di Leonardo Facco
Ho uno scoop: Keynes è vivo e s’è reincarnato in un “uomo di colore”!
L’America – dopo l’iniezione miliardari di denari dello scorso anno – non corre. La crescita è bassa e quella poca è figlia dell’interventismo. Conseguenza? L’occupazione rimane al palo, i disoccupati sono circa il 10% della popolazione attiva. Roubini, da Cernobbio, è tornato a fare il pessimista, sostenendo che non esclude una recessione a breve o, comunque, uno stallo figlio della “non crescita”. Fino ad oggi, quello del “Yes we can”, l’unica cosa che ha potuto fare è stato far schizzare deficit e debito pubblico del suo paese. Capaci tutti così.
Ma l’economista dello scavare buche e riempirle s’è incarnato nel primo presidente negro della storia a stelle strisce, che in una specie di discorso alla nazione ha detto che ha belle che pronto un piano da 50 miliardi di dollari in sei anni per rifare strade, ferrovie ed aeroporti e per ridare slancio all’economia “L’America non può avere un’economia forte senza un ceto medio forte, sempre più grande, con i suoi valori e la sua capacità di lavorare duro” ha sostenuto mister Barak illustrando il piano nel corso di un discorso a Milwaukee, nel Wisconsin. Di più: “'Nei prossimi sei anni - ha spiegato - costruiremo 150mila miglia di strade, pari a sei volte l’equatore. Rinnoveremo 4.000 miglia di linea ferroviaria, la stessa distanza che divide l’est dall’ovest e rimetteremo a posto 150 miglia di piste aeroportuali, in modo da ridurre i disagi e i ritardi”.
Già che c’era poteva dire che avrebbe riassettato 384.000 chilometri di marciapiedi, la distanza tra la terra e la luna! Tanto, esagera per esagerare! Chavez, in Venezuela, dice le stesse cose.
La corbelleria la sostiene quando dice “che il piano non aumenterà il deficit” (glieli regala qualcuno i soldi?), aggiungendo che “per gestire l’afflusso di denaro verrà istituita una banca apposita, la Banca per le Infrastrutture. A Ron Paul non è venuto un coccolone per miracolo!
“La storia ci dice che questo tipo di piano dovrebbe avere l’appoggio parlamentare bipartisan. Ma - ha avvertito Obama – c’è gente a Washington che la pensa diversamente”.
E ti credo! Secondo Jacques Garello, “le elezioni di metà mandato faranno saltare il monopolio democratico al Congresso: è già sicuro per quanto riguarda la Camera dei rappresentanti ed è quasi acquisito anche per il Senato”. Obama rimarrà al palo e il suo piano socialista avrà qualche difficoltà ad essere applicato.
Nonostante il “Keynesismo” sia la causa di questo continuo cortocircuitare debitorio degli Stati, Obama continuo a fare il demagogo. Speriamo che l’America sappia ritrovare le sue radici libertarie al più presto.