NONVIOLENT RADICAL PARTY, TRANSNATIONAL AND TRANSPARTY
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Bush e Blair hanno mentito, negato la verità per imporre la guerra?
Le iniziative del Partito Radicale Transnazionale per “aiutare” la democrazia, a partire dalla democrazia americana ad accettare la verità.
La vera alternativa era tra “Iraq libero!” o guerra.
Bush e anche Blair vollero la guerra preparata dalla falsa alternativa del pacifismo.
Satyagraha: il Partito Radicale fu battuto con la menzogna e il tradimento del giuramento di fedeltà agli Stati Uniti da parte di Bush.
Per scongiurare altre guerre in minacciato arrivo serve amore e forza della verità: Satyagraha
19/01/2003 Marco Pannella annuncia a Radio Radicale il lancio dell’iniziativa “Iraq libero! Unica alternativa alla guerra”
Marco Pannella nella conversazione settimanale lancia la proposta dell'esilio di Saddam, unita subito a quella di un governo di transizione dell'Onu:
«(...) Da alcune agenzie leggo che da alcuni giorni si fa strada, sul piano delle ipotesi e del dibattito, una posizione che può anche essere - d’altra parte lecitamente - soprattutto propagandistica o strumentale, ma che, al di là delle intenzioni, mi pare essere importante e che credo mi consenta di cogliere l’occasione di questo nostro dialogo per fare una proposta formale, politica. Mi assumo la responsabilità di farla come Presidente del Senato del Partito radicale transnazionale, in attesa di poter raggiungere Emma e gli altri per vedere se questa proposta sarà immediatamente fatta propria e diverrà esecutiva per il partito. Diversi titoli di agenzie dicono questo: «anche da parte americana si afferma che se Saddam va in esilio non ci sarà guerra e non ci sarà più nessun problema». Semplicistica o no è una tesi che rimbalza anche in Egitto. Ci sono state da parte di personalità delle dichiarazioni del genere, ma più come constatazione o riflessione che come obiettivo che viene assunto da qualcuno. Ecco, il Partito radicale transnazionale credo che lo possa assumere. D’urgenza. Vediamo allora che cosa, perché e qual è la proposta che dobbiamo fare e spero che tutti i radicali e tutti gli ascoltatori che fossero d’accordo trovino ciascuno il modo di armarsi un po' di questa proposta per affermare le proprie idee attorno a se stessi e servendo eventualmente il dibattito (…). Se c’è un dittatore feroce, nazicomunista, assassino e via dicendo, noi diciamo che il problema è delle donne e degli uomini irachene, perfino di quei bambini che ci vengono cattolicamente diffusi dappertutto, vittime del sabotaggio che è dell’Onu e non americano (...). Bene, occorre allora usare un'arma di attrazione di massa - in buona fede, con convinzione - anche contro Saddam e quindi anche contro chi vuole la guerra per altri motivi da quelli che lo stesso Bush dichiara, proclama. Noi diciamo che a questo punto l’Onu deve assicurare la transizione, fra Saddam che va in esilio e l’instaurazione di un regime fondato sulle leggi, sulla carta dell’Onu, cioè sui diritti politici e umani- perfino in Italia noi avevamo il governo militare alleato che in alcuni momenti gestiva la realtà italiana che a mano a mano veniva liberata dai tedeschi. Questo comporta un’opera anche di governo, di amministrazione. Io propongo a questo punto che si annunci agli iracheni, alla classe dirigente, a tutti, che se Saddam va in esilio l’Onu può assumere questa missione di governo, di commissariamento della Repubblica irachena per due anni, avendo come commissari grandi statisti - io penso all’ex presidente finlandese o Rocard - con equipe adeguate, ma sarà solo un problema tecnico individuare chi sia necessario (...)».
20/01/2003 Primo comunicato di Pannella da Bruxelles (in tre lingue), diretto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu
«Tra, da un lato, i sostenitori della pace ad ogni costo, eredi di chi affermava di “Morire per Danzica mai!” o “Meglio rossi che morti” e degli appelli "pacifisti" e comunisti alla diserzione di fronte all'esercito hitleriano o davanti ai terroristi del regime talebano, e, dall'altro, delle azioni pericolose e forse non necessarie dei fautori della soluzione militare, della guerra, che metta un punto finale alla minaccia rappresentata dal regime di Baghdad, emerge un'evidenza accecante: in Iraq e per l' Iraq, cosi come per l'insieme del Medio Oriente e del mondo intero, la vera e duratura alternativa, oggi, non è “la guerra o la pace”, ma “la guerra o la libertà, il diritto, la democrazia e la pace”.
Ci rivolgiamo quindi alla Comunità internazionale, alle Nazioni Unite in primo luogo, perché facciano proprie, immediatamente, le affermazioni secondo cui l'esilio del dittatore Saddam Hussein cancellerebbe, per gli Stati Uniti stessi, la necessità della guerra, costituendo il punto di partenza per una soluzione politica della questione irachena.
Chiediamo al Consiglio di Sicurezza che decida da subito - partendo dal presupposto dell'uscita di scena di Saddam e sulla base dei poteri conferitigli dalla Carta dell'ONU - di porre l'Iraq sotto un regime di Amministrazione fiduciaria internazionale (un governo democratico), affidando ad un uomo di stato di altissimo livello il compito di predisporre, entro un termine di due anni, le condizioni di un pieno esercizio dei diritti e delle libertà per l'insieme degli iracheni, donne ed uomini, come esige la Carta dei Diritti fondamentali delle Nazioni Unite.
Lanciamo un appello alle donne e agli uomini di buona volontà perché si organizzino e si mobilitino d'urgenza, in tutto il mondo, perché questa semplice verità, vecchia come la democrazia e la libertà, trionfi! Perché la libertà, il diritto, la democrazia e la pace vincano sulla dittatura e sulla guerra!».
21/01/2003 Pannella commenta Frattini
Marco Pannella tiene una conferenza stampa a Milano sulla proposta del Prt di una possibile soluzione
per la guerra in Iraq: «Alle due di notte italiane il Ministro degli Esteri del governo italiano, Frattini,
senza citare in modo esplicito l’iniziativa “Iraq Libero!”, ha già corrisposto - ho motivo e ragione di ritenere che sia più che un segnale - alla nostra proposta. Vedo da un'Ansa delle tre, in un dispaccio da New York, che Frattini dice che «l'Italia è pronta a dare appoggio alla costruzione democratica e umanitaria dell'Iraq del dopo Saddam. Diamo atto, do atto, al Ministro Frattini di avere in questo momento, non casualmente, raccolto la nostra proposta».
24/01/2003 Parte una seconda e-mail con un testo di Pannella, che poi si aggiungerà al testo dell’appello iniziale
«“Governo provvisorio”, amministrazione insediata e controllata dall'Onu con il mandato, a tempo, di assicurare agli iracheni quei diritti democratici, di libertà politica e umani, che una montagna di dichiarazioni, carte, trattati e convenzioni, da quasi 60 anni vanno scrivendo e pre-scrivendo come diritto fondante la comunità internazionale, umana, e troppo spesso sono, anche per l'Onu, letteralmente "lettera morta". È questo il cammino per giungere alla Organizzazione Mondiale della Democrazia/delle Democrazie (…). QUESTA ALTERNATIVA È NON SOLAMENTE E PRINCIPALMENTE ALLA GUERRA, LO È ANCHE ALLO STATUS QUO, NON ALTRO CHE CRIMINALE, PERICOLOSISSIMO, INTOLLERABILE. Quanto alla pretesa infondatezza dell'obiettivo dell'"esilio" di Saddam, obiettivo e strumento della nostra proposta, non è che obiezione di senso comune e di scarso buon senso, se facciamo salva la buona fede di chi la sostiene (…) . Saddam deve scegliere fra la morte, per guerra o più probabilmente per "golpe", in un bunker "berlinese" o assieme a decine di migliaia di suoi militari e di civili che vuole ammassare a Baghdad come cinico e inutile deterrente, o la via di fuga protetta che suggeriamo. Il suo biografo francese, Pierre-Jean Luizarde, ha proprio ieri espresso la convinzione che Saddam potrebbe proprio optare per questa scelta (…)».
28/01/2003 Adesioni all’appello:
Adesioni di 2.600 cittadini da 57 paesi; sottoscrivono l'appello anche 40 parlamentari italiani, 20 di centro-destra e 20 di centro-sinistra.
29/01/2003 Marco Pannella al Parlamento europeo
«Signor Presidente, signor Alto rappresentante, signor Commissario, colleghe e colleghi, mi pare pacifico: “No alla guerra”. Vedete qualcuno che gira dicendo: “Sì alla guerra”? Tutti – il Papa, l’antipapa, i comunisti, i fascisti, tutti – dicono: “No alla guerra”. Ma qual è l’alternativa al “No alla guerra”? (...). L’Europa propone quale obiettivo? L’alternativa alla distruzione che si chiama guerra, di cosa è fatta, per noi e per voi? L’alternativa c’è, e non è la pace; la pace c’è (...). Noi radicali abbiamo lanciato una proposta: in quattro giorni, da sessantasei paesi abbiamo ricevuto un “sì”; in Italia, fino a questo momento, l’abbiamo avuto da cinquantasette parlamentari, metà di centrosinistra, metà di centrodestra, tra i quali l’ex Presidente del Consiglio Andreotti e altre personalità. Cosa diciamo, cosa sottoponiamo anche a voi? L’alternativa si chiama “democrazia”, l’alternativa si chiama “diritto” e “diritti”, l’alternativa consiste nel rendere finalmente vigente la legge scritta internazionale – che è vigente, ma non vige (...) – quella legge internazionale che nell’assieme ha ormai individuato una sorta di diritto soggettivo alla libertà e alla democrazia degli esseri viventi in questo paese, e per “questo paese” intendiamo il paese globale. Abbiamo la possibilità di scegliere che cosa vuole l’Unione europea, se c’è la guerra o se non c’è la guerra, se Saddam (...) si dimette sostanzialmente con un salvacondotto fino al luogo del suo esilio (...). Ma quello che possiamo e dobbiamo fare è sapere che l’ONU, il Consiglio di sicurezza hanno l’obbligo di intervenire. Non si tratta di cambiare il dittatore, bensì di cambiare regime. È necessario in quell’area del mondo, dove la pistola puntata, bene o male, alla tempia di Saddam gli dà ora la possibilità solo di scegliere fra cadere in un golpe che stanno preparando i suoi intimi, spararsi, uccidersi in un bunker, morire in mezzo a un massacro, o andare via, com’è successo a molti dittatori, accompagnato altrove. Questa è la proposta, l’alternativa alla guerra (...) e precisamente: “governo provvisorio” dell’ONU per due o tre anni, fino a stabilire i diritti fondamentali in quel paese, un governo con il compito di rendere ai cittadini iracheni e al Medio Oriente quanto dei loro diritti è tolto con violenza. Questa è la proposta che noi avanziamo, e agli altri diciamo: “Pace assoluta, pace eterna”. «Mi pare che noi scegliamo un’altra cosa: essere vivi nella libertà, nel diritto, nella costruzione di una vita che meriti di essere vissuta e non tale da essere solo impietrita dinanzi al terrore della morte».
29/01/2003 Interventi alla radio di Frattini: «Sono poco convinto…»
«Come è emerso, questa proposta è progressivamente apparsa come irrealizzabile. Sarebbe ovviamente una ipotesi di soluzione quella di realizzare queste due condizioni (...) ma io sono personalmente poco convinto che questo possa accadere, non vedo perchè questo regime dittatoriale, che questa mattina ha fatto dire ad un uomo del governo che loro colpiranno il primo stato che aiuta l'eventuale azione militare, possa pensare ad andare in esilio».
01/02/2003 Adesioni all’appello:
Raggiunte le 5000 firme. Sottoscrivono l'appello anche:
Giulio Andreotti, senatore a vita ed ex presidente del Consiglio: «La proposta di Pannella è buona e interessante. Marco ha fatto in passato delle proposte che sembravano paradossali, ma dobbiamo dire che quando ha fatto la campagna sulla fame nel mondo fece conoscere questo problema e portò a fare delle leggi, buone o cattive che fossero. Riuscì a muovere la opinione pubblica».
Margherita Boniver, sottosegretario agli Esteri: «L'amministrazione Onu proposta da Pannella ha funzionato in passato e varrebbe la pena di poter lavorare perché questo sogno si avveri».
Lamberto Dini, ex ministro degli Esteri: «Sarebbe una buona soluzione, se Saddam dovesse uscire di scena, anche nel caso dovesse essere rovesciato a seguito di un'azione militare, dovrà esserci un'amministrazione civile che non può essere che delle Nazioni Unite», che «rimangono il punto focale di questa situazione».
Giuseppe Ayala, Enrico Morando, Franca Chiaromonte, Franco Grillini, Ds; Thierry Jean-Pierre, parlamentare europeo Ppe, Comitato “Iraq Libero!” (Danimarca); Alessandro Battistini; Cinzia Dato, Enzo Bianco, Margherita; Marco Boato, Stefano Boco, Verdi; Cesare Marini, Sdi; Alfredo D'Ambrosio, Udeur; Alfredo Biondi, vicepresidente della Camera, Fabrizio Cicchitto/, Vittori Sgarbi, Carlo Taormina, Forza Italia; Gianfranco Pittelli, Mario Landolfii, An; Fiorello Provera, Lega Nord; Amedeo Ciccanti, Michele Ranieri, Udc; Riccardo di Segni, abbino capo di Roma; Luca Barbareschi, attore; Alessandro Haber, attore; Vasco Rossi, cantante; Eugenio Bennato, cantante; Ennio Morricone, compositore; Nantas Salvalaggio, scrittore e giornalista; Luciano De Crescenzo, scrittore e filosofo; Giorgio Bocca, giornalista e scrittore; Giuliano Ferrara, giornalista; Miriam Mafai, scrittrice: «Cara Emma, c'è qualche termine che non condivido del tutto, ma condivido l'iniziativa. Dunque firmo il tuo appello».
Andrè Glucksmann, filosofo francese: «Avrei preferito che il Consiglio di sicurezza all'unanimità esigesse l'esilio di Saddam Hussein. Forse sarebbe stato possibile ottenerlo con una forte minaccia militare. Purtroppo la Francia, la Germania e le manifestazioni pacifiste hanno incoraggiato Saddam a credersi protetto». «Pacifisti, siete ipocriti. Tacete i crimini del raìs», Glucksmann dà una sua interpretazione del pacifismo delle piazze, partendo da un particolare slogan che lo ha colpito: «Fate il the e non la guerra». «Io lo traduco non come "voglio la pace" ma come "voglio che mi lascino in pace, voglio dormire tranquillo dopo una buona tazza di the"».
Renato Farina, giornalista: «Lo status quo è intollerabile. L'esilio di Saddam è a questo punto l'unico realistico e pacifico modo per evitare sangue e terrorismo, ampliando i confini dei diritti della persona umana».
Bill Emmott, Editor-in-chief dell'Economist: «Dear Emma Bonino Thanks; I agree entirely about the post-Saddam Iraq. best wishes Bill Emmott».
Kok Ksor, presidente della Montagnard Foundation Inc.: «I believe this is the only way to void bloodshed of innocent Iraqi people and to establish a true democracy in Iraq»."Fate il the e non la guerra". «Io lo traduco non come "voglio la pace" ma come "voglio che mi lascino in pace, voglio dormire tranquillo dopo una buona tazza di the"».
Renato Farina, giornalista, «Lo status quo è intollerabile. L'esilio di Saddam è a questo punto l'unico realistico e pacifico modo per evitare sangue e terrorismo, ampliando i confini dei diritti della persona umana».
04/02/2003 Adesioni all’appello:
6190 adesioni da 75 paesi. Sottoscrivono l'appello anche Gaetano Pecorella, Presidente della commissione Giustizia della Camera; Walter Veltroni, Sindaco di Roma: «Il nostro no alla guerra deve sapere accompagnarsi ad una proposta positiva in grado di indicare un futuro di pace e libertà per i popoli della regione. Il regime di Saddam Hussein, come tutti quelli responsabili di violazioni di diritti umani e del diritto internazionale, può e deve essere contrastato dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale con i numerosi strumenti offerti dal diritto, dalla legalità e dalla giustizia penale internazionale».
05/02/2003 Colin Powell all’ONU
In una relazione dettagliata, per punti, documentata con intercettazioni telefoniche e foto satellitari, Colin Powell ha cercato di dimostrare al Consiglio di Sicurezza la materiale violazione, da parte dell'Iraq, della risoluzione Onu 1441. Cina, Russia e Francia frenano (notizia di agenzia).
Proposte di De Villepin al Consiglio di Sicurezza dell'ONU
- Raddoppiare o triplicare il numero di ispettori ed aprire più uffici regionali. Stabilire, inoltre, un ente
specializzato per sorvegliare i siti e le zone già ispezionate.
- Aumentare notevolmente le risorse per il monitoraggio e la raccolta di dati/informazioni sul territorio
iracheno. La Francia è pronta a fornire tutto il suo sostegno attraverso l'uso dell'aereo di osservazione
Mirage IV.
- Stabilire collettivamente un centro di coordinamento e di elaborazione di informazioni che fornirebbe
a Blix e El Baradei, in tempo reale ed in modo coordinato, tutte le risorse di cui potrebbero avere
bisogno.
- Mettere tutte le questioni relative al disarmo non ancora risolte in una lista, in ordine d' importanza .
-Definire, con il consenso dei responsabili dei gruppi d'ispettori, un esigente e realistico calendario per
andare avanti nell'affrontare e nell'eliminare i problemi. Ci devono essere aggiornamenti regolari sui
progressi che vengono fatti relativi al disarmo dell'iraq.
- Un coordinatore dell'ONU per il disarmo in iraq, dislocato in iraq sotto la direzione dei sign. Blix e
ElBaradei, sarebbe un utile complemento a questo intensificato regime d'ispezioni e monitoraggio.
Ma l'Iraq deve collaborare in modo vigoroso e deve aderire alle richieste dei sign. Blix e del Dr.
ElBaradei, in particolare:
- alla richiesta del permesso di organizzare riunioni con scienziati iracheni senza la presenza di altri
testimoni.
- alla richiesta che venga accettato l'utilizzo di U2 per compiere voli di osservazione.
- alla richiesta che venga adottata un'adeguata legislazione che proibisca la fabbricazione di armi di
distruzione di massa.
- alla richiesta di ricevere immediatamente tutti i documenti relativi alle questioni non risolte
concernenti il disarmo, in particolare nel settore bio-chimico, affinché gli ispettori possano analizzarli; i
documenti che sono già stati ricevuti il 20 Gennaio non rappresentano un passo nella buona direzione.
Le 3000 pagine di documenti scoperti a casa di un ricercatore dimostrano che Baghdad ha ancora molta
strada da fare. In assenza di documenti, l'Iraq deve essere in grado di presentare prove affidabili.
06/02/2003 Dichiarazioni di Bush
Il presidente George W. Bush, dopo un incontro con il segretario di stato Colin Powell alla Casa Bianca ha dichiarato che gli Stati Uniti sono favorevoli a una nuova risoluzione delle Nazioni Unite purché essa mostri determinazione e preveda l'uso della forza (notizia di agenzia).
Un gruppo di intellettuali arabi ha fatto circolare una petizione per richiamare l'attenzione della pubblica opinione sull'opzione di una deposizione dei poteri da parte di Saddam. Nel documento vi era un espresso richiamo alla necessità di instaurare un governo democratico a Baghdad, supervisionato da personale ONU e della Lega Araba che controllasse l'effettività della transizione pacifica verso la democrazia (da The Daily Star, http://www.memri.org).
07/02/2003 Incontro Fisher-Sodano
Il ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer, ha incontrato stamani in Vaticano il Papa, il segretario di Stato card. Angelo Sodano e il ministro degli esteri della Santa Sede Jean Louis Tauran. Fischer ha sottolineato la convergenza di intenti tra Germania e Vaticano sulla crisi irachena: faranno tutto quanto è possibile perché venga applicata dall'Iraq la risoluzione 1441 dell'Onu senza ricorso ad una guerra (notizia di agenzia) Dalla base di Aviano, in Italia, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Donald Rumsfeld, parlando ai soldati ha assicurato che la guerra in Iraq, se ci sarà: «Durerà sei giorni, forse sei settimane, non certamente sei mesi», ma che «con la guerra contro l'Iraq non si concluderà di certo la lotta degli Stati Uniti contro il terrorismo» (notizia di agenzia). Berlusconi ha sottolineato la necessità di esercitare in modo compatto una pressione su Saddam allo scopo di evitare la guerra: «Solo una pressione internazionale convincerà Saddam Hussein ad andare in esilio» (notizia di agenzia). Conferenza stampa di Donald Rumsfeld e Antonio Martino. Secondo il ministro italiano: «Se la risoluzione 1441 fosse violata sarebbe uno "smacco" per l'Onu». Per Rumsfeld sono ormai falliti gli sforzi diplomatici (www.radioradicale.it).
Adesioni all’appello:
8483 adesioni da 96 paesi. Sottoscrivono l'appello anche:
Massimo De Angelis giornalista (Avvenire): «L'interrogativo è perché la sinistra non ha abbracciato con forza la via prospettata da Marco Pannella. oggi tale posizione è stata appoggiata nella leadership del centrosinistra solo da Walter Veltroni, eppure essa avrebbe potuto far quadrare i conti, diradare molte ombre, e tutto sommato avrebbe potuto (o potrebbe ancora?) rappresentare una valida soluzione».
Francesco Rutelli; Adriano Sofri: «Per parte mia ho aderito alla proposta di Pannella. Si manifesti contro chi vuole la guerra, perché Saddam se ne vada, perché l'Iraq diventi libero e padrone di sé» (da l'Unità); Francesco Cossiga, senatore a vita ed ex presidente della Repubblica: «Perché il governo italiano non fa propria l'iniziativa dell'on. Pannella e, anche facendo pronunziare in tal senso il Consiglio Europeo, non richiede al Consiglio di sicurezza di costruire e realizzare il pacifico esilio di Saddam Hussein, con garanzia da parte del Consiglio di sicurezza stesso?»; Franco Marini- ex segretario Ppi; Pierluigi Castagnetti- capogruppo alla Camera.
08/02/2003
Per Donald Rumsfeld la crisi irachena potrebbe avere una soluzione pacifica se Saddam Hussein decidesse di lasciare il paese. Ma l'unica chance per una soluzione pacifica è dimostrare che le nazioni libere in caso di necessità sono pronte ad usare la forza (notizia di agenzia).
09/02/2003 Adesioni all’appello:
Adesione di 10.962 cittadini da 104 paesi ; 136 parlamentari italiani, 65 di centro-destra, 66 di centro-sinistra e i 5 senatori a vita.
Sottoscrivono l'appello anche Enrico Boselli (SDI), Sandro Bondi (FI), Domenico Fisichella (AN).
Berlusconi parla della crisi in Iraq agli Stati generali di Forza Italia. Tra le soluzioni possibili emerge anche la possibilità di una risoluzione per garantire immunità ed esilio per Saddam (notizia di agenzia).
10/02/2003
A pochi giorni dal vertice straordinario dell'Ue, Chirac ha letto una dichiarazione congiunta Francia-Russia-Germania: disarmo nella pace tramite il rafforzamento delle ispezioni (notizia di agenzia).
Donald Rumsfeld si è espresso ancora una volta con toni duri, nei confronti di Francia, Belgio e Germania, che avevano espresso la possibilità di un veto in sede Nato per evitare immediati piani di difesa della Turchia da parte dell'Alleanza in caso di attacco all'Iraq: “Il contrasto all'interno della Nato non impedirà agli Stati Uniti di agire contro l'Iraq e non minaccia la sopravvivenza a lungo termine dell'Alleanza atlantica” (notizia di agenzia).
12/02/2003
Per Prodi, la guerra è l'ultima soluzione, dopo averle tentate tutte, ed è necessario trovare il "filo comune" di un'azione diplomatica europea (notizia di agenzia).
Nato: non c'è accordo, ma si ragiona sul compromesso di Robertson, che ha presentato un documento di mediazione che dovrebbe far superare le resistenze di Francia, Russia, Germania, Belgio sull'incremento di basi in Turchia in previsione del conflitto (da http://www.obiettivoiraq.rai.it).
Secondo il ministro degli esteri Franco Frattini c'è ancora una speranza, tenue, che la pressione internazionale possa convincere le autorità irachene ad adempiere all'obbligo di disarmare a cui si è sottratto da ben 12 anni" (notizia di agenzia).
13/02/2003
In un'audizione alla Camera, il segretario di stato Usa Colin Powell ha comunicato che si sta studiando «dove, con quali protezioni e come esattamente mettere in atto questa operazione». È la prima volta che la Casa Bianca ammette, ai massimi livelli, che non sta solo "incoraggiando" raìs a lasciare il Paese per evitare la guerra, ma che sta attivamente elaborando l'ipotesi del suo esilio. «Non ne stiamo solo discutendo, siamo in contatto con una serie di paesi che si sono dimostrati disponibili a far arrivare questo messaggio al regime iracheno: che il tempo è oramai scaduto e che un modo per evitare molta sofferenza è che il regime lasci il potere...Saddam Hussein e i suoi accoliti», spiega Powell. «È una soluzione che evita un sacco di problemi...dovrebbe comprendere lui e i suoi maggiori collaboratori. Vorremmo eliminare l'intera infezione e poi andare avanti nel processo di guarigione» (notizia di agenzia).
14/02/2003 Marco Pannella invia una e-mail a tutto l’indirizzario radicale
«Abbiamo testé finito di ascoltare la relazione del Capo degli Ispettori Blix. Mi assumo le responsabilità, prima di ascoltare qualsiasi altrui commento politico, di dare fra un attimo una dichiarazione molto positiva dell’evolversi della situazione, nella direzione da noi per primi auspicata (...). La nostra lotta quindi deve continuare e raddoppiare di forza (...)».
15/02/2003 Prima riunione dei ministri degli esteri della Lega araba
Dichiarazione di Blix ed El Baradei: «Da quando siamo arrivati in Iraq abbiamo condotto oltre 400 ispezioni in più di 300 siti. Tutte le verifiche sono state compiute senza preavviso e l'accesso è stato quasi sempre immediato. In nessun caso abbiamo visto prove convincenti che gli iracheni sapessero in anticipo del nostro arrivo (...) Se le armi ci sono, vanno distrutte, altrimenti bisogna presentare prove credibili della loro distruzione» (notizia di agenzia).
Ciampi appoggia l'azione del governo Berlusconi nella crisi irachena, che si incardina nelle tradizionali e costanti linee di politica estera italiana. Berlusconi apprezza e condivide (notizia di agenzia).
Pannella: chiedo con Emma Bonino formalmente incontro con il governo in tempi utili in vista
del consiglio europeo di lunedì e del consiglio di sicurezza di martedì
Dal cimitero di guerra inglese di Rivotorto d’Assisi, (cioè dalla pressoché assoluta clandestinità cui il
comportamento del sistema televisivo Ucigrai-Mediaset ha costretto la manifestazione radicale
attualmente in corso), Emma Bonino ha già ufficialmente richiesto un incontro assolutamente urgente
al Presidente del Consiglio, al Governo nelle ore residue ancora utili per la riunione del Consiglio
Europeo di lunedì 17 e del Consiglio di Sicurezza di martedì.
Comprendiamo che anche il Governo, come le forze politiche, siano vittime del totale ostracismo, del
silenzio totale realizzato dal 20 gennaio ad oggi sull’iniziativa che attualmente unisce personalità e
gruppi militanti da 123 Paesi e in Italia 270 parlamentari equamente suddivisi fra quelli di maggioranza e
quelli di opposizione.
Non un solo minuto infatti, di approfondimento, di dibattito e di effettiva informazione da allora è
stato consentito all’opinione pubblica, al “popolo sovrano”.
Ci permettiamo di dire, umilmente ma anche con la forza che deriva dalla considerazione nota del
nostro progetto da parte delle principali cancellerie dei Paesi democratici, che si rischia di dissipare
un’occasione unica per l’Italia di governare la crisi europea e della Nato, con obiettivi che possono
ricompattare la posizione francese, belga e tedesca con quella britannica, italiana e degli altri 8 Paesi
europei, probabilmente così incontrando obiettivi attualmente propri anche della maggioranza dei paesi
mediorientali.
Onestà ci impone di dire che anche chi governa la politica di opposizione in Italia lo fa in modo non
dissimile e con una sufficienza e una superficialità che almeno in parte può essere giustificata da
prudenze istituzionali e diplomatiche del Governo italiano.
Occorre immediatamente immaginare lo strumento parlamentare che traduca in scelta del Parlamento e
un impegno dell’esecutivo il progetto volto ad assicurare oltre al disarmo anche la democrazia (cioè la
fine del massacro di centinaia di migliaia di iracheni).
Rivolgiamo a tutti un invito a dedicare questa giornata di manifestazione “per la pace” in concreta
operatività, urgente e necessaria.
16/02/2003
L'inviato del Papa Giovanni Paolo II, Etchegaray, si è recato in visita ufficiale da Saddam Hussein, ma non sono trapelati i contenuti del colloquio (da il Sole 24 Ore).
Adesioni all’appello:
Adesione di 16.592 cittadini; 244 parlamentari italiani, 122 di centro-destra, 120 di centro-sinistra.
Conversazione Pannella-Bordin
Alla vigilia del Consiglio Europeo Marco Pannella afferma che «la nostra proposta può riunificare la
posizione europea. So che all’Eliseo si è attenti a questa nostra proposta. Per quanto riguarda
l’amministrazione americana Enrico Jacchia, con le sue professioni, con le sue conoscenze, è andato lì
ed ha tenuto a dire a Radio Radicale che nell’amministrazione di Washington ha trovato molta simpatia
e conoscenza della nostra proposta. E posso dire senz’altro che al congresso laburista in corso, vi è chi
conosce la nostra posizione, ma certo tutti erano convinti che domani il governo italiano ci cavasse
dall’impaccio di non avere una posizione molto forte».
«Domani al Consiglio europeo l’avremmo potuta riunificare con la nostra proposta, perchè, torno a
dire, la posizione francese che dice “quintuplichiamo o quadruplichaimo il numero degli ispettori
e facciamoli accompagnare da una forza armata dell’Onu come scorte e non come esercito di
occupazione, e diamo il tempo a questo piccolo esercito di ispettori di fare il loro lavoro” a me
va benissimo, ma bisogna vedere 1) se Saddam accettava 2) se l’accettava la politica cogliona
americana (ci sono degli aspetti coglioni nella politica americana) che ha avuto fretta, paura, ha
spostato 250 mila uomini (e al contribuente americano costa questa roba); quello lì – che non è liberista
– Bush, ha portato il bilancio dello stato a delle vette che non si erano mai avute attraverso il
nutrimento di quel complesso militare industriale…
[…] Quindi mantenere ferma la nostra posizione: no all’intervento militare, ancora. Il nostro governo,
pur essendo governo, pur sapendo tante cose, non sa di non sapere e va disarmato dell’arma maggiore:
vediamo se riusciamo ad avere una rivoluzione alla Camera dei Deputati e al Senato, che recuperi, se c’è
ancora tempo, questa posizione “Iraq Libero”, l’ONU che insedia quello che in altre condizoni storiche
la grande america ha insediato in 4 anni nel grande Giappone, dopo la guerra.
17/02/2003 Messaggio di Kofi Annan e Consiglio europeo
«Noi come ONU abbiamo il dovere di esplorare tutte le possibilità di una risoluzione pacifica prima di ricorrere all'uso della forza. Spetta solo all'Onu disarmare Saddam» (da la Repubblica).
Consiglio europeo straordinario di Bruxelles
Il Consiglio europeo ha tenuto una riunione straordinaria per discutere la crisi irachena. I membri
hanno incontrato anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e il Presidente del
Parlamento europeo Pat Cox.
Riaffermiamo la validità delle conclusioni del Consiglio "Affari generali e relazioni esterne" del 27
gennaio e dei termini dell’iniziativa ufficiale del 4 febbraio 2003 riguardo all’Iraq. Il modo in cui sarà
gestita l’evoluzione della situazione in Iraq avrà importanti ripercussioni nel mondo per i prossimi
decenni. In particolare siamo determinati ad affrontare efficacemente la minaccia della proliferazione
delle armi di distruzione di massa.
Ribadiamo la centralità delle Nazioni Unite nell’ordine internazionale. Riconosciamo che spetta
anzitutto al Consiglio di Sicurezza la responsabilità del disarmo dell’Iraq. Ci impegniamo a fornire pieno
appoggio al Consiglio nell’esercitare le sue responsabilità.
L’obiettivo dell’Unione nei confronti dell’Iraq rimane il pieno ed effettivo disarmo in applicazione delle
pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare della risoluzione
1441. Vogliamo raggiungere questo obiettivo in maniera pacifica. È chiaro che è proprio questo che
vogliono i popoli d’Europa.
La guerra non è inevitabile. L’uso della forza dovrebbe essere solo l’ultima risorsa. È il regime iracheno
che deve porre fine a questa crisi ottemperando alle richieste del Consiglio di Sicurezza. Ribadiamo il
pieno sostegno all’attuale missione degli ispettori ONU. Essi devono disporre del tempo e delle risorse
ritenuti necessari dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tuttavia le ispezioni non possono
durare indefinitamente in mancanza di una totale cooperazione da parte dell’Iraq che deve fornire
anche tutte le informazioni specifiche e supplementari sulle questioni sollevate nelle relazioni degli
ispettori.
Bagdad non si deve illudere: deve disarmare e cooperare immediatamente e pienamente. L’Iraq ha
un’ultima opportunità per risolvere la crisi in modo pacifico. Il regime iracheno sarà il solo responsabile
delle conseguenze se continua a beffarsi della volontà della comunità internazionale e non coglie
quest’ultima occasione.
Riconosciamo che l’unità e la fermezza della comunità internazionale, espresse con l’adozione
all’unanimità della risoluzione 1441, e il concentramento delle forze militari sono stati fondamentali per
ottenere il ritorno degli ispettori. Questi fattori resteranno essenziali se vogliamo ottenere la piena
cooperazione che cerchiamo.
Opereremo con i paesi arabi e con la Lega araba. Li incoraggeremo, tanto insieme quanto
separatamente, a far comprendere a Saddam Hussein l’estremo pericolo di una valutazione errata della
situazione e la necessità di ottemperare integralmente alla risoluzione 1441. Esprimiamo sostegno alle
iniziative regionali avviate dalla Turchia con i paesi limitrofi dell’Iraq e con l’Egitto. In questo contesto
regionale, l’Unione europea riafferma di essere fermamente convinta della necessità di infondere nuovo
vigore al processo di pace in Medio Oriente e di risolvere il conflitto israelo-palestinese. Continuiamo a
sostenere una rapida attuazione della tabella di marcia avallata dal "Quartetto". Il terrore e la violenza
devono cessare, e così gli insediamenti. Le riforme palestinesi devono essere accelerate e, a questo
proposito, la dichiarazione del Presidente Arafat con cui annuncia che designerà un Primo Ministro è
un’iniziativa positiva nella giusta direzione. Nell’affrontare questi problemi è di vitale importanza l’unità
della comunità internazionale. Ribadiamo il nostro impegno a operare con tutti i nostri partner,
specialmente con gli Stati Uniti, per il disarmo dell’Iraq, per la pace e la stabilità nella regione e per un
futuro dignitoso per tutta la sua popolazione.
18/02/2003
Il 18 febbraio un gruppo di alti rappresentanti della chiesa americana, accompagnati dai colleghi britannici e da esponenti della chiesa anglicana, si sono incontrati col primo ministro inglese Tony Blair e il suo segretario di stato per lo sviluppo internazionale, Clare Short, per discutere alternative alla guerra. Ecco le possibili linee d'azione emerse dai colloqui:
rimuovere Hussein e il partito Baath dal potere;
perseguire un disarmo coercitivo e il raggiungimento della democrazia in Iraq;
organizzare un massiccio sforzo a sostegno immediato della popolazione irachena (dal Washington Post).
Le proteste del Kuwait sull'esito della riunione della Lega araba danno il polso della divisione del mondo arabo (Da BBC News, http://news.bbc.co.uk/).
19/02/2003 La proposta radicale su “Iraq Libero!” in Parlamento
Viene fatta espressamente propria in una mozione presentata dall’UDC, sottoscritta da quasi tutti i gruppi parlamentari. Dopo una serie di vicende convulse, la mozione viene votata per punti e la parte della proposta radicale dedicata all’esilio per Saddam Hussein viene approvata a larghissima maggioranza (345 sì, 38 no, 52 astenuti). Pochi minuti dopo la conclusione del voto, Marco Pannella si presenta in sala stampa alla Camera per commentare l'esito del dibattito e afferma: «La nostra proposta è rivolta al Consiglio di sicurezza dell'ONU, affinché proceda ad instaurare una "amministrazione provvisoria" per assicurare la transizione democratica in Iraq, rendendo finalmente vigente la legge internazionale che prescrive il diritto umano alla libertà ed alla democrazia come diritto imprescindibile, storicamente acquisito. Dinanzi a questa prospettiva che si chiama “Iraq Libero!” strumentalmente suggerivamo che “Nessuno tocchi Saddam” ristabilendo l'istituto millenario dell'esilio, garantendogli non l'impunità, ma l'incolumità. Il voto del Parlamento è stato un momento indecoroso e basso. Ci sarà da fare per le antologie scolastiche il racconto di queste ore anche per ammonire del distacco sempre più grave che si va creando tra democrazia reale e democrazia legale. Siamo sempre più in una situazione di fascismo democratico».
«Tutto comincia di buon mattino. L’Udc decide di trasformare in mozione la proposta di Pannella. Obiettivo: alzare la bandiera centrista e dimostrare che è possibile, in Parlamento, trova un’intesa con l’opposizione. Luca Volonté, il capogruppo Udc, ci mette la firma. Salvo scoprire, a stretto giro di posta, che la cosa non piace al governo. «Abbiamo provato a spingere Saddam in esilio», mette a verbale il ministro degli Esteri, Franco Frattini, «ma abbiamo ricevuto una risposta inequivocabilmente negativa. Chiedo che la mozione venga ritirata».
Volonté chiede la parola: «Volevamo unire, non dividere, dunque ritiro». È il momento che attendeva l’opposizione. Enzo Bianco: «Chiedo che venga votata la mozione di Volonté». Alfredo Biondi, presidente di turno dell’aula, gli concede un sorrisetto di sufficienza: «Non può, una mozione altrui può essere usata solo da un capogruppo o da dieci deputati. Non si offenda, ma...».
Volonté fiuta lo scippo. «Non vorrei che qualcuno si alzasse per far propria il mio documento». Appunto. Luciano Violante, capogruppo dei Ds: «Chiedo di far propria la mozione di Volonté». Antonio Boccia: «A nome della Margherita chiedo di fare nostra...». Marco Boato: «Anche i Verdi adottano la mozione, ma vorrei ricordare che l’Udc si era appropriata dell’iniziativa di Pannella». Biondi: «Bene, vorrà dire che sarà un condominio...».
C’è chi ride, chi applaude. Gianfranco Fini, avvertito del pericolo-furto, spedisce in aula Ignazio La Russa: «Volontè non ci aveva detto nulla, ma adesso anche An sottoscrive la mozione». A chiudere è Volonté in persona, nel ruolo di rianimatore: «A questo punto chiedo di mantenere in vita la mia mozione».
Lo psicodramma non è finito. Preso dalla foga, l’Ulivo non ha letto bene il documento. Soprattutto la parte che critica «i pacifisti, per i quali l’unica alternativa alla guerra è solo la pace e non anche la libertà, il diritto, la democrazia». Se ne accorgono dalle parti di Forza Italia. «Prendiamo atto che Violante fa un’autocritica profonda», sibila Fabrizio Cicchitto. «Vorrà dire che voteremo la mozione per parti separate e bocceremo quella che non ci piace», è la replica di Violante.
In Transatlantico, negli stessi istanti, va in onda il Pannella-day. «La storia gira, da pietra dello scandalo sei diventato elemento unificante», l’apostrofa il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, prima di beccarsi i baci del leader radicale. «Alla fine, di dritto o di rovescio, Marco riesce sempre a colpire», commenta La Russa. E Pannella a Violante: «Grazie, è eccezionale che questo Parlamento riprenda la mia proposta, Bruno Vespa non le ha concesso neppure due minuti...».
Eccezionale è anche il finale. Frattini aveva detto che l’esilio era una partita persa e conclusa? Bene, Berlusconi in aula: «Stiamo operando per convincere Saddam ad accettare l'esilio». Poi arriva il voto per parti separate. E, sorpresa, vengono approvate (345 sì, 38 no, 52 astenuti) appena sette, delle trenta righe della mozione. Quelle in cui si parla dell’esilio come «soluzione che cancellerebbe la necessità dell’intervento armato Usa» e che impegnano «il governo a sostenere la proposta in sede Onu». Bocciato, e alla grande (446 no), tutto il resto. Pannella si apposta fuori dall’aula e applaude ironico. Lo fermano i commessi: «Prego, la smetta»
(da il Messaggero).
(Retroscena) Secondo il sito iraniano Baztab, Saddam avrebbe chiesto di poter transitare sul territorio iraniano al fine di raggiungere sano e salvo Mosca (da il Corriere della Sera).
(Retroscena) Commandos americani delle Special Forces infiltrati a Baghdad avrebbero organizzato piccoli attentati per testare a sicurezza del regime e seminare il panico (da il Corriere della Sera).
(Retroscena) Alcune indiscrezioni rivelano che Saddam avrebbe incontrato due volte Sharon negli ultimi tre mesi per sollecitare l'aiuto di Gerusalemme nel convincere gli USA a rinunciare all'attacco. In cambio l'Iraq avrebbe offerto il riconoscimento dello stato ebraico e informazioni su gruppi estremisti del Medio Oriente (da il Corriere della Sera).
(Retroscena) In un vertice segreto tra i dirigenti del partito e il raìs, Saddam si sarebbe dichiarato contrario ad ogni soluzione che preveda il suo esilio (da la Repubblica).
20/02/2003
Accolta nei due rami del Parlamento la mozione del centrodestra sulla crisi irachena: nella risoluzione si fa riferimento alle conclusioni del vertice di Bruxelles, e quindi alla guerra come ultima chance e si chiede al governo di proseguire nella linea fin qui seguita, impegnandolo a non prendere decisioni sull'Iraq senza una preventiva autorizzazione del Parlamento (da il Tempo).
Bocciata la risoluzione presentata dall'opposizione, nella quale si chiedeva di non dare per scontata la guerra e di far proseguire l'Onu e di non fornire alcun supporto alle azioni militari (da il Tempo).
Mubarak critica le divisioni nella Lega araba sull'Iraq (da The New York Times).
21/02/2003
Gli editorialisti della stampa araba incitano Saddam ad andarsene, mentre un gruppo di intellettuali sta facendo circolare un documento dove «sollecitano l'opinione pubblica araba ad esercitare pressioni per la destituzione di Saddam e dei suoi stretti collaboratori, per evitare una guerra catastrofica per i popoli della regione»(da il Riformista).
Dichiarazione di Aznar: «Io non amo la guerra, ma la pace e la sicurezza non passano per l'inazione. Dobbiamo esigere che la legalità non venga violata. E c'è una sola persona che può evitare il conflitto: Saddam Hussein» (da Panorama).
Il presidente francese Jacques Chirac,durante una conferenza stampa a Parigi, al termine di un vertice Francia-Africa, ha ribadito che si può arrivare al disarmo dell'Iraq tramite le ispezioni Onu e pertanto non vede la necessità della «strada militare». Ieri, i paesi africani avevano dato alla linea di Chirac il loro pieno sostegno (notizia di agenzia).
Annuncio di una nuova riunione della Lega araba sull'Iraq (dal New York Times).
(Retroscena) Secondo il Washington Post la Casa Bianca prevede di assumere il totale controllo unilaterale dell'Iraq post-Saddam, attraverso un'amministrazione ad interim guidata da un funzionario civile che avrà il compito di gestire la ricostruzione del Paese e di dare vita a un governo "rappresentativo" di tutte le componenti irachene, gestendo tra l'altro la ricostruzione e la distribuzione degli aiuti umanitari (notizia di agenzia).
Piero Fassino, invitato a Berlino da Schroeder, afferma: «La posizione dei partiti socialisti europei e, in particolare la nostra, non è una posizione che esclude la forza in modo assoluto, in qualsiasi condizione perché i nostri partiti hanno condiviso la missione in Kosovo, in Afghanistan. In ogni caso adesso c'è una posizione chiara dell'Ue che sostiene come la guerra non è inevitabile, si deve scommettere fino in fondo per una soluzione pacifica» (notizia di agenzia).
23/02/2003 Incontro Bush-Aznar-Blair-Berlusconi
Dopo una telefonata a quattro col premier spagnolo Aznar, quello britannico Blair e quello italiano Berlusconi, Bush ha annunciato che all'inizio della settimana presenterà la risoluzione per aprire le porte alla guerra. Il testo sarà breve ed affermerà che Saddam non ha rispettato la 1441 perché non ha disarmato e non intende farlo. Madrid potrebbe co-firmare la risoluzione per premere su paesi ispanici come Messico e Cile (da la Stampa).
Il 22 febbraio 2003, quattro settimane prima dell’invasione dell’Iraq, il presidente George Bush incontra nel suo ranch di Crawford, in Texas, l’allora premier spagnolo José Maria Aznar e lo informa che è giunto il momento di attaccare l’Iraq. Ecco il testo integrale della loro conversazione:
Bush: «Saddam Hussein non cambierà, continuerà a giocare. È arrivato il momento di sbarazzarsi di lui. È così. Da parte mia, cercherò di usare una retorica il più sottile possibile, fintanto che cerchiamo di far approvare la risoluzione. Se qualcuno metterà il veto (Russia, Cina e Francia, con Stati Uniti e Regno Unito, hanno il diritto di veto al Consiglio di sicurezza, n.d.r.), noi andremo avanti. Saddam Hussein non si sta disarmando. Dobbiamo beccarlo adesso. Finora abbiamo mostrato una pazienza incredibile. Restano due settimane. In due settimane saremo pronti, dal punto di vista militare. Credo che ce la faremo con la seconda risoluzione. In Consiglio di sicurezza abbiamo i tre africani (Camerun, Angola e Guinea, n.d.r.), i cileni, i messicani. Parlerò con loro, e anche con Putin, naturalmente. Saremo a Baghdad a fine marzo. Ci sono un 15 per cento di possibilità che per quella data Saddam Hussein sia morto o fuggito. Ma queste possibilità non esistono finché non avremo mostrato la nostra risoluzione. Gli egiziani stanno parlando con Saddam Hussein. Sembra che abbia fatto sapere che è disposto ad andare in esilio se gli permetteranno di portare con sé un miliardo di dollari e tutte le informazioni che desidera sulle armi di distruzione di massa. Gheddafi ha detto a Berlusconi che Saddam se ne vuole andare. Mubarak ci dice che in queste circostanze ci sono forti probabilità che venga assassinato. Ci piacerebbe agire su mandato delle Nazioni Unite. Se agiremo militarmente lo faremo con grande precisione, e focalizzando i nostri obbiettivi. Decimeremo le truppe fedeli a Saddam, e l’esercito regolare capirà in fretta che sta succedendo. Abbiamo fatto arrivare un messaggio chiaro ai generali di Saddam Hussein: li tratteremo come criminali di guerra.
Aznar: «È vero che esistono possibilità che Saddam Hussein vada in esilio?».
Bush: «Sì, esiste questa possibilità. C’è anche la possibilità che venga assassinato».
Aznar: «Esilio con qualche garanzia?».
Bush: «Nessuna garanzia. È un ladro, un terrorista, un criminale di guerra. A confronto di Saddam, Miloševic sarebbe una Madre Teresa. Quando entreremo, scopriremo molti altri crimini e lo porteremo di fronte alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja. Saddam Hussein crede già di averla scampata. Crede che Francia e Germania abbiano fermato il processo alle sue responsabilità. Crede anche che le manifestazioni della settimana scorsa (sabato 15 febbraio, n. d. r) lo proteggano. E crede che io sia molto indebolito. Ma la gente che gli sta intorno sa che le cose stanno in un altro modo. Sanno che il suo futuro è in esilio o in una cassa da morto. Per questo è importantissimo mantenere la pressione su di lui. Gheddafi ci dice indirettamente che questo è l’unico modo per farla finita con lui. L’unica strategia di Saddam Hussein è ritardare, ritardare, ritardare».
Aznar: «In realtà, il successo maggiore sarebbe vincere la partita senza sparare un solo colpo ed entrando a Baghdad».
Bush: «Per me sarebbe la soluzione perfetta. Io non voglio la guerra. Lo so che cosa sono le guerre. Conosco la distruzione e la morte che si portano dietro. Io sono quello che deve consolare le madri e le vedove dei morti. È naturale che per noi questa sarebbe la soluzione migliore. Inoltre, ci farebbe risparmiare 50 miliardi di dollari» (da El País, 27 sett 2007).
Retroscena
Juan Gabriel Valdés, ambasciatore del Cile all'Onu nei giorni che precedettero l'invasione dell'Iraq, ha reagito con stupore quando è venuto a conoscenza della conversazione tra Bush e Aznar del 22 febbraio 2003, durante la quale il presidente USA ventilò l'ipotesi di ritorsioni contro il Cile, se si fosse tifiutato di appoggiare l'intervento armato. «Qui in Cile non giunse alcuna notizia di tale brutalità. Sapevo che c'erano state alcune pressioni, ma mai così dirette», ha dichiarato Valdés. «I paesi come il Messico, il Cile, l'Angola e il Cameroon devono sapere che è in ballo la sicurezza degli Stati Uniti e schierarsi dalla nostra parte. [Il presidente cileno Ricardo] Lagos deve sapere che l'accordo di Libero Commercio col Cile è in attesa dell'approvazione da parte del Senato e che dissensi sul tema iracheno potrebbero porre in pericolo la ratifica dell'accordo stesso», aveva dichiarato Bush (...). «La conversazione tra Aznar e Bush rivela esattamente la visione che l'amministrazione Bush aveva ed ha dell'istituzione delle Nazioni Unite. Ciò che conta, in ogni questione, è la relazione bilaterale che ciascun paese intrattiene con gli Usa (...). Non esiste la comunità internazionale come tale», afferma Valdés. L'ex-ambasciatore si oppose attivamente alla seconda risoluzione proposta dagli Usa, dal Regno Unito e dalla Spagna (...) e si pose a capo di un gruppo di sei paesi (Angola, Cameroon, Guinea, Pakistan, Messico e Cile) insieme al ambasciatore messicano presso le Nazioni Unite, Adolfo Aguilar Zinser, per dare più tempo agli ispettori (...). Nel marzo 2003, invece, la ministra degli esteri spagnola, Ana Palacio, propose al Cile di appoggiare la seconda risoluzione: «Sole, bisogna salvare Colin, bisogna salvare Colin», disse alla collega cilena Soledad Alvear (...), dopo avere escluso Aguilar Zinser per il suo antiamericanismo da una riunione con lo stesso Powell (...) (da El País, 27 sett 2007).
24/02/2003 CAGRE, Bruxelles Per l'Italia: Sig. Franco FRATTINI
Durante la colazione i Ministri hanno discusso la questione del Medio Oriente nonché dell'Iraq, in
presenza del Presidente della Lega araba, sig. Hammoud, e del Segretario Generale della Lega araba, sig.
Moussa. Il 17 febbraio il Consiglio europeo ha sottolineato che l'Unione europea lavorerà con i paesi
arabi e con la Lega delle nazioni arabe.
Sul Medio Oriente i Ministri hanno riaffermato l'importanza di infondere nuovo vigore al processo di
pace nonché il loro sostegno per una rapida attuazione della tabella di marcia avallata dal "Quartetto".
Per quanto riguarda l'Iraq, essi hanno valutato i recenti sviluppi e le prospettive per i prossimi giorni,
riaffermando che la totale cooperazione dell'Iraq sul disarmo, conformemente alla risoluzione n. 1441
del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è un obiettivo urgente condiviso da tutti.
Tutti si sono dichiarati d'accordo sull'importanza di rinnovare il dialogo interculturale/il dialogo tra le
civiltà.
2/03/2003 Conversazione settimanale Pannella-Bordin
Pannella: Il governo non ha voluto cogliere l’occasione di non avere accettato il nostro suggerimento di
andare al Consiglio Europeo su una proposta che avrebbe creato lì, di sorpresa apparente, in grande,
quello che è accaduto al Parlamento italiano. Perchè poteva inglobare immediatamente anche la
posizione francese […]
[…] Il governo non ha voluto cogliere l’occasione di non avere accettato il nostro suggerimento di
andare al Consiglio Europeo su una proposta che avrebbe creato lì, di sorpresa apparente, in grande,
quello che è accaduto al Parlamento italiano. Perchè poteva inglobare immediatamente anche la
posizione francese […] La Francia aveva una posizione che poteva andare benissimo proprio
nella prospettiva che noi indicavamo: quanto più ormai sono chiari i successi e gli insuccessi della
decisione dell’esibizione della mobilitazione militare anglo-americana.
Documento del Consiglio europeo straordinario di Bruxelles Capitolo IRAQ
66. L’inizio del conflitto militare ci pone di fronte ad una situazione nuova. La nostra speranza è che il
conflitto si concluda con perdite di vite umane e sofferenze minime. I nostri obiettivi comuni sono:
67. Per quanto riguarda l’Iraq:
- l’UE si impegna per l’integrità territoriale, la sovranità, la stabilità politica e il pieno ed effettivo
disarmo dell’Iraq in tutto il suo territorio nonché per il rispetto dei diritti della popolazione irachena,
comprese tutte le persone appartenenti a minoranze;
- riteniamo che l’ONU debba continuare a svolgere un ruolo centrale durante e dopo la crisi attuale. Il
sistema delle Nazioni Unite dispone di capacità uniche e di esperienza pratica per il coordinamento
dell’assistenza negli Stati che escono da conflitti. Il Consiglio di sicurezza dovrebbe conferire alle
Nazioni Unite un fermo mandato per tale missione;
- dobbiamo affrontare urgentemente le principali esigenze umanitarie che scaturiranno dal conflitto.
L’UE si impegna a partecipare attivamente in tale settore, conformemente ai principi stabiliti.
Appoggiamo la proposta del Segretario Generale dell’ONU che si possa continuare a far fronte alle
esigenze umanitarie della popolazione irachena mediante il programma "Petrolio in cambio di cibo"; .
- desideriamo contribuire efficacemente a creare le condizioni che consentiranno a tutti gli iracheni di
vivere nella libertà, dignità e prosperità sotto un governo rappresentativo, che sia in pace con i suoi
vicini e membro attivo della comunità internazionale. Il Consiglio invita la Commissione e l’Alto
Rappresentante ad esplorare i mezzi mediante i quali l’UE può aiutare il popolo iracheno a conseguire
questi obiettivi.
18/03/2003 CAGRE, Bruxelles Per l'Italia: Sig. Franco FRATTINI
Durante il pranzo, i Ministri hanno discusso la situazione in Iraq alla luce dei recenti sviluppi.
19/03/2003 Appello per il rinvio
Emma Bonino e Marco Pannella scrivono al presidente degli Stati Uniti, George Bush, ed al primo
ministro britannico, Tony Blair, chiedendo di soprassedere ai termini dell’ultimatum. «Il regime infame
di Saddam è in disfacimento, la sua caduta e la liberazione dell’Iraq sono ormai acquisiti. Soprassedete
ai termini dell’ultimatum! Senza cadaveri e senza il massacro che il solo Saddam ormai vuole, sarà il
trionfo della democrazia, della vita, della pace».
Approvata in Parlamento la risoluzione sull'intervento in Iraq. Alla Camera i voti a favore sono stati
304, i no 246. 2 gli astenuti. L'assemblea del Senato ha approvato in serata con 159 sì, 124 no e 1
astenuto
21/03/2003 Intervento di Marco Pannella a Radio Radicale
Dai microfoni di Radio Radicale Marco Pannella dichiara: « in ottemperanza, finalmente, anche della
delibera della Camera dei Deputati chiediamo formalmente al Governo italiano di immediatamente
proporre al Presidente del Consiglio UE in esercizio Papandreu, in molto probabile intesa con il
Presidente egiziano Mubarak e con tanta parte degli Stati medio-orientali ed islamici che già lo hanno
richiesto di tornare formalmente ad offrire a Saddam Hussein ed ai suoi l’immediata possibilità di esilio,
garantendo loro naturalmente incolumità (e non la teoricamente impossibile impunità)».
23/03/2003 Dichiarazione di Marco Pannella
Ho fatto presente che mi assumevo la responsabilità pubblica di parlare non solamente a nome dei
25.000 cittadini dei 163 paesi, ma anche del 42% degli eletti nel nostro Parlamento, per l'ottemperanza
della risoluzione della Camera dei Deputati, adottata con oltre il 90% dei votanti, relativa al mandato al
governo per rilanciare la proposta-concessione a Saddam dell'esilio anche per i suoi. Mi è stato subito
chiesto cosa c'entrasse Mubarak, prendendo atto con stupore del fatto che ritenevo di poter garantire
l'accordo immediato di Papandreu. Fino alle 13:40 di oggi, quando il TG1 ha dato la notizia, tutti i tele e
i radio giornale hanno censurato la notizia.
Il governo e – in decalcomania – anche il leader dell'opposizione non si sono occupati di questa
quisquilia. Alle 10:00 ora italiana Mubarak chiedeva la "sospensione" dello scontro militare per
realizzare una soluzione politico-diplomatica al proseguirsi della guerra (...).
7/04/2003 Pannella, c'e' ancora tempo per esiliare Saddam
ROMA, 7 APR - ''Siamo ancora in tempo per dare concretezza al nostro obiettivo, se la Farnesina ci
ascolta'': Marco Pannella, nel corso della consueta conversazione settimanale a Radio Radicale, torna a
chiedere con urgenza passi concreti al governo italiano perche' porti in sede europea entro poche ore la
proposta ''Iraq libero'', per l'esilio di Saddam Hussein e la instaurazione di una Amministrazione Onu a
Baghdad. ''Noi non abbiamo ne' una posizione pacifista ne' una posizione guerrafondaia. Abbiamo un
obiettivo di lotta, che conduciamo coerentemente, e che, ne siamo certi, puo' essere reso possibile''
rileva Pannella.''Se le forze della opposizione, se molti cittadini, usando i loro mezzi e la loro fantasia ci
aiutano - propone Pannella - abbiamo la possibilita' di rilanciare che il Governo italiano, membro della
trojka europea e futuro Presidente di turno, proponga al Presidente Papandreu e al Parlamento
europeo, prima di mercoledi', di unire le diplomazie ed i contatti del medio oriente, quelli dell'Europa,
quelli di una parte della Amministrazione Usa rappresentata dal Dipartimento di Stato, perché ci si
adoperi per l'obiettivo Iraq libero, esilio per Saddam ed Amministrazione Onu a Baghdad''.
''Se il Governo italiano si fosse trovato davanti a delle opposizioni forti, che lo avessero richiamato a
compiere gli atti che spettano al Governo, forse avrebbe potuto fare qualcosa di piu'''. ''Un Saddam
ricercato e introvabile - osserva Pannella - sarebbe una cosa rischiosissima. E non si vede perche'
dovremmo pagare, per irresponsabilita' delle nostre istituzioni, un prezzo cosi' rischioso. Basterebbe
poco''. ''Hanno preso iniziativa Mubarak, il Bahrein, un ampio fronte di intellettuali arabi, piu' volte
l'Arabia Saudita'' sottolinea Pannella. ''Lo hanno fatto gli ambasciatori inglesi in diversi paesi arabi, lo ha
fatto Blair. La classe politica di tutto il mondo si parla, dialoga, tratta. Non c'e' il Governo italiano. Il
Governo italiano manca di esperienza, quella esperienza che la repubblica partitocratica conosceva.
Oggi la Farnesina non e' quella di dieci anni fa, quando la diplomazia funzionava. Il problema e' che il
ministro degli esteri, per poter agire, deve conoscere la linea del suo Presidente del consiglio''.
14 /04/ 2003 CAGRE
Per l'Italia: Sig. Franco FRATTINI Sig. Roberto ANTONIONE, Sottosegretario di Stato agli affari
esteri
I Ministri hanno inoltre discusso la situazione in Iraq alla luce degli avvenimenti in corso, nonché le
prospettive per le iniziative da intraprendere nella fase postbellica. Sulla base di quanto affermato nel
Consiglio Europeo del 20-21 marzo ovvero che l'ONU deve continuare a svolgere un ruolo centrale
durante e dopo il conflitto, i Ministri hanno avuto uno scambio di opinioni sulle forme specifiche che
tale ruolo dell'ONU potrebbe assumere in termini sia di azioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni
Unite sia di coinvolgimento concreto dell'ONU in loco, in particolare ispirandonsi agli esempi del
passato. Essi hanno anche avviato una prima discussione sulla natura degli strumenti dell'UE, oltre
all'assistenza umanitaria, che potrebbero essere usati nell'Iraq postbellico nell'ambito di un quadro
giuridico internazionale soddisfacente.
24/04/2003 Iraq: idea esilio Saddam ancora presente in mondo arabo. Bonino pensa che sia ragionevole
provarci
(ANSA) - IL CAIRO, 24 MAR - L'idea di chiedere a Saddam Hussein di lasciare il potere ed andarsene
in esilio non sarebbe ancora completamente abbandonata da qualche esponente del mondo arabo. Lo si
ricava dalla lettura di una dichiarazione del ministro degli esteri saudita, l'emiro Saud al Faysal,
pubblicata ieri sul sito internet 'Daralhayat.com', intitolata ''Lasciamo lavorare la diplomazia''. ''Saddam
Hussein ora sa bene a che cosa va incontro il suo paese... e se sta chiedendo al suo popolo sacrifici per
la fesa del suo paese, allora forse potrebbe pensare a quale sacrificio egli stesso potrebbe fare per
difendere il suo paese''. Faysal aggiunge che il presidente Usa George Bush dovrebbe avviare negoziati
con la dirigenza irachena e ''dare na possibilita' alla pace''. L'Arabia Saudita, ovviamente - ice Faysal -
non offrirebbe asilo a Saddam, ma potrebbe garantirgli ''un passaggio sicuro''. ''Ci sono altri paesi arabi
che sono in posizione migliore'' per ospitare Saddam. Qualche giorno fa il Bahrein ha rinnovato la
proposta di ospitare Saddam Hussein se dovesse decidere per l'esilio,riprendendo quella che era stata
formulata, mai ufficialmente, al presidente degli Emirati Arabi Uniti il primo marzo al vertice arabo di
Sharm El Sheikh e la cui discussione era stata esclusa ufficialmente da qualsiasi altra riunione araba.
Ieri il presidente egiziano, Hosni Mubarak, in una sua dichiarazione ha ripreso l'ipotesi di ''una
soluzione politica necessaria'' per la crisi irachena, affermando che la guerra dovrebbe finire subito,
cosi' come aveva gia' detto a Bush quando il presidente Usa gli aveva telefonato giovedi 20 marzo,
subito dopo l'avvio dell'attacco contro l'Iraq. Sempre ieri l'ambasciatore britannico al Cairo, John
Sawers, ha consegnato al ministro degli esteri egiziano, Ahmed Maher, un messaggio di Tony
Blair, del quale non si conosce il contenuto. Dopo il colloquio, pero', ha dichiarato che la
Gran Bretagna ''deplora che la situazione sia arrivata a questo punto''. Oggi pomeriggio,
interpellati da alcuni giornalisti a proposito dell' eventuale proposta di chiedere a Saddam di lasciare
il potere, alcuni ministri degli esteri arabi riuniti alla Lega Araba hanno reagito irritati, chiedendo ''per
cortesia, di non porre piu' domande su questo argomento''. Dal canto suo l'eurodeputata Emma
Bonino, al Cairo dove studia arabo da oltre un anno, da detto all'Ansa che ''da un po' di tempo vado
dicendo, discutendo e proponendo l'idea che questa sia la proposta piu' ragionevole oggi sul tappeto.
Se la politica e' l'impegno a ragionare per trovare soluzioni adatte alle crisi, questa proposta mi
sembra assolutamente idonea a re da base per un lavoro che la renda piu' concreta e le dia
possibilita' reali di successo. Percio' bisognerebbe provarci''. Il nome di Bonino e' stato indicato da
Marco Pannella come quello di uno dei componenti dell'eventuale organismo che trebbe gestire
l'amministrazione dell'Iraq sotto l'egida dell'Onu dopo la rimozione dal potere i Saddam Hussein.
(ANSA)
“Nessuno tocchi Saddam”. Lo sciopero della sete e della fame di Marco Pannella
Il 26 dicembre 2006, a seguito della conferma della condanna a morte nei confronti dell’ex dittatore iracheno Saddam Hussein, Marco Pannella inizia uno sciopero della fame e della sete per sostenere la proposta “Nessuno tocchi Saddam” volta a scongiurarne l’esecuzione. Un appello in tal senso, lanciato nel giugno 2006 da Nessuno Tocchi Caino, alla notizia della richiesta di condanna a morte dell’ex Rais avanzata dai procuratori iracheni, è stato sottoscritto da oltre 200 parlamentari italiani ed europei, da 3 premi Nobel per la Pace e numerose personalità internazionali.
L’azione di Pannella, che prelude anche all’avvio di un Primo Grande Satyagraha mondiale per la Pace lanciato dal Partito Radicale, si propone di “evitare che tutto precipiti, in Iraq e non solo, in altro sangue, ulteriore morte e pene di morte, in una spirale di violenza e di guerra che può trasformarsi in un conflitto generalizzato dalle conseguenze incalcolabili”. Decine di media arabi danno notizia dell’iniziativa nonviolenta di Pannella.
Il 30 dicembre, l’ex dittatore viene impiccato all’alba nella sede dei servizi segreti iracheni. Le immagini dell’esecuzione provocano un moto di indignazione in tutto il mondo, anche in quello arabo e negli Stati Uniti.
Dopo l’esecuzione di Saddam Hussein, lo sciopero della fame e della sete di Marco Panne
Tieni presente che sulla democrazia io ho sempre avuto ed espresso grosse riserve.
In particolare, sulla presunta rappresentatività dei governanti "democraticamente eletti" rispetto a quelli autoproclamati, eletti per acclamazione, cooptati o (come io sostengo) estratti a sorte.
Anzitutto, bisognerebbe approfondire il riferimento di questa rappresentatività: il popolo? Ma il popolo non è, di per sè, un'entità politica, bensì etnica, linguistica, religiosa, etc. etc
Si potrebbe anche pensare a meccanismi atti a identificare/scegliere "rappresentanti dei popoli" - ma anzitutto, servirebbero a quali fini?
Ho l'impressione che nella concezione su cui si basa l'UNPO (vedi anche topic ad hoc) i popoli siano ancora più o meno identificati con i territori che ne costituirebbero l'habitat naturale (come accade per certe piante...) o la "culla", o banalità del genere. Ma i popoli, o almeno la maggior parte di essi, fra cui i più importanti, come quello cinese, giapponese, ma anche l'italiano, l'arabo, l'ebraico, sono sparsi per il mondo, in territori soggetti a diversi stati.
Invece lo stato per poter esercitare la sua sovranità, il suo "imperium" sui soggetti, deve avere basi adeguata alla natura sociale dei soggetti stessi.
Se si tratta di individui, e di rapporti fra essi (ad esempio, la repressione dei delitti di violenza), la sovranità non può che essere territoriale; ma sulle grandi imprese, sulle banche, sulle istituzioni scolastiche, su quelle religiose, sugli aspetti globali dei problemi ambientali etc., mi pare ovvio che lo stato deve prescindere dal territorio, e basarsi "ratione materiae"
E le classi dirigenti hanno il vizio di reagire con metodi vioenti.
Il blocco alla libera circolazione delle élites segue le stesse configurazioni di quelli delle merci, delle persone, delle idee.
L' élite non cambierà, a meno che non le sia necessario. Il concetto di massa critica potrebbe essere utile, ma non è dimostrato affatto, nè sicuro.
Ma la classe dirigente si può cambiare?
Penso di si, forse però non con metodi democratici.
Ma non necessariamente violenti!
Un ricordo anche ai finanziamenti americani a Hitler. Uno alla Società delle Nazioni. Uno a Cavour. Un ricordo al figlio di Kofi, uno alla cooperazione internazionale, che quando entra in casa i poveri si mettono le mani nei capelli. Poi, giù giù nel sottopotere, altri ricordi vanno al caso Lavorini, o al testimone di Piazza Fontana annegato in una pozza, ma pure all'anello di Sindona e al Ponte dei Cappuccini.
Putin che è Putin, che è il Putin della Cecenia e di Antonio Russo, è una figura rappresentativa della storia che oggi si forma. Di certo gli amici di Putin non sono miei amici.
E' vero, "la politica dovrebbero farla gli esseri umani, i popoli, non le terre", "sarebbe meglio lasciar perdere queste costose finzioni e tutte le ipocrisie connesse, e negoziare a livello globale, una equa distribuzione delle risorse", sì sì, ma queste si chiamano utopie perchè invece non è così. Anche perchè sarebbe meglio per tanti, ma assai peggio per pochi, che, guarda caso, sono la classe dirigente!
Non posso condividere considerazioni così tipicamente "geopolitiche". Perchè, come sto cercando di spiegare proprio al Carraro, la politica dovrebbero farla gli esseri umani, i popoli, non le terre.
La Nato è un residuato freddo della guerra fredda, e l'obbligo in cui possono sentirsi piccoli paesi, come la Georgia ma anche la stessa Ossezia etc., di scegliere per forza a quale dei pochi "grandi" gli conviene appoggiarsi, è una implicita confessione della loro mancanza di "indipendenza", e del carattere fittizio della loro "sovranità".
Sarebbe meglio lasciar perdere queste costose finzioni e tutte le ipocrisie connesse, e negoziare a livello globale, una equa distribuzione delle risorse ricavate dal sottosuolo.
Per cominciare. Poi le altre risorse (rendite industriali e commerciali) potrebbero anche redistribuirsi spontaneamente, se un'autorità imparziale vigilasse sulla libertà del mercato.
caro Alessio , è ovvio che il concetto di sovranità e' piu' o meno fittizio , ma non per questo è meno necessario. Anche il concetto di libertà individuale e' fittizio , dato che mai di fatto l' uomo puo' essere veramente libero. Ma sono due finzioni necessaria e due connotati irrinunciabili del progresso e della civiltà umane. Bisogna ricordare che quando Hitler invase la Cecoslovacchia la sua scusa fu che la maggior parte della popolazione dei Sudeti era tedesca !
Tu fai dei nomi a casaccio - non mi sembrano dei geni politici ma neppure vicini alle mie posizioni! Poi Colombo mi è sempre sembrato un fesso, e una recente intervista a RR (forse ancora reperibile sul sito, intervistato dalla Reanda) ha espresso con dovizia di particolari una visione della politica - e in particolare della democrazia - assolutamente faziosa, tifosa, insomma tipicamente "carrariana", come se i governanti di turno non dovessero sentire come primo dovere esattamente lo stesso dell'opposizione, e cioè il bene dei sudditi! E quindi, le divergenze non dovessero riguardare il fine generale dell'azione di governo, ma solo i singoli obbiettivo. Solo che per Colombo non ci sono sudditi o cittadini da servire, ma solo "elettori", da conquistare: e quindi il solo dovere di chi si trova all'opposizione, sarebbe quello di rovesciare al più presto e con qualunque mezzo il governo, attaccandolo e smerdandolo sempre, anche quando fa cose buone!
E quello sarebbe un simpatizzante radicale? Pfui!
A quel livello di genialità politica ho letto poche persone in vita mia:
Furio Colombo, Luigi Manconi, Donatella Poretti.
Vasco.
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
Non posso condividere considerazioni così tipicamente "geopolitiche". Perchè, come sto cercando di spiegare proprio al Carraro, la politica dovrebbero farla gli esseri umani, i popoli, non le terre.
La Nato è un residuato freddo della guerra fredda, e l'obbligo in cui possono sentirsi piccoli paesi, come la Georgia ma anche la stessa Ossezia etc., di scegliere per forza a quale dei pochi "grandi" gli conviene appoggiarsi, è una implicita confessione della loro mancanza di "indipendenza", e del carattere fittizio della loro "sovranità".
Sarebbe meglio lasciar perdere queste costose finzioni e tutte le ipocrisie connesse, e negoziare a livello globale, una equa distribuzione delle risorse ricavate dal sottosuolo.
Per cominciare. Poi le altre risorse (rendite industriali e commerciali) potrebbero anche redistribuirsi spontaneamente, se un'autorità imparziale vigilasse sulla libertà del mercato.
Sterzi non te la prendere , tra poco ci viene a dire che la Cina
è un paese libero ... il filtro non serve in questi casi , si è ingabbiato da solo
renzoriva@libero.it
Sì, guarda, l'odorino che emanava da quelle cucine era stimolante, per non parlare delle comodità dei giacigli. Poi, in carcere, hai il vantaggio che non ti staccano la luce se non hai pagato la bolleta . . .
Ma quel "Mandi" è un congiuntivo esortativo o una località ?
http://it.wikipedia.org/wiki/Mandi
Mandi,
Renzo Riva
Il reparto transessuali, circa una decina, quasi tutti brasiliani, è all'interno della sezione donne, ma gli agenti sono uomini, perchè, come ci hanno spiegato, "non sono operati". E' il reparto più allegro e con la migliore atmosfera, tranne le liti furibonde che ogni tanto scoppiano tra loro; le porte delle celle sono aperte, come quelle delle donne.
Il reparto cosiddetto manicomio è il più opprimente, una decina di donne, avanzi del manicomio che non si sapeva dove sbatacchiare, chiuse e blindate in celle senza arredi, per l'autolesionismo, gonfie di psicofarmaci.
Sui bambini e le loro mamme non scrivo più niente perchè un altro commento idiota come quello precedente lo sopporterei male e i filtri in questo xxxxx di forum non funzionano.
Sì, guarda, l'odorino che emanava da quelle cucine era stimolante, per non parlare delle comodità dei giacigli. Poi, in carcere, hai il vantaggio che non ti staccano la luce se non hai pagato la bolleta . . .
Ma quel "Mandi" è un congiuntivo esortativo o una località ?
renzoriva@libero.it
Stamani, alle 10, siamo entrati nel carcere di Sollicciano, Donatella Poretti, Antonio Bacchi ed io; poco dopo le 12, incredibilmente, ci hanno rilasciato . . .
Abbiamo visitato i bambini in carcere, il reparto "manicomio" e il reparto transessuali, la sezione dei cosiddetti tossicodipendenti e le cucine.
Ahhhhh monfalconeseeeee,
Ecché pretendevi anche vitto e alloggio gratis?
Mandi,
Renzo Riva
"Bambini in carcere", in Italia, non ce ne sono: in Tibet ci sono bambini
rinchiusi nei monasteri.... in Italia no, i nambini sono liberi.
Ci sono delle donne in carcere che vogliono avere con sè, nel carcere,
i loro bambini.
Una legge criminale, voluta dai radicali, e dagli stessi radicali di Emma Bonino
e di Marco Pannella salutata allora come grande conquista di civiltà, ha dato
il via alle "cosidette nursery carcerarie" dove possono trovarsi dei bambini
fino all'età di tre anni (mi sembra).
E' una soluzione BARBARA voluta dai radicali: è una soluzione RADICALE.
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
INTERVALLO
Stamani, alle 10, siamo entrati nel carcere di Sollicciano, Donatella Poretti, Antonio Bacchi ed io; poco dopo le 12, incredibilmente, ci hanno rilasciato . . .
Abbiamo visitato i bambini in carcere, il reparto "manicomio" e il reparto transessuali, la sezione dei cosiddetti tossicodipendenti e le cucine.
Eh no Alessio, a meno di non voler leggere la posta che è in gioco !
A parte l'oleodotto che porta all'Europa greggio al di fuori del controllo russo, ed altro sempre inerente alle forniture energetiche, c'è la questione dello schieramento della Georgia nella Nato.
E' da molto tempo in piedi il piano russo di destabilizzazione della Georgia, attraverso l'Ossezia del sud e l'Abhkazia che richiedono indipendenza sotto appoggio e sollecitazione russa.
Quel bastardo figlio di puttana di Putin (anzi, la mamma era una brava povera donna da lui rinnegata, peraltro georgiana !) è molto pericoloso per le sorti del mondo futuro; mai consentirebbe una Georgia stabilizzata e nella Nato.
Tutto perciò deriva da questo. Non esisterebbe Georgia se lasciasse che quel goccione di terra nel cuore della stessa (l'Ossezia del sud), facesse funzione per conto della Russia di Putin (che è molto dire: di Putin, di quel maledetto figlio di puttana di Putin !).
Quel tipo di intervento perentorio era stato previsto da tempo dalla Georgia nei piani concordati con gli Usa, ovvero la risposta immediata, veloce e radicale a quella che è stata una provocazione organizzata da Putin, e non un autonomo sollevamento popolare di indipendenza; un Putin già pronto all'intervento con la previsione di un sollecito blocco navale di eventuali rifornimenti, che, come immagino sai, non si forma e sviluppa in poche ore !
E dunque secondo me chiaro, che a muovere sia stato Putin, evidentemente interessato al periodo anche in funzione di altri fattori.
Se ti lasci in qualche modo condizionare dalle stronzate del Cazzaro, non ti riuscirà di vedere mai nulla, finendo per credere che l'intervento georgiano è un atto imbecille (lo è pure, ma per altri versi e aspetti !), e che sì, in fondo, Putin ha difeso la libera determinazione di un libero popolo, e che il suo intervento è stato del tutto lecito, "benché sproporzionato" !
Ma andiamo !
Da 35 anni il problema è sempre lo stesso: Consolidare una coscienza politica scandalosa e fuori da ogni conformismo, di ciò che è stato il passato. E' solo attraverso il processo ai responsabili che l'Italia può fare il pro
Non sopravvalutiamo gli aspetti quantitativi delle questioni. Del resto, anche nelle grandi potenze militari, sono sempre quattro gatti a decidere.
L'intervento russo è stato sproporzionato, ma questo è tipico dei "grandi".
Quello georgiano è stato soprattutto imbecille.
Ma che bella notizia!
Meno male che ci sei te/tu che illumini le mie abissali lacune di ignoranza!
Impossibile !!
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
Allora diciamo, se non va bene nè muover guerra nè attaccare, "quando invade". Cioè conquista una posizione nello spazio geografico e politico. Gli assassini più pericolosi sono i più grossi, quelli con una potenza distruttrice superlativa. Se ci vogliamo aggiungere anche gli integralisti islamici, ok. E' appunto il nuovo ordine mondiale, anche loro opprimono i loro popoli e vanno a giro per il mondo a decretare condanne a morte su popoli innocenti, e fanno in generale come gli pare, previa consultazione e spartizione.
Viva l'intervento russo.
Ma che bella notizia! Meno male che ci sei te/tu che illumini le mie abissali lacune di ignoranza!
Quindi la Russia è intervenuta in difesa di un debole, ma che brava, ecco perchè berlusconi è amico di putin . . . fra galantuomini ci si intende, dio li fa e poi li appaia ecc.ecc.
L'intervento russo è una boiata pazzesca
Sai, Vasto Cazzaro, quanti calci in culo in pubblico ti do se ti vedo da qualche parte ! E senza tema di condanna per le "pene corporali" così simbolicamente espresse, in quanto oltre ad essere cretino e infame, ci sono in questo Forum le prove del tuo essere mendace e praticone di diffamazione sistematica ed evidentemente prezzolata (voglio sperare, altrimenti sei solo un povero e patetico pazzo !).
Sei davvero un essere spregevole !
Da 35 anni il problema è sempre lo stesso: Consolidare una coscienza politica scandalosa e fuori da ogni conformismo, di ciò che è stato il passato. E' solo attraverso il processo ai responsabili che l'Italia può fare il pro
???????.... è stata la GEORGIA a scatenare la guerra !!
La Russia è intervenuta per DIFENDERE l'Ossezia.
Viva l'intervento russo.
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
Non si puo' dire che la Russia abbia mosso guerra alla Georgia né la Cina al Tibet. Ne' che gli stati siano i soli assassini a piede libero, ci sono anche i gruppi spontanei di stampo etnico, e quelli criminali....
In questi bei giorni di Olimpiade e di ferragosto, è stata comminata e eseguita una condanna a morte per qualche migliaio di cittadini, dalla Georgia al Turkestan orientale, dal Tibet all' India.
Oltre alle esecuzioni "regolari". Quando uno Stato enorme per grandezza e mezzi, si chiami Cina Russia o Usa, muove guerra ad uno molto più piccolo, dove è la differenza con una condanna a morte per un popolo?
Il 22 febbraio 2003, quattro settimane prima dell’invasione dell’Iraq, il presidente George Bush incontra nel suo ranch di Crawford, in Texas, l’allora premier spagnolo José Maria Aznar e lo informa che è giunto il momento di attaccare l’Iraq.
. . . . Bush: "Stiamo elaborando un ingente pacchetto di aiuti umanitari. Possiamo vincere senza distruzioni. Stiamo progettando già l’Iraq del dopo Saddam, e credo che ci siano buone basi per un futuro migliore. L’Iraq dispone di una buona struttura burocratica e di una società civile relativamente forte. Potrebbe organizzarsi in una federazione. Nel frattempo, stiamo facendo tutto il possibile per soddisfare le esigenze politiche dei nostri amici e alleati».
Aznar: «È importante poter contare su una risoluzione. Agire senza una risoluzione non è la stessa cosa. Il contenuto della risoluzione dovrebbe constatare che Saddam ha perso la sua occasione».
Bush: «Sì, naturalmente. Sarebbe meglio così che fare riferimento ai “mezzi necessari”» (si riferisce alla risoluzione tipo dell’Onu che autorizza a usare “tutti i mezzi necessari”, n. d. r.).
Aznar: «Saddam Hussein non ha cooperato, non si è disarmato, dovremmo fare un riassunto delle sue inadempienze e lanciare un messaggio più elaborato».
Bush: «La risoluzione sarà fatta in modo da poterti dare una mano. Del contenuto, a me importa poco». . . . .
. . . . Aznar: «Tony vorrebbe arrivare fino al 14 marzo».
Bush: «Io preferisco il 10. È come il gioco del poliziotto cattivo e del poliziotto buono. Non mi importa di essere il poliziotto cattivo e che Blair sia quello buono». . . .
. . . . Bush: «Tanto più mi attaccano gli europei, tanto più sono forte qui negli Stati Uniti».
Aznar: «Dovremmo rendere compatibile questa tua forza con l’apprezzamento degli europei».
Se questa conversazione è vera non è difficile immaginare le conversazioni che in questi giorni si stanno svolgendo sulla situazione fra Russia e Georgia.
A Bush dell'indipendenza della Georgia non gliene può fregare di meno.
Il "nuovo ordine mondiale" prevede che il Governo cinese faccia come gli pare in Cina e in Tibet o in Vietnam o in Sinkiang, così come Putin fa come gli pare in Russia e in Cecenia o in Georgia. Saddam voleva fare come loro ma male gliene è incolto.
Se si guarda la cartina geografica si nota la posizione di frontiera estrema della Georgia; stretta fra la Russia e l'Iran, con l'Europa che la sfiora tra Ucraina e Turchia, e l'America che si è posizionata in Iraq e Afganistan.
Se è per il gas che avviene tutto questo, lo scontro non sarà mai terminale; sarà sempre una contrattazione per la spartizione, a spese dei popoli e della democrazia.
Berlusconi, che disse: "Sulla Cecenia, per l'amico Putin garantisco io", telefona di qua e di là, e per lui le funzioni del Parlamento rimangono sconosciute. Tanto, essendo amico di Bush e di Putin, in Italia fa come gli pare.
Il satyaghrà sta alla religione come il rito sta alla pratica nonviolenta. Se intendevi questo...
Non mi sarei permesso di inserire l'ancora misterioso (per me) Satiagrà in una proporzione semantica uno dei cui quattro termini (la pratica nonviolenta) a sua volta non mi è del tutto chiaro - cf. il 3d "proposte violente....." purtroppo rimasto incompiuto per ferie dell'interlocutrice: http://www.radicali.it/phpbb2/viewtopic.php?t=16735191
Cara amica, caro amico,
al dodicesimo giorno di sciopero della fame (da 102,280 kg a 95,800 kg) sono uno splendore non solo antico e da alto antiquariato.
Questa nostra ennesima prova sta dando gli esiti dei quali ti invio un paio di documenti. Si tratta di un'intervista odierna all'"Unità" e la fotografia esatta dei parlamentari impegnati con noi per l'obiettivo di salvare la testa e la voce, preziosa, del criminale Tareq Aziz. Questo elenco ti e ci permetterà di inviare un bravo ai parlamentari firmatari o sollecitare ad aderire anche gli uni o gli altri degli assenti. E sollecitare eventualmente l'attenzione dei leader massimi non sarebbe certamente inutile. Così, al solito, davvero ci daremo una mano avendone tutti in fondo piacevole bisogno.
Comunque spero che questo primo "Satyagraha Mondiale per la Pace", la democrazia e la libertà stia per consentirci in questi stessi giorni qualche momento Radicale, al solito, por todos e non solamente per noi. Aggiungo lieto e grave. Gravidi di drammatica speranza.
Ti lascio con la solita conferma: leggerò personalmente e certamente tutte le risposte e i semplici cenni di riscontro che riceverò. Non potrò, materialmente, anche rispondere.
Un riconoscente e affettuoso solito.
Ciao,
Marco
P.S.: l'articolo sull'Unità è riportato a seguire, puoi trovare l'elenco nominativo dei 370 parlamentari italiani e europei al seguente link e nei siti radicali
http://www.radicali.it/view.php?id=125800
«Nessuno tocchi Tareq Aziz, la Rai non censuri questa battaglia»
• da L'Unità del 18 luglio 2008, pag. 12
di Umberto De Giovannangeli
«Con il probabile assassinio di Stato di Tareq Aziz tutta una storia di atrocità e di complicità connesse che segnarono sino agli ultimi giorni del regime di Saddam Hussein, potrebbero restare per sempre sepolte». Dodici giorni di sciopero della fame, non intaccano la lucidità intellettuale e la passione civile di Marco Pannella: l’europarlamentare radicale è impegnato in una battaglia di civiltà, e di verità, per impedire l’esecuzione capitale dell’ex ministro degli Esteri e vicepremier iracheno. Una battaglia oscurata dai mass media, «malgrado che ad ora 385 parlamentari italiani ed europei, fra i quali i 3 ex presidenti della Repubblica viventi - Cossiga, Scalfaro e Ciampi con gli altri 4 senatori a vita e nel Parlamento europeo tutti i presidenti dei gruppi parlamentari, abbiano fatto proprio l’obiettivo di questa lotta» . Pannella lancia un duro j’accuse: «Io accuso la Rai Tv in particolare di oscurare deliberatamente questa vicenda e di essere da sempre la principale responsabile di delitti come questo che si annuncia per Tareq Aziz. La conventio ad excludendum non è più solo nei confronti di noi Radicali ma di chiunque, per illustre che sia, che si impegni come e con noi su fondamentali battaglie per i diritti umani e per la pace».
Di nuovo una battaglia per bloccare il boia di Stato in Iraq.
«Vorrei citare un episodio che è illuminante della situazione di oggi: noi, con Nessuno tocchi Caino, prim’ancora della conclusione del "processo" (si fa per dire) di primo grado, demmo vita alla campagna "Nessuno tocchi Saddam" che registrò molte adesioni a livello internazionale e anche nelle istituzioni italiane. Quando Saddam fu condannato a morte, ci facemmo promotori di iniziative non violente (non solo scioperi della fame ma financo della sete) in vista del processo di appello e della sicura conferma della condanna a morte e dell’esecuzione che ne sarebbe scaturita. Allora i compagni iracheni del Partito radicale, quasi tutta la resistenza antisaddamita, la popolazione e le istituzioni curde, non si sentirono di sostenere la nostra lotta. Risultato: è stata mozzata una testa per tappare una bocca...Ora questo rischia di ripetersi con Tareq Aziz...».
Con quale risultato?
«Con il risultato che tutte le ignominie, le infamie di decenni di regime ai loro danni non saranno più sottoposte alla pubblicità di un processo. e alla conoscenza del mondo. Questo dimostra, in modo particolarmente evidente e scandaloso, cosa si celi, comunque, dietro ad ogni condanna a morte, anche per l’ultima delle persone, la più misera e non solo miserabile».
Negli Usa va avanti la richiesta di impeachment di George W.Bush per crimini di guerra, avanzata dal parlamentare Dennis Kucinich...
«Direi che quanto agli Stati Uniti essi, e non noi, sono direttamente responsabili di quasi tutto il bene (semmai ci fosse) e del male di questa vicenda "irachena", che sappiamo essersi rivelata costosissima per la causa delle democrazie della pace nel mondo, in primo luogo per la stessa immagine degli Usa. Comunque sia, negli Stati Uniti esiste ormai una letteratura sterminata che imputa al presidente Bush una serie grave e numerosa di fatti, anzi di misfatti. D’altra parte, proprio questa richiesta di impeachment da tempo riproposta dal membro della Camera Dennis Kucinich, è approdata a poco o a nulla, tranne la novità che la speaker della Camera Nancy Pelosi ha accettato che la Commissione giustizia discuta, ma solo in parte, le imputazioni avanzate da Kucinich. C’è da aggiungere che al Congresso e al Senato americani restano in realtà poche settimane di lavoro prima della chiusura per le elezioni presidenziali del 5 novembre».
Cosa è possibile fare per evitare questo «assassinio di Stato»?
«Noi Radicali, nonviolenti gandhiani e non "pacifisti", abbiamo per intanto di già, incardinato un prestigioso schieramento di compagni di lotta per questo obiettivo. Purtroppo l’opinione pubblica lo ignora. Ora il problema principale è questo: come uscire dalla "clandestinità mediatica" questa battaglia di civiltà che è anche contro il tempo, perché la vita di Tareq Aziz può essere stroncata anche fra poche settimane. A misfatto compiuto le responsabilità del peggio, non solo del passato ma anche quelle presenti. risulterebbero incontrollate e incontrollabili. Oltre che non sanzionate e sconfitte. Appare sempre di più letteralmente terrorizzante la responsabilità dei media. Io accuso la Rai Tv in particolare di esser già stata la principale responsabile del compiersi di una guerra evitabile. con Saddam ormai pronto all’esilio. Infatti Bush arrivò addirittura ad anticipare al 10 Marzo la guerra annunciata perché era ormai maturata la piena disponibilità di Saddam ad accettare l’esilio, e quindi ad avere per l’Iraq un passaggio alla democrazia senza spargere una sola goccia di sangue. Se la Rai Tv non avesse fatto ignorare, seppellendola, questa possibilità, pur assunta dal Parlamento e dal governo italiani, l’Italia sarebbe stata, come lo scorso anno per la proclamazione della moratoria universale sulla pena di morte, la nazione cui avrebbe potuto essere attribuito il primato di una grande vittoria della pace e della democrazia, contro la guerra».
Il satyaghrà sta alla religione come il rito sta alla pratica nonviolenta. Se intendevi questo...
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Non è bello ciò che è bellico
ma è bello ciò che è pace
(sui muri di Padova)