LA ROSA NEL PUGNO ALLE ELEZIONI COMUNALI DI TORINO ......

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Torino/1° Maggio. Viale: Buttiglione benvenuto al corteo

Torino, 30 aprile 2006

• Silvio Viale, membro della Direzione Nazionale della RNP e candidato in testa di lista alle elezioni comunali di Torino, interviene sulla presenza del “clerico-integralista” Rocco Buttiglione al corteo del Primo Maggio a Torino:

Da laico, non posso che salutare positivamente l’annunciata presenza del “clerico-integralista” Rocco Buttiglione al corteo del Primo Maggio torinese, anche perché, se non si fosse candidato a sindaco, non lo avremmo certamente avuto. Sia quindi il benvenuto, con l’invito a tutti di evitare la “Sindrome della Moratti”. Da un lato, mi auguro che le probabili, ed in parte comprensibili, contestazioni si mantengano sui binari della civiltà, senza pretendere l’espulsione di Buttiglione dal corteo. Dall’altra che i sostenitori di Buttiglione evitino di urlare al complotto “cino-catto-comunista mondiale” al primo fischio o al primo tono di scarso apprezzamento, preparandosi a subire con signorilità qualche contestazione. Pur confidando nella proverbiale capacità del servizio d’ordine sindacale di evitare tutte le “provocazioni”, come principali esponenti del fronte laico, fieri avversari del fondamentalismo buttiglioniano, facendo appello a tutti di garantire la presenza di Buttiglione, ci offriamo di scortarlo, anche a costo di subire con lui la nostra razione di fischi.

(Silvio Viale 339.3257406)

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"La Stampa", 14/06/06, pag. 41 (cronaca di Torino)

GLI ESCLUSI

Piccoli e donne dimenticati e Viale ci ride su

Silvio Viale è arrivato in Sala dell’Orologio insieme con gli assessori. Elegante, sorridente, pronto per le fotografie di rito. «Sono venuto a cercare la mia poltrona - ha esordito ironico, già sapendo che mal che vada entrerà in Consiglio, perchè Bonino rinuncerà - tanto, prima o poi il sindaco ci dovrà ripensare». Per il momento, però, il sindaco, s’è limitato a farci su una bella risata: «C’è stato uno strappo? Chi porta l’ago e il filo?». Al di là delle gag, il malumore fra i piccoli partiti (Rosa nel Pugno, Verdi, Italia dei Valori) continua a essere piuttosto alto. Ieri Andrea Buquicchio ha spiegato in un lungo comunicato che «in questa incresciosa vicenda» ognuno ha le sue colpe, dal sindaco sino ai partiti minori che sono stati troppo ingenui. Altre critiche piovono sulla giunta anche dall’opposizione e (sorpresa) dalla maggioranza. Perchè se Ventriglia (An) accusa Chiamparino di avere rimescolato la vecchia minestra, Monica Cerutti (Ds) si scandalizza per il mancato rispetto delle quote rosa: «Solo 4 assessorati alle donne su 16!». Monica Cerutti era in predicato per un posto in giunta.

L’ESORDIO DELLA GIUNTA CHIAMPARINO HA PRESENTATO I SUOI BOYS & GIRLS: UN PIZZICO D’EMOZIONE, L’ABITO BUONO, TANTE BATTUTE

Gli assessori fanno il cabaret
Alfieri: «Dimettermi a metà mandato? Ma se ho la delega per il 2011!»

Emanuela Minucci

Erano loro i primi ad ammetterlo: «Siamo scolaretti il primo giorno di scuola, vuoi non metterti elegante?». Ed ecco arrivare Beppe Borgogno in impeccabile vestito salvia tagliato da Jack Emerson, lo stesso con cui, qualche anno fa, si era sposato, e Ilda Curti vestita come per la prima del Regio. «Ma è una vecchia cosa» minimizza lei lusingata.
Così gli assessori esordienti, ieri alle 15 per la nomina ufficiale della giunta: gente in bilico fra imbarazzo e felicità. Per chi ha visto più stagioni attorno al tavolo della sala dell’Orologio, invece, l’emozione era al minimo sindacale. Parrucchiere d’ordinanza per i riccioli dell’assessore alla Mobilità Maria Grazia Sestero, il tradizionale tailleur Sanlorenzo per Elda Tessore, giusto una stiratina alla grisaglia estiva di Fiorenzo Alfieri che la ostenta sotto baffi sornioni, come a dire: «Rieccomi, alla faccia vostra».
Ore 15, palazzo Civico. Benvenuti nel Chiamparino-bis, spettacolo d’arte varia fitto di chiacchiere, telecamere e beneauguranti bottiglie di San Bernardo. Con il sindaco che fa l’arbitro e a colpi di campanella, fatica a contenere il brusio. Parte la consegna delle deleghe.
Il più giovane è Michele Dell’Utri, 35 anni, dei Moderati. Il suo destino è perfettamente in linea con l’anagrafe: si occuperà di giovani. Il più esperto? Fiorenzo Alfieri, 62 anni, siede in giunta per la quarta volta. E se gli chiedi se per caso se il suo mandato finirà prima (Tessore si limiterà a 2 anni), lui replica beato: «Scusatemi, ma se ho la delega dei festeggiamenti del 2011, come faccio ad andarmene prima?». Con buona pace di alcuni colleghi diessini che lo avrebbero gentilmente pensionato fin da subito. Quello con le idee più chiare è Mangone, responsabile dell’Ambiente, a chi gli domanda quale sarà il suo primo atto da assessore risponde: «Cercare l’ufficio». Per fortuna che il sindaco ha in mente per lui un doppio ruolo. Alla domanda «il Governo ha Luxuria, e voi chi avete?», Chiamparino risponde divertito: «Io c’ho Mangone». Il clima del resto è questo, da gita scolastica, complice una temperatura da Tropici.
Tornando agli esordienti, oltre a Dell’Utri, sono sette: Alessandro Altamura ex-presidente del Consiglio comunale, Marta Levi, Ilda Curti, Beppe Borgogno, Domenico Mangone, Gianguido Passoni, Luigi Saragnese. Otto le riconferme, comprensive di promozioni e rimescolamento di deleghe. Fa un bel balzo avanti Tom Dealessandri che diventa vicesindaco e acquisisce la delega delle Partecipate e risulta premiata anche l’assessore Elda Tessore per il bel risultato conseguito con le Olimpiadi: nel Chiamparino-bis si occuperà di post-Olimpiadi, Turismo e anche Arredo Urbano prima nelle mani di Alfieri.
Inalterata la delega di Maria Grazia Sestero (Mobilità e Grandi Opere), ma considerato come è andata si è trattato di una promozione (come quella di Alfieri del resto) perchè erano in molti nella Quercia a tifare per il «rinnovo generazionale». Deleghe identiche anche per Marco Borgione (Famiglia e salute) mentre Roberto Tricarico perde le Periferie, ma mantiene l’Edilizia pubblica e acquisisce il Verde. La nuova giunta «si basa sulla continuità e ha un assetto migliore della precedente perchè affronta di petto alcuni problemi che sono stati lasciati in secondo piano, quali il decentramento, l'immigrazione, il decoro urbano». Così Chiamparino ha giudicato ieri la sua nuova creatura. Spiegando anche - guardando dritto in faccia l’assessore mancato Silvio Viale (Rosa nel Pugno) - che a Roma «si è replicato l’esatto film di Torino, con i partiti piccoli che protestano per l’esclusione..».

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"La Stampa", 13/06/06, pag. 45 (cronaca di Torino)

I TORMENTI DI CHIAMPARINO LA GIUNTA È PRONTA: MA I PARTITI MINORI, ESCLUSI DAGLI ASSESSORATI, NON SI RASSEGNANO E ALZANO LA VOCE

Sedotti e abbandonati dall’Ulivo
La Rosa nel Pugno: «Il sindaco commette un’ingiustizia lasciandoci fuori»

Emanuela Minucci

La Rosa nel Pugno non è entrata nella giunta del Chiamparino bis. E loro non si danno pace. Gridano al tradimento politico, si sentono raggirati, strumentalizzati, sbeffeggiati. Sventolano in faccia ai cronisti i fogli dei patti non mantenuti, accusano i colleghi di coalizione (Ds e Margherita) di far valere l’unica condizione scritta a caratteri invisibili su quel famoso contratto siglato dall’Unione qualche giorno prima delle elezioni: «Prima ci mettiamo in tasca i vostri voti e poi vi tagliamo fuori dal governo». Aggiungono: «Perchè è molto più comodo, dal punto di vista politico, sedersi accanto ai Moderati che non alla Rosa nel Pugno».
Ma nessuno dei leader della Rosa - né Mellano, né Buemi, né Boni, riuniti ieri in una turbolenta conferenza stampa in cui chiedevano al sindaco di ripensarci e infilare «in zona Cesarini» Silvio Viale in giunta - risponde alla seguente domanda: «Dal momento che considerate il sindaco e i colleghi di coalizione una banda di traditori perchè ci tenete a sedere al loro fianco in giunta?». Apriti cielo. Il coordinatore regionale Bruno Mellano non si presta alla semplice equazione che potrebbe far inalberare Chiamparino nelle ultime ore buone per rimediare un posticino in Sala dell’Orologio. «Non diciamo che il sindaco è un traditore, diciamo soltanto che ci sentiamo raggirati dal comportamento dei Ds e della Margherita. Ci hanno spiegato che il risultato ottenuto alle elezioni era soltanto una condizione preparatoria per potersi mettere attorno a un tavolo e ragionare. Punto. Noi invece abbiamo firmato pensando che fosse lo sbarramento utile per l’ingresso in giunta. E vogliamo sperare che almeno il sindaco capisca che commetterebbe un’ingiustizia lasciandoci fuori». E poi giù a spiegare che se avessero capito in tempo che cosa stava tramando l’Ulivo alle spalle dei partiti minori mai e poi mai si sarebbero accontentati di una presidenza della Circoscrizione 1 «che solo noi potevamo strappare alla destra». Al posto dell’uovo del quartiere la Rosa nel Pugno (a dire il vero tutti i partiti) avrebbe preferito la gallina del posto in giunta. E in giunta, non sono entrati. E come loro non entreranno neppure i Verdi e l’Italia dei Valori (e anche Buquicchio ieri ha protestato vivacemente disertando la riunione di maggioranza in Regione, mentre i Verdi annunciano una verifica interna). Come annunciato già da qualche giorno, Chiamparino sta pensando per loro altri incarichi, ad esempio le presidenze di commissione.
Con buona pace dei partiti minori, oggi alle 15, in Sala dell’Orologio, il sindaco presenterà i suoi 16 assessori. Cinque della Margherita, 5 Ds, tre in quota sindaco, uno di Rifondazione, uno dei Comunisti italiani e uno dei Moderati. «Squadra che vince, non si cambia» ribadisce Chiamparino: i nomi restano quelli annunciati da giorni. Cominciamo dai 5 della Margherita: vicesindaco Tom Dealessandri (Lavoro, Partecipate e Cimiteri), Alessandro Altamura (Commercio, Attività produttive), Domenico Mangone (Ambiente), Marco Borgione (Assistenza), Renato Montabone (Sport). Passiamo ai Ds: Fiorenzo Alfieri (Cultura), Maria Grazia Sestero (Trasporti), Beppe Borgogno (Macchina comunale, Personale, Vigili), Mario Viano (Urbanistica, Patrimonio), Marta Levi (Decentramento). Rifondazione porta Luigi Saragnese all’Istruzione, per il Pdci arriva Gianguido Passoni (Bilancio), nei Moderati esordisce Michele Dell’Utri (Giovani). Restano le quote (molto rosa) del sindaco: Elda Tessore (Turismo e Post-Olimpico), Ilda Curti (Periferie), Roberto Tricarico (Edilizia pubblica, Verde).
E lunedì c’è la prima riunione del nuovo Consiglio con relativa votazione del presidente che con ogni probabilità sarà Beppe Castronovo di Rifondazione,. In Sala Rossa gruppi vecchi e nuovi, opposizioni passate in maggioranza. Chissà che faranno Verdi, Rosa nel Pugno e Italia dei Valori. Lo scopriremo soltanto lunedì.

PER LA CRONACA

GLI AMICI

IL torinese che due settimane fa ha votato per il centrosinistra potrebbe, oggi, provare un leggero senso di nausea: siamo, è vero, tristemente abituati alle trattative post-elettorali, alle battaglie tra vincitori che si contendono poltrona su poltrona, seggiola su seggiola, strapuntino su strapuntino. Ma il mesto rituale è particolarmente spiacevole quando gli esclusi dalla spartizione accusano i loro stessi alleati, senza mezzi termini, di essere mancatori di parola. Di non tener fede agli impegni. Di essere, in una parola, bugiardi.
Ma quale galantuomo accetterebbe di lavorare, di condividere un progetto, di spartire i propri destini con gente che considera, a dir poco, senza onore? Un galantuomo, in tali circostanze, saluta e se ne va per la sua strada.
Perché gli amici bisogna saperseli scegliere. Sapete com’è il proverbio: dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei.

di Gabriele Ferraris

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Torino, 12 giugno 2006

COMUNICATO STAMPA

Il segretario regionale dell’Italia dei Valori, nonché capogruppo in Regione e oggi consigliere comunale, diserterà la riunione di maggioranza indetta dalla Bresso in data odierna alle ore 19.00, quale chiaro ed inequivocabile segnale di disagio politico e di forte dissenso per quanto si sta consumando a livello comunale, realtivamente alla componenda giunta.
Cosa c’entra la Bresso? Assolutamente nulla, Buquicchio coglie l’occasione per rinnovarle stima ed apprezzamento, anche per la diversa capacità di gestione e di rispetto degli accordi, ma non può sottacere la grave ripercussione che sarà inevitabile a tutti i livelli, per l’atteggiamento di totale spregio di un accordo siglato per le comunali.
Severo è, infatti, l’atteggiamento nei confronti dei dirigenti delle forze politiche maggiori.
L’apporto dei partiti minori è stato essenziale nel 2004 per vincere in Provincia, nel 2005 per vincere in Regione, nel 2006 per vincere, anche se di misura, le politiche.
Se tale apporto per le comunali di Torino, vetrina nazionale e da sempre laboratorio politico, non era essenziale, qualcuno si sarebbe dovuto assumere la responsabilità di correre autonomamente, disattendendo gli accordi nazionali dell’Unione che prevedevano un’indiscutibile ricaduta sugli altri livelli amministrativi locali. Così non è stato, perché si è chiesta la parteciapzione di tutti, anzi di più, anche di “altri”, leggasi Moderati, violando gli accordi dell’Unione che prevedevano l’unanimità del consenso per eventuali aperture, unanimità che non c’era.
Ed oggi si sbatte letteralmente la porta in faccia ad alcuni partiti storici e funzionali all’Unione stessa, escludendoli da una diretta partecipazione alla giunta municipale.
Non si illudano, la Margherita in primis e i Ds, che tutto possa concludersi a “tarallucci e vino”.
Se tra oggi e domani il Sindaco di Torino, utilizzando l’alibi del mancato accordo tra i partiti, del quale, peraltro, non possono che essere responsabili i due partiti di cui sopra e perpetrerà l’iniqua scelta di esclusione per l’Italia dei Valori e per altri, si aprirà una stagione di crisi nell’ambito della coalizione, risolvibile solo con un netto cambiamento di rotta.
Si chiede pertanto un tavolo urgente di tutte le segreterie regionali dei partiti dell’Unione.

Presidente IDV
Andrea Buquicchio

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“LEGALITA’ NEL CENTRO-SINISTRA TORINESE, LEGALITA’ IN ITALIA”/SINTESI CONFERENZA STAMPA ROSA NEL PUGNO.

Ha introdotto la conferenza stampa Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani):
“A livello nazionale, la legge elettorale del Senato non è applicata correttamente; a livello torinese, un preciso accordo preelettorale non è stato rispettato. A livello nazionale, a due mesi dalle elezioni, registriamo l’inerzia della maggioranza; a livello torinese, riscontriamo lo stesso muro di gomma da parte dell’Ulivo. Ciò detto, a livello nazionale la Rosa nel Pugno continua ad operare con lealtà a sostegno del governo Prodi; a livello torinese, la RNP si appresta a rispettare il programma concordato con il sindaco Chiamparino.
L’accordo preelettorale è stato il risultato della fatica di tante persone e di tante ore di lavoro; era ed è uno solo ed è stato sottoscritto da tutti i rappresentanti delle forze dell’Unione. E’ diversa l’interpretazione dell’accordo: noi sosteniamo che con esso si sanciva il diritto a far parte della giunta, a certe condizioni; l’Ulivo sostiene che tale accordo dava il diritto unicamente a richiedere posti in giunta. Quello che ho trovato intollerabile è stato il titolo de “La Stampa” di sabato: “Carte truccate per una poltrona”; quel titolo è un’offesa innanzitutto al sottoscritto, che da vent’anni fa politica senza aver mai chiesto né un euro né una poltrona.”.

Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno, coordinatore regionale radicale):
“Nel corso della campagna elettorale, abbiamo più volte interloquito con Chiamparino, proponendo per la sua giunta il nome del Dr. Silvio Viale. Fino all’ultimo minuto utile, continueremo a proporre al sindaco questo nome. Su 27 “poltrone” (assessorati + presidenze circoscrizioni), ben 19 andranno all’Ulivo (70%); ci pare un po’ troppo! Ritenevamo che l’accordo preelettorale fosse un patto fra gentiluomini; così non è stato e l’interpretazione che ne dà la maggioranza è risibile; anche il partito umanista ha tutto il diritto di chiedere un posto in giunta! Ciò detto, la scommessa della Rosa nel Pugno è di stare nel centrosinistra per cambiarlo.”.

Enrico Buemi (deputato Rosa nel Pugno, segretario provinciale SDI):
“Niente di nuovo sotto il sole; ci troviamo di fronte all’ultima espressione di una cultura massimalista, che preferisce premiare i transfughi del centrodestra riuniti sotto la sigla dei Moderati ed invece umiliare la componente riformatrice della coalizione. Quello che è stato fatto è chiaro; carta canta; ma è la verità del più forte, al momento, a prevalere. Anche in politica, però, il tempo è galantuomo.”.

Igor Boni si è poi soffermato sull’iniziativa nonviolenta (Satyagraha) lanciata da Marco Pannella e che attualmente vede coinvolti più di 600 cittadini, iniziativa volta al raggiungimento di due obiettivi: il ripristino della legalità al Senato (la sostituzione degli 8 senatori regolarmente eletti a quelli che ricoprono ora abusivamente l’incarico non muterebbe i rapporti di forza fra le due coalizioni); la calendarizzzazione tempestiva del provvedimento di amnistia in Parlamento.

Enrico Buemi si è detto fiducioso: “La Giunta delle Elezioni dovrà vagliare il nostro ricorso e il plenum del Senato dovrà esprimersi. Ci sono ancora spazi per il ripristino della legalità, anche grazie all’azione forte e generosa di Marco Pannella. E rispetto alla questione dell’amnistia, si tratta anche qui di attuare la Costituzione, che non prevede per gli oltre 60.000 cittadini detenuti l’aggravio di pena dovuto alle intollerabili condizioni di detenzione. Termino rifacendomi al bel editoriale di Barbara Spinelli di ieri, su “La Stampa”; la Spinelli individuava il tratto distintivo del governo spagnolo di Zapatero: far seguire costantemente alle parole i fatti; mantenere gli impegni presi. Anche e soprattutto in questo, la Rosa nel Pugno è zapaterista.”.

"La Stampa", 11/06/06, pag. 1

ROMA E MADRID: L’ALLERGIA ITALIANA A ZAPATERO

Barbara Spinelli

SE c’è un nome che in Italia quasi non puoi pronunciare, senza sentirti come appesantito da ridicolo cappotto, è il nome di Luis Rodríguez Zapatero. È una sorta di allergia radicale, accanita, che in nessun paese europeo ha l'accaldata intensità italiana e su cui vale dunque la pena meditare. Zapaterista è diventato epiteto insultante, che macchia il destinatario indelebilmente. Zapaterismo è sinonimo di stile politico ignobile: più ignobile ancora d'una dottrina, un'ortodossia. Nel pantheon dei personaggi negativi, il premier spagnolo figura accanto a tipi poco raccomandabili che non gli somigliano punto: Che Guevara, Castro. Deriva zapaterista è stereotipo che potrebbe benissimo comparire nel Dizionario dei Luoghi Comuni di Flaubert: evoca gli impaurenti cosacchi a San Pietro, ha osservato con appropriata ironia Mario Pirani (Repubblica, 13-3-06). Più che un'allergia è una passione, quella che s'abbatte sul successore di Aznar. Per questo urge indagarne l'interna molla, l'irrazionalità, la genealogia: non solo per capire meglio la Spagna, ma per capire un po' meglio noi stessi e la nostra idea della democrazia minacciata.
Tre eventi hanno indisposto un gran numero di politici e intellettuali italiani, dando corpo allo stereotipo che ci impacchetta e ci incarta: la vittoria elettorale del leader spagnolo, successiva all'attentato dell'11 marzo 2004; la decisione - subito dopo - di ritirare le truppe dall'Iraq; la determinazione con cui Madrid resiste a clero e Vaticano in materia di diritti civili. Zapatero è divenuto simbolo del cedimento al terrorismo, del Tutti a Casa in politica estera, dell'anticlericalismo dogmatico. Ma c'è qualcosa di più che muove a sdegno, e che lo trasforma in fiamma. Zapatero irrompe nella discussione sul futuro della sinistra scompigliando discorsi e modelli cui pigramente ci siamo abituati. D'un tratto non è più Blair a rappresentare il socialismo nuovo, non ideologico. Tutti parlano di lui, anche Ségolène Royal a Parigi, ma nel frattempo c'è un altro riformismo possibile, che non consiste semplicemente nell'adottare, su questioni ritenute centrali dell'economia, politiche di destra. Zapatero indica quest'altra via - una via molto europeista d'altronde - cominciando col dire che la discriminante centrale non è l'economia ma la reinvenzione della politica e della democrazia. Un libro uscito nel 2006 da Feltrinelli spiega bene quest'alternativa: Zapatero - Il Socialismo dei Cittadini (curato da Marco Calamai e Aldo Garzia) è documento prezioso.
Il nuovo consiste nell'estendere i diritti e le libertà di individui o minoranze, accettando l'enorme varietà delle preferenze esistenziali in società rese insicure da disoccupazione, immigrazione, terrorismo. I soldi mancano per politiche sociali magnanime, agire sull'economia è divenuto tremendamente complicato a causa di vincoli e incompatibilità: meglio allora concentrarsi sulle riforme «a costo zero» - riforme civili più che economiche, dice Antonio Gutiérrez che oggi dirige la Commissione economica del Congresso dei deputati - che danno al cittadino la sensazione di essere ascoltato, rispettato anche quando la vita si fa per lui difficile.
Zapatero ha fatto molto in questo campo: ha esteso i Pacs accettati da Aznar rendendo legali i matrimoni tra omosessuali, ha sveltito la legge sul divorzio, ha legalizzato 800 mila immigrati clandestini trasformandoli in cittadini con diritti e doveri fiscali, ha introdotto una legge sulla violenza contro le donne. A queste ha aperto uno spazio senza eguali in Occidente (il 50 per cento delle cariche governative). Ha anche fatto riforme che costano, come gli asili nidi e gli aiuti alle persone non autosufficienti per età o malattia (il cosiddetto quarto pilastro dello Stato sociale, essenziale in società che invecchiano, affiancato a educazione, salute, pensioni). Può darsi che le riforme siano state troppo frettolose: «Non si fa tempo a rispondere al contrattacco della destra e della Chiesa, che il governo già ha aperto un nuovo fronte riformatore», obietta Gutiérrez, che però sostiene Zapatero perché le sue sono pur sempre riforme volute da vaste maggioranze di spagnoli.
Precisamente questa novità indispettisce tanti politici e intellettuali italiani, anche a sinistra. Indispettisce lo spazio dato alla società civile e ai diritti, a scapito non solo della centralità dell'economia ma dei poteri partitici (Prodi stesso fu guardato con diffidenza da apparatchik e benpensanti di sinistra quando propose le primarie, fino al momento in cui le vinse alla grande). Indispettisce quella che per Zapatero è etica politica irrinunciabile: «Mantenere la parola data, fare quel che si dice e dire quel che si farà». Indispettisce, più ancora forse del ritiro dall'Iraq e della strategia latino-americana, l'autonomia dalla Chiesa. Resistere al Papa e alle Conferenze episcopali è inconcepibile, oggi in Italia.
Tutti in Italia hanno bisogno di ottenere l'imprimatur da una forza esterna, tutti si sentono in qualche modo minorenni e illegittimi - non solo i Ds - e la Chiesa diventa tutore che non si osa contestare. Ogni riformista deve fare da noi concessioni sulla laicità: Zapatero problemi simili non ne ha. È alle correnti conciliari che egli s'appoggia, a teologi come Enrique Miret Magdalena che nel laico argomentare somiglia al nostro Enzo Bianchi. Solo che Miret Magdalena non è ingiuriato quando ricorda che lo Stato e l'Europa sono aconfessionali, e che fin dalla teologia cinquecentesca di Domingo De Soto o padre Molina «la legge civile è fatta per garantire la convivenza tra i cittadini, non per garantire la morale cattolica». In Spagna è pietra di scandalo che il Papa parli di silenzio di Dio a Auschwitz, e appena nove giorni dopo lasci che lo stesso concetto («eclissi di Dio») sia applicato dal Vaticano a unioni di fatto o matrimoni omosessuali. Non da noi.
Indispettisce infine il rapporto di Zapatero con il passato franchista. Il premier inaugura una politica della memoria che prima era assente, e questo accade nel preciso momento in cui in Italia la memoria accende risse, e la resistenza è ridimensionata. Tutte queste mosse irritano perché scombinano tesi apparentemente dissacranti, ma che in fondo hanno generato nuovi allineamenti. Molto è cambiato da noi ma il conformismo delle élite sembra immutato: è antico, tenace, Jean-François Revel lo denunciava già nel '58, nel libro Pour l'Italie. Per conformismo più che per convinzione si plaude oggi al Papa, e a valori europei uniformi. Per conformismo si dice che la sinistra è buona solo se fa politica di destra, e si scorge in Blair l'unico vero modello. Per conformismo si sostiene che l'etica in politica è qualcosa d'incongruo e risibile: gradito solo a girotondini, attori comici e zapateristi.
Qualche giorno fa, replicando a un articolo che sospettava Prodi di ritirarsi dall'Iraq senza coscienza morale, D'Alema ha detto parole che in Italia hanno la freschezza delle dichiarazioni inedite: «La coerenza fra gli impegni che si assumono con i cittadini e le cose che si fanno è a mio avviso un aspetto cruciale del rapporto fra etica e politica» (Corriere della Sera, 30-5-06). È proprio questa l'etica di Zapatero, chiamata da noi deriva e a Madrid mantenimento della parola data. Il conformismo italiano mescola cattolicesimo e economicismo marxista. Neppure s'accorge che le sinistre estreme sono oggi marginali in Spagna, grazie alla preminenza di diritti e laicità sulla classica questione sociale.
In realtà Zapatero innova rispetto a Blair, anche se fa proprie molte sue accortezze economiche. Ha meditato la crisi della democrazia, della politica, e la sua terza via non è quella che aderisce al liberismo e al conservatorismo Usa rinunciando all'identità di sinistra. Come si evince nel libro di Calamai e Garzia, altri sono i riferimenti di Zapatero. Fra questi spicca Philip Pettit, lo studioso che ha teorizzato il repubblicanesimo e il socialismo dei cittadini (i suoi libri son pubblicati da Feltrinelli e dall'Università Bocconi). Nella parola socialdemocratico - dice Zapatero - è il democratico che prevale. Pettit propone un'idea di libertà né liberista né socialista: un'idea più esigente della libertà negativa (libertà dall'interferenza); e meno comunitarista della libertà positiva, che persegue fini collettivi o statali in nome di tutti.
Per il repubblicanesimo può non sussistere interferenza ma può esserci dominio, ed è questo dominio - la paura è una delle sue armi - che occorre controbilanciare con leggi che prevengano sul nascere interferenze sia reali sia potenziali, spingendo gli individui a partecipare alla politica e a contare sullo Stato. Fondamentale, in Pettit, è la vigilanza dei cittadini: «l'eterna vigilanza» nei confronti delle autorità, delle istituzioni, delle degenerazioni tiranniche. Per questo è indispensabile il pluralismo dell'informazione e il rifiuto dei monopoli televisivi, in Pettit come in Zapatero. In una delle prime mosse, quest'ultimo ha restituito al servizio pubblico piena autonomia dal potere politico (un po' come chiesto dall'Usigrai, sindacato dei giornalisti Rai, in una lettera a Prodi del 5 giugno).
Un'altra cosa dice Zapatero, che spiega i pregiudizi italiani nei suoi confronti: «Le persone che meglio sanno esercitare il potere sono quelle che non lo amano». Chi lo ama troppo non ritiene che il mondo vada cambiato per il meglio, usando come alibi i passati errori del socialismo: ciò di cui ha orrore è il rischio, e chi rischia mette sempre in gioco il proprio potere.
Si dice che in un'economia dissestata la sinistra ha pochi margini, per forza. Che il terrorismo restringe diritti e libertà, per forza. Che non esiste quindi vero scontro destra-sinistra. Zapatero con tutte le sue precipitazioni dimostra che non è vero, che niente avviene fatalmente, che la politica è l'arte di creare isole di libertà nel mare della necessità. Isole che permettono ai Giusti di Borges - autore che Zapatero cita spesso, di cui si dichiara «estimatore fino all'ossessione» - di esistere: l'uomo giusto è «chi preferisce che abbiano ragione gli altri», i Giusti «che si ignorano stanno salvando il mondo». Il conformismo che affligge l'Italia politica ha come fine la conservazione del potere, più che l'emergere del giusto. Anche accettare un mondo interamente dominato dalla necessità è conformismo. Un conformismo meno diffuso nella società, che i rischi li teme ma non li respinge.
Per questo Zapatero è figura significante. Lui stesso racconta come adottò l'etica della parola data. Fu quando, il giorno della vittoria, sentì gli spagnoli gridare: No nos falles!- Non ci deludere! Lì capì - dice - che «il potere è nelle mani di chi il potere non ce l'ha». Che chi governa deve sempre dire: «Il potere non mi cambierà». Che per far rinascere la politica, la partecipazione dei cittadini, la loro responsabilità, occorre estendere diritti e democrazia. Non a dispetto del terrorismo e dell'economia, ma proprio perché viviamo tempi di terrorismo e di difficoltà economica.

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LUNEDÌ, 12 GIUGNO 2006

Pagina III - Torino

Rosa nel Pugno e Idv vogliono un assessore

LE TRATTATIVE

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Italia dei valori e Rosa nel Pugno non si arrendono. E il giorno dopo la riunione di tutti i partiti della coalizione con il sindaco chiedono ancora un assessorato. Per Idv lo fa il segretario regionale Andrea Buquicchio in una lettera a Chiamparino in cui propone il nome di Avernino Di Croce o, in alternativa, una donna. Anche la Rosa nel pugno non demorde: «Chiediamo - dice il coordinatore regionale Bruno Mellano - il rispetto degli accordi pre-elettorali e proponiamo per l´assessorato all´ambiente il nome di Silvio Viale.

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"La Repubblica", LUNEDÌ, 12 GIUGNO 2006

Pagina III - Torino

Il sindaco e la nuova giunta: quando a prevalere è il cinismo

SALVATORE TROPEA

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Abbiamo usato il termine "prova generale" con riferimento al progetto annunciato per l´autunno -ma sarà poi rispettata questa previsione?- precisando che egli dispone di sufficiente autonomia e forse anche della giusta dose di cinismo per anticiparlo cominciando con far capire alle formazioni politiche minori che stare nell´Ulivo o nelle immediate vicinanze vuol dire condividere un disegno più vasto di quello rappresentato dal piazzamento di qualche bandierina segnaposto da tradurre in assessorato o altra forma di potere.
Quanto sta accadendo fa temere che il cinismo possa prevalere sull´autonomia.
E´ infatti è apprezzabile che si faccia a meno di mettere assieme una giunta col manuale Cencelli in mano e dunque seguendo una logica di spartizione moltiplicando o spacchettando assessorati al solo scopo di creare posti di potere con i quali tacitare vecchi e nuovi partiti. Ma sarebbe auspicabile che ciò avvenisse perché è stato adottato un metodo realmente inedito e non per qualche altro calcolo o imposizione. Se l´esclusione di alcune piccole formazioni viene fatta sulla base della competenza, del rinnovamento, del rispetto della rappresentanza è più che accettabile. Se invece risponde ad altre ragioni diventa soltanto punitiva e, prima o poi, mette a rischio la coesione della giunta. Né basta pensare che questo rischio possa essere scongiurato in partenza e per sempre dal 66 per cento dei voti.
Quando si dice no a qualcuno occorrono forti motivazioni. Chiamparino sostiene che "con la Margherita era stato concordato da tempo che quella sarebbe stata la delegazione" e quanto ai piccoli ricorda che con loro "i patti erano chiari sin dall´inizio". Quel che non spiega è per quale percorso si è arrivati al ripescaggio di due assessori di lungo corso come Alfieri e Sestero. Naturalmente lo si è appreso egualmente e non ha affatto l´aria di essere una bella operazione. Non c´è niente di innovativo, anzi prevale il vecchio con l´additivo dell´influenza di nuovi potentati. Era questo che voleva Chiamparino? Le cronache degli ultimi giorni lasciano pensare che non sia così. Non tanto per il suo "no" alla richieste di Italia dei Valori Rosa nel Pugno e Udeur sul quale egli era stato chiaro sin dalle prime battute quanto per il tipo di alternativa contrapposta a tale richiesta. Che risulta indigesta anche ai Ds.
Soltanto il sospetto che un assessore possa essere confermato perché imposto dalle fondazioni che alimentano e si alimentano dal suo assessorato basta a gettare un´ombra su una giunta che ha l´ambizione di governare in maniera autonoma e autorevole. Il fatto stesso che per rispondere a questi impulsi esterni siano stati modificate precipotosamente le decisioni che sembravano già prese evidenzia la gravità delle pressioni ed espone il sindaco a forti condizionamenti. All´esterno poi rafforza l´impressione che egli abbia un debito di riconoscenza verso soggetti che non fanno parte del 66 per cento dei voti a suo favore o che, pur facendone parte, non dovrebbero avere un potere non riconosciuto agli altri elettori.
Se ancora può farlo e se intende farlo Chiamparino dovrà cancellare questa sensazione e calcare di più il piede sull´acceleratore dell´autonomia, ricercando effettivamente la novità e non pensando che questa possa essere rappresentata da un pugno di moderati che avrebbero potuto mobilitarsi sotto una qualsiasi bandiera non ideologizzata. E´ vero che, a differenza di quello nazionale, il suo centro sinistra non avverte sul collo la pressione di una maggioranza che possa infastidirlo chiedendo verifiche e mettendo continuamente in discussione l´alleanza, ma c´è sempre il giudizio degli elettori e cinque anni non sono un´eternità. Anche senza l´ossessione dei numeri un dissenso interno alla coalizione di governo è sempre un problema. Il carisma ce l´ha ma deve saperlo anche coltivare. Anche con la consapevolezza che i nemici in casa non sono compensabili con qualche fondazione amica fuori.

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"La Stampa", 12/06/06, pag. 46

NUOVA GIUNTA/ULTIMI RITOCCHI ALL’ESECUTIVO: LA MARGHERITA INCASSA 5 ASSESSORATI, COME I DS

Le donne le porta Sergio
«Quote rosa» carenti: ci pensa il sindaco con Elda & Ilda

Emanuela Minucci

Ancora qualche riunione ieri sera («così mi sono risparmiato di andare a soffrire allo stadio») per mettere le ciliegine sulla torta del Chiamparino-bis. E pazienza se per i piccoli partiti il retrogusto, alla fine, è un po’ amaro.
«Squadra che vince, non si cambia» commenta il sindaco in una giornata cruciale per il calcio e la politica torinese. Ed ecco che anche il rebus delle deleghe è stato risolto. Cominciamo dal vicesindaco Tom Dealessandri che da buon numero 2 della giunta accumula assessorati di peso: Lavoro e Partecipate per una giunta che ha in mente di proseguire alla grande sul solco tracciato da Paolo Peveraro, l’accordo Aem-Amga e la nascita della Fct la finanziaria del Comune nata per produrre «creativamente» un bel po’ di utili. A Dealessandri resta, per competenza acquisita, anche la delicata delega dei Cimiteri.
La Margherita porta a casa 5 assessorati, così i Ds. Insomma l’Ulivo «fa cappotto», come accusano gli altri partiti dell’Unione. Ma Chiamparino non accetta la polemica: «L’Ulivo, se proprio vogliamo fare calcoli aritmetici porta a casa un assessorato in più, ma si tratta di un risultato uscito dalle urne. I cittadini oltre ad aver assegnato un grande riconoscimento al sottoscritto hanno dato piena fiducia alla lista Ulivo per Chiamparino: quei 10 assessorati sono lo specchio di un risultato maturato sul campo». Tanti assessorati, e tanti di peso, così da controbilanciarsi a vicenda (non a caso il sindaco è espressione dei Ds e il vicesindaco della Margherita). Il partito di Rutelli non ha portato neanche una donna, alla faccia delle «quote rosa», ma Chiamparino li capisce - «i partiti hanno tante correnti da accontentare» - e le donne le porta lui: Elda Tessore (Turismo e Post-Olimpico nel solco della tradizione e cede il Commercio ad Alessandro Altamura che avrà anche le Attività Produttive), la new-entry Ilda Curti che si occuperà di Periferie al posto di Roberto Tricarico (altro assessore in quota sindaco che mantiene la delega all’Edilizia Pubblica e forse otterrà anche quella al Verde). Fra i nuovi ingressi in giunta, Beppe Borgogno (Ds) che otterrà una maxidelega alla macchina comunale, e ancora dalla Quercia, Marta Levi che si occuperà di Decentramento. Al fianco delle due grandi e sofferte riconferme (Alfieri alla Cultura e Sestero alla Mobilità) e dell’esordiente Luigi Saragnese di Rifondazione (Istruzione al posto di Vinciguerra) ottengono un posto in giunta anche i Comunisti italiani (grande ritorno di Passoni al Bilancio) e i Moderati (Dell’Utri si occuperà di giovani). A bocca asciutta, ma tutt’altro che rassegnati, Rosa del Pugno - che vuole un posto per Silvio Viale -, Italia dei Valori e Verdi. In rigoroso ordine di arrabbiatura.

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Giunta Chiamparino bis. Mellano: la partita è ancora aperta, nonostante i cugini ingordi dell’Ulivo e nonostante le difficoltà del sindaco.
Proposto Silvio Viale all’ambiente

Torino, 10 giugno 2006

Si è svolta oggi, dalle 15 alle 19, la riunione delle forze che hanno appoggiato Sergio Chiamparino nella tornata elettorale amministrativa appena conclusa.

Nella Sala dell’Orologio del Municipio di Torino, su richiesta di Rosa nel Pugno ed Italia dei Valori, si sono riuniti, su invito del Sindaco, Ulivo, Moderati, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Udeur, Rosa nel Pugno, Italia dei Valori, Movimento Repubblicani Europei, Unione Socialisti Riformisti, Verdi.

Abbiamo preliminarmente posto la richiesta del riconoscimento e del rispetto dell’accordo sottoscritto prima delle elezioni del 28 e 29 maggio e si è finalmente appurato che il testo schematico diffuso ieri in conferenza stampa e pubblicato oggi su “La Stampa” è stato effettivamente il prodotto delle decisioni prese fra le forze politiche ed è stato effettivamente sottoscritto da Beppe BORGOGNO per i Ds e da Marco CALGARO per la Margherita.

L’interpretazione data dai responsabili dell’Ulivo è, però, risibile: si trattava, secondo Borgogno e Peveraro, del semplice riconoscimento di un diritto di “chiedere” un assessore, non di ottenerlo!!!

A Borgogno e a Larizza come a Calgaro e Peveraro è stato ripetutamente chiesto di riconsiderare la pretesa di 10 assessori per l’Ulivo: complessivamente l’Ulivo pretende di accaparrarsi 19 postazioni su 27 incarichi. Oltre ai 16 assessori, c’è il presidente del Consiglio Comunale ed i 10 presidenti di Circoscrizione (senza contare il sottogoverno): se perseverasse nell’ingordigia l’Ulivo avrebbe oltre il 70% degli incarichi disponibili. Davvero troppo!!!

La chiusura di Calgaro è stata apodittica, mentre i ds sono apparsi più possibilisti: ma si tratta dell’ennesimo gioco delle parti? Lunedì la scadenza data dal sindaco alle discussioni fra le forze politiche, poi Chiamparino dovrà operare le sue scelte, in piena responsabilità… e speriamo in piena autonomia.

La Rosa nel Pugno, rappresentata da Bruno Mellano, Enrico Buemi ed Igor Boni, ha formalmente chiesto al Sindaco ed alle forze politiche della coalizione il rispetto dell’accordo sottoscritto (sulla cui base ciascuno ha operato le proprie scelte elettorali) e quindi hanno chiesto l’assegnazione di un assessorato.

La delegazione della Rosa nel Pugno ha messo a disposizione del Sindaco Chiamparino il nome, le capacità e la storia del dottor Silvio Viale per ricoprire l’incarico di assessore, suggerendo l’assessorato all’ambiente. Mellano ha voluto sottolineare che il programma che il Sindaco si appresta ad attuare raccoglie alcune significative proposte e indicazioni che solo Silvio Viale ha portato, anche contro tanti esponenti della passata Giunta, su temi cruciali per la Città quali: targhe alterne, inquinamento dell’aria, politica della viabilità urbana, infrastrutture, gestione degli stadi.

Confidiamo che la domenica porti consiglio.

Nel frattempo sono state sospese le trattative sugli altri assetti del Consiglio Comunale e delle Circoscrizioni: abbiamo chiesto ai DS ed alla Margherita un supplemento di riflessione e un ulteriore incontro.

Iscritto dal: 07/09/2000
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“LEGALITA’ NEL CENTRO-SINISTRA TORINESE – LEGALITA’ IN ITALIA”
DOMANI MATTINA CONFERENZA STAMPA DELLA ROSA NEL PUGNO

Domani, lunedì 12 giugno, alle 12:30, presso la sede dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta (Torino – via Garibaldi 18), si terrà una conferenza stampa della Rosa nel Pugno, dove si tratteranno i seguenti temi:

1. Richiesta del rispetto degli accordi pre-elettorali conclusi fra tutte le forze del Centro-sinistra torinese, in merito all’assegnazione degli assessorati; in particolare, richiesta della Rosa nel Pugno di un assessorato per il Dott. Silvio Viale;

2. Richiesta del rispetto della legge elettorale in merito all’estromissione di 8 Senatori, regolarmente votati ed eletti;

3. Aggiornamento dell’iniziativa nonviolenta (Satyagraha) lanciata da Marco Pannella, che vede coinvolti decine di cittadini piemontesi e oltre 500 in tutta Italia, per ottenere sia l’immediato ripristino della legalità al Senato sia la tempestiva calendarizzazione di un provvedimento di amnistia in Parlamento.

Interverranno alla conferenza stampa: Enrico Buemi (deputato della Rosa nel Pugno, segretario provinciale SDI); Bruno Mellano (deputato della Rosa nel Pugno, coordinatore regionale radicale); Igor Boni (Comitato nazionale Radicali Italiani, rappresentante RNP alle trattative preelettorali); Salvatore Buglio (deputato Rosa nel Pugno).

N.B. Informazioni e aggiornamenti sul Satyagraha su www.radicali.it

Torino, 11 giugno 2006

Iscritto dal: 07/09/2000
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RICHIESTA DI RETTIFICA A "LA STAMPA"

In riferimento sia all’articolo pubblicato nelle pagine di cronaca di sabato, dal titolo “Carte truccate per una poltrona” di Grazia Longo (dove si ipotizza la presenza di più accordi sulla ripartizione degli assessori comunali, ventilando addirittura ipotesi di documenti confezionati ad arte dalle forze minori della coalizione di centro-sinistra) sia all’articolo dell’edizione domenicale “Per i piccoli poltrone di seconda fila” di Grazia Longo (ove non si correggono le gravi insinuazioni suddette ma si parla semplicemente dell’esistenza di un accordo che conteneva richieste dei partiti minori e non già – come in realtà è, nonostante lo si voglia negare – il preciso impegno di tutti i partiti a stabilire regole condivise per la ripartizione degli assessorati), si precisa quanto segue:

1. Il documento esiste ed è stato riconosciuto nella riunione di coalizione di sabato pomeriggio; è uno ed uno solo, e prevede per Rosa nel Pugno, Italia dei Valori e Verdi l’assegnazione di un assessore;
2. l’accordo non è il ‘pour parler’ di quattro amici al bar ma è il risultato di decine di ore di intensa trattativa e di mediazioni;
3. tutti i rappresentanti delle forze politiche, nella riunione di coalizione suddetta, hanno riconosciuto le loro firme in calce allo schema concordato;
4. Margherita e DS (guarda caso) interpretano quell’accordo non come vincolante ma solo come possibilità di accedere alla trattativa sugli assessori.

Per ciò che ci riguarda, chiediamo che su questa vicenda si dicano parole di verità, a cominciare dagli organi di stampa.

Igor Boni (firmatario dell’accordo)
Coordinamento regionale della
Rosa nel Pugno

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"La Stampa", 11 giugno 2006, pag. 41 (cronaca di Torino)

GLI ESCLUSI: NIENTE ASSESSORATI AI RAPPRESENTANTI DI ROSA NEL PUGNO, ITALIA DEI VALORI, VERDI E UDEUR

Per i piccoli poltrone di seconda fila

Grazia Longo

Nessuna speranza. Sulla presenza in giunta di Rosa nel Pugno, Italia dei Valori, Verdi e Udeur, il sindaco è irremovibile: «Per voi non c’è spazio». La spiegazione offerta durante il vertice di maggioranza di ieri pomeriggio, è ovviamente più articolata, ma la sostanza è questa.
Ai partiti minori vengono però concessi premi di consolazione in poltrone di seconda fila. Archiviato il giallo dei due diversi documenti (uno con i nomi dei gruppi, l’altro senza) sull’assetto dell’esecutivo, «perché si trattava solo di richieste e non di posti garantiti», si passa a soluzioni di sottogoverno. Più precisamente: ai Verdi Chiamparino propone la presidenza della commissione Ambiente, mentre per la Rosa nel Pugno si profila la presidenza dell’Agenzia dei trasporti. Quest’ultima ipotesi non viene ufficializzata ma indiscrezioni danno per certo l’ex assessore Gianluigi Bonino alla guida dell’Agenzia ritenuta dallo stesso sindaco «ancora più importante dell’assessorato, per il ruolo decisivo che dovrà svolgere nei prossimi anni». E l’Italia dei valori? Niente di niente, per ora dovranno accontentarsi del presidente della circoscrizione 8 (San Salvario) Cornelio Levi. Nessuna chance neppure per L’Udeur.
I quattro piccoli partiti, tuttavia, non si rassegnano. Il coordinatore regionale della Rosa nel pugno, Bruno Mellano rivendica «l’assessorato all’Ambiente per Silvio Viale. Questa è la nostra unica linea, non siamo interessati ad altri generi di compensazione». Il segretario cittadino dei Verdi, Fabio Bettarelli, prima si riserva «di accettare l’invito del sindaco», poi annuncia che «appoggerà la maggioranza a singhiozzo, in base alle delibere discusse». Il consigliere Andrea Buquicchio, Italia dei Valori, lancia la candidatura ad assessore di Avernino di Croce, insieme ad altri nomi ancora da scegliere. La delega la decida Chiamparino». Chiede visibilità anche Paolo Chiavarino, Udeur, «perché la nostra è l’unica forza politica ad essere cresciuta», nonostante in realtà non si riuscita a portare a casa nemmeno un consigliere.
Le aspettative, insomma, restano alte. Anche se si fatica a comprenderne il motivo, considerate le dichiarazioni del sindaco. «Era chiaro sin dall’inizio - ribadisce - che se non fossero sorte possibilità per modificare l’assetto della giunta, l’impostazione sarebbe rimasta invariata: 10 all’Ulivo, 3 su mia indicazione, 1 a testa per Rifondazione, Comunisti e Moderati». E l’ex vicesindaco Marco Calgaro, coordinatore cittadino della Margherita aggiunge: «Avevamo contattato i piccoli partiti per costituire un’unica grande lista civica a sostegno di Chiamparino, ma non hanno voluto aderire. Ci saremmo potuti chiamare “Insieme per Torino”, invece che “Ulivo con Chiamparino”. Non hanno accettato, adesso non possono avanzare pretese».

Iscritto dal: 07/09/2000
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"La Stampa", 10 Giugno 2006, pag. 39 (cronaca di Torino)

IL GIALLO I PARTITI MINORI SBANDIERANO UN DOCUMENTO CHE PROVEREBBE LE LORO RICHIESTE: MA QUELLO DEGLI ALTRI È DIVERSO

Carte truccate per una poltrona

Grazia Longo

Che cosa non si fa per un posto in giunta. I partiti minori lo rivendicano esibendo la bozza di un accordo che li vede protagonisti. Gli altri replicano con un documento che smentisce il loro coinvolgimento. La confusione è tanta.
Rosa nel Pugno, Italia dei Valori e Verdi ieri, in conferenza stampa, hanno presentato la fotocopia di un foglietto, una «bozza d’accordo» dal quale risulta che chi alle politiche ha ottenuto più del 3% ha diritto a una poltrona nell’esecutivo. Ds, Margherita e Comunisti italiani cadono dalle nuvole. Primo, perché non ricordano quella versione, ma solo l’altra senza l’indicazione dei partiti. Secondo, perché l’amanuense non era l’ex assessore Dl Paolo Peveraro come annunciato ai giornalisti. Terzo, perché i tre gruppi minori ribadiscono che quel 3% era riferito alle Politiche, mentre gli altri insistono che si trattava del dato previsto per le Amministrative. Poiché né Rosa nel Pugno, né Italia dei Valori e Verdi hanno raggiunto la soglia del 3% alle Comunali, quest’ultimo dato diventa dirimente.
L’ipotesi più probabile è che quella sera siano circolati due schemi, e che oggi ognuno tiri l’acqua al suo mulino. Comunque, Bruno Mellano, coordinatore regionale della Rosa nel Pugno si affida «a un’attesa fiduciosa» anche se si dichiara sorpreso perché «quelle firme apposte alle due di notte sembravano inutili a un tavolo di galantuomini, mentre oggi si rivelano addirittura non sufficienti per il rispetto dell’accordo».
Beppe Borgogno, coordinatore cittadino dei Ds, precisa che «la possibilità di un posto in giunta era solo una richiesta dei partiti minori e non una promessa». Quanto al sindaco, lui punta «alla coesione e non alla frammentazione tra i partiti: se l’Ulivo non vuole cedere i posti io non posso impedirglielo, perché l’affiatamento all’interno della giunta ha la priorità».
La resa dei conti oggi alle 15, in un incontro di tutta l’Unione.

Iscritto dal: 12/10/2000
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Che spettacolo indecente.

Iscritto dal: 04/10/2000
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'Sti radicali rosapugnati. Vorrebbero essere "voluti bene" dal centrosinistra e pure dai sindaci centrosinistri!

a.turchetti (non verificato)

Quote:
Silvio ha verificato che nei verbali della prefettura contenenti i risultati definitivi lui è secondo (dietro Gian Luigi Bonino, consigliere eletto) con 514 preferenze; terzo, Araldi con 511 preferenze.

Io andrei a verificare nei verbali i voti considerati nulli e/o eventualmente contestati, provvisoriamente attribuiti o meno.

I verbali di quest'anno per le Comunali erano molto più incasinati del solito per il redattore (leggasi Segretario del seggio), ma permettono agli eventuali "lettori" di risalire più facilmente ai voti "dubbi", attribuiti o meno.

Alle Comunali del 2001 a Ravenna, un seggio venne tolto all'Udc e attribuito a Forza Italia dopo una accurata verifica di verbali e schede.

Turko

Iscritto dal: 07/09/2000
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GIUNTA CHIAMPARINO: MELLANO E BONI (RNP) REPLICANO A BORGOGNO (DS) E CHIEDONO CHIAREZZA E LEALTA’.

A seguito dei lanci di agenzia del pomeriggio, relativi alla formazione della nuova giunta comunale ed all’accordo sottoscritto dai partiti in previsione del voto del 28 e 29 maggio, Bruno Mellano (Deputato della Rosa nel Pugno) ed Igor Boni (Comitato Nazionale dei Radicali Italiani) hanno dichiarato:

“Caro assessore in pectore Beppe Borgogno, anche noi ricordiamo bene il contesto in cui è stato siglato l’accordo fra i partiti della coalizione pro Chiamparino: per la Rosa nel Pugno erano presenti Igor Boni ed Antonio Buzzigoli (direttivo provinciale dello SDI).

Le firme che tutti i rappresentanti dei partiti dell’Unione hanno apposto alle 2 di notte nella Sala dell’Orologio del Municipio di Torino sembravano inutili ad un tavolo di galantuomini; oggi, secondo le dichiarazioni rilasciate da Borgogno all’Ansa, non solo si rivelano necessarie ma nemmeno sufficienti per ottenere il rispetto di quegli accordi.

Il Sindaco ha puntato molto sulla necessaria lealtà delle forze politiche che lo appoggiano, lealtà nei suoi confronti e lealtà nei confronti del programma: ora siamo noi a chiedere al Sindaco ed ai partiti che tale lealtà non sia a senso unico e che si comportino da galantuomini!

Sempre dalle agenzie di stampa apprendiamo di una dichiarazione del Sindaco “saranno i partiti a decidere se dare un assessorato alle forze politiche minori” mentre il segretario provinciale dei Ds Rocco Larizza (uno dei firmatari notturni dell’accordo) afferma a sua volta che “alla fine sarà Chiamparino a decidere”. A noi non resta che rimanere ancora in fiduciosa attesa del vertice di domani, nella speranza che gli indubbi problemi interni all’Ulivo non pregiudichino le radici stesse della coalizione.”

Torino, 9 giugno 2006

Iscritto dal: 07/09/2000
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Oggi pomeriggio si è tenuta nel Municipio di Torino la proclamazione ufficiale dei risultati. Sono andati ad assistere alla cerimonia sia Bruno Mellano che Silvio Viale.

Silvio ha verificato che nei verbali della prefettura contenenti i risultati definitivi lui è secondo (dietro Gian Luigi Bonino, consigliere eletto) con 514 preferenze; terzo, Araldi con 511 preferenze.

Iscritto dal: 07/09/2000
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TORINO/GIUNTA COMUNALE: PACTA SUNT SERVANDA.
SINTESI CONFERENZA STAMPA CONGIUNTA DI ITALIA DEI VALORI E ROSA NEL PUGNO.

All’inizio della conferenza stampa è stato distribuito ai giornalisti lo schema di accordo preelettorale, con in calce le firme dei rappresentanti di tutti i partiti dell’Unione, fra le quali anche quelle di Rocco Larizza (segretario provinciale DS), Marco Calgaro (segretario cittadino Margherita) e Gianni Favaro (segretario provinciale Rifondazione Comunista).

Andrea Buquicchio (segretario e consigliere regionale di Italia dei Valori): “Come potete vedere sul documento distribuito, ci troviamo davanti ad un accordo chiaro ed inequivocabile, che prevede l’automatico ingresso nella giunta comunale dei partiti dell’Unione aventi i seguenti due requisiti: hanno ottenuto in città più del 3% alle elezioni politiche; sono riusciti ad eleggere almeno un consigliere comunale. I partiti in questione sono: Ulivo, Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, Comunisti Italiani e Rosa nel Pugno (I Verdi hanno diritto ad un assessore avendo deciso di rinunciare alla candidatura di un presidente di circoscrizione). Non c’è nessuna possibilità di confusione né di equivoco in questo accordo, impostato dal sindaco Chiamparino e definito nei particolari dall’ex Assessore Peveraro. Ci troviamo, invece, di fronte ad un grave errore politico del sindaco, che ha peraltro disatteso anche l’altro accordo, esistente a livello nazionale, secondo il quale il veto o l’adesione di nuovi partiti allo schieramento di centro-sinistra, negli enti locali, doveva essere autorizzato dall’unanimità dei partiti dell’Unione. L’Italia dei Valori espresse subito la propria contrarietà all’ingresso nella coalizione dei Moderati. Il sindaco non può giocare allo scaricabarile, addossando la colpa del tradimento degli impegni presi ai rappresentanti dell’Ulivo.
Rivolgo, infine, un appello ai Comunisti Italiani ed a Rifondazione: non accettate la logica del “divide et impera”, accontentandovi dei vostri posti; rivendicate anche voi, assieme a noi, il rispetto dei patti.”.

Enrico Buemi (deputato della Rosa nel Pugno e segretario provinciale SDI): “Una forza politica deve far seguire alle parole i fatti; altrimenti, salta qualsiasi possibilità di lavoro comune. Mi chiedo e vi chiedo: l’Ulivo nasce con una volontà di inclusione o di esclusione? Come è possibile per noi accettare l’ipotesi di una giunta in cui, su 16 assessori, 10 sono dell’Ulivo e altri tre (quelli indicati dal sindaco) fanno comunque riferimento all’Ulivo? Quando i voti di Rosa nel Pugno e Italia dei Valori servono a strappare al centro-destra le circoscrizioni 1 e 8, tutto bene; quando non c’è bisogno dei nostri voti, ci tengono fuori della porta. Noi comprendiamo i problemi interni dell’Ulivo, ma ad essi non può essere sacrificato il rispetto che deve esserci fra le varie componenti dell’Unione. Le passate elezioni, sia comunali che nazionali, hanno dimostrato come anche le piccole formazioni sono state determinanti; i grossi partiti non lo dimentichino.”.

Avernino Di Croce (Direttivo IDV): “Il rispetto degli accordi presi non è un optional ma è fondamentale per la vita dell’Unione. Ognuno deve avere la consapevolezza dei propri limiti; solo così potrà venir fuori una giunta comunale coesa.”

Bruno Mellano (deputato Rosa nel Pugno, coordinatore regionale radicale): “La nostra è un’attesa fiduciosa; sono convinto che domani pomeriggio, quando finalmente i partiti dell’Unione si ritroveranno attorno a un tavolo con il sindaco Chiamparino, ci sarà la possibilità di parlarsi e di ritrovare un linguaggio comune. I Verdi, che dovevano partecipare a questa conferenza stampa, non sono venuti di persona ma hanno espresso il loro pessimismo sulla situazione con un comunicato stampa. Io, invece, rimango convinto che la giunta comunale in costruzione saprà rispecchiare le varie anime della coalizione.”.

Gianluigi Bonino (consigliere comunale della RNP): “Anch’io ho fiducia in una soluzione positiva dell’enpasse. In caso contrario, ci troveremmo davanti ad un precedente pericoloso, che costituirebbe una spada di Damocle su tutto il successivo svolgimento dei lavori non solo della Giunta ma anche del Consiglio Comunale.”.

Torino, 9 giugno 2006

Iscritto dal: 07/09/2000
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"La Repubblica"
VENERDÌ, 09 GIUGNO 2006

Pagina IX - Torino

Il sindaco convoca per domani un vertice di tutti i partiti, obiettivo: fare chiarezza

Per la giunta Chiamparino una strada irta di ostacoli

Stasera riunione ad alta tensione tra i Ds: si discuterà anche di rinnovo dei quadri

GINO LI VELI

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Si complica il percorso che porta alla formazione della giunta Chiamparino-bis, che probabilmente verrà annunciata martedì 13, due settimane dopo il voto (ma Walter Veltroni, superato in termini di percentuali di consensi raccolti, ha presentato la sua squadra ieri). Il sindaco, che oggi alle 15,30 in Sala Rossa verrà ufficialmente proclamato primo cittadino per altri cinque anni, ha deciso di convocare per domani una riunione, in Comune, di tutti i dieci partiti della coalizione per cercare di eliminare gli ostacoli sulla strada del nuovo esecutivo: le proteste dei partiti (Rosa nel Pugno, Italia dei Valori, Verdi) che hanno eletto un consigliere ma non avranno un posto in giunta, i malumori di chi ha raccolto molti voti e sperava in un ingresso nel Chiamparino-bis, la rigidità di alcune indicazioni dalla Margherita (in cui è forte la rabbia di Gavino Olmeo, come testimoniano le riflessioni sul suo sito) che propone una rosa secca di cinque aspiranti assessori senza proporre una figura femminile. Nella riunione di domani, Chiamparino, avrà anche la rosa dei Ds, che come la Margherita vuole cinque assessori. Uscirà dal vertice della direzione di questa sera all´istituto Avogadro, che si annuncia assai tempestoso. La Quercia ha due ordine di problemi da risolvere, come emerso nella riunione della segreteria di ieri: le richieste di tre consiglieri eletti nella lista dell´Ulivo (Monica Cerutti, Gioacchino Cuntrò e Lucia Centillo) di diventare assessori. Al loro posto subentrerebbero tre esponenti della Margherita. Poi, come ha spiegato il segretario Rocco Larizza, c´è da affrontare il discorso del rinnovamento o meno della compagine diessina in giunta. Un tema caro al gruppo guidato da capogruppo provinciale Stefano Esposito e dal vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Placido, pronto a contrastare la prospettiva di una delegazione formata da Beppe Borgogno (unico nome nuovo) e gli uscenti Mario Viano, Santina Vinciguerra, Maria Grazia Sestero e Fiorenzo Alfieri. Se così fosse, nella giunta il rinnovamento complessivo sarebbe di sette assessori su sedici: oltre a Borgogno, Domenico Mangone e Alessandro Altamura per la Margherita, Michele Dell´Utri per i Moderati, Gian Guido Passoni (comunisti italiani: un ritorno in realtà), Luigi Saragnese per Rifondazione mentre Ilda Curti dovrebbe essere indicata dal sindaco insieme ai riconfermati Elda Tessore e Roberto Tricarico. Ma è uno schema che, dopo la direzione Ds e la riunione collegiale di domani, potrebbe essere radicalmente modificato.

VENERDÌ, 09 GIUGNO 2006

Pagina IX - Torino

IL RETROSCENA

I piccoli partiti: "Tutto all´Ulivo? Non era l´accordo"
"Ecco cosa prevedeva il patto pre-elettorale"
"Se le regole saranno modificate a partita aperta sarà la prova che sono solo fagocitatori"

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«Tutto all´Ulivo e a noi niente? Non erano questi i patti». I tre partiti dell´Unione che hanno eletto un consigliere comunale, Rosa nel Pugno, Italia dei valori e Verdi, ma che non dovrebbero avere un posto nella nuova giunta di Sergio Chiamparino, oggi illustreranno l´accordo che, dicono, tutte le forze dell´alleanza, hanno sottoscritto prima del voto e che ora non verrebbe rispettato. Nel documento, c´è uno schema, scritto dall´ex assessore Paolo Peveraro, nella sue veste di membro della segreteria cittadina della Margherita, nell´ultima riunione in cui si definisce anche il criterio per assegnare le presidenze delle circoscrizioni. Si indica come limite il tre per cento dei consensi ottenuti alle politiche: chi lo supera e riesce a far eleggere un consigliere comunale, avrà il posto in giunta. Chi è al di sotto di quella soglia può scegliere fra la presidenza di una circoscrizione o la rappresentanza in giunta (e i Verdi rinunciarono alla guida di un quartiere). A questo punto c´è da chiedersi se prevale il concetto del 3 per cento (non ottenuto da Rosa nel Pugno, Verdi e Italia dei valori) o quello dell´elezione del rappresentante in Sala Rossa. Chiamparino, negli incontri dei giorni scorsi, ha detto chiaramente che per lui vale il limite del 3 per cento.
Convinti che la partita non sia chiusa, oggi e soprattutto nella riunione di tutta l´alleanza, i tre partiti cercheranno di far cambiare idea al sindaco e a Ds e Margherita, che richiedono, cinque assessori a testa in giunta: «Se le regole del gioco saranno modificate a partita aperta - dice il segretario regionale dipietrista Andrea Buquicchio - si potrà parlare indiscutibilmente di comportamento da fagocitatori verso i partiti minori. La coesione si conquista con ogni mezzo democratico, tranne che con la prepotenza e l´arroganza». Un appello al rispetto dei patti lo lanciano anche i Radicali della Rosa nel Pugno. Ma fino a ieri, né Ds né Margherita, apparivano intenzionati a fare un passo indietro. «Se si aggiunge che i tre assessori scelti dal sindaco fanno riferimento alla lista dell´Ulivo - dice un radicale - significa che questa forza monopolizzerà tutta la giunta, con 13 esponenti su 16. Non è un bel segnale per la coalizione dell´Unione. Chiamparino rifletta».

(g. l. v.)

"La Stampa", 9/06/06, pag. 45 (cronaca di Torino)

NUOVA GIUNTA PRONTI I RUOLI, MA RESTANO PARECCHI PARTITI DA SISTEMARE

I piccoli presentano il conto. E Chiamparino prende tempo

Luciano Borghesan

Sullo scacchiere del sindaco Chiamparino cominciano a esserci torri, cavali e dame: vicesindaco Tom Dealessandri, assessori Alessandro Altamura, Marco Borgione, Domenico Mangone, Renato Montabone (tutti della Margherita), Fiorenzo Alfieri, Beppe Borgogno, Mario Viano, Santina Vinciguerra, Monica Cerutti o Ilda Curti (Ds), Luigi Saragnese (Rifondazione comunista), Gianguido Passoni (Comunisti Italiani), Michele Dell’Utri (Moderati), Elda Tessore, Roberto Tricarico e un nome ancora da definire (indicati da Chiamparino). Il nome da definire? Una donna, ricircola il nome di Maurizia Rebola (Librolandia), mentre Maria Grazia Sestero dovrebbe andare all’Agenzia regionale dei Trasporti.
La rosa completa uscirà domani pomeriggio: per le 15, a Palazzo Civico, il sindaco ha convocato le dieci forze politiche che l’hanno portato a quota 66,6%. L’ultimo round si svolgerà nella Sala delle colonne.
Ma la trattativa che conta probabilmente avverrà oggi. Sono ancora molti gli eventuali «pedoni» che hanno ragioni da far valere. Ieri dopo aver letto le proteste (diramate pure via Internet) dall’assessore uscente e consigliere comunale confermato Gavino Olmeo, il sindaco ha ricevuto la compagna Cerutti. «La nuova giunta deve caratterizzarsi con una maggior presenza femminile e il mio risultato elettorale (2743 voti un centinaio meno del capolista Calgaro e duecento più del probabile capogruppo Giorgis, Ndr) giustifica la richiesta», spiega Cerutti (Ds) indicando la presidenza del Consiglio come alternativa al posto in giunta. Più tardi Chiamparino ha ricevuto l’Udeur del mancato consigliere (per 17 voti) Paolo Chiavarino, anticipato da un comunicato della segreteria Mastella: «Rischiamo di star fuori a Roma, Savona, Torino, nonostante il risultato al di sopra delle aspettative. Se questa è la prospettiva nutriamo grosse perplessità sulla possibilità di lavorare bene e insieme per il futuro». Il sindaco ascolta, propone coinvolgimenti e ruoli esterni alla Sala rossa, alla fine rimanda tutti a sabato.
Avanti un altro, anzi altri tre. Oggi si presentano assieme, alle 11,30, in via Palazzo di Città, esponenti di Italia dei Valori, Rosa nel Pugno e Verdi: illustreranno gli accordi sottoscritti da tutti i partiti dell’Unione prima delle elezioni e richiederanno a Chiamparino e alla lista dell’Ulivo di rispettarli. Ci saranno Andrea Buquicchio e Avernino Di Croce per l’Italia dei Valori, Enrico Buemi e Bruno Mellano per la Rosa nel Pugno, per i Verdi Fabio Bettarelli e Maria Cristina Spinosa. Presi singolarmente i tre gruppi hanno ottenuto meno di Rifondazione (7,8%), Moderati (3,9) e Comunisti (3,08) - cui viene riconosciuto un assessore a testa -, ma se sommano i voti (2,8% Rosa, 2,3 Verdi, 1,9 IdV) raggiungono il 6,97. Per di più la triade sostiene che i Moderati sono stati aggiunti dal sindaco ad accordi fatti.
Per i Ds le conclusioni saranno tratte oggi, alle ore 17,30, all’Avogadro.

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GIUNTA COMUNALE DI TORINO/DOMANI MATTINA CONFERENZA STAMPA CONGIUNTA DI ITALIA DEI VALORI-ROSA NEL PUGNO E VERDI:
“CHIAMPARINO E ULIVO, PACTA SUNT SERVANDA!”

Domani, venerdi’ 9 giugno, alle ore 11:30, presso la Sala Pasquale Cavaliere (Torino, via Palazzo di Città n. 14), in una conferenza stampa congiunta, esponenti di Italia dei Valori, Rosa nel Pugno e Verdi illustreranno (e distribuiranno alla stampa) gli accordi sottoscritti da TUTTI i partiti dell’Unione prima delle elezioni comunali e richiederanno innanzitutto al sindaco Sergio Chiamparino e alla lista dell’Ulivo di rispettare tali patti. Solo se ciascuno rispetterà gli impegni presi, la riunione delle forze che compongono l’Unione, prevista nella giornata di sabato, potrà far risaltare la forza e la coesione della maggioranza che si appresta a governare il comune di Torino.

Alla conferenza stampa di domani mattina interverranno:

- per l’Italia dei Valori, Andrea Buquicchio (consigliere e segretario regionale) e Avernino Di Croce (Direttivo Provinciale);
- per la Rosa nel Pugno l’on. Enrico Buemi (segretario provinciale SDI) e l’on. Bruno Mellano (coordinatore regionale radicale);
- per i Verdi, Fabio Bettarelli (coordinatore cittadino) e Maria Cristina Spinosa (consigliere regionale e coordinatrice provinciale).

Torino, 8 giugno 2006

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"La Stampa", 8/06/06, pag. 47 (cronaca di Torino)

COMUNE/L’ASSESSORE USCENTE AL SINDACO: INGIUSTIFICATO PREMIO AI MODERATI

Olmeo fuori dalla giunta attacca: «Privilegiati gli ex di Forza Italia»

Luciano Borghesan

«Chiamparino col 66 per cento dei consensi, può scegliere davvero chi vuole... anche chi, negli ultimi 9 anni e fino a 6 mesi fa, era seduto nei banchi di Forza Italia. Ma non è giusto che lo faccia a scapito di chi ha contribuito al suo e nostro successo!», riflette a voce alta Gavino Olmeo, l’assessore uscente che ha organizzato la macchina elettorale del Comune. E lo fa ergendosi un po’ a rappresentante dei quasi-delusi all’interno dell’Ulivo (sia Margherita sia Ds) circa trattative che registrano richieste di posti in giunta e sotto governo per «transfughi» dell’ultima ora. Il riferimento è per i Moderati, una forza che dal nulla ha sfiorato il 4 per cento, composta in gran parte da ex azzurri. Insegnante di religione al liceo Galfer, 45 anni, Olmeo è diventato assessore negli ultimi 18 mesi della tornata. Alle spalle aveva un lungo apprendistato politico, nel Ppi di Martinazzoli («Fui io ad andare a Roma a prendere il simbolo in seguito alla spaccatura tra Gerardo Bianco e Rocco Buttiglione»), dal 1998 al 2001 a fianco del deputato Maria Pia Valetto, cinque anni nella circoscrizione Pozzo Strada a fare opposizione costruttiva al centrodestra guidato dall’allora forzitalia Giacomo Portas, sì proprio lui il regista dei Moderati.
«Sono amareggiato ma non al punto da ritenere me stesso più capace di altri possibili assessori - dice Olmeo -. Però credo di aver fatto bene se il 28 maggio sono risultato il terzo degli eletti della lista unitaria: 2587 preferenze, 250 meno del capolista e mio leader di area, oltreché di Margherita, Calgaro».
L’assessore chiede al suo partito: «Non va bene chi ha fatto bene? Si dica sulla base di quali criteri oggi si possono scegliere amministratori che arrivano da un’area che ha perso consenso al posto di chi l’ha confermato e aumentato».
Analisi sollecitata da altri assessori uscenti e da consiglieri che al vaglio delle urne hanno ottenuto buoni risultati. Se ne parlerà anche oggi nella segreteria e domani nella direzione provinciale dei Ds. Disagio viene manifestato da diverse parti al termine del primo giro di consultazioni del sindaco. Italia dei Valori, Verdi e Rosa nel Pugno chiedono «con urgenza» un tavolo di maggioranza per cercare un accordo politico volto a definire l’assetto di giunta.
L’Italia dei Valori, con Andrea Buquicchio, ieri, al sindaco ha spiegato che va rispettato «l'intesa pre-elettorale sottoscritta da tutte le forze politiche (Ds, Margherita, Rifondazione, Comunisti Italiani, Rosa nel Pugno, Verdi, Udeur, Repubblicani Europei, oltre all'IdV) che prevedeva l'ingresso in giunta di tutte le forze politiche che avessero raggiunto il quorum per eleggere un consigliere comunale, l'accordo prevedeva, tra l'altro, che alcuni partiti ottenessero una candidatura alla presidenza di una circoscrizione». Anche Buquicchio ha ricordato che «la lista dei Moderati non era assolutamente contemplata in tale accordo».
Fase delicata. L’esigenza di cercare l’accordo politico riecheggia a Roma. In particolare le forze nazionali che viaggiano verso il Partito Democratico vorrebbero restare unite.

"La Repubblica", GIOVEDÌ, 08 GIUGNO 2006

Pagina VI - Torino

Buquicchio (Di Pietro) e Bonino (Rnp) vogliono un vertice di maggioranza sugli assessorati

Giunta, la rivolta dei piccoli

Il sindaco: "No ai capricci". E Ascom difende Tessore

Per il Bilancio Chiamparino chiede De Santis, ma Peveraro pretende Altamura
Il primo cittadino non accetta diktat: "Non mi serve chi vuol solo piantare la bandierina"

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I piccoli partiti chiedono udienza. Si ribellano all´idea di rimanere esclusi dalla divisione degli assessorati in Comune: «La nuova giunta - sintetizza l´ex assessore Gianluigi Bonino della Rosa nel Pugno - avrà 16 posti, due in più della precedente. Non è pensabile che al suo interno non vengano rappresentate le forze della coalizione che hanno ottenuto consiglieri». Dello stesso tenore un articolato documento diffuso ieri da Andrea Buquicchio, segretario regionale di Italia dei Valori che ha incontrato il sindaco. «Chiediamo un incontro urgente di tutte le forze della coalizione - ha scritto Buquicchio - perché venga rispettato l´accordo pre-elettorale». L´intesa prevedeva che venisse rappresentata in giunta ogni forza politica della maggioranza che avesse ottenuto seggi in Sala Rossa. Secondo lo schema su cui si sta ragionando oggi, invece, Margherita e Ds farebbero la parte del leone, con cinque assessorati a testa, mentre un assessore ciascuno andrebbe a Rifondazione, Comunisti Italiani e Moderati. Verdi, Idv e Rosa nel Pugno rimarrebbero invece all´asciutto. Chiamparino continua a incontrare tutti, ma resta fermo sulle sue posizioni: «Io voglio una giunta coesa, non un posto dove tutti, ogni settimana, piantino le bandierine delle proprie rivendicazioni o dei propri capricci».
La riunione della coalizione per affrontare la spinosa questione potrebbe svolgersi sabato. Il segretario provinciale dei Ds, Rocco Larizza, conferma che il suo partito «è sempre disponibile a incontrare gli alleati e ad affrontare i problemi». Questa sera Ds e Margherita dovrebbero riunirsi per un´analisi preliminare della situazione mentre domani sera è in programma la riunione della direzione diessina che dovrà definire l´elenco degli assessori da proporre a Chiamparino. Ancora una volta si porrà il problema del ricambio generazionale: nel 2011, quando la giunta che si forma oggi concluderà il suo mandato, alcuni assessori, se riconfermati, saranno vicini ai settant´anni. Il tempo comincia a stringere. Venerdì infatti avverrà in Sala Rossa la proclamazione degli eletti e da quel momento Chiamparino avrà dieci giorni di tempo per convocare la prima riunione del Consiglio comunale.
Prima di allora i problemi da risolvere sono ancora parecchi. Il primo riguarda il nome dell´assessore al Bilancio che prenderà il posto di Paolo Peveraro, emigrato nella giunta Bresso. Non è un mistero che il sindaco preferirebbe sostituirlo con Giuseppina De Santis, oggi assessore provinciale alle attività produttive. La componente laica della Margherita (Paolo Peveraro e i suoi) spinge invece per candidare Alessandro Altamura, già presidente del Consiglio comunale. Il braccio di ferro potrebbe risolversi se Altamura andasse in Provincia a sostituire De Santis. Ipotesi che dovrebbe però trovare l´accordo del Presidente Saitta. Il quale si limita a commentare: «L´assessore De Santis sta svolgendo un ottimo lavoro e mi auguro che possa continuare. Se decidesse di andare in Comune dovrei naturalmente sostituirla con una persona che abbia le stesse capacità».
Infine toccherà al sindaco risolvere il problema dell´assessorato al Commercio. Che nella precedente giunta era unificato con quello al Turismo ed era retto da Elda Tessore. Ieri, con una lettera, l´Ascom per bocca della sua presidente, Maria Luisa Coppa, ha fatto sapere di essere contraria a scindere le deleghe, un evidente attestato di stima all´operato della stessa Tessore.

(p. g.)

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"La Stampa", 7/06/06, pag. 45 (cronaca di Torino)

LA NUOVA GIUNTA
I piccoli partiti si ribellano a Chiamparino

Emanuela Minucci

I piccoli partiti si ribellano «al tiranno Chiamparino». Dalla Rosa nel Pugno all’Italia dei Valori sino ai Verdi si avverte forte il vento della ribellione. Le dichiarazioni contro l’esclusione dei più piccini dalla nuova giunta vanno dall’esoterica uscita di Cardetti (Rnp) («il sindaco ha deciso di puntare al paradiso facendo strage dei partiti alleati più o meno innocenti») alla bellicosa conclusione di Andrea Buquicchio (Idv): «Se non saranno rispettati i patti noi siamo pronti alla guerra totale».
Che cosa porta le mini-formazioni che sono andate a sostegno dell’Unione a gridare al tradimento? «Semplice - risponde ancora Buquicchio - il fatto che non è stato rispettato quell’accordo distribuito alla vigilia delle elezioni dall’assessore Peveraro in cui si prospettava l’ingresso sicuro in giunta a chi avrebbe conquistato il quorum». Il sindaco Chiamparino ha ribadito anche ieri a Verdi e Italia del Valori (dopo averlo spiegato lunedì alla Rosa nel Pugno) che quell’accordo non significava automaticamente «quorum uguale presenza in giunta». E i piccoli partiti hanno richiesto a gran voce un’imminente riunione di maggioranza in cui discutere il da farsi.
Per ora comunque, salvo improvvisi moti di generosità dell’Ulivo (anzi, di Margherita e Ds che si portano a casa 5 assessori a testa), pare proprio che la formazione della prossima giunta resti quella iniziale: 10 assessori all’Ulivo, uno a Rifondazione (più il presidente del Consiglio comunale), tre in quota sindaco, uno ai Moderati e uno ai Comunisti italiani. Ancora in alto mare la questione delle deleghe. Sempre più probabile che l’Arredo urbano verrà abbinato al «post-olimpico» per andare ad Elda Tessore (quota sindaco con Tricarico). Il Commercio, come già detto, verrà separato dal Turismo, mentre il Patrimonio sarà unito all’Urbanistica e andrà a Mario Viano. Il vicesindaco Tom Dealessandri oltre che di Lavoro (delega che sarebbe piaciuta a Rifondazione) potrebbe pure occuparsi di Partecipate. Resta blindata la formazione della Margherita (Altamura, Mangone, Borgione, Dealessandri, Montabone), ancora mobile l’assetto dei Ds in cui gli unici nomi sicuri sono Borgogno, Viano e Alfieri. Sempre da vedere se Ilda Curti (in arrivo dal «The Gate») andrà considerata in quota sindaco o Ds.

"La Repubblica", MERCOLEDÌ, 07 GIUGNO 2006

Pagina IV - Torino

Il sindaco: voglio una squadra armonica, non un gruppo dove tutti abbiano diritto di veto

"La giunta? Non siamo all´Onu"

I Ds dovranno indicare entro venerdì la rosa: in forse la nomina di Cuntrò e Cerruti

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«Il mio obiettivo è creare una giunta armonica, in cui si premi il progetto unitario, per cui mi sono battuto, rispetto alla frammentazione. Non voglio mica creare una sorta di consiglio di sicurezza dell´Onu, dove ognuno ha il diritto di veto. Se i partiti trovano un accordo bene, altrimenti vado avanti per la mia strada». Sergio Chiamparino non appare preoccupato delle proteste che anche ieri gli sono arrivate dai partiti (Verdi, Italia dei Valori, Udeur) ai quali non viene riconosciuto un posto nella nuova giunta, per non aver raggiunto il 3 per cento di consensi. I dipietristi e la Rosa nel Pugno (altro partito fuori dall´esecutivo) sollecitano una riunione di tutta l´alleanza per chiedere il rispetto degli impegni. L´ex sindaco socialista Giorgio Cardetti ironizza su «Chiamparino, che dopo essere stato eletto con l´esoterica cifra del 66,6 per cento, ora punta al paradiso facendo strage dei partiti alleati, più o meno innocenti e creando un manuale Cencelli più o meno rivisitato».
Nell´inevitabile situazione un po´ confusa, tipica di ogni formazione di giunta, ci sono però alcuni punti fermi: la probabile proclamazione ufficiale della rielezione di Chiamparino venerdì, la presentazione della giunta a metà della prossima settimana e la prima riunione del Consiglio comunale tra il 19 e il 21 giugno. Altre certezze: le donne, in giunta, dovranno essere almeno quattro. E ancora: il sindaco indica personalmente due assessori: Roberto Tricarico ed Elda Tessore. Dal gruppone dell´Ulivo non dovrebbero venire scelti altri eletti, anche per non modificare l´equilibrio. E quindi rischia di non aver alcun seguito un´idea di alcuni esponenti Ds, di dare un riconoscimento a Gioacchino Cuntrò e Monica Cerutti (la più votata della Quercia). Il partito guidato da Rocco Larizza indicherà la propria rosa di nomi (5 posti come la Margherita che però non ha proposto alcuna donna) dopo le riunioni della segreteria domani e della direzione venerdì.
In quell´occasione verrà riproposto il tema del rinnovamento della rappresentanza in giunta, che dicono i sostenitori del progetto, se ci deve essere deve essere totale e non una cosa a metà. Fuori dal politichese: se si pensa di ripresentare Fiorenzo Alfieri alla Cultura, non si capisce perché escludere Maria Grazia Sestero. Restano per ora sicuri dell´ingresso in giunta Beppe Borgogno e Mario Viano, che in realtà è un indipendente. Certa anche Ilda Curti che potrebbe essere indicata dal partito o scelta direttamente dal sindaco.

(g.l.v.)

“Il Giornale del Piemonte” (inserto de “Il Giornale”), 7/06/06, pag. 3 (con richiamo in prima)

GIUNTA PROIBITA PER I PICCOLI PARTITI
Continua il braccio di ferro tra il sindaco e le formazioni minori che pretendono il rispetto degli accordi

Andrea Costa

Tuona Italia dei Valori. Tuona la Rosa nel Pugno. Tuona l’Udeur. I piccoli fanno la voce grossa. Bussano alla porta del sindaco, non ci stanno al veto dei maggiori partiti della coalizione, Margherita e Ds, che vogliono cinque assessori a testa senza fare quel passo indietro che il sindaco aveva suggerito, senza esito, per fare spazio ai minori. “E’ in atto un indecente scaricabarile tra i partiti dell’Ulivo”, afferma un seccatissimo Andrea Buquicchio (Idv), che promette scintille “se non verranno rispettati gli accordi”.

La processione nell’ufficio del sindaco continua. Dopo il giro di consultazioni di Ds e Margherita, ieri è stata la volta dei rappresentanti delle formazioni di Di Pietro e dell’Udeur, che il borsino della giunta vede escluse per ora dall’ingresso nella giunta per l’opposizione di Ds e Margherita, che non intendono rinunciare ai dieci assessori che spetterebbero loro.

Patrizia Bugnano e Avernino Di Croce (Idv), però, hanno fatto segnare un punto a loro favore. Si sono presentati dal sindaco con una copia dell’accordo siglato prima dell’inizio della campagna elettorale. “Lo schema era preciso – ricorda Buquicchio – L’Ulivo, Rifondazione comunista, Rosa nel Pugno, Comunisti Italiani e Italia dei Valori, se avessero fatto il consigliere, avrebbero avuto diritto a un posto in giunta, punto e basta.”. Ma quell’accordo non è valido secondo Ds e Margherita, i quali interpretano il documento in maniera diversa. Beppe Borgogno, segretario cittadino dei Ds in procinto di entrare in giunta, dice di non ricordare se fu siglato un documento vero e proprio, ma era presente alla riunione in cui fu sancito il patto. “Sia chiaro che non partecipo alla trattativa sulla giunta – precisa – ma partecipai a quella discussione. E quell’accordo, se non ricordo male, dava titolo a chiedere. E non a ottenere. In altre parole – aggiunge – chi non avesse raggiunto il 3 per cento di quorum non avrebbe potuto neppure avanzare candidature, un’opportunità riservata, invece, a chi avesse superato il tetto. Ricordo che ci lasciammo dicendo che, una volta chiuse le urne, avremmo fatto gli approfondimenti necessari. Cosa che il sindaco sta facendo.”.

Buquicchio è di tutta altra opinione, e si dice pronto a sventolare sotto il naso degli alleati il documento in cui l’unico discrimine vero stabilito in accordo con le forze di centrosinistra era quello dell’elezione del consigliere. “Faremo un altro incontro con l’Ulivo per far presente che si devono coinvolgere tutte le forze della coalizione in base allo schema siglato da tutte le forze politiche dell’Unione”, ribadisce. E poi rincara la dose: “Lo sbarramento del 3 per cento alle amministrative se lo sono sognato, non è mai stato preso in considerazione. L’unico discrimine era l’elezione del consigliere.”. Il tre per cento, secondo Idv, riguardava il risultato delle politiche: “Avevamo stabilito che al di sotto di quella soglia non si poteva avere accesso alla presidenza delle Circoscrizioni. Ma il risultato elettorale (non brillante e sotto il 3 per cento) li ha indeboliti, facendo così fiorire la disputa sull’interpretazione dell’accordo tra Chiamparino e l’Ulivo, il cui fine è ridimensionare le pretese dei partiti minori. Buquicchio però non ci sta e passa alle minacce: “Il sindaco sta facendo scaricabarile con l’Ulivo. Atteggiamenti di questo genere sono offensivi. Non si possono cambiare le regole del gioco a partita aperta, questo non fa onore all’Unione e non fa onore al progetto unitario del sindaco. Gli accordi si rispettano, e chi non li rispetta se ne assume la responsabilità senza recriminare poi eventuali azioni uguali e contrarie”.

Se la passano male anche l’Udeur e la Rosa nel Pugno. Buemi (Sdi) e Mellano (Radicali) protestano: “Di fronte a non credibili interpretazioni degli accordi presi e consolidati in svariate riunioni preelettorali, è necessario ed urgente un vertice dei partiti dell’Unione, per verificare le reciproche posizioni e risolvere nel modo migliore una questione che non può essere delegata alle chiacchere di corridoio e alle dichiarazioni sui giornali”. Le delegazione dei Martelliani, ricevuta in tarda serata dal sindaco, si è dovuta accontentare di un rinvio. Ma le speranze di ottenere un rappresentante in giunta sembrano ridotte al lumicino. Il sindaco, infatti, sembra orientato ad “accontentare” i partiti più piccoli con posti di sottogoverno. Avrà un assessore invece il Pdci, i cui rappresentanti in mattinata hanno incassato il via libera dal primo cittadino. A loro, non poteva negare un posto, che infatti andrà a Gianguido Passoni, il quale avrà le deleghe al Bilancio e ai Tributi. Il segretario provinciale Vincenzo Chiappa ha chiesto una delega in più sul versante del sociale, ipotesi sulla quale Chiamparino si è preso due giorni per sciogliere la riserva.

Iscritto dal: 07/09/2000
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ELEZIONI COMUNALI/BUEMI E MELLANO (RNP): “PER SUPERARE NON CREDIBILI INTERPRETAZIONI DEGLI ACCORDI PRESI PRIMA DEL VOTO, CHIEDIAMO UN VERTICE DEI PARTITI DELL’UNIONE, DA TENERSI ENTRO VENERDI’”.

Enrico Buemi e Bruno Mellano (deputati della Rosa nel Pugno) hanno dichiarato:

“Di fronte a non credibili interpretazioni degli accordi presi e consolidati in svariate riunioni preelettorali, è necessario ed urgente un vertice dei partiti dell’Unione, per verificare le reciproche posizioni e risolvere nel modo migliore una questione che non può essere delegata alle chiacchere di corridoio e alle dichiarazioni sui giornali.”

Torino, 6 giugno 2006

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La Stampa", 6/06/06, pag. 39 (cronaca di Torino)

CHIAMPARINO BIS/Non c’è posto per i partiti minori in giunta

Emanuela Minucci

Forza Ulivo. In Comune, in Regione e nelle circoscrizioni. E’ questo il diktat emerso ieri dalle segreterie regionali e cittadine di Ds e Margherita: creare entro l’autunno il gruppo unitario dell’Ulivo in Regione e subito nelle circoscrizioni. Un bel passo avanti che vede Torino e Roma fare a gara per aggiudicarsi il primato di capitale del Partito Democratico.
Già ieri, però, Walter Veltroni è stato proclamato sindaco. Sergio Chiamparino, invece, con i suoi 307.913 voti pari al 66,59 per cento a causa del ricorso richiesto dall’Udeur dovrà aspettare venerdì. Insieme con la proclamazione slitterà probabilmente anche la presentazione della giunta da 16 assessori. Era prevista per lunedì 12 giugno, ma, con ogni probabilità si sposterà il 16. Intanto però il sindaco si è messo già al lavoro. Ieri ha cominciato la sua giornata dando un dispiacere alla Rosa nel Pugno, per i cui uomini pare che un posto in giunta non ci sarà. «Io conto ancora sul fatto che Chiamparino sia un uomo d’onore...». ha commentato Bruno Mellano, coordinatore regionale insieme con Enrico Buemi, della Rosa nel Pugno, uscendo un po’ pesto dal primo giro di consultazioni del sindaco. Lui, come altri partiti minori (quelli al di sotto del 3 per cento, Rosa nel Pugno appunto, Italia dei Valori e Verdi) anche oggi si sentiranno fare lo stesso discorso. Pare ormai infatti sicuro che al fianco di Ds, Margherita e Rifondazione entreranno nella squadra del sindaco solo i Moderati e i Comunisti Italiani. Stamattina toccherà a Buquicchio (Idv) che ricorderà al sindaco «quell’accordo firmato al termine della riunione fiume dell’Unione quando si stabilì che i partiti che facevano un consigliere sarebbero anche entrati in giunta». Inutile dire che quel documento può essere interpretato in più modi. E il sindaco pensa che l’automatismo non esista.
Ma come riaccendere le speranze dei partiti minori? L’unica strada potrebbe essere che Ds e Margherita (cinque assessori a testa) rinunciassero entrambi a uno. Il sindaco ne nominerà sempre tre per la sua quota e uno va al Pdci. Novità anche sul fronte deleghe: l’Arredo urbano verrà abbinato al «post-olimpico», delega questa destinata ad Elda Tessore (quota sindaco con Tricarico). Il Commercio poi verrà separato dal Turismo, mentre il Patrimonio sarà unito all’Urbanistica. E veniamo ai nomi. Blindata la formazione della Margherita (5 assessori per le cinque anime della stessa: Altamura, Mangone, Borgione, Dealessandri, Montabone), assetto mobile invece per i Ds che continuano a sostenere la triade Viano (supersicuro), Alfieri e Sestero. Certa anche la new-entry di Beppe Borgogno, in osservazione Cuntrò e Cerutti. Ancora da vedere se Ilda Curti (in arrivo dal progetto «The Gate») andrà in quota sindaco o verrà ascritta ai Ds. E mentre Rifondazione porta a casa un assessorato (ma non il Lavoro) e la presidenza del Consiglio (Castronovo), vanno maluccio le quote rosa. Se non si recuperano Maurizia Rebola e Susanna Fucini (quota sindaco) gli assessori donna per ora restano solo tre: pochine. Fumata nera invece sul capogruppo dell’Ulivo. Il candidato più probabile resta Giorgis (Ds), ma non c’è ancora l’investitura ufficiale: si aspetta di vederci chiaro sulla futura giunta.

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Elezioni comunali Torino:questa mattina delegazione della Rosa nel Pugno ricevuta dal Sindaco Chiamparino

Torino, 5 giugno 2006

I deputati della Rosa nel Pugno Enrico Buemi e Bruno Mellano questa mattina sono stati ricevuti dal Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino.

La delegazione della Rosa nel Pugno è stata la prima delle liste che hanno appoggiato il candidato Sindaco del Centro – Sinistra a confrontarsi con Chiamparino in questa fase di costituzione della nuova Giunta comunale, a seguito delle elezioni del 28 e 29 maggio scorsi.

Il Sindaco ha illustrato agli ospiti i propri orientamenti e le proprie difficoltà nella predisposizione della squadra. Si è parlato dei risultati elettorali, del possibile assessore alla Rosa nel Pugno e del percorso per la sua definizione. Il Sindaco ha affermato di avere, al momento, difficoltà nell’assicurare una presenza in Giunta alla formazione dei Laici, Socialisti, Liberali e Radicali.

Buemi e Mellano hanno chiesto al Sindaco di riconoscere e di rispettare gli accordi siglati dalle forze politiche in sede di definizione del programma e degli assetti della coalizione del centro-sinistra alle comunali. Hanno inoltre consegnato a Chiamparino una lettera di puntualizzazione degli accordi sottoscritti ed una copia dello schema di accordo, predisposto da Paolo Peveraro su uno spunto dello stesso sindaco, schema sul quale si sono ritrovate le tutte forze politiche che hanno partecipato attivamente alle riunioni preparatorie della coalizione e sulla cui base i partiti hanno operato le proprie scelte.

Buemi e Mellano hanno informato Chiamparino che una riunione della Segreteria Nazionale della Rosa nel Pugno (presenti, fra gli altri, anche Enrico Boselli, Marco Pannella, Daniele Capezzone, Roberto Villetti) è convocata per domani mattina a Roma per discutere gli assetti organizzativi del nuovo partito dopo le elezioni amministrative, con particolare riferimento a Roma e Torino.

Buemi e Mellano, avendo recepito le difficoltà rappresentate dal Sindaco, hanno preannunciato a Chiamparino la richiesta di una riunione delle forze che lo hanno appoggiato per una verifica del patto elettorale sottoscritto.

Segue testo lettera consegnata al Sindaco Chiamparino:

Alla cortese attenzione del Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino
e per conoscenza ai rappresentanti di tutti i partiti della coalizione di Centro-sinistra

In seguito alle notizie di stampa relative alla formazione della prossima Giunta comunale di Torino, riteniamo opportuno e necessario precisare quanto segue.

In occasione dei 6 incontri che hanno visto riunirsi i rappresentanti provinciali delle forze dell’Unione, tenutisi presso la federazione dei DS di C.so Vinzaglio, nelle due settimane precedenti le elezioni Politiche, ai quali per la Rosa nel Pugno hanno preso parte Igor Boni del Comitato nazionale di Radicali Italiani, accompagnato in alcune occasioni da Enrico Buemi (Segretario provinciale dello Sdi) e da Giorgio Cardetti (Direttivo provinciale dello Sdi), in più di una occasione si è affrontato il tema di quale criterio adottare per la rappresentanza in Giunta delle forze politiche che contribuiscono al successo della coalizione di Centro-sinistra.

Il tema era stato sollevato soprattutto in merito al caso del comune di Ciriè (ma anche di altre situazioni locali) dove il candidato sindaco del Centro-sinistra Brizio, a dire di alcune forze politiche, aveva deciso di formare la Giunta solo con assessori di DS e Margherita. Su questo tema, più di una volta e con l’accordo della totalità dei rappresentanti del Centro-sinistra, compresi ovviamente i Segretari provinciali di DS e Margherita, Larizza e Di Michele, si è affermato che qualunque forza politica ottenesse una rappresentanza in Consiglio comunale (anche solo di 1 consigliere) aveva diritto di essere rappresentata nella Giunta con almeno un Assessore.

L’accordo aveva l’obiettivo di eliminare la necessità di nominare Assessori anche di forze politiche senza rappresentanza in Consiglio comunale ma, ovviamente, si lasciava alla responsabilità del Sindaco eletto di decidere se scegliere anche assessori al di fuori delle forze politiche rappresentate. Anche grazie a questa decisione il ‘caso Brizio’ è completamente rientrato avendo avuto l’assicurazione dallo stesso Brizio (che ha direttamente parlato con Enrico Buemi e Igor Boni) che tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio comunale avrebbero avuto un assessore.

Per quanto riguarda il Comune di Torino, per il quale si è sempre inteso valessero gli accordi suddetti, si è ulteriormente definito l’accordo fra le forze politiche in un tavolo specifico dei rappresentanti cittadini delle varie forze politiche che intendevano appoggiare la candidatura di Sergio Chiamparino.

Per la scelta dei candidati presidenti di circoscrizione da assegnare alle forze politiche del Centro-sinistra e per definire quali forze politiche avevano diritto ad avere un proprio uomo candidato, all’interno del Municipio di Torino, presso gli uffici comunali dei DS e in ‘Sala dell’orologio’ si sono svolti 5 incontri, concentrati a ridosso della scadenza elettorale nazionale. All’ultima decisiva riunione ha partecipato, nella prima parte anche il Sindaco. Per la Rosa nel Pugno hanno preso parte
agli incontri Igor Boni del Comitato nazionale di Radicali Italiani, accompagnato in alcune occasioni da Antonio Buzzigoli (Direttivo Sdi) e da Gian Luigi Bonino (Segretario regionale Sdi).

Non riuscendo a trovare un’intesa su quali partiti avevano diritto al candidato presidente si è deciso, non senza malumori delle forze di minor peso elettorale, di legare la possibilità di candidatura alla successiva rappresentanza in Giunta.
L’accordo conclusivo, proposto dal Sindaco e perfezionato da Peveraro della Margherita e da tutti sottoscritto e firmato, prevede per le forze politiche della coalizione quanto segue:
· le formazioni che nelle elezioni politiche hanno ottenuto meno del 3% dei consensi in Città, come media di Camera e Senato, dovevano scegliere se avere un candidato Presidente di circoscrizione o un Assessore. Se avessero scelto il Presidente sapevano, da subito, che senza il raggiungimento del 3% alle elezioni comunali non avrebbero potuto avere l’assessore. Per questo motivo i Verdi hanno rinunciato alla candidatura a Presidente di circoscrizione.
· le formazioni che nelle elezioni politiche hanno ottenuto più del 3% dei consensi in Città, come media di Camera e Senato, potevano avere un candidato Presidente di circoscrizione e, se avessero avuto un consigliere comunale eletto (con qualsiasi percentuale) avrebbero avuto diritto ad un Assessore, come da accordo provinciale.
Una fotocopia con esplicitate queste condizioni e queste opzioni è stata fornita a ciascuna forza politica che ha partecipato al tavolo della trattativa.

Per ciò che riguarda la Rosa nel Pugno, sottolineiamo che, in base ai suddetti accordi, avendo ottenuto più del 3% alle elezioni politiche in città, come media di Camera e Senato, abbiamo avuto diritto alla candidatura a Presidente di circoscrizione. Peraltro, vogliamo rimarcarlo con forza, ci è stata assegnata la circoscrizione 1 che, prima dell’esito del voto, era di fatto l’unica nella quale con ogni probabilità il centro-sinistra avrebbe perso; alle ultime elezioni politiche il centro-destra ha prevalso di quasi 1000 voti. In questa situazione abbiamo scelto Massimo Guerrini, un candidato autorevole che, anche grazie alla sua storia politica e imprenditoriale, ha contribuito in modo sostanziale alla vittoria della coalizione.
La Rosa nel Pugno riuscendo nella sostanza a mantenere la percentuale di consensi ottenuti alle elezioni politiche, ha eletto un consigliere comunale con il 2,79%.

Per questo oggi, pur consapevoli delle difficoltà intrinseche nella formazione della Giunta, ci aspettiamo di poter contribuire in modo diretto e significativo alla realizzazione del programma - che con convinzione abbiamo sottoscritto - e all’amministrazione della città.

Con l’augurio di un buon lavoro, porgiamo cordiali saluti.

Torino, 4 giugno 2006

On. Enrico Buemi On. Bruno Mellano

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(Nella Casa delle Libertà, tutti contro tutti ... e si scoprono gli altarini della partitocrazia!)

"La Stampa", 1/06/06, pag. 41 (cronaca di Torino)

LA DICHIARAZIONE
«Non prendo lezioni da chi tradisce. E Ghiglia la pianti di denigrare i cuneesi»

Ecco i passaggi più significativi della dichiarazione di Guido Crosetto: «L'unica parola che mi viene da dire è basta. C'è bisogno di un “capro espiatorio” per esorcizzare e passare oltre la sconfitta di Torino? Non ho nessun problema a sacrificarmi per tutti. L'importante è ripartire immediatamente con una proposta e con una metodologia nuova. Ciò che non accetto, invece, è il tentativo di interpretare parole e di suscitare giudizi lontani dalla realtà. Nel caso specifico, parlando del mio partito, mai mi passerebbe in mente di scaricare la colpa di questa sconfitta al Comune di Torino, sul coordinatore cittadino Maurizio Bruno o sul coordinamento cittadino. Onori ed oneri e l'onere, per il mio partito, me lo accollo tranquillamente. Con più difficoltà posso accettare di sentir pontificare contro di me personaggi di altri partiti dai quali forse ho qualcosa da imparare, ma per presunzione non voglio. Non voglio imparare a nominare gli amici e i famigliari nei consigli di amministrazione delle banche o a dare incarichi di consulenti governativi, né ad indicare come mio sindaco di Torino un uomo di sinistra, né a tradire il candidato sindaco del mio partito con il voto disgiunto, né a strizzare l'occhio alla coalizione che governa la Regione e che fa gli accreditamenti sanitari, né a scrivere una lettera per la città di Carmagnola, a favore di un candidato sindaco alternativo alla Cdl. Da questa persona non ho nulla da imparare. Avevo stima di Ghiglia, invece chiederei di smetterla di parlare di Marene, perché qualcuno alla fine rischierebbe di pensare: già, è vero, Crosetto non è di Torino. E allora, come mai gente che da trent'anni perde le elezioni a Torino, accusa un cuneese dell'ultimo insuccesso?».

TERREMOTO NELLA CDL: IL COORDINATORE REGIONALE DOPO LE ACCUSE: TROPPO COMODO PRENDERSELA CON ME

Crosetto a testa bassa contro Vietti
«Pensa solo a sistemare i suoi amici»

L’ex sottosegretario: pettegolezzi da cortile, non rispondo

Grazia Longo

Accetta di fare da capro espiatorio, ma non di prendere lezioni da chi è abituato a sistemare amici e parenti in prestigiose banche o attraverso consulenze governative. Il calvario del coordinatore regionale di Forza Italia Guido Crosetto - tra le accuse da parte di Alleanza nazionale e il sostegno dei compagni di partito - si è concluso ieri con una lettera dagli effetti pirotecnici.
Non tanto per la lettura del voto di tre giorni fa, con un imperativo «Basta!» per chiudere le polemiche sollevate da chi lo ritiene responsabile del crollo degli azzurri e della sconfitta di Rocco Buttiglione. L’aspetto che più dimostra come il leone ferito non sia affatto domato ma, anzi, pronto ad attaccare ancora, è la risposta con cui si scaglia contro il portavoce nazionale Udc, Michele Vietti.
Quest’ultimo lo considera colpevole del disastro elettorale? L’onorevole Crosetto risponde, nero su bianco, che non vuole imparare «a nominare gli amici e i famigliari nei consigli di amministrazione delle banche o a dare incarichi di consulenti governativi». Il nome di Vietti non compare, ma l’allusione è chiarissima perché individuando il nemico in colui che ha voluto «indicare come mio sindaco di Torino un uomo di sinistra», Crosetto non fa altro che ricordare la provocazione pubblica dell’onorevole Vietti a votare per Chiamparino.
I bene informati confermano le frecciate azzurre e fanno tanto di nome e cognome di un cugino e di un’amica di Vietti aiutati ad entrare in banca e di un amico che ha ottenuto un consulenza dal governo. Ma sarà davvero così? Le stoccate di Crosetto, comunque, non si fermano qui. Accantonata la parte più strettamente personale, ce n’è anche dal punto vista politico. Anche in questo caso però la mano va giù pesante e sottolinea come l’ex sottosegretario all’economia Udc abbia giocato sporco anche in altri Comuni dell’hinterland, arrivando addirittura al punto di «scrivere una lettera per la città di Carmagnola, a favore di un candidato sindaco alternativo alla Cdl».
Considerazioni che l’innominato respinge tout court. «Io parlo di politica e Crosetto mi risponde con pettegolezzi da cortile: quando si scade nella calunnia personale si dimostra una volta di più l’assenza di ragioni politiche serie da opporre». E ancora, sulla débâcle di Torino: «Parlano i numeri disastrosi, il ritardo che li ha causati e le responsabilità di chi ha gestito male la partita».
Fin qui lo scontro Crosetto-Vietti. Decisamente soft, invece, le critiche del coordinatore azzurro contro il segretario provinciale di An, Agostino Ghiglia. Nella lettera lo invita a smetterla di ricordare la sua città, Marene, «perché qualcuno alla fine rischierebbe di pensare come mai gente che da trent’anni perde le elezioni a Torino, accusa un cuneese dell’ultimo insuccesso?». Ghiglia, intanto, ieri ha ribadito in conferenza stampa punto per punto la debole strategia elettorale di Crosetto. «Ha sbagliato a ritardare la scelta del candidato a sindaco - osserva -, deve smetterla di fare l’arrogante perché ora non ha nemmeno più i numeri dalla sua parte. E poi deve mettersi in testa che non può imporci l’indicazione di un suo consigliere come vicepresidente della Sala rossa: quel posto spetta a Rocco Buttiglione. Noi non rivendichiamo nulla, ma non siamo disposti a fare sconti a nessuno». Sul piano costruttivo, inoltre, il capogruppo regionale di An (e il più votato alle comunali con più di 5 mila voti) propone «gli Stati generali della Casa delle libertà, necessari per ripartire dalle macerie delle amministrative, in vista di una nuova classe dirigente autoctona».
Suggerimento accolto dall’onorevole Crosetto (intorno al quale fanno quadrato, con un documento, i parlamentari piemontesi e i consiglieri comunali e regionali azzurri). «Pur non condividendone i modi, ho grande stima di Ghiglia - dice - che reputo un gran lavoratore. Ben venga il confronto all’interno della Cdl, ma certo io non posso non sostenere la candidatura del capolista di Fi come vicepresidente del consiglio comunale. Nessuno deve dimenticare che noi siamo il primo partito».

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(La Rosa nel Pugno elegge un suo rappresentante in tutte le 10 circoscrizioni di Torino eccetto la 4. Nella 1 ci danno due eletti perchè considerano anche il presidente eletto, Massimo Guerrini. Tutti gli eletti sono di estrazione socialista)

"La Stampa", 31/05/06, pag. 36 (cronaca di Torino)

NEI QUARTIERI L’UNIONE SI PRENDE TUTTE E 10 LE CIRCOSCRIZIONI CONQUISTANDO CENTRO-CROCETTA, VANCHIGLIA-MADONNA DEL PILONE E SAN SALVARIO-CAVORETTO

Il presidente di Mirafiori più bravo di Chiamparino
Trombotto rieletto per la terza volta con il 68,36%

Se Chiamparino ha il 66,6, Maurizio Trombotto ha il 68,36. «Ho vinto la scommessa», esulta il tre volte presidente della Circoscrizione 10 Mirafiori Sud. La sfida tra compagni - hanno fatto tutta la scala di partito, Pci, Pds, Ds, sempre in correnti avverse - era stata annunciata davanti a 250 persone venerdì 19 maggio, nella sede del quartiere, in via Negarville. «Vedrai Sergio in quanto a percentuale ti batterò», e il sindaco replicò: «Mica mi farai perdere voti?». Trombotto è stato leale: Chiamparino a Mirafiori ha toccato il tetto, 71,16 per cento, e questo significa che sullo stesso territorio ha di nuovo vinto lui, il «Sergio olimpico». Come la mettiamo con la scommessa?
Trombotto ha una ragione in più per festeggiare: la compagna di vita (oltreché di partito) Monica Cerutti con 2743 preferenze (di cui 1200 prese a Mirafiori, dove abitano) è la più votata tra le donne che siederanno in consiglio comunale e nel listone unitario dell’Ulivo è seconda solo al vicesindaco Marco Calgaro.
Il centrosinistra esce vincente ovunque dal voto nelle circoscrizioni. Ha fatto il pieno, togliendo alla Casa delle Libertà i tre governi che aveva: Centro-Crocetta (Circoscrizione 1), Aurora-Vanchiglia-Madonna del Pilone (7), San Salvario-Cavoretto (8). Il successo va ascritto in primo luogo all’accordo raggiunto con Rifondazione comunista, e in second’ordine al sensibile calo registratosi tra le file del centrodestra, in particolare di Forza Italia. Solo nei quartieri 1 e 8, ad esempio, gli azzurri hanno saputo restare sopra il venti per cento. Da sottolineare che la coalizione ha preso più voti in quelle circoscrizioni dove si è presentata assieme.
Ds e Margherita hanno corso con liste separate, pur portando lo stesso candidato a presidente. Ds sempre davanti, e proprio a Mirafiori Sud la Margherita gli ha insidiato il primato: 21 contro 22 per cento. Ecco la distribuzione dei 25 seggi per circoscrizione:

Circoscrizione 1: Ds 5, Forza Italia 5, Margherita 3, An 2, Rosa nel Pugno 2, 1 ciascuno a Comunisti, Verdi, Moderati, Rifondazione, Di Pietro, Lega, Udc e lista Martucci.
Circ. 2: Ds 5, Forza Italia 4, Margherita 3, Comunisti 2, 1 ciascuno a An, Rosa nel Pugno, Verdi, Moderati, Rifondazione, Di Pietro, Lega, Udc e lista Lupi.
Circ. 3: Ds 4, Forza Italia 4, Margherita 4, Rifondazione 2, 1 ciascuno a An, Rosa nel Pugno, Comunisti, Verdi, Moderati, Rifondazione, Di Pietro, Lega, Udc, lista Martucci e lista Lupi.
Circ. 4: Ds 5, Forza Italia 4, Margherita 4, An 3, Rifondazione 2, 1 ciascuno a Comunisti, Verdi, Moderati, Lega, Udc, lista Rabellino.
Circ. 5: Ds 6, Forza Italia 3, Margherita 3, An 2, Rifondazione 2, 1 ciascuno a Comunisti, Verdi, Moderati, Rosa nel Pugno, Di Pietro, Lega, Udc, lista Lupi e lista Martucci.
Circ. 6: Ds 5, Forza Italia 4, Margherita 3, An 2, Rifondazione 3, 1 ciascuno a Comunisti, Verdi, Moderati, Rosa nel Pugno, Di Pietro, Lega, Udc e lista Martucci.
Circ. 7: Ds 5, Forza Italia 4, Margherita 3, An 2, Rifondazione 2, Udc 2, 1 ciascuno a Comunisti, Verdi, Moderati, Rosa nel Pugno, Di Pietro, Lega e lista Martucci.
Circ. 8: Ds 5, Forza Italia 4, Margherita 3, An 3, Rifondazione 2, Di Pietro 2, 1 ciascuno a Comunisti, Verdi, Rosa nel Pugno, Lega, Udc, Uniti per il quartiere e lista Lupi.
Circ. 9: Ds 4, Forza Italia 3, Margherita 4, An 3, Rifondazione 2, 1 ciascuno a Comunisti, Verdi, Moderati, Rosa nel Pugno, Di Pietro, Lega, Udc, lista Martucci e lista Lupi.
Circ. 10: Ds 6, Forza Italia 3, Margherita 5, An 2, Rifondazione 2, 1 ciascuno a Comunisti, Rosa nel Pugno, Di Pietro, Moderati, Udc, lista Martucci e lista Lupi. \

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"La Stampa", 31/05/06, pag. 35 (cronaca di Torino)

Buttiglione vuota il sacco

Ricordo con rabbia

DOPO LA CADUTA ROCCO FA IL BILANCIO DELLA SUA AVVENTURA, PROGETTA IL FUTURO DEL CENTRODESTRA A TORINO, E INTANTO DICE FUORI DAI DENTI CIÒ CHE PENSA DEI SUOI «ALLEATI»
Rocco Buttiglione ha combattuto e perso la battaglia più difficile: 32 giorni di campagna elettorale a Torino, contro un avversario imbattibile. Ma soprattutto, dice il filosofo, circondato da alleati distratti, demotivati o, peggio, infidi.

Alessandro Mondo

«Qualcuno mi paragona all’agnello sacrificale del Polo? Sono un leader politico responsabile, non potevo lasciare soli i miei alleati di fronte ad una sconfitta annunciata. Purtroppo le cause di questo risultato vanno cercate a casa nostra. Sarò sincero: ci sono stati momenti in cui ho avuto la sensazione che l’avversario da battere non fosse Chiamparino, ma si trovasse all’interno del mio schieramento».
Ora che tutto si è compiuto, Rocco Buttiglione, il «Re di maggio» incoronato dal centrodestra due giorni prima della presentazione delle liste e durato lo spazio di un mese, vuota il sacco. Con amarezza. Nel giorno in cui molti, tra politici e commentatori di area, eccepiscono sulla candidatura del filosofo - «che c’azzeccava con Torino?» - rivendica la coerenza del suo impegno. E visto che nella sfida contro «super-Sergio» ci ha messo la faccia, reclama il diritto di mettere il dito nelle molte piaghe di questa bizzarra campagna elettorale - cominciata male, finita peggio - per guardare ad un futuro meno grigio. Battere Chiamparino, date le condizioni, era praticamente impossibile: questa la premessa. Però un conto è perdere, altra cosa abbandonare al nemico anche le bandiere: «Se è potuto accadere dipende dal fatto che al trend nazionale, di per sè sfavorevole al Polo, si è aggiunto “l’effetto Torino”». Sbagliata la scelta dei tempi, sbagliate le strategie, sbagliato il messaggio lanciato dai partiti, inadeguate le risorse... «E’ come se i problemi vissuti dal centrodestra nelle altre grandi città si fossero esasperati sotto la Mole, producendo un cortocircuito che ha come effetto più evidente il crollo di Forza Italia».
Da Roma, dove è rientrato per partecipare ai funerali di Lorenzo Necci, Rocco lo dice chiaro: «Cosa è mancato a Torino? Praticamente tutto. Non si lancia un candidato in zona Cesarini, bisogna puntare sugli uomini e farli maturare nei cinque anni di opposizione in Consiglio comunale». Sbagliati i tempi, appunto. Ancora peggio, scoprire di essere il candidato unitario solo a parole: «Dal punto di vista finanziario non c’è stato nessun contributo per una campagna comune. Il sostegno personale degli alleati? Alcuni li ho visti in prima linea, altri no. Il bello è che avevo deciso di correre solo per l’Udc, pensando di rappresentare un valore aggiunto per il mio partito. Poi, in un attimo, tutti si sono aggregati intorno al mio nome. Nemmeno io ho capito esattamente il perchè».
Peccato che da allora la strada, invece di andare in discesa, abbia cominciato a salire. L’ex aspirante sindaco ha avuto tutto il tempo di accorgersene: «Triste dirlo, ma di fronte a un disastro annunciato qualcuno si è preoccupato di salvaguardare la propria immagine». Possibile? Lui sbuffa: «C’è chi non si è impegnato, c’è chi ha strizzato l’occhio ai poteri forti, c’è chi ha fatto l’elogio di Chiamparino prima e durante la campagna elettorale...». Comportamenti legati da un senso di sfiducia collettivo, riflette Buttiglione: «E’ come se il risultato di queste elezioni fosse stato deciso in anticipo. Nel Polo ha prevalso la rassegnazione, come spesso capita c’è qualcuno che ha cercato di ricavarne qualche vantaggio». Di nomi manco a parlarne, il professore non li direbbe nemmeno sotto tortura: «Oggi sarei l’unico titolato a lanciare accuse ad personam, ma è un privilegio di cui faccio volentieri a meno».
Resta la sostanza del discorso. Vale per l’Udc, che nonostante abbia tamponato i danni «deve cominciare a pensare in grande, radicandosi sul territorio e rinunciando ai personalismi». Vale per il centrodestra in generale. Forza Italia, per dire, non ha gettato il cuore oltre l’ostacolo. «Non si è spesa abbastanza, è come se fosse rimasto un residuo di malumore perché qualcuno voleva correre per conto proprio - commenta il filosofo -. Alcuni dei giovani si sono dati da fare, penso ad Alberto Mina e Michele Coppola, ma non c’è stato un dispiegamento organico di tutte le energie disponibili. Se lo dice Roberto Rosso posso dirlo anch’io».
Questione di persone, ma non solo: «Oggi tutti accusano Crosetto? Mah! C’è qualcosa che non funziona in lui o piuttosto nel modo con cui è stato costruito il partito?». Buttiglione ha già la risposta. Ad essere bocciato dal voto, secondo il filosofo, è il modello del partito-azienda appiattito su Berlusconi: «Nelle elezioni comunali, dove è difficile mobilitare l’elettorato moderato, questa formula non paga. Allo stesso modo, non hanno funzionato gli appelli del Cavaliere. Se si permette di conquistare il territorio agli avversari, finisce che questi resistono anche di fronte alle grandi campagne mediatiche. Il riscontro elettorale di Forza Italia, a Torino come nelle altre grandi città, è emblematico».
Ed ora? La risposta a questo stallo passa attraverso «il partito dei moderati», che secondo Rocco è ora di mettere in piedi. Con un occhio ai modelli europei già consolidati ed un altro, chi l’avrebbe detto, a «super-Sergio»: «Bisogna varare un’alternativa al centrosinistra prendendo spunto dal modo con cui Chiamparino sta costruendo il partito democratico. Anche per noi Torino può diventare il laboratorio di un progetto politico da estendere a livello nazionale. Il voto delle comunali non è un punto di arrivo ma di partenza. Di sicuro, sancisce la fine di una stagione politica».

m.perduca (non verificato)

offesa mortale povero chiamparino!

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"La Repubblica", MERCOLEDÌ, 31 MAGGIO 2006

Pagina VII - Torino

"Chiamparino di centro? No, un sindaco alla Blair"

Manghi: è sbagliato voler applicare il bipolarismo nazionale alle realtà locali
"A Torino i poteri non sono più così forti e Sergio ora è molto più autonomo"

PAOLO GRISERI

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Professor Bruno Manghi, Chiamparino è un sindaco di centro?
«Queste distinzioni tra destra, centro e sinistra, rischiano di perdere di significato quando un sindaco ottiene quasi il 70 per cento dei voti. Penso che Chiamparino terrà il timone soprattutto sulla sua figura piuttosto che sugli schemi classici della politica. Era accaduto alcuni anni fa anche a Cacciari a Venezia. Credo che l´errore sia proprio quello di voler applicare lo schema del bipolarismo della politica nazionale alle realtà locali».
Qual è invece, a suo parere, lo schema che bisognerebbe applicare?
«Quello che diventerà sempre più attuale nei prossimi anni: la contrapposizione tra politica e antipolitica. Tra un´idea della politica che interviene a regolare ogni aspetto della vita sociale e un´idea meno ingombrante, meno invasiva, alla Blair, per intenderci. In Italia siamo ancora legati al primo modello, riusciamo a regolamentare persino il volontariato».
Chiamparino quale modello segue?
«Chiamparino ha meno bisogno di altri politici di essere invasivo. Ha una formazione più vicina al modello Blair, quello delle socialdemocrazie europee».
E questo vale anche nei suoi rapporti con i poteri forti di Torino?
«Ha ragione il mio amico Beppe Berta: a Torino i poteri non sono più così forti. E un sindaco che conquista il 66 per cento dei voti può diventare molto più autonomo da quei poteri, può trattare con loro alla pari, come dimostra la vicenda Mirafiori».
La lista dell´Ulivo ha sfiorato la maggioranza assoluta in Sala Rossa. Questo può spingere Chiamparino verso il centro, meno dipendente dalla sinistra radicale?
«Questo significa che oggi Chiamparino può fare quasi quello che vuole. Si trova in una situazione originale che non ha paragoni in Italia. Certo molto diversa da quella di Prodi, costretto a fare i conti con una maggioranza risicata in cui tutte le forze sono determinanti. Per questo non si può pensare di esportare oggi il modello Torino a livello nazionale».
Secondo lei Chiamparino è un politico di sinistra?
«Certo che lo è. Ha l´impostazione della sinistra europea di tradizione socialdemocratica. Un politico pragmatico, uno di quelli che hanno come obiettivo primario la risoluzione dei problemi».
Proviamo a stilare una classifica: chi è più a sinistra tra Chiamparino, Saitta e Bresso?
«Stiamo facendo un gioco?».
Naturalmente...
«Allora la stupirò. Secondo me il più intimamente di sinistra è Saitta. Nel senso che mi pare, tra i tre, l´uomo più disposto a indignarsi per questioni di principio».
E Mercedes Bresso?
«Di lei preferirei non parlare».
Non ritiene che le battaglie per la laicità siano di sinistra?
«Naturalmente no. Tutte le battaglie, anche condivisibili, in tema di diritti civili, non sono né di destra né di sinistra. Sono, per loro natura, argomenti che attraversano le sensibilità di tutti gli schieramenti».
Qual è il criterio per distinguere destra e sinistra in una amministrazione locale?
«Direi la politica nei confronti dell´immigrazione e il rapporto con i poteri forti di un territorio. La sinistra non ha, o non dovrebbe avere, un atteggiamento di sudditanza nei confronti dei poteri che dominano la vita di una città».
Eppure nella campagna elettorale torinese è stata proprio la destra a rimproverare questo difetto alla sinistra...
«Ogni regola ha le sue eccezioni. La destra di Torino ha pagato un difetto di sintonia con tutta la città, non solo con i poteri forti. Come dimostra l´esito del voto».