La solita magistratura spandiletame si sta affannando i queste ore nello sputtanamento delle persone per bene a fini elettorali.
Ovviamente tocca a Bertolaso, universalmente riconosciuto come uno dei fiori all'occhiello, per quello che ha fatto sul campo, del governo Berlusconi. Ed ecco che il solito vincitore raccomandato di concorso pubblico, in delirio di onnipotenza togato, pensa bene di spargere un po' di merda anche su di lui... a me viene solo voglia di mandarli a fare in culo tutti questi omuncoli sedicenti magistrati... non so a voi.
TONINO SECRET - IL TRIBUNALE DI MILANO GIOCA A NASCONDINO. COSA NON SI FA PER AIUTARE DI PIETRO: D’ORA IN POI NESSUNO PUÒ CONSULTARE GLI ATTI DELL’AMBROSIANO (DOVE C’E’ L’INFORMATIVA SULLE ATTIVITÀ DA 007 DELL’EX PM, CHE A BERGAMO VOLÒ ALLE SEYCHELLES PER CATTURARE L’IMPRENDIBILE FACCENDIERE PAZIENZA: “L’ARIA È INSALUBRE, I FASCICOLI SONO TROPPI, ALTRI NON SI TROVANO”. E ALL’AVVOCATO DEI PICCOLI AZIONISTI CHE INSISTE PER AVERE UNA COPIA, RISPONDE IL PRESIDENTE: “NON SCOCCI”…
Gian Marco Chiocci per "Il Giornale"
Se a pensar male si fa peccato, le premesse per peccare ci sono tutte. L'oggetto dei cattivi pensieri è ancora una volta Antonio Di Pietro e la corposa informativa, depositata agli atti del processo d'appello sul Banco Ambrosiano, sul misteriosissimo blitz che da pubblico ministero a Bergamo si ritrovò a fare nel 1984 alle Seychelles nel tentativo di catturare il faccendiere Francesco Pazienza, latitante nell'isola dell'oceano Indiano. La storia è nota, gli interrogativi pure.
Cosa ci facesse dall'altra parte del mondo il Di Pietro magistrato nelle vesti del Di Pietro detective, non s'è mai capito. Così come nel mistero è avvolta l'attività di segugio di Tonino in costume da bagno (sconosciuta persino al procuratore capo di Bergamo) che a chiunque, persino in spiaggia, chiedeva notizie del creatore del Supersismi nascosto laggiù.
Quanto poi alle allusioni di Pazienza sui rapporti di Tonino con i Servizi e alla circostanza che il futuro eroe di Mani pulite deve la vita al faccendiere che lo salvò dai sicari dell'intelligence locale, Di Pietro ha sempre svicolato. Ecco perché, forse, sarebbe stato interessante dare una sbirciatina a quel rapporto, cui si fa esplicito riferimento nella sentenza sull'Ambrosiano, vista anche quella frase riportata da uno dei tanti magistrati che si sono occupati del crac: «Si trattò di indagini irrituali di un allora sostituto procuratore della Repubblica».
Incuriosito dal riferimento a Pazienza e dagli ampi servizi che il Giornale ha dedicato al giallo delle Seychelles, l'avvocato Gianfranco Lenzini, storico difensore dei piccoli azionisti dell'Ambrosiano, nell'interesse dei suoi assistiti s'è recato come sempre in archivio a prendere copia dell'atto. Ma per la prima volta, in anni e anni di attività difensiva, s'è trovato davanti un muro di gomma: il documento su Di Pietro alle Seychelles, custodito in archivio, (in teoria), a disposizione delle parti processuali, è stato negato dai magistrati di Milano.
Avvocato Gianfranco Lenzini, ancora a caccia del famoso dossier Di Pietro-Seychelles?
«(ride). È un mese e mezzo, che praticamente ogni giorno, mi reco in tribunale per prendere copia. È diventata una questione di principio. In tutti questi anni non ho mai avuto problemi a tirare via un documento. Andavo, chiedevo, tempo due, tre, massimo quattro giorni, e la copia era pronta. Stavolta invece no. Problemi a non finire, una cosa mai vista, mai vista...».
E come se la spiega?
«Non me la spiego».
Una coincidenza che quel documento imbarazzante, custodito dal tribunale di Milano, riguardi Di Pietro?
«Io non lo so. Prendo solo atto che mai, prima d'ora, mi era stato negato un atto».
Come nasce l'interesse per il dossier Seychelles?
«Premessa: a me del signor Antonio Di Pietro non interessa niente. A me interessa solo recuperare i documenti dall'archivio centrale del tribunale di Milano dove sono conservati tutti i faldoni del processo per il crac dell'Ambrosiano (un centinaio in tutto) perché nell'interesse dei piccoli azionisti devo avviare cause civili contro Pazienza, Gelli, Tassan Din, Ciarrapico e altri. Quelle carte mi servono per ricostruire determinate vicende e avviare le cause per un risarcimento del danno.
Tra le vicende che sto ricostruendo c'è anche questa di Pazienza e Di Pietro che è citata, descritta, nella sentenza del Banco Ambrosiano. Fra l'altro l'interesse nasce anche dal fatto che in un colloquio con Francesco Pazienza, nell'intervallo di un'udienza del processo sull'Ambrosiano, costui mi raccontò che l'aveva chiamato il pm Di Pietro per ringraziarlo per avergli salvato la vita alle Seychelles. La vicenda, lì per lì, non la approfondii. Poi però... ».
Con le motivazioni della sentenza, nel '94, la vicenda di Antonio Di Pietro alle Seychelles e del «rapporto» inviato ai giudici dell'Ambrosiano diventa ufficiale.
«Appunto. E torna d'attualità nel febbraio scorso. E siccome nella sentenza questo passaggio delle Seychelles è indicato chiaramente con il numero del faldone e con le pagine precise non ho fatto altro che andare come al solito in archivio e dare indicazioni per estrarre copia. Una cosa semplice, direi quasi banale.
Ma per la prima volta è iniziata una trafila burocratica allucinante, assolutamente inspiegabile. La prima istanza è di oltre un mese fa, quasi ogni giorno ho perso ore e ore in tribunale, sbattuto da una stanza all'altra. Ogni volta ce n'era una, mi rimandavano da un cancelliere a un segretario, da un giudice al responsabile dell'archivio fino a quando non sono andato a protestare direttamente dal presidente del tribunale».
Il primo intoppo dove l'ha trovato?
«Guardi. Il direttore dell'archivio a sorpresa mi dice che no... , guardi avvocato, bisogna fare un'istanza al presidente. Poi si scopre che costui ha delegato a trattare la pratica al dottor Tranfa, presidente di una sezione del tribunale del Riesame. Va be'. Vado al Riesame e i cancellieri giustamente mi dicono... "guardi avvocato, non è qui che deve rivolgersi". Così vado via, cerco in altri uffici finché mi dicono che devo parlare nuovamente con Tranfa. Riesco a parlarci a fatica e, un po' seccato, mi dice: "Guardi che l'archivio è in condizioni insalubri", i faldoni sono tutti in disordine e dunque non si può rintracciare ciò che l'avvocato chiede. Poi si accommiata così: "Le darò una risposta"».
E la risposta è arrivata subito?
«Macché. Passai diverse volte ma dall'ufficio del giudice Tranfa ma la risposta non arrivava. Così non mi è rimasto altro da fare che bussare alla porta del presidente del Tribunale, Livia Pomodoro. Alla segretaria ho fatto presente quel che stava accadendo, che non riuscivo a capire quest'insolito accavallarsi di problemi, che dovevo parlare direttamente con il presidente Pomodoro perché lei, e non altri giudici delegati, mi dovevano dare spiegazioni. Niente. Nessuna risposta. Ho dovuto fare ben due solleciti per avere finalmente una risposta che mi ha lasciato di sasso».
Cioè?
«Al sottoscritto che ha partecipato più di qualsiasi altro avvocato ai tanti processi collegati al crac Ambrosiano, il presidente del Tribunale ha spiegato che io non sono legittimato a chiedere copia di un atto che dorme in archivio e che dovrebbe essere pubblico! È ridicolo questo trincerarsi dietro scuse formali davvero incomprensibili, come quella che l'archivio non è accessibile "perché i fascicoli processuali assumono denominazione e ripartizioni sempre nuove e diverse".
L'archivio è un archivio, ho diritto ad accedervi a nome dei tantissimi piccoli azionisti che soffrono per tutto quel che è successo. Perché fino a ieri mi si dava la possibilità di fare copia di qualsivoglia atto inserito nel processo e oggi, improvvisamente, viene sostanzialmente posto un divieto?».
Che spiegazioni si è dato?
«Ma che ne so io. C'è la legge sulla trasparenza dei dati amministrativi che parla chiarissimo. Ma vi sembra normale che per avere questo benedetto documento adesso mi debba rivolgere al Tar? Ma dove siamo? Al presidente ho anche detto che se proprio c'erano problemi con gli impiegati e con la ricerca nei tantissimi faldoni sarei andato a fare ricerche personalmente insieme a un mio collaboratore.
Niente, nemmeno questo: "All'archivio non possono accedere estranei", mi è stato risposto. Va benissimo. Ma se non si possono consultare i faldoni dell'Ambrosiano allora tanto vale bruciarli. O no?».
sabatino di martino
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PRONTO, ’NDRANGHETA? UN SENATORE, PLEASE! - NEL 2008 FECE ELEGGERE DI GIROLAMO, CON I VOTI TAROCCATI IN GERMANIA, PROCURATI DALLA COSCA ARENA DI ISOLA DI CAPO RIZZUTO. SI MOBILITÒ PURE NELLA PIANA DI GIOIA TAURO, CON LA COSCA PIROMALLI, PER RACCATTARE VOTI NELLA CIRCOSCRIZIONE AMERICA LATINA - UNA TELEFONATA DEL 2008 DI ALDO MICCICHÈ A DELL’UTRI SVELA IL PIANO: FARE INCETTA DI SCHEDE BIANCHE E BARRARLE. STAVOLTA ABBIAMO FOTTUTO I COMUNISTELLI...
1- LA 'NDRANGHETA E L'ALTRO SENATORE IN SUDAMERICA...
Guido Ruotolo per "la Stampa"
Strana, la coincidenza. Che getta un'ombra inquietante sul voto di Camera e Senato dell'aprile del 2008, nelle circoscrizioni estere. La 'ndrangheta scese pesantemente in campo. Non solo per far eleggere al Senato Nicola Di Girolamo, con i voti taroccati in Germania, procurati dalla cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto. Si mobilitò pure nella Piana di Gioia Tauro, con la cosca Piromalli, per raccattare voti nella Circoscrizione America Latina.
La storia è vecchia, la raccontò in diretta proprio "La Stampa", a poche ore dall'apertura delle urne in quell'aprile del 2008. L'allora procuratore della Repubblica di Reggio Calabria andò a Roma, dal ministro dell'Interno Giuliano Amato, per denunciare che erano in corso dei brogli elettorali in Venezuela, nella circoscrizione America Latina. Il ministro Amato dettò poi alle agenzie di stampa: «Ritengo che le misure adottate dalla Farnesina abbiano prevenuto il danno».
In sostanza, indagando sugli affari della famiglia Piromalli di Gioia Tauro, gli inquirenti si imbatterono in alcune conversazioni telefoniche tra due personaggi: Aldo Miccichè e Marcello Dell'Utri. Aldo Miccichè, calabrese, democristiano nella Prima Repubblica, complessivamente ha sommato 25 anni di «cumulo pena» per diversi reati. Un faccendiere trapiantato in Venezuela. Il senatore Marcello Dell'Utri nell'aprile del 2008 ridimensionò la portata dei rapporti con Miccichè.
«Provvederò che presso ogni consolato ci sia la nostra presenza segreta per i cosiddetti voti di ritorno». E' il passaggio chiave di una intercettazione telefonica dell'8 marzo del 2008 (ore 2,19) tra Miccichè e Dell'Utri. Il piano è semplice: fare l'incetta di schede bianche e votarle. «Ho valutato le spese per tutti i dieci Paesi... complessivamente mi servono 60.000 euro...». E Marcello Dell'Utri rispose: «Benissimo...».
Un passaggio dell'atto di accusa contro la famiglia Piromalli: Gioacchino Arcidiaco - amico di Antonio Piromalli, figlio di Giuseppe, detenuto, sottoposto allo speciale regime detentivo di cui all'art. 41 bis, capo di una delle più potenti 'ndrine insediate nella Piana di Gioia Tauro - doveva incontrare l'onorevole Dell'Utri per prospettargli talune situazioni che riguardavano la famiglia Piromalli e sollecitare un suo intervento.
Il 2 dicembre 2007 viene intercettata una chiamata telefonica nel corso della quale Arcidiaco, in vista di questo importante incontro, chiede lumi ad Aldo Miccichè, ex uomo politico da tempo residente in Venezuela. «Voglio capire in che termini mi devo proporre», domanda Arcidiaco. Miccichè non ha al riguardo alcun dubbio: «La Piana ... la Piana è cosa nostra facci capisciri... il Porto di Gioia Tauro lo abbiamo fatto noi, insomma! Hai capito o no? Fagli capire che in Aspromonte e tutto quello che succede là sopra è successo tramite noi, mi hai capito?...».
E, per spiegarsi meglio, aggiunge: «Ricordati che la politica si deve saper fare... ora fagli capire che in Calabria o si muove sulla Tirrenica o si muove sulla Ionica o si muove al centro, ha bisogno di noi... hai capito il discorso? E quando dico noi intendo dire Gioacchino ed Antonio, mi sono spiegato?».
Parole che testimoniano non solo di quanto sia esteso, profondo e ramificato il potere mafioso esercitato dalla famiglia Piromalli - ai cui componenti Antonio e Gioacchino fa esplicito riferimento Miccichè nel corso della citata conversazione - ma anche e soprattutto quali capacità di proporsi verso l'«esterno, addirittura al livello istituzionale nazionale, tale famiglia possa vantare».
2- IL FACCENDIERE: STAVOLTA ABBIAMO FOTTUTO I COMUNISTELLI
Il senatore forzista Marcello Dell'Utri, alla vigilia delle elezioni del 2008, quando uscì la notizia dei suoi rapporti con il faccendiere calabro-venezuelano Aldo Micciché, si difese: «Ero da qualche mese in contatto con lui per ragioni di energia. Lui in Venezuela si occupa di forniture di petrolio. Io ero in contatto con una società russa che ha sede anche in Italia, per cui conoscendo questi russi ho fatto da tramite. Sul discorso delle elezioni, lo misi in contatto con la Contini. Non vedo dove sia la materia del contendere». Marcello Dell'Utri (M) chiama Aldo Micciché (A). E' l'8 marzo del 2008 alle ore 2,19. Ecco la sbobinatura della telefonata.
M: «Buonasera, sono Marcello Dell'Utri... il signor Aldo».
A: «Tesoro, bello d'Aldo tuo... allora guarda che lì l'operazione mi pare chiusa. Eh... praticamente ehm... la raffineria, tramite il... Group Cedranal (fonetico) dà l'ok alle cose stesse... quindi l'operazione viene serrata».
M: «Benissimo, benissimo».
A: (i due adesso parlano di elezioni, ndr) «Io ho fatto le varie spese eccetera e ho visto che con 60 mila dividendo... dividendo....sono dieci Stati eh!».
M: «Si, si, quindi sono... ecco!».
A: «Mi pare, sessanta e trenta novanta... minchia, nemmeno con centomila euro...».
M: «Eh! E' vero...».
A: «Già ce la cacciamo, insomma! Eh, meglio di così non posso fare eh!».
M: «No, no, no... hai fatto una cosa bellissima, complimenti davvero. Si, si».
A: «Allora... assolutamente riservato, attenzione, c'è tutta la cronistoria perfetta che, che... ci sono i voti, ci sono tutte le speran... le rappresentanze, le cose... attenzione che noi l'operazione grossa che facciamo. Scusami se ti rubo un secondo».
M: «Figurati, figurati».
A: «Sono i cosiddetti voti di ritorno, hai capito? Provvederò che presso ogni consolato ci sia la nostra presenza segreta per i cosiddetti voti di ritorno, che nel 2006 hanno rappresentato più del trenta per cento! E sono stati votati segretamente dai nostri affettuosi avversari. Sai che sono i voti di ritorno, no?».
M: «Si, si».
A: «Se non... se non m'intendi dimmelo... sia ben chiarito che i diplomatici o detti tali non sono nostri amici, di ciò ho le prove provate, molti di loro hanno i baffetti... quando ti dico i baffetti lo capisci...».
M: «Sì...(ride)».
A: «....e consumano, e consumano molta mortadella non solo tosco-emiliana. Va bene?»
M: «Benissimo, sì, sì».
A:«Ora i dolenti....ora qual è il problema, se noi blocchiamo... blocchiamo il ritorno dei certificati e li controlliamo. O ce li votiamo noi, parliamoci chiaro! Mi segui?»
M: «Esatto, esatto».
A: «Perché ognuno di questi gentiluomini o c'ha la moglie, o c'ha il cugino, o c'ha il compare nel consolato, e allora io gli metto due dei miei! O sbaglio?».
M: «Chiarissimo, bello... si, si».
A: «Poi gli... quelli che distribuiscono i certificati, attenzione! Improvvisamente mi vedo arrivare a casa mia quaranta o cinquanta certificati, mi stai seguendo?».
M: «Si, come no!».
A: «I comunistelli locali sono bravissimi in questo! Ma stavolta io li ho fottuti!».
M: «Bravo! ...(ride)».
A: «Non ho perso nessuna elezione e non voglio mancarne una a settantadue anni, che andrò a compiere il dodici aprile. Le mie possibilità complete nei... paesi, riguardano le seguenti famiglie: siciliani, calabresi, campani, veneti, laziali ed in parte liguri... tu sai la forza della verità nostra! In via molto riservata, sarò assistito benevolmente dai miei cardinali e conseguenzialmente dalla mia chiesa cattolica... L'ultima cosa... le..le..i nostri cari ormai... ormai... amici massoni eccetera, abbiamo superato tutte le varie empasse, ricordati che l'uomo del giorno lì è il nostro presidente dei probiviri, chiaro?».
M: «Sì».
A: «Ti voglio bene».
M: «Grazie Aldo! Un bacione, ciao, ciao!».
sabatino di martino
Se vuoi crederci, quello è che sicuro per quindici anni il PD ha fatto man bassa in ogni seggio elettorale italiano, solo dal 2008 FI si è organizzata con un decoroso sistema di controllo sui seggi e infatti le bianche crescono quanto i voti PDL mentre le nulle crollano. Strani misteri.
Altra questione, che vuoi dal PDL ? Quelle elezioni erano organizzate dal mitico ed efficiente PD quindi per forza è stato tutto ben fatto, o no ?
E chi vuole niente dal Pdl.
Questa è la politica italiana, bellezza!
Non crederai che io sia avido di lasciare il potere a Franceschini e co.?
sabatino di martino
Marco Castoro per "Italia Oggi"
1- MILLS ASSOLTO E AL TG1 SI CERCA IL COLPEVOLE...
Annunciare che Mills è stato assolto ha creato l'ennesima bufera intorno al Tg1 di Augusto Minzolini. Ma che cosa è accaduto nell'edizione di venerdì alle 13.30? Il vicecaporedattore del politico, Mario Prignano, ex "Libero", voluto al Tg1 proprio dal direttore Minzolini, ha consegnato il titolo del servizio curato da Ida Peritore (giudicato impeccabile anche dagli accusatori).
Ma non appena è uscito il lancio, tutti gli occhi dei colleghi sono finiti addosso a Prignano. Lui si sarebbe difeso dicendo più o meno così: «Non è quello il mio titolo. Io avevo scritto: assolto per prescrizione» (altra soluzione non impeccabile, è stato notato in redazione, in quanto è il reato che è andato in prescrizione, non Mills, e poi in questa sentenza non c'è assoluzione).
Quindi se non è stato Prignano chi ha assolto Mills? Restano due ipotesi: o il vice direttore Ferragni o il direttore Minzolini. Chiunque dei due sia stato, come sempre accade in questi casi, ha strappato un sorriso agli altri vicedirettori messi all'angolo: l'esperto Fico e il poco utilizzato Sangiuliano, soprattutto per l'edizione delle 20. Inoltre, anche Giorgino ora potrà dire: «Visto che casini quando manco io?».
Il conduttore-capo del politico, che difende a spada tratta Minzolini (anche in assemblea), ma che non perdona al direttore l'arrivo di Prignano. «Guadagna più di me» l'hanno sentito urlare spesso parlando del vicecaporedattore. Addirittura pochi giorni fa Giorgino l'ha cacciato dalla stanza: «Fuori! Vai a piangere da Minzolini e vediamo chi è il più forte tra noi», avrebbe urlato in redazione davanti ai colleghi.
sabatino di martino
....a proposito di riforme della giustizia...non sarebbe cosa di poca utilità stabilire una vlta per tutte che la Cassazione prima di pronunciarsi sulla prescrivibilità del reato si pronunciasse ESPLICITAMENTE sulla legittimità della precedente condanna. I cittadini avrebbero tutto il diritto di sapere se la giustizia italiana considera MIlls colpevole o innocente.
Gaspare, che scrivi ??
La Corte di Cassaziopne decide sulla "forma" (che "e' sostanza")della sentenza. Non sul merito !!
Se è violata la forma allora non esiste il merito. E' l' ABC del diritto e dello stato di diritto: i "coglioni viola" che si ritroveranno a Piazza del Popolo sono... COGLIONI, appunto !!
Ciao. Vasco.
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
sì lo so, è quanto intendevo dire, mi spiace di non essere stato chiaro. Quando ho scritto che "La Corte di Cassazione dovrebbe pronunciarsi ESPLICITAMENTE sulla legittimità ecc." intendevo dire che dovrebbe pronunciarsi esplicitamente sulla forma della sentenza di 2° grado e non mi sembra che abbia eccepito qualcosa su tale forma dato che il reato non risultava ancora prescritto alla data della sentenza di merito.
err.
La cassazione non crede alle bugie del Nano e dichiara Mills colpevole, ma prescritto. Il nano invece è colpevole ma non prescritto, perchè il lodo di Angiolino ha congelato il suo processo per un anno e mezzo e quindi la sua prescrizione scatterà nella primavera 2011. E siccome la sentenza della cassazione su Mills non toglie le accuse delle condanne, il nanao deve stare attento perchè volendo il tempo di fargli primo, secondo grado e magari cassazione sono "volendo" possibili.
Quella maledetta "feccia" dei suoi "pedoni", Minzolini in testa (e io lo pago per farmi raccontare bugie) HANNO PARLATO DI ASSOLUZIONE. Letame e letamaio, porci e trogoli sono ben inquadrati in questa destra obbediente. Meno male che non tutti sono disposti a prostrarsi a quel ducetto.
"Assolto Mills", diceva ieri per due volte il tg1. E a quei coglioni che non leggono giornali o addirittura leggono quei letamai di Libero e il Giornale è rimasto nella testa QUESTO. Assolto e quindi il premier perseguitato. I magistrati talebani....ecco come vi ha ridotto i neuroni quell'uomo. Cazzi vostri.
il carso e le apuane.....
Ci sei rimasto male ? .... peccato :-))
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
L'obiettivo delle polizie segrete quirinalizie era sputtanarlo, come del resto stanno continuando a fare. I media anglofoni estendono lo sputtanamento a TUTTO il mondo.
Non e' che una prescrizione smentisca il loro operato o cancelli lo sputtanamento realizzato. Tanto piu' che, contestualmente alla prescrizione, lo dichiarano [se accolte le tesi del PG] colpevole.
...queste sono, almeno, le richieste. Si vedra' la sentenza...
Ma lo sputtanamento e' comunque realizzato.
Il coglione medio continua a votare?
MILLS DI QUESTI GIORNI – IL PG DELLA CASSAZIONE CHIEDE CHE IL REATO CONTRO L’AVVOCATO INGLESE SIA DICHIARATO PRESCRITTO – “MA NON VI SONO I PRESUPPOSTI PER IL PROSCIOGLIMENTO NEL MERITO” – E BERLUSCONI GODE PENSANDO AL SUO PROCESSO…
(Ansa) - La procura della Cassazione ha chiesto che sia dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari contestati all' avvocato inglese David Mills.
"Non vi sono i presupposti per il proscioglimento nel merito di David Mills": lo ha detto il sostituto procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, nella sua requisitoria. In pratica, si confermerebbe , secondo il pg, la responsabilità dell' avvocato inglese nel reato di corruzione in atti giudiziari che sarebbe, però, prescritto. Senza proscioglimento Mills dovrà pagare 250 mila euro a Palazzo Chigi.
sabatino di martino
MILLS DI QUESTI GIORNI – IL PG DELLA CASSAZIONE CHIEDE CHE IL REATO CONTRO L’AVVOCATO INGLESE SIA DICHIARATO PRESCRITTO – “MA NON VI SONO I PRESUPPOSTI PER IL PROSCIOGLIMENTO NEL MERITO” – E BERLUSCONI GODE PENSANDO AL SUO PROCESSO…
(Ansa) - La procura della Cassazione ha chiesto che sia dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari contestati all' avvocato inglese David Mills.
"Non vi sono i presupposti per il proscioglimento nel merito di David Mills": lo ha detto il sostituto procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, nella sua requisitoria. In pratica, si confermerebbe , secondo il pg, la responsabilità dell' avvocato inglese nel reato di corruzione in atti giudiziari che sarebbe, però, prescritto. Senza proscioglimento Mills dovrà pagare 250 mila euro a Palazzo Chigi.
sabatino di martino
In sostanza il massimo accusatore riconosce che è stato processato ingiustamente ma che non c'è prova di innocenza, peccato che dovrebbe trovare quelle di colpevolezza. In sostanza ostile ma corretto, come giudice riluttante ma costretto alla legge, inibizione che i compagnucci non possiedono.
Lo stesso argomento fu usato da Caselli per sostenere che lo scagionamento di Andreotti ne sanciva in realtà la colpevolezza.
Manca solo, in dissolvenza, l'immagine di Charlot che si allontana nel vicolo roteando il basone da passeggio.
A me sembra il contrario di quello che dici.
Mills è colpevole ma no farà la condanna perché è intervenuta la legge ex cirielli a stabilire che no la faccia.
Poi se uno si ostina a parlare di leggi non ad personam...
sabatino di martino
Ecco, adesso l'immagine di cui dicevo non manca più.
No, adesso ci sei tu a fare il comico.
Avolte invidio questo tuo serafico e fazioso modo si non indignarti. Quasi fantozziano. Perdio questa "assoluzione" potrebbe essere un trappolone per il Premier, c'hai pensato? Il fatto che il reato ci sia stato potrebbe ricadere sull'asfalto del Tuo Capo, se Mills corrotto fu un corruttore esserci dovrà....Ha un anno di tempo per cercare espedienti, fughe, impegni.....Come i bambini che non vogliono studiare.
Beh, vedi, il sottoscritto avrebbe gioito se Mills avesse assaporato San Vittore, ma anche a Padova a lavorare per Morellato non sarebbe stato male.
il carso e le apuane.....
La notte del 28 febbraio è plenilunio.
Ricordati di non uscire sul Carso per nessun motivo e di incatenarti bene al lettone. Il mattino successivo potrai sempre dire ai vicini che gli ululati erano della tua cagnetta.
Pardini, prenda in considerazione e legga attentamente
questo pezzo, glielo potrà sbattere in faccia a tutti coloro che difendono i corruttori, e non riescono a vedere
nella corruzione dilagante una nuova tangentopoli .
Riporto:
"La prova delle menzogne
David Mills e' prescritto e colpevole. C'e' un corrotto, e quindi anche un corruttore. Questa situazione non aggiunge nulla, o quasi nulla, alla dignita' mai avuta ne dimostrata da un uomo che occupa la Presidenza del Consiglio e che, nella sua carriera politica ed imprenditoriale, ha compiuto questa e ben altre vergognose gesta.
Riporto l'editoriale di Repubblica di oggi di Giuseppe D'Avanzo, che riassume in maniera esaustiva la vicenda ed il significato della condanna all'avvocato inglese David Mills.
Testo dell'editoriale
David Mills è stato corrotto. È quel che conta anche se la manipolazione delle norme sulla prescrizione, che Berlusconi si è affatturato a partita in corso, lo salva dalla condanna e lo obbliga soltanto a risarcire il danno per il pregiudizio arrecato all'immagine dello Stato. Questa è la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione. Per comprenderla bisogna sapere che la corruzione è un reato "a concorso necessario": se Mills è corrotto, il presidente del Consiglio è il corruttore.
Per apprezzare la decisione, si deve ricordare che cosa ha detto, nel corso del tempo, Silvio Berlusconi di David Mills e di All Iberian, l'arcipelago di società off-shore creato dall'avvocato inglese. "Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conosco neppure l'esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario" (Ansa, 23 novembre 1999). "Non conosco David Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l'Italia" (Ansa, 20 giugno 2008). Bisogna cominciare dalle parole - e dagli impegni pubblici - del capo del governo per intendere il significato della sentenza della Cassazione.
Perché l'interesse pubblico della decisione non è soltanto nella forma giuridica che qualifica gli atti, ma nei fatti che convalida; nella responsabilità che svela; nell'obbligo che oggi incombe sul presidente del Consiglio, se fosse un uomo che tiene fede alle sue promesse.
Dunque, Berlusconi ha conosciuto Mills e, come il processo ha dimostrato e la Cassazione ha confermato (il fatto sussiste e il reato c'è stato), All Iberian è stata sempre nella sua disponibilità. Sono i due punti fermi e fattuali della sentenza (altro è l'aspetto formale, come si è detto). Da oggi, quindi, il capitolo più importante della storia del presidente del consiglio lo si può raccontare così. Con il coinvolgimento "diretto e personale" del Cavaliere, David Mills dà vita alle "64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest". Le gestisce per conto e nell'interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle "fiamme gialle" corrotte), Mills mente in aula per tener lontano il Cavaliere da quella galassia di cui l'avvocato inglese si attribuisce la paternità ricevendone in cambio "somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali" che lo ricompensano della testimonianza truccata.
Questa conclusione rivela fatti decisivi: chi è Berlusconi; quali sono i suoi metodi; che cosa è stato nascosto dalla testimonianza alterata dell'avvocato inglese. Si comprende definitivamente come è nato, e con quali pratiche, l'impero del Biscione; con quali menzogne Berlusconi ha avvelenato il Paese.
Torniamo agli eventi che oggi la Cassazione autentica. Le società offshore che per brevità chiamiamo All Iberian sono state uno strumento voluto e adoperato dal Cavaliere, il canale oscuro del suo successo e della sua avventura imprenditoriale. Anche qui bisogna rianimare qualche ricordo. Lungo i sentieri del "group B very discreet della Fininvest" transitano quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che ricompensano Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi mentre, in parlamento, è in discussione la legge Mammì. In quelle società è occultata la proprietà abusiva di Tele+ (viola le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le "fiamme gialle"); il controllo illegale dell'86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l'acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche. Da quelle società si muovono le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma (assicurano al Cavaliere il controllo della Mondadori); gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favoriscono le scalate a Standa e Rinascente. Dunque, l'atto conclusivo del processo Mills documenta che, al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c'è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.
La sentenza conferma non solo che Berlusconi è stato il corruttore di Mills, ma che la sua imprenditorialità, l'efficienza, la mitologia dell'homo faber, l'intero corpo mistico dell'ideologia berlusconiana ha il suo fondamento nel malaffare, nell'illegalità, nel pozzo nero della corruzione della Prima Repubblica, di cui egli è il figlio più longevo.
E' la connessione con il peggiore passato della nostra storia recente che, durante gli interminabili dibattimenti del processo Mills, il capo del governo deve recidere. La radice del suo magnificato talento non può allungarsi in quel fondo fangoso perché, nell'ideologia del premier, è il suo trionfo personale che gli assegna il diritto di governare il Paese. Le sue ricchezze sono la garanzia del patto con gli elettori e dell'infallibilità della sua politica; il canone ineliminabile della "società dell'incanto" che lo beatifica. Per scavare un solco tra sé e il suo passato e farsi alfiere credibile e antipolitico del nuovo, deve allontanare da sé l'ombra di quell'avvocato inglese, il peso di All Iberian. È la scommessa che Berlusconi decide di giocare in pubblico. Così intreccia in un unico nodo il suo futuro di leader politico, responsabile di fronte agli elettori, e il suo passato di imprenditore di successo. Se quel passato risulta opaco perché legato a All Iberian, di cui non conosce l'esistenza, o di David Mills, che non ha mai incontrato, egli è disposto a lasciare la politica e addirittura il Paese. Oggi dovrebbe farlo davvero perché la decisione della Cassazione conferma che ha corrotto Mills (lo conosceva) per nascondere il dominio diretto su quella macchina d'illegalità e abusi che è stata All Iberian (la governava). Il capo del governo non lo farà, naturalmente, aggrappandosi come un naufrago al legno della prescrizione che egli stesso si è approvato. Non lascerà l'Italia, ma l'affliggerà con nuove leggi ad personam (processo breve, legittimo impedimento), utili forse a metterlo al sicuro da una sentenza, ma non dal giudizio degli italiani che da oggi potranno giudicarlo corruttore, bugiardo, spergiuro anche quando fa voto della "testa dei suoi figli".
Postato da Antonio Di Pietro in Processo Berlusconi-Mills |
f.g.
Eccone un altro che ha delegato ad un quotidiano la seccatura di "pensare per lui" e non riesce a trattenersi dal farlo sapere in giro.
Come dire: se non ce la cavo di mio chiamo uno più in gamba di me. Magari non capisco cosa dice ma a "loro" glielo spatto in faccia, altroché.
Quelle che ha riportato sono soltanto tesi d'accusa non provate nè concluse con una certezza giudiziaria. Che ad impedirlo sia stato il tempo non cambia l'esito giuridico.
Ci sono anche tesi della difesa che, ovviamente, non godono di cittadinanza in certe "repubbliche". Ma ci sono.
Personalmente considero anche la probabilità che certi passaggi di denaro abbiano spiegazioni non valutate nell'accusa nè accampate dalla difesa, ognuno per motivi suoi.
Per dirne una, l'estorsione.
BIONDANI: ".....Eccone un'altro che....."
Usate metodi di una supponenza "squadrista" simili,....Sia tu che il Bacci.....
Volevi dire :"Eccone un'altro, uno di quella banda, un'altro che non capisce un cazzo, un'altro di quelli là......" Nonostante gli studi e la lettura, nonostante il conoscere tante persone, nonostante i posti preminenti che occupate non vi è dato il dono del pensiero, della fantasia, dell'utopia. Siete e rimarrete per sempre gente di destra. Tacchini semifreddi CHE AMANO CONSERVARE QUELLO CHE CREDONO AVER RAGGIUNTO. Potete parlare dell'immondizia lasciata vicino ad un cassonetto e gridare "maladucatamente" contro chi non l'ha gettata dentro....Magari , chissà, forse era così vecchio e debole che non riusciva ad usare piede e braccia contemporaneamente. Ma nostante la vostra fermezza e intolleranza, nonostante la vostra ipocrisia populistica, nonostante il vostro conservatorismo , nonostante il fatto che siete nati vecchi dentro, ciò non vi impedisce di essere truffatori, corruttori, malavitosi, nemici dell'arte, del bello.....
il carso e le apuane.....
Si, si, nonostante tutte quelle cose lì.......ma "nemico dell'arte" prima non me lo aveva mai detto nessuno.
Eccellente.
E non illuderti di essere tu "il bello".....nè che io ti sia nemico.
Per dirne una, l'estorsione.
Che è "la prassi" in questo paesello dei campanelli,ma i moralizatori non ne possono tenere conto,gli costerebbe l'ammettere che loro non hanno titolo.
Sappi Biondani che il tuo tentativo di portare a ragionamento il papello riportato da Galatti,scritto da D'Avanzo per il vangelo Repubblica e postato,udite udite da nientemeno che Antonio Di Pietro.ti annovererà dal moralizzatore Galatti, tra i reggimoccolo.Benvenuto.
Se il tentativo di ragionare con la propria testa ha questo contraccolpo, mi sta bene. Il vantaggio è che trovi qualcuno a darti il benvenuto. Grazie.
Passi per Biondani, ma pure tu, ora, ti ci metti?
Mills è colpevole.
Le prove portate in tribunale sono bastate a condannarlo. Questo ti è chiaro?
E' accaduto che una legge fatta approvare dalla ex maggioranza e chiamata ex Cirielli ( perché è stata talmente rimaneggiata dagli avvocati di Berlusconi che il Cirielli ne ha disconosciuto la paternità) ha permesso che oggi debba essere prescritta la condanna, ma non il reato e quindi tutto il processo e le sue conclusioni sono valide. Mills non va in galera, ma è colpevole.
Che il ragionamento sia logico e che ci arrivi pure Di Pietro è altro argomento.
Che possa avere ragione anche D'avanzo è fenomeno rarissimo, ma a volte accade.
Non mi è chiaro il fatto per cui dei garantisti non accettano le condanne passate in giudicato e non attaccandole con controprove ma con accuse agli accusatori. Mi sa tanto di medio evo e\o di coda di paglia.
sabatino di martino
Passi per Biondani, ma pure tu, ora, ti ci metti?
Veramente.....non per vantarmi,ma io "c'ero" da prima di Biondani,ma nel tuo ragionamento,se me lo permetti,c'è un errore di fondo ed è che stai parlando della "giustizia" italiana.
Che questa giustizia,tra leggi discutibili e altrettanti margini interpretativi lasciati agli attori chiamati ad applicarla,sia ridotta a un livello che ha perso persino credibilità,figurati l'autorevolezza è il punto su cui ci si dovrebbe concentrare.Una sentenza che mantenga il concetto di colpevolezza,ma che non applichi le sanzioni se non quelle economiche (perché ai soldi non si rinuncia) mi sembra esplicativa del livello raggiunto.Ed è per questo che non mi appassiona discutere, partendo da un giudizio dato da magistrati di questa magistratura,come invece i D'Avanzo ,pare abbiano tanto interesse.Non parliamo dei Di Pietro sul quale metodo ci ha costruito una carriera politica,carriera che per dirla alla D'Alema ,in un paese normale non avrebbe forse potuto fare per incompatibilità con l'argomento.
E proprio per questo un "garantista" delle sentenze di questa magistratura ne tiene conto il giusto.
Lo riconosco.
veramente stai parlando di un procedimento senza senso che non avrebbe mai potuto esistere. Il processo non è mai esistito perchè relativo a reati prescritti il che significa a fatti non giudicabili. L'esecuzione del processo illegale è stata anche vergognosa e basato sul solito non potevi non sapere ma nello specifico mi sembri scemo in senso generale. Tutte quelle che chiami leggi ad personam sono realmente delle leggi migliorative delle condizioni generali di trattamento dei cittadini di fronte alla malagiustizia, che un idiota per colpire un avversario contesti dei propri vantaggi personali è patetico e ridicolo, passi per Di Pietro che come ex-membro della consorteria deviata gode di protezioni improprie ad personam ma in tutti gli altri è sintomo di squilibrio mentale. Dal falso in bilancio alla ex-Cirielli passando per il processo breve abbiamo incassato una lunga serie di vantaggi condivisi per tutti, la legge sulle intercettazioni se ben fatta sarà un piacere e un sollievo generale per tutte le persone normodotate, almeno potremo scherzare al telefono con gli amici e fare telefonate "bollenti" senza che queste possano costituire ipotesi di reato. Pensare che sei così puro o minimo da essere al riparo da qualunque stravizio giudiziario significa solo che non raggiungi il minimo vitale per essere cittadino consapevole.