Solidarietà ai Carabinieri: Una bandiera italiana con la coccarda a lutto

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l.briganti

Cari Compagni,
in questi momenti drammatici per l'Italia , e in particolare per le famiglie delle vittime
dell'attentato di Nassiriya, per l' Arma dei Carabinieri e
per le associazioni umanitarie che operano in Iraq, credo che si debba mostrare concretamente come cittadini il nostro cordoglio e solidarietà anche con un gesto semplice eppure esemplificativo del sentimento di umano dolore
che queste vicende determinato,come esporre la nostra
bandiera con una coccarda o un nastro a lutto.
La bandiera italiana , spesso purtroppo identificata come
segno di retorica patriottica, appartiene ad ogni cittadino e di essa e della sua storia di lotte per
l' indipendenza da ogni giogo straniero e per la libertà
dobbiamo essere sempre consapevoli ed all' altezza.
Per questo credo che fino a martedì , giorno dei funerali,
sia un gesto dovuto esporre la bandiera listata a lutto.
Onore ai caduti auspicando che si trovino presto soluzioni di pace effettive per l' Iraq.
Ciao
Lia Briganti

r.scaruffi (non verificato)

*

r.scaruffi (non verificato)

Assim como vires o tempo de Santa Luzia ao Natal,
assim estará o ano mês a mês até final.

f.argonauta (non verificato)

Cara Lia è stato ed è un piacere,
oggi passando davanti alla caserma Cernaia di Torino, scuola allievi Carabinieri, mi sono fermato davanti all'ingresso coperto di fiori e di biglietti.
Mi sono raccolto e ho 'pregato' a modo mio.
Andandomene realizzo che oltre al solito piantone c'era un celere con tre Carabinieri in tenuta antisommossa (sarebbe passato un corteo pacifista di li a poco) e d'istinto sono andato verso di loro per chiedergli a cuore in mano e costernato per la perdita dei fratelli morti, se sapevano perchè la base distrutta non avesse un posto di blocco adeguato. L'imbarazzo si è stampato sui loro visi, secondi di silenzio, poche parole per dire che non sapevano e non comprendevano...

l.briganti (non verificato)

Cari Compagni ,
grazie per aver contribuito a questo thread con le testimonianze comprensibilmente contrastanti raccolte tra gli Iracheni, e i commenti di Biagi e Giovanna Giacomuzzi.
Grazie anche a Fabrizio per il link sulle responsabilità
della strage di Nassiriya.
Vi invio una poesia composta in memoria dei carabinieri e delle altre vittime di Nassiriya.

In memoria dei carabinieri italiani
e di tutte le vittime di Nassiriya

Splendeva il giorno
e nella terra d' oro,
trascorreva l' ora,
come ogni altro giorno
fiduciosa
di maggior speranza.

Improvvisa e disperata
la fine
giunse,
nella cieca corsa,
insensata e crudele
di giovani vite,
che distruggendosi,
altre vite
martoriavano.

Notte divenne il giorno,
poi che la nebbia
dei fumi
e della sabbia
avvolse
il luogo
e l' ora;
le valorose vite,
giurate alla forza
e all' onore
e chi era amico
e a loro vicino,
perivano,
perduti,
per sempre!

Quale follia è la guerra
e tanto più crudele,
poichè inutile.

I giovani generosi,
grati di un sorriso,
prodighi di aiuti
piccoli e grandi,
vicini al cuore
ai loro cari
e a chi
da tanta distruzione
a poco a poco,
si sta risollevando,
non ci saranno più
a tendere una mano
a chi ha bisogno
d' aiuto.

Che le vostre vite
non siano perdute
invano,
il ricordo si serbi
nei nostri cuori
dei luminosi giorni
della generosità
e del coraggio,
della forza
e dell' ardimento
che vi portarono
a giurare fedeltà
al popolo italiano,
amici del mondo.r

f.argonauta (non verificato)

Come per le vittime sul lavoro ( le morti bianche) anche per i carabinieri , probabilmente c'è stata una sottovalutazione del rischio delle condizioni in cui
operavano. Ciò dovrebbe essere accertato dallo stato maggiore in collaborazione con l' intelligence interna =
zionale ed essere oggetto di una commissione di inchiesta parlamentare.

Meglio che niente, grazie Lia.
Onore ai caduti e alle loro famiglie.
Disonore e radiazione per il o i responsabili!

Link per pretendere giustiza e responsabilità dei responsabili.

l.briganti (non verificato)

Cari Compagni, per ciò che riguarda la questione sollevata da Fabrizio Argonauta a proposito delle dimissioni del Ministro Martino, non ne vedo la necessità.
La presenza del contingente di pace italiano in Iraq, pur
in contesto di occupazione, è stato deciso dalla maggioranza e approvato anche da parte dell' opposizione
( Margherita DS UDEUR ); questa decisione è stata confermata tre giorni fa in Parlamento dal Presidente del Consiglio Berlusconi e discussa in Parlamento con parere favorevole della maggioranza e di DS UDEUR e Margherita.
La presenza di soldati italiani ha avuto un ruolo di monitoraggio del territorio, di polizia, di aiuto ai civili e di protezione dei volontari delle associazioni
umanitarie.
L' offensiva militare sferrata dall' esercito americano di
oggi , mi pare tanto rischiosa quanto controproducente, poichè attuata in quartieri dove vivono civili.
Fra qualche giorno avremo le stime delle vittime dei raid
aerei di oggi.
Ricordo che nella guerra in Iraq ( 20 Marzo 1 Maggio)
ci sono state 10.700 vittime tra i civili e 479 vittime
tra i militari delle truppe di occupazione fino ad oggi.
Credo che un intervento delle Nazioni Unite in Iraq con
forze di interposizione di pace sia un atto di responsabilità indispensabile della comunità internazionale.
Ciao
Lia

l.briganti (non verificato)

Cari compagni,
gli interventi di Simone De Lorenzis riportano in evidenza con dettaglio la questione posta anche da Fabrizio e cioè le condizioni di sicurezza in cui i carabinieri si sono trovati ad operare a Nassiriya.
Come per le vittime sul lavoro ( le morti bianche) anche per i carabinieri , probabilmente c'è stata una sottovalutazione del rischio delle condizioni in cui
operavano. Ciò dovrebbe essere accertato dallo stato maggiore in collaborazione con l' intelligence interna =
zionale ed essere oggetto di una commissione di inchiesta parlamentare.
Oggi spontaneamente, molte bandiere tricolori sono state esposte alle finestre degli italiani.
Ciao
Lia

s.delorenzis (non verificato)

Affondo di più il coltello
l'isolamento della "fortezza militare" è funzionale pure al minimo rischio per la popolazione civile

Modificato da - Simone De Lorenzis il 18/11/2003 043401

s.delorenzis (non verificato)

Avete visto come era facile avvicinarsi alla palazzina? Oh, nemmeno una sbarra all'"ingresso" (se si può definire come tale una pista "segnata" da spartitraffico di plastica e, a seguire, a 5 metri dall'edificio, 2 camionette dei carabinieri parcheggiate alla bell'e meglio).
Oltre al fatto che l'edificio era a 10 mt dalla strada...
Per tacere dell'inesistenza di alcun muro di cinta, e forse di controllo armato a distanza...

Ergo, leggiamo dal Corriere della Sera, 14 novembre
[è il Colonnello Burgio, dell'Arma dei Carabinieri che parla]
«Per forza di cose occorrerà trovare un compromesso tra la filosofia di pace che impronta la missione e l'incolumità dei nostri uomini - dice Burgio -. E' ovvio che non sarà più come prima, l'attentato cambia le regole del gioco». Dunque viene chiusa la strada lungo l'Eufrate, che si trovava tra le palazzine degli italiani sui due lati del fiume e il ponte di collegamento. Così gli italiani creeranno una larga «zona verde» fino al museo archeologico e al parco dell'università. I resti dell'edificio semidistrutto verranno definitivamente abbattuti. Gli italiani saranno concentrati tutti in una zona unica, che sarà però molto più isolata che in precedenza.
«Pazienza,vorrà dire che gli abitanti di Nassiriya useranno gli altri ponti», dice Burgio. Ha 46 anni, è stato in Libano nel 1982, poi in Bosnia, in Albania, non ha nulla da invidiare al curriculum di Di Pauli. E' abituato alle situazioni di emergenza. Eppure farà di tutto per non abbandonare i principi della missione umanitaria «I carabinieri sino a ora hanno avuto un ruolo fondamentale anche nell'assicurare che gli ospedali e le strutture sanitarie pubbliche non fossero monopolizzati dai gruppi politici e militari locali. Questo non cambierà assolutamente. Se il pubblico e i medici ci chiederanno di difenderli, come è accaduto più volte in passato, noi lo faremo con tutta la nostra determinazione».

Ottimo. Ricordarsi però che i principi di Difesa non sono derogabili ad libitum

Modificato da - Simone De Lorenzis il 18/11/2003 040224

s.delorenzis (non verificato)

Il governo papalino porta i militari in "missioni di pace", concedendo all'ideologia pacifista la pratica della minima difesa militare in Irak, in ossequio al papa e a dispregio delle necessarie (tra l'altro, non particolarmente violente, visto che parliamo di strategia di difesa), regolette militari vecchie 5000 anni più di Cristo, e cioè

-difendere postazioni fisse=fortificare=porre in luogo isolato e controllabile/edificare una serie di diaframmi tra il nemico e il cuore della fortificazione (invito a osservare foto e filmati su internet sulla collocazione dell'edificio...).
-a che cazzo servono i rapporti dei Servizi, e sia pure il "loquace" conte di Carmagnola, se "...ma noi siamo andati a portare la pace!"? Ma bravi i Nostri creduloni, Al Qaeda e i fedayn applaudono...

Basta con l'ipocrisia! L'Irak è tutta zona di guerra, il fatto che la popolazione (al Sud) sia relativamente pacifica non c'entra un cazzo sul come/dove collocare le postazioni militari e su come gestirle, visto che non sono 20 milioni di Irakeni a immolarsi... ne bastano quattro!

P.S. (Nel frattempo, mentre si commemorano i morti, a Nassiriya si saccheggiano i resti dell'edificio sventrato, documenti compresi...)

Modificato da - Simone De Lorenzis il 18/11/2003 040416

l.briganti (non verificato)

Cari compagni,
grazie per aver contribuito a questo thread con i vostri interventi.
Sono grata a Maurizio Pellegrini per aver incoraggiato la mia proposta di esporre la bandiera listata a lutto; caro
Maurizio, anche la mia bandiera è sola, vicina a quella della pace, che ho esposto alla finestra all' inizio del
conflitto in Iraq, e che non toglierò più, finchè ci saranno guerre sul nostro pianeta.
Esporre la bandiera , non è un atto retorico, na esprime il senso di appartenenza ad un popolo e la solidarietà a chi ha giurato fedeltà alla patria.
I giovani caduti a Nassiriya, che hanno dedicato la loro vita a difendere ed aiutare gli altri, con cuore puro e animo generoso, meritano il nostro rispetto e la nostra riconoscenza.
Lia

Iscritto dal: 27/11/2000
User offline. Last seen 3 anni 38 settimane ago.

Colacione,

proprio ieri canale5 ha fatto vedere, di sfuggita, le immagini di una manifestazione di solidarietà della gente comune ai nosti militari ......
ma questo fatto non viene mai messo in evidenza , tu come gli altri pensate sempre al peggio e alle catastrofi, forse vi procurano un piacere sessuale altrimenti non mi spiego come mai siete attirati solo dalle sventure !
i giornalisti lo fanno perché più hanno cattive notizie e più ci guadagnano ma tu ?

c'è stata una intervista di Panella sul concetto di "guerra" di Saddam e del partito Baath !
è andata in onda alle 13 e 30 , riascoltatela

mau.pellegrini (non verificato)

Perchè Argonauta , le dimissioni di Martino ?
o per forza di qualcuno ?

Una operazione militare comporta dei rischi e comunque , e la storia insegna , ben misero voler trovare per forza un capro espiatorio.

Martino , per avere disposto lo schieramento del contingente ?
Mi pare lo abbia fatto dopo un favorevole voto parlamentare.

Perchè "intelligence" militare e difese passive e neanche il sacrificio delle guardie , non hanno evitato l'attentato ?
Sono state fatte delle scelte , in base a valutazioni operative e di opportunità politica , di mettere il nostro contingente in mezzo alla gente e quindi difendibile fino ad un certo punto.
Queste scelte fatte dagli Stati Maggiori credo derivino da una direttiva politica di massima . Penso che si debba parlare di dimissioni del ministro, solo se si accerti che la direttive da lui impartite disponevano in modo difforme da quanto stabilito dal Parlamento.

Eventualmente se gli Stati Maggiori o il comando in loco non hanno rispettato le direttive ricevute , allora è corretto parlare di sanzioni a carico degli inadempienti militari.

f.argonauta (non verificato)

Se non è Martino a doversi dimettere chi?
Amo; la consapevolezza radicale.

mau.pellegrini (non verificato)

La nostra Giacomazzi nel seguente articolo , tratto da "Il pungolo" di oggi , vorrei rappresentasse il pensiero di molti italiani.

PROUD TO BE ITALIAN
di Giovanna Giacomazzi

A sentire i primi commenti dei comandanti italiani dall'Iraq, mi sono sentita "fiera d'essere italiana", esattamente come mi sono sentita "proud to be an American" quando avevo sentito la premura nelle voci dei generali americani e quando avevo visto la cura con la quale i nostri soldati avevano cercato di rovesciare Saddam Hussein, facendo il meno danno possibile, sia in termini di vite umane, soldati e civili, che di infrastrutture.
Il tono di voce degli ufficiali italiani era indignato dall'idea che i loro militari non fossero consapevoli che la loro missione non era una passeggiata nei boschi. Le loro parole respingevano l'accusa che fossero stati ingannati sulla pericolosità del loro compito. La loro fermezza rifiutava come improponibile l'idea di una ritirata. Parole e postura che mi hanno fatto ricordare le parole di John F. Kennedy quando fu fondato il Peace Corps, "Ask not what your country can do for you, ask what you can do for your country."
Non chiedere che cosa può fare il tuo Paese per te, chiedi cos'è che tu puoi fare per il tuo Paese.
In un mondo dove tutti parlano di diritti e nessuno dei doveri, le parole di questi militari arrivano come una brezza d'aria fresca. I soldati che partecipano al mandato in Iraq si sono fatti la domanda Che possiamo fare noi per le nostre patrie, per le nostre famiglie, per la nostra civiltà, per proteggere il mondo libero da chi con la vigliaccheria terroristica lo vorrebbe distruggere? La loro risposta portare gli aiuti, la sicurezza ed i valori di libertà e democrazia dove mancano. Quando vedono morire i loro compagni di missione, non pensano di abbandonare.
Rispondono, "Rischiare la vita per la sicurezza è questo il nostro lavoro." Un dovere che compiono per il beneficio di tutti, anche per quelli che senza vergogna e senza ritegno vanificano i sacrifici di questi uomini continuando a raccontarci come si stava meglio in Iraq quando si stava peggio.

Iscritto dal: 06/04/2006
User offline. Last seen 5 settimane 5 giorni ago.

IL 70% DEGLI IRACHENI SONO CON I LIBERATORI

SI PROPRIO , LEGGETE...DA CORSERA DEL16 -11

ANGELI ENNIO ERI TU QUELLO CHE AFFERMAVA QUANTO SOPRA...??

La corrente di Muqtada al Sadr minaccia di lanciare la guerra santa
In moschea a Nassiriya «Italiani andatevene»
Alcuni iracheni «I soldati non hanno saputo portarci la pace. La loro presenza mette a rischio anche la nostra gente»
NASSIRIYA - Al momento più sacro della preghiera per il venerdì, sheikh Eause Hafaji davanti alla folla di fedeli genuflessi per la strada lascia un attimo da parte il Corano per parlare degli italiani. «Noi siamo contro l'attentato. I terroristi sono i nostri nemici e i nemici dell'Islam sciita», esclama puntando il dito contro i militanti di Al Qaeda, gli estremisti sunniti. Sembra un gesto di apertura verso il contingente italiano. In realtà subito dopo parte la stoccata «Sarebbe bene che gli italiani se ne andassero dal Paese. Ma se proprio non lo vogliono fare, almeno escano dalla

Un soldato italiano di stanza a Nassiriya (Ansa)
città e vadano nelle basi degli americani. L'abbiamo visto tutti, la loro presenza in centro disturba il traffico e mette a rischio la vita della nostra gente».

Eause Hafaji non rappresenta certo tutti i circa 3 milioni di sciiti della zona. Ieri un altro sheikh, Mohammad Baker Al Nasser, ha persino indetto una piccola manifestazione a Nassiriya per commemorare le vittime italiane accompagnata da un discorso di cordoglio che sembrava senza ombre.
Eppure non va ignorata la mossa di Hafaji, perché lui rappresenta i gruppi estremisti legati alla corrente di Muqtada al Sadr, che da tempo minaccia di creare milizie armate pronte a lanciare la guerra santa contro gli occidentali nella regione. E infatti anche qui i suoi uomini girano armati, protestando di tanto in tanto contro i tentativi dei carabinieri di sequestrare loro pistole e Kalashnikov. «Gli italiani si presentano come una forza di pace? Ma allora perché non

Militari italiani in Iraq (Ansa)
ritirano l'esercito e non mandano invece organizzazioni umanitarie civili? Le accoglieremmo a braccia aperte. Lascino a noi iracheni il compito di provvedere alla nostra sicurezza. Anche perché in verità sino ad ora gli italiani non sono stati in grado di assicurare la pace e la tranquillità della gente. La regione resta infestata da bande di ladri, i gruppi armati agiscono indisturbati. Solo una settimana fa nel villaggio di Dawaya, 60 chilometri da qui, ci sono stati gravi scontri armati tra milizie rivali che hanno lasciato sul campo almeno 2 morti e 3 feriti. E cosa hanno fatto le pattuglie italiane sul posto? Se ne sono andate», aggiunge Hafaji.

Difficile capire quanto le sue posizioni trovino il consenso della popolazione. Però la visita alla centrale di polizia locale apre inquietanti interrogativi. Ieri mattina gli agenti ci hanno accolto con grandi sorrisi. Più di uno è venuto incontro domandando «Come stanno Paolo e Marco? Siamo amicissimi, tante volte abbiamo mangiato assieme. I soldati italiani sono gente fantastica. Gli assassini non possono essere iracheni, perché nessuno di noi toccherebbe un capello ai nostri amici italiani».
Superati i convenevoli, ecco però arrivare le ombre. Nel cortile gruppi di agenti si lamentano per «l'inefficienza e i ritardi», nella consegna delle armi, delle uniformi, delle auto per le pattuglie. «I carabinieri si sono defilati. Evitano gli scontri a fuoco, non si occupano di dare la caccia a banditi. Da questo punto di vista erano molto più efficienti gli americani», dice un agente poco più che ventenne, Adnan Hussein.

Lorenzo Cremonesi

G.C.

mau.pellegrini (non verificato)

Comunque , tra polemiche e critiche ,tra demagogia e occasioni mancate per molti di tacere,
stamattina ho esposto la bandiera al balcone.

E' l'unica , guardando attorno , non ce ne sono altre.
Certo la bandiera si espone solo quando si vince una partita ai mondiali di calcio.

Modificato da - Maurizio Pellegrini il 15/11/2003 144351

f.argonauta (non verificato)

Lia, sei tu che hai aperto il 3d, esprimiti se vuoi posto un' Ave Maria.
Amo, laicamente.

f.argonauta (non verificato)

Grazie, Maurizio.

mau.pellegrini (non verificato)

Va bene non mi sono spiegato, o non hai capito.
Ci sono adesso altri 3 o 4 3D di critica sull'attentato.

Ritenevo giusto , rispettoso per i caduti ecc ,e in tema con questo 3D , le polemiche farle sugli altri.

Comunque se non sei in grado di capire la differenza , non ho la presunzione di riuscire a spiegartela e non importa.

Iscritto dal: 06/04/2006
User offline. Last seen 5 settimane 5 giorni ago.

partito politico??

no

salottino letterario delle gran cazzate

g.c.

f.argonauta (non verificato)

Fino a prova contraria, caro Maurizio, questo 3d è un 3d politico in un forum politico di un partito politico... non una sacrestia.
Amo, laicamente i caduti sul lavoro e le loro famiglie e voi tutti e Martino che deve dimettersi per 'contraddizione in termini' con la sua carica Ministro della 'Difesa'.
Gli incidenti stradali sono pertinenti come te tra i radicali.

Modificato da - fabrizio argonauta il 14/11/2003 191453

mau.pellegrini (non verificato)

Argo forse qui si voleva solo onorare la memoria dei caduti

In maniera riverente e senza andare sopra le righe.

Sarebbe come ad un funerale dire alla moglie di uno morto in incidente stradale " cara signora se suo marito invece che a 200 andava piano non gli succedeva niente"

f.argonauta (non verificato)

Link per non essere ripetitivo DI-MIS-SIO-NI !
Amo, la responsabilità.

Iscritto dal: 06/04/2006
User offline. Last seen 5 settimane 5 giorni ago.

caro fabrizio
cosa c'entrano i campi scout , essi non sono difesi, non sono campi militari ne' vogliono esserlo eppoi gli scouts non hanno nemici....
i carabinieri invece avevano nemici da cui difendersi
ma contro la bassezza la vigliaccheria del sistema dell'attentato o della guerriglia c'e' ben poco da fare

Anche in un settore degli orrori come la guerra esistono regole internazionali convenzioni e consuetudini che vanno rispettate come quelle che fanno salvi i civili, che esigono uniformi affinche' i nemici possano essere individuati.
Come in molti altri settori , anche nella vita civile , chi non rispetta le regole spesso e' privilegiato in quanto vanta diritti e non si sente di essere soggetto ad obblighi.
Se qualcuno dei responsabili di questo attentato verra' arrestato , magari proprio dai carabinieri, sicuramente , magari con grande sforzi da parte di essi , questo non sara' trattato con barbarie come invece meriterebbe per la semplice regola della reciprocita'.
Ebbene mi auspico che queste morti servano per lo meno per una svolta nel modus agendi in loco , che bush e i suoi si rendano conto che i molti marines morti, i carabinieri, e altri tenaci civilizzatori in una landa di incivilta' e oltransismo sono un prezzo umano , nonstante i progressi fatti, troppo alto .
Giusto che siano i politici e non i militari a condurre la guerra, speriamo pero' che questa non sia mai una scala su cui salire per erigere un culto e una posizione politica personale , speriamo che l'ostentato altruismo con cui s'e' intrapresa questa opzione militare rispecchi le vere intenzioni di chi ha in mano le leve del potere e che in qualche modo e' responsabile anche della sorte di chi, nell'ottemperanza di obsoleti patti di alleanza ,lo ha seguito con i propri miseri mezzi guidati da grandi e generosi esseri umani animati dalla volonta' di missione
di pace .

g.c.

f.argonauta (non verificato)

"La non violenza dei forti".
Ghandi (che troppo volte s'è 'rivoltato nella tomba').

f.argonauta (non verificato)

"La guerre! C'est un chose trop grave pour la confier à des militaires".
G. Clemanceau.

mau.pellegrini (non verificato)

Lia senza tutta la retorica che gira in questi giorni hai trovato le parole giuste.

Come Biagi sul Corsera di oggi.

Grande Biagi. Quando non usa la sua penna per criticare il Governo , rivela la sua classe e il grande giornalista.

GRAZIE, MARESCIALLO

di ENZO BIAGI

In questi casi si comincia con la contabilità 14 carabinieri, 3 soldati dell’esercito, 2 civili tutti morti. Poi ci sono i feriti molti anche iracheni, e una grande fossa scavata dal camion carico di esplosivo. Una bomba sotto il cielo dell’Iraq laggiù i nostri erano in missione di pace. Hanno trovato quella dei morti. Poveri ragazzi nati nella provincia italiana, caduti in un posto di cui prima che glieli mandassero, ignoravano anche il nome Nassiriya. Alcuni alla vigilia di tornare a casa torneranno avvolti nella bandiera e per loro una tromba suonerà un silenzio che non avrà più fine.
Non so perché, ma mi viene in mente che quando ero al mio paese le autorità, oltre al podestà, erano il medico e il maresciallo dei carabinieri. Mi affascinava, col mantello foderato di rosso, il pennacchio colorato che metteva nelle grandi ricorrenze. Il mio modello non era il capo G.Man, quell’omone agente dell’Fbi che si vedeva nei film americani, che distruggeva da solo pericolose bande di gangster inseguendoli su lunghe e velocissime automobili nere, ma piuttosto il signor maresciallo che andava di pattuglia in bicicletta e quando arrestava i ladri non aveva neppure bisogno di tirare fuori le manette.
C’è un ragazzo napoletano, si chiamava Salvo D’Acquisto di lui conosco solo una fotografia formato cartolina. Forse è stata scattata al paese, una di quelle immagini fissate per attirare i clienti c’è il soldato col cappello d’alpino in mano, il bambino nudo sulla pelle dell’orso, ci sono i due sposi, lei col velo di tulle bianco, che sorride all’immancabile felicità. Forse, tra quelle facce pulite di tutti i giorni avevano messo anche lui, il brigadiere Salvo D’Acquisto. Ha in testa il berretto con la fiamma d’argento, il volto è serio quando si è in divisa, gli avevano insegnato, bisogna essere composti.
Di Salvo D’Acquisto sappiamo poco, sappiamo solo come andò a finire. È la breve vicenda di un ragazzo di ventitré anni che muore in un mattino di settembre sotto le raffiche dei mitra tedeschi per salvare gli altri. Non è proprio quello che immaginava, nelle notti di pioggia, quando le strade sono deserte, perché tocca al carabiniere assicurare il sonno e la pace degli altri, e non ci sarà a fermarlo né l’inclemenza delle stagioni, né la fatica, perché deve essere al servizio di tutti.
Ho ripensato a lui, oggi, ai suoi commilitoni in Iraq, in missione 19 morti, 20 feriti. Alcuni avevano già preparato lo zaino per il rientro.
Ho visto gli italiani in tutti i posti maledetti del dopoguerra, anche mentre dividevano il rancio coi bambini, far la guardia perché fosse rispettato un cimitero, coi medici militari che accorrevano anche per dare aiuto alle partorienti.
Qualche volta mi hanno chiesto se ero orgoglioso di essere italiano per Dante, per Marconi, o per Fermi. Io ho sempre risposto «Per l’umanità della mia gente».
È guerra. Ma contro chi è venuto qui, non spinto dalla voglia di chi sa quali conquiste, ma per dare un aiuto ai più disgraziati. Vale un motto di John Kennedy, anche per questa storia «Sono un idealista senza illusioni». Nessuno si disturbi per dire «Grazie italiani».

f.argonauta (non verificato)

Cara Lia, salute a te.
Come ho già scritto, queste sono MORTI BIANCHE, tutti VOLONTARI moti sul lavoro per mancarza delle minime misure di sicurezza e protezione. La base fatta esplodere era difesa e protetta come un campo scout.

Oltre al dramma la beffa.

Mai nessuna 'vespata' in prima serata è mai stata fatta per le migliaia di morti bianche ogni anno in italia né tantomeno è stato mai proposto il lutto.
Mi auguro che il tuo suggerimento non venga accolto, troppa, troppa retorica è già stata versata.
Amo.

PS mandateci i parà!