Squisiti e cattivi soggetti

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Di Maurizio Bolognetti

Tra luglio ed agosto 2007 sono ripetutamente intervenuto per difendere la libertà di stampa e il diritto di alcuni cronisti a poter svolgere il loro lavoro senza essere sottoposti a un controllo poliziesco degno della Russia dello Zar Putin. In quelle settimane, giornali e giornalisti, lucani e non, furono sottoposti a perquisizioni. In particolare, in uno dei miei interventi mi occupai della perquisizione effettuata presso la sede del settimanale materano “Il Resto”. Tutto questo, al momento, mi è costato una incomprensibile denuncia per diffamazione, con corollario di processo che si terrà il 22 dicembre in quel di Cosenza. Ritengo opportuno divulgare il fascicolo inerente il sopracitato procedimento ed in particolare la relazione di servizio redatta dalla “Divisione Investigazioni Generali Operazioni Speciali(Digos)” in occasione di una conferenza stampa tenuta a Matera il 2 agosto 2007 dal titolo: “Caso Basilicata come paradigma del caso Italia. I costi dell'antidemocrazia. Perquisizioni, fondi Ue, libertà di stampa, anagrafe pubblica delle attività degli eletti.”
Ad oltre un anno di distanza, oltre a vivere in una situazione di totale isolamento politico, avverto sempre più forte una frustrante sensazione di impotenza e la consapevolezza che se in Italia c’è una democrazia malata, in certe zone del nostro meridione si può tranquillamente parlare di dittatura, che assume le sembianze di poteri oligarchici che tutto corrompono, riducendo le istituzioni a bordelli e occupando ogni interstizio della vita sociale ed economica.
Tutta la vicenda va ovviamente inquadrata nell’ambito dell’inchiesta “Toghe lucane”, che ha portato in questi giorni alla richiesta di rinvio a giudizio a carico di magistrati, politici, imprenditori, esponenti delle forze dell’ordine.
Insomma di una parte di quel sistema di potere made in Basilicata.
Nell’ invitare i lettori ad ascoltare la Conferenza stampa del 2 agosto 2007(quanto mai attuale), prendo nuovamente atto che la querela viene utilizzata come strumento per tacitare chi ha voglia di parlare e denunciare.
In questi anni ho provato a dar corpo con concrete battaglie a quel “Caso Italia” ripetutamente evocato in casa Radicale.
Occupandomi della vicenda De Magistris, credo di essermi occupato del “Regime”, della partitocrazia, del “Caso Italia,” legando dal primo momento la mia iniziativa anche alla questione dell’anagrafe pubblica degli eletti.
Ma forse in tutti questi anni ho preso troppo sul serio le tante parole spese in congressi e mozioni…devo aver mal compreso e mal interpretato.
Col senno di poi posso dire che bene avrei fatto a seguire l’esempio della compagna Zamparutti, che, venuta in Basilicata, ha eletto a suoi interlocutori privilegiati i Santarsiero, i Luongo, i Bubbico e i Margiotta.
Del resto, il signor sindaco di Potenza ha definito l’on. Zamparutti persona “squisita” e il sottoscritto un indesiderabile.
Per tutta risposta, il giorno dopo siffatta pubblica dichiarazione, il magnifico sindaco di Potenza ha ricevuto il ringraziamento della compagna onorevole, e non una parola il mio partito ha speso per difendere chi, nonostante tutto, anche di fronte a comportamenti politicamente inaccettabili, aveva tentato di aiutare la baracca.
Allego alla presente alcuni documenti, ad iniziare dalla relazione redatta dalla Digos il 2 agosto 2007.


Approfondimenti e documenti su www.lucania.ilcannocchiale.it