BERLINO — Per la coalizione della Merkel colma un colpevole ritardo, per
l'opposizione è l'inizio di una «lotta di classe alla rovescia». La legge
approvata dal governo federale tedesco nell'ultima riunione prima della pausa
estiva stabilisce che dal prossimo autunno gli studenti universitari più
meritevoli avranno diritto a uno stipendio di 300 euro mensili, assegnato sulla
base dei voti e indipendentemente dal reddito dei genitori. Nessuna distinzione
tra studenti benestanti, che godono di un oggettivo vantaggio iniziale, e membri
dei ceti più deboli: per i critici è l'ennesima deriva liberista di una
litigiosa alleanza nella quale la cancelliera concede sempre più spazio alle
pretese dell'Fdp di Guido Westerwelle. Il nuovo programma potrà coinvolgere fino
a 160 mila studenti, pari, secondo le stime, a circa l'8 per cento della
popolazione universitaria, e a pieno regime costerà allo Stato 300 milioni di
euro l'anno.
Ideatrice e promotrice, la 55enne ministra per l'Istruzione e la Ricerca Annette
Schavan,membro dell'Unione cristiano-democratica guidata da Angela Merkel. I
costi saranno coperti per metà dal governo federale senza ricadute sui Länder
(diversamente da quanto previsto in origine) e per metà dalle singole
università, che potranno contare su un 35 per cento di finanziamenti privati. Al
termine del percorso di studi non sarà richiesto alcun rimborso, come invece
accade per l'altro programma di sostegno del quale si è discusso venerdì, il
«Bafög», la legge federale (già in vigore) per la promozione dell'istruzione: si
tratta, in sostanza, di un incentivo destinato a tutti gli studenti, senza
distinzione in base a merito o condizioni economiche, che il pacchetto
originario presentato dalla Schavan proponeva di rafforzare. La decisione è
stata rinviata alla seduta di settembre, quando la coalizione giallo-nera non
disporrà più della maggioranza in Consiglio a causa della sconfitta subita lo
scorso maggio alle elezioni in Nord-Reno Westfalia (nei prossimi giorni dovrebbe
essere ufficializzato nel Land un governo di minoranza rosso-verde).
Gli osservatori diffidano della separazione del piano stipendi dalla legge
federale, espressione di quel principio solidaristico che costituisce uno dei
pilastri della Germania unita (i Länder occidentali continuano a finanziare lo
sviluppo dei fratelli orientali sopravvissuti alla Ddr). La stessa Cdu è un
partito a forte vocazione sociale. Partito socialdemocratico, verdi e Linke
denunciano il provvedimento come «socialmente squilibrato». La Spd accusa la
coalizione di «clientelismo», «spreco di denaro pubblico e politica
redistributiva dal basso verso l'alto», nelle parole della numero due del gruppo
parlamentare socialdemocratico Dagmar Ziegler. La Süddeutsche Zeitung,
quotidiano di sinistra, accoglie positivamente lo spirito della legge che punta
a «sviluppare una cultura del merito e preparare lo studente al mondo del
lavoro» ma esprime preoccupazione per il cambio di sensibilità che potrebbe
nascondersi dietro il mancato innalzamento del Bafög: «Che il nuovo programma
non segni l'inizio della fine della legge federale per la promozione
dell'istruzione». Più dura la liberale Frankfurter Rundschau: «I giallo-neri
approvano gli aiuti per pochi e rinviano il sostegno per tanti». Di nuova lotta
di classe parla Cem Özdemir, leader dei verdi di origini turche. Le disparità
nell'istruzione sono uno dei principali problemi nella Germania multiculturale
di Özil e Klose. In settimana un rapporto governativo sull'integrazione ha
denunciato che il 13 per cento dei figli di immigrati lascia la scuola senza
raggiungere il diploma, il dato peggiore degli ultimi anni.