorre una tensione alla verità, una discussione sulle cose, su ciò che è vero e giusto che non comporta necessariamente che si debba adottare per legge una delle opinioni messe sul tappeto”.

All’incontro erano presenti tra gli altri il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi, monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università del Laterano, monsignor Angelo Amato e padre Joseph Augustine Di Noia, rispettivamente segretario e sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, insieme al direttore della Sala Stampa Vaticana Joaquín Navarro-Valls.

Folta anche la rappresentanza politica che contava su Gianni Letta, sottosegretario della Presidenza del Consiglio, Gianfranco Fini, vice presidente del Consiglio, Domenico Fisichella vicepresidente del Senato e Francesco Storace, governatore del Lazio. Tra gli intellettuali laici figurava anche Paolo Mieli, giornalista e divulgatore di Storia

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p.s. questa rassegna la sto "saccheggiando" da siti e rassegne varie politically-very-oriented...non ho la fortuna di leggere tutta 'sta carta...;)

Benvenuti nel mondo dell'uomo-cosa

di Rodolfo Casadei - TEMPI - Numero 40 - 30 Settembre 2004
http://www.tempi.it/archivio/articolo.php3?art=7130

Costano tanto e falliscono spesso, ma non importa le tecniche di fecondazione extracorporea e di diagnosi genetica vinceranno la partita grazie ai referendum radicali . E avremo l'umanità geneticamente selezionata. Otto verità sui bio-faustiani.
E bravi lorsignori che hanno firmato contro la legge oscurantista del governo Berlusconi che limita il diritto alla fecondazione assistita, umilia la donna, ostacola la ricerca scientifica e impedisce il progresso medico.
Non c'è trucco, non c'è illusione niente eugenetica, niente clonazione, solo bimbi sani e tante medicine; risultati garantiti, soddisfatti o rimborsati.

Così ci hanno bombardato per settimane gli attivisti e i fiancheggiatori delle proposte di referendum radicali contro la legge 40/2004. Approfittando della diffusa ignoranza in materia, hanno potuto impunemente ripetere all'infinito il loro discorso da imbonitori. Che ignora volutamente molti dati di realtà e schiva come la peste qualunque ragionevole riflessione che attiri l'attenzione su di un futuro tanto prevedibile quanto raccapricciante. La lista dei "forse non tutti sanno che..." (titolo di una fortunata rubrica de La Settimana enigmistica) in materia di fecondazione assistita, genetica e scenari della società biomedicalizzata è decisamente lunga e ricca di sorprese. La conforta e arricchisce anche un libro fresco di stampa, benchè in realtà vecchio di tre anni perché si tratta di una traduzione dal francese a cura dell'editrice Lindau (Torino) La vita in vendita di Jacques Testart e Christian Godin, un colloquio a due voci su biologia, medicina, bioetica e il potere del mercato.

Godin è un filosofo, Testart è il pioniere della fecondazione assistita nell'Europa continentale, ovvero il "padre" del primo bebè in provetta non anglosassone.
Tranne poche note aggiornate ed una breve prefazione, i contenuti sono gli stessi dell'originale, Au bazar du vivant, pubblicato nel 2001. Ma non hanno perso nulla in attualità, come dimostrano tanti riscontri con fatti e fonti odierni. E allora, forse non tutti sanno che...

1. Le tecniche di fecondazione assistita sono fra le tecniche mediche col più basso tasso di riuscita.
Jacques Testart afferma che "un embrione umano che viene fabbricato in provetta ha una possibilità su dieci di diventare un bambino" (p. 108). La media non sembra essersi molto alzata negli ultimi tre-quattro anni. Se per esempio prendiamo in mano il Libretto informativo per i pazienti del Centro Fiv-et presso l'Ospedale Sant'Anna di Torino, uno dei centri pubblici più seri dove vengono effettuate le fecondazioni assistite, leggiamo "Anche se la Fiv-er rappresenta l'unica possibilità che alcune coppie hanno di avere una gravidanza, non garantisce però sempre il successo... circa il 10% dei cicli viene sospeso durante la fase di stimolazione per insufficiente risposta ai farmaci induttori dell'ovulazione sia per eccessiva risposta... Dopo il prelievo degli oociti circa il 15% dei cicli presenta mancata fertilizzazione. Nelle pazienti che giungono alla riposizione degli embrioni in utero la percentuale media di gravidanza è del 25%... Anche le gravidanze da fertilizzazione sono a rischio di aborto, e questo si verifica talvolta... Questa serie di fattori portano la percentuale di "bimbi in braccio" a valori che superano appena il 15% a partire dall'inizio del ciclo".

2. Il costo economico di una diagnosi pre-impianto dell'embrione, che la legge 40 non ammette e che i referendari dicono di volere per evitare la nascita di bambini affetti da malattie gravissime, è particolarmente elevato.

In un articolo che apparirà sulla rivista scientifica Journal of Medicine and the Person Luigi Frigerio e Nadia Bernocchi, rispettivamente direttore del reparto di Ostetricia e ginecologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo e coordinatrice del Centro per la fecondazione assistita dello stesso nosocomio, riprendono i dati di uno studio apparso nell'agosto del 2000 sulla rivista britannica Obstetrical & Gynecological Survey. In esso i costi della diagnosi circa malattie genetiche rilevabili nella fase embrionale sono quantificati in una cifra pari a 35.429 dollari (cioè oltre 70 milioni di vecchie lire) per ogni nato vivo. Nei paesi anglosassoni le compagnie assicurative e le pubbliche amministrazioni non ritengono attualmente sostenibile il rimborso ai privati di queste procedure opzionali. La diagnosi pre-impianto è destinata a restare ancora per molto tempo, e forse per sempre considerato che diverrà sempre più sofisticata, un'opzione riservata ai benestanti.

3. La diagnosi pre-impianto, oggi presentata come lo strumento necessario per evitare l'insorgenza di malattie gravissime, sta in realtà aprendo le porte ad un'eugenetica praticata su larga scala, cioè alla selezione della razza.

Al congresso della Società italiana di Ginecologia e Ostetricia nel giugno scorso l'ex ministro della Sanità Umberto Veronesi ha sostenuto che il modo migliore per combattere il tumore al seno è impedire di nascere alle donne che potrebbero eventualmente un giorno ammalarsi di questa patologia.

"È cominciato in Gran Bretagna - ha detto - un movimento scientifico che suggerisce alla donna che presenta mutazioni dei geni BRCA1 e 2 di sottoporsi alla maternità assistita. Il genetista, esaminando gli embrioni, può impiantare solo quelli non portatori del gene. Disgraziatamente la donna italiana non potrà usufruire di questa tecnica perché la legge 40 la proibisce. E così solo la donna con possibilità economiche potrà sottoporsi a questa tecnica all'estero". Le donne che presentano mutazioni del gene BRCA1 e 2 hanno fra il 50 e l'85% di probabilità di sviluppare un tumore al seno, a seconda del numero di tumori anteriori nella loro famiglia. Veronesi butta nel water il lavoro di tutta una vita, dichiarando che le donne predisposte al tumore al seno sarebbe semplicemente meglio che non nascessero. Fosse stato in lui, Lea Pericoli o Sandra Mondaini non sarebbero mai dovute venire al mondo.

4. Non solo l'eugenetica passiva (impedire la nascita di soggetti predisposti a certe patologie) ma anche l'eugenetica attiva (la selezione di embrioni che presentano caratteristiche apprezzabili in positivo) è già realtà.

Dice Testart che "sono già nati centinaia di bambini, dopo essere stati scelti nell'uovo, in provetta, su criteri genetici, e assisteremo, mi sembra assolutamente certo, allo sviluppo della medicina di procreazione selettiva. Verranno fabbricati bambini che saranno probabilmente dichiarati più sani della media dei bambini fatti a casaccio" (p. 31). La fecondazione eterologa, per esempio, si spinge abitualmente ben al di là dell'esclusione delle malattie gravissime, "fino ad "appaiare" un certo uomo con una certa donna in funzione dei rischi genetici comuni, dunque fino a concepire bambini che dovrebbero essere "migliori" di quelli che si fanno in un letto" (p. 152).

5. L'eugenetica è nata e vissuta indipendentemente dal nazismo. I sistemi politici democratici non ne sono automaticamente immuni, come dimostra la storia.

La parola "eugenetica" è stata inventata da Francis Galton, cugino di Charles Darwin. Nella prima metà del Novecento programmi di "purificazione della razza umana" centrati sulla sterilizzazione di "soggetti a rischio" sono stati attuati dalle autorità pubbliche in paesi come Svizzera, Svezia e Stati Uniti con la convinta partecipazione della classe medica. "Quanti sanno - scrive Testart - che molti di quei medici erano di sinistra, e che sono stati essenzialmente i socialisti ad avere lavorato a favore dell'eugenetica in paesi democratici come la Svezia?" (p. 74). "All'interno di una democrazia, che molti hanno presentato a lungo come un modello - aggiunge Christian Godin - è stata portata avanti una politica sistematica di eugenetica con l'avallo di tutti i partiti politici... le sterilizzazioni forzate in nome della biologia razziale sono continuate in Svezia, lungo tutti gli anni Cinquanta" (p. 82).

6. La grancassa mediatica intorno alle terapie geniche di origine embrionale occulta il fatto che finora i risultati sono nulli.

"I cittadini vengono ingannati - spiega Testart - quando si racconta loro che ci sono terapie geniche in pieno sviluppo e che sono efficaci. Certo che ci sono tentativi di terapia genica, da una decina d'anni a questa parte, ma la cosa non ha mai funzionato" (p. 42). "Gli esperimenti di terapie contro l'Alzheimer a base di staminali embrionali sono completamente falliti", aggiunge Luigi Frigerio.

7. A forza di eliminare embrioni portatori di geni "difettosi", l'umanità rischia di trovarsi esposta a nuove epidemie contro le quali non avrà protezioni.

"Poiché non sappiamo - dice Godin -quali saranno le malattie di domani, ignoriamo quali siano i geni "buoni" nei confronti di queste malattie. Al contrario, nel nostro zelo eugenista potremmo voler eliminare un gene che dichiariamo "cattivo" o "inutile" ma che potrebbe essere molto prezioso nel futuro nel caso in cui la specie umana venisse investita da una nuova malattia ancora sconosciuta" (p. 93). Per la razza umana, insomma, vale lo stesso principio tante volte invocato per l'ambiente naturale la forza di un ecosistema dipende dalla sua biodiversità, impoverirla rischia di essere biologicamente suicida.

8. Gli avanzamenti genetici produrranno un boom delle "medicine parallele" di maghi e ciarlatani.

La genetica odierna è animata non dal desiderio di curare, ma di predire il futuro vaticina il destino biologico dell'individuo (o dell'embrione) sulla base del suo patrimonio genetico. Messi di fronte a un responso immodificabile della medicina ufficiale ("lei morirà di cancro a 50 anni"), gli umani si rivolgeranno in massa a chi prometterà loro un miracolo.
E questo è solo l'antipasto dello sfiguramento dell'umano che la generalizzazione della "medicina predittiva", nata attorno allo studio dell'embrione, produrrà. Benvenuti nel mondo nuovo dell'umanità fabbricata su ordinazione, dove i figli faranno causa contro i padri perché non gli hanno messo a disposizione un patrimonio genetico di qualità e i soggetti geneticamente difettosi saranno socialmente emarginati.