Referendum: un urgente appello radicale al Presidente della Repubblica

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Iscritto dal: 25/08/2000
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Egregio Presidente,
è di poche ore fa la notizia che il Consiglio dei Ministri avrebbe stabilito la data in cui si terrà il prossimo referendum sul sistema elettorale. Ho trovato la notizia preoccupante nel momento in cui appare chiaro che l'individuazione di tale data non è intesa come un semplice suggerimento, ma come l'esercizio di una vera e propria prerogativa a dispetto di quanto stabilisce la legge.
Chi scrive si permette infatti di farle rispettosamente notare che le norme, a questo proposito, si prestano a pochi equivoci. L'art.34 della Legge 25 maggio 1970, n. 352 recita difatti:«Ricevuta comunicazione della sentenza della Corte costituzionale, il Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, indice con decreto il referendum, fissando la data di convocazione degli elettori in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno.»
C'è quindi una precisa prescrizione relativa all'ambito temporale che la data scelta (il 21 giugno) disattende per motivi ed urgenze che non appaiono né chiari, né plausibili.
Ma esiste soprattutto una precisa attribuzione a lei, Presidente, e non altri che a lei, della responsabilità e quindi della discrezionalità nella scelta della data che, all'interno della finestra temporale stabilita per legge, Lei ritiene più opportuna.
Attraverso l'esercizio delle sue prerogative Lei, egregio Presidente, agisce in nome e per conto di tutti i cittadini: rinunciando ad esse Lei commette, nei confronti degli stessi cittadini, un torto.
La scelta della data in cui tenere un referendum è diventata una questione di vitale importanza: l'ultimo referendum che ha ottenuto un quorum valido risale al 1995. Da allora ad oggi ben 21 referendum si sono tenuti, alcuni su questioni di fondamentale importanza su alcune delle quali l'azione legislativa di governo e parlamento non è stata ancora in grado di trovare soluzioni efficaci. Appare chiaro che in questa situazione ancor più importante dell'esito di un referendum è il referendum stesso e il fatto che si tenga in condizioni di comunicazione e di dibattito politico degni di un paese democratico. A questo scopo la scelta di una data concomitante con una consultazione elettorale diventa una questione di primaria importanza.
Chi scrive le chiede di indire la data del referendum in concomitanza con le prossime elezioni europee ritenendo non del tutto fuori luogo precisare che, nella fattispecie, è risolutamente deciso a votare NO.

In fede
Massimo Preitano

Iscritto dal: 25/08/2000
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Sottoscrivo la richiesta di interpretazione "autorevole": è da mesi che la richiedo. E tuttavia credo che anche in assenza di questa qualcosa possa essere detta.

La pertinenza governativa sarebbe inequivocabile in un formulazione di altro tipo.

Es.

«Ricevuta comunicazione della sentenza della Corte costituzionale, il Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri che fissa la data di convocazione degli elettori in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno, indice con decreto il referendum.»

o anche

«Ricevuta comunicazione della sentenza della Corte costituzionale, il Consiglio dei Ministri delibera la convocazione del referendum fissando la data in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno ed il Presidente della Repubblica lo indice con decreto.»

Secondo un'interpretazione letterale la proposizione ha un soggetto e un predicato:il Presidente della Repubblica... indice... fissando la data.

Questa interpretazione, del resto, mi sembra possa essere suffragata anche da considerazioni di carattere più 'storico': quando questa norma è stata emessa, la questione della data non aveva il rilievo che ha assunto negli ultimi vent'anni. E' da allora - più o meno dal famoso referendum del 9 giugno del 91 -  che la scelta della data è diventata l'unica efficacissima arma con la quale il regime respinge qualsiasi tentativo di 'ingerenza' democratica nel proprio potere.

Al tempo in cui la legge è stata emessa questa scelta non era considerata altro che una formalità burocratica di limitatissima importanza. Tutto ciò che conta, difatti è già stato deciso: la Corte Costituzionale stabilisce il cosa, il Consiglio dei Ministri il come... resta solo da stabilire il quando, scegliendo tra l'altro all'interno di una rosa di possibilità per enumerare le quali sono in eccesso anche le dita di una persona. Questo compito è stato assegnato in modo, ritengo, inequivocabile, al Presidente della Repubblica.

Iscritto dal: 18/09/2000
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Siamo alle solite purtroppo, serve la filologia per capirci qualcosa. Però sulla questione "soggetto … predicato … oggetto" anche le leggi vengono emanate dal presidente della Repubblica, ma se non le fa il parlamento (o converte un decreto) non c'è nulla da emanare. Con Berlusconi regnante c'è da aspettarsi il mancato rispetto di un po' di tutto, ma in questo caso il "silenzio preventivo" di Napolitano mi pare indicativo che l'interpretazione del colle sia che "il quando" è competenza governativa. "Il come" per altro non mi sembra suscettibile di particolari modifiche rispetto alle prescrizioni della legge 352/1970.

 

Colgo l'occasione anche qui per ribadire che proporre un referendum per tentare l'abrogazione della legge attuativa del dettato costituzionale, 352/1970, sia l'unica strada rimasta per provare a restituire dignità all'istituto referendario.

DURO … ESSERE RADICALI … OGGI

Iscritto dal: 18/09/2000
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A parte il fatto che dev'essere fatta una legge (un decreto legge?) di variazione della legge 352/1970 per poter votare in data diversa da quelle previste, la titolarità della decisione sulla data mi pare di pertinenza governativa e non presidenziale: «Ricevuta comunicazione della sentenza della Corte costituzionale, il Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, indice con decreto il referendum, fissando la data di convocazione degli elettori in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno.». Se così non fosse gradirei avere qualche indicazione interpretativa "autorevole".

DURO … ESSERE RADICALI … OGGI