ORDINATE SUBITO LIBRETTO SU RU486: SOLO 1 EURO A COPIA!!!!!!

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Cari compagni,

Andrea Carapellucci, un giovane compagno radicale torinese, è riuscito a ricostruire tutta la vicenda dell’iniziativa sulla RU486, ricavandone un agile libretto, curato e completo, con la prefazione di Silvio Viale, che sarà stampato dall’Associazione Radicale Adelaide Aglietta. La pubblicazione avrà il formato e la consistenza di quelle che abbiamo fatto, anno dopo anno, sulle "iniziative dei radicali piemontesi" (disponibili sul sito www.associazioneaglietta.it).

Il libretto può essere venduto ai tavoli e distribuito in incontri e convegni.

Ci daremo da fare affinché sia disponibile per le due ultime settimane di campagna elettorale.

Per portarci avanti con il lavoro (e per capire quante copie fare stampare dalla tipografia), chiediamo a chi è interessato di fare subito un’ordinazione. Il prezzo di ogni singolo libretto è 1 euro (può essere rivenduto tranquillamente a 2 o 5 euro). Non ci sono sconti per chi ne acquista 20 copie (quantitativo minimo), 50 o 100. Chiediamo un supplemento per le spese di spedizione di 10 euro.

Dovete fare un conto corrente postale all’Associazione Aglietta, specificando nella causale “Per acquisto libretto su RU486” e l’indirizzo a cui dovremo spedire le copie.

Le coordinate del C/C postale sono le seguenti:

C/C 51394104
Associazione Radicale Adelaide Aglietta
Via Garibaldi n. 18/55 10122 Torino

Grazie per l’attenzione... e segnalate in questo trhead le vostre ordinazioni!

Giulio Manfredi

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Chissà se Franco Fois e i compagni veneti si sono procurati il libretto di Viale per distribuirlo all'appuntamento di Marghera? Così magari anche in Veneto troviamo un ginecologo (uno) disponibile a sperimentare la RU486 ....

No? Potete ancora farlo in zona Cesarini andando sul sito www.associazioneaglietta.it

(vi costerà qualcosina in fotocopie!)

Venezia: In difesa della 194 contro il PDL 3 della regione Veneto

4 agosto 2006

• Franco Fois, Segretario Ass.VenetoRadicale e Coordinatore regionale RNP

Con l’obbiettivo di informare l’opinione pubblica sulla proposta di legge regionale veneta che mira a consentire l’accesso di volontari dei movimenti antiabortisti nelle corsie dei reparti di ostetricia e ginecologia, nei consultori familiari, nelle sale d'aspetto ed atri degli ospedali, si terrà un tavolo informativo sabato 5 agosto a Marghera (VE) dalle ore 20 presso il Marghera Estate Village (area ipermercato panorama).

La proposta di legge regionale n.3 altro non è che un’ulteriore attacco alla legge 194 in Veneto, regione in cui oltre l’80% dei medici è obbiettore e non poche sono le strutture in cui non esiste alcun medico che pratiche interventi di IVG. Il PDL che Mercoledì 27 luglio, in pieno clima vacanziero, ha ricevuto il parere favorevole della quinta Commissione consiliare è tutto proteso a mettere in difficoltà le donne che decidono di ricorrere alla IVG attraverso un meccanismo di pressione psicologica da parte di persone della cui competenza nulla si sa e il cui primario interesse sembra essere quello di voler mettere in crisi il rapporto fiduciario tra medico e paziente: dalla richiesta di accesso ai dati personali delle coppie che si rivolgono alle strutture sanitare (in evidente contrasto con la legge 194 e la tutela della privacy), fino alla possibiltà di far revocare l'autorizzazione a praticare IVG a quelle strutture che, a detta dei movimenti antiabortisti, ostacolano la diffusione del loro materiale.

Al tavolo informativo, come alle molte altre iniziative fatte e a quelle che seguiranno, saranno presenti associazioni spontanee di donne, rappresentanti di varie organizzazioni politiche, tra cui il coordinamento veneziano PER la rosa nel pugno, e cittadini che intendono scongiurare l’approvazione di una proposta di legge che preferisce perseguire la strada della criminalizzazione delle donne, rendendo il ricorso alla IVG ancora più problematico in Veneto, anzichè cercare di attivare delle corrette ed ampie politiche di informazione contraccettiva.

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www.associazioneaglietta.it www.silvioviale.it

(la pagina di "Repubblica" è corredata di due foto: una ritrae militanti radicali con la scritta RU486 e la didascalia parla di una "manifestazione per la pillola del giorno dopo" (sic); l'altra ritrae Viale davanti a una scuola che fa ricette sulla pillola del giorno dopo e la didascalia parla di "manifestazione sulla RU486"!)

"La Repubblica", SABATO, 24 GIUGNO 2006

Pagina VII - Torino

L´INTERVISTA

Il ginecologo del Sant´Anna: ho sempre fatto tutto alla luce del sole, sono pronto a ripeterlo in procura

"Tenuto all´oscuro dai magistrati ma non mi sento un perseguitato"

il punto di vista: Non ho mai negato che il mio obiettivo è introdurre in Italia la pillola Ma prima di tutto sono un dottore e quel che più conta è la salute delle pazienti
l´escamotage: È vero che ho fatto uscire le donne che me lo chiedevano e che non avevano problemi medici però non significa aver trasgredito all´ordinanza del ministero

SARA STRIPPOLI

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Silvio Viale, lei è a conoscenza dell´indagine della Procura?
«Non ho ricevuto alcuna notifica. Non so se sono indagato, e non conosco neppure l´oggetto dell´indagine. So che nel 2002 Guariniello aveva aperto un´inchiesta sull´eventuale incompatibilità con la legge 194 sull´aborto perché il nostro protocollo prevedeva il day hospital e che all´epoca era stata chiesta la documentazione sia alla Regione sia al Sant´Anna. So anche che Agostino Ghiglia aveva presentato un esposto».

Storace, Procura, l´azienda sanitaria che la convoca e le chiede relazioni. Difendono la sperimentazione, ma contestano con diplomazia i suoi metodi. Si sente un perseguitato?
«No, ma spero di non diventarlo. Ho sempre detto pubblicamente tutto quello che stavo facendo e sono pronto a ripetere tutto alla magistratura. Sono molto sereno, non temo le indagini».

Quando è arrivata l´ordinanza del ministro Francesco Storace che bloccava la sperimentazione seguita dal nuovo protocollo con il quale si ordinava il ricovero ordinario delle donne, lei ha detto "obbedisco". Poi ha concesso alle donne di uscire in "permesso". Vogliamo chiamarlo un escamotage?
«Così lo chiama lei. So che abbiamo rispettato puntualmente l´ordinanza. Tutti i pazienti possono chiedere un permesso per uscire dall´ospedale e se non sussistono ragioni sanitarie per vietarlo ne hanno diritto. Più volte ho spiegato che l´ospedale non è una prigione. Io mi sono sempre chiesto quale poteva essere la condizione psico-fisica migliore per le donne. Nei canali dell´ordinanza ho trovato il modo per far coincidere gli interessi di tutela delle donne con i punti dell´ordinanza».

Quante donne hanno scelto di andare a casa e quante invece hanno preferito restare in ospedale tutti e tre i giorni previsti?
«Le prime 26 donne, quelle che hanno assunto la Ru486 prima del blocco Storace, lo hanno fatto in day hospital secondo il nostro protocollo. Dopo, abbiamo adempiuto all´ordinanza del ministro e abbiamo deciso il ricovero ordinario. Delle successive 303, soltanto 50 donne circa hanno chiesto di restare in ospedale. Non ho i numeri precisi ma risulta dalle cartelle».

Lei crede che la direzione sanitaria, e che gli stessi responsabili della sperimentazione Massobrio e Campogrande approvino che le donne escano in permesso?
«Forse non la condividono, ma non possono negare la mia autonomia. Quando sono in servizio, se una donna mi chiede di uscire in permesso, sono io a dover valutare se ci sono le condizioni sanitarie per vietarlo. Nessuno ha mai contestato questo e tutti lo sapevano».

Oggi ha sentito il nuovo commissario straordinario Marinella D´Innocenzo?
«No, non l´ho chiamata e lei non ha chiamato me. Perché dovrei? Due settimane fa ho presentato alla direzione sanitaria una relazione dettagliata».

Lei è spesso accusato di far prevalere gli obiettivi di visibilità politica. Come replica?
«Non ho mai negato che il mio obiettivo fosse quello di introdurre in Italia la Ru486, come di liberare dall´obbligo di ricetta la pillola del giorno dopo. Dopodiché faccio il medico e il mio punto di vista è quello del medico che pensa alla salute delle sue pazienti».

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(Carapellucci, questi so' libri! Mica la tua cazzatina scaricabile - e ordinabile - su www.associazioneaglietta.it)

“Il Giornale”, 7/06/06, pag. 10

LA PILLOLA ABORTIVA UCCIDE: ECCO I PRIMI 13 CASI

Pubblichiamo uno stralcio del libro “La favola dell’aborto facile”, editore Franco Angeli, scritto da Assuntina Moresi, docente universitaria, e da Eugenia Roccella, giornalista. Il brano è tratto dal capitolo “Holly e le altre”, incentrato sulle donne morte dopo aver assunto la RU486. Perché della pillola abortiva si può morire; questa è la tesi del libro, che invita a diffidare di un contraccettivo erroneamente ritenuto facile e indolore. Le controindicazioni ci sono e sono tante, come il male atroce patito da chi ha poi perso la vita per la RU486 oltre ai danni psicologici da essa creati.

Assuntina Moresi
Eugenia Roccella

Al momento in cui questo libro va in stampa, le morti accertate per aborto medico sono 13. Di almeno altre due morti si è parlato sui mezzi di comunicazione dei Paesi in cui sono avvenute, ma in notizie a margine, a cui non è stato dato risalto né seguito, e col passare dei mesi se ne sono perse le tracce. Non essendo sicure delle fonti, abbiamo preferito escludere questi casi.
Le morti che abbiamo preso in considerazione sono avvenute in Europa e Usa, Paesi democratici, dotati di una stampa libera, di un’opinione pubblica reattiva e di un’organizzazione dei poteri pubblici che dovrebbe essere trasparente; in altri Paesi, come India e Cina, si possono indovinare numeri molto più elevati di incidenti e di decessi, ma non si può contare su dati ufficiali o fonti certe.
Trovare notizie in merito è difficilissimo, e sarebbe stato praticamente impossibile senza Internet. Questo è uno degli aspetti più oscuri e inquietanti della vicenda della RU486. Le morti erano tutte annunciate: basta leggere il libro di Dumble, Klein e Raymond, del 1991, o le interviste a Donna Harrison, rilasciate quando ancora si sapeva di una sola donna deceduta dopo avere praticato un aborto chimico. “Lei ha fatto riferimento al tasso di emorragie, l’incidenza di emorragie pesanti. C’è anche un alto tasso di incidenza di infezioni. C’è un’incidenza elevata di aborti incompleti, che possono richiedere chirurgia d’urgenza. Sono veramente preoccupata del fatto che le donne di questo paese scopriranno, dopo cinque o dieci anni dall’approvazione, di aver aperto un vaso di Pandora di complicazioni e danni”. E’ uno stralcio di un colloquio radiofonico del 19 settembre 1996 con Donna Harrison, uno dei firmatari della petizione presentata nell’agosto 2002, che chiede il ritiro della pillola abortiva dal mercato.
Chi aveva avuto sotto gli occhi le sperimentazioni effettuate nei vari Paesi, anche quelle organizzate sotto la benedizione dell’Oms, si era reso subito conto, dati alla mano, che i rischi erano tanti: emorragie, infezioni, complicazioni cardiache, e anche un possibile abbassamento delle difese immunitarie.
Ma raramente governi, istituzioni, stampa e televisioni hanno dato spontaneamente notizie sulle morti, e quando lo hanno fatto, come vedremo – ad esempio per il primo caso francese – hanno sempre accompagnato la notizia con altre informazioni che tendevano a descrivere l’evento come eccezionale, legato alle condizioni particolari della donna: era lei, la paziente, la vera “colpevole”, lei che non era adatta all’aborto chimico, non l’inverso. Di Nadine Walkowiak, la donna morta in Francia, si è sempre sottolineato come fosse alla undicesima o tredicesima gravidanza, e per di più fumatrice; senza specificare che il numero delle gravidanze e l’essere o no fumatori non costituiva fino ad allora una controindicazione, e che comunque i medici non se ne erano preoccupati. Di Brenda Vise, morta per gravidanza extrauterina non diagnosticata, per la quale la RU486 non è efficace ma della quale maschera i sintomi, si è sottolineato che, appunto, era morta per gravidanza extrauterina e non per l’aborto chimico. Ma sarebbe stato più corretto spiegare che i sintomi che lamentava, soprattutto dolori addominali, sarebbero stati sufficienti a far subodorare la gravidanza pericolosa se non avesse preso la pillola abortiva, e comunque che, se avesse abortito chirurgicamente, i medici si sarebbero accorti che l’utero era vuoto, e lei si sarebbe salvata.
Tutte le altre morti sono state portate alla luce a una a una, coon fatica, essenzialmente grazie all’ostinazione dei familiari. Persone che non si sono rassegnate all’idea di una casuale fatalità, ma hanno voluto andare fino in fondo alla faccenda, innanzitutto cercando di rendere pubblico il fatto. Va anche sottolineato che, nel caso delle due donne più giovani, i genitori erano all’oscuro della gravidanza e dell’aborto in corso, e che le ragazze si sono trovate a scegliere una procedura pubblicizzata come assolutamente sicura, senza ricevere alcuna avvertenza reale sui rischi effettivi che si potevano correre. I movimenti pro life sono stati la principale cassa di risonanza delle denunce, e se questo va senz’altro ascritto a loro merito, bisogna prendere atto che ha contribuito anche a confondere i termini della questione. La battaglia contro la RU486 è stata schiacciata sull’infinita polemica tra pro choice e pro life, a discapito di una corretta informazione scientifica, distorta nonostante l’evidenza dei fatti e utilizzata spesso come arma impropria dai sostenitori dell’aborto medico. Non soltanto le morti sono nascoste, mimetizzate, rubricate spesso non come decessi per aborto chimico, ma per i più vari motivi clinici. Sono anche le notizie su queste morti che vanno cercate a una a una. Si parte dai siti e dai blog pro life, o da quelli di gruppi femministi radicali, e si cerca conferma nelle pagine dei giornali, potendola avere chiaramente solo da quelli disponibili in rete (grazie al Web, notizie a volte relegate in trafiletti di cronaca locale hanno varcato gli oceani). E’ raro che la grande stampa internazionale si occupi dell’oscura morte di una donna in seguito a un aborto, come se morire in questo modo non facesse notizia: si tratta del famoso cane che morde l’uomo, di qualcosa di assolutamente normale, non di uno scandalo, un evento significativo a cui dare risalto. Così abbiamo dovuto condurre una ricerca incrociata e certosina, mettendo in moto tutti i contatti internazionali che avevamo, trovandone nuovi, scrivendo a perfetti sconosciuti (medici indiani, associazioni australiane, disperati genitori americani; femministe inglesi, gruppi cristiani svedesi), chiedendo di fornirci notizie. Abbiamo dovuto trovare l’accesso a giornali sconosciuti, difficilmente rintracciabili nelle nostre biblioteche – come nel caso dell’India – trovandoci spesso di fronte a testi intraducibili, e con probabilità di venirne a capo veramente remote. E’ per questo che vogliamo raccontare questi casi così come li abbiamo scoperti, con le loro storie di ordinaria tragicità, i loro nomi mai sentiti prima, che ormai si sono fissati nella nostra memoria.

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“IO DONNA” (settimanale distribuito con il “Corriere della Sera” del 3/06/06)

RU-486: RIPARLIAMONE
(rubrica “Salute” di Paola Trombetta)

Dopo le aperture del ministro della Salute, Livia Turco, un medico spiega come funziona la discussa pillola. Che ha pro e contro. Ma certo non è un “aborto facile”.

Potrebbe presto estendersi a diversi centri ospedalieri italiani la possibilità di praticare l’aborto farmacologico, finora autorizzato, dopo non poche polemiche con l’ex ministro della Salute Francesco Storace, solo al Sant’Anna di Torino. E proprio questo ospedale potrebbe diventare il centro pilota di una sperimentazione su scala nazionale. E’ l’auspicio dei numerosi medici che in questi giorni hanno moltiplicato le richieste ai propri ospedali per acquistare e usare la RU-486 (vedi sotto). Ad accendere le speranze sono state le dichiarazioni del neoministro della Salute, Livia Turco: “Nessun ostacolo alla pillola abortiva nel rispetto della legge 1194, come metodica alternativa all’aborto chirurgico a salvaguardia della salute della donna”.
Per capire come funziona questa pillola e quali vantaggi (o svantaggi) offre rispetto all’aborto tradizionale, “Io donna” ha intervistato Rossella Nappi, ginecologa dell’università di Pavia e presidente della Società internazionale di sessualità femminile.

Come agisce la pillola abortiva?
“La RU-486 contiene un ormone, il mifepristone, con effetto anti-progestinico: blocca cioè l’azione del progesterone che permette di portare avanti la gravidanza. Quando manca il progesterone, il prodotto del concepimento non cresce e viene espulso. Se entro un paio di giorni dall’assunzione della pillola questo non avviene, si somministrano alla donna prostaglandine (misoprostolo) che provocano contrazioni dell’utero per facilitare l’espulsione. Il controllo ecografico confermerà l’avvenuto aborto”.

Quali sono i vantaggi o gli svantaggi rispetto all’aborto tradizionale?
“Si evita di introdurre in utero strumenti chirurgici che, per quanto sterili, potrebbero infiammare la mucosa e provocare infezioni estese anche alle tube, causando problemi di infertilità. Il tradizionale raschiamento inoltre assottiglia la mucosa dell’utero, con la conseguenza di maggiori irregolarità mestruali, mestruazioni scarse e dolorose, difficoltà di annidamento di un futuro embrione. E’ risaputo che dopo diversi aborti, il rischio di infertilità può raggiungere anche il 3-5 per cento. Un problema della RU-486 potrebbe essere quello di provocare un aborto incompleto: dopo un accurato esame ecografico, si deve procedere, in questi casi, al tradizionale raschiamento”.

L’aborto tradizionale sembrerebbe allora più sicuro di quello farmacologico: è questo il cavallo di battaglia di molti medici contrari alla RU-486.
“Il motivo che, a mio parere, spinge alcuni medici, soprattutto cattolici, a frenare la diffusione dell’aborto farmacologico è il timore che diventi una sorta di pillola del giorno dopo e venga presa con troppa leggerezza, non concedendo alla donna la possibilità di un eventuale ripensamento. Cerchiamo però di evitare confusioni. La pillola del giorno dopo, che viene usata soprattutto dalle giovanissime come metodo contraccettivo d’emergenza, ha un contenuto molto elevato di progestinico e agisce entro 72 ore dal rapporto: altera l’ambiente uterino, impedendo l’impianto dell’ovulo fecondato o, in alcuni casi, addirittura l’ovulazione. L’aborto farmacologico, invece, interrompe la crescita del prodotto del concepimento e funziona tra la quinta e l’ottava settimana di gestazione (tra 49 e 63 giorni dall’ultima mestruazione). E’ tanto più sicuro quanto prima viene praticato. E’ comunque un aborto a tutti gli effetti e non riduce il trauma a livello psicologico”.

Ma è o no un metodo più comodo?
“Mentre con l’aborto tradizionale la donna non sente nessun dolore e si sveglia quando tutto è finito, con la RU-486 la donna è più consapevole e avverte un dolore simile a quello provocato da una mestruazione particolarmente forte, tanto da dover ricorrere ad antidolorifici. Per questo l’aborto farmacologico non può essere considerato una scelta di comodo, ma è sicuramente un metodo più fisiologico e meno invasivo. E’ insomma una possibilità in più che viene offerta alla donna. Si dovrebbe prendere esempio dalla Francia, dove la RU-486 è usata da una quindicina d’anni: è la donna che può scegliere quale tipo di aborto praticare e, nel caso della RU-486, può decidere anche di rimanere a casa, senza l’obbligo di recarsi in ospedale come invece prevede il protocollo di sperimentazione in Italia”.

DOVE SI SPERIMENTA

Sono 300 le donne che hanno abortito finora con la RU-486 al Sant’Anna di Torino, unico centro in cui è stata autorizzata la sperimentazione. Alcuni ospedali, come quello di Pontedera e altri in Toscana, hanno acquistato la pillola abortiva all’estero e la usano in casi particolari. Altrove, come a Bologna, a Roma, all’ospedale di Niguarda e alla clinica Macedonio Melloni di Milano, i medici hanno chiesto di poterla usare.
“Cercheremo probabilmente di prolungare la sperimentazione” – dice Franco Maschera del Sant’Anna – “in attesa che la RU-486 sia registrata anche in Italia”. I tempi? Almeno un anno.

Iscritto dal: 07/09/2000
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Turco apre sulla pillola abortiva: “Via libera, senza test selvaggi”

• da La Repubblica del 23 maggio 2006, pag. 6

di Mario Reggio

“Garantiremo a tutte le mamme italiane di partorire senza dolore. Il sistema sanitario nazionale assicurerà gratis l’anestesia epidurale. Nessun ostacolo alla pillola abortiva Ru486, ma rispettando le indicazioni della legge sull’aborto e senza alcuna sperimentazione selvaggia”. Livia Turco, ministro alla Salute, parla chiaro. Ed ha scelto il giorno dell’inaugurazione del nuovo reparto di Neonatologia al Policlinico Umberto I di Roma.

“In Italia si fanno troppi parti cesarei, occorre una legge organica che tuteli la salute delle donne e che segua le neomamme – prosegue Livia Turco – anche dopo il parto. Più di un terzo di loro soffre di forme di depressione dopo aver dato alla luce il bambino. E in molti paesi dell’Unione Europea il sistema sanitario assicura l’assistenza domiciliare fino al terzo mese di vita. Quindi più assistenza, ecco perché vanno potenziati i consultori. Basta con il dolore, diffondendo specie nelle regioni del Sud i reparti di Neonatologia. Il tutto concordato e condiviso con le regioni, che negli anni del governo Berlusconi sono state sistematicamente escluse dalle scelte di politica sanitaria e finanziaria”.

E le cifre danno ragione a Livia Turco: negli ultimi venti anni i parti cesarei si sono triplicati, passando dall ’11 al 33 per cento, un valore che supera del 15 per cento quello raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Perché questo aumento impressionante dei cesarei? In realtà un terzo delle donne che devono partorire chiedono l’epidurale, ma solo un misero 4 per cento riesce ad ottenere l’intervento gratuito in una struttura pubblica. Per le altre ci sono due alternative: pagare dai 500 ai 700 euro alla ASL, oppure anche 1500 euro nelle strutture private.

Prima apertura, anche se molto sfumata, sulla pillola del giorno dopo: “La questione verrà esaminata con calma – risponde il ministro della Salute – un passo alla volta- Con me il ministero non sarà quello degli spot e della propaganda, mettiamolo in chiaro- Intendo esercitare la funzione prevista dal Titolo V della Costituzione, vale a dire i poteri di indirizzo, monitoraggio, valutazione, proposta e accompagnamento, vicino alle regioni più deboli”.

Insomma, rispetto ai suoi predecessori del centrodestra, Girolamo Sirchia e Francesco Storace, la musica sembra essere cambiata e di molto. Anche sulla pillola abortiva Ru486, contrastata a lungo da Storace, l’uso del farmaco, che non è venduto in Italia, fa un consistente passo avanti. Già oggi, in realtà, non c’è bisogno di alcuna autorizzazione centrale per la sperimentazione, visto che basta l’autorizzazione del Comitato Etico della struttura sanitaria: tant’è che l’ospedale Lotti di Pontedera , con il placet della Regione Toscana, ha acquistato direttamente il farmaco in Francia. Mentre viene somministrata all’ospedale ginecologico Sant’Anna di Torino, il Maggiore di Bologna, e nei centri ginecologici pubblici di Ferrara e Trento.

Immancabili e prevedibili le areazioni. “Sulla Ru 486 pensi agli interessi della famiglia – commenta il capogruppo UDC alla Camera Luca Volonté - lo stesso padre della pillola abortiva ha ammesso il rischio di decessi a seguito della terapia”.

“Brava la Turco – ribatte la deputata diossina Gloria Buffo – Volonté si tranquillizzi noi ci occuperemo della salute di tutti e dei bisogni sociali dei più deboli, cosa che il centrodestra non ha fatto”.

Viale: aspetto i fatti. Ora l’ok al farmaco

• da La Repubblica del 23 maggio 2006, pag. 7

di Sara Strippoli

Silvio Viale è il promotore della sperimentazione della pillola Ru486 all’ospedale Sant’Anna di Torino e dirigente nazionale della Rosa nel Pugno.

Dottor Viale, dopo il duro match con Storace oggi tira un sospiro di sollievo?
“L’apertura del ministro mi piace, adesso aspettiamo i fatti. Mi lascia un po’ perplesso che abbia aggiunto un accenno all’ipotesi di liberalizzazione selvaggia, un aggettivo che non comprendo e che potrebbe nascondere ambiguità inaccettabili. A Torino abbiamo portato avanti fra le polemiche le sperimentazioni nel pieno rispetto della 194”.

Quanti aborti medici avete fatto sinora al Sant’Anna e con quali risultati?
“Finora 300. Finiremo in autunno con i 400 casi indicati nel protocollo. In un solo caso l’aborto medico è fallito e la donna si è dovuta sottoporre al chirurgico. In dodici casi è stato necessario un raschiamento. L’aborto c’era stato ma non era completo e persistevano perdite ematiche. I nostri dati confermano finora quelli della letteratura esistente”.

Avete un riscontro sul gradimento delle donne?
“Durante il colloquio abbiamo rivolto anche questa domanda alle donne. Novanta su cento ci hanno risposto di essere soddisfatte della scelta”.

Quale il primo passo che vi aspettate dal ministro?
“Che non venga ostacolata, anzi che sia accelerata, la pratica di registrazione del farmaco della ditta che lo distribuisce. In alternativa, che ogni azienda possa importare direttamente il farmaco come avviene già in Toscana, in Emilia e a Trento”.

Il ministro Turco ha parlato anche della pillola del giorno dopo. La ricetta è ancora indispensabile?
“Nel 2000 quella cautela era comprensibile, ma adesso è davvero tempo di permettere a tutte le donne di acquistare senza ricetta un farmaco che non è più nocivo di un’aspirina”.

INCREDIBILE, AMICI! LA BINETTI CONFONDE LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO CON LA RU486!

Binetti: manica larga, così non tutela le donne

• da La Repubblica del 23 maggio 2006, pag. 7

di g.c.

Premessa: “Livia Turco è una donna molto intelligente per la quale faccio il tifo”. Ma per Paola Binetti, senatrice della Margherita ex presidente del Comitato “Scienza e Vita” sulla Ru 486 il ministro della Salute sta sbagliando. “Finora c’è stata una politica restrittiva sulla pillola del giorno dopo,a desso si allarga la manica: non va bene. E’ necessario almeno un approfondimento”.

Senatrice Binetti: perché non sperimentare la pillola aborto?
“Se accetto una logica abortista è evidente che la pillola del giorno dopo non cambia nulla. Promette un intervento precoce, rapido, sarà facile assumerla e non avrò neppure la consapevolezza di ciò che sto facendo. Diciamo che è fuorviante. E non tutela la salute della donna. Non si colloca neppure in quell’ottica che dice sì alla 194 a patto di valorizzare la parte relativa alla prevenzione. Inoltre si avrà una vita sessuale proiettata in senso anti-natalità”.

Alla Turco suggerisce di fermarsi?
“Vorrei che in primo piano fossero messe le misure che tutelano la salute delle donne. La Ru 486 non fornisce alcuna garanzia, lasciamo perdere”.

Lei, con Luigi Bobba, in campagna elettorale inviò una lettera alle parrocchie e alle associazioni cattoliche assicurando un “no ai pacs”; adesso Rosi Bindi neo ministro della Famiglia, apre alle unioni civili. Ritiene di essere stata smentita?
“Io dico che abbiamo la fortuna dopo tanti anni di avere un ministero per la famiglia che ha intanto il problema di integrare funzioni di altri ministeri, costruirsi una cultura politico.programmatica. Chiedo a Rosi Bindi di concentrarsi su questo, Invischiarsi nella questione pacs significa spaccare il paese. Faccia un progetto rivolto alla stragrande maggioranza delle famiglie italiane che lo aspettano da decenni. E la piccola parte degli italiani interessati alle unioni civili – non ai pacs che non ci saranno mai – abbiamo la pazienza di aspettare”.

Iscritto dal: 07/09/2000
User offline. Last seen 15 ore 17 min ago.

Grazie a Giulio Zoller di Rovereto, che questa mattina ha fatto il conto corrente postale per l'acquisto di 100 libretti e ce l'ha subito inviato per fax.

www.associazioneaglietta.it www.silvioviale.it

Iscritto dal: 07/09/2000
User offline. Last seen 15 ore 17 min ago.

“RU486: PROPOSTA INDECENTE?”/TORINO/SINTESI CONFERENZA STAMPA DELLA ROSA NEL PUGNO CON DANIELE CAPEZZONE, SILVIO VIALE E ANDREA CARAPELLUCCI.

Ha introdotto Bruno Mellano (segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta), che ha presentato il libretto “RU486: proposta indecente?” di Andrea Carapellucci come “un pamphlet su un’iniziativa locale che ha saputo divenire iniziativa nazionale, che ha saputo riportare tutta l’Italia a ridiscutere di aborto. Un giovane militante radicale ha messo insieme i vari pezzi del quadro in modo sintetico ma esauriente.”.

Ha poi preso la parola Andrea Carapellucci (capolista alla circoscrizione 4 di Torino per la RNP), che ha spiegato come ciò che l’ha spinto a scrivere di getto il libretto sia stata “la necessità di informare su una vicenda dove tutti hanno voluto dire la loro ma pochi hanno fornito notizie corrette e complete. Basti pensare che la RU486 è stata definita dai suoi detrattori prima “pillola scacciapensieri” e poi “pillola della morte”. Per anni gli antiabortisti si sono scagliati contro la legge 194, tentando di abrogarla; ora la danno per assodata e tentano di inquinarla. La Rosa nel Pugno propone semplicemente di adeguare una legge ormai vecchia di trent’anni alla situazione attuale; il mio libretto riporta in appendice la proposta di legge di riforma della 194 elaborata dal Dr. Viale e presentata dall’on. Buemi.”.

Silvio Viale (ginecologo, primo medico in Italia a praticare l’aborto farmacologico, capolista RNP alle elezioni comunali di Torino): “Ringrazio Andrea per il suo lavoro, fatto da un non addetto ai lavori che ha saputo mettere a disposizione di tutti uno strumento utile per approfondire la materia. Vi sono due aspetti da sottolineare; il primo è quello sanitario: al S. Anna di Torino sono già oltre 300 le donne a cui è stata somministrata la RU486, senza alcun problema per la loro salute. Il secondo è quello politico: ci attendiamo dal nuovo ministro della Sanità non favori o privilegi bensì il rispetto e la considerazione che si devono a una pratica medica utilizzata in tutto il mondo da milioni di donne. Anche nella campagna elettorale per le comunali è importante parlare di questi temi; lo ha fatto la controparte, tentando di far passare in Provincia un ordine del giorno a sostegno dei volontari antiabortisti nei consultori, ma, grazie alla coraggiosa presa di posizione della consigliera Amprino (UDC) gli è andata male; il prof. Buttiglione non riesce neppure più a convincere in casa propria!”.

Daniele Capezzone (segretario nazionale Radicali Italiani, capolista RNP alle comunali di Torino): “Per dirla alla D’Alema, in un “paese normale” si attuerebbe semplicemente quella parte della legge 194 (art. 15) che prevede che “le regioni promuovono l’aggiornamento del personale sanitario …sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”. In un “paese normale” la RU486 sarebbe già disponibile da anni per non aggiungere altro dolore inutile alla sofferenza della donna che abortisce. Diciamolo: il vero “movimento per la vita” siamo noi, è chi si è battuto per la legalizzazione dell’aborto e per la contraccezione (a quando la pillola del giorno dopo senza ricetta medica?), per cui in vent’anni gli aborti sono diminuiti del 44%. Silvio Viale e i radicali piemontesi hanno dimostrato come si incardina e si conduce una battaglia politica; il fronte clericale ha dimostrato come si strumentalizza tale battaglia. Si sono pure inventati una sedicente “commissione d’inchiesta” che è durata solamente 15 giorni ed è servita loro come megafono. Se tanto è stato fatto da così pochi radicali, che hanno sfruttato al meglio la loro presenza nelle istituzioni, tanto altro ancora potranno fare i militanti della Rosa nel Pugno se saranno eletti nel Consiglio Comunale e nelle Circoscrizioni di Torino e se entreranno nella Giunta Comunale.”.

Torino, 15 maggio 2006

N. B. Il libretto “RU486: proposta indecente?” di Andrea Carapellucci (prefazione di Silvio Viale) può essere scaricato dai siti www.associazioneaglietta.it e/o www.silvioviale.it.
Se ne possono ordinare copie (al costo di un euro a copia!) sia tramite i siti suddetti sia telefonando allo 011/230.90.06 (Associazione Radicale Adelaide Aglietta).

Iscritto dal: 07/09/2000
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Grazie Liotta. Qualcuno almeno ci ringrazia per il lavoro che abbiamo fatto e che facciamo.

Ho portato 50 copie del libretto a Milano, ad un recente convegno sulla RU486 con Viale; non c'era nessun radicale per cui mi sono inventato di lasciarle al tecnico di Radio Radicale, avvisando i compagni di Milano.

Chissà se quelle copie sono ora sui tavoli della Rosa nel Pugno per le comunali di Milano o sono ancora nella sede di Milano della radio?!

Iscritto dal: 16/09/2005
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Nel rincoglionimento notturno ho postato per errore su un altro 3d.
Arrivate le copie del libretto su RU 486.
La pubblicazione è eccellente ed ho già iniziato la distribuzione ad amiche e conoscenti.

Grazie Manfredi.
g.

Iscritto dal: 07/09/2000
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ELEZIONI COMUNALI DI TORINO/“RU486: PROPOSTA INDECENTE?”
LUNEDI’ CONFERENZA STAMPA ROSA NEL PUGNO CON CAPEZZONE E VIALE.

La conferenza stampa si terrà lunedì 15 maggio presso la sede dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta (via Garibaldi, 18 – secondo cortile interno), alle ore 11:00.

In tale occasione sarà presentato per la prima volta ai media il libretto "RU486: PROPOSTA INDECENTE?" di Andrea Carapellucci (prefazione del Dr. Silvio Viale). Il libretto ricostruisce l’intera vicenda della sperimentazione (la prima in Italia) dell’aborto farmacologico all’Ospedale S. Anna di Torino, iniziata nel settembre 2005 e tuttora in corso.

Interverranno alla conferenza stampa:

Daniele Capezzone (segretario nazionale di Radicali Italiani, capolista alle elezioni comunali di Torino per la Rosa nel Pugno);

Silvio Viale (ginecologo, responsabile sperimentazione RU486 al S. Anna di Torino, capolista alle elezioni comunali di Torino per la RNP);

Andrea Carapellucci (studente universitario, capolista alla Circoscrizione 4 di Torino per la RNP).

Torino, 12 maggio 2006

Manfredi (348/5335305)

Iscritto dal: 07/09/2000
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"LA RU486 IN ITALIA E IN EUROPA - Uno sguardo multidisciplinare"

MILANO, 6 MAGGIO 2006
SPAZIO DE "L'UNIONE FEMMINILEA"
CORSO DI PORTA NUOVA N. 32

PROGRAMMA DEI LAVORI:

ORE 9:30<12:30

Dott.ssa LIA LOMBARDI (sociologa, docente di sociologia della salute e della medicina presso l'Università degli studi di Milano)

"PILLOLA ABORTIVA E SCELTA DELLE DONNE: UNO SGUARDO SU ALCUNI PAESI EUROPEI"

Dott.ssa DANIELLE HASSOUN (ginecologa e responsabile del Centre d'IVG dell'Hopital Delafontaine a Sant-Denis)

"ABORTO CHIMICO E SERVIZ IN FRANCIA. I PROTOCOLLI, IL VISSUTO DELLE DONNE"

DIBATTITO

ORE 13:00-14:00 (LUNCH)

ORE 14:00<16:30

DOTT. SILVIO VIALE

LA SPERIMENTAZIONE DELLA RU486 PRESSO L'OSPEDALE SANT'ANNA DI TORINO

DIBATTITO

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Ecco chi, al momento, ha ordinato copie del libretto:

Giuliano Guidi di Piacenza 50 copie;
Gianfranco Liotta di Acitrezza 20 copie;
David Poli di San Polo d'Enza 70 copie;
Azione Radicale di Sassari 30 copie;
Livia Federici di Firenze 40 copie;
Gabriella Barbano di Como 100 copie;
Emilio Salemme di Modena 100 copie;
Sergio Giordano di Rimini 50 copie.

.... In tutto la bellezza di 460 copie!!!

Tutte le informazioni per ordinare il libretto (disponibile in formato pdf) su:
www.associazioneaglietta.it

Che aspetti?

Iscritto dal: 07/09/2000
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RU486: PROPOSTA INDECENTE?
di Andrea Carapellucci
prefazione di Silvio Viale

E' ON-LINE SU www.associazioneaglietta.it
(scaricabile in formato pdf)

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"RU486: PROPOSTA INDECENTE?"

Il prezzo di ogni singolo libretto è 1 euro.

Non ci sono sconti per chi ne acquista 20 copie (quantitativo minimo) o più. Chiediamo un supplemento per le spese di spedizione di 10 euro.
Per ordinare le copie, fate un conto corrente postale all’Associazione Aglietta, specificando nella causale “Per acquisto libretto su RU486” e l’indirizzo a cui dovremo spedire le copie.

Le coordinate del C/C postale sono le seguenti:
C/C 51394104
Associazione Radicale Adelaide Aglietta
Via Garibaldi n. 18/55 10122 Torino

Per velocizzare i tempi di spedizione, potete faxarci la ricevuta del versamento sul c/c postale a questo numero di fax: 011.230.10.42. Scrivete anche l'indirizzo a cui dobbiamo spedire i libretti.

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Romagna: appuntamenti di Silvio Viale

Oggi, venerdì 31 marzo

ore 15.30:

Cesena/bar del Capitano, conferenza stampa di Silvio Viale e i candidati locali della Rosa nel Pugno
DISTRIBUZIONE RICETTE NORLEVO LEVONELLE

ore 17.00:

palazzo del Capitano, conferenza, "RU486 NECESSARIA APPLICAZIONE DELLA 194" con SILVIO VIALE

ore 21.00:

RIMINI, DISTRIBUZIONE RICETTE NORLEVO LEVONELLE IN PIAZZETTA

Domani, sabato 1° aprile

ore 13.00: RAVENNA, INGRESSO LICEO CLASSICO, DISTRIBUZIONE RICETTE PILLOLA DEL GIORNO DOPO

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CONTRORDINE COMPAGNI!

San Marino: la sinistra annulla convegno su aborto
Nella Repubblica l’aborto è vietato

Torino, 29 marzo 2006

• Dichiarazione di Silvio Viale (Rosa nel Pugno)

La Segreteria del Partito dei Socialisti e Democratici, cioè la sinistra sanmarinese, ha deciso di annullare e di rinviare a giugno, cioè a dopo le elezioni di San Marino, il convegno sull’aborto che avrebbe dovuto tenersi venerdi 31 marzo, alle ore 21, presso il Teatro Titano. Il convegno era stato organizzato dai Giovani Socialisti e Democratici che intendono proporre un adeguamento legislativo, essendo l’aborto tuttora vietato dalla legge. Oltre a me, invitato come ginecologo ed esperto nella materia, avrebbero partecipato l’On.le ROSA ZAFFERANI (Segretario di Stato alla P.I.), On.le VANESSA MURATORI (Consigliere di Sinistra Unita), DANIELA DANIELE (Consultorio di Rimini), GIOVANNA CECCHETTI (Giovani Socialisti e Democratici).”

“Mi dispiace che a San Marino regni, anche nella sinistra, un clima di sudditanza clericale e di scarso coraggio politico. Mi chiedo se esso sia completamente endogeno, o sia influenzato dalle polemiche italiane sulla laicità Avevo accettato con entusiasmo l’invito dei giovani sanmarinesi, che volevano porre una questione che pone la piccola Repubblica in ritardo con la storia. Forse, nessuna donna è mai stata danneggiata da questo divieto, data l’inesistenza della frontiera, ma è impossibile pensare che la timidezza della sinistra sanmarinese non sia imparentata con quella dei cugini italiani. Rimango a disposizione per dopo le elezioni e mi auguro che la Segreteria del Partito dei Socialisti e Democratici, torni sulla sua decisione e confermi il convegno, mostrando quel coraggio che una lontana parentela, anche con la Rosa nel Pugno, dovrebbe infondergli.”

Torino, 29 marzo 2006

(Silvio Viale 339.3257406)

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(A San Marino l'aborto è ancora illegale!)

SAN MARINO - venerdi' 31 marzo 2006
TEATRO TITANO
ore 21

I GIOVANI SOCIALISTI E DEMOCRATICI organizzano un dibattito su:

TUTELA DELLA MATERNITA’
MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE
INTERRUZIONE DELLA GRAVIDANZA

Intervengono

SILVIO VIALE
(Ospedale S.Anna di Torino)

On.le ROSA ZAFFERANI
(Segretario di Stato alla P.I.)

On.le VANESSA MURATORI
(Consigliere di Sinistra Unita)

DANIELA DANIELE
(Consultorio di Rimini)

GIOVANNA CECCHETTI
(Giovani Socialisti e Democratici)

Moderatori

MARCO RENZI
LAZZARO ROSSINI

Iscritto dal: 07/09/2000
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(Nel comunicato precedente: Isabella Bertolini ha firmato la PDL in quanto deputata di Forza Italia; i tre deputati dell'UDC sono: Maninetti, Tucci e Italo Sandi).

“La Repubblica”, 28/03/06, pag. 2 della cronaca di Torino

“Regolari le procedure RU486”
La direzione sanitaria “assolve” i ginecologi che sperimentano la pillola abortiva

“Nessuna irregolarità nelle procedure seguite per la somministrazione della pillola abortiva RU486. Dalla lettura delle cartelle cliniche non risulta che le pazienti siano state indotte a non fermarsi in ospedale per il ricovero chiesto dal ministro Storace”. Finisce con una sostanziale “assoluzione” l’incontro convocato dal direttore sanitario dell’azienda Sant’Anna - Regina Margherita, Vito Plastino, cui hanno partecipato ieri mattina il direttore del dipartimento universitario Marco Massobrio, di quello ospedaliero Mario Campogrande e i due ginecologi che conducono la sperimentazione, Silvio Viale e Franco Maschera.
Ieri mattina, anche il comitato etico presieduto e convocato dall’assessore regionale alla sanità, Mario Valpreda, ha discusso le modalità di attuazione della sperimentazione. Al termine, la richiesta di una relazione puntuale alla direzione sanitaria. “Prendo atto che l’azienda sanitaria difende il protocollo e lo studio – ha commentato Silvio Viale – Mi dispiace soltanto la diffidenza dimostrata dalla Regione. Confermo che le regole sono state rispettate. L’ospedale non è un carcere e le donne possono chiedere un permesso di uscita e rientrare quando vogliono.”.
Diplomatica la dichiarazione del direttore generale Bruno Boveri: “Abbiamo sempre difeso la sperimentazione. Ritengo però che si sarebbe potuto evitare gli alti e bassi cui invece abbiamo assistito”. Sono 241 le donne finora coinvolte nella sperimentazione della pillola abortiva. Entro l’estate sarà completata con i 400 casi indicati sul protocollo”.

(sara strippoli)

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ABORTO/194 – VIALE (RNP): “ LA CDL VUOLE PEGGIORARE LA 194: GIA’ PRESENTATA LA MODIFICA di AN-FI-UDC-Lega. LA MARGHERITA COME SPONDA?"

Silvio Viale, il medico torinese della battaglia sulla RU486, accusa la Casa della Libertà di volere modificare la 194; la discussione sul progetto di legge è iniziata in sede referente il 2 febbraio scorso. Chiede a Silvio Berlusconi se, sulla RU486, ha preso le distanze dal suo predecessore Francesco Storace.

Silvio Viale (Rosa nel Pugno) ha dichiarato:

"Alcuni giorni fa Pier Ferdinando Casini, da Bruno Vespa, urlava in faccia ad Enrico Boselli “Dimmi il nome di uno di noi che ha presentato una proposta di modifica della 194 …”. Bleffava, perché la CDL ha presentato un disegno di legge, il n. 6196, che peggiora la 194 attraverso la modifica della legge 405 sui consultori.

Come Presidente della Camera non poteva non saperlo. La proposta porta la firma di tre deputati dell’UDC (Isabella Bertolini, Luigi Maninetti, Michele Tucci), dieci di AN, sette di FI, uno del misto e 11 della Lega. Nonostante la fine della Legislatura, si è voluto iniziare la discussione in commissione, come segnale preciso: se vince la CDL, si cambia la legge 194 e, se non vince, ci si prova lo stesso avendo la Margherita come sponda.”

Con l’articolo 1.c) si “tutela la vita umana sin dal concepimento”, mentre la 194 dice “dall’inizio”, riprendendo la previsione della legge 40, con la conseguente intenzione di limitare la scelta di abortire.
Con l’articolo 4.f) si introducono perentoriamente “le associazioni a difesa della vita”, laddove la 194 dice che i consultori “possono avvalersi … della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato”, superando così le obiezioni rilevate dall’Indagine Parlamentare sulla 194.”

Credo, quindi che spetti al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nella sua doppia veste di Capo della CDL e di Ministro della Salute, di smentire o di confermare l’intenzione di peggiorare la 194 attraverso la modifica della 405, alla faccia di tutti i proclami di qualche mese fa, in piena polemica sulla pillola RU486.

Infine ringrazierei Berlusconi per non essere ancora intervenuto sulle polemiche relative al permesso di andare a casa per le donne che partecipano alla sperimentazione torinese sulla RU486, in regime di ricovero, come imposto dall’ordinanza di Storace: una presa di distanza dal suo predecessore?”

www.associazioneaglietta.it

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Per Emilio Salemme: i 100 libretti che hai ordinato te li porta Viale quando viene a Modena, venerdì.

Modena/Venerdì 31 conferenza stampa pubblica: laicità - libertà di ricerca scientifica - RU486

Venerdì 31 marzo 2006, alle ore 10.30, presso la sala conferenze del Caffè Concerto a Modena in Piazza Grande, conferenza stampa aperta al pubblico con Silvio Viale, Emilio Salemme e il Prof.Antonino Forobosco:

Laicità - Libertà di ricerca scientifica - RU486.

Info:

Emilio Salemme 3474885078

Iscritto dal: 07/09/2000
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Venduti i primi 30 libretti al dibattito di Acqui Terme (oltre 100 persone presenti!).

Ricevute finora una decina di ordinazioni.

LA COPERTINA DEL LIBRETTO E' SU www.associazioneaglietta.it

VISTO CHE SERVE (SOPRATTUTTO) DISTRIBUIRLO IN CAMPAGNA ELETTORALE, DIREI CHE SI PUO' VELOCIZZARE I TEMPI IN QUESTO MODO:

CI FAXATE ALLO 011/2301042 LA RICEVUTA DEL CONTO CORRENTE POSTALE, E L'INDIRIZZO A CUI DOBBIAMO SPEDIRVI LE COPIE, COSI' NOI IN SETTIMANA PROCEDIAMO ALLA SPEDIZIONE.

ORDINA
"RU486: PROPOSTA INDECENTE?"

Il prezzo di ogni singolo libretto è 1 euro (può essere rivenduto tranquillamente a 2 o 5 euro).

Non ci sono sconti per chi ne acquista 20 copie (quantitativo minimo), 50 o 100. Chiediamo un supplemento per le spese di spedizione di 10 euro.
Per ordinare le copie, fate un conto corrente postale all’Associazione Aglietta, specificando nella causale “Per acquisto libretto su RU486” e l’indirizzo a cui dovremo spedire le copie.

Le coordinate del C/C postale sono le seguenti:
C/C 51394104
Associazione Radicale Adelaide Aglietta
Via Garibaldi n. 18/55 10122 Torino

Iscritto dal: 07/09/2000
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Polemica sulla RU486
Il Comitato etico apre un’indagine sul caso Viale

23 marzo 2006

• La Stampa - Cronaca di Torino

Convocato per lunedì il Comitato etico regionale che dovrà esaminare il rispetto delle procedure della sperimentazione della pillola abortiva RU486 dopo le dichiarazioni a La Stampa del dottor Silvio Viale: «Ho consentito al 90 per cento delle donne di tornare a casa dopo la somministrazione della prima delle due pillole». Viale, accusa An, «ha contravvenuto al decreto Storace che prevedeva il ricovero fino al momento dell’espulsione dell’embrione». Il comitato, presieduto da Alberto Angeli, dovrà esprimersi sulla liceità delle dimissioni volontarie. Sempre lunedì il direttore sanitario del San’Anna, Vito Plastino, ha convocato i responsabili della sperimentazione, i professori Marco Massobrio (direttore del Dipartimento universitario) e Mario Campogrande (responsabile di quello ospedaliero) che Ghiglia accusa di omesso controllo.

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"La Stampa", 22/03/06, pag. 35 (cronaca di Torino)

PILLOLA ABORTIVA

Tutti contro il ginecologo candidato

Marco Accossato

Rischia di approdare in procura la vicenda - rivelata ieri da La Stampa - delle donne in attesa di aborto farmacologico mandate a casa dal Sant’Anna dopo la somministrazione della RU486, malgrado il decreto dell’ex ministro Storace. Agostino Ghiglia, presidente provinciale di An, minaccia di denunciare per «omissione di atti d’ufficio» il ginecologo Silvio Viale, e accusa di omesso controllo anche i responsabili del protocollo, i primari Mario Campogrande e Marco Massobrio. Numerose le interrogazioni indirizzate ieri all’assessore regionale alla Sanità, Mario Valpreda, che ha chiesto l’intervento della Commissione regionale di bioetica: «Ritengo inopportuno - dice l’assessore - che il dottor Viale, vista anche la sua veste di candidato, si vanti di eludere un protocollo ministeriale». L’assessore ammette: «non ci sono problemi di legittimità, poiché qualsiasi paziente può, sotto la propria responsabilità, sospendere un ricovero». Dice di aver verificato «che tutte le pazienti abbiano firmato regolare richiesta», ma aggiunge: «Il Comitato etico dovrà anche giudicare il fatto che il dottor Viale ha già diffuso, attraverso un quotidiano, i risultati della sperimentazione».
«Il protocollo ministeriale deve essere fatto rispettare in ogni sua parte», insiste Ghiglia. Mentre il capogruppo della Lega in Regione, Oreste Rossi, sostiene: «Deve intervenire il premier Berlusconi, ministro a Interim, al quale chiediamo di pretendere il rispetto del decreto Storace».
Gianluigi Boveri, direttore generale del Sant’Anna, annuncia un’indagine interna. Mentre il dottor Silvio Viale contrattacca: «Ciò che ho fatto non ha nulla di fuorilegge. L’ordinanza prevedeva il ricovero fin dal momento dell’assunzione della RU486, e così sta avvenendo. Ma l’ospedale non è una prigione, e l’ordinanza non dice che la donna debba rimanere “ammanettata al letto”. Quindi non vieta che le pazienti possano usufruire dei permessi». A Valpreda ribatte: «Piuttosto che accusare un esponente della Rosa nel Pugno, l’assessore dovrebbe rivolgersi all’ex ministro Storace e all’attuale, Berlusconi». Conclude: «Aspetto che il Piemonte attivi le stesse procedure della Toscana, e ricordo all’assessore che la sperimentazione del Sant’Anna è avvenuta col centrodestra di Ghigo, non col centrosinistra della Bresso. So distinguere l’aspetto politico da quello medico di questa sperimentazione: come medico proseguo quindi l’attività, ma come politico mi aspetto più coraggio dagli attuali amministratori piemontesi».

d.poli (non verificato)

Eseguito versamento di 100 euro:

70 copie+
10 spediz.+
20 iscriz =
___________
100

uff. postale Cavriago (RE) VCY 0011

Iscritto dal: 07/09/2000
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"La Stampa", 21/03/06, pag. 37 (cronaca di Torino)

PILLOLA ABORTIVA/IL DECRETO FIRMATO DA STORACE PREVEDEVA IL RICOVERO

Viale disubbidisce al ministero: «Donne a casa dopo la RU486»

Marco Accossato

Il ginecologo Silvio Viale sfida il ministero della Salute. Il 90 per cento delle 223 donne sottoposte al Sant’Anna alla «sperimentazione» dell’aborto farmacologico non sono rimaste in ospedale dopo la somministrazione dell’RU486, malgrado il decreto dell’ex ministro Storace autorizzasse il proseguimento della sperimentazione con l’obbligo del ricovero. Dopo lo stop di Roma, il dottor Viale ha consentito a quasi tutte le donne che hanno aderito al protocollo di continuare a lasciare come prima l’ospedale di corso Spezia per rientrare il giorno della somministrazione del misoprostolo che induce la contrazione uterina per l'e-spulsione dei tessuti embrionali.
E’ lo stesso dottor Viale a rivelarlo, commentando la notizia che arriva da Oltre Oceano sulla morte di due donne alle quali era stata somministrata la RU486. «E’ giusto che questi fatti vengano segnalati - dice a proposito dell’allarme dalla California - ma dal punto di vista pratico ciò non ha implicazione clinica immediata: non cambia né ostacola in nessuna parte del mondo il proseguimento dell’interruzione farmacologica di gravidanza».
Silvio Viale è certo che l’allarme non metta in pericolo la vita delle sue pazienti. Ed è talmente convinto dell’efficacia e della sicurezza del metodo farmacologico «che ho deciso di non costringere le donne in attesa dell’aborto a rimanere ricoverate».
Il ginecologo torinese ha trovato un escamotage al diktat di Storace: ha applicato alla sperimentazione le regole previste per qualsiasi altro ricovero. «Sotto la responsabilità del medico è possibile concedere un permesso per lasciare il reparto e restare uno o due giorni a casa», spiega. Così ha fatto con la sperimentazione torinese della RU486, e lo ha fatto quasi da subito, dal giorno in cui ha potuto riprendere la somministrazione dopo lo stop di Storace che gli aveva imposto esattamente il contrario.
«Ogni giorno i numeri parlano più chiaro - commenta Viale -: il metodo è sicuro ed efficace. Su 223 donne sottoposte all’interruzione farmacologica di gravidanza, una sola volta non c’è stato aborto e abbiamo dovuto intervenire chirurgicamente». «In altri cinque casi - precisa - è stata necessaria una revisione chirurgica, ma non c’è mai stato alcun rischio per le donne».
C’è di più. Fra le circa 170 pazienti che dopo la somministrazione della RU486 hanno chiesto di tornare a casa per rientrare in ospedale dopo due o tre giorni, «poco più di una decina ha espulso l’embrione a casa». Esattamente ciò che l’ex ministro di An voleva evitare.
Bypassato il decreto Storace, il dottor Viale rilancia ora la sfida, e chiede al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di ritirare l’altro decreto dell’ex ministro, quello che dovrebbe bloccare l’importazione della RU486 negli ospedali italiani: «Limitandosi a chiedere solo “ulteriori delucidazioni in merito alla motivazione clinica ed epidemiologica idonea a giustificare la richiesta di importazione” - dice Viale, citando il documento da Roma - Storace non ha bloccato, ma ha implicitamente autorizzato l'importazione con un artifizio tecnico-burocratico: nessun medico del ministero si assumerà mai la responsabilità civile e penale di certificare che una donna dev’essere sottoposta all’anestesia e all’intervento chirurgico contro il desiderio esplicito di evitarlo grazie alla pillola RU486».

"La Stampa", 21/03/06, pag. 16

DOPO LA MORTE DI ALTRE DUE DONNE
Sarà l’inchiesta federale a stabilire se esiste un rapporto di causa-effetto
Ma è polemica

Pillola abortiva: indagine Usa

Paolo Mastrolilli
NEW YORK

Altre due donne americane sono morte dopo aver preso la pillola abortiva RU-486, e adesso le autorità federali stanno indagando per capire se il farmaco le ha uccise. Il caso è scoppiato in un clima già rovente, perché alcuni giorni fa il South Dakota ha approvato una legge contro l'interruzione di gravidanza, che secondo gli attivisti pro-choice ha lo scopo di lanciare una campagna per vietare la pratica a livello nazionale.
La RU-486, o Mifeprex, è stata approvata per la vendita negli Stati Uniti dalla Food and Drug Administration nel 2000. Da allora è stata usata 560.000 volte, ma ci sono stati sette decessi, sei negli Usa e uno in Canada. Quattro erano avvenuti in California e le donne erano state colpite da infezioni del sistema circolatorio, risultando positive al batterio Clostridium sordellii. Gli ultimi due casi sono ancora sotto inchiesta, ma uno presenterebbe gli stessi sintomi. La RU-486 è indicata per interrompere le gravidanze entro 49 giorni dal loro inizio.
In base alle istruzioni della Fda, come prima cosa bisogna prendere tre pillole di Mifeprex, che bloccano un ormone necessario a far procedere la gestazione. Poi, due giorni dopo, si devono aggiungere due pillole di misoprostol, che induce le contrazioni e provoca l'espulsione del feto. La Fda raccomanda che tutti questi farmaci siano assunti per via orale, alla presenza di un medico, ma fino a pochi giorni fa la Planned Parenthood Federation, ossia la più grande associazione americana che fornisce servizi di salute riproduttiva, suggeriva di prendere il misoprostol a casa per via vaginale.
Questa pratica era stata giudicata efficace e sicura da molti medici, però dopo gli ultimi due decessi la Planned Parenthood ha smesso di raccomandarla e ha chiesto alle sue pazienti di seguire le indicazioni della Fda. Se l'infezione provocata dal batterio Clostridium sordellii fosse confermata come causa delle morti, i medici potrebbero combatterla con gli antibiotici, a patto di scoprirla in tempo. In passato la Fda aveva dichiarato che la RU-486 era comunque sufficientemente sicura, perché il tasso delle infezioni collegate alla pillola era di una ogni 100.000 casi, molto simile a quello degli aborti chirurgici e dei parti. Ora il dibattito si è riaperto. Due politici repubblicani pro-life, i senatori Jim DeMint della South Carolina e Tom Coburn dell'Oklahoma, hanno sollecitato il passaggio di una legge che blocchi la vendita della RU-486, distribuita negli Usa dalla Danco Laboratories, fino a quando l'autorità di controllo del Government Accountability Office non avrà rivisto come la Fda è arrivata ad approvare la pillola.
Il testo si chiama «Holly's Law», dal nome di una ragazza diciottenne della California morta dopo averla presa. «La RU-486 - ha dichiarato DeMint - è un farmaco mortale che sta uccidendo le donne incinte. Non doveva mai essere approvata e va sospesa immediatamente». Le associazioni abortiste hanno risposto che non è più pericolosa delle altre pratiche, e spesso i problemi fisici sono dovuti all'uso sbagliato. La polemica è esplosa in un momento molto delicato, perché il 3 marzo la catena di supermercati Wal-Mart ha annunciato che comincerà a vendere la «Plan-B», ossia la «pillola del giorno dopo».
Il 7 marzo, invece, il governatore del South Dakota ha firmato una legge che vieta l'aborto in tutti i casi, tranne quando serve a salvare la vita della madre. Secondo i gruppi pro-choice questo provvedimento vuole provocare cause che arriveranno fino alla Corte Suprema, dove i giudici conservatori appena nominati dal presidente Bush potrebbero rovesciare la sentenza che nel 1973 aveva legalizzato l'aborto.

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MARTEDI' 21 MARZO A PAVIA DIBATTITO DELLA ROSA NEL PUGNO DAL TITOLO: "PILLOLA ABORTIVA RU486, PERCHE' INTRODURLA ANCHE IN ITALIA?"

Martedì 21 marzo, alle ore 21, a Pavia, presso la Sala riunioni della Rosa nel pugno in Viale Bligny 17, si terrà un dibattito dal titolo: "Pillola abortiva RU486, perchè introdurla anche in Italia?

Introduce: Antonio Califano (Segretario provinciale FGS)

Intervengono:

Sara Palomba (responsabile donne FGS di Pavia)

Roberto Portolan (Segretario provinciale SDI)

Eleonora Voltolina (Rosa nel Pugno di Milano)

Silvio Viale (Direzione nazionale Rosa nel Pugno)

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Salemme il grande Sultano e le sue donne????

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IL LIBRETTO SULLA RU486 E' PRONTO!

LA COPERTINA DEL LIBRETTO E' SU www.associazioneaglietta.it

VISTO CHE SERVE (SOPRATTUTTO) DISTRIBUIRLO IN CAMPAGNA ELETTORALE, DIREI CHE SI PUO' VELOCIZZARE I TEMPI IN QUESTO MODO:

CI FAXATE ALLO 011/2301042 LA RICEVUTA DEL CONTO CORRENTE POSTALE, E L'INDIRIZZO A CUI DOBBIAMO SPEDIRVI LE COPIE, COSI' NOI IN SETTIMANA PROCEDIAMO ALLA SPEDIZIONE.

ORDINA
"RU486: PROPOSTA INDECENTE?"

Il prezzo di ogni singolo libretto è 1 euro (può essere rivenduto tranquillamente a 2 o 5 euro).

Non ci sono sconti per chi ne acquista 20 copie (quantitativo minimo), 50 o 100. Chiediamo un supplemento per le spese di spedizione di 10 euro.
Per ordinare le copie, fate un conto corrente postale all’Associazione Aglietta, specificando nella causale “Per acquisto libretto su RU486” e l’indirizzo a cui dovremo spedire le copie.

Le coordinate del C/C postale sono le seguenti:
C/C 51394104
Associazione Radicale Adelaide Aglietta
Via Garibaldi n. 18/55 10122 Torino

P.S. Quanto scritto non vale naturalmente per i compagni romagnoli,che verranno riforniti direttamente da Viale, per Emilio Salemme, che da buon "sborone" modenese, ci ha già inviato un assegno di 110 euro.

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Ottimo cammello.
Puoi anticiparci il programma romagnolo?

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se.giordano wrote:
Sotto il Papa eravamo anticlericali e correvamo dietro ai marchigiani veri dazieri papalini.
Vada per i 60 euro appena arrivano i libri pagamento alla consegna del cammello. :wink:

Il 31 vengo in romagna per i convegni di cui sai ... posso portarvi i liberculi ... fatemi sapere ...

F.to Il cammello papalino

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g.manfredi wrote:
Hai letto male, Sergio! Ci sono anche le spese di spedizione per cui ci dovrai 60 euro.
Visto che sei stato rapido ad ordinare, non applicheremo a te quello che applicheremo tassativamente a tutti gli altri: dare moneta, vedere cammello!

.... E poi vi arriverà pure la nostra merda dentro il Po ma se non arrivavamo noi piemontesi, voi romagnoli anticlericali sareste ancora sotto lo Stato Pontificio!

Sotto il Papa eravamo anticlericali e correvamo dietro ai marchigiani veri dazieri papalini.
Vada per i 60 euro appena arrivano i libri pagamento alla consegna del cammello. :wink: