Oggi, mercoledì 5 marzo, alle ore 17, presso la sede dei Radicali, Via di Torre Argentina, 76 – Roma, Marco Pannella terrà una Conferenza Stampa in difesa della “parola data”, sempre, ovunque e per tutti.
Inizia cosi ufficialmente e formalmente a partire da questa cosa il grande Satyagraha Mondiale del 2008.
Quanta violenza sta facendo covare l'arma in mano a non so chi dell'informazione lo sa solo la madonna che ci verrà giusto a dire quando cadrà la spada del figlio sugli innocenti. cmq fra messaggi subliminali e il resto sono armi si, a volte, solo a volte, poche, non violente.
In questo caso, se si parla di informazione, le teorie antiproibizioniste vanno un po a farsi friggere davanti a "deviazione consapevole e meditata delle menti" con messaggi subliminali di ogni tipo e giochetti devastanti che adrebbero proibiti. Allora io dico, da antipoibizionista, se avessi beccato la wald disney quando mandava nelle sale un cartone con un messaggio subliminale satanico avrei proibito di far andare nelle sale il film e non contento avrei proibito alla walt disney di proporre in italia cartoni e fumetti di ogni tipo. con tutti i soldi che hanno hanno pagato per patteggiare, tanto i soldi li avevano gia messi in conto perdite sapendo che qualcuno se ne sarebbe accorto. Si poi bhe se mi metti un troione con le corna a tette nude in un fotogramma per causare non so che nel cervello di un bambino io te LO PROIBISCO, e poi dopo che ti ho distrutto mi spieghi anche perchè.
ciao
ok bertuzzi; io parlo di informazione e comunicazione nel loro significato proprio, non delle degenerazioni e dei difetti di comunicazione che oggi affliggono il dibattito pubblico, quelle sono parte del problema.
Quanta violenza sta facendo covare l'arma in mano a non so chi dell'informazione lo sa solo la madonna che ci verrà giusto a dire quando cadrà la spada del figlio sugli innocenti. cmq fra messaggi subliminali e il resto sono armi si, a volte, solo a volte, poche, non violente.
In questo caso, se si parla di informazione, le teorie antiproibizioniste vanno un po a farsi friggere davanti a "deviazione consapevole e meditata delle menti" con messaggi subliminali di ogni tipo e giochetti devastanti che adrebbero proibiti. Allora io dico, da antipoibizionista, se avessi beccato la wald disney quando mandava nelle sale un cartone con un messaggio subliminale satanico avrei proibito di far andare nelle sale il film e non contento avrei proibito alla walt disney di proporre in italia cartoni e fumetti di ogni tipo. con tutti i soldi che hanno hanno pagato per patteggiare, tanto i soldi li avevano gia messi in conto perdite sapendo che qualcuno se ne sarebbe accorto. Si poi bhe se mi metti un troione con le corna a tette nude in un fotogramma per causare non so che nel cervello di un bambino io te LO PROIBISCO, e poi dopo che ti ho distrutto mi spieghi anche perchè.
ciao
DEMCAMP, intervento con aggiunte.
Buongiorno; vorrei intrattenervi una decina di minuti sulle interconnessioni fra antiproibizionismo, nonviolenza, democrazia, e suscitare qualche riflessione sul tema delle azioni nonviolente come strumenti di partecipazione democratica diretta ed attiva.
L’ occasione che è stata di spunto è la costituzione dell’associazione radicale antiproibizionisti, della quale sono segretaria ( antiproibizionistiradicali@gmail.com ). Fin dall’inizio di questa esperienza ho considerato quanta vicinanza ci fosse fra il concetto di antiproibizionismo, contrapposto a metodi di regime, contrapposto al potere autoritario, l’antiproibizionismo nella sua valenza di strategia di governo dei fenomeni sociali attraverso le armi nonviolente della comunicazione e dell’informazione, fra l’antiproibizionismo e la nonviolenza da una parte e fra antiproibizionismo e democrazia dall’altra.
Fra le prime azioni nonviolente radicali molto rilievo ebbero, per esempio, ma sono ormai state dimenticate, le disobbedienze civili in tema di aborto. Il nodo centrale dell’iniziativa radicale era non certo quello di incentivare le donne ad abortire, bensì la riduzione di quella che era una piaga sociale, l’aborto clandestino, attraverso la legalizzazione, l’informazione, la comunicazione. Le conseguenze peggiori della legge proibizionista che allora vigeva, e vorrei ricordare, perché non è passato un secolo, ma soli 35 anni, che le donne ricoverate in ospedale per le complicazioni degli aborti clandestini venivano piantonate dai carabinieri che ne attendevano la dimissione per portarle in galera fra gli insulti che tutti si permettevano di rivolger loro, le conseguenze peggiori le subiva chi non aveva i soldi per andare a interrompere la gravidanza a Londra, o in una delle numerose cliniche italiane compiacenti. Il proibizionismo, quindi, come strategia classista produttrice di diseguaglianza, privilegi ed eccezioni, anche in questo senso antidemocratico; come dimostra anche l’ultima deriva proibizionista sulla droghe di Giovanardi & Co., nel suo voler sottoporre a test antidroga tutte le categorie fuori che, guarda caso, i parlamentari, le forze dell’ordine, i medici, cioè gli stessi che comandano ed eseguono il test a tutti gli altri.
I regimi autoritari hanno bisogno di conservare il potere con la paura e con le punizioni, con la repressione economica, con la limitazione dei diritti civili, con i privilegi e con le dinamiche di casta; una democrazia compiuta trova nel dibattito pubblico e nella libera informazione l’antidoto alla degenerazioni violente e alle crisi di sistema.
Purtroppo l’involuzione partitocratica della democrazia italiana non garantisce una libera circolazione delle classi dirigenti, perché ne limita l’accesso ed è viziata da nepotismo, clientelismo e familismo amorale. Lo strumento legislativo parlamentare rimane appannaggio di una maggioranza consolidata di potere, trasversale allo schieramento politico, di una classe dirigente che si autoriproduce da secoli.
Le teorie elitiste già dagli inizi del ‘900 hanno individuato il suffragio universale come necessario ma non sufficiente a garantire la democrazia; la democrazia rappresentativa finisce per selezionare una élite che non rappresenta affatto tutte le componenti della società bensì quelle già dominanti. Per questa ragione fu introdotto uno strumento per la correzione e il bilanciamento in favore della democrazia diretta, la seconda scheda, quella referendaria, strumento fortemente sostenuto e incentivato dai radicali, purtroppo svuotato e tradito. Svuotato di significato dagli inviti all’astensione, reso inattuabile dalle procedure estenuanti necessarie per proporlo, avvilito dalla mancata e corretta informazione, tradito più volte nei risultati.
Quindi un doppio legame: da una parte l’antiproibizionismo come strategia di governo democratico dei fenomeni sociali proposto in alternativa ai metodi proibizionistici violenti propri dei regimi autoritari, dall’altra la nonviolenza e le disobbedienze civili come forme di partecipazione diretta del cittadino al perfezionamento della democrazia.
Per questo le iniziative parlamentari e referendarie radicali antiproibizioniste su aborto, droga e prostituzione, portate avanti con testardaggine dai radicali negli ultimi 40 anni, hanno sempre avuto bisogno del sostegno della nonviolenza nelle forme di obiezione di coscienza, disobbedienze civili, digiuni, per riuscire ad ottenere significativi ma parziali, e spesso non attuati, risultati.
Insegnano i moderni maestri della sociologia che laddove un argomento di dibattito pubblico coinvolge profondamente ed emotivamente le persone è più frequente una polarizzazione estrema fra due atteggiamenti assoluti integralisti e contrapposti; i particolari e le eccezioni vengono rimossi dalla coscienza collettiva e l’argomento svuotato di contenuti viene offerto in simbolico pasto alle configurazioni di potere. Così per le mutilazioni genitali femminili l’opinione pubblica si è divisa fra assolutisti dell’ aumento delle pene e relativisti di “è la loro cultura”; così per le droghe non si va oltre la posizione “drogarsi è reato”, contrapposta a quella “lasciamo fare”; così nella politica internazionale i guerrafondai si contrappongono ai no global arcobaleno ecc.
L’antiproibizionismo e le armi nonviolente della informazione e della comunicazione, la libera circolazione delle idee, delle élites, delle merci e delle persone fanno intravedere una via di uscita e un antidoto alla violenza e all’integralismo che ci travolge.
Sono personalmente una disobbediente civile che si è presa quattro mesi di condanna, indultata, per cessione di canapa nel corso di una disobbedienza civile sul tema della canapa terapeutica; ho partecipato lo scorso anno ai lunghi scioperi della fame che hanno accompagnato la approvazione della risoluzione per la moratoria universale della pena di morte e sono anche oggi in sciopero della fame per la elezione di un giudice costituzionale e del presidente della commissione vigilanza della rai. Lo dico perché sono stati, per me, momenti nei quali mi sono sentita finalmente cittadina attiva.
La deriva proibizionista e autoritaria deve essere arginata e ridotta, reindirizzata; è una strategia fallimentare e criminale, che produce giri di interessi e di denaro, gran parte “al nero”, e dirige in senso distruttivo e non democratico, ingenti risorse. In nome della strategia proibizionista siamo arrivati alla violazione dei diritti dei malati laddove non hanno libero accesso ai farmaci, alla violazione del diritto del cittadino ammalato o no alla libera determinazione dei propri comportamenti privati, nell’impedimento alla coltivazione domestica anche di una sola pianta di canapa, anche a malati con prescrizione medica.
ma a rigore il TG2 si riferiva alla precedente manifestazione, piccola ma dotata di veri tibetani:
http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=5878&sez=HOME_NELMONDO&np...
si, è vero; invece il tg5, per una volta, ha dato una informazione corretta sulla manifestazione con tanto di intervista di pochi secondi a Marco Pannella
Com'è che stasera il TG2 ha detto che la manifestazione all'Amb. cinese era stata convocata da non meglio identificati "verdi"????
Roma, 16 marzo 2008
• da note di agenzia lette a Radio Radicale
Un appello a rispondere alla repressione in Tibet con la non violenza è stato lanciato dal leader radicale Marco Pannella, che è intervenuto al sit-int di protesta a Roma per la repressione in Tibet davanti all'ambasciata cinese.
Pannella ha ricordato che "la carta delle Nazioni Unite è chiarissima e occorre rispettare i diritti umani e politici.
Tibet libero - ha proseguito Pannella - significa anche Cina libera, mentre a Pechino sta prevalendo una parte del gruppo di potere che ha paura della libertà": si sentono deboli - ha aggiunto - e diventano vili, schiacciano popoli inermi".
Quindi. rivolgendosi dal megafono direttamente all'ambasciatore, Pannella ha detto: "L'ambasciatore sappia che siamo convinti che la via della crescita della Cina passa attraverso questa nostra azione e non attraverso la prepotenza del potere statuale a Pechino. Viva la religione della libertà, basta - ha concluso Pannella - con talebani e vaticani".
__________
"Tibet libero", "Lunga vita al Dalai Lama" e "Cina fuori dal tibet" sono tra gli slogan che centinaia di persone (500 secondo gli organizzatori) stanno gridando fuori dall'ambasciata cinese a Roma in segno di protesta contro la repressione di Pechino nella regione autonoma occupata dai cinesi nel 1949. Un mare di bandiere con i colori del Tibet della Sinistra Arcobaleno, dei Radicali italiani, dell'organizzazione non violenta "Nessuno tocchi Caino" sventolano a via Bruxelles.
"E' il momento di agire rispondendo con la massima non-violenza e a estreme armi, estreme risposte", ha esordito Marco Pannella invitando i dimostranti a rispettare quanto affermato questa mattina dal leader spirituale dei tibetani, il Dalai Lama, alla non-violenza dopo i violenti scontri a Lhasa. Secondo l'inossidabile leader radicale i cinesi hanno paura della libertà dei tibetani, ma anche dei connazionali e dei mongoli: "Noi non abbiamo il potere, ma la forza - ha gridato al megafono Pannella - Basta con talebani e vaticani - ha attaccato - difendiamo tutti anche uomini e donne cinesi".
TIBET: SERGIO D’ELIA CHIEDE CHE IL PARLAMENTO DISCUTA LA DRAMMATICA EMERGENZA
Dharamsala, 16 marzo 2008
COMUNICATO STAMPA
TIBET: SERGIO D’ELIA CHIEDE CHE IL PARLAMENTO DISCUTA LA DRAMMATICA EMERGENZA
Sergio d’Elia, deputato radicale, ha inviato la seguente lettera ai Presidenti della Camera e del Senato e ai Presidenti delle Commissioni esteri
Dharamsala 15 marzo 2008
Alla c. a.
Presidente del Senato Franco Marini
Presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti
Presidente della Commissione esteri del Senato Lamberto Dini
Presidente della Commissione esteri della Camera Umberto Ranieri
Cari Presidenti,
come forse saprete sono a Dharamsala insieme ai Vice Presidenti del Partito Radicale Nonviolento, Matteo Mecacci e Marco Perduca, per sostenere la causa tibetana che in queste ore vede un drammatico sviluppo per quanto sta accadendo purtroppo in Tibet.
Lo scorso 10 marzo abbiamo partecipato alle cerimonie ufficiali del Governo tibetano in esilio nel corso delle quali sono intervenuti il Dalai Lama, Karma Chopel, Presidente del Parlamento Tibetano e Samdhong (Lobsang Tenzin) Rinpoche, Primo Ministro del Governo tibetano in esilio.
Con il Presidente del Parlamento ed il Primo Ministro abbiamo avuto anche incontri ufficiali ed un lungo colloquio nei giorni scorsi nel corso del quale abbiamo insieme approfondito l’analisi dell'iniziativa lanciata da Marco Pannella, nel quadro del Primo Satyagraha Mondiale per affermare “ovunque, a livello istituzionale e personale, per tutte e tutti” il valore, troppo spesso smarrito, della “parola data” e dei patti, nei rapporti internazionali e personali, obiettivo che coinvolge naturalmente anche la realtà italiana e globale, per dare una soluzione politica strutturale alle crisi dello Stato di Diritto, della democrazia e dei diritti umani.
Il 10 marzo, in omaggio anche della qualità di parlamentare italiano, membro della Commissione esteri della Camera dei Deputati, ho avuto l'onore di aprire la Marcia nonviolenta partita da Darmanshala fino al Tibet in occasione dell'anniversario della rivolta nonviolenta tibetana del 1959 contro l'occupazione cinese. Tale manifestazione nei giorni successivi è stata interrotta dalle autorità indiane con un fermo di polizia di 14 giorni a 100 monaci, attualmente nel centro di detenzione di Yateri Niwas, per essersi rifiutati di firmare un impegno a non proseguire la Marcia.
Ritengo opportuno e urgente che il Parlamento italiano trovi il modo di discutere quanto sta avvenendo in Tibet ed anche in altre regioni cinesi, dove pure si consumano gravi violazioni dei diritti umani come nei confronti degli uiguri del Turkestan orientale, che non sono in questo momento sotto i riflettori della pubblica opinione.
Non solamente in vista dei Giochi Olimpici, chiedo formalmente di aiutare la Cina a dare al mondo un'immagine ben diversa da quella che emerge tragicamente in queste ore e di convocare una riunione congiunta del Parlamento italiano, o quanto meno delle Commissioni esteri, affinché il Governo possa, a Parlamento sciolto come avvenuto per il Kossovo, discutere di questa drammatica emergenza.
Con i miei più cari saluti,
On. Sergio d’Elia
Tibet: Pannella e Cappato chiedono la convocazione straordinaria del Parlamento Europeo
“Tibet libero” è sinonimo di “Cina libera”
Roma, 15 marzo 2008
• Marco Pannella e Marco Cappato, Deputati radicali al Parlamento europeo, hanno inviato la seguente lettera al Presidente del Parlamento Hans-Gert Poettering
Egregio Presidente,
in Tibet è in atto una brutale e violenta repressione da parte del regime cinese di ogni manifestazione pacifica a favore della libertà e della democrazia. I morti sono decine, ma rischiano di diventare centinaia con il passare delle ore. In particolare, i monaci buddisti tibetani sono vittime di azioni della polizia cinese che richiamano la violenza del regime birmano contro i monaci di quel Paese.
Non solo. Il regime cinese accusa il Dalai Lama, Premio Sakharov del Parlamento europeo che da sempre porta avanti la sua battaglia nonviolenta per la libertà e il rispetto dei diritti umani fondamentali del popolo tibetano, di essere responsabile, insieme alla sua “cricca”, di fomentare la violenza in Tibet. La strategia delle autorità di Pechino è particolarmente devastante a pochi mesi da quelle Olimpiadi che lo stesso Dalai Lama ha sempre voluto siano occasione per la comunità internazionale di moltiplicare l’attenzione e gli sforzi per la promozione della democrazia per i cinesi stessi e per le minoranze oppresse, come i tibetani, gli uiguri, i mongoli, i falun gong. E’ un’occasione che riguarda in realtà il diritto umano fondamentale alla democrazia in tutto il mondo.
Riteniamo doveroso che il nostro Parlamento si convochi con la massima urgenza in seduta straordinaria già nella plenaria di Bruxelles del 26 marzo inserendo il punto della “situazione dei diritti umani in Tibet” all’ordine del giorno, chiamando a riferire la Commissione e il Consiglio. Proponiamo anche che l’esame di questo punto nella sessione straordinaria del 26 marzo sia preceduto da una riunione straordinaria della Commissione affari esteri del Parlamento con lo stesso punto all’ordine del giorno.
Una risposta tempestiva del nostro Parlamento non mancherebbe di fornire un contributo, speriamo determinante, per aiutare il regime cinese a non ricadere e ripetere episodi di massacri che hanno fatto parte di un lungo passato, dal quale si spera la Cina sia definitivamente in procinto di uscire. Il Dalai Lama chiede libertà per tutta la Cina e le sue popolazioni; non chiede alcun privilegio per il Tibet, ma il riconoscimento delle sue grandi specificità storiche, culturali e religiose nell’ambito di uno Stato federale, non più centralista autoritario e, necessariamente, violento.
“Tibet libero” è sinonimo di “Cina libera”.
Tranquillo. Un sacco di radicali certificati DOC 100%, con tutte le tessere a posto, non sono "pannelliani".
E Pannella continua a essere quella politica e quel modo di fare politica che consente anche a loro di essere qualcosa, politicamente.
Quindi tranquillo: finché c'è Pannella puoi essere anche tu non pannelliano senza alcun problema.
Grippo questa mi è piaciuta !!
.... Saluti !!
Una delle tante, oramai troppe, PUTTANATE infondate dette dai radicali.
Dopo la Grande Stronzata Mondiale dello sciopero della sete di Marco (condotto
al ritmo di 1 litro di acqua al giorno + spremute varie)
almeno questa dei 100 morti potevano risparmiarcela fino a prova documentata.
(Ad oggi i morti certi sono <1>-uno: un turista straniero.... manco un monaco !!)
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
Tibet: i Radicali invitano alla mobilitazione per domani, 16 marzo
Roma, 15 marzo 2008
Il Partito Radicale Nonviolento, Nessuno tocchi Caino e Radicali Italiani, congiuntamente alla Comunità tibetana in Italia, all'associazione "Donne tibetane", all'associazione "Italia-Tibet" e all'Intergruppo parlamentare per il Tibet invitano alla mobilitazione per domani, domenica 16 marzo 2008 dalle ore 16 a Roma in Largo Equador davanti all'Ambasciata cinese, per sostenere il popolo tibetano e il Dalai Lama sui gravi fatti accaduti a Lasha capitale del Tibet occupato dove, la dura repressione cinese, ha causato fino a ieri la morte di almeno 100 persone.
Mentre a Dharamsala è ripresa in queste ore la "Marcia fino al Tibet" a cui partecipa una delegazione del Partito Radicale Nonviolento, composta da Sergio d'Elia deputato e Segretario Nessuno tocchi Caino, Matteo Mecacci e Marco Perduca, Vice Presidenti del PRN, il Dalai Lama ha detto che l'unità e la stabilità sotto la forza bruta sono, nell'ipotesi migliore, una soluzione temporanea e che è irrealistico aspettarsi unità e stabilità sotto questo tipo di governo. Il Dalai Lama si è anche appellato al Governo e alla leadership cinesi affinché fermino l'uso della forza e inizino a rivedere i propri sentimenti nei confronti del popolo tibetano attraverso il dialogo e ha chiesto ai suoi tibetani di non utilizzare mai la violenza.
Nella giornata di ieri il Dalai Lama, nel corso delle sue preghiere, ha ricordato lo sciopero della fame e della sete condotto da Marco Pannella per il rispetto della parola data e per il Satyagraha Mondiale per la Pace che è stato lanciato nei giorni scorsi.
all'inizio . . .
manifesto dalla sinagoga di firenze
Noi sottoscritti sosteniamo l'iniziativa nonviolenta del primo grande "SATYAGRAHA MONDIALE PER LA PACE" volto a rapidamente promuovere e costruire e realizzare un'ALTERNATIVA STRUTTURALE alla minaccia, alla probabilità di un prossimo tremendo conflitto che, divampando dal Medio Oriente, si estenda rapidamente al mondo intero.
La situazione del Medio Oriente persiste e si aggrava da decenni. Si tratta, dunque, di una situazione strutturale che produce in quanto tale conflittualità costante, e conflitti sempre più gravi continui. E ne minaccia uno - che quasi tutti nel mondo ritengono non solamente possibile ma ormai probabile - dai costi umani e naturali senza precedenti sia per dimensione geografica sia per l'impiego di nuove armi, a cominciare da quelle di attrazione - o distruzione - di massa, medianiche.
Urge, quindi, ormai (se non è già troppo tardi), costruire una pace, come alternativa strutturale, politica e istituzionale, a questo corso rovinoso delle cose.
La Pace come mera petizione di principio ha purtroppo mostrato - ormai quasi da un secolo - i suoi gravi limiti, la sua insufficienza, quando non la sua tragica nocività. La Pace non può essere solo invocata come valore assoluto, va costruita, strutturata e organizzata nel mondo, a partire dal nostro, europeo e mediterraneo.
Europa continentale e Medio Oriente si sono sempre compenetrate e si compenetrano nella storia attraverso i loro popoli mediterranei. La civiltà mediterranea, egizia, greco-romana, bizantina, infine laica e tollerante, ha visto nascere e affermarsi le tre grandi confessioni monoteiste - l'ebraica, la cristiana, l'islamica - proprio in quel suo lembo di terra che oggi sembrerebbe dovere costituire il luogo e la causa di una possibile orrenda apocalisse civile e umana.
Occorre reagire subito.
Il Primo Satyagraha Mondiale per la PACE, di ispirazione gandhiana e nonviolenta, ha per obiettivo un urgente intervento politico e istituzionale, di Riforma delle caratteristiche strutturali delle politiche che si scontrano in Medio Oriente e, a partire da lì, nel mondo.
Il carattere nazionale e sostanzialmente nazionalista, la blindatura ideologica di tutti gli Stati medio -orientali- incluso quello democratico dello Stato di Israele, è un pericolo manifestamente gravissimo, letale per Israele stessa e per l'intera area medio orientale.
Il superamento della sovranità nazionale assoluta come causa di guerre e ipoteca contro lo sviluppo civile e democratico, è alla base del processo federalista europeo, nel quale sono oggi attori pieni 25 Stati democratici, e coinvolti positivamente altri, sì da costituire ormai una comunità di mezzo miliardo di persone dai confini in continua espansione.
E' un vero scandalo intellettuale, antropologico che Unione europea e Israele, con la convergenza di Stati Uniti, non abbiano di già corretto questa situazione patologica: che la sola democrazia consolidata di un territorio - del quale occupa lo 0,2% - si illuda e quindi scelga lo strumento della sovranità nazionale assoluta, sia portata ad una logica di sopravvivenza necessariamente armata, militare, di perenne stato di eccezione. Dunque, è urgente che Israele operi nel quadro giuridico, civile, politico, dell'Unione europea, quale regione - per ora, sottolineiamo: per ora - di frontiera di una comunità istituzionale di mezzo miliardo di persone, con le sue regole, leggi, giurisdizioni, il suo parlamento democratico e un suo potere esecutivo (di certo imperfetto e inadeguato, ma pur sempre corrispondente e legittimato dai suoi trattati costitutivi).
La Unione europea, e l'intera Comunità internazionale, devono anche intervenire nella situazione Medio Orientale con coerenza, rigore e vigore rispetto alla propria legalità, quella costituita dalle dichiarazioni dei Diritti dell'uomo e da ormai centinaia di altri Trattati, Dichiarazioni con forza di legge, Costituzioni nazionali che li includono nel proprio diritto interno.
In Medio Oriente questo non accade, è anzi spesso tradito, ignorato. Si è sin qui posto l'accento esclusivo sul diritto dei Popoli a uno Stato nazionale, e alla sua assoluta sovranità. In tal modo si realizza l'aberrazione di consolidare anziché rimuovere gli ostacoli, frapposti in tanta parte del mondo, al riconoscimento e all'esercizio dei Diritti umani fondamentali.
Stati nazionali che non si fondano su questi diritti e sul diritto che dovrebbe essere vigente, e non lo è, costituiscono violenza e non diritto, producono guerre civili contro le libertà e la vita dei propri popoli e dei loro membri. I palestinesi hanno innanzitutto il diritto di non vedersi imposta una qualsiasi forma di Stato che non sia espressione e forza dei loro diritti umani, politici, sociali, di coscienza.
Se questo viene acquisito, Palestina, Libano, con Israele e la Giordania a ciò molto vicina, con la Turchia e il Marocco che ha chiesto ufficialmente l'adesione alla Unione europea sin dal 1987, e tutto il sud mediterraneo dove affondano le radici più profonde dell'Europa, vedranno riconosciuti ai propri cittadini e ai loro popoli i diritti di coscienza, sociali, economici, politici senza i quali non v'è libertà, non v'è democrazia, non v'è pace (se non sotto la forma di guerra civile di oppressione del proprio popolo).
E' per questo obiettivo che ci appelliamo ai democratici del mondo intero, ai suoi Parlamenti, al sistema delle Nazioni Unite che deve tornare a difendere e affermare i valori e le proclamazioni della sua carta costitutiva, al popolo che si è costituito e naviga in internet, la cui libertà sarebbe ulteriormente negata, piegata a nome delle esigenze di guerra e di sicurezza.
Tale appello potrà essere raccolto, fatto proprio, vissuto nei giorni del Primo Grande Satyagraha Mondiale per la Pace, per la Vita del Diritto e il Diritto di tutti alla Vita, quale CONCRETA ALTERNATIVA all'altrimenti probabile, prossimo scatenamento di una guerra globale, senza confini geopolitici, etici, umani".
Sta prendendo corpo il digiuno di Marco.
Sta lasciando il falso obiettivo Veltroni che fa parte di questo mondo ciarrapico,bettiniano,binettiano,demitiano,santachetiano....Infatti con la transustanziazione del periodo politico pasquale sta rilanciando il PRT come se fosse candidato ad aprire la sfilata olimpica insieme alla bandiera del Tibet,della Cecenia,degli Uiguri ,dei Montagnards.
A culo le elezioni politiche italiane con tutti i suoi veti!!!!! :twisted:
Tranquillo. Un sacco di radicali certificati DOC 100%, con tutte le tessere a posto, non sono "pannelliani".
E Pannella continua a essere quella politica e quel modo di fare politica che consente anche a loro di essere qualcosa, politicamente.
Quindi tranquillo: finché c'è Pannella puoi essere anche tu non pannelliano senza alcun problema.
non credo , cmq adesso non importa. Che ne diresti di rispondere alle mie obiezioni allo sciopero ?
Tranquillo. Un sacco di radicali certificati DOC 100%, con tutte le tessere a posto, non sono "pannelliani".
E Pannella continua a essere quella politica e quel modo di fare politica che consente anche a loro di essere qualcosa, politicamente.
Quindi tranquillo: finché c'è Pannella puoi essere anche tu non pannelliano senza alcun problema.
Appello di solidarietà al popolo Uiguro
Noi sottoscritti esprimiamo la nostra solidarietà al popolo Uiguro oppresso da secoli dai diversi regimi cinesi nella regione del Turkestan orientale (Xinjiang) e a tutti gli Uiguri ovunque perseguitati. In particolare, confermiamo il sostegno a Rebyia Kadeer, Presidente del Congresso Mondiale Uiguro, leader nonviolenta ed esponente del Partito Radicale Nonviolento transnazionale e transpartito, già detenuta per 6 anni nelle carceri cinesi, e ai suoi due figli Alim ed Ablikim agli arresti ormai da mesi.
Anche per cogliere l'occasione di tregua offerta dalle olimpiadi e considerando che la difesa dei diritti umani e politici previsti dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo costituisce la più radicale arma contro ogni forma di aberrazione terroristica, invitiamo caldamente le attuali autorità cinesi ad abbandonare la criminalizzazione di un intero popolo e a realizzare un effettivo rispetto del Patto sui Diritti Civili e Politici per gli stessi cittadini della Cina e per tutti i popoli attualmente in essa organizzati.
Primi firmatari: Tsewang Rigzin, Presidente del Tibetan Youth Congress, Cesare Salvi (Presidenete Commissione Giustizia al Senato per la Sinistra Democratica Iscritto Nessuno tocchi Caino) e Benedetto della Vedova, (parlamentare Forza Italia iscritto PRT)
Promoted by Transnational Radical Party
per firmare: http://www.radicalparty.org/uighur_appeal/form.php
Oggi 1 litro d'acqua, 2 spremute e due Yogurt.
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
Signori...io veramente non capisco come si possa sostenere uno sciopero per "il rispetto della parola data" . E gli arabi che promettono ad Hamas di finanziarla ? Anche loro dovrebbero mantenere la parola data ? Semplicemente "il rispetto della parola data" non e' un valore sacro. Se i rapporti internazionali assomigliano spesso a delle lotte di mafia , lo slogan dovrebbe essere : liberatevi delle promesse che avete fatto ai vostri clan , clienti, protettori ecc. ecc. Tutto qui. Non spero neanche piu' , a questo punto , di avere neanche una risposta....e , se non arrivera' , non mi riterro' piu' pannelliano.
Sciopero della sete di Marco Pannella: i messaggi a sostegno dell'iniziativa
Wei Jingsheng, Thach N Thach, Kok Ksor, Ermelinda Meksi, Amos Dojaka, Enver Can, Pandeli Majko
9 marzo 2008
Caro Marco,
sostengo l'azione intrapresa da Marco Pannella's e desideriamo che la leadership del Partito Democratico instauri un dialogo serio con il Partito Radicale Nonviolento e mantenga le promesse fatte. UNo dei criteri principali di un sistema democratico è lo stato di diritto, specie per quanto riguarda il rispetto dei partner mantenendo gli impegni presi. Ci auguriamo che, grazie allo sciopero della sete di Marco Pannella, si arrivi ad una soluzione soddisfacente e giusta.
Ringraziamo Marco Pannella per il suo lungo impegno per la libertà, la democrazia e la giustizia nel mondo e speriamo che riusciremo presto ad avere giustizia anche su questo fatto specifico
Wei Jingsheng
Dissidente cinese
************
Caro Marco,
la Federazione Khmer Kampuchea Krom sostiene la tua leadership e l'illuminazione della Verità per il mondo. Una volta Buddha disse: "ci sono tre cose che non si possono nascondere, il SOLE, la LUNA e la VERITA'". Noi pensiamo che nessuno può nasconderti e impedirti di dire ciò che è vero.
Negli ultimi due decenni il popolo dei Khmer krom è stato oppresso, manipolato, sterminato e imprigionato e le autorità vietnamite hanno creduto che fossimo finiti, cancellati dalla faccia della terra e dalla storia perché pensavano che nessuno sarebbe stato in grado di dire la verità e di parlare dei Khmer krom.
Milioni di Khmer krom ti rendono onore perché hai portato alla luce le loro sofferenze e hai fatto sì che l'UE facesse pressione sul Vietnam. Ti ringrazio personalmente e non dimenticherò mai ci hai portati al Parlamento dell'UE. La tua leadership ha dato forza a milioni di persone in tutto il mondo, non solo a noi Khmer krom. Tu sei il SOLE, la LUNA e la VERITA' degli Esseri Umani di oggi.
Ti auguriamo tutto il meglio per questa tua azione onorevole per una vera giustizia, vera democrazia e vera pace. Che il nostro signore Buddha ti benedica.
Tuo,
Thach N Thach
Presidente Khmer Krom Foundation
*********
Caro Marco,
sono stato informato che, ancora una volta, ti sei trovato costretto a ricorrere ad uno sciopero della sete - la forma più difficile di lotta nonviolenta - per raggiungere il tuo obiettivo, che è anche il nostro. Rispetto pienamente la tua azione e il tuo impegno profuso per cause universali. La tua determinazione dà forza anche a me nella mia lotta quotidiana.
Apprendo che la ragione del tuo sciopero è la richiesta di mantenere la parola data. Sono assolutamente d'accordo. Alla fine degli anni '50 i francesi promisero l'autonomia al popolo montagnard, ma la parola data non fu mantenuta. Penso che queste promesse non mantenute siano una delle ragioni per cui, a partire dal 1960 circa, l'Indocina si è trasformata in un teatro di guerra che ha ucciso milioni di persone e che ha privato ad altre centinaia di migliaia di vivere in un territorio che consideravano appartenere a loro. Gli interventi militari che si sono succeuti non hanno fatto altro che complicare ulteriormente la situazione, colpendo innanzitutto persone innocenti di tutta la regione.
Caro Marco, so che con la nonviolenza la cosa importante è ottenere un dialogo con l'altra parte per raggiungere l'obiettivo, non ti chiederò di fermare la tua azione drammatica, la mia richiesta servirebbe solo ad indebolire la nostra lotta. A nome dei Montagnards, quel popolo che è stato insieme a te nel passato per altre iniziative nonviolente e che affianca il Partito Radicale ormai da anni, ti esprimo la solidarietà di noi tutti. Aderirò con un giorno di digiuno nel corso di questo fine settimana alla tua battaglia. Ti spedirò i nomi di coloro che si uniranno a me per un giorno di sciopero della fame.
Tuo,
Kok Ksor
Presidente Montagnard Foundation
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Caro Marco,
ho saputo che hai iniziato uno sciopero della sete affinché i tuoi interlocutori politici del Partito Democratico mantengano la parola data a te e ad Emma Bonino. E' indubbiamente un dovere far fede agli accordi stipulati e ciò che stai facendo vuoi difendere il rispetto di un dovere civico, morale e politico. Ti auguro di convincere la leadership del Partito Democratico perché ti dia ragione attraverso la tua azione nonviolenta.
Tua,
Ermelinda Meksi
MP, Albania
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Caro Sig. Pannella,
sono stato informato dell'azione che ha intrapreso così coraggiosamente. Spero davvero che riuscirà a convincere i suoi interlocutori politici.
Amos Dojaka
Tirana, Albania
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Caro Presidente,
sei un campione di giustizia, libertà e legalità!
Stai mettendo a rischio ancora una volta la tua salute e la tua vita per questi valori morali. Noi e chiunque viva nella prosperità deve molto a persone come te! E' per questo che ti sostengo pienamente unendomi a te nel tuo sciopero della sete.
Tuo, Enver Can
Presidente del Congresso nazionale dell'East Turkestan e membro del Consiglio generale del PR
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Caro Marco,
Ho saputo la notizia del tuo digiuno della fame e della sete e ti posso dire che io sono sicuro che lo stai facendo per difendere la storia, i valori, la dignita e coerenza politica radicale quale ha avuto dimensione importante sia italiana sia internazionale. Spero che ti daranno ascolto poiché sarà un valore anche per loro stessi.
Ti sono molto vicino,
abbracci,
Pandeli Majko
Marcia Tibet: i tre Radicali in india in sciopero della fame a sostegno degli oltre 100 monaci arrestati
Dhera, India, 13 marzo 2008
• Dichiarazione di Matteo Mecacci, Sergio D’Elia e Marco Perduca, membri della delegazione radicale che partecipa alla marcia iniziata il 10 marzo
Nella giornata di oggi le autorità indiane del distretto di Kangra, nel nord dell’India, hanno prima arrestato e detenuto per 10 ore oltre 100 dei partecipanti alla “Marcia fino in Tibet” – principalmente monache e monaci tibetani – e poi li hanno condannati a 14 giorni di fermo per essersi rifiutati di firmare un impegno a non proseguire la marcia. Sono attualmente nel centro di detenzione di Yateri Niwas.
Se entro i 14 giorni di fermo non sarà sottoscritto tale impegno, i militanti tibetani rischiano fino a 5 anni di carcere in base ad una legge che regola la presenza degli stranieri in India.
Gli arrestati hanno subito intrapreso uno sciopero della fame, a cui ci siamo associati, per vedere garantito il diritto di manifestazione e di continuare la loro “Marcia fino in Tibet”. Nelle prossime ore è possibile che siano prese ulteriori iniziative.
Per questi motivi abbiamo deciso di prolungare la nostra presenza in India per seguire gli sviluppi della lotta nonviolenta dei militanti tibetani.
Ha bevuto !!..... 1 litro d'acqua.... ieri sera.... sono passate 12 ore.
In home page ancora nulla..... non deve essere importante per loro.
Perchè dovrebbe esserlo per noi ?
Vasco.
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
il mio piccolo pensierino
mi accodo alla domanda di Digì.
Spero che vi sia qualcuno in grado di spiegarmi il nesso, un nesso plausibile. L'unico che personalmente riscontro è che, essendo il satyagraha per sua definizione "mondiale", ed essendo il "mondo" per sua definizione comprensivo dell'Italia, e l'Italia di Roma e Roma del loft, esso riguarda anche il loft.
firmate l'appello
per firmare: http://www.radicali.it/parola_data/form.php
scusa, posso chiederti che rapporto c'è tra il "veto" per Silvio Viale e la dichiarazione di Emma Bonino "Non mi risulta proprio per niente nessuna candidatura di Silvio Viale, sarà un'autocandidatura"? :lol: :lol:
Siete Voi i ladri di verità.
Ed evidentemente Pannella sta scioperando contro se stesso, visto che altre ragioni al mondo non ce ne sono.
.
Si apprende ora che questo patto, questo accordo pubblico, non viene rispettato dal Partito Democratico nella composizione delle liste elettorali. Per questo sosteniamo l'iniziativa che avviata da Marco Pannella con lo sciopero della sete che ha come obiettivo, anzitutto, l'affermazione del grande valore sociale, civile, morale, del rispetto della "parola data", della verità e dell'onestà nei rapporti umani, civili e politici.
Primi Firmatari: Marco Bellocchio, Pasquale Squitieri, Tony Garrani, Stefano Disegni, Gianni Ippoliti, Mariella Nava, Luciano de Crescenzo, Fiorella Kostoris, Andrea Occhipinti, Adele Cambria, Dario Vergassola, Antonella Elia, Alessandro Haber, Gianfranco Pasquino
per firmare: http://www.radicali.it/parola_data/form.php
scusa, posso chiederti che c' entra questo col Satyagraha mondiale ?
Nelle settimane scorse i radicali si sono rivolti pubblicamente a Walter Veltroni e al Partito Democratico affinché accettassero la presentazione di una Lista Radicale - Emma Bonino a sostegno della sua candidatura alla Presidenza del Consiglio, come peraltro è avvenuto nel 2006 con la presentazione della lista della Rosa nel Pugno, risultata poi decisiva per la vittoria di Romano Prodi e la sconfitta di Silvio Berlusconi. Il Partito Democratico ha rifiutato questa proposta ed ha, in alternativa, offerto "l'elezione" - che con l'attuale antidemocratica legge elettorale (il "porcellum") equivale a una nomina - di 9 parlamentari radicali nelle Liste del Partito Democratico, ponendo peraltro il veto sulle candidature di Marco Pannella, di Sergio D'Elia e di Silvio Viale. L'offerta è stata fatta pubblicamente dal Partito Democratico, e pubblicamente è stata accettata dai radicali, da Emma Bonino e, all'unanimità, dagli organi dirigenti dei soggetti politici dell'area radicale.
Si apprende ora che questo patto, questo accordo pubblico, non viene rispettato dal Partito Democratico nella composizione delle liste elettorali. Per questo sosteniamo l'iniziativa che avviata da Marco Pannella con lo sciopero della sete che ha come obiettivo, anzitutto, l'affermazione del grande valore sociale, civile, morale, del rispetto della "parola data", della verità e dell'onestà nei rapporti umani, civili e politici.
Primi Firmatari: Marco Bellocchio, Pasquale Squitieri, Tony Garrani, Stefano Disegni, Gianni Ippoliti, Mariella Nava, Luciano de Crescenzo, Fiorella Kostoris, Andrea Occhipinti, Adele Cambria, Dario Vergassola, Antonella Elia, Alessandro Haber, Gianfranco Pasquino
per firmare: http://www.radicali.it/parola_data/form.php
...se a Giascì je piaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaasce....
Poverino, lasciategli fare la sceneggiata.
Ha avuto il via da Napolitano,
in arte Presidente delle Repubblichina Carabiniera!
Patetico, autocelebrativo, infantile, pretenzioso e, soprattutto, antidemocratico, illegale.
Ha ragione Franceschini:
"Uno sciopero della sete per spostare un posto (leggi: poltrona ndr) dal quarto al terzo è offensivo per lo sciopero della sete stesso. Parlare di posti sicuri è orribile".
Dice Bonino, capolista in Piemonte:
"Non sono mica un soprammobile che mi mettono dove vogliono, io in Piemonte non mi candido"
Dice Franceschini:
"il posto in lista per la Bonino lo abbiamo concordato con lei e a lei andava bene, se ora ci ripensa... ".
Ha ragione Veltroni:
"Volevano i soldi e glieli abbiamo dati, ma non bastava. Volevano che lo scrivessimo, e glielo abbiamo scritto. Ma pensare che un partito sia un tram su cui si sale per essere trasportati (quindi nominati in stile fascista senza guadagnarsi con la campagna elettorale l'elezione)... non è bello".
Dico io:
"Se questa Casta radicale a scopo di lucro si ritiene così valorosa e importante, perchè non fa una campagna elettorale seria in modo da guadagnerseli "sicuramente" quei posti?"
E la politica?
Niente! solo soldi & poltrone.
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