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Banche-liquidità-debito pubblico
di Daniele Carcea e Paolo Musumeci
In un articolo del 25 giugno sul “Sole 24 ore” Beda Romano parlava del fiume di denaro che la BCE ha riversato sulle banche commerciali. Un fiume di liquidità creato dal nulla, che secondo le intenzioni della Banca Centrale dovrebbe servire a rifinanziare l’economia reale, esattamente 442 miliardi di euro, pari al 5% del prodotto interno lordo della zona euro, prestati al sistema bancario ad un tasso bassissimo l’1%.
La richiesta alle banche è quella di assistere gli imprenditori in difficoltà, ma con buoni progetti e idee da realizzare o semplicemente le aziende che da decenni costituiscono il tessuto produttivo del Paese; però il denaro non circola e a una grossa fetta di imprese sono stati rifiutati i prestiti.
Le banche hanno paura, sono piene di attivi tossici e quel denaro gli serve per garantirsi da insolvenze improvvise. Cosa ci fanno esattamente le banche con il denaro che viene messo loro a disposizione? E subito ci facciamo un’altra domanda a ruota: perché le banche dovrebbero sottoscrivere i Tremonti bonds pagando un interesse del 7% se possono avere denaro a pioggia all’1%? Ma torniamo alla prima domanda.
E’ molto probabile che quel denaro venga investito in titoli di Stato, veramente un bel giochetto: i soldi presi dalla BCE possono essere usati per comprare BOT e CCT, da usare come collaterale in future operazioni con la BCE.
Un giochetto ormai esercitato da molti anni da parte del sistema finanziario, si specula comprando denaro a costo bassissimo esempio in Giappone e si investe in Paesi che rendono tassi più alti 5,7 o addirittura il 10% ad esempio l’Islanda.
Poi se quel Paese va in default poco importa l’importante è l’accumulo di profitti, Madoff insegna. Quindi anche le banche italiane possono prendere denaro all’1% e comprare i titoli del debito italiano che renderanno un 2-3%.
L’asta del 30.06. scorso di BPT a 3 anni che ha visto un offerta di 6.127 milioni di euro, ed un’assegnazione di 5.000 milioni di euro offriva una cedola del rendimento lordo del 2,5%.
Il debito pubblico come quello di tutti i Paesi del mondo sta aumentando, sia in termini assoluti che in percentuale rispetto al PIL, a causa della trasformazione dei debiti delle banche in debito pubblico e al calo della produzione di beni e servizi.
L’Italia si avvia ad arrivare a fine anno con un rapporto debito pubblico/Pil vicino al 120% e un deficit vicine al 6%. Notare che le stime che si susseguono tendono sempre a peggiorare il dato.
Quindi con l’aumento di offerta di debito è necessario che le aste vengano coperte. Il rischio che un’asta non veda una domanda sufficiente a coprire l’offerta manderebbe nel panico il sistema e il giudizio sulla solvibilità dello Stato Italiano si deteriorerebbe.
Quindi è evidente che c’è interesse anche da parte dello Stato a privilegiare gli Istituti di Credito nell’assegnazione dei Titoli di Stato. Le banche (per ora) garantiscono dal rischio default per debito non comprato, l’Italia.
Lo stesso avviene in tutti i Paesi, primo fra tutti gli Usa. Qui è però direttamente la Federal Riserve ad essere autorizzata a stampare moneta per coprire le falle del sistema in caso di debito pubblico non collocato. In Europa lo Statuto è più rigido e non permette più alle Banche Centrali di acquistare direttamente i titoli sul mercato primario. Comunque la sostanza è la solita. Si stampa moneta e si comprano i titoli direttamente o indirettamente.
Ed una parte di quei titoli è stata emessa per l’aumento del debito causato dal salvataggio delle Banche stesse sull’orlo del fallimento.
In questo modo le banche hanno modo di ripianare piano piano i loro bilanci grazie alle maggiori tasse future che vengono poste sulle spalle dei cittadini, cioè maggiore debito pubblico.
Marco Pannella ha più volte sollevato il problema degli interessi pagati alle banche sui titoli di Stato, sulla necessità di avere maggiori dati a disposizione e più trasparenza.
In una delle trasmissioni Pannella-Bordin dell’anno scorso, Pannella pronunciò la parola
“Consolidamento”; permettendoci di interpretare il suo pensiero, ci azzardiamo nel ritenere che lui si riferisse proprio ad una specie di moratoria-consolidamento di questi interessi percepiti dalle banche senza alcun tipo di impegno, rischio e sacrificio finanziario. Un vero e proprio regalo fatto alle banche.
Probabilmente non parlava di consolidamento del debito tout-court sulle stile periodo fascista o bancarotta Argentina, come invece percepito dal suo interlocutore. Comunque queste rimangono solo evocazioni e tradurle in analisi politica richiede ancora molto impegno e studio.
Rimane un’ultima domanda nella nostra testa, che ormai è lì da mesi, da quando la crisi è esplosa.
Perché non dare direttamente i soldi ai cittadini e alle imprese al tasso dell’1%?
Perché essere costretti a salvare le banche colpevoli del disastro in cui ci troviamo?
Le banche che non prestano il denaro che viene messo loro a disposizione.
Saltare il passaggio intermedio non consentirebbe subito di uscire dalla recessione-depressione?
Probabilmente fare questo aprirebbe gli occhi alle persone, evidenzierebbe la sostanziale inutilità delle banche, i cittadini capirebbero che il sistema bancario, Banca Centrale compresa, crea denaro dal nulla (ex nihilo) con il sistema della riserva frazionaria, (attualmente molto bassa) e del moltiplicatore bancario.
I cittadini capirebbero che la lotta all’inflazione è solo un paravento;
capirebbero che il potere più grande che esiste è quello di battere moneta: la Sovranità Monetaria;
capirebbero che questa benedetta sovranità monetaria non è nelle mani di chi dovrebbe essere: lo Stato!
Ecco perché non può essere fatto!!