Sky story

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da l'espresso di eiri.

Berlu-Sky: la vera storia
di Peter Gomez e Marco Lillo
L’Iva agevolata sulla pay-tv? Un favore fatto a Berlusconi nel 1991 dal ministro socialista Rino Formica e dal governo Andreotti. E dietro lo sconto, secondo la Procura di Milano, c’era anche un tentativo di corruzione

«Ma quale conflitto di interessi. La sinistra ha concesso a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10 per cento dell'Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l'Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri».

E' proprio questa la vera storia del trattamento fiscale agevolato per la pay tv? "L'espresso" ha fatto una piccola inchiesta per ricostruire la vicenda dello sconto dell'Iva a Telepiù, il primo nome della tv a pagamento che fu fondata dal gruppo Fininvest per essere ceduta prima a una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e infine nel 2002 a Murdoch che la denominerà con il nome del suo gruppo: Sky.

Si scopre così che l'Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c'era persino stato un tentativo di corruzione.

Nel 1997 Il pubblico ministero Margherita Taddei chiese il rinvio a giudizio per Berlusconi. Lo chiese anche sulla base di un fax che fu trovato durante una perquisizione. La missiva era opera di Salvatore Sciascia, allora manager Fininvest e oggi parlamentare del Pdl nonostante una condanna definitiva in un altro procedimento per le mazzette pagate dal gruppo alle Fiamme Gialle. Nel fax, diretto a Silvio Berlusconi, Sciascia chiedeva di spingere per far nominare alla Corte dei Conti il dirigente del ministero delle Finanze Ludovico Verzellesi, meritevole perché in precedenza si era speso per fare ottenere l'agevolazione dell'Iva al 4 per cento per Telepiù. In pratica, secondo la ricostruzione dei magistrati, la raccomandazione era il ringraziamento di Fininvest per il trattamento ricevuto.

Il fascicolo processuale però fu trasferito nella Capitale per competenza nel 1997. Nel 2000 il Gip Mulliri, su richiesta del procuratore di Roma Salvatore Vecchione e del pm Adelchi D'ippolito (oggi capo dell'ufficio legislativo del ministero dell'economia con Giulio Tremonti) archiviò tutto.Nessuna rilevanza penale, quindi. Ma restano i dati oggettivi sulla trattativa tra la Fininvest e il ministero per l'abbassamento dell'Iva sulla pay tv: dal 1991 al 1995 quando era controllata o partecipata dal gruppo Berlusconi, Telepiù ha goduto di un'aliquota pari al 4 per cento. Un'agevolazione che allora Berlusconi non considerava scandalosa. Mentre oggi definisce "un privilegio" l'aliquota più che doppia del 10 per cento.

L'innalzamento dal 4 all'attuale 10 per cento fu introdotto alla fine del 1995 nella legge finanziaria del Governo Dini. All'epoca i manager di Telepiù, scelti dal Cavaliere, salutarono così il provvedimento: «È l'ultimo atto di una campagna tesa a mettere in difficoltà la pay tv».

Il 25 ottobre del 1995, Mario Zanone Poma, (amministratore di Telepiù sin dalla sua fondazione) dichiarava alle agenzie di stampa: «L'innalzamento dell'aliquota Iva:
1) contraddice la sesta direttiva della Comunità Europea;
2) contraddice l'atteggiamento degli altri paesi europei verso aziende innovative quali le pay tv;
3) crea una grave discriminazione tra la pay-tv e il servizio televisivo pubblico».
In pratica il manager scelto da Berlusconi diceva le cose che oggi dicono gli uomini di Murdoch.

Effettivamente un ruolo dei comunisti ci fu. Ma a favore del Cavaliere.

Il Governo Dini voleva aumentare l'Iva fino al 19 per cento (come oggi vorrebbe fare Berlusconi) ma poi fu votato un emendamento di mediazione che fissò l'imposta al 10 per cento attuale. L'emendamento passò con il voto decisivo di Rifondazione Comunista: il suo leader dell'epoca, Fausto Bertinotti, in un ribaltamento dei ruoli che oggi appare surreale, fu duramente criticato dall'allora responsabile informazione del Pds (e attuale senatore del PD) Vincenzo Vita: «È squallido che Bertinotti abbia permesso un simile regalo a questo nuovo trust della comunicazione, figlio della Fininvest».
(01 dicembre 2008)

l.tosi (non verificato)

Petruccioli: la politica ostile con la Rai Il canone va aumentato

Dite alla Bonino che ce n'è un'altra di tassa sui consumatori.

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SKY/ Beltrandi (PD): “sul raddoppio dell'Iva mi auguro che il governo ci ripensi”

Fonte: Il Sussidiario - lunedì 1 dicembre 2008

«Circa il raddoppio dell'Iva per il digitale satellitare mi auguro davvero che il governo ci ripensi. Desta infatti sconcerto apprendere da coloro che da anni affermano - sbagliando - che il duopolio tv sarebbe superato dall'affermazione di Sky nel digitale satellitare, che Sky non sarebbe concorrente di Mediaset». A sostenerlo è Marco Beltrandi, radicale eletto nelle file del Pd e componente della Vigilanza Rai. «In realtà con questa misura il governo favorisce di nuovo il digitale terrestre - continua - a scapito del digitale satellitare, cancellando una agevolazione nel momento più sbagliato, mentre infuria una crisi, quando occorre aiutare la domanda, diminuendo le imposte».

Iscritto dal: 30/08/2002
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Bonino: l'aumento dell'Iva a Sky è un tassa sui cittadini consumatori

Fonte: DIRE.it

ROMA - "Il ministro Tremonti dice che questo aumento dell'iva ce lo impone l'Unione europea. Non e' vero, non esiste nessuna procedura di infrazione aperta dalla Ue e non c'era neanche all'epoca del governo Prodi". Così la radicale Emma Bonino.

Per Bonino, "questa e' una tassa sui cittadini consumatori e su una parte del paese che certamente non e' ricca, guarda una partita di calcio o magari qualche film porno. E voglio ricordare questo doveva essere un governo che non aumentava le tasse".

Dunque, puntualizza l'esponente radicale, se il governo decide di aumentare le tasse "se ne deve assumere la responsabilita' politica". Poi stigmatizza le "dichiarazioni del presidente del Consiglio" nei confronti dei direttori della "Stampa" e del "Corriere della sera" definendole "sopra le righe".

3 dicembre 2008

Iscritto dal: 24/11/2003
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La pippa è un arte. Bisogna avere grande sottile e raffinata immaginazione. Se ti viene in mente...ti passa tutto.Dio ne scampi.
Comunque in un aggiornato quadro di Pelizza da Volpedo avanti chi ci mettiamo? il miliardario compagno murdoch, te, la d'amico e bassolino con la giacchetta in mano.Solo l'isola dei famosi potete vincere.

Iscritto dal: 26/07/2006
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Vedo che hai rinunciato ad aprire argomenti, sei qui solo a menarlo. Ciao pippaiolo.

Iscritto dal: 24/11/2003
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Ti piacciono le scarpe della d'amico? siete unite in questa grandiosa ed epocale battaglia. ma ti rendi conto il sol dell 'avvenire vi aspetta te la d'amico vialli e murdoch , avanti avanti nel quarto stato ci siete voi. ma mi volete proprio far scompisciare dal ridere?

Iscritto dal: 26/07/2006
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Senz'altro è l'ennesima tua. Ma ti si è rotto il disco?

Iscritto dal: 24/11/2003
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"Guarda i veri uomini e non fare il pupazzo" La ca.pace esaltata dai veri uomini: è la morte del femminismo.Ammazzate che botta.Ci esalterà le scarpette della d'amico?Il compagno murdoch è vivo e lotta insieme a uolter.Queste sì che sono le vere battaglie del centrosinistra: .ahahahahahaha

Iscritto dal: 14/01/2005
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ca.pace wrote:
Utile idiota, parlano le carte, leggi, c'è la scuola serale per gli analfabeti.

La carte parlano a chi le sa leggere, per te sono inutili. Quanto al resto basta accendere la televisione in giro per il mondo per capire le differenze. Certo se non è nel copia/incolla dell'IDV sei tagliata fuori.

Iscritto dal: 26/07/2006
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Utile idiota, parlano le carte, leggi, c'è la scuola serale per gli analfabeti.

Iscritto dal: 14/01/2005
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ca.pace wrote:
Mediaset paga una caccola :twisted:

Prodi ha detto che si sarebbe dovuto procedere verso un riallineamento delle aliquote, non verso il raddoppio dell'Iva a Sky. Visco ad esempio era contrario perché nel nostro mercato televisivo - molto particolare e ristretto - non si può colpire uno dei contendenti e basta. In Europa ci sono sei stati - Francia, Grecia, Austria, Belgio, Gran Bretagna e Spagna - che hanno un'Iva agevolata per la pay tv a partire dal 5,5%, quindi non esisteva alcun obbligo di raddoppio. L'ipotesi più semplice in uno stato normale sarebbe stata quella di allinearle tutte al 10% - anche perché il gettito di Rai e Mediaset in questo settore è scarso - alzando contestualmente lo scandaloso canone di concessione per le frequenze di cui Mediaset ha goduto per decenni alla faccia nostra. Se dobbiamo parlare di privilegi in un mercato concorrenziale, lo si deve fare a 360°. Ma in Italia non si può, e sappiamo perché...

Abituale raccolta di stronzate, ci sono più TV in Italia di tutta europa, la più parte delle quali regge l'anima coi denti. Aumentare le concessioni di broadcasting significa farle chiudere tutte tranne RAI Mediaset e forse LA 7. Allineare l'IVA delle pay TV riguarda solo Sky, mediaset paga già il venti, quindi vuoi regalare soldi a Berlusconi per poi magari attaccarlo. Sciocchina bugiarda, sgamata pure.

Iscritto dal: 26/07/2006
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Mediaset paga una caccola :twisted:

Prodi ha detto che si sarebbe dovuto procedere verso un riallineamento delle aliquote, non verso il raddoppio dell'Iva a Sky. Visco ad esempio era contrario perché nel nostro mercato televisivo - molto particolare e ristretto - non si può colpire uno dei contendenti e basta. In Europa ci sono sei stati - Francia, Grecia, Austria, Belgio, Gran Bretagna e Spagna - che hanno un'Iva agevolata per la pay tv a partire dal 5,5%, quindi non esisteva alcun obbligo di raddoppio. L'ipotesi più semplice in uno stato normale sarebbe stata quella di allinearle tutte al 10% - anche perché il gettito di Rai e Mediaset in questo settore è scarso - alzando contestualmente lo scandaloso canone di concessione per le frequenze di cui Mediaset ha goduto per decenni alla faccia nostra. Se dobbiamo parlare di privilegi in un mercato concorrenziale, lo si deve fare a 360°. Ma in Italia non si può, e sappiamo perché...

Iscritto dal: 14/01/2005
User offline. Last seen 1 anno 2 settimane ago.

ca.pace wrote:
157 procedure di infrazione aperte a carico dell'italia.
Ed il governo invece di impegnarsi a chiudere quelle aperte, ritiene piu' urgente evitare che se ne apra un'altra che interessa il pdc.

Inspiegabile il motivo, davvero inspiegabile :twisted:

Già, veramente strano, pensa che dispiacere, le altre costano questa fa guadagnare, veramente inspiegabile.

r.scaruffi (non verificato)
Iscritto dal: 18/09/2000
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Giannelli sul CorSera di ieri:

DURO … ESSERE RADICALI … OGGI

Iscritto dal: 26/07/2006
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157 procedure di infrazione aperte a carico dell'italia.
Ed il governo invece di impegnarsi a chiudere quelle aperte, ritiene piu' urgente evitare che se ne apra un'altra che interessa il pdc.

Inspiegabile il motivo, davvero inspiegabile :twisted:

Iscritto dal: 26/07/2006
User offline. Last seen 2 anni 48 settimane ago.

Parli per microchip anche tu. Guarda i veri uomini e non fare il pupazzo.

Ieri il Governo ha chiesto la fiducia per i provvedimenti a contenimento della spesa sanitaria. Fiducia che è mancata da parte dell'Italia dei Valori. Ma la nostra è una fiducia, come ha dichiarato alla Camera il deputato dell'Italia dei Valori, Antonio Borghesi, che manca da lungo tempo e su olti fronti. Sono innumerevoli gli ambiti, citati nel discorso di Borghesi, che non ci trovano in sintonia con questo "Governo delle banane", ambiti che hanno scritto una brutta pagina della democrazia di questo Paese, screditando l'immagine dell'Italia in tutto il mondo.

Testo dell'intervento:

"Signor Presidente e signor Presidente del Consiglio, che con la sua assenza ostenta la sua disistima verso il Parlamento della Repubblica italiana. Questo banco del Governo vuoto ne è la dimostrazione. Non possiamo dare la nostra fiducia ad un Governo che fa continuamente a pezzi la nostra Costituzione, oltraggiata al di là di ogni misura dalla scarsa considerazione che il Presidente dimostra di avere per il Parlamento, considerato un organo inutile, un fastidioso ostacolo a decisioni prese con pochi accoliti, con poteri più o meno occulti, con banchieri privi dei requisiti di onorabilità, con imprenditori il cui unico intento è la speculazione senza alcun rischio dei propri capitali, spesso nascosti in paradisi fiscali.

Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che presto perderà la fiducia della sua stessa maggioranza: vi sono in quest'Aula, anche nella maggioranza, persone perbene, competenti, capaci e rispettabili, a cui sta a cuore la dignità del Parlamento e la loro stessa dignità e che, se per il momento si limitano ad alzare la voce contro il loro Governo in Commissione, mi auguro presto non accetteranno più di fare i burattini di qualcuno che li comanda a premere un pulsante (qualche volta anche due).

Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che sistematicamente toglie ai poveri per dare ai ricchi, come con il provvedimento sull'ICI, che Prodi aveva limitato nell'esenzione, per il quale i comuni italiani attendono ancora adeguato ristoro (infatti, non sono certo i 260 milioni presenti nel decreto-legge in esame a darlo) ed intanto stanno tagliando i servizi ai cittadini per far quadrare i conti. E Robin Tremonti se la ride, contento per aver tolto, dice lui, i soldi a petrolieri, banchieri, ed assicuratori, in realtà pagati dai cittadini con i prezzi di benzina, di polizze assicurative e di interessi passivi.

Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che per un ignobile calcolo elettorale ha rifiutato di cedere Alitalia ad AirFrance, per darne la polpa ad alcuni imprenditori, in larga parte pregiudicati ed indagati, addossando la fiscalità ai cittadini, quindi con un costo aggiuntivo di 2 o 3 miliardi

Non possiamo dare fiducia ad un Governo che distingue tra il federalismo delle parole, promettendo la responsabilità di chi amministra, e il federalismo dei fatti, che regala 500 milioni alla Campania, con la scusa dei rifiuti, 150 milioni a Palermo, 140 milioni al decotto comune di Catania, il cui ultimo amministratore, come premio per il disastro compiuto, siede nei banchi del Parlamento, 500 milioni a Roma, non meno indebitata di altre grandi città, e 38 milioni al Belice, per un terremoto di quarant'anni fa.

Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che, con il giusto intento di colpire i fannulloni, in realtà toglie, dal primo giorno, il pane al lavoratore ammalato e l'assistenza familiare ai disabili, ma salva i dirigenti pubblici dal principio di responsabilità, cancellando nei decreti ogni punizione nei loro riguardi, quando sbagliano.

Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che, con la scusa di salvare i risparmiatori, dà soldi alle banche (e ben più di quelli prelevati da Robin Tremonti), senza alcuna condizione, neppure quella di garantire più credito alle piccole e medie imprese o di eliminare i vergognosi bonus di manager capaci solo di pensare ai propri interessi con i soldi degli altri. Mi riferisco, in particolare, alle cifre da capogiro incassate, ad esempio, dal signor Passera, deus ex machina di tante operazioni finanziarie e politiche. Si tratta di cifre che sono schiaffi continui in faccia alle famiglie che faticano a sopravvivere.

Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che, dopo avere sbandierato agli italiani che avrebbe loro abbassato le tasse, alza, a livello intollerabile, la pressione fiscale su coloro che le pagano, ma nel contempo emana provvedimenti oggettivamente di collusione con l'evasione fiscale, quali la riduzione della tracciabilità dei pagamenti e l'eliminazione dell'elenco clienti ai fornitori (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Eppure, in Italia, sfugge al fisco una rilevante quantità di ricchezza che, se acquisita, permetterebbe di dare sostegno ai sette milioni e mezzo di italiani che vivono sulla soglia di povertà.

Non possiamo dare fiducia ad un Governo che assume provvedimenti che, sempre, recano vantaggi all'azienda del Presidente, in un così rilevante conflitto di interessi. Non siamo fessi, Presidente, e non crediamo alle favole, e anche se fingete di pentirvi ci provate ogni volta, come con l'aumento dell'IVA a Sky, che è tra i pochi competitori di Mediaset. La verità è che mai avete sbagliato al contrario, facendo leggi contro Mediaset, e ciò toglie ogni dubbio sulla buona fede delle vostre azioni.

Non possiamo dare fiducia ad un Governo che, appena può, cerca di dettare leggi ad personam, sia che si tratti del Presidente del Consiglio Berlusconi, con l'ignobile provvedimento che va sotto il nome di «lodo Alfano», gli svariati tentativi di salvare Retequattro o il decreto sulle intercettazioni, sia che si tratti di salvare i suoi accoliti, con i provvedimenti salva-manager per salvare personaggi impresentabili come Cragnotti, Tanzi, Ricucci e i loro dirigenti, i quali hanno rapinato tanti piccoli risparmiatori, spesso con l'aiuto di banchieri compiacenti come Geronzi del quale, pure, si cerca oggi il salvataggio, depenalizzando la legge fallimentare.

Non possiamo dare fiducia ad un Governo che rapina persone debolissime, come i danneggiati da sangue infetto, i talassemici, i danneggiati da vaccinazioni e le loro famiglie. Dove sono finiti, Presidente, i 150 milioni di euro a loro destinati per il 2008, in aggiunta ai 180 previsti dall'ultima finanziaria del Governo Prodi e di cui si sono perse le tracce? Togliere soldi destinati a persone sofferenti è come perpetrare un furto due volte.

Non possiamo dare fiducia ad un Governo che taglia indiscriminatamente i fondi a scuola, università e cultura e che elimina migliaia di precari dopo averne richiesto i servizi per tre, cinque e persino dieci anni.

Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che commette continui reati politici di riciclaggio di somme che altri Governi avevano già destinato. State letteralmente imbrogliando, questa è la parola giusta, gli italiani, lasciando credere di fare interventi da 80 miliardi di euro, quando in realtà si tratta di somme già destinate e previste da altri Governi, che ripresentate come nuove: in realtà non avete fatto nulla, a differenza di tutti gli altri Paesi europei, intervenuti con misure strutturali.

Non possiamo dare fiducia ad un Governo che sa solo inventare la Social Card, o meglio la carta di povertà. Ci dica, signor Ministro Robin Tremonti, se si è fatto dire il costo di emissione di ciascuna di queste carte che rischia, per una pubblica amministrazione inefficiente come la nostra, di costare più del misero valore che conterrà e che dovrà essere speso, altra "meravigliosa" idea di stampo liberale, in esercizi convenzionati e a prezzi prefissati.
In molti casi, tali prezzi saranno superiori a quelli praticati dai negozi discount e dai mercatini dove la povera gente va a rifornirsi.

Non possiamo dare fiducia ad un Governo che istituisce un Ministro per la semplificazione legislativa, che afferma di tagliare le leggi e poi chiede a pensionati e a famiglie a basso reddito - al fine di ottenere la card di cui sopra - la compilazione di moduli e la richiesta di documenti per i quali ci vuole uno studio di consulenza. Signor Ministro Tremonti che non c'è, signor Ministro Calderoli che non c'è, fate come ho fatto io nel fine settimana e provate voi a compilare le carte che chiedete alla povera gente.

Non possiamo dare fiducia ad un Governo il cui Presidente del Consiglio pratica da sempre tentativi di corruzione politica. Non ci interessa se essi abbiano o meno valenza di reato penale ma, sul piano politico, restano tentativi di corruzione politica. Forse qualcuno si è già dimenticato che nel 1995, quando la Lega iniziò il disimpegno che portò alla caduta del suo primo Governo, venne messo in atto il più rilevante tentativo di corruzione politica che la nostra Repubblica ricordi nei confronti dei parlamentari di quel partito? Forse qualcuno si è già dimenticato che nella scorsa legislatura lei fece sistematici tentativi di corruzione politica nei confronti di senatori del centrosinistra per far cadere il Governo Prodi? Forse qualcuno si è già dimenticato del tentativo in essere riguardo alla Commissione di vigilanza RAI?

Non possiamo dare la nostra fiducia ad un Governo il cui Presidente del Consiglio chiede, ad ogni pie' sospinto, di annientare Di Pietro e l'Italia dei Valori che, evidentemente, iniziano a spaventarlo, per il crescente consenso che stanno ricevendo dagli elettori italiani. La rassicuriamo, signor Presidente: noi non spariremo, perché siamo un partito di uomini liberi che non devono rendere conto né a padroni né a potentati economici o sindacali né a corporazioni o, meglio, sappiamo e vogliamo rendere conto ai cittadini, che sono l'unico soggetto al quale pensiamo quando dobbiamo decidere come votare. Ed è a loro che pensiamo anche oggi esprimendo un «no» fermo e deciso al suo Governo, con la certezza che gli elettori stanno ben comprendendo di essere stati, ancora una volta, imbrogliati e presi in giro da lei e con la consapevolezza che molto presto, già dalla prossima primavera, potremo dire, in modo documentato, che lei non gode più non solo della nostra fiducia ma neanche di quella della maggioranza degli italiani

Iscritto dal: 24/11/2003
User offline. Last seen 3 anni 8 settimane ago.

RIDICOLA QUESTA SINISTRA DIETRO MURDOCH.

Iscritto dal: 24/11/2003
User offline. Last seen 3 anni 8 settimane ago.

ca.pace wrote:
A te, ti ha(piace l'errore?) già cucinato e mangiato il boss, noi siamo ancora vivi.

Così ti pare.Ma perchè non l'avete fatta voi la legge sul famoso CONFLITTO D'INTERESSE?AHAHAHA PERCHè IN ITALIA C'è NE è UNO SOLO E RIGURDA SILVIO.fATE RIDERE. lO VUOI CAPIRE CHE BERLUSCONI è PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PER LA VOSTRA INSIPIENZA? CI SEI ARRIVATA FINALMENTE?

Iscritto dal: 26/07/2006
User offline. Last seen 2 anni 48 settimane ago.

A te, ti ha(piace l'errore?) già cucinato e mangiato il boss, noi siamo ancora vivi.

Iscritto dal: 24/11/2003
User offline. Last seen 3 anni 8 settimane ago.

Siete proprio dei polli .

Iscritto dal: 24/11/2003
User offline. Last seen 3 anni 8 settimane ago.

E' l'ennesima figura di m. di questa sinistra buona solo a far propaganda.

Iscritto dal: 24/11/2003
User offline. Last seen 3 anni 8 settimane ago.

E' l'ennesima figura di merda della sinistra .

Iscritto dal: 26/07/2006
User offline. Last seen 2 anni 48 settimane ago.

Perché ritengo inaccettabile la mannaia del governo su Sky

di Francesco Pullia

Non amo la televisione, la vedo, tutto sommato, molto poco, riservando invece gran parte del tempo libero ai gatti e alla lettura. Tuttavia da quattro anni sono abbonato a Sky e non me ne pento. E’ vero il costo mensile si avverte, incide, eccome, almeno sul mio già risicato budget. Però trovo decisamente più ingiusto, un vero e proprio inutile balzello, il canone obbligatorio per una Rai che non eccelle né per nell’informazione né nell’intrattenimento. E per di più si comporta come un’emittente commerciale, imponendo allo spettatore una sequela pubblicitaria non indifferente.

Tramite Sky ho la possibilità di avere, ventiquattrore su ventiquattro, notizie immediatamente aggiornate e inoltre di scegliere, ad esempio, canali documentaristici storici o geografici, di cui sono appassionato, oppure un altro interamente dedicato alla musica classica, sacra, contemporanea o, ancora, film di qualità, ecc.

Insomma, il ventaglio dell’offerta è ampio e anche se il vaticanista spesso mi manda in bestia per la sua eccessiva ossequiosità, ritengo il telegiornale soddisfacente, rispondente alle mie esigenze.

Tra l’altro, i programmi di approfondimento sono gli unici in cui di tanto in tanto è possibile ascoltare qualche voce radicale.

Cosa che da mamma Rai, dove da quasi cinquant’anni continuano ininterrottamente ad imperversare personaggi come gli inamovibili Vespa e Baudo, non capita quasi mai.

No, tranquilli, non sono stato pagato da Murdoch. Basta vedere il mio conto in banca per averne la riprova…

Tutto questo per sottolineare, invece, che definire “concorrenza sleale” la decisione del governo Berlusconi di raddoppiare l'Iva dal 10 al 20% sugli abbonamenti alla pay-tv, è troppo, a mio avviso, troppo poco.

Siamo ormai ben al di là del conflitto d’interesse. Lo spudoratezza governativa non conosce remore. L’unico scopo è imbrogliare e imbrigliare l’elettorato, così come è accaduto e continua ad accadere, ad esempio, sui temi della sicurezza, dell’ordine pubblico o, peggio ancora, sulla funzionalità dell’amministrazione pubblica con la linea fortemente demagogica brunettiana (che, in realtà, al di là dell’ipocrita e sbandierata facciata, finisce per proteggere i funzionari politicamente ben coperti e protetti, cioè gli intoccabili che possono davvero permettersi di essere “fannulloni” finendo per colpire chi non ha santi in paradiso e per giunta è scomodo) o con l’offensiva arroganza di un Sacconi che si è permesso di lanciare fango su chi, mal pagato, esercita l’insegnamento.

Tutto deve rispondere ad una logica che non fa una grinza, cioè al tornaconto personale (e finanziario) di un capo dispotico e assoluto, espressione e fotografia della miseria morale (non solo economica) che sta attraversando il paese. Giustamente si domanda Mockridge, amministratore delegato di SkyItalia, come mai, in piena crisi, anziché ridurre l’Iva, come ha fatto il governo inglese, quello italiano, al contrario, l’aumenta.

La risposta c’è: di fatto, in modo schiettamente illiberale e antiliberale, si vogliono punire 4,7 milioni di italiani (e non sono affatto pochi), rei soltanto di avere responsabilmente optato per un’alternativa al sistema Raiset.

Ancora una volta il nostro Michele De Lucia, nel suo “Il Baratto, il Pci e le televisioni: le intese e gli scambi fra il comunista Veltroni e l’affarista Berlusconi negli anni Ottanta” (Kaos edizioni), ha visto lungo. La partita, però, non è chiusa. Possiamo ancora evitare che “il baratto” si trasformi in “bavaglio”.

Iscritto dal: 18/09/2000
User offline. Last seen 13 settimane 1 giorno ago.

Giannelli sul CorSera di ieri

DURO … ESSERE RADICALI … OGGI