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Ieri sera, al TG regionale delle 19:30, anche Mercedes Bresso, Presidente della Regione Piemonte, si è espressa in modo chiaro e netto a difesa della sperimentazione della RU486.
"La Stampa", 14/09/05, pag. 37 (cronaca di Torino)
SANITÀ ARRIVATI IN OSPEDALE GLI ISPETTORI INVIATI DAL MINISTRO STORACE. I DS: UN ATTACCO ALLA COSCIENZA LAICA E CIVILE DEL PAESE
Al Sant’Anna il primo aborto chimico
La gravidanza interrotta con il farmaco sperimentale: è già polemica sulle procedure
Marco Accossato
E’ compiuto il primo aborto farmacologico in Italia. La prima donna ad aver interrotto la gravidanza non chirurgicamente ha 38 anni, si chiama Giulia, vive a Torino. E tra oggi e domani, al Sant’Anna, ci saranno altri cinque aborti ottenuti con la somministrazione della Ru486 anziché con l’uso del bisturi: altre cinque donne a cui è stata somministrata nelle scorse ore la seconda delle due pastiglie, e si trovano nel Day Hospital del reparto del professor Campogrande.
Ieri pomeriggio, intanto, sono giunti a Torino da Roma i tre ispettori inviati dal ministro della Salute Francesco Storace: il dottor Umberto Filibeck, del Dipartimento valutazione medicinali e farmacovigilanza, la collega Angela Del Vecchio, e una biologa dello stesso Dipartimento. Al quarto piano dell’ospedale di corso Spezia, negli uffici della direzione generale, dalle 14 alle 18 hanno incontrato il direttore generale, Gianluigi Boveri, quello sanitario, Vito Plastino, il ginecologo e il sessuologo che stanno conducendo la sperimentazione, Silvio Viale e Franco Mascherpa. E c’è già una prima contestazione: gli inviati di Storace ritengono che per garantire la sicurezza delle donne arruolate in questa sperimentazione italiana dell’aborto farmacologico sia opportuno ricoverarle appena si presentano in ospedale e appena viene somministrata loro la prima delle due pillole, anziché aspettare la fase finale dell’espulsione.
«Una richiesta assurda - ribatte però il dottor Silvio Viale - le donne arruolate non corrono alcun rischio. Paradossalmente, ne corre di più chi prosegue la gravidanza. Il protocollo è stato elaborato nei minimi dettagli, con tutta la rigorosità scientifica necessaria, ed è assolutamente inutile prolungare i giorni di una permanenza in ospedale che diventerebbe impropria e inutilmente costosa per l’ospedale». «Curioso che gli stessi identici ispettori vengano due volte per lo stesso incarico, avendo ricevuto, dopo la prima visita al Sant’Anna, tutta la documentazione con le modifiche richieste al protocollo», è il parere anche del dottor Mascherpa. «Tanto più - prosegue Mascherpa - che non si tratta di una vera e propria sperimentazione: le due pillole non sono farmaci nuovi, e l’aborto farmacologico è una pratica già adottata in altri Paesi vicini. Per questo motivo non occorre autorizzazione del ministero, ma è sufficiente l’approvazione del Comitato etico regionale che è stata data ed è favorevole».
Sono 110 le richieste giunte in due giorni al Sant’Anna: sessanta donne vogliono partecipare alla sperimentazione per interrompere una gravidanza appena scoperta, le altre hanno contattato l’Ufficio relazioni con il pubblico o direttamente il reparto del dottor Viale per avere maggiori informazioni sul «nuovo» metodo, ma non si sono ancora iscritte. «Per ora, secondo quanto previsto dal protocollo, arruoliamo solo donne residenti in Piemonte, anche se molte richieste sono arrivare da altre regioni», dice il dottor Viale. Ogni settimana, fino all’esaurimento dei quattrocento posti previsti nella sperimentazione, l’ospedale continuerà a programmare nuove somministrazioni di pillole: due o tre al giorno, soltanto i primi tre giorni di ogni settimana. «Un limite, quest’ultimo - chiarisce il dottor Viale - dato dal fatto che la seconda pastiglia deve essere presa quarantott’ore dopo la prima. Quindi, se alle pazienti somministrassimo l’Ru 486 il giovedì o il venerdì, dovremmo tenerle in ospedale e seguirle sabato e domenica».
Gli ispettori proseguiranno il loro lavoro di analisi stamattina, dalle 9. Nei prossimi giorni Giulia tornerà in ospedale per essere sottoposta a un’ecografia di controllo: si era rivolta al Sant’Anna ai primi di settembre per sapere in quale Paese europeo era autorizzato e praticato l’aborto farmacologico, e come raggiungerlo con certificati e permessi. Le è stato spiegato che avrebbe potuto essere arruolata nella sperimentazione torinese senza rivolgersi all’estero, e ha accettato.
Siamo ai primi risultati. Intanto, la polemica politica non si placa: «L'arrivo al Sant’Anna degli ispettori ministeriali - accusa Federica Gamna, responsabile regionale della Sanità dei Ds - benché legittimo sul piano formale, è il risultato dell'arrogante attacco condotto dal ministro Storace nei confronti di una sperimentazione utile per il basso impatto del farmaco sulla salute della donna, e per questo da noi appoggiata in tutti questi anni che l'hanno preparata». «Storace - aggiunge il consigliere regionale dei Ds, Nino Boeti - si nasconde dietro questioni di forma per attaccare uno strumento importante, non a caso da tempo utilizzato all’estero, e tenta così un affondo contro la coscienza laica e civile diffusa nella nostra regione e nel Paese».
La presa di posizione, chiara e netta, dell'Assessore regionale alla Sanità del Piemonte (che è di Rifondazione Comunista) può essere utilizzata ad adiuvandum nei contatti con le amministrazioni regionali "rosse" per cercare di estendere la sperimentazione ....
"La Stampa", 13 Settembre 2005, pag. 41 (cronaca di Torino)
LA REGIONE: UN BOICOTTAGGIO POLITICO
LA POLEMICA/L’ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITA’, MARIO VALPREDA: AN FA SOLO PROPAGANDA
Un conto è la buona educazione, «metteremo a disposizione degli ispettori tutti i protocolli approvati». Un altro la valutazione istituzionale del caso, «una chiara e inopportuna ingerenza politica». All’assessore regionale alla Sanità, Mario Valpreda, la decisione del ministro Storace proprio non va giù e non ha alcuna intenzione di nasconderlo.
Oggi gli ispettori del ministero alla Salute ispezioneranno il Sant’Anna nonostante non sia previsto dalle regole. Perché secondo lei?
«Non c’è ombra di dubbio: siamo di fronte ad una forzatura che non ha nulla a che fare con l’aspetto scientifico del progetto. La sperimentazione, com’è noto anche a Roma, doveva essere autorizzata dal Comitato etico regionale. Il parere favorevole è arrivato, per cui ogni altro intervento è puramente strumentale».
A che cosa?
«Alla guerra che un ministro del centro-destra ha dichiarato a una giunta regionale di centro-sinistra. La sperimentazione al Sant’Anna della pillola Ru486 è partita dopo un lungo iter che ha ottenuto tutti i consensi necessari. In modo trasparente e ufficiale, non si è certo trattato di riunioni carbonare. E allora vorrei capire perché adesso emerge l’esigenza di un’ispezione ministeriale».
C’è forse la possibilità di un’inversione di rotta?
«Assolutamente no anche perché, lo ribadisco, l’unico ente che si deve esprimere a riguardo è quello regionale. Dunque passino il dialogo e il confronto avvenuti finora perché ognuno ha il diritto di esprimere le proprie ragioni, ma è del tutto incomprensibile, se non in chiave di propaganda politica, l’invio oggi degli ispettori ministeriali».
Il ministro Storace e più in generale il suo partito, Alleanza nazionale, bocciano la Ru486 perché la ritengono troppo comoda. Temono che incentivi la crescita degli aborti.
«Ma siamo seri, stiamo mica parlano di un cachet contro il mal di testa. L’aborto, che peraltro è consentito dalla legge italiana, è un diritto delle donne ma non credo sia una scelta facile per nessuna. Neppure se avviene per via farmacologica invece che chirurgica. Si smetta una volta per tutte di considerare la pillola abortiva come uno mezzo di controllo delle nascite: si tratta di un aiuto alle donne che hanno già deciso di abortire, ricorrendo agli ultimi ritrovati scientifici peraltro già utilizzati all’estero da molti anni. Ma il punto è un altro.
Quale?
«Questo non solo non è il momento di formulare un giudizio sulla sperimentazione, ma anche la sede è sbagliata: il Ministero non ha voce in capitolo. Va bene la discussione sul piano etico, ma stiamo attenti a non confonderla con la legge. Che sta rigorosamente e senza ambiguità dalla parte dei ginecologi del Sant’Anna».
"La Stampa", 13/09/05, pag. 41 (cronaca di Torino)
IL CASO OGGI AL SANT’ANNA PER VERIFICARE IL RISPETTO DELLE PROCEDURE
Pillola per l’aborto: Arrivano gli ispettori
I funzionari a Torino per tre giorni
«Ma non ci sarà alcuno stop alla sperimentazione»
Mandati da Storace
E’ battaglia sulla Ru486: «Con quale criterio vengono selezionate le donne?»
Marco Accossato
Arriveranno oggi al Sant’Anna - e si fermeranno tre giorni - gli ispettori del ministro della Salute, Francesco Storace, incaricati di verificare il rispetto delle procedure che hanno portato all’avvio della sperimentazione della pillola dell’aborto. «Un intervento a esclusivo interesse della salute delle donne», chiarisce il ministro di An e del governo di centrodestra: «Occorre capire - spiega - non solo com’è organizzata la sperimentazione, ma come vengono reclutate le pazienti». Non uno stop, quindi: la sperimentazione prosegue, e anche in presenza degli ispettori del ministero si procederà all’arruolamento. «L’iter seguito - replica infatti Silvio Viale, fra i promotori - è corretto e, paradossalmente, già verificato dal precedente ministro della Salute, Sirchia, che immagino non abbia lasciato a Storace l’incarico di tornare al Sant’Anna». «Il progetto - prosegue Viale - è stato a lungo analizzato dagli ispettori della direzione generale della Farmacovigilanza, che nel luglio 2004 hanno trasmesso il parere positivo espresso dalla V sezione del Consiglio Superiore di Sanità».
Sulla pillola abortiva arriva intanto anche la «scomunica» della Cei, dopo le dichiarazioni del cardinal Poletto: attraverso il Servizio di informazione religiosa (Sir) e le parole del teologo moralista Marco Doldi la Cei sostiene: «E’ aberrante parlare di “successo per l'ospedale torinese” o di “importante traguardo scientifico e umano”. Si tratta piuttosto di un reale fallimento: 400 figli saranno uccisi nel grembo della loro madre. Questa è l'amara realtà, che fa impallidire ogni altra considerazione e ne denuncia la logica utilitaristica».
Per il ministro Storace non si tratta di un problema di carattere etico. «Comprendo l'utilità della pillola Ru486 per evitare un’operazione chirurgica - dichiara -, ma è anche giusto sapere con rigore se questo farmaco fa bene o fa male». Riferendosi alle polemiche sulla sperimentazione della terapia Di Bella, Storace prosegue: «Non comprendo perché nascano tanti scrupoli quando si tratta di salvare vite umane e non quando si parla di aborto. La ricerca è definita giustamente “libera”, ma ci sono regole e protocolli da rispettare».
Agostino Ghiglia, parlamentare di An, chiede di sapere «in che modo è stato autorizzata, nel dettaglio, la sperimentazione della pillola abortiva Ru486». «Dove sono le autorizzazioni? - domanda - Da chi sono state rilasciate? E dove sono le relative documentazioni? Non vorremmo che la salute di tante donne venisse messa a rischio da un'interpretazione eccessivamente estensiva». Ribatte Bruno Mellano, segretario nazionale dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta di cui fa parte il ginecologo Viale: «il ministro Storace e il consigliere regionale piemontese Ghiglia, prima di rilasciare dichiarazioni avventate e, ancor più prima di assumere decisioni precipitose, dovrebbero valutare attentamente tutto l'iter autorizzativo».
Anche secondo Vincenzo Donvito, presidente dell'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori, la pillola abortiva Ru486 «è una semplificazione e un'economicità che fanno solo bene a chi decide di abortire e a chi deve sostenerne le spese. Dire che sarà un invito a interrompere una gravidanza - precisa - sarebbe come sostenere che, di fronte a qualsiasi intervento chirurgico, si devono rifiutare nuove tecniche meno invasive e più economiche solo perché chi vi ricorre sarebbe più stimolato a farlo». «L'aborto - conclude Donvito - non è mai una scelta di piacere, ma il rimedio a un errore o a un incidente, così come qualunque altro intervento sanitario».
COMUNICATO STAMPA DELL’ASO O.I.R.M. – SANT’ANNA DI TORINO
SPERIMENTAZIONE RU486
L’Azienda Sanitaria Ospedaliera Regina Margherita-S.Anna ha attivato lo Studio Sperimentale Clinico “IVG con mifepristone (RU486) e misoprostol”, come deliberato nel gennaio scorso.
Il protocollo attivato richiede la somministrazione di due differenti dosaggi di mifepristone (RU486) e la successiva somministrazione per via orale del misoprostol.
La sperimentazione prevede l’arruolamento di 400 donne, che avranno chiesto l’Interruzione Volontaria della Gravidanza (IVG) entro i 49 giorni di amenorrea, la settima settimana compresa. Dopo avere adempiuto alle procedure previste dalla legge 194 ed avere sottoscritto il consenso informato, le donne saranno divise nei due gruppi di studio.
L’obiettivo dello studio è quello di confermare l’efficacia, la sicurezza e l’accettabilità del metodo farmacologico per l’Interruzione Volontaria di Gravidanza, provocando un aborto simile a quello spontaneo.
Nel 95-98% dei casi questo metodo dovrebbe consentire di evitare l’intervento chirurgico, cioè la revisione della cavità uterina con strumenti chirurgici.
Come è noto, la RU486 è utilizzata in Francia dal 1988, in Gran Bretagna e in Svezia dal 1991 e dal 2000 negli Stati Uniti a seguito dell’approvazione della Food and Drug Administration (FDA).
Attualmente il mifepristone (RU486) è registrato presso l’Agenzia Europea dei Farmaci ed è distribuito in molti Paesi della Comunità Europea.
Con questo studio, per la prima volta, pur nell’ambito di un rigido protocollo di studio, le donne italiane possono accedere al metodo medico evitando di essere sottoposte all’intervento chirurgico ed all’anestesia.
I risultati dello studio, che è previsto possa durare due anni, verranno resi pubblici man mano che saranno disponibili le valutazioni clinico-scientifiche.
Ho contattato gli esponenti dello sdi locale. In regione sono ben rappresentati, speriamo di estendere il progetto di sperimentazione anche in FVG, domani sera un primo incontro. a presto Gielle
consolidiamo il discorso ...
patto chiaro lucido pensiero
chiaro ma chiaro davvero ...
PATTO CHIARO
Libertà è ricerca scientifica …
Libertà è scelta
Libertà è fruizione
Libertà è intuizione
Libertà è appagamento
Libertà è condizionamento …
Libertà è scondizionamento …
Libertà è prima che amore …
Libertà è comunione nel
vivere con l’agire …
Libertà è errore …
PATTO CHIARO
Art. 1-12 Costituzione Italia -
Cattolici ,
Credenti ,
Cittadini ,
Patto Chiaro , Civile , Comune …
Per un evo nuovo fondato su un INFO STIL NOVO …
No all’aborto No all’eutanasia No alla famiglia divisa Si alla famiglia condivisa
Si alla multi-eterogeneità Si alla ricerca tecnica osservativa embrionale …
No alla omogeneità del nucleo familiare …
Non abbiamo bisogno di (altre) FABBRICHE , abbiamo bisogno di una CASA ,
una CASA CERTA . Abbiamo infatti una Chiesa , uno Stato , ma non c’è
una sola CASA dove realizzare delle Alleanze , Relazioni intellettuali ,
industriali , personali , professionali , territoriali , conformi alle
forme corrette oltre che recondite , che albergano
nei Rapporti Umani .
Da una parte il convogliamento delle energie ambientali naturali , dall’altra il coinvolgimento delle medesime nelle progettazioni umane quale costituente l’ambiente modificato , ma non c’è una CASA una CASA CERTA nella quale raccogliersi ancorchè realizzare il COORDINAMENTO dell’ambiente naturale
e dell’ambiente modificato , di quello che esiste in quanto esiste e di quello
futuro , anche come reale disfacimento di quello che è il passato storico …
Non occorre una (altra) FABBRICA , non basta un (ulteriore) OSSERVATORIO ,
occorre invece una CASA , una CASA CERTA dove vivere l’ambiente naturale
concepire l’ambiente modificato , quindi realizzare un ambiente modificato
espressione reale e realistica nel pieno vissuto attuale del tempo storico ,
una DOMUS AUREA delle virtù cardinali , una CASA CERTA cioè dove
c’è SEMPRE gente e non diventa mai un sepolcro imbiancato di
generazione in generazione , e sì che allora si può SEMPRE ,
aggiungere un posto a tavola , quando arriva un AMICO …
11 settembre 2005
in occasione della Convenzione RADICALI ITALIANI SOCIALISTI DEMOCRATICI
Fiuggi , lì 25 settembre 2005 – TESTIMONE dell’occasione : la STORIA
da ORAZIO Lucanus an Appulus anceps e da VIRGILIO Mantuae …
Antonio Corapi – sound lines :
IMAGINE dei Beatles anni ‘70
VOLARE di Modugno anni ‘60
per identificare il segmento
della Storia dal Sogno alla
Realtà del dopoguerra :
dalla Realtà di L.Fortuna
all’Evo Nuovo di Zapatero ;
dal Diritto alla Felicità – Costituzione degli Stati Uniti d’America
all’indirizzamento scientifico Positivo e Propositivo della Persona Umana
fino alla sua certificazione di qualità continua nella clonazione tecnica di Blair .
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PRINCIPI FONDAMENTALI
ART.1
L’Italia è una Repubblica democratica , fondata sul lavoro .
La sovranità appartiene al popolo , che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione .
ART.2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale .
ART.3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali .
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese .
ART.4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto .
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità ed a propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società .
ART.5
La Repubblica , una ed indivisibile , riconosce e promuove le autonomie locali : attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo ; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento .
ART.6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche .
ART.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani .
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi . Le modificazioni dei Patti , accettate dalle due parti , non richiedono procedimento di revisione costituzionale .
ART.8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge .
Le confessioni religiose, diverse dalla cattolica, hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano .
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
ART.9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica .
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione .
ART.10
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute .
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali .
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana , ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge .
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici .
ART.11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali ; consente in condizioni di parità con gli altri Stati , alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo .
ART.12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano; verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni .
PARTE PRIMA
DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI
TITOLO I
RAPPORTI CIVILI
ART.13
La libertà personale è inviolabile .
omissis
ART.14
Il domicilio è inviolabile .
omissis
ART.15
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili .
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge .
ART.16
Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale …
omissis
ART.17
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi .
omissis
ART.18
I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale .
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare .
ART.19
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale e associata, di farne propaganda e di esercitare in privato o in pubblico il culto, purchè non si tratti di riti contrari al buon costume .
ART.20
Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative né di speciali gravami per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività .
ART.21
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione .
omissis
ART.22
Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome .
ART.23
Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge .
L’Ru486 ovvero: l'infanticidio non sarà che un aborto a nove mesi
• da Il Foglio del 12 settembre 2005, pag. 1
L‘appello referendario a trattare l'embrione di un essere umano come un'appendice dei nostri desideri ha raccolto il consenso di un elettore su quattro a metà giugno. La cosa potrebbe non avere un grande valore, perché su simili questioni in linea di principio non ci si dovrebbe contare: l'etica pubblica non è un'appendice della politica e della statistica elettorale, è piuttosto cultura e pensiero per i non credenti, religione e fede per i credenti. Ed è angoscia esistenziale per tutti, o dovrebbe esserlo. La decisione su vita e morte di un essere umano concepito richiederebbe altre procedure che non il consenso della maggioranza. (Per esempio un potere affidato ai "saggi", indipendente in modo rigoroso dalle pulsioni della politica di massa. Fino a ieri si tutelava con le Authority indipendenti e sovrane come Bankitalia perfino la moneta o la stabilità delle banche, valore superiore ad ogni altro nel mondo contemporaneo; e sulle tasse non è ammesso referendum per chiari motivi di conflitto di interessi in seno al popolo elettore. Esistono dunque le procedure che sottraggono alla volatilità dell'opinione le cose ferme, le questioni importanti: ma quella della vita è evidentemente e stranamente meno importante della vita del denaro).
Si chiamano non a caso guerre culturali, quelle che riguardano la persona umana e il suo statuto di fronte alla comunità e allo stato, e non campagne elettorali. Però è significativo che a settanta giorni dal referendum sull'embrione, l'ospedale Sant'Anna di Torino abbia avviato la sperimentazione dell'aborto chimico a mezzo della pillola Ru486, banalizzando e incentivando per via tecno-farmacologica la soppressione di una vita embrionale nascente e gettando nel solito cestino dei rifiuti, oltre a un numero dato di vite che non contano, anche un numero accertato di scelte re ferendarie e di argomenti pro embrione che evidentemente non contano anche se sono stati contati accuratamente.
Ma lasciamo da parte il tema del consenso, e consideriamo la sostanza della cosa. I difensori della Ru486, che consente l'evacuazione dalla vita alla morte di un embrione umano senza intervento chirurgico, dunque senza anestesia e altre sgradevoli invasività, per così dire "serenamente", riformulano lo stesso superargomento a testata multipla impiegato nel referendum sull'embrione, e battuto dal voto. Dicono: è in gioco la salute delle donne. Dicono: bisogna rendere più facile l'aborto nell'interesse delle donne e del loro corpo. Dicono: decide chi accoglie o non accoglie dopo avere concepito, e chi ha da venire è in caso negativo un frutto già appassito di un atto d'amore andato a male, il suo diritto è nullo di fronte al dovere di assecondare il nostro desiderio. Dicono perfino, rimescolando di nuovo bizzarramente etica e turismo, questa volta non riproduttivo ma antiriproduttivo: così nessuna donna sarà più costretta ad andare all'estero per procurarsi la Ru486 e rimediare senza sforzo alle conseguenze non volute di un impollinamento indigeno. Cazzo, per fare figli o per eliminarli sempre all'estero ti tocca andare.
In realtà la salute non c'entra con l'allegra sperimentazione del Sant'Anna, perché niente è insalubre come un aborto, chimico o chirurgico. Niente è insalubre come espellere nel sangue non un figlio, si chiama parto, ma la negazione di un figlio, si chiama aborto. Insalubre per il corpo di una donna, per la vita di una società, per la psiche o anima degli individui, per una intera civilizzazione. Salubre è una nascita conseguente un atto d'amore. La vera questione è ideologica, lo sappiamo: ne va della libertà sessuale; ne va della separazione tra sesso e riproduzione, pubblicamente assistita e predicata come virtù sociale piuttosto che empiricamente perseguita nel privato come limite profilattico della virtù personale; ne va del potere femminile sulle pretese del patriarcato. Sul piano religioso, lasciamo da parte il creazionismo e i comandamenti, in fondo siamo devoti ma laici. Basta pensare che nell'ondata di girotondi smo neodarwiniano si afferma, perché non lo si può impunemente negare, che anche il maestro dell'evoluzionismo e della selezione naturale delle specie considerava una curvatura biologica mica male, quasi un disegno intelligente, il nesso tra piacere e riproduzione fissatosi in non so quanti milioni di anni di storia naturale del vivente.
Il gentile ginecologo dell'ospedale torinese che sta aprendo la strada all'aborto chimico, il dottor Silvio Viale, annuncia garrulo su Repubblica l'alto numero di aborti non traumatici possibili d'ora in poi in Italia per suo merito («ne sono felice»), si mette con baldanza verde (verde?) e radicale (radicale? diritti dell'uomo?) sulla scia della Francia, che introdusse nel 1988 la Ru486 e da trent'anni garantisce la fabbricazione seriale di duecentomila aborti l'anno, e degli Stati Uniti, già a quota centomila con la sola pilloletta. Complimenti. Ci rivediamo quando anche la cultura laicista e neosecolarista avrà capito che l'aborto legale nacque legittimamente solo per sottrarre le donne all'aborto clandestino, non per rendere più facile l'aborto. Ci rivediamo quando si sarà capito che la donna tedesca madre di quattro figli amorevolmente allevati, che ne aveva fatti e seppelliti altri nove, in buche cun fiorellini nel giardino di casa sua, non è un ~assassina seriale, ma un rigorosa abortista del nono mese. Differenza quantitativa, non qualitativa.
Torino. Sull'avvio all'ospedale ginecologico Sant'Anna di Torino della sperimentazione della pillola abortiva Ru 486 pende l'incognita dei controlli ordinati dal ministro della Salute Francesco Storace che ha chiesto una verifica delle procedure.
«E' un intervento ad esclusivo interesse della salute delle donne» ha detto Storace, per il quale occorre capire come è fatta la sperimentazione e come vengono reclutate le pazienti. Per Storace non si tratta di un problema di carattere etico. «Si comprende l'utilità del suo utilizzo per evitare una operazione chirurgica ma è anche giusto sapere, con rigore, se questo farmaco fa bene o se fa male. E come verranno reclutate le donne - e Storace invita poi alla prudenza - e anche a evitare troppo entusiasmo e troppa fretta. Non comprendo perché ci sono tanti scrupoli quando si tratta di salvare vite umane (penso alle polemiche sulla terapia Di Bella) e non quando di parla di aborto. La ricerca è definita giustamente “libera”, ma ci sono regole e protocolli da rispettare».
«Le procedure seguite per la sperimentazione della Ru486 al Sant'Anna di Torino sono corrette e, paradossalmente, sono già state verificate dal Ministero della Salute» risponde Silvio Viale, esponente radicale ed uno dei medici responsabili della sperimentazione. Pronta la replica di Storace: «E' in atto un evidente tentativo di mistificazione sulla pillola abortiva. Da tv e radio si afferma che il Ministero della Salute ha autorizzato l'uso della pillola. Il Ministero non ha autorizzato proprio nulla».
«L'uso della pillola Ru486 può aprire la strada ad una privatizzazione dell'aborto fuori dalle indicazioni della legge in vigore» ammonisce invece il presidente del Comitato nazionale di bioetica, Francesco D'Agostino. «Questa cosa può essere una opzione che molti auspicano ma non è previsto dalla legge» ha aggiunto D'Agostino. E' quindi fondamentale, secondo il parere del bioeticista, «che l'utilizzo della RU486 avvenga rigidamente entro i paletti stabiliti dalla legge 194, e non fuori dal controllo ospedaliero, come è avvenuto in molti Paesi».
La via farmacologica scatena reazioni contrastanti. Agostino Ghiglia, parlamentare di An, ha chiesto «in che modo è stato autorizzata, nel dettaglio, la sperimentazione della pillola abortiva RU486». «Dove sono le autorizzazioni? - si chiede - Da chi sono state rilasciate? Dove sono le relative documentazioni? Non vorremmo che la salute di tante donne venisse messa a rischio di qualche personaggio in cerca d'autore e da un'interpretazione eccessivamente estensiva». Secondo Bruno Mellano, segretario nazionale dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta, ed Igor Boni, membro del Comitato nazionale di Radicali italiani, «il Ministro Storace ed il consigliere regionale piemontese Ghiglia, prima di rilasciare dichiarazioni avventate e assumere decisioni precipitose dovrebbero valutare tutto l'iter autorizzativo». «Noi radicali piemontesi - aggiungo - continuiamo ad attendere che altre aziende ospedaliere o universitarie chiedano di poter sperimentare e, almeno ora che la procedura è cominciata, ci sia una vera e propria cascata di richieste, magari partendo dalle regioni “rosse”, a sostegno dell'iniziativa torinese che deve essere assecondata e agevolata, per consentire, anche alle donne italiane, la possibilità di scegliere, con il consiglio medico, una forma di ricorso all'interruzione volontaria della gravidanza meno invasiva e meno dolorosa».
Secondo Vincenzo Donvito, presidente dell'associazione per i diritti degli utenti e consumatori, la pillola abortiva RU486 «è una semplificazione e un'economicità che fanno solo bene a chi decide di abortire e a chi deve sostenerne le spese». «E se c'è ancora qualcuno che sostiene che sarà un invito ad abortire perché più facile - precisa - vuole dire che è una persona che non sa di cosa sta parlando, perché è come se, per un qualunque intervento chirurgico, si rifiutassero nuove tecniche meno invasive e più economiche, solo perchè chi vi ricorre sarebbe più stimolato a farlo. L'aborto non è mai una scelta di piacere, ma il rimedio ad un errore o un incidente, così come qualunque altro intervento sanitario».
Maurizio Crivelli
Ginecologi divisi
«Per le donne ci sono meno rischi Si evita l'intervento»
Roma. I ginecologi sulla pillola abortiva anche in passato si sono divisi ma, secondo Domenico de Aloysio, dell'università di Bologna, i rischi diminuiscono potendo rinunciare ad un intervento chirurgico che nell'interruzione di gravidanza come in ogni altra operazione, porta con se un margine di pericolo. «La pillola abortiva - ha spiegato de Aloysio - rimasta fuori dalla porta degli ospedali italiani per lunghi anni, per la prima volta è approdata ufficialmente in Italia. Questo non vuol dire che la RU 486, è la sigla della sostanza, sia a disposizione di tutte le donne. Significa solo che è stata ammessa alla sperimentazione all'ospedale Sant'Anna di Torino, con l'autorizzazione del ministero. Solo se la sperimentazione risulterà positiva e dopo la registrazione, “l'aborto dolce”, così come questa pillola viene chiamata, sarà possibile nel nostro Paese. E allora si riavrà la spaccatura nata tra i ginecologi quando venne introdotto l'aborto chirurgico: c'era chi era favorevole e chi si dichiarò obiettore. Ma già un orientamento sul comportamento dei ginecologi italiani davanti alla RU 486 lo consoceremo nell'ambito del congresso della Società italiana di ginecologia ed ostetricia che dal 20 settembre si svolge a Bologna presenti duemila esperti». De Aloysio, che del Congresso di Bologna è il presidente, ha spiegato che «la pillola RU 486, dal punto di vista clinico è decisamente un miglioramento della gestione dell'interruzione volontaria della gravidanza da parte della donna. In pratica attenua le difficoltà, seppure attualmente ridotte, della gestione chirurgica dell'interruzione. Con la pillola abortiva la gestione clinica dell'interruzione di gravidanza diventa più semplice e soprattutto meno rischiosa».
«Non bisogna fare assolutamente confusione - ha aggiunto l'esperto - quella confusione che purtroppo si fa quando si confonde la pillola abortiva con la cosiddetta pillola del giorno dopo. La pillola del giorno dopo, cui fanno ricorso molte adolescenti italiane è disponibile negli ospedali italiani da tempo, viene concessa alle donne che dichiarano di aver avuto nei tre giorni precedenti un rapporto non protetto senza sapere ancora se la gravidanza ci sia o no. C'è da ricordare che l'impiego di questa pillola del giorno dopo riduce la probabilità che si determini uno stato di gravidanza ma non dà assolutamente la certezza. La pillola abortiva in fase di sperimentazione a Torino invece può essere utilizzata dalla donna entro i primi 49 giorni dal concepimento, cioè nelle prime sette settimane. In pratica mina alla base il sostegno ormonale della gravidanza».
I farmaci che provocano l'aborto farmacologico sono in realtà due, il Mifepristone, che si prende il primo giorno e blocca gli effetti del progesterone e il Misoprostol, una sostanza della famiglia delle prostaglandine che provoca l'aborto. La maggior parte delle donne abortisce nelle prime quattro ore dopo aver ingerito la pillola del secondo tipo, si tratta del 50-60%, il 20-25% nelle prime 24 ore, il 10% nelle ore successive.
LA STORIA AL SANT’ANNA SONO 400 LE DONNE AMMESSE ALLA SPERIMENTAZIONE DELLA «RU486». UNA DI LORO RACCONTA LE RAGIONI DELLA SUA DECISIONE
INCHIESTA DEL MINISTERO
«L’aborto è un dramma, anche con la pillola»
Storace ordinala verifica delle procedure
Federica: è una scelta che ti distrugge, ma una volta presa si potrà evitare l’intervento
Marco Accossato
«Non so che fare. Non so se voglio o non voglio questo bambino. Se me la sentirò di non farlo nascere. Ma se prenderò la decisione di abortire con la pillola non sarà certo uno scacciapensieri...».
Federica legge e rilegge l’avviso che, accanto all’Ufficio prenotazioni dell’ospedale Sant’Anna, annuncia l’arruolamento di 400 donne per la sperimentazione della Ru486. E’ la prima volta che un ospedale italiano offre questa possibilità. Basterebbe bussare a quella porta, fare pochi passi, lasciare il proprio nome e fissare l’appuntamento col ginecologo, e tutto accadrebbe in tre giorni: una pillola, un’altra quarantott’ore dopo, una piccola emorragia poco più dolorosa di una mestruazione ma molto meno di un parto.
La pastiglia al posto del bisturi «non è affatto una via più semplice come ha detto qualcuno», commenta Federica, quasi risentita, torturandosi le mani. Non è il metodo ad affliggere i suoi pensieri e quelli delle donne che, come lei, non vogliono (o non possono) diventare mamme o di nuovo mamme. La scelta è un’altra, più profonda, intima, per alcune da non poter neppure condividere con nessuno. Ed è già stato difficile decidere di arrivare fin qui: «Non vorrei avere troppo poco tempo per pensarci, e poi pentirmi», ammette Federica. «So che per la pillola dell’aborto devo decidermi in fretta, al massimo entro sette settimane. Non posso aspettare oltre come per l’altro aborto, quello chirurgico».
Federica ha 40 anni, occhi azzurro cielo, ma un viso ombrato dalla preoccupazione. Ha scoperto subito la gravidanza, dopo il primo ritardo: «Ho due figli, nati 8 e 11 anni fa. Io e mio marito non abbiamo mai pensato al terzo, e siamo sempre stati molto attenti che non accadesse». Metodi naturali: «Io sono un orologio, ho sempre calcolato i giorni fertili e quelli sicuri. E quando non ero sicura provvedeva lui». Ma è successo, «quando ormai non ce lo aspettavamo più». Ed ora, «non possiamo tenerlo».
Il verdetto è pronunciato. «Non ce la faremmo, né coi soldi né col tempo: lavoriamo tutti e due; già così corro dal mattino alla sera: la scuola, i nonni, la ginnastica, il catechismo... I nostri figli non sanno che sono incinta. Abbiamo deciso di abortire senza far sapere nulla, senza coinvolgerli».
I pensieri si accavallano, di fronte a quell’avviso appeso poco sopra la macchinetta che distribuisce i numeri per le prenotazioni. Altre donne passano accanto a Federica per altri esami e operazioni da fare, leggono distrattamente l’avviso e vanno oltre. Non conoscono il dilemma di questa madre che non vuole esserlo per la terza volta.
«RU486 / E’ possibile eseguire l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo medico senza l’intervento chirurgico / Rivolgersi all’ufficio accettazione amministrativa o all’ufficio relazioni col pubblico», si legge sul cartello. La certezza di Federica diventa indecisione al momento di varcare la porta e iscriversi alla sperimentazione. Federica fa un passo indietro, poi è di nuovo convinta: «Ci abbiamo pensato a lungo, io e mio marito. Vorrei non essere costretta a farlo, e ora che sono qui è una sensazione strana, il cuore batte forte». Si accarezza la pancia che ancora non lascia intravedere nulla. «Mio marito ha detto: “L’ultima parola spetta a te”». Sembra convinta: non c’è altra soluzione: «Adesso entro e lascio il mio nome. Mi chiameranno la prossima settimana per prendere le pastiglie. Chiederò un permesso dal lavoro».
Agostino Ghiglia, di An, accusa: «Così s’incentiva l’aborto». «Non capisce, è un uomo», taglia corto Federica. E si accarezza di nuovo la pancia, in un movimento automatico: «E’ una scelta che ti distrugge. Ma una volta fatta, perché non evitare l’intervento se si può? Sarei andata in Francia, se non fosse stato possibile in Italia. Mi ero informata: là ti danno l’Ru486 in ospedale e la seconda pastiglia puoi prenderla a casa, facendoti seguire dal tuo ginecologo».
Varcherà quella porta. Disperatamente. Federica e il marito hanno fatto la loro scelta. «Aspettare l’intervento chirurgico sarebbe solo un supplizio in più. Sai che non avrai quel bambino, ma giorno dopo giorno lo porti dentro come se dovesse crescere, aspettando invece che si avvicini il momento dell’operazione». L’interruzione farmacologica di gravidanza è più simile a un aborto spontaneo, e questo, forse, aiuta a far sembrare tutto meno traumatico e «violento»: «Con la pillola non ci sono le controindicazioni dell’anestesia, il ricovero è più breve, e soprattutto non ci sono tutti quei giorni di attesa del posto in ospedale. E poi mi hanno spiegato anche che ci sono meno rischi di complicazione».
Il ministero della Salute ha affidato all'Agenzia del Farmaco (Aifa) una verifica immediata sul rispetto delle procedure seguite per l'utilizzo della pillola abortiva. «L'uso di una tecnica come quello della pillola Ru486 - mette intanto in guardia Francesco D'Agostino, presidente del Comitato nazionale di bioetica - può aprire la strada a una privatizzazione dell'aborto fuori dalle indicazioni della legge in vigore». Il farmaco è già usato in Francia dal 1988, in Gran Bretagna e in Svezia dal 1991, negli Usa dal 2000. La sperimentazione al Sant'Anna è stata autorizzata dal Comitato Etico Regionale del Piemonte nel novembre 2002. Un’ispezione ministeriale nel dicembre 2002 aveva spinto la direzione dell'ospedale ad attendere un parere positivo del ministero della Salute, all’epoca del ministro Sirchia. Anche il Consiglio Superiore di Sanità ha dato parere positivo.
interviste
FAVOREVOLE IL GINECOLOGO DELL’OSPEDALE
CONTRARIO IL PRESIDE DI SCIENZE POLITICHE
MARINA CASSI
Viale: non cambia nulla rispetto alla legge attuale
Garelli: ma così le donne saranno sempre più sole
Il dottor Silvio Viale è il primo sostenitore dell’aborto farmacologico, il medico che da mesi invoca la sperimentazione.
Dottor Viale, il sociologo Garelli sostiene che questo metodo isolerà ancor più le donne. Che cosa risponde?
«Non sono d’accordo, come non sono d’accordo con chi dice che è una procedura scacciapensieri e aumenterà i casi di interruzione volontaria di gravidanza. E’ un modo semplicistico di vedere le cose».
Quanto dura, esattamente, il nuovo percorso verso l’aborto?
«Il primo giorno, dopo aver verificato che la camera ovulare sia nell’utero, viene somministrata la Ru486. La donna è sottoposta a una serie di esami del sangue e torna il terzo giorno per le prostaglandine, la seconda pastiglia».
Dopo quanto tempo avviene l’aborto, dall’istante in cui si somministra la seconda pillola?
«Ogni caso è diverso: poche ore, un giorno... La donna resta in ospedale finché non c’è stata l’espulsione. E finché non si è verificato con un’ecografia che non ci sia più gravidanza. Poi torna a casa, esattamente come nell’aborto chirurgico».
L’aborto farmacologico, però, è anticipato, rispetto a quello chirurgico. Insomma:c’è meno tempo per riflettere.
«Qualsiasi donna si presenti al medico chiedendo di abortire ha già riflettuto a lungo. A ognuna viene comunque consegnato un opuscolo ricco di informazioni. La firma sul consenso non è richiesta subito: si fissa un secondo appuntamento, per dare altro tempo alla scelta».
Tutte le donne possono ricorrere all’aborto farmacologico?
«Non ci sono limiti di età. Un solo vincolo: si pratica entro il quarantanovesimo giorno dall’ultima mestruazione».
Complicanze?
«Nausea, vomito, diarrea. Effetti collaterali minimi e passeggeri. Per almeno un’ora dopo aver preso la pillola non si può mangiare, e se si vomita bisogna ricominciare».
Quanti medici del Sant’Anna parteciperanno al progetto?
«Cinquanta, anche se in questa fase iniziale siamo due: io e il dottor Franco Mascherpa». \
Perplesso, riflessivo. Il preside di Scienze Politiche, Franco Garelli, affronta il tema della sperimentazione della pillola per abortire con cautela. E subito precisa: «Naturalmente sul fondo di ogni ragionamento rimangono le mie perplessità personali sull’aborto».
Lei ritiene che la pillola Ru486, rendendo meno traumatica l’interruzione di gravidanza, possa costituire una sorta di «incentivo» all’aborto?
«E’ possibile, anche se è difficile affermarlo con sicurezza. Forse alcune donne possono mutare il loro orientamento pur di non dover affrontare l’intervento. Non lo so, servirebbero dati che non ho. Il problema mi sembra un altro».
Quale?
«Con la pillola, che ora viene gestita in fase sperimentale in ospedale ma in un domani potrebbe essere affidata alla donna, si rischia una soluzione più individuale. Si potrà saltare il consultorio, non dibattere, come ora è imposto dalla legge 194, con i medici. In sostanza la donna, a cui naturalmente spetta la decisione, sarà più sola».
E questo potrebbe spingerla ad abortire?
«Potrebbe anche accadere. Ma poi in ogni caso si tratta di un impoverimento sociale, di una deresponsabilizzazione del pubblico. Tutti noi abbiamo delle responsabilità da mettere in gioco e anche le stesse famiglie possono venir sollevate dalle loro responsabilità».
Lei si immagina una donna, o una ragazza, più sola, forse più isolata, con minori sostegni?
«Può accadere. In fondo senza il ricovero in ospedale e senza l’intervento, così come è oggi, la donna può fare tutto da sola senza che nessuno lo sappia e possa sostenerla».
Non c’è alcun elemento positivo nella Ru486?
«Per carità, ci sono. Credo che limiti l’invasività dell’intervento, che cancelli i rischi di una operazione in anestesia totale, che da un certo punto di vista riduca i traumi psicologici che - ovviamente non spetta a me sottolineare - la donna può dover sopportare. Da un punto di vista scientifico è sicuramente un passo avanti».
SANITÀ QUATTROCENTO DONNE COINVOLTE NEI PROSSIMI DUE ANNI
Una pillola per abortire
Via alla sperimentazione
Al Sant’Anna i primi test in Italia sulla Ru486
È fatta. Dopo quattro anni di attesa la pillola abortiva è una realtà anche nel nostro Paese. All’ospedale Sant’Anna - primo caso in Italia - è iniziata la sperimentazione della Ru486. Niente più anestesia e intervento chirurgico, per abortire basta ingerire un farmaco. Una prassi consolidata da 17 anni nella vicina Francia è ora a disposizione, anche se a livello sperimentale, delle donne italiane.
Quattrocento le donne coinvolte nella sperimentazione nell’arco dei prossimi due anni, anche se il loro numero potrebbe essere destinato a salire. L’adesione è volontaria su espressa richiesta della paziente, diversi gli aborti farmacologici già avvenuti in questi giorni al Sant’Anna.
Un successo per l’ospedale di corso Spezia: il progetto, sponsorizzato da cento ginecologi era stata consegnato nel 2002 al Comitato etico regionale. A sostenerlo in prima linea il medico (e presidente dell’Associazione Adelaide Aglietta) Silvio Viale, ginecologo del reparto del dottor Mario Campogrande (anche lui fra gli autori del protocollo), il professor Marco Massobrio, responsabile del dipartimento universitario di Ostetricia e Ginecologia al Sant’Anna, e il dottor Franco Mascherpa, medico ricercatore. «Un traguardo importante dal punto di vista scientifico e umano - sottolinea Silvio Viale -, era veramente anacronistico rinunciare alla pillola abortiva mentre in gran parte d’Europa e negli Stati Uniti è una realtà da parecchi anni. Ne beneficia la scienza, perché è un importante passo avanti, ma ne beneficiano soprattutto le donne che non saranno più costrette a ricorrere all’operazione. La Ru486 è assolutamente meno invasiva, sia dal punto di vista fisico che psicologico, dell’aborto tradizionale».
Come funziona? Con una somministrazione di mifepristole (o Ru 486) e misoprostol, sarà possibile interrompere la gravidanza entro la settima settimana di gestazione, evitando l’aborto chirurgico. Ci sono due fasi. Il primo farmaco interrompe la gestazione, ma anziché essere portata in sala operatoria per il raschiamento, la donna riceverà, a distanza di due giorni, la pillola che provoca l’espulsione del feto. Quest’ultimo momento, rispetto alla proposta torinese iniziale, si svolgerà in ospedale, mentre nel resto del mondo avviene a casa delle pazienti. Altre aziende ospedaliere ginecologiche ripeteranno la sperimentazione? «C’è da augurarselo - prosegue il dottor Viale - per rafforzare l’importanza del traguardo raggiunto».
Quanto al futuro, all’estensione della Ru486 all’intero panorama ospedaliero nazionale, occorre che si verifichi una delle due condizioni ricordate da Viale: «Basterebbe che la ditta produttrice della pillola abortiva decidesse di registrarsi in Italia. Oppure che qualche ospedale o associazione di malati ne chiedesse l’importazione dalle nazioni dov’è commercializzata. Il Sant’Anna sicuramente agirà in questo modo».Il farmaco venduto in Francia contenente il principio della pillola abortiva
Francia
Operativa da 17 anni
In Francia la pillola abortiva è una realtà già dal 1988.
Gran Bretagna
Esiste dal 1990
In Gran Bretagna le donne possono usarla da ormai 15 anni.
Svizzera
Utilizzata da 6 anni
La pillola abortiva è autorizzata in Svizzera dal primo novembre 1999.
Usa
Cinque anni
Negli Stati Uniti d’America la Ru486 ha ottenuto l’approvazione della Food and Drug Administration nel 2000.
intervista
FAVOREVOLE: Bruno Mellano
«La giusta ricompensa dopo un lungo iter.
Una cosa è certa: indietro non si torna»
Mellano: difesa della salute con il minor dolore possibile
Contento? Di più, entusiasta. Il radicale Bruno Mellano, segretario dell’associazione Adelaide Aglietta parla di «giorno importante e felice, giusta ricompensa di un iter lungo e farraginoso».
Perché questo momento è così rilevante?
«È una risposta alle esigenze delle donne. Nel totale rispetto della legge 194/’78 sull’aborto, si difende il loro diritto alla salute in condizioni di minor dolore possibile. È un’assurdità credere che per non abusare dell’aborto lo si debba rendere il più sofferente e complicato possibile».
In gran parte degli altri Paesi occidentali la Ru486 è infatti utilizzata da molto tempo.
«Proprio così. La verità è che siamo di fronte ad un paradosso scientifico: mezzo mondo ricorre alla pillola abortiva e noi italiani la dobbiamo ancora sperimentare. Ribadisco, un paradosso. Comunque cosa vuole che le dica, meglio così che niente».
Anche perché è probabile che il modello torinese venga preso da esempio nel resto d’Italia.
«Speriamo, confidiamo in un’azione a cascata. Se altri ospedali imiteranno la scelta del Sant’Anna sarà un bene per tutte le donne che devono abortire. La Ru486 è una conquista scientifica che le può aiutare a vivere meglio. Certo molto si deve fare ancora sul fronte dell’informazione, perché in tanti confondono ancora la pillola abortiva con quella del giorno dopo».
Sono due cose completamente diverse.
«Certo, la pillola del giorno dopo è usata per scongiurare la fecondazione dell’ovulo, mentre la Ru486 interviene sull’embrione già fecondato e provoca un aborto vero e proprio. Me lo lasci dire: era ora che potesse essere usata anche nel nostro Paese!».
Si tratta ancora di una sperimentazione.
«Non ci sono dubbi: ormai non si può più invertire la marcia». \
CONTRARIO Agostino Ghiglia
«E’ una follia, nessuna può permettersi un gesto così grave con tanta semplicità»
Ghiglia: nessun progresso; è solo uno scacciapensieri
Nessun dietrofront. Oggi come un anno fa la definisce «pillola scaccia pensieri», peggio «pillola della morte». Agostino Ghiglia, presidente provinciale di An boccia categoricamente la sperimentazione della Ru486.
Cosa la spinge ad essere così critico?
«La totale convinzione che si tratti del modo migliore per incenvitare gli aborti».
Ma l’aborto è previsto dalla legge italiana.
«Sì e io non lo metto sicuramente in discussione, ci sono dei casi in cui è necessario, ma favorirlo in condizioni più facili rispetto all’intervento chirurgico non mi pare corretto».
Perché?
«Le donne devono avere la consapevolezza che quando scelgono di abortire stanno per commettere un atto di una certa gravità. La pillola, sinceramente, non mi sembra tenere conto di questa dimensione».
La donna deve dunque soffrire il più possibile?
«Non voglio dire questo, anche noi abbiamo a cuore la salute e non la sofferenza della donna, ma da qui alla promozione di un mezzo facile per abortire come la Ru486 ce ne passa».
Ormai i test della Ru486 sono una realtà, presto potrebbero trasformarsi in una prassi anche nel nostro Paese come accade in altre nazioni europee. Come reagisce a questa notizia?
«Sia chiaro sin d’ora che noi non ci arrendiamo. La nostra opposizione, la nostra battaglia alla pillola abortiva non finisce solo perché è partita la sperimentazione. Noi avevamo chiesto al ministro alla Salute Sirchia, in quanto nominato dal centro destra di non autorizzarla. È andata diversamente, ma per noi non cambia nulla».
Non tutti nel centro destra la pensano così.
«Legalizzare la pillola scaccia pensieri è una follia, nessuna donna può permettersi il lusso di abortire con tanta semplicità».\
Aborto farmacologico. Mellano e Boni: attendiamo urgenti e chiare prese di posizione della classe politica piemontese ed italiana
Roma (Comitato Nazionale di Radicali Italiani), 11 settembre 2005
In merito alle polemiche innescate dal comunicato ufficiale della struttura ospedaliera del Sant’Anna di Torino che sabato ha annunciato l’inizio della sperimentazione della RU486 per il ricorso all’aborto farmacologico, meno invasivo e meno doloroso dell’aborto chirurgico sinora considerato l’unica forma di attuazione della legge 194/78, Bruno Mellano, segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, ed Igor Boni, membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani, hanno dichiarato:
“In questi giorni ed in queste ore diventa politicamente necessario ed urgente far sentire la propria voce a sostegno della sperimentazione della RU486 che è, finalmente, iniziata a Torino.
Da radicali piemontesi che hanno speso in questi 5 anni energie e lavoro per assecondare l’iter autorizzativo e per permettere che la procedura del Sant’Anna avesse inizio, ci attendiamo forti e chiare prese di posizione dei politici piemontesi e nazionali, che troppo sovente solo a parole, hanno dichiarato di considerare la RU486 un diritto da conquistare anche per le donne italiane.
Il Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, l’Assessore regionale alla Sanità, Mario Valpreda, il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ma anche i leader dei partiti laici hanno qualcosa da dichiarare?
Noi radicali ringraziamo pubblicamente la dirigenza del Sant’Anna per la professionalità dimostrata ed attendiamo con fiducia gli esiti del loro lavoro: per Torino, per il Piemonte, ma anche per tutte le donne italiane”.
Aborto farmacologico. Mellano e Boni: le parole dell’assessore regionale di AN la migliore risposta al ministro Storace e al consigliere Ghiglia! …E cosa aspettano le regioni ‘rosse’?
Ieri la struttura ospedaliera del Sant’Anna di Torino ha annunciato l’inizio della procedura di sperimentazione della “pillola RU486” ossia l’aborto farmacologico; oggi il Ministro della Salute, Francesco Storace, ordina un’immediata ispezione per la verifica delle procedure d’attuazione del protocollo di sperimentazione, cominciata dopo quattro lunghi anni di approfondimenti, verifiche, richiesta di chiarimenti, autorizzazioni.
Roma, 10 settembre 2005
• Bruno Mellano (segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta) ed Igor Boni (membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani) hanno dichiarato:
“Il Ministro Storace ed il consigliere regionale piemontese Ghiglia, prima di rilasciare dichiarazioni avventate e, ancor più, prima di assumere decisioni precipitose dovrebbero valutare attentamente tutto l’iter autorizzativo, soffermandosi con particolare attenzione sulla risposta ufficiale pronunciata in Consiglio Regionale il 12 dicembre 2000 dall’allora Assessore regionale alla Sanità.
Il 6 novembre 2000, infatti, i consiglieri regionali radicali della settima legislatura del Consiglio Regionale del Piemonte, Carmelo Palma e Bruno Mellano, presentano un'interpellanza (n. 341/00) su "Contraccezione postcoitale e aborto farmacologico" a cui l'Assessore regionale alla Sanità della Giunta Ghigo, il Dr. Antonio D'Ambrosio di AN, dichiaratamente antiaborista, risponde, con cortese sollecitudine, il 12 dicembre 2000.
Il nucleo della risposta, per quanto concerne l’aborto farmacologico, recita:
"… Le modalità d’interruzione della gravidanza sono stabilite, nelle varie strutture, a seconda dei casi, in base alle valutazioni effettuate dal personale medico, nell'esercizio della libertà di scelta terapeutica che, mi preme sottolineare, è e rimane una inalienabile prerogativa del medico. L'unica normativa di riferimento è la legge nazionale 194/78 (legge sull'aborto) che non impedisce né impone il ricorso generalizzato all'aborto farmacologico. La legge 194/78 riconosce alle donne, entro certi limiti, il diritto di scelta sull'interruzione di gravidanza, demandando ai medici, secondo loro scienza e coscienza, la scelta sulla modalità di interruzione …".
Solo dopo questa risposta, il 29 gennaio 2001, il Dr. Silvio Viale (ginecologo, presidente Associazione Radicale Adelaide Aglietta) presenta alla Direzione Generale dell'Azienda Sanitari Ospedaliera di appartenenza (ASO OIRM-S.Anna di Torino) la "Richiesta di attivazione del servizio di aborto farmacologico in applicazione della legge n. 194/78".
Ottenuti il via libera dal Comitato Etico Regionale,dall’Istituto Nazionale della Sanità, ottenuto, infine, il nulla osta dal Ministero della Salute il 9 luglio 2004, il Sant’Anna ha, finalmente, iniziato la “sperimentazione” di una pillola ordinariamente utilizzata in Francia dal 1998, in Gran Bretagna ed in Svezia dal 1991 e, dal 2000, anche negli Stati Uniti.
Noi radicali piemontesi continuiamo ad attendere che altre aziende ospedaliere od universitarie chiedano di poter sperimentare e, almeno ora che la procedura è cominciata, ci sia una vera e propria cascata di richieste, magari partendo dalle strutture delle regioni “rosse”, a sostegno dell’iniziativa torinese che deve essere assecondata e agevolata, per consentire, anche alle donne italiane, la possibilità di scegliere, con il consiglio medico, una forma di ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza meno invasiva e meno dolorosa”.
Ru486. Viale a Storace: procedure corrette verificate dal Ministero
10 settembre 2005
• Sentite le dichiarazione del Ministro della Salute, Silvio Viale, esponente radicale ed uno dei medici responsabili della sperimentazione sulla RU486 ha precisato:
"Le procedure seguite per la sperimentazione della Ru486 al Sant'Anna di Torino sono corrette e, pardossalmente, sono già state verificate dal Ministero della Salute. Il progetto è stato a lungo analizzato dagli ispettori della Direzione Generale della Farmacovigilanza, che nel luglio del 2004 hanno trasmesso il parere positivo espresso dalla V sezione dell Consiglio Superiore di Sanità. Se è vero che per questo tipo di sperimentaziuone non è prevista alcuna autorizzazione del Ministero della Salute, è altrettanto vero che, nei fatti, l'attività ispettiva, iniziata nell dicembre 2002 e conclusasi nel luglio 2004 con la trasmissione del parere del Consiglio Superiore di Sanità, ha finito per avere il sapore di una sorta di autorizzazione del Ministero della Salute; almeno per gli operatori dell'informazione. Se il Ministro Storace vuole compiere ulteriori passi di verifica, oltre quelli già ipotizzati dall'Ufficio Ispettivo della Direzione Generale della Farmacovigilanza, è certamente il benvenuto. Da un punto di vista tecnico-scientifico, debbo, però, fargli notare come, in questa vicenda, tutti coloro che si sono occupati della sperimentazione hanno finito per dare un parere favorevole. Del resto il mifepristone (RU486) è ampiamente trattato nella GUIDA ALL'USO DEI FARMACI edita dal Ministero della Salute ed ha già avuto il parere favorevole dell'Agenzia del Farmaco, allora la CUF, che l'ho ha inserito nell'elenco dei farmaci importabili per usi specifici, nella fattispecie per la Sindrone di Cushing di origine paraneoplastica. L'augurio è che anche in Italia venga attivata la procedura per la registrazione del mifepristone o, in alternativa, l'ampliamento delle indicazioni per le quali è possibile importare la RU486. Per entrambi i casi è utile attivare l'Agenzia del Farmaco, come è utile proseguire nella sperimentazione iniziata con tutte le necessarie verifiche."
Aborto farmacologico/Mellano: una giornata importante, a conclusione di un lavoro politico che dura da anni
Torino, 9 settembre 2005
• Bruno Mellano, segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, commenta la notizia del via alla sperimentazione della RU486 all'ospedale Sant'Anna di Torino:
"Quella di oggi e' una giornata importante anche se, in questo strano paese che e' l'Italia, ci dobbiamo felicitare per la sperimentazione di un farmaco che da tempo e' usato in modo ordinario in altre nazioni europee: in Francia dal 1988, in Gran Bretagna ed il Svezia dal 1991, persino negli Stati Uniti dal 2000.
La nostra e' una battaglia che parte da lontano, dalla fine del 2000 ed oggi finalmente possiamo ringraziare pubblicamente l'ospedale Sant'Anna di Torino di avere avuto la professionalità ed il coraggio di avviare questa sperimentazione; essa segnerà un passo positivo per tutte le donne, consentendo di evitare l’invasività di un intervento chirurgico con l'introduzione dell'aborto farmacologico.
Occorre oggi ricordare la svolta politica importante rappresentata dalla risposta data, nel dicembre del 2000, in Consiglio Regionale dall’allora Assessore Regionale alla Sanità del Piemonte, Antonio D’Ambrosio, che, ad un’interrogazione urgente del gruppo "Radicali – Lista Emma Bonino" a firma mia e del collega Carmelo Palma, ha pubblicamente affermato, con correttezza e con onestà intellettuale, che non vi erano impedimenti di legge ad una sperimentazione pienamente conforme alla legge 194/78: come assessore di AN ed antiabortista dichiarava non poter far altro che, semplicemente, prenderne atto.
Dunque, dopo il parere favore del Comitato Etico Regionale del Piemonte del novembre 2002, ribadito in modo definitivo nel gennaio 2004, dopo il parere favorevole dell’Istituto Superiore di Sanità del marzo 2004, dopo le procedure organizzative della struttura ospedaliera e l’importazione del farmaco, finalmente oggi si è cominciata la sperimentazione con i primi casi concreti di donne che chiedono l’intervento farmacologico in alternativa a quello chirurgico.
Noi radicali piemontesi esprimiamo grande soddisfazione ma attendiamo con ansia, almeno ora, la cascata di richieste di ulteriori sperimentazioni da parte di altri ospedali, altre strutture sanitarie, magari partendo da proprio da quelle delle regioni rosse che, in teoria, avrebbero dovuto essere più attente all’attuazione delle nuove tecniche abortive".
Ieri sera, al TG regionale delle 19:30, anche Mercedes Bresso, Presidente della Regione Piemonte, si è espressa in modo chiaro e netto a difesa della sperimentazione della RU486.
"La Stampa", 14/09/05, pag. 37 (cronaca di Torino)
SANITÀ ARRIVATI IN OSPEDALE GLI ISPETTORI INVIATI DAL MINISTRO STORACE. I DS: UN ATTACCO ALLA COSCIENZA LAICA E CIVILE DEL PAESE
Al Sant’Anna il primo aborto chimico
La gravidanza interrotta con il farmaco sperimentale: è già polemica sulle procedure
Marco Accossato
E’ compiuto il primo aborto farmacologico in Italia. La prima donna ad aver interrotto la gravidanza non chirurgicamente ha 38 anni, si chiama Giulia, vive a Torino. E tra oggi e domani, al Sant’Anna, ci saranno altri cinque aborti ottenuti con la somministrazione della Ru486 anziché con l’uso del bisturi: altre cinque donne a cui è stata somministrata nelle scorse ore la seconda delle due pastiglie, e si trovano nel Day Hospital del reparto del professor Campogrande.
Ieri pomeriggio, intanto, sono giunti a Torino da Roma i tre ispettori inviati dal ministro della Salute Francesco Storace: il dottor Umberto Filibeck, del Dipartimento valutazione medicinali e farmacovigilanza, la collega Angela Del Vecchio, e una biologa dello stesso Dipartimento. Al quarto piano dell’ospedale di corso Spezia, negli uffici della direzione generale, dalle 14 alle 18 hanno incontrato il direttore generale, Gianluigi Boveri, quello sanitario, Vito Plastino, il ginecologo e il sessuologo che stanno conducendo la sperimentazione, Silvio Viale e Franco Mascherpa. E c’è già una prima contestazione: gli inviati di Storace ritengono che per garantire la sicurezza delle donne arruolate in questa sperimentazione italiana dell’aborto farmacologico sia opportuno ricoverarle appena si presentano in ospedale e appena viene somministrata loro la prima delle due pillole, anziché aspettare la fase finale dell’espulsione.
«Una richiesta assurda - ribatte però il dottor Silvio Viale - le donne arruolate non corrono alcun rischio. Paradossalmente, ne corre di più chi prosegue la gravidanza. Il protocollo è stato elaborato nei minimi dettagli, con tutta la rigorosità scientifica necessaria, ed è assolutamente inutile prolungare i giorni di una permanenza in ospedale che diventerebbe impropria e inutilmente costosa per l’ospedale». «Curioso che gli stessi identici ispettori vengano due volte per lo stesso incarico, avendo ricevuto, dopo la prima visita al Sant’Anna, tutta la documentazione con le modifiche richieste al protocollo», è il parere anche del dottor Mascherpa. «Tanto più - prosegue Mascherpa - che non si tratta di una vera e propria sperimentazione: le due pillole non sono farmaci nuovi, e l’aborto farmacologico è una pratica già adottata in altri Paesi vicini. Per questo motivo non occorre autorizzazione del ministero, ma è sufficiente l’approvazione del Comitato etico regionale che è stata data ed è favorevole».
Sono 110 le richieste giunte in due giorni al Sant’Anna: sessanta donne vogliono partecipare alla sperimentazione per interrompere una gravidanza appena scoperta, le altre hanno contattato l’Ufficio relazioni con il pubblico o direttamente il reparto del dottor Viale per avere maggiori informazioni sul «nuovo» metodo, ma non si sono ancora iscritte. «Per ora, secondo quanto previsto dal protocollo, arruoliamo solo donne residenti in Piemonte, anche se molte richieste sono arrivare da altre regioni», dice il dottor Viale. Ogni settimana, fino all’esaurimento dei quattrocento posti previsti nella sperimentazione, l’ospedale continuerà a programmare nuove somministrazioni di pillole: due o tre al giorno, soltanto i primi tre giorni di ogni settimana. «Un limite, quest’ultimo - chiarisce il dottor Viale - dato dal fatto che la seconda pastiglia deve essere presa quarantott’ore dopo la prima. Quindi, se alle pazienti somministrassimo l’Ru 486 il giovedì o il venerdì, dovremmo tenerle in ospedale e seguirle sabato e domenica».
Gli ispettori proseguiranno il loro lavoro di analisi stamattina, dalle 9. Nei prossimi giorni Giulia tornerà in ospedale per essere sottoposta a un’ecografia di controllo: si era rivolta al Sant’Anna ai primi di settembre per sapere in quale Paese europeo era autorizzato e praticato l’aborto farmacologico, e come raggiungerlo con certificati e permessi. Le è stato spiegato che avrebbe potuto essere arruolata nella sperimentazione torinese senza rivolgersi all’estero, e ha accettato.
Siamo ai primi risultati. Intanto, la polemica politica non si placa: «L'arrivo al Sant’Anna degli ispettori ministeriali - accusa Federica Gamna, responsabile regionale della Sanità dei Ds - benché legittimo sul piano formale, è il risultato dell'arrogante attacco condotto dal ministro Storace nei confronti di una sperimentazione utile per il basso impatto del farmaco sulla salute della donna, e per questo da noi appoggiata in tutti questi anni che l'hanno preparata». «Storace - aggiunge il consigliere regionale dei Ds, Nino Boeti - si nasconde dietro questioni di forma per attaccare uno strumento importante, non a caso da tempo utilizzato all’estero, e tenta così un affondo contro la coscienza laica e civile diffusa nella nostra regione e nel Paese».
La presa di posizione, chiara e netta, dell'Assessore regionale alla Sanità del Piemonte (che è di Rifondazione Comunista) può essere utilizzata ad adiuvandum nei contatti con le amministrazioni regionali "rosse" per cercare di estendere la sperimentazione ....
"La Stampa", 13 Settembre 2005, pag. 41 (cronaca di Torino)
LA REGIONE: UN BOICOTTAGGIO POLITICO
LA POLEMICA/L’ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITA’, MARIO VALPREDA: AN FA SOLO PROPAGANDA
Un conto è la buona educazione, «metteremo a disposizione degli ispettori tutti i protocolli approvati». Un altro la valutazione istituzionale del caso, «una chiara e inopportuna ingerenza politica». All’assessore regionale alla Sanità, Mario Valpreda, la decisione del ministro Storace proprio non va giù e non ha alcuna intenzione di nasconderlo.
Oggi gli ispettori del ministero alla Salute ispezioneranno il Sant’Anna nonostante non sia previsto dalle regole. Perché secondo lei?
«Non c’è ombra di dubbio: siamo di fronte ad una forzatura che non ha nulla a che fare con l’aspetto scientifico del progetto. La sperimentazione, com’è noto anche a Roma, doveva essere autorizzata dal Comitato etico regionale. Il parere favorevole è arrivato, per cui ogni altro intervento è puramente strumentale».
A che cosa?
«Alla guerra che un ministro del centro-destra ha dichiarato a una giunta regionale di centro-sinistra. La sperimentazione al Sant’Anna della pillola Ru486 è partita dopo un lungo iter che ha ottenuto tutti i consensi necessari. In modo trasparente e ufficiale, non si è certo trattato di riunioni carbonare. E allora vorrei capire perché adesso emerge l’esigenza di un’ispezione ministeriale».
C’è forse la possibilità di un’inversione di rotta?
«Assolutamente no anche perché, lo ribadisco, l’unico ente che si deve esprimere a riguardo è quello regionale. Dunque passino il dialogo e il confronto avvenuti finora perché ognuno ha il diritto di esprimere le proprie ragioni, ma è del tutto incomprensibile, se non in chiave di propaganda politica, l’invio oggi degli ispettori ministeriali».
Il ministro Storace e più in generale il suo partito, Alleanza nazionale, bocciano la Ru486 perché la ritengono troppo comoda. Temono che incentivi la crescita degli aborti.
«Ma siamo seri, stiamo mica parlano di un cachet contro il mal di testa. L’aborto, che peraltro è consentito dalla legge italiana, è un diritto delle donne ma non credo sia una scelta facile per nessuna. Neppure se avviene per via farmacologica invece che chirurgica. Si smetta una volta per tutte di considerare la pillola abortiva come uno mezzo di controllo delle nascite: si tratta di un aiuto alle donne che hanno già deciso di abortire, ricorrendo agli ultimi ritrovati scientifici peraltro già utilizzati all’estero da molti anni. Ma il punto è un altro.
Quale?
«Questo non solo non è il momento di formulare un giudizio sulla sperimentazione, ma anche la sede è sbagliata: il Ministero non ha voce in capitolo. Va bene la discussione sul piano etico, ma stiamo attenti a non confonderla con la legge. Che sta rigorosamente e senza ambiguità dalla parte dei ginecologi del Sant’Anna».
"La Stampa", 13/09/05, pag. 41 (cronaca di Torino)
IL CASO OGGI AL SANT’ANNA PER VERIFICARE IL RISPETTO DELLE PROCEDURE
Pillola per l’aborto: Arrivano gli ispettori
I funzionari a Torino per tre giorni
«Ma non ci sarà alcuno stop alla sperimentazione»
Mandati da Storace
E’ battaglia sulla Ru486: «Con quale criterio vengono selezionate le donne?»
Marco Accossato
Arriveranno oggi al Sant’Anna - e si fermeranno tre giorni - gli ispettori del ministro della Salute, Francesco Storace, incaricati di verificare il rispetto delle procedure che hanno portato all’avvio della sperimentazione della pillola dell’aborto. «Un intervento a esclusivo interesse della salute delle donne», chiarisce il ministro di An e del governo di centrodestra: «Occorre capire - spiega - non solo com’è organizzata la sperimentazione, ma come vengono reclutate le pazienti». Non uno stop, quindi: la sperimentazione prosegue, e anche in presenza degli ispettori del ministero si procederà all’arruolamento. «L’iter seguito - replica infatti Silvio Viale, fra i promotori - è corretto e, paradossalmente, già verificato dal precedente ministro della Salute, Sirchia, che immagino non abbia lasciato a Storace l’incarico di tornare al Sant’Anna». «Il progetto - prosegue Viale - è stato a lungo analizzato dagli ispettori della direzione generale della Farmacovigilanza, che nel luglio 2004 hanno trasmesso il parere positivo espresso dalla V sezione del Consiglio Superiore di Sanità».
Sulla pillola abortiva arriva intanto anche la «scomunica» della Cei, dopo le dichiarazioni del cardinal Poletto: attraverso il Servizio di informazione religiosa (Sir) e le parole del teologo moralista Marco Doldi la Cei sostiene: «E’ aberrante parlare di “successo per l'ospedale torinese” o di “importante traguardo scientifico e umano”. Si tratta piuttosto di un reale fallimento: 400 figli saranno uccisi nel grembo della loro madre. Questa è l'amara realtà, che fa impallidire ogni altra considerazione e ne denuncia la logica utilitaristica».
Per il ministro Storace non si tratta di un problema di carattere etico. «Comprendo l'utilità della pillola Ru486 per evitare un’operazione chirurgica - dichiara -, ma è anche giusto sapere con rigore se questo farmaco fa bene o fa male». Riferendosi alle polemiche sulla sperimentazione della terapia Di Bella, Storace prosegue: «Non comprendo perché nascano tanti scrupoli quando si tratta di salvare vite umane e non quando si parla di aborto. La ricerca è definita giustamente “libera”, ma ci sono regole e protocolli da rispettare».
Agostino Ghiglia, parlamentare di An, chiede di sapere «in che modo è stato autorizzata, nel dettaglio, la sperimentazione della pillola abortiva Ru486». «Dove sono le autorizzazioni? - domanda - Da chi sono state rilasciate? E dove sono le relative documentazioni? Non vorremmo che la salute di tante donne venisse messa a rischio da un'interpretazione eccessivamente estensiva». Ribatte Bruno Mellano, segretario nazionale dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta di cui fa parte il ginecologo Viale: «il ministro Storace e il consigliere regionale piemontese Ghiglia, prima di rilasciare dichiarazioni avventate e, ancor più prima di assumere decisioni precipitose, dovrebbero valutare attentamente tutto l'iter autorizzativo».
Anche secondo Vincenzo Donvito, presidente dell'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori, la pillola abortiva Ru486 «è una semplificazione e un'economicità che fanno solo bene a chi decide di abortire e a chi deve sostenerne le spese. Dire che sarà un invito a interrompere una gravidanza - precisa - sarebbe come sostenere che, di fronte a qualsiasi intervento chirurgico, si devono rifiutare nuove tecniche meno invasive e più economiche solo perché chi vi ricorre sarebbe più stimolato a farlo». «L'aborto - conclude Donvito - non è mai una scelta di piacere, ma il rimedio a un errore o a un incidente, così come qualunque altro intervento sanitario».
COMUNICATO STAMPA DELL’ASO O.I.R.M. – SANT’ANNA DI TORINO
SPERIMENTAZIONE RU486
L’Azienda Sanitaria Ospedaliera Regina Margherita-S.Anna ha attivato lo Studio Sperimentale Clinico “IVG con mifepristone (RU486) e misoprostol”, come deliberato nel gennaio scorso.
Il protocollo attivato richiede la somministrazione di due differenti dosaggi di mifepristone (RU486) e la successiva somministrazione per via orale del misoprostol.
La sperimentazione prevede l’arruolamento di 400 donne, che avranno chiesto l’Interruzione Volontaria della Gravidanza (IVG) entro i 49 giorni di amenorrea, la settima settimana compresa. Dopo avere adempiuto alle procedure previste dalla legge 194 ed avere sottoscritto il consenso informato, le donne saranno divise nei due gruppi di studio.
L’obiettivo dello studio è quello di confermare l’efficacia, la sicurezza e l’accettabilità del metodo farmacologico per l’Interruzione Volontaria di Gravidanza, provocando un aborto simile a quello spontaneo.
Nel 95-98% dei casi questo metodo dovrebbe consentire di evitare l’intervento chirurgico, cioè la revisione della cavità uterina con strumenti chirurgici.
Come è noto, la RU486 è utilizzata in Francia dal 1988, in Gran Bretagna e in Svezia dal 1991 e dal 2000 negli Stati Uniti a seguito dell’approvazione della Food and Drug Administration (FDA).
Attualmente il mifepristone (RU486) è registrato presso l’Agenzia Europea dei Farmaci ed è distribuito in molti Paesi della Comunità Europea.
Con questo studio, per la prima volta, pur nell’ambito di un rigido protocollo di studio, le donne italiane possono accedere al metodo medico evitando di essere sottoposte all’intervento chirurgico ed all’anestesia.
I risultati dello studio, che è previsto possa durare due anni, verranno resi pubblici man mano che saranno disponibili le valutazioni clinico-scientifiche.
Torino, 9 settembre 2005
Ho contattato gli esponenti dello sdi locale. In regione sono ben rappresentati, speriamo di estendere il progetto di sperimentazione anche in FVG, domani sera un primo incontro. a presto Gielle
consolidiamo il discorso ...
patto chiaro lucido pensiero
chiaro ma chiaro davvero ...
PATTO CHIARO
Libertà è ricerca scientifica …
Libertà è scelta
Libertà è fruizione
Libertà è intuizione
Libertà è appagamento
Libertà è condizionamento …
Libertà è scondizionamento …
Libertà è prima che amore …
Libertà è comunione nel
vivere con l’agire …
Libertà è errore …
PATTO CHIARO
Art. 1-12 Costituzione Italia -
Cattolici ,
Credenti ,
Cittadini ,
Patto Chiaro , Civile , Comune …
Per un evo nuovo fondato su un INFO STIL NOVO …
No all’aborto No all’eutanasia No alla famiglia divisa Si alla famiglia condivisa
Si alla multi-eterogeneità Si alla ricerca tecnica osservativa embrionale …
No alla omogeneità del nucleo familiare …
Non abbiamo bisogno di (altre) FABBRICHE , abbiamo bisogno di una CASA ,
una CASA CERTA . Abbiamo infatti una Chiesa , uno Stato , ma non c’è
una sola CASA dove realizzare delle Alleanze , Relazioni intellettuali ,
industriali , personali , professionali , territoriali , conformi alle
forme corrette oltre che recondite , che albergano
nei Rapporti Umani .
Da una parte il convogliamento delle energie ambientali naturali , dall’altra il coinvolgimento delle medesime nelle progettazioni umane quale costituente l’ambiente modificato , ma non c’è una CASA una CASA CERTA nella quale raccogliersi ancorchè realizzare il COORDINAMENTO dell’ambiente naturale
e dell’ambiente modificato , di quello che esiste in quanto esiste e di quello
futuro , anche come reale disfacimento di quello che è il passato storico …
Non occorre una (altra) FABBRICA , non basta un (ulteriore) OSSERVATORIO ,
occorre invece una CASA , una CASA CERTA dove vivere l’ambiente naturale
concepire l’ambiente modificato , quindi realizzare un ambiente modificato
espressione reale e realistica nel pieno vissuto attuale del tempo storico ,
una DOMUS AUREA delle virtù cardinali , una CASA CERTA cioè dove
c’è SEMPRE gente e non diventa mai un sepolcro imbiancato di
generazione in generazione , e sì che allora si può SEMPRE ,
aggiungere un posto a tavola , quando arriva un AMICO …
11 settembre 2005
in occasione della Convenzione RADICALI ITALIANI SOCIALISTI DEMOCRATICI
Fiuggi , lì 25 settembre 2005 – TESTIMONE dell’occasione : la STORIA
da ORAZIO Lucanus an Appulus anceps e da VIRGILIO Mantuae …
Antonio Corapi – sound lines :
IMAGINE dei Beatles anni ‘70
VOLARE di Modugno anni ‘60
per identificare il segmento
della Storia dal Sogno alla
Realtà del dopoguerra :
dalla Realtà di L.Fortuna
all’Evo Nuovo di Zapatero ;
dal Diritto alla Felicità – Costituzione degli Stati Uniti d’America
all’indirizzamento scientifico Positivo e Propositivo della Persona Umana
fino alla sua certificazione di qualità continua nella clonazione tecnica di Blair .
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PRINCIPI FONDAMENTALI
ART.1
L’Italia è una Repubblica democratica , fondata sul lavoro .
La sovranità appartiene al popolo , che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione .
ART.2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale .
ART.3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali .
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese .
ART.4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto .
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità ed a propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società .
ART.5
La Repubblica , una ed indivisibile , riconosce e promuove le autonomie locali : attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo ; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento .
ART.6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche .
ART.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani .
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi . Le modificazioni dei Patti , accettate dalle due parti , non richiedono procedimento di revisione costituzionale .
ART.8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge .
Le confessioni religiose, diverse dalla cattolica, hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano .
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
ART.9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica .
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione .
ART.10
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute .
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali .
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana , ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge .
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici .
ART.11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali ; consente in condizioni di parità con gli altri Stati , alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo .
ART.12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano; verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni .
PARTE PRIMA
DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI
TITOLO I
RAPPORTI CIVILI
ART.13
La libertà personale è inviolabile .
omissis
ART.14
Il domicilio è inviolabile .
omissis
ART.15
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili .
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge .
ART.16
Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale …
omissis
ART.17
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi .
omissis
ART.18
I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale .
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare .
ART.19
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale e associata, di farne propaganda e di esercitare in privato o in pubblico il culto, purchè non si tratti di riti contrari al buon costume .
ART.20
Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative né di speciali gravami per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività .
ART.21
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione .
omissis
ART.22
Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome .
ART.23
Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge .
OMISSIS
tony clry
www.pattochiaro.net
la solitudine dei numeri primi ...
i primi 12 articoli della nostra Costituzione
L’Ru486 ovvero: l'infanticidio non sarà che un aborto a nove mesi
• da Il Foglio del 12 settembre 2005, pag. 1
L‘appello referendario a trattare l'embrione di un essere umano come un'appendice dei nostri desideri ha raccolto il consenso di un elettore su quattro a metà giugno. La cosa potrebbe non avere un grande valore, perché su simili questioni in linea di principio non ci si dovrebbe contare: l'etica pubblica non è un'appendice della politica e della statistica elettorale, è piuttosto cultura e pensiero per i non credenti, religione e fede per i credenti. Ed è angoscia esistenziale per tutti, o dovrebbe esserlo. La decisione su vita e morte di un essere umano concepito richiederebbe altre procedure che non il consenso della maggioranza. (Per esempio un potere affidato ai "saggi", indipendente in modo rigoroso dalle pulsioni della politica di massa. Fino a ieri si tutelava con le Authority indipendenti e sovrane come Bankitalia perfino la moneta o la stabilità delle banche, valore superiore ad ogni altro nel mondo contemporaneo; e sulle tasse non è ammesso referendum per chiari motivi di conflitto di interessi in seno al popolo elettore. Esistono dunque le procedure che sottraggono alla volatilità dell'opinione le cose ferme, le questioni importanti: ma quella della vita è evidentemente e stranamente meno importante della vita del denaro).
Si chiamano non a caso guerre culturali, quelle che riguardano la persona umana e il suo statuto di fronte alla comunità e allo stato, e non campagne elettorali. Però è significativo che a settanta giorni dal referendum sull'embrione, l'ospedale Sant'Anna di Torino abbia avviato la sperimentazione dell'aborto chimico a mezzo della pillola Ru486, banalizzando e incentivando per via tecno-farmacologica la soppressione di una vita embrionale nascente e gettando nel solito cestino dei rifiuti, oltre a un numero dato di vite che non contano, anche un numero accertato di scelte re ferendarie e di argomenti pro embrione che evidentemente non contano anche se sono stati contati accuratamente.
Ma lasciamo da parte il tema del consenso, e consideriamo la sostanza della cosa. I difensori della Ru486, che consente l'evacuazione dalla vita alla morte di un embrione umano senza intervento chirurgico, dunque senza anestesia e altre sgradevoli invasività, per così dire "serenamente", riformulano lo stesso superargomento a testata multipla impiegato nel referendum sull'embrione, e battuto dal voto. Dicono: è in gioco la salute delle donne. Dicono: bisogna rendere più facile l'aborto nell'interesse delle donne e del loro corpo. Dicono: decide chi accoglie o non accoglie dopo avere concepito, e chi ha da venire è in caso negativo un frutto già appassito di un atto d'amore andato a male, il suo diritto è nullo di fronte al dovere di assecondare il nostro desiderio. Dicono perfino, rimescolando di nuovo bizzarramente etica e turismo, questa volta non riproduttivo ma antiriproduttivo: così nessuna donna sarà più costretta ad andare all'estero per procurarsi la Ru486 e rimediare senza sforzo alle conseguenze non volute di un impollinamento indigeno. Cazzo, per fare figli o per eliminarli sempre all'estero ti tocca andare.
In realtà la salute non c'entra con l'allegra sperimentazione del Sant'Anna, perché niente è insalubre come un aborto, chimico o chirurgico. Niente è insalubre come espellere nel sangue non un figlio, si chiama parto, ma la negazione di un figlio, si chiama aborto. Insalubre per il corpo di una donna, per la vita di una società, per la psiche o anima degli individui, per una intera civilizzazione. Salubre è una nascita conseguente un atto d'amore. La vera questione è ideologica, lo sappiamo: ne va della libertà sessuale; ne va della separazione tra sesso e riproduzione, pubblicamente assistita e predicata come virtù sociale piuttosto che empiricamente perseguita nel privato come limite profilattico della virtù personale; ne va del potere femminile sulle pretese del patriarcato. Sul piano religioso, lasciamo da parte il creazionismo e i comandamenti, in fondo siamo devoti ma laici. Basta pensare che nell'ondata di girotondi smo neodarwiniano si afferma, perché non lo si può impunemente negare, che anche il maestro dell'evoluzionismo e della selezione naturale delle specie considerava una curvatura biologica mica male, quasi un disegno intelligente, il nesso tra piacere e riproduzione fissatosi in non so quanti milioni di anni di storia naturale del vivente.
Il gentile ginecologo dell'ospedale torinese che sta aprendo la strada all'aborto chimico, il dottor Silvio Viale, annuncia garrulo su Repubblica l'alto numero di aborti non traumatici possibili d'ora in poi in Italia per suo merito («ne sono felice»), si mette con baldanza verde (verde?) e radicale (radicale? diritti dell'uomo?) sulla scia della Francia, che introdusse nel 1988 la Ru486 e da trent'anni garantisce la fabbricazione seriale di duecentomila aborti l'anno, e degli Stati Uniti, già a quota centomila con la sola pilloletta. Complimenti. Ci rivediamo quando anche la cultura laicista e neosecolarista avrà capito che l'aborto legale nacque legittimamente solo per sottrarre le donne all'aborto clandestino, non per rendere più facile l'aborto. Ci rivediamo quando si sarà capito che la donna tedesca madre di quattro figli amorevolmente allevati, che ne aveva fatti e seppelliti altri nove, in buche cun fiorellini nel giardino di casa sua, non è un ~assassina seriale, ma un rigorosa abortista del nono mese. Differenza quantitativa, non qualitativa.
Da La Sicilia.it dell’ 11 settembre
«Alt alla pillola abortiva»
Torino. Sull'avvio all'ospedale ginecologico Sant'Anna di Torino della sperimentazione della pillola abortiva Ru 486 pende l'incognita dei controlli ordinati dal ministro della Salute Francesco Storace che ha chiesto una verifica delle procedure.
«E' un intervento ad esclusivo interesse della salute delle donne» ha detto Storace, per il quale occorre capire come è fatta la sperimentazione e come vengono reclutate le pazienti. Per Storace non si tratta di un problema di carattere etico. «Si comprende l'utilità del suo utilizzo per evitare una operazione chirurgica ma è anche giusto sapere, con rigore, se questo farmaco fa bene o se fa male. E come verranno reclutate le donne - e Storace invita poi alla prudenza - e anche a evitare troppo entusiasmo e troppa fretta. Non comprendo perché ci sono tanti scrupoli quando si tratta di salvare vite umane (penso alle polemiche sulla terapia Di Bella) e non quando di parla di aborto. La ricerca è definita giustamente “libera”, ma ci sono regole e protocolli da rispettare».
«Le procedure seguite per la sperimentazione della Ru486 al Sant'Anna di Torino sono corrette e, paradossalmente, sono già state verificate dal Ministero della Salute» risponde Silvio Viale, esponente radicale ed uno dei medici responsabili della sperimentazione. Pronta la replica di Storace: «E' in atto un evidente tentativo di mistificazione sulla pillola abortiva. Da tv e radio si afferma che il Ministero della Salute ha autorizzato l'uso della pillola. Il Ministero non ha autorizzato proprio nulla».
«L'uso della pillola Ru486 può aprire la strada ad una privatizzazione dell'aborto fuori dalle indicazioni della legge in vigore» ammonisce invece il presidente del Comitato nazionale di bioetica, Francesco D'Agostino. «Questa cosa può essere una opzione che molti auspicano ma non è previsto dalla legge» ha aggiunto D'Agostino. E' quindi fondamentale, secondo il parere del bioeticista, «che l'utilizzo della RU486 avvenga rigidamente entro i paletti stabiliti dalla legge 194, e non fuori dal controllo ospedaliero, come è avvenuto in molti Paesi».
La via farmacologica scatena reazioni contrastanti. Agostino Ghiglia, parlamentare di An, ha chiesto «in che modo è stato autorizzata, nel dettaglio, la sperimentazione della pillola abortiva RU486». «Dove sono le autorizzazioni? - si chiede - Da chi sono state rilasciate? Dove sono le relative documentazioni? Non vorremmo che la salute di tante donne venisse messa a rischio di qualche personaggio in cerca d'autore e da un'interpretazione eccessivamente estensiva». Secondo Bruno Mellano, segretario nazionale dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta, ed Igor Boni, membro del Comitato nazionale di Radicali italiani, «il Ministro Storace ed il consigliere regionale piemontese Ghiglia, prima di rilasciare dichiarazioni avventate e assumere decisioni precipitose dovrebbero valutare tutto l'iter autorizzativo». «Noi radicali piemontesi - aggiungo - continuiamo ad attendere che altre aziende ospedaliere o universitarie chiedano di poter sperimentare e, almeno ora che la procedura è cominciata, ci sia una vera e propria cascata di richieste, magari partendo dalle regioni “rosse”, a sostegno dell'iniziativa torinese che deve essere assecondata e agevolata, per consentire, anche alle donne italiane, la possibilità di scegliere, con il consiglio medico, una forma di ricorso all'interruzione volontaria della gravidanza meno invasiva e meno dolorosa».
Secondo Vincenzo Donvito, presidente dell'associazione per i diritti degli utenti e consumatori, la pillola abortiva RU486 «è una semplificazione e un'economicità che fanno solo bene a chi decide di abortire e a chi deve sostenerne le spese». «E se c'è ancora qualcuno che sostiene che sarà un invito ad abortire perché più facile - precisa - vuole dire che è una persona che non sa di cosa sta parlando, perché è come se, per un qualunque intervento chirurgico, si rifiutassero nuove tecniche meno invasive e più economiche, solo perchè chi vi ricorre sarebbe più stimolato a farlo. L'aborto non è mai una scelta di piacere, ma il rimedio ad un errore o un incidente, così come qualunque altro intervento sanitario».
Maurizio Crivelli
Ginecologi divisi
«Per le donne ci sono meno rischi Si evita l'intervento»
Roma. I ginecologi sulla pillola abortiva anche in passato si sono divisi ma, secondo Domenico de Aloysio, dell'università di Bologna, i rischi diminuiscono potendo rinunciare ad un intervento chirurgico che nell'interruzione di gravidanza come in ogni altra operazione, porta con se un margine di pericolo. «La pillola abortiva - ha spiegato de Aloysio - rimasta fuori dalla porta degli ospedali italiani per lunghi anni, per la prima volta è approdata ufficialmente in Italia. Questo non vuol dire che la RU 486, è la sigla della sostanza, sia a disposizione di tutte le donne. Significa solo che è stata ammessa alla sperimentazione all'ospedale Sant'Anna di Torino, con l'autorizzazione del ministero. Solo se la sperimentazione risulterà positiva e dopo la registrazione, “l'aborto dolce”, così come questa pillola viene chiamata, sarà possibile nel nostro Paese. E allora si riavrà la spaccatura nata tra i ginecologi quando venne introdotto l'aborto chirurgico: c'era chi era favorevole e chi si dichiarò obiettore. Ma già un orientamento sul comportamento dei ginecologi italiani davanti alla RU 486 lo consoceremo nell'ambito del congresso della Società italiana di ginecologia ed ostetricia che dal 20 settembre si svolge a Bologna presenti duemila esperti». De Aloysio, che del Congresso di Bologna è il presidente, ha spiegato che «la pillola RU 486, dal punto di vista clinico è decisamente un miglioramento della gestione dell'interruzione volontaria della gravidanza da parte della donna. In pratica attenua le difficoltà, seppure attualmente ridotte, della gestione chirurgica dell'interruzione. Con la pillola abortiva la gestione clinica dell'interruzione di gravidanza diventa più semplice e soprattutto meno rischiosa».
«Non bisogna fare assolutamente confusione - ha aggiunto l'esperto - quella confusione che purtroppo si fa quando si confonde la pillola abortiva con la cosiddetta pillola del giorno dopo. La pillola del giorno dopo, cui fanno ricorso molte adolescenti italiane è disponibile negli ospedali italiani da tempo, viene concessa alle donne che dichiarano di aver avuto nei tre giorni precedenti un rapporto non protetto senza sapere ancora se la gravidanza ci sia o no. C'è da ricordare che l'impiego di questa pillola del giorno dopo riduce la probabilità che si determini uno stato di gravidanza ma non dà assolutamente la certezza. La pillola abortiva in fase di sperimentazione a Torino invece può essere utilizzata dalla donna entro i primi 49 giorni dal concepimento, cioè nelle prime sette settimane. In pratica mina alla base il sostegno ormonale della gravidanza».
I farmaci che provocano l'aborto farmacologico sono in realtà due, il Mifepristone, che si prende il primo giorno e blocca gli effetti del progesterone e il Misoprostol, una sostanza della famiglia delle prostaglandine che provoca l'aborto. La maggior parte delle donne abortisce nelle prime quattro ore dopo aver ingerito la pillola del secondo tipo, si tratta del 50-60%, il 20-25% nelle prime 24 ore, il 10% nelle ore successive.
"La Stampa", 11/09/05, pag. 37
LA STORIA AL SANT’ANNA SONO 400 LE DONNE AMMESSE ALLA SPERIMENTAZIONE DELLA «RU486». UNA DI LORO RACCONTA LE RAGIONI DELLA SUA DECISIONE
INCHIESTA DEL MINISTERO
«L’aborto è un dramma, anche con la pillola»
Storace ordinala verifica delle procedure
Federica: è una scelta che ti distrugge, ma una volta presa si potrà evitare l’intervento
Marco Accossato
«Non so che fare. Non so se voglio o non voglio questo bambino. Se me la sentirò di non farlo nascere. Ma se prenderò la decisione di abortire con la pillola non sarà certo uno scacciapensieri...».
Federica legge e rilegge l’avviso che, accanto all’Ufficio prenotazioni dell’ospedale Sant’Anna, annuncia l’arruolamento di 400 donne per la sperimentazione della Ru486. E’ la prima volta che un ospedale italiano offre questa possibilità. Basterebbe bussare a quella porta, fare pochi passi, lasciare il proprio nome e fissare l’appuntamento col ginecologo, e tutto accadrebbe in tre giorni: una pillola, un’altra quarantott’ore dopo, una piccola emorragia poco più dolorosa di una mestruazione ma molto meno di un parto.
La pastiglia al posto del bisturi «non è affatto una via più semplice come ha detto qualcuno», commenta Federica, quasi risentita, torturandosi le mani. Non è il metodo ad affliggere i suoi pensieri e quelli delle donne che, come lei, non vogliono (o non possono) diventare mamme o di nuovo mamme. La scelta è un’altra, più profonda, intima, per alcune da non poter neppure condividere con nessuno. Ed è già stato difficile decidere di arrivare fin qui: «Non vorrei avere troppo poco tempo per pensarci, e poi pentirmi», ammette Federica. «So che per la pillola dell’aborto devo decidermi in fretta, al massimo entro sette settimane. Non posso aspettare oltre come per l’altro aborto, quello chirurgico».
Federica ha 40 anni, occhi azzurro cielo, ma un viso ombrato dalla preoccupazione. Ha scoperto subito la gravidanza, dopo il primo ritardo: «Ho due figli, nati 8 e 11 anni fa. Io e mio marito non abbiamo mai pensato al terzo, e siamo sempre stati molto attenti che non accadesse». Metodi naturali: «Io sono un orologio, ho sempre calcolato i giorni fertili e quelli sicuri. E quando non ero sicura provvedeva lui». Ma è successo, «quando ormai non ce lo aspettavamo più». Ed ora, «non possiamo tenerlo».
Il verdetto è pronunciato. «Non ce la faremmo, né coi soldi né col tempo: lavoriamo tutti e due; già così corro dal mattino alla sera: la scuola, i nonni, la ginnastica, il catechismo... I nostri figli non sanno che sono incinta. Abbiamo deciso di abortire senza far sapere nulla, senza coinvolgerli».
I pensieri si accavallano, di fronte a quell’avviso appeso poco sopra la macchinetta che distribuisce i numeri per le prenotazioni. Altre donne passano accanto a Federica per altri esami e operazioni da fare, leggono distrattamente l’avviso e vanno oltre. Non conoscono il dilemma di questa madre che non vuole esserlo per la terza volta.
«RU486 / E’ possibile eseguire l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo medico senza l’intervento chirurgico / Rivolgersi all’ufficio accettazione amministrativa o all’ufficio relazioni col pubblico», si legge sul cartello. La certezza di Federica diventa indecisione al momento di varcare la porta e iscriversi alla sperimentazione. Federica fa un passo indietro, poi è di nuovo convinta: «Ci abbiamo pensato a lungo, io e mio marito. Vorrei non essere costretta a farlo, e ora che sono qui è una sensazione strana, il cuore batte forte». Si accarezza la pancia che ancora non lascia intravedere nulla. «Mio marito ha detto: “L’ultima parola spetta a te”». Sembra convinta: non c’è altra soluzione: «Adesso entro e lascio il mio nome. Mi chiameranno la prossima settimana per prendere le pastiglie. Chiederò un permesso dal lavoro».
Agostino Ghiglia, di An, accusa: «Così s’incentiva l’aborto». «Non capisce, è un uomo», taglia corto Federica. E si accarezza di nuovo la pancia, in un movimento automatico: «E’ una scelta che ti distrugge. Ma una volta fatta, perché non evitare l’intervento se si può? Sarei andata in Francia, se non fosse stato possibile in Italia. Mi ero informata: là ti danno l’Ru486 in ospedale e la seconda pastiglia puoi prenderla a casa, facendoti seguire dal tuo ginecologo».
Varcherà quella porta. Disperatamente. Federica e il marito hanno fatto la loro scelta. «Aspettare l’intervento chirurgico sarebbe solo un supplizio in più. Sai che non avrai quel bambino, ma giorno dopo giorno lo porti dentro come se dovesse crescere, aspettando invece che si avvicini il momento dell’operazione». L’interruzione farmacologica di gravidanza è più simile a un aborto spontaneo, e questo, forse, aiuta a far sembrare tutto meno traumatico e «violento»: «Con la pillola non ci sono le controindicazioni dell’anestesia, il ricovero è più breve, e soprattutto non ci sono tutti quei giorni di attesa del posto in ospedale. E poi mi hanno spiegato anche che ci sono meno rischi di complicazione».
Il ministero della Salute ha affidato all'Agenzia del Farmaco (Aifa) una verifica immediata sul rispetto delle procedure seguite per l'utilizzo della pillola abortiva. «L'uso di una tecnica come quello della pillola Ru486 - mette intanto in guardia Francesco D'Agostino, presidente del Comitato nazionale di bioetica - può aprire la strada a una privatizzazione dell'aborto fuori dalle indicazioni della legge in vigore». Il farmaco è già usato in Francia dal 1988, in Gran Bretagna e in Svezia dal 1991, negli Usa dal 2000. La sperimentazione al Sant'Anna è stata autorizzata dal Comitato Etico Regionale del Piemonte nel novembre 2002. Un’ispezione ministeriale nel dicembre 2002 aveva spinto la direzione dell'ospedale ad attendere un parere positivo del ministero della Salute, all’epoca del ministro Sirchia. Anche il Consiglio Superiore di Sanità ha dato parere positivo.
interviste
FAVOREVOLE IL GINECOLOGO DELL’OSPEDALE
CONTRARIO IL PRESIDE DI SCIENZE POLITICHE
MARINA CASSI
Viale: non cambia nulla rispetto alla legge attuale
Garelli: ma così le donne saranno sempre più sole
Il dottor Silvio Viale è il primo sostenitore dell’aborto farmacologico, il medico che da mesi invoca la sperimentazione.
Dottor Viale, il sociologo Garelli sostiene che questo metodo isolerà ancor più le donne. Che cosa risponde?
«Non sono d’accordo, come non sono d’accordo con chi dice che è una procedura scacciapensieri e aumenterà i casi di interruzione volontaria di gravidanza. E’ un modo semplicistico di vedere le cose».
Quanto dura, esattamente, il nuovo percorso verso l’aborto?
«Il primo giorno, dopo aver verificato che la camera ovulare sia nell’utero, viene somministrata la Ru486. La donna è sottoposta a una serie di esami del sangue e torna il terzo giorno per le prostaglandine, la seconda pastiglia».
Dopo quanto tempo avviene l’aborto, dall’istante in cui si somministra la seconda pillola?
«Ogni caso è diverso: poche ore, un giorno... La donna resta in ospedale finché non c’è stata l’espulsione. E finché non si è verificato con un’ecografia che non ci sia più gravidanza. Poi torna a casa, esattamente come nell’aborto chirurgico».
L’aborto farmacologico, però, è anticipato, rispetto a quello chirurgico. Insomma:c’è meno tempo per riflettere.
«Qualsiasi donna si presenti al medico chiedendo di abortire ha già riflettuto a lungo. A ognuna viene comunque consegnato un opuscolo ricco di informazioni. La firma sul consenso non è richiesta subito: si fissa un secondo appuntamento, per dare altro tempo alla scelta».
Tutte le donne possono ricorrere all’aborto farmacologico?
«Non ci sono limiti di età. Un solo vincolo: si pratica entro il quarantanovesimo giorno dall’ultima mestruazione».
Complicanze?
«Nausea, vomito, diarrea. Effetti collaterali minimi e passeggeri. Per almeno un’ora dopo aver preso la pillola non si può mangiare, e se si vomita bisogna ricominciare».
Quanti medici del Sant’Anna parteciperanno al progetto?
«Cinquanta, anche se in questa fase iniziale siamo due: io e il dottor Franco Mascherpa». \
Perplesso, riflessivo. Il preside di Scienze Politiche, Franco Garelli, affronta il tema della sperimentazione della pillola per abortire con cautela. E subito precisa: «Naturalmente sul fondo di ogni ragionamento rimangono le mie perplessità personali sull’aborto».
Lei ritiene che la pillola Ru486, rendendo meno traumatica l’interruzione di gravidanza, possa costituire una sorta di «incentivo» all’aborto?
«E’ possibile, anche se è difficile affermarlo con sicurezza. Forse alcune donne possono mutare il loro orientamento pur di non dover affrontare l’intervento. Non lo so, servirebbero dati che non ho. Il problema mi sembra un altro».
Quale?
«Con la pillola, che ora viene gestita in fase sperimentale in ospedale ma in un domani potrebbe essere affidata alla donna, si rischia una soluzione più individuale. Si potrà saltare il consultorio, non dibattere, come ora è imposto dalla legge 194, con i medici. In sostanza la donna, a cui naturalmente spetta la decisione, sarà più sola».
E questo potrebbe spingerla ad abortire?
«Potrebbe anche accadere. Ma poi in ogni caso si tratta di un impoverimento sociale, di una deresponsabilizzazione del pubblico. Tutti noi abbiamo delle responsabilità da mettere in gioco e anche le stesse famiglie possono venir sollevate dalle loro responsabilità».
Lei si immagina una donna, o una ragazza, più sola, forse più isolata, con minori sostegni?
«Può accadere. In fondo senza il ricovero in ospedale e senza l’intervento, così come è oggi, la donna può fare tutto da sola senza che nessuno lo sappia e possa sostenerla».
Non c’è alcun elemento positivo nella Ru486?
«Per carità, ci sono. Credo che limiti l’invasività dell’intervento, che cancelli i rischi di una operazione in anestesia totale, che da un certo punto di vista riduca i traumi psicologici che - ovviamente non spetta a me sottolineare - la donna può dover sopportare. Da un punto di vista scientifico è sicuramente un passo avanti».
LA STAMPA del 10 Settembre 2005 (Grazia Longo)
SANITÀ QUATTROCENTO DONNE COINVOLTE NEI PROSSIMI DUE ANNI
Una pillola per abortire
Via alla sperimentazione
Al Sant’Anna i primi test in Italia sulla Ru486
È fatta. Dopo quattro anni di attesa la pillola abortiva è una realtà anche nel nostro Paese. All’ospedale Sant’Anna - primo caso in Italia - è iniziata la sperimentazione della Ru486. Niente più anestesia e intervento chirurgico, per abortire basta ingerire un farmaco. Una prassi consolidata da 17 anni nella vicina Francia è ora a disposizione, anche se a livello sperimentale, delle donne italiane.
Quattrocento le donne coinvolte nella sperimentazione nell’arco dei prossimi due anni, anche se il loro numero potrebbe essere destinato a salire. L’adesione è volontaria su espressa richiesta della paziente, diversi gli aborti farmacologici già avvenuti in questi giorni al Sant’Anna.
Un successo per l’ospedale di corso Spezia: il progetto, sponsorizzato da cento ginecologi era stata consegnato nel 2002 al Comitato etico regionale. A sostenerlo in prima linea il medico (e presidente dell’Associazione Adelaide Aglietta) Silvio Viale, ginecologo del reparto del dottor Mario Campogrande (anche lui fra gli autori del protocollo), il professor Marco Massobrio, responsabile del dipartimento universitario di Ostetricia e Ginecologia al Sant’Anna, e il dottor Franco Mascherpa, medico ricercatore. «Un traguardo importante dal punto di vista scientifico e umano - sottolinea Silvio Viale -, era veramente anacronistico rinunciare alla pillola abortiva mentre in gran parte d’Europa e negli Stati Uniti è una realtà da parecchi anni. Ne beneficia la scienza, perché è un importante passo avanti, ma ne beneficiano soprattutto le donne che non saranno più costrette a ricorrere all’operazione. La Ru486 è assolutamente meno invasiva, sia dal punto di vista fisico che psicologico, dell’aborto tradizionale».
Come funziona? Con una somministrazione di mifepristole (o Ru 486) e misoprostol, sarà possibile interrompere la gravidanza entro la settima settimana di gestazione, evitando l’aborto chirurgico. Ci sono due fasi. Il primo farmaco interrompe la gestazione, ma anziché essere portata in sala operatoria per il raschiamento, la donna riceverà, a distanza di due giorni, la pillola che provoca l’espulsione del feto. Quest’ultimo momento, rispetto alla proposta torinese iniziale, si svolgerà in ospedale, mentre nel resto del mondo avviene a casa delle pazienti. Altre aziende ospedaliere ginecologiche ripeteranno la sperimentazione? «C’è da augurarselo - prosegue il dottor Viale - per rafforzare l’importanza del traguardo raggiunto».
Quanto al futuro, all’estensione della Ru486 all’intero panorama ospedaliero nazionale, occorre che si verifichi una delle due condizioni ricordate da Viale: «Basterebbe che la ditta produttrice della pillola abortiva decidesse di registrarsi in Italia. Oppure che qualche ospedale o associazione di malati ne chiedesse l’importazione dalle nazioni dov’è commercializzata. Il Sant’Anna sicuramente agirà in questo modo».Il farmaco venduto in Francia contenente il principio della pillola abortiva
Francia
Operativa da 17 anni
In Francia la pillola abortiva è una realtà già dal 1988.
Gran Bretagna
Esiste dal 1990
In Gran Bretagna le donne possono usarla da ormai 15 anni.
Svizzera
Utilizzata da 6 anni
La pillola abortiva è autorizzata in Svizzera dal primo novembre 1999.
Usa
Cinque anni
Negli Stati Uniti d’America la Ru486 ha ottenuto l’approvazione della Food and Drug Administration nel 2000.
intervista
FAVOREVOLE: Bruno Mellano
«La giusta ricompensa dopo un lungo iter.
Una cosa è certa: indietro non si torna»
Mellano: difesa della salute con il minor dolore possibile
Contento? Di più, entusiasta. Il radicale Bruno Mellano, segretario dell’associazione Adelaide Aglietta parla di «giorno importante e felice, giusta ricompensa di un iter lungo e farraginoso».
Perché questo momento è così rilevante?
«È una risposta alle esigenze delle donne. Nel totale rispetto della legge 194/’78 sull’aborto, si difende il loro diritto alla salute in condizioni di minor dolore possibile. È un’assurdità credere che per non abusare dell’aborto lo si debba rendere il più sofferente e complicato possibile».
In gran parte degli altri Paesi occidentali la Ru486 è infatti utilizzata da molto tempo.
«Proprio così. La verità è che siamo di fronte ad un paradosso scientifico: mezzo mondo ricorre alla pillola abortiva e noi italiani la dobbiamo ancora sperimentare. Ribadisco, un paradosso. Comunque cosa vuole che le dica, meglio così che niente».
Anche perché è probabile che il modello torinese venga preso da esempio nel resto d’Italia.
«Speriamo, confidiamo in un’azione a cascata. Se altri ospedali imiteranno la scelta del Sant’Anna sarà un bene per tutte le donne che devono abortire. La Ru486 è una conquista scientifica che le può aiutare a vivere meglio. Certo molto si deve fare ancora sul fronte dell’informazione, perché in tanti confondono ancora la pillola abortiva con quella del giorno dopo».
Sono due cose completamente diverse.
«Certo, la pillola del giorno dopo è usata per scongiurare la fecondazione dell’ovulo, mentre la Ru486 interviene sull’embrione già fecondato e provoca un aborto vero e proprio. Me lo lasci dire: era ora che potesse essere usata anche nel nostro Paese!».
Si tratta ancora di una sperimentazione.
«Non ci sono dubbi: ormai non si può più invertire la marcia». \
CONTRARIO Agostino Ghiglia
«E’ una follia, nessuna può permettersi un gesto così grave con tanta semplicità»
Ghiglia: nessun progresso; è solo uno scacciapensieri
Nessun dietrofront. Oggi come un anno fa la definisce «pillola scaccia pensieri», peggio «pillola della morte». Agostino Ghiglia, presidente provinciale di An boccia categoricamente la sperimentazione della Ru486.
Cosa la spinge ad essere così critico?
«La totale convinzione che si tratti del modo migliore per incenvitare gli aborti».
Ma l’aborto è previsto dalla legge italiana.
«Sì e io non lo metto sicuramente in discussione, ci sono dei casi in cui è necessario, ma favorirlo in condizioni più facili rispetto all’intervento chirurgico non mi pare corretto».
Perché?
«Le donne devono avere la consapevolezza che quando scelgono di abortire stanno per commettere un atto di una certa gravità. La pillola, sinceramente, non mi sembra tenere conto di questa dimensione».
La donna deve dunque soffrire il più possibile?
«Non voglio dire questo, anche noi abbiamo a cuore la salute e non la sofferenza della donna, ma da qui alla promozione di un mezzo facile per abortire come la Ru486 ce ne passa».
Ormai i test della Ru486 sono una realtà, presto potrebbero trasformarsi in una prassi anche nel nostro Paese come accade in altre nazioni europee. Come reagisce a questa notizia?
«Sia chiaro sin d’ora che noi non ci arrendiamo. La nostra opposizione, la nostra battaglia alla pillola abortiva non finisce solo perché è partita la sperimentazione. Noi avevamo chiesto al ministro alla Salute Sirchia, in quanto nominato dal centro destra di non autorizzarla. È andata diversamente, ma per noi non cambia nulla».
Non tutti nel centro destra la pensano così.
«Legalizzare la pillola scaccia pensieri è una follia, nessuna donna può permettersi il lusso di abortire con tanta semplicità».\
Aborto farmacologico. Mellano e Boni: attendiamo urgenti e chiare prese di posizione della classe politica piemontese ed italiana
Roma (Comitato Nazionale di Radicali Italiani), 11 settembre 2005
In merito alle polemiche innescate dal comunicato ufficiale della struttura ospedaliera del Sant’Anna di Torino che sabato ha annunciato l’inizio della sperimentazione della RU486 per il ricorso all’aborto farmacologico, meno invasivo e meno doloroso dell’aborto chirurgico sinora considerato l’unica forma di attuazione della legge 194/78, Bruno Mellano, segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, ed Igor Boni, membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani, hanno dichiarato:
“In questi giorni ed in queste ore diventa politicamente necessario ed urgente far sentire la propria voce a sostegno della sperimentazione della RU486 che è, finalmente, iniziata a Torino.
Da radicali piemontesi che hanno speso in questi 5 anni energie e lavoro per assecondare l’iter autorizzativo e per permettere che la procedura del Sant’Anna avesse inizio, ci attendiamo forti e chiare prese di posizione dei politici piemontesi e nazionali, che troppo sovente solo a parole, hanno dichiarato di considerare la RU486 un diritto da conquistare anche per le donne italiane.
Il Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, l’Assessore regionale alla Sanità, Mario Valpreda, il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ma anche i leader dei partiti laici hanno qualcosa da dichiarare?
Noi radicali ringraziamo pubblicamente la dirigenza del Sant’Anna per la professionalità dimostrata ed attendiamo con fiducia gli esiti del loro lavoro: per Torino, per il Piemonte, ma anche per tutte le donne italiane”.
MELLANO 348.5335302
Aborto farmacologico. Mellano e Boni: le parole dell’assessore regionale di AN la migliore risposta al ministro Storace e al consigliere Ghiglia! …E cosa aspettano le regioni ‘rosse’?
Ieri la struttura ospedaliera del Sant’Anna di Torino ha annunciato l’inizio della procedura di sperimentazione della “pillola RU486” ossia l’aborto farmacologico; oggi il Ministro della Salute, Francesco Storace, ordina un’immediata ispezione per la verifica delle procedure d’attuazione del protocollo di sperimentazione, cominciata dopo quattro lunghi anni di approfondimenti, verifiche, richiesta di chiarimenti, autorizzazioni.
Roma, 10 settembre 2005
• Bruno Mellano (segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta) ed Igor Boni (membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani) hanno dichiarato:
“Il Ministro Storace ed il consigliere regionale piemontese Ghiglia, prima di rilasciare dichiarazioni avventate e, ancor più, prima di assumere decisioni precipitose dovrebbero valutare attentamente tutto l’iter autorizzativo, soffermandosi con particolare attenzione sulla risposta ufficiale pronunciata in Consiglio Regionale il 12 dicembre 2000 dall’allora Assessore regionale alla Sanità.
Il 6 novembre 2000, infatti, i consiglieri regionali radicali della settima legislatura del Consiglio Regionale del Piemonte, Carmelo Palma e Bruno Mellano, presentano un'interpellanza (n. 341/00) su "Contraccezione postcoitale e aborto farmacologico" a cui l'Assessore regionale alla Sanità della Giunta Ghigo, il Dr. Antonio D'Ambrosio di AN, dichiaratamente antiaborista, risponde, con cortese sollecitudine, il 12 dicembre 2000.
Il nucleo della risposta, per quanto concerne l’aborto farmacologico, recita:
"… Le modalità d’interruzione della gravidanza sono stabilite, nelle varie strutture, a seconda dei casi, in base alle valutazioni effettuate dal personale medico, nell'esercizio della libertà di scelta terapeutica che, mi preme sottolineare, è e rimane una inalienabile prerogativa del medico. L'unica normativa di riferimento è la legge nazionale 194/78 (legge sull'aborto) che non impedisce né impone il ricorso generalizzato all'aborto farmacologico. La legge 194/78 riconosce alle donne, entro certi limiti, il diritto di scelta sull'interruzione di gravidanza, demandando ai medici, secondo loro scienza e coscienza, la scelta sulla modalità di interruzione …".
Solo dopo questa risposta, il 29 gennaio 2001, il Dr. Silvio Viale (ginecologo, presidente Associazione Radicale Adelaide Aglietta) presenta alla Direzione Generale dell'Azienda Sanitari Ospedaliera di appartenenza (ASO OIRM-S.Anna di Torino) la "Richiesta di attivazione del servizio di aborto farmacologico in applicazione della legge n. 194/78".
Ottenuti il via libera dal Comitato Etico Regionale,dall’Istituto Nazionale della Sanità, ottenuto, infine, il nulla osta dal Ministero della Salute il 9 luglio 2004, il Sant’Anna ha, finalmente, iniziato la “sperimentazione” di una pillola ordinariamente utilizzata in Francia dal 1998, in Gran Bretagna ed in Svezia dal 1991 e, dal 2000, anche negli Stati Uniti.
Noi radicali piemontesi continuiamo ad attendere che altre aziende ospedaliere od universitarie chiedano di poter sperimentare e, almeno ora che la procedura è cominciata, ci sia una vera e propria cascata di richieste, magari partendo dalle strutture delle regioni “rosse”, a sostegno dell’iniziativa torinese che deve essere assecondata e agevolata, per consentire, anche alle donne italiane, la possibilità di scegliere, con il consiglio medico, una forma di ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza meno invasiva e meno dolorosa”.
MELLANO, 348.5335302
Ru486. Viale a Storace: procedure corrette verificate dal Ministero
10 settembre 2005
• Sentite le dichiarazione del Ministro della Salute, Silvio Viale, esponente radicale ed uno dei medici responsabili della sperimentazione sulla RU486 ha precisato:
"Le procedure seguite per la sperimentazione della Ru486 al Sant'Anna di Torino sono corrette e, pardossalmente, sono già state verificate dal Ministero della Salute. Il progetto è stato a lungo analizzato dagli ispettori della Direzione Generale della Farmacovigilanza, che nel luglio del 2004 hanno trasmesso il parere positivo espresso dalla V sezione dell Consiglio Superiore di Sanità. Se è vero che per questo tipo di sperimentaziuone non è prevista alcuna autorizzazione del Ministero della Salute, è altrettanto vero che, nei fatti, l'attività ispettiva, iniziata nell dicembre 2002 e conclusasi nel luglio 2004 con la trasmissione del parere del Consiglio Superiore di Sanità, ha finito per avere il sapore di una sorta di autorizzazione del Ministero della Salute; almeno per gli operatori dell'informazione. Se il Ministro Storace vuole compiere ulteriori passi di verifica, oltre quelli già ipotizzati dall'Ufficio Ispettivo della Direzione Generale della Farmacovigilanza, è certamente il benvenuto. Da un punto di vista tecnico-scientifico, debbo, però, fargli notare come, in questa vicenda, tutti coloro che si sono occupati della sperimentazione hanno finito per dare un parere favorevole. Del resto il mifepristone (RU486) è ampiamente trattato nella GUIDA ALL'USO DEI FARMACI edita dal Ministero della Salute ed ha già avuto il parere favorevole dell'Agenzia del Farmaco, allora la CUF, che l'ho ha inserito nell'elenco dei farmaci importabili per usi specifici, nella fattispecie per la Sindrone di Cushing di origine paraneoplastica. L'augurio è che anche in Italia venga attivata la procedura per la registrazione del mifepristone o, in alternativa, l'ampliamento delle indicazioni per le quali è possibile importare la RU486. Per entrambi i casi è utile attivare l'Agenzia del Farmaco, come è utile proseguire nella sperimentazione iniziata con tutte le necessarie verifiche."
Aborto farmacologico/Mellano: una giornata importante, a conclusione di un lavoro politico che dura da anni
Torino, 9 settembre 2005
• Bruno Mellano, segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, commenta la notizia del via alla sperimentazione della RU486 all'ospedale Sant'Anna di Torino:
"Quella di oggi e' una giornata importante anche se, in questo strano paese che e' l'Italia, ci dobbiamo felicitare per la sperimentazione di un farmaco che da tempo e' usato in modo ordinario in altre nazioni europee: in Francia dal 1988, in Gran Bretagna ed il Svezia dal 1991, persino negli Stati Uniti dal 2000.
La nostra e' una battaglia che parte da lontano, dalla fine del 2000 ed oggi finalmente possiamo ringraziare pubblicamente l'ospedale Sant'Anna di Torino di avere avuto la professionalità ed il coraggio di avviare questa sperimentazione; essa segnerà un passo positivo per tutte le donne, consentendo di evitare l’invasività di un intervento chirurgico con l'introduzione dell'aborto farmacologico.
Occorre oggi ricordare la svolta politica importante rappresentata dalla risposta data, nel dicembre del 2000, in Consiglio Regionale dall’allora Assessore Regionale alla Sanità del Piemonte, Antonio D’Ambrosio, che, ad un’interrogazione urgente del gruppo "Radicali – Lista Emma Bonino" a firma mia e del collega Carmelo Palma, ha pubblicamente affermato, con correttezza e con onestà intellettuale, che non vi erano impedimenti di legge ad una sperimentazione pienamente conforme alla legge 194/78: come assessore di AN ed antiabortista dichiarava non poter far altro che, semplicemente, prenderne atto.
Dunque, dopo il parere favore del Comitato Etico Regionale del Piemonte del novembre 2002, ribadito in modo definitivo nel gennaio 2004, dopo il parere favorevole dell’Istituto Superiore di Sanità del marzo 2004, dopo le procedure organizzative della struttura ospedaliera e l’importazione del farmaco, finalmente oggi si è cominciata la sperimentazione con i primi casi concreti di donne che chiedono l’intervento farmacologico in alternativa a quello chirurgico.
Noi radicali piemontesi esprimiamo grande soddisfazione ma attendiamo con ansia, almeno ora, la cascata di richieste di ulteriori sperimentazioni da parte di altri ospedali, altre strutture sanitarie, magari partendo da proprio da quelle delle regioni rosse che, in teoria, avrebbero dovuto essere più attente all’attuazione delle nuove tecniche abortive".
rialzo antirialzisti
… DURO … ESSERE RADICALI … OGGI