Ho utilizzato alcuni giorni del mio soggiorno in Brasile per tentare di tessere qualche primo contatto col mondo politico e della scienza brasiliano per conto – direttamente - dell’Associazione Luca Coscioni e, indirettamente, del PRT e della LIA. Niente di importante, per carità, ma qualche buona notizia posso azzardarmi a darla.
Prima di tutto vorrei dire a chi si aspetta da questo resoconto chissà cosa, che tutto è nato da una mia assolutamente isolata ed improvvisata iniziativa, senza alcun tipo di appoggi istituzionali né personali di alcun generee, a maggior ragione, senza alcunissima pretesa. Niente, quindi, contatti preventivi avvenuti per tramite di terzi, niente conoscenze nemmeno indirette all’interno del mondo politico di Brasilia, niente di niente. Semplicemente un uso, diciamo oculato e “fortunato”, di internet, che mi ha messo in condizione di approntare un’agenda di 3 o 4 incontri che considero in sé del tutto insufficienti e inadeguati ad alimentare speranze esagerate, ma al contempo utili - se in futuro vi sarà la voglia, la disponibilità e l’interesse da parte nostra - ad aprire alla politica radicale una finestra su una parte, la più importante, del continente sudamericano una parte del mondo fin qui, a noi, politicamente del tutto estranea.
Fra l’altro, secondo una mia personalissima valutazione, il peso del Brasile nella politica internazionale è destinato a crescere, e prepotentemente, nei prossimi anni; mentre, del resto, è evidente già oggi che, con l’avvento dell’era Lula, molta parte del mondo (soprattutto di sinistra) guarda al nuovo corso brasiliano come ad un nuovo modello politico possibile, o ad un laboratorio di nuove politiche – e non solo quelle limitate all’area del “sociale” – che individuino la via per mettere insieme maggiore sviluppo e maggiore giustizia sociale, maggiori libertà e maggiore sicurezza; per ridurre le disuguaglianze sociali e la cause dell’esclusione e dell’emarginazione, ma al contempo contenere il pericolo di un ritorno di fiamma dell’inflazione e rigidamente limitare la spesa pubblica, la corruzione e la storica inaffidabilità delle amministrazioni locali (statali).
In questo senso, le prime mosse del governo Lula autorizzano a ben sperare. Una per tutte. Fra la decina di “riforme” che con piglio decisionista il nuovo presidente si augura di poter varare nei prossimi mesi, vi è quella della previdenza. All’interno di questa, assieme all’unificazione dei regimi previdenziali dei “servidores publicos” e dei dipendenti privati (i primi spudoratamente privilegiati rispetto ai secondi), vi è la questione dell’età di pensionamento, che Lula ha intenzione di rialzare di ben 5 anni sia per le donne (dagli attuali 48 ai 53 anni) che per gli uomini (dagli attuali 55 ai 60 anni). Inutile dire che la fazione “radicale” del partito di Lula si oppone con tutte le sue forze a misure del genere, e proprio l’altro giorno sindacati del funzionariato pubblico e sinistra del PT hanno inscenato davanti al palazzo del Congresso una manifestazione antigoverno (!) che ha messo a nudo quali siano i problemi attuali di Lula dover “agire” da partido “di governo” dimostrandosi agli occhi del mondo ragionevole e muovendosi nel segno della continuità rispetto alla politica economica “neoliberale” di Fernando Henrique, ma dover al contempo mantenere in vita l’altra faccia del proprio partito, quella di partido di “opposizione”, per non spaccare definitivamente il partito e/o non lasciare nelle mani dei “radicali” di sinistra del PT il monopolio delle rivendicazioni sociali e della politica antiglobal ed antiliberista.
Lula ha - coraggiosamente - dichiarato solo 4 giorni fa sui più importanti quotidiani del paese sulla riforma della previdenza sono pronto a sfidare l’impopolarità e l’intero paese! La voglio approvare in poche settimane…
Chissà cosa pensano "questo" Lula, i suoi “interessati” corteggiatori delle sinistre europee, i sindacati italiani, i Cofferati e i Bertinotti e, insomma, tutti quelli che definiscono l’abolizione delle pensioni di anzianità (con l’innalzamento dell’età pensionabile a soglie d’età proporzionalmente assai più “giovani” di quelle proposte da Lula in un paese con una durata della vita media di 10 anni inferiore a quella italiana!) uno schiaffo ai diritti acquisiti ed una barbarie sociale…
...................
Gli incontri effettuati.
1) Primo incontro nell’ufficio del direttore generale del Ministero dello Sviluppo e del commercio estero dott. Josè Luis Azeredo. Josè Luis ha approntato l’agenda degli incontri e si è messo a disposizione per future eventuali collaborazioni e contatti.
2) Secondo incontro nell’ufficio della professoressa Debora Diniz, presidente dell’Associazione non governativa ANIS, Istituto di Bioetica e Diritti umani., l’unica organizzazione latino-americana impegnata nella ricerca e nella bioetica. Dal 2002 l’ANIS è registrata nella direzione delle organizzazioni di ricerca del Consiglio Nazionale della Ricerca come istituzione di ricerca nel campo della bioetica. I temi particolarmente interessati dal lavoro dell’associazione sono quelli della riproduzione umana, dell’aborto, delle tecniche riproduttive, della clonazione, ed il progetto genoma umano.
L’attività dell’ANIS si svolge su quattro programmi fondamentali.
- Il “Programma Advocacy” coordina le azioni politiche dell’ANIS, assiste il “legislativo” ed accompagna l’andamento delle leggi ed il dibattito che ne segue sui temi bioetici e della riproduzione umana. I ricercatori dell’ANIS partecipano alle riunioni pubbliche, ai dibattiti legislativi, valutano i progetti di legge ed assistono i parlamentari in forma apartitica e gratuita.
- - Il “Programma Educazione” educa alla sensibilizzazione, alla formazione ed alla selezione dei ricercatori promuovendo un approccio bioetica alle questioni che coinvolgono la riproduzione umana ed altri temi ad essa attinenti.
- Il “Programma Informazione” utilizza il proprio Centro di Documentazione e di Informazione coordinato da scienziati dell’informazione specializzati in bioetica come punto di riferimento per tutta l’America latina, al fine di diffondere e democratizzare l’informazione bioetica in Brasile.
- Il “Programma Ricerca” è il programma principale dell’ANIS. Sviluppa ricerche teoriche ed etnografiche sulla bioetica in collaborazione con Università nazionali ed internazionali.
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Fra le altre attività di ANIS, il gruppo di lavoro ISE (Implicazioni sociali ed etiche del Progetto sul Genoma umano) dell’ANIS ha l’obiettivo di sviluppare il dibattito etico sulle ricerche genomiche sugli esseri umani in Brasile. Realizza attività di ricerca e produzione bibliografica essendo, su questo, un punto di riferimento nazionale.
Oltre ad aggiornarmi sulla situazione della legislazione brasiliana nel campo della clonazione e della ricerca scientifica (più avanti entrerò nei particolari su questo), la professoressa Diniz mi ha confermato che, malgrado il cambio di rotta politico, il Brasile è un paese in cui la cultura cattolica s’intreccia strettamente a quella della maggior parte della classe politica, condizionandone le scelte e le decisioni in ogni campo del sociale, al punto che l’aborto è ancora considerato un delitto e che viene consentito dalla legge solo nei casi di aborto “terapeutico” (rischio della vita da parte della donna) ed in quello di stupro…
Oltre alla promessa di mantenere in contatto, in futuro, le rispettive associazioni per monitorare la situazione legislativa dei rispettivi paesi sul fronte delle libertà della ricerca scientifica e della clonazione terapeutica, la prof. Diniz ha proposto che l’addetta stampa dell’ANIS si impegni ad ottenere una intervista sul maggior quotidiano della capitale (il Correio Brasiliense) ad un rappresentante dell’Associazione Luca Coscioni, intervista che mi appresto a prospettare, naturalmente, allo stesso Luca, nei tempi e nelle forme che saranno possibili grazie all’uso di internet.
Fra le altre “dritte” che mi ha dato la prof. Diniz, vi è il suggerimento di contattare la “Rede Sarah”, un gruppo di ospedali brasiliani specializzati nella cura e nell’assistenza dei malati degli apparati locomotori. Gli scopi della Rede Sarah sono quelli di operare nella società per prevenire e combattere i pregiudizi e le intolleranze verso ogni forma di handicap, restituire al malato i suoi diritti universali di muoversi e comunicare, di vivere per la salute e non appena sopravvivere alla malattia; ed insomma di trasformare ogni persona in un agente della propria salute, ecc. ecc.
Da quello che mi hanno detto in molti, la Rede Sarah è un’istituzione assai rispettata ed autorevole rispetto alla quale sono estremamente sensibili anche vasti settori della politica e del mondo della scienza e della cultura. La sua direttrice è la dottoressa Lucia Braga, con la quale mi metterò presto in contatto per informarla dell’esistenza dell’Associazione Luca Coscioni ed avviare eventuali future iniziative comuni (ad esempio, sul progetto “libertà di parola” che sta tanto a cuore a Luca)
2) Quarto incontro nella sede della EMBRAPA (Ente brasiliano di “pesquisa agropecuaria”, risorse genetiche e Biotecnologie) col professor Rodolfo Rumpf, uno dei ricercatori più famosi ed autorevoli dal Brasile. Il prof. Rumpf è il capo del gruppo di ricerca dell’EMBRAPA (dipendente dal Ministero dell’Agricoltura brasiliano) che si occupa di produzione in vitro di embrioni da utilizzare per la clonazione di animali di razze in via di estinzione e la moltiplicazione di animali geneticamente “superiori”. Fra gli altri risultati ottenuti dall’equipe del prof. Rumpf, vi è la clonazione per trasferimento nucleare del primo vitello Simmental chiamato “Vitoria da Embrapa”, il primo bovino adulto risultato dalla clonazione per trasferimento nucleare del Brasile. Anche lo scambio di idee avuto col prof. Rumpf è stato utile ad instaurare un rapporto di conoscenza e di amicizia che potremo sfruttare in futuro ed a far conoscere l’Associazione Luca Coscioni, oltre che a capire quanto aperti siano sulla questione clonazione ed uso degli embrioni i ricercatori brasiliani che lavorano “in trincea” su questo campo e quanto stiano culturalmente dalla nostra parte sulla battaglia di Luca, ma anche quanto vedano lontana nel tempo la soluzione politica alla quale lavoriamo alla luce dell’attuale situazione di retroguardia culturale in cui versano classe politica e legislazione brasiliana in questo settore.
3) Quinto ed ultimo incontro con Carlos Mota, neodeputato federale “mineiro” (cioè dello Stato di Minas Gerais) del PL, il Partito Liberale alleato del partito di Lula alle ultime elezioni. Avvocato e Procuratore Federale - come la moglie che lo segue e lo assiste come un’ombra - Carlos dev’essere uno dei pochi deputati brasiliani di una certa levatura intellettuale. Da una serata con loro, ho capito quanto interesse incontrino le idee ed i progetti radicali presso un mondo politico ancora molto acerbo (anche ai suoi più alti livelli) come quello brasiliano, ed in particolar modo l’antiproibizionismo sulla droga e la questione della libertà di ricerca scientifica. In sintesi grande interesse su alcune delle nostre battaglie, invitoal sottoscritto ed a un altro radicale (ho pensato a Cappato) come relatore al II Congresso internazionale della Prevenzione criminale, sicurezza pubblica e Amministrazione della Giustizia, organizzato dalla Camera dei Deputati, una “visione del presente e del futuro alla luce dei Diritti Umani”, che si svolgerà a Fortaleza dal 24 al 27 marzo prossimi. La relazione potrà essere duplice una prima, sulla questione delle libertà di ricerca scientifica e della clonazione terapeutica nell’ottica del diritto del malato ad una vita dignitosa ed alla speranza di cura; una seconda sulle lotte antiproibizioniste e sul contenimento dello strapotere del narcotraffico alla luce, anche e soprattutto - dico io - della formidabile crescita della criminalità organizzata in Brasile (è di ieri l’incredibile serie di attentati criminali organizzati dal capo dei narcos brasiliani Fernandinho Beira-mar a Rio de Janeiro, che sta facendo di quella città una specie di far west, un far west che riguarda ormai l’intero territorio cittadino e non solo le favelas ed i suburbi…)
Ora, insomma, abbiamo un pied-a-terre nel Parlamento brasiliano, una minirete di contatti col mondo della scienza e della bioetica ed alcune (buone) occasioni per farci conoscere – come radicali, italiani e transnazionali - a Fortaleza, dal mondo politico e da quello della cultura di quel paese. L’intervista sul Correio brasiliense può rappresentare la strada per comparire per la prima volta sui quotidiani brasiliani e la stessa cosa potrà accadere in futuro, ed a maggior ragione, su altri canali dell’informazione brasiliana grazie a quel minimo di visibilità nel frattempo acquisita. Se siamo bravi, fra qualche settimana o mese possiamo cominciare a pensare ad una vera e propria campagna di iscrizioni “pesanti”, di parlamentari e scienziati brasiliani, al PRT, alla Lia e – soprattutto - all’Associazione Luca Coscioni. Ho l’impressione che Carlos Mota e la moglie sarebbero addirittura onorati di un “invito” in questo senso, ma non vorrei sbagliarmi…
Per ora, senza una lira, senza una mezza tacca di contatto “di peso”, senza amici influenti e, insomma, senza proprio un bel niente, mi pare che questa cronaca di 5 giorni a Brasilia sia un primo significativo segnale di quanto fertile possa essere il terreno brasiliano per la semina delle idee e dei progetti radicali. Basta crederci))
Tranquilli, NATO e carabinieri stragisti non sembrano avere molto spazio in Brasile.
Lo avevano ai tempi di Buscetta, quando cercarono d'ammazzarlo, li', se non erro.
Non si puo' mai dire, comunque, sebbene certi successi [parziali, per il momento] economico-tecnologici del Brasile vadano in direzione indipendentista.
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[...]Nessuno dei Governi incontrati ha dato disponibilità per presentare all'ONU proposte di valutazione o riforma delle Convenzioni.
Il Paese dove abbiamo riscontrato maggiore interesse governativo è certamente il Brasile, ed è anche l'unico Paese che può avere la forza politica per sottrarsi al condizionamento americano.[...]
Ho appena letto il resoconto di Cappato sul viaggio in Centro-SudAmerica con Perduca.
Sono contento di veder confermata la mia impressione sul Brasile come paese più attento alle nostre proposte. Sarebbe stato esattamente uguale se al governo ci fosse ancora Fernando Henrique Cardoso.
In realtà non avevo alcun dubbio in proposito...-))
Mai, fino ad oggi, il "trafico" (come in Brasile chiamano i narcotrafficanti) aveva avuto tanto potere ed aveva osato tanto nella sfida alle istituzioni. Questa recente impennata dell'attività criminale del "trafico" dipende, secondo me, dalla progressione geometrica con cui la droga si è diffusa negli ultimi anni in Brasile e dalla proporzionale impennata dei profitti delle organizzazioni criminali. Fino a poco tempo fa, in Brasile, quando si parlava di "droga" ci si riferiva quasi esclusivamente alla cosiddetta "maconha" (come chiamano lì la marijuana), mentre da qualche tempo a questa parte si comincia a parlare anche di cocaina ed eroina un salto di qualità, evidentemente, del denomeno che si accompagna ad un salto di quantità dei profitti delle organizzazioni che lo gestiscono.
Come ho detto a Cappato, in Brasile non ho mai sentito parlare di "antiproibizionismo". Lo stesso semplice uso del termine non dice nulla o quasi nulla ai brasiliani non sanno di che cosa si tratta. L'approccio al problema sociale della "droga" è sempre stato limitato alla lotta ai trafficanti, storicamente individuati in Brasile come organizzazioni relativamente potenti di criminali che hanno i loro quartieri generali nelle favelas. Le favelas sono, da sempre, i luoghi off-limits nei quali si organizza e si gestisce il traffico di droga, una sorta di porto franco della criminalità la cui libertà di spadroneggiare e dettare le regole non è stata mai messa realmente in discussione dalle autorità se non atraverso occasionali blitz volti, per lo più, a rispondere con forza (spesso con violenza) ad azioni criminali dei trafficanti non ritenute tollerabili dalla polizia (ad esempio, quando in uno scontro a fuoco trafficanti ammazzano un poliziotto, la polizia reagisce andando a pescare i responsabili rifugiatisi nella favela di competenza). E' chiaro che, quindi, il problema "droga" in Brasile è sempre stato visto - dal lato dell'ordine pubblico - come un mero problema di "repressione" di un certo tipo di criminalità, e - dal lato della valutazione dell'impatto del consumo di "droga" da parte di pezzi della società - come un problema marginale che riguarda un certo tipo di soggetti "viciados" (cioè vittime del "vizio" del consumo e sostanzialmente visti come delle pecore nere della società).
Che io sappia (ma per saperlo mi sono adeguatamente informato presso fonti attendibili), l'unico rappresentante politico a livello federale che abbia sollevato un'ipotesi legalizzatrice della "maconha" è l'ex esponente del partito verde di Rio de Janeiro dep. Fernando Gabeira, recentemente passato al PT di Lula.
Da questo quadro (assolutamente insufficiente, non c'è nemmeno bisogno di dirlo...) seguono due o tre conclusioni secondo me interessanti
1) in Brasile è in corso una recrudescenza pericolosissima del fenomeno droga e potere dei narcotrafficanti;
2) i loro profitti ed il loro potere intimidatorio (alla luce degli ultimi avvenimenti) corrono tanto in fretta che non è un'assurdità prevedere una "colombizzazione" del Brasile - termine orribile, ma che rende l'idea, nel senso che potrebbe aversi in Brasile in breve una interferenza molto seria del potere dei narcos sullo Stato ordine pubblico, economia, e gli stessi meccanismi della democrazia brasiliana potrebbero da qui a poco essere inquinati e condizionati dal potere del "trafico". Già se ne hanno delle anticipazioni, tutti i giorni, dalle cronache di ciò che avviene a Sao Paulo ed a Rio. Il tutto con la straordinaria aggravante che, mentre (per es.) da noi, bene o male, la tenuta morale e democratica delle forze di polizia è complessivamente affidabile, soddisfacente, in Brasile non è così, tanto che una delle principali urgenze del paese è la moralizzazione di una polizia (statale e federale) in larghissima percentuale corrotta e connivente col "trafico".
3) Visto tutto questo, visto che questo paese è - praticamente - tabula rasa quanto ad informazione antiproibizionista, e visto che questo paese è assai più ricettivo rispetto a riforme ed innovazioni, assai più coraggioso ed assai più voglioso di "andare avanti", di modernizzarsi, di cambiare in meglio il proprio volto, le proprie abitudini, senza molti pre-giudizi (certamente assai più libero di "cambiare" e di accettare trasformazioni sociali anche importanti, di quanto siano l'Italia e l'Europa, impegnate solo a guardare indietro, a conservare il proprio passato, a difendere "orgogliosamente" le proprie tradizioni ed il proprio status quo...), visto tutto questo, io troverei assai proficuo fare del Brasile la nostra nuova scommessa antiproibizionista, una nuova frontiera in cui tentare di far passare questa che sarebbe una vera e propria rivoluzione culturale, oltre che politica. Se si seminasse bene, si potrebbe raccogliere in tempi non biblici frutti molto più copiosi di quelli che nel ricco ed evoluto occidente sono quelli che sono dopo anni e decenni di battaglie antiproibizioniste.
In questo, la presenza del governo Lula non va considerata come un'apripista, o come un catalizzatore, visto che al suo interno molte sono le contraddizioni e che, malgrado il marchio di “sinistra” ed il clichè di governo attento ai diritti degli esclusi, di governo per la giustizia sociale…, la componente cattolica è decisamente prevalente al suo interno (tanto che nessun esponente di questo governo ha mai sollevato, nemmeno in campagna elettorale, il problema dell’aborto ancora considerato un crimine, ad esempio…). Questo è vero, certo. Ma è anche vero che, malgrado questo, una certa dose di fiducia in un certo pragmatismo del governo Lula la possiamo (e la dovremmo) coltivare, soprattutto alla luce di un un certo coraggio a sfidare l’impopolarità che Lula ha già dimostrato in queste settimane su alcuni punti delicati che si è deciso ad affrontare, come quello della riforma della previdenza e della riforma fiscale. Anche sulla spinosa questione del programma “Fome zero”, al di là di alcune cadute demagogiche fors einevitabili, mi è sembrato molto lucido il richiamo di Frei Betto (l’ex prete, consigliere spirituale e politico di Lula da 25 anni ed ispiratore di ogni sua mossa in politica) al rischio di veder naufragare il programma in una deriva “assistenzialista” che aggraverebbe i problemi anziché aiutarne la soluzione.
Malgrado quindi i fondamentalismi catto-comunisti (è proprio il caso di definirli tali) inevitabilmente presenti nella coalizione governativa, non mi stupirei che scatti di coraggio e di lungimiranza fossero possibili in Brasile assai più che nel nostro paese o in qualunque altro paese al mondo. Il voto elettronico, la stessa elezione di Lula, la riforma agraria avviata da Fernando Henrique, la sconfitta dell’iperinflazione, hanno dimostrato che questo paese è capace di affrontare e vincere le scommesse più difficili ed improbabili. Occorrerebbe guardare al Brasile come ad un “laboratorio del cambiamento possibile” un laboratorio aperto e flessibile dove anche i paesi più ricchi ed evoluti avrebbero modo di tornare a, finalmente, “guardare avanti” (alle possibili riforme) dopo essersi fermati da troppo tempo, attestati nella mera difesa di un benessere indiscutibile ma che rischia di cristallizzarne le energie e le risorse umane impedendo loro di guardare al futuro con la necessaria lucidità.
si era detto di concentrare gli argomenti latinoamericani in un solo thread per non disperderci. siamo talmente in pochi.
Andrea
da www.misna.org BRAZIL 1/3/2003 115
RIO DE JANEIRO ARRIVA L’ESERCITO PER COMBATTERE I NARCOTRAFFICANTI, OGGI AL VIA IL CARNEVALE
General, Brief
Il presidente brasiliano Inácio Lula da Silva ha autorizzato l’invio di truppe dell’esercito a Rio de Janeiro, dove oggi prende il via il famoso Carnevale, per tentare di porre fine all’ondata di violenze scoppiata negli ultimi giorni. Lo ha comunicato il ministro di giustizia, Marcio Thomas Bastos, dopo una lunga riunione con il capo dello Stato. Il provvedimento risponde ad una precisa richiesta avanzata dalla governatrice di Rio, Rosinha Matheus, che ha sollecitato l’intervento dei soldati per combattere i gruppi di narcotrafficanti, impegnati in una vera e propria guerra contro le forze dell’ordine locali.
Finora la cosiddetta operazione ‘Rio sicura’, che impegna già 38mila poliziotti, non è riuscita a fermare i disordini che solo negli ultimi due giorni hanno provocato cinque morti. Decine di autobus e di negozi sono stati assaltati e dati alle fiamme nell’ambito di una durissima offensiva armata dietro alla quale si celerebbe il boss della droga internazionale Fernandinho Beira-Mar, trasferito giovedì dal carcere di Bangú 1, alle porte di Rio, a quello di Presidente Bernardes, sul fiume Paranà (600 chilometri all'interno di San Paolo), dove è stato posto in regime di totale isolamento. Una misura di sicurezza decisa per impedirgli, come avveniva nel penitenziario precedente, di continuare a dare ordini, tramite cellulare, al famigerato ‘Comando Vermelho’, la più grande organizzazione criminale di Rio. [FB]
Matteo, Cappato ha la mia email giacchè mi aveva scritto mentre ero in Brasile preannunciandomi il giro in America Latina con Perduca.
Credo che le possibilità dei due Marchi siano infinitamente superiori alle mie...-))comunque, se servisse qualcosa dai miei neo-amici brasiliani, farò il possibile. Ma non credo serva nulla!...-)
Antonello,
ho fatto avere il tuo testo a Perduca e Cappato che domani sono in Uruguay e che nei giorni successivi andranno anche in Brasile...a volte anche il Forum e' produttivo!..
... pensa te -)))
Matteo
-)))))))))))))))
Il filo è quello noto right or wrong, it's his country.
Probabilmente, se Lula vivesse in Italia, farebbe la stessa cosa, e manderebbe a cagare CGIL, Cofferati, Bertinotti & company
ah, quindi adesso ce stai a di' che Lula sarebbe il Reagan brasiliano.
Marzano fulminato sulla via di Brasilia.
Modificato da - Alessandro Gerardi il 26/02/2003 184150
Illustro meglio i termini della proposta Lula per la riforma della previdenza brasiliana. Mi sembra un argomento utile (e forte) per zittire coloro che in Italia da un lato guardano a Lula come ad un rivoluzionario difensore dei deboli, e dall'altro difendono in Italia - con le pensioni di giovinezza - un medioevale sistema di privilegi che PERFINO in un paese di 10 anni (vita media brasiliana) più giovane del nostro sarebbe considerato inaccettabile ed anacronistico, incompatibile col bilancio statale ed ingiusto socialmente.
A) Per i nuovi assunti, viene unificato il sistema previdenziale dei lavoratori pubblici e privati, ed a questo viene progressivamente ancorato anche quello dei militari.
B) Viene così fissato un tetto massimo della pensione unico, per privati e pubblici. I pubblici scontenti, per incrementare la propria pensione, dovranno pagarsi i contributi di fondi pensione complementari.
C)Per i lavoratori attivi, viene innalzata l'età minima alla quale poter andare in pensione (da 48 a 53 anni le donne, da 55 a 60 anni gli uomini).
D) Adozione di un fattore previdenziale per il calcolo della pensione al posto dell'attuale (pari al valore dell'ultimo salario percepito), la pensione del lavoratore pubblico si baserà sulla media dell'80% dei suoi più alti salari.
E) Viene introdotta una sorta di tassa/contribuzione da parte dei lavoratori pubblici già pensionati, che oggi non pagano contributi nè tasse.
F) Viene ridotta la pensione che qui in Italia chiamiamo di "reversibilità". Attualmente essa è uguale a quella del coniuge lavoratore deceduto, d'ora in avanti essa verrà ridotta di una certa percentuale (come avviene qui da noi...).
G) Si mette fine alle pensioni vitalizie a favore dei militari; inoltre essi dovranno d'ora in avanti pagare un'aliquota contributiva pari all'11% al posto dell'attuale, pari al 7,5%.
H) Sempre per i militari, si sottraggono dal numero degli anni calcolati come facenti parte della "storia contributiva" del pensionando, quelli anni relativi al periodo di studio ed inclusi nel calcolo.
Un bel coraggio, una bella sterzata di austerità tipicamente "NEOLIBERALE", come direbbero alcuni, una bella dimostrazione di carattere. Anche perchè le parole esatte pronunciate da Lula per difendere dagli attacchi dei sindacati del pubblico impiego il progetto (che riprende pari pari l'analoga riforma, detta "PL-9", di Fernando Henrique contro cui votò e si battè il PT di Lula nella scorsa legislatura...), sono le seguenti
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"SE NECESSARIO, SONO PRONTO A METTERE L'INTERA SOCIETA' CONTRO I DIPENDENTI PUBBLICI!"
("O Globo" di sabato 22 febbraio 2003, pag. 3)
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Probabilmente, se Lula vivesse in Italia, farebbe la stessa cosa, e manderebbe a cagare CGIL, Cofferati, Bertinotti & company. ma questi non lo ammetteranno mai.
Evviva! Piccolo festeggiamento "tecnico" per essere effettivamente rientrato nel Forum.
Sto per andare a mia volta in Brasile (passando per l'Argentina), quindi, maledicendo la dispersione fra tre o quattro argomenti che - se ci fosse uno Spamapanato! - dovrebbero essere uno solo, mi servono indicazioni ai fini di eventuali approfondimenti sui problemi di questo continente e/o rapporti con l'Italia.
Passeró anche da PAL
hai avvisato Marco Cappato e Perduca che cerchino un contatto con Carlos Mota durante la loro breve sosta a Brasilia nei prossimi giorni?
M. Alessio - FORSE restituito al forum dopo mesi di esilio tecnico
Antonio
informati come stanno allevando i broiler(polli)e quanto spendono per produrre 1 kg di questa carne.
Grazie
Sergio