Politica Radicale 432.: FORZA LIBIA... parte 2°

Questa discussione ha 15 interventi Ultimo post
Iscritto dal: 18/11/2000
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Sarkozy è fottuto, la sua alleanza si squaglia !! 

Dopo Germania e Turkia, indisponibili alle pretese francesi, ora è la Norvegia ad associarsi alla richiesta italiana di un comando unico NATO.

Si vede che a Napolitano è stato detto di starsene zitto e la lungimiranza/intelligenza/cautela di Berlusconi cominciano a manifestarsi alla grande.

Senza comando unico NATO niente basi italiane per l'intervento in Libia e.... nella NATO vi sono Germania e Turchia tutt'altro che disposte ad attaccare Tripoli. 

Resta sempre valido quello che in altro 3d ha scritto Bruno Biondani:

"in Libia non ci sono nè alcuna spinta democratica da appoggiare nè alcun dittatore sanguinario da abbattere." (Se qualcuno ha visto qualche "democratico" da quelle parti o può documentare le "mostruosità" attribuite a Gheddafi da Al Jaizeera.... beh, quel qualcuno si faccia avanti)

E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.

 

Iscritto dal: 23/04/2006
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Bisogna dire [se avete visto quella cosa, la riporta dagospia, sul fuggiasco libico ed i servizi francesi] che Sarkozy dimostra una certa grandezza, grandezza demenziale. ...Doveva far comodo pure ad altri, senno' non lo lasciavano fare.

Sfasciare la Libia, pure l'euro [visto che la destabilizzazione medio orientale...], per vincere le presidenziali.

Come va la popolarita' in Francia, a seguito dell'operazione Libia?

Come se qualcuno, a Roma, cercasse di vincere le elezioni bombardando l'Albania...

Roberto Scaruffi

Iscritto dal: 27/12/2008
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Teatro dell’assurdo e dell’”umanitario” mentre la gente muore

di Oliviero Beha
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Ma che deve capire il cosiddetto “uomo della strada”, ormai diventato l’uomo della strada televisiva perché le notizie arrivano soprattutto da lì (internet è altro, ed è ancora troppo poco frequentato da lui) ? Che deve capire leggendo o ascoltando o vedendo quello che succede in Libia? L’unica cosa certa è che lì muoiono soprattutto i civili, tendenza che come vi sarà noto è sviluppata in grandi numeri ormai da parecchio in tutte le guerre del mondo. Civili come noi, come voi che leggete ed io che scrivo, che non siamo soldati, cioè letteralmente ed etimologicamente professionisti militari “al soldo” di qualcuno.
Perché si è fatta oggi questa “Odissea all’alba”, perché si è fatta così, chi la comanda e chi la deve comandare, qual è il vero obiettivo ecc. Belle domande. Sono divisi, divisissimi gli “esperti”, figuriamoci chi riceve spesso senza strumenti di decodifica tutto ciò ficcato nell’imbuto della “guerra alla Libia”. L’unica cosa certa, sullo sfondo ma neppure tanto, che arriva in modo sufficientemente chiaro alle orecchie nostre di strada sono gli interessi che si muovono dietro questa come ogni altra guerra, cioè il controllo politico nazionale e internazionale delle ricche materie prime libiche, che a loro volta entrano ed escono dallo scenario del mercato del petrolio, del gas, della loro coincidenza/alternanza con il nucleare a sua volta protagonista tsunamico nella catastrofe del Giappone.
Per il resto, buio pesto più che nebbia fitta. Sul fondale, non di cartapesta ma di vite umane, dei Tornado italiani, le polemiche di un governo ballerino nel senso che fino a ieri ballava in tutti i sensi con il Beduino più rischioso del mondo, una divisione tra interventisti e pacifisti, una classe politica nostrana (ma non è poi diversissima da quella di altrove, vedasi le incertezze francesi, inglesi, americane sul comando, l’Alleanza atlantica, l’Onu, la Lega Araba ecc.) che è incapace di gestire il giorno per giorno di una politica vuota di contenuti e piena di affari e malaffari: figuriamoci di fronte all’emergenza, e che emergenza! Fanno la figura che stanno facendo e non potrebbe essere altrimenti.
Negli occhi e nelle orecchie di noi di strada restano le mille contraddizioni, l’idea che sullo scacchiere internazionale gli scacchisti siano o incapaci o in tale malafede da lasciar accadere tragedie che poi chiamano “umanitarie” perché a qualcuno conviene che accadano, un senso di impotenza che oggi nel 2011 fa più male che in passato. Non siamo o non dovremmo essere “nani sulle spalle di giganti”? L’impressione forte è che di tali “giganti” si sia persa la memoria, che i nani siano scesi dalle loro spalle, che accadimenti pieni di ogni tipo di conseguenze come il ribollire dell’Africa settentrionale e specificamente la guerra civile libica siano superiori alle loro forze di nani, che infine noi li si veda appunto per quello che sono, politicamente dei “nani”.
Qui di solito qualcuno chiede soluzioni, confondendo il radiologo con il medico diagnosta di medicina generale. Dico semplicemente che da un lato ammiro la compostezza nella tragedia incommensurabile dimostrata dai giapponesi di fronte a una “apocalisse umanitaria” (che gergo, che gergo…bisognerebbe ripartire dalle parole difendendone il significato…), una compostezza che affonda nel tempo e nella memoria di sé che temo noi non possediamo più. Dall’altro mi augurerei che nel cruentissimo pasticcio libico qualcuno stesse davvero dalla parte dei civili bombardati, così, tanto per non smarrire anche l’ultimo barlume umanitario. Ma a chi chiedere un atteggiamento politico/diplomatico/militare di questo tipo in “questo mondo di nani”? E poi si lamentano di eventuali attentati e del rischio razzi? Dopo che per settimane “Razzi” (con Scilipoti) era solo il cognome di uno dei “responsabili” prontissimo a voltar gabbana in un “mondo di soli furbi” sottostante ai nani di cui sopra…
 
22 marzo 20

sabatino di martino

Iscritto dal: 18/11/2000
User offline. Last seen 1 anno 1 settimana ago.

Oliviero Beha, giornalista, opinionista, scrittore, culo-caldo-televisivo, inizia questa sua summa di luoghi comuni ponendosi dalla "parte dell'uomo-della-strada": un vaffanculo cosmico a questa sua "sfacciataggine".

Io, Sabatino, sono uomo di parte, non mi è mai piaciuto fare l'arbitro, sul ring amo salire con i pantaloncini corti ed il petto scoperto, e proprio perchè mi riconosco da sempre come uomo di parte non posso considerare come interlocutore chi come Oliviero Beha ha speso una vita ad annusare da che parte spirava il vento ed oggi si accorge che (per una stagione) spira dalla parte dell'uomo-della-strada.

Poi, se vuoi, possiamo confrontarci sul contenuto dell'articolo (ma confrontarci su cosa ?... quella è una accozzaglia di luoghi comuni più o meno già tutti digeriti dalla coscienza di ciascuno).... sono sicuro che capirai se comunque, in questa eventuale discussione,non riuscirò a superare completamente l'handicap postomi dall'aver letto quella firma in apertura dell'articolo che hai postato.

Ciao. Vasco.

 

E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.

 

Iscritto dal: 27/12/2008
User offline. Last seen 1 anno 1 settimana ago.

Caro Vasco,

accusare un signore come Beha di essere un culo caldo è uno svarione.

Si può dire che abbia speso la vita ad annusare da che parte tirava il vento?

Ma di quale Beha stiamo parlando?Di  quello che accusava l'italia di Bearzot di aver combinato la partita col Camerun?

Di quello che con la radio a colori e radiozorro attaccò l'eni, la telecom e la fiat per essere cacciato poi a calci nel culo?

Se parliamo di quel Beha comprenderò perché tu non  sia in  grado di discutere.

E' un tuo problema al quale dovresti cercare di porre rimedio.

 

sabatino di martino

Iscritto dal: 18/11/2000
User offline. Last seen 1 anno 1 settimana ago.

Ecco un articolo di Giorgio Israele: lo si può condividere o meno... ma a differenza di Beha non lo si può accusare di mirare alla pancia della "gente-della-strada":

Basta una crisi a mostrare che Obama è peggio di Carter. (di Giorgio Israel – il Giornale.it)

La domanda da porsi è se il peg­g­ior Presidente degli Stati Uniti del do­poguerra sia stato Jimmy Carter o Ba­rack Obama. Come Carter, Obama ha dato prova di debolezza e titubanza di­sastrose. Coniugando tali 'doti' con una notevole prosopopea retorica ha raggiunto livelli comici, per esempio nel celebre discorso del Cairo dove, con tono da salvatore dell'umanità, propose castronerie come l'attribuzio­ne all'isla­m della scoperta della polve­re da sparo e della stampa. Tanto gene­rose concessioni sarebbero state per­don­abili se accompagnate da un atteg­giamento equanime e moralmente ri­goroso. E invece no. Non si è udita la voce di Obama a proposito della scan­dalosa presenza di stati canaglia nel Consiglio dei diritti umani dell'ONU; né si è udita in occasione delle innume­revoli minacce iraniane di distruggere Israele. Neppure egli è intervenuto in modo deciso in occasione della feroce repressione dei moti popolari in Iran. Dietro un confuso farfugliare e una mediocre realpolitik non è emersa al­cuna strategia. Però, quando si sono scatenati i moti in Egitto, Tunisia e Li­bia, Obama si è svegliato assumendo toni da capopopolo dell'islam. Ha chiesto perentoriamente l'avvento della democrazia, ha intimato all'allea­to (fino a poche ore prima) Mubarak di farsi da parte. Se l'idea di Bush di im­piantare la democrazia in paesi che non l'hanno mai conosciuta poteva es­sere avventata, pensare che l'avvento della democrazia possa essere garant­i­to dal gioco dei movimenti spontanei, in ambiti in cui l'unica forza organizza­ta è quella dell'integralismo islamico, è avventurismo puro. Il 1˚ marzo, in un atto di ipocrisia collettiva la Libia è stata espulsa dal Consiglio dei diritti umani, come se fino al 28 febbraio avesse avuto le credenziali per farne parte e come se molti altri stati mem­bri non meritassero lo stesso tratta­mento.

Ora Obama, mentre indossa ideal­mente un basco alla Che Guevara, da un lato dice che Gheddafi se ne deve andare, dall'altro che non deve essere mandato via con la forza. Egli parteci­pa a­ll'intervento armato purché si limi­ti a qualche sculacciata. Questi impul­si contraddittori hanno aggravato la cronica incapacità decisionale dei pae­si europei ormai in piena confusione di orientamento e di coordinamento. Non è chiaro fino a che punto e per quanto tempo gli USA vogliano anda­re avanti. Si interviene senza che sia chiarito il fine e senza elementi per decidere se il movimento ribelle può­ rappresentare una svolta positiva o far precipitare la Libia dalla padella nella bra­ce. Al confronto la guerra irakena di Bush rappresenta un modello di chia­rezza di obbiettivi e di coerenza dei mezzi impiegati. Eppure ormai la scomparsa di Gheddafi dalla scena è una necessità indiscutibile: l'idea che il raìs resti in sella, anche come interlo­cutore dimezzato ma pieno di rancori, configura uno scenario da brividi. Ma proprio circa la possibilità di consegui­re questo obbiettivo nascono le più grandi perplessità.

L'unica cosa chiara è che tutti - e non solo l'Italia che non può per i pre­cedenti storici - escludono l'interven­to di terra. Ma non occorre essere von Clausewitz per sapere che nessuna guerra può concludersi senza una defi­nizione della situazione sul terreno, pena il prodursi di uno stato endemi­c­o di conflitto di lunga durata con con­seguenze devastanti, in particolare per il nostro paese che pagherebbe un prezzo ingiusto, come se l'acquiescen­za nei confronti di crudeli dittature non fosse stata (e non fosse) una prassi comune a tutti i paesi occidentali.

In questo panorama desolante di cri­si dell'occidente, aggravata dall'impa­sto di­demagogia e debolezza della pre­sidenza americana, si staglia il proble­ma energetico reso evidente dal dram­ma giapponese. Sono quarant'anni che l'occidente elude la sfida di mobili­tare la propria supremazia tecnologi­ca per rendersi indipendente dal pe­trolio. Anche se la vicenda giapponese impone un esame delle condizioni di massima sicurezza nella costruzione di nuove centrali, non è sensato com­­portarsi in modo irrazionale. Perche non si parla dei danni colossali, anche in termini di salute, provocati da inci­denti legati al petrolio come il disastro nel Golfo del Messico o l'inquinamen­to da idrocarburi? Ma c'è di peggio. La dipendenza dal petrolio ha contribui­to a cr­eare classi dirigenti islamiche ag­gressive, come quella iraniana, e a fi­nanziare un terrorismo attivissimo, co­me dimostra l'attentato di ieri a Geru­salemme. Il petrolio ha comprato mez­za Europa e parte degli Stati Uniti. Le celebri università inglesi si sono ridot­te a centrali di propaganda antiocci­dentale, e in alcuni paesi europei le regole della democrazia li­be­rale si adattano a convi­vere con quelle della sharia. La dipendenza dal petrolio è ormai causa ed effetto di questi processi dram­matici. Ci si chiede quando verranno alla ribalta classi politiche capaci di guardare oltre la punta del naso e di gestire con decisione, lungimiranza e co­niugando dignitosamente realismo e senso morale, un'evoluzione che può avere conseguenze epocali presto per l'Europa e poi per gli Usa.

 

E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.

 

Iscritto dal: 14/05/2007
User offline. Last seen 1 anno 1 settimana ago.

 

 Beha ha ragione circa l' intelligibilità di questa guerra, meno quando parla delle ragioni economiche che starebbero dietro l' attacco. Queste fantomatiche "ragioni economiche" sono, secondo me, molto sopravvalutate, di fatto sono solo un rifugio dialettico di chi non vuole ammettere di non sapere e di non capire. La guerra è scoppiata perchè noi ( i cittadini del mondo occidentale ) abbiamo permesso che scoppiasse ovvero perchè si è diffusa nelle nostre democrazia l' insana abitudine di delegare al Potere la decisione suprema sulla vita e la morte degli "altri", siano essi iracheni, afagani, libici...Una legge costante della storia è che se si permette al potere di far qualcosa, prima o poi quel qualcosa succederà ( vedi i campi di concentramento o le purghe stalianiane). Il Potere va marcato stretto, molto stretto, altro che delega....

Iscritto dal: 21/11/2007
User offline. Last seen 1 anno 1 settimana ago.

upzi

il carso e le apuane.....

Iscritto dal: 23/04/2006
User offline. Last seen 48 settimane 3 giorni ago.

Per una sventagliata di missili per alleggerire il naviglio,

non credo che ci siano differenze di partito nei rapporti con Congresso, che tanto sta li' e, checche' si conti, non conta una pippa.

Da quanti decenni non ha alcun controllo sulla spesa militare che e' pure segreta? Mezzo secolo o di piu'? 

[Scusate, ma che c'avete a che fare coi Repubblicani. ...O coi Democratici?]

Una volta c'era La Malfa, poi restato La Malfa [figlio], che s'esaltava per il Repubblicani USA, anche se era come il Manifesto che s'esaltasse, ipoteticamente, per il PCUS per qualche opotetica omonimia ["comunisti"].

Roberto Scaruffi

Iscritto dal: 18/11/2000
User offline. Last seen 1 anno 1 settimana ago.

Due giorni dopo, e con una lettera, Barack Obama ha finalmente informato il Congresso dell’inizio di una nuova guerra americana in Medio Oriente. L’avesse fatto Bush, l’unilateralista che però le guerre se le faceva autorizzare dal suo Congresso, ci sarebbero state le barricate. Ma Obama is sooo cool. (Christian Rocca)

E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.

 

Iscritto dal: 18/11/2000
User offline. Last seen 1 anno 1 settimana ago.

Bengasi: studente-internettiano di 5° ginnasio durante l'intervallo tra la 3° e la 4° ora:

Un ribelle in azione Un ribelle in azione sulle colline di Bengasi  a circa 3.126.000 pertiche da Bari
 

 

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Iscritto dal: 12/09/2009
User offline. Last seen 38 settimane 3 giorni ago.

http://www.grnet.it/news/95-news/2497-libia-professione-mercenario-guerr...

 

Mercenario libico assunto a cocopro; il genocidio come appendice della security aziendale privata e poppata di  petrodollari nonchè risposta al problema dell'occupazione e volano dell'economia ; brillante soluzione manageriale insegnata nelle migliori scuole di business e forse anche alla bocconi,  a cui Hitler non aveva mai pensato; il tapino si starà rivoltando nella tomba per iscriversi al Master come fuori corso-vita; inutile dire a Carraro che sono proprio degli ottimi ed onesti, dal lpunto di vista delle parcelle, professionisti del massacro regolarmente iscritti all'ordine legale  dei massacratori; non sono dei volgari millantatori massacratori dilettanti della domenica, bassa manovalanza priva di adeguiata formazione professionale; assicurano nello sterminio una efficienza aziendale di gran lunga superiore a quella degli eserciti regolari degli Stati, che, in quanto enti pubblici, sono sempre macchinosi e burocratizzati; la privatizzazione dello sterminio è il business del futuro, quotato già nelle principali Borse.

Pare che gheddafi abbia detto ad un convegno di economia "quello che è buono per i miei mercenari è buono per la Libia"

Iscritto dal: 18/11/2000
User offline. Last seen 1 anno 1 settimana ago.

Ehi, tu, quelli nella foto sono i giovani-democratici-internettiani-ribelli-anti-Gheddafi ("socialisti" come te per intenderci).

E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.

 

Iscritto dal: 18/11/2000
User offline. Last seen 1 anno 1 settimana ago.

Berlusconi: comando passi alla NATO !

Bruxelles - (Adnkronos/Ign) - Il premier: "Desideriamo che il comando passi alla Nato". Frattini da Bruxelles: ''Vogliamo implementare il cessate il fuoco, insieme alla Lega araba, senza andare oltre la stretta applicazione della risoluzione''. La Russa : ''L'intervento durerà fintanto che sarà necessario proteggere il popolo libico. Non c'è l'obbligo di dare la caccia a Gheddafi

E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.

 

Iscritto dal: 18/11/2000
User offline. Last seen 1 anno 1 settimana ago.

BERLUSCONI, ESSENZIALE DEFINIRE OBIETTIVI CHIARI -

"Desideriamo che il comando delle operazioni passi alla Nato e che ci sia un coordinamento diverso da quello istituito finora. I nostri aerei non hanno sparato e non spareranno. Sono lì per pattugliamento e per garantire la no fly zone"

FRATTINI, SENZA NATO POTREMMO RIPRENDERE BASI - Se la missione in Libia non passera' sotto comando Nato, ''l'Italia avviera' una riflessione sull'uso delle sue basi: se ci fosse una moltiplicazione dei centri di comando, dovremmo studiare un modo perche' l'Italia riprenda il controllo delle sue basi''. Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini in una conferenza stampa a Bruxelles dopo l'incontro tra i capi delle diplomazie dell'Ue.

CAMERON, VOGLIAMO PROSSIMO COMANDO NATO - L'intenzione della coalizione e' che il comando dell'operazione libica passi alla Nato. ''Col tempo vogliamo che il comando e controllo dell'operazione passi alla Nato'', ha detto Cameron alla Camera dei Comuni.

FRANCIA, NATO NON HA ALCUN RUOLO - ''Per il momento la Nato non ha alcun ruolo in questa vicenda'': lo ha detto il generale francese Philippe Ponthies, portavoce del ministero francese della Difesa, nel corso di una conferenza stampa a Parigi, rispondendo a una domanda dell'ANSA sull'eventuale ruolo della Nato in Libia.

USA, PRESTO RIDOTTA NOSTRA PARTECIPAZIONE  - Gli Stati Uniti ridurranno presto la loro partecipazione alle operazioni in Libia. Lo ha detto il segretario alla Difesa americano Robert Gates a Mosca dove e' in visita.

NORVEGIA SOSPENDE PARTECIPAZIONE A OPERAZIONI - La Norvegia sospende la sua partecipazione alle operazioni militari in Libia finche' non sara' chiarita la questione del comando. Lo ha detto il ministro della Difesa norvegese Grete Faremo.

 

E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.

 

Iscritto dal: 23/04/2006
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Gli USA si stanno tirando indietro.

Ma, forse, appena la Clinton [con le altre due] ha ripreso a ceffoni Obama ["Iniziamo la campagna presidenziale, ci occorrono li soldi!"; oppure lo affonda per divenire lei presidente tra 6 anni?],

lo stesso potrebbe mandare un'armata d'occupazione.

"Papa! Papa! Voglio la testa di un negro di Libia, da appendermi al muro imbalsamata..."

Roberto Scaruffi