Vanno di moda le esegesi delle canzoni, per questo mi sono deciso di emulare, modestamente, lo splendido Benigni di SanRemo nella più facile esegesi del testo della canzone vincente del 61° festival di San Remo. Per chi non avesse seguito il festival si tratta della canzone " Chiamami ancora amore " cantata da Roberto Vecchioni.
Prima Strofa:
e per la barca che è volata in cielo
che i bimbi ancora stavano a giocare
che gli avrei regalato il mare intero
pur di vedermeli arrivare
Si parla di una barca volata in cielo mentre alcuni bambini giocavano, l'autore per dimostrare il suo profondo attaccamento ai bambini dichiara che, a loro, avrebbe regalato tutto il mare pur di vedersene arrivare uno; dalla cosa si deduce ( non so se sia vero ) che non ha figli e che questa cosa gli pesa profondamente.
Seconda, Terza strofa e ritornello
per il poeta che non può cantare
per l’operaio che non ha più il suo lavoro
per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
in un deserto come in un porcile
e per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro, un libro vero
così belli a gridare nelle piazze
perché stanno uccidendo il pensiero
per il bastardo che sta sempre al sole
per il vigliacco che nasconde il cuore
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e di parole
Qui Vecchioni abbandona i dolori personali e, nel ritornello, chiede di essere chiamato " amore ", da una persona precisa ( forse la compagna di vita ) o da chiunque altro, per delle motivazioni che elenca con puntualità. L'autore descrive una serie di situazioni negative che avvengono nel mondo: soldati costretti a combattere, poveri che vivono nei porcili, libri che andrebbero difesi nelle piazze in quanto portatori di verità non meglio specificate, bastardi che stanno sempre al sole facilmente identificabili con avversari politici come Berlusconi e i vigliacchi che lo votano controvoglia ma per puro interesse, perchè ci sarebbe una memoria di qualche cosa di importante che qualcuno ha buttato via ( ma non si capisce anche in questo caso di cosa tratti la memoria ). Vecchioni desidera essere chiamato " amore " anche per i signori del dolore che, presumibilmente, sono gli stessi che costruiscono le situazioni negative, ma anche per cose positive come i giovani che gridano nelle piazze e che sono belli da vedere. Alla fine del ritornello disegna un mondo reale buio che dovrà finire, prima o poi.
Seconda parte del primo ritornello
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
in questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo
chiamami ancora amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
Qui la necessità di essere chiamato " amore " si fa pressante e disperata identificando la sua vita come un sogno sospeso tra il buio silenzio ( creato sempre dai signori del dolore ) e il tuono, che potrebbe essere l'ora della rivoluzione o, comunque, del cambiamento. Chiede poi a qualcuno, probabilmente un immaginario essere trascendente ( dio? ), di difendere l'umanità anche se tutti gli uomini dovessero morire all'infuori di uno. Purtroppo non spiega per quale motivo gli uomini dovrebbero morire tutti e chi li dovrebbe uccidere, quindi la cosa rimane un po' incomprensibile. Va notata la straordinaria somiglianza tra gli appelli papali che, nel nome della parola amore profferta a ripetizione, affida l'umanità a dio. Probabilmente è una strofa che ha avuto una grande presa sul fondo cattocomunista italiano.
Quarta strofa
perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali
perché le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso
e sono come il sorriso di dio
in questo sputo di universo
Improvvisamente, dal cupo pessimismo, ecco farsi strada il concetto di idea che viene definita come una farfalla alla quale non si possono togliere le ali ( paragone infelice, è semplicissimo togliere le ali ad una farfalla ) e che simoleggia la presunta tendenza delle idee a propagarsi così come una farfalla vola di fiore in fiore, confondendo forse idea con ideologia. Il concetto di inossidabilità di un'idea è rafforzato da un paragone più calzante, i temporali infatti non spengono le stelle, e da uno poco comprensibile: " voci di madre che credevano di avere perso ", ma la parola madre ci sta sempre bene. Alla fine si sostiene che le idee " sono come il sorriso di dio in questo sputo di universo ", rafforzando ulteriormente la propria dichiarazione di fede e lo scarso interesse e conoscenza di cosmologia; anche in questo caso però, definire " sputo " l'universo fa un bell'effetto e sostiene chiaramente che non è necessario esplorare le cose ma basta farsele nascere nella mente come " idee " da propagare ( o propagandare? )
Finale
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
continua a scrivere la vita
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
che è così vera in ogni uomo
chiamami ancora amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole
chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
in questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo
chiamami ancora amore
L'autore dilaga con la propria richiesta, senza specificare mai chi dovrebbe chiamarlo amore ma ci offre altri motivi per cui dovremmo farlo. Un po' come Bersani che chiede di essere votato ma non si capisce per fare cosa lo chieda, a parte mandare a casa Berlusconi naturalmente. Vecchioni ci dice che, quando questa notte finirà, la prima cosa da fare è riempirla di musica e di parole ma, visto che si tratta di una canzone, si deve dedurre che la notte sia già finita, visto che una canzone è fatta proprio di musica e parole. Si rileva inoltre l'inadeguatezza della soluzione proposta rispetto alla situazione terribile descritta nelle strofe precedenti, che avrebbe bisogno di interventi molto più concreti della musica e delle parole; specialmente queste ultime hanno la tendenza a diventare, spesso, chiacchiere vuote e sembrano poco adatte a sollevare chi muore nel deserto e nei porcili dalla propria condizione.
E' una canzone stupida e molto leggera mascherata da canzone intelligente, come tutte le " cosidette " canzoni d'autore italiane. Ammiccano a cose complesse stando ben alla larga dall'entrarci dentro, capita a chi non ha un cazzo da dire come Vecchioni.
Ps. La mia canzone preferita era quella della Oxa, eliminata subito!
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Morandi:
"Vecchio', vieni che ti faccio vincere cosi' uniamo tutti nel darti addosso! La guerra civile almeno gli scemi non se la continuano su cose serie come le canzoni!"
Roberto Scaruffi
Una canzone che ha una melodia imbecille come quella di Vecchioni non è una canzone, al limite è un testo musicato abbastanza male. Sono anni che alcuni cosiddetti "cantautori" si ostinano a costruire musiche che come melodia usano solo due note ogni 4 accordi. Perché i cosiddetti "cantautori" sono abituati male, dai tempi delle feste dell'Unità degli anni 70, a mettere dei concetti più o meno condivisibili al momento su delle melodie che piacciono al loro pubblico: semplice ammiccamento, esattamente uguale al meccanismo della musica adolescenziale, cambiano solo i contenuti.
Da aggiungere solo che i vecchi italiani (quello è il pubblico di Sanremo, sia chiaro), per sottolineare il loro predominio generazionale, votano un settantenne scarsissimo come cantante presentatosi con una canzone mediocre e che per ironia della sorte di chiama Vecchioni. Se non è un segnale dei Rettiliani che vuol farci capire quanto siamo mummie..........
La canzone effettivamente è molto patetica; Vecchioni ancora più patetico nel commuoversi vincendo il festival invece di forttersene alla grande ; il tutto ancora più patetico se si considera che il festival l'ha vinto un settantenne in delirio senile e di giovani validi non esiste manco il residuo della puzza; i cantautori di ieri oggi sono tutti stagionati e cotti e tra poco li porteranno a forza sul palco in carriola col pannolone umido; forse da giovani erano un pò patetici ma almeno c'erano; oggi non c'è manco il deserto dei tartari, che già sarebbe notevole; c'è il deserto degli imbecilli; nella terza età non è facile essere creativi, perchè non è facile cantare gli entusiasmi spericolati della prostata; la la sola eccezione è Vasco, di fronte a cui è d'uopo togliersi il cappello; la sua ultima canzone è un capolavoro; il resto è tutto un refrain al grigio.
Però è tutto il periodo storico che è patetico, e l'arte non può non risentirne; il materialismo storico, cari liberali, non è una teoria campata per aria: lo tocchi con mano ogni santo giorno, lo senti per radio, lo vedi alla tv e lo respiri se sai farci caso; nei periodi involutivi ci si aggrappa ai pannoloni, si riscopre il passato prossimo, ci si ripete che addà passà a nuttata e intanto ci si ritorce nello più o meno nelllo scontato e nel deja vu raschiando anche il fondo del manierismo; e i giovani sono troppo impegnati e costretti ad adattarsi alle aspettative dei più anziani per potersi permettere slanci lirici e percorrere nuove vie estetiche; anche la creatività ne viene piallata e inaridita; la cosa è lapalissiana; bernanke è tutta colpa tua e degli altri stronzi come te; sta roba ce l'hai sulla coscienza sporca.
Io non la penso affatto così. Vecchioni non mi è mai piaciuto, soggettivamente, per semplici motivi musicali anche se posso comprendere come, a un milanese di quella generazione, una canzone come " Luci a San Siro " potesse toccare il cuore, la musica è anche questo. Se mi sono divertito a prendere un po' per il culo il testo di " Chiamami ancora amore " è proprio perchè, in assenza di musica, non resta altro che il testo da commentare. La stessa tipologia di esegesi potrebbe essere fatta su quasi tutta la produzione cantautorale italiana, a partire dagli anni '60 ad oggi: musica zero e testi che di poesia avevano solo la spudorata pretesa, spesso pedante, di dire cose significative; includo in questa rassegna anche tanti mostri sacri viventi e, soprattutto, defunti che di sacro non avevano un bel nulla; ma si deve pure prendere atto che, a tanta gente, quelle canzoni sono piaciute. Quindi, per quanto sia convinto di quanto scritto sopra, devo ammettere che si tratta di un semplice punto di vista personale.
La competenza musicale di molti italiani è così bassa che discorsi su " come era bella la musica di una volta e com'è brutta quella di oggi " passano di generazione in generazione e ogni generazione pretende anche di apporre presunte " oggettività " alla preminenza qualitativa della musica dei propri tempi. Quando, a proposito di canzoni, qualcuno parla di bellezza " oggettiva " di una canzone è, secondo me, il segno sicuro che quella persona, di musica, non capisce nulla e che non ha nemmeno la sensibilità sufficiente per godersela. I peggiori sono quelli che si fanno addirittura vanto di non ascoltare SanRemo, quasi fosse una medaglia di competenza musicale. Daccordo che, se a uno non piace Sanremo e le canzoni che in quel palco vengono suonate, fa bene a non vederlo, ma questo fatto non fa di loro dei Riccardo Muti, fa di loro semplicemente delle persone che si rifiutano, legittimamente per carità, di ascoltare delle canzoni, tutto li. A me piace ascoltare praticamente qualsiasi tipo di musica, non mi perdo mai SanRemo e molte altre trasmissioni del genere, so che qualche canzone carina da ascoltare rilassato per qualche giorno viene sempre fuori, questa è di per se una cosa positiva e non vedo perchè dovrei rinunciarvi, Debussy o Stravinsky li posso ascoltare in ogni altro momento, mica scappano. Non condivido affatto la visione negativa della musica contemporanea. Per mio gusto, ascoltando musica da 50 anni, le canzoni moderne sono mediamente molto più belle di quelle di 40 anni fa: arrangiamenti imparagonabili, strumentisti e cantanti preparatissimi in esecuzioni molto più difficili di quelle delle canzoni di un tempo; se riascolto oggi certe canzoni originali anni 60 viene quasi da ridere. Anche a quei tempi furono scritti bellissimi pezzi di musica, intendiamoci, sono quelli che ascoltiamo ancora oggi con piacere, magari con arrangiamenti un po' più ricchi. E' per questo motivo che a qualcuno sembrano più belle quelle canzoni, perchè sono rimaste solo quelle belle, le altre sono state, giustamente, dimenticate. Per fare un esempio: io sono venuto su, da adolescente, con l'Hard Rock anni '70 ma oggi dei LedZeppelin ascolto al massimo 3 o 4 pezzi, la stessa cosa vale per tutti gli altri, salvo per quelli che non ho mai ascoltato da giovane. Io prima di prendere per il culo gente come LadyGaga, Rhianna, Beyonce e compagnia cantante ci andrei cauto, è gente che sa cantare divinamente bene ( non sbagliano mai ) e che esegue e scrive la musica di oggi, che altro dovrebbero fare? Sono ancora troppo giovane per avere delle nostalgie.
Ma si può parlare di musica e di cultura in generale con uno che non capisce il testo di una canzone facile facile?
Suvvia...
sabatino di martino
Il galeone
La canzone politica degli anni '70 (1970-1980)
Siamo la ciurma anemica
d'una galera infame
su cui ratta la morte
miete per lenta fame.
Mai orizzonti limpidi
schiude la nostra aurora
e sulla tolda squallida
urla la scolta ognora.
I nostri dì si involano
fra fetide carene
siam magri smunti schiavi
stretti in ferro catene.
Sorge sul mar la luna
ruotan le stelle in cielo
ma sulle nostre luci
steso è un funereo velo.
Torme di schiavi adusti
chini a gemer sul remo
spezziam queste catene
o chini a remar morremo!
Cos'è gementi schiavi
questo remar remare?
Meglio morir tra i flutti
sul biancheggiar del mare.
Remiam finché la nave
si schianti sui frangenti
alte le rossonere
fra il sibilar dei venti!
E sia pietosa coltrice
l'onda spumosa e ria
ma sorga un dì sui martiri
il sol dell'anarchia.
Su schiavi all'armi all'armi!
L'onda gorgoglia e sale
tuoni baleni e fulmini
sul galeon fatale.
Su schiavi all'armi all'armi!
Pugnam col braccio forte!
Giuriam giuriam giustizia!
O libertà o morte!
Giuriam giuriam giustizia!
O libertà o morte!
Ero fuori a cena.
Anche io! Tutta la settimana! :-))))))
....
m.bacci ha scritto: ...dalla cosa si deduce ( non so se sia vero ) che non ha figli e che questa cosa gli pesa profondamente.
Ha quattro figli (ha anche scritto una canzone intitolata "Figlio figlio figlio").
Grazie per la precisazione, in questo caso anche la prima strofa, l'unica minimamente dignitosa a parer mio, perde di senso.
Il festival di San Coso? Neanche un cm2 è passato sul mio 50" panasonic plasma con vrs blue ray. Noi snobbiamo il nazionalpopolare. Una cintura nera di Kendo, un figlio prima lama di scherma e un artista del mio calibro non possono cadere così in basso.....
il carso e le apuane.....
Beh, dopotutto la tua interpretazione potrebbe essere valida se riferita al desiderio di avere figli che aveva quando era giovane e ne era ancora privo.
Infatti il testo dice "gli avrei regalato il mare intero pur di vedermeli arrivare", non "gli regalerei ecc."
Comunque a quanto ho letto la prima strofa fa in realtà riferimento all'immigrazione, dunque credo che parli della triste fine di una barca di immigrati con dei bambini a bordo.
A una barca di immigrati? non lo avevo capito, in effetti non è chiarissimo.
l' "esegesi" comincia a vacillare... :-((
E' stato Marco Pannella ad affossare i 20 referendum rifiutandone l'accorpamento elettorale con le amministrative e la conseguente garanzia di quorum.
Vasco, non infierire.
Ricorda che si tratta del genio Bacci-Otelma.
Di fronte alle sue esternazioni esegetiche devi chinar la fronte al massimo fattor che lo ha creato tale.
Si potrebbe riderne, ma è meglio dire che è un genio, sennò si arrabbia e lancia i tubuli cerebrali contro tutti.
Ecco : esegesi sanremese più raggi gamma a go-go. Questo è il tipo!
Lasciamolo stare...
sabatino di martino
Vedi Vasco perchè ho deciso di trasferir armi e bagagli qui in questa terra di confine? Qui non si fanno esegesi , ci si fa piuttosto i fatti nostri.....E un "Viva la e po bon" vale più di mille chiacchiere senza la "c"
il carso e le apuane.....