CONSENSO PER I POMPIERI?
Quando si leggono le “opinioni” delle grandi Firme che corredano la colonna di sinistra dei Quotidiani, non è difficile trasalire, talvolta, per l’opinione espressavi. Scopriamo, così, che le cose della politica, quelle da cui dipendono le vicende del mondo, spesso vanno soggette non tanto all’opportunità delle cose da farsi, alla loro liceità nell’intrinseca necessità del farsi, ma agli umori che l’approssimarsi di questa o quella scadenza votatoria (elezioni) condizionano come consenso ricercato per i candidati in lizza. Sarebbe come dire che, se l’incendio richiede acqua per estinguerlo, si procrastina l’intervento per non dispiacere ai venditori di schiumogeni che fabbricano e vendono estintori in bombole. Dovremmo capire, dopo la spiegazione, come e perché mai, il da farsi, vada soggetto all’estrosità di un voto elettorale e non sia, logicamente, connesso a provvedimenti cui solo razionalità ed urgenza dovrebbero presiedere. Naturalmente è un’interpretazione della politica per l’imperatore di turno.
Se provvedere all’embargo sanzionatorio come rappresaglia, da parte della NATO, nei confronti della tal Nazione, per comportamento immorale, inumano e tirannico (l’incendio che divampa) nei confronti dei suoi stessi cittadini e dei confinanti di quel Paese, risponde a requisiti civilissimi di punizione repressiva (spegnere l’incendio) di quel tal pessimo governo, perché mai, lo stesso provvedimento, dovrebbe attenuarsi o sperdersi sol perché il presidente degli USA (il capo dell’Occidente, l’imperatore) è sotto campagna elettorale o a scadenza di mandato presidenziale? Che forse il voto, per la scelta di un capo che si ripropone, deve soggiacere alla severità o alla bonomia che il capo è in grado di reclamizzare? Se la necessità impone l’acqua per spegnere l’incendio - la forza per indurre alla ragione il tiranno (perché se non fosse tale sarebbe un sopruso) - può essere, il timore di perdere il consenso elettorale, una condizione per cui l’urgenza di provvedere subisce, quindi, una transazione di coscienza?
Sarebbe auspicabile che la società civile apprendesse come ci si comporta nelle condizioni d’illegittimità internazionali a prescindere dalle opportunità illegittime che sembrano condizionare i rapporti fra Nazioni. In un epoca in cui i confini sono diventati mere espressioni geografiche; dove le patologie politiche contagiano l’umanità più che le epidemie influenzali; dove Haider è stato sottoposto a “quarantena” per un sospetto di opinabile antidemocraticità; Saddam Hussein viene bombardato e si squilibra (ingenuamente?) il prezzo del petrolio (e l’economia del mondo industriale va a ramengo); è certamente incomprensibile che la NATO (gli USA) intervenga distruggendo coi bombardamenti le infrastrutture industriali e militari dei reprobi, e non completi l’opera di “pulizia politica” per ristabilire, in quel Paese, condizioni di vita democratica che il mondo civile auspicava.
Le recentissime elezioni in Jugoslavia sembrano non aver cavato un ragno dal buco e il comunista, l’ottimo Slobodan Milosevic (il Satana di Bosnia-Erzegovina), regna indisturbato, da Belgrado, sull’asservita popolazione jugoslava. Il mondo civile è in attesa del meglio (avendo superato il peggio?) e spera che il tiranno serbo se ne vada tranquillo in galera, a scontare il fio della sua tirannica malvagità come l’Augusto Pinochet Ugarte, il maledetto cileno (quello che ventisette anni fa salvò dal comunismo dittatoriale il Cile e, forse, l’America Meridionale), è in attesa che gli succeda.
E’ lecito auspicarlo!
(FERROBRACCIO)