Di Marco De Martino
Mentre andava all’appuntamento con l’uomo che gli aveva promesso di fargli incontrare i suoi bambini per abusarne, Jimmy aveva intuito che sarebbe stato arrestato, eppure non è riuscito a fermarsi: “Ero troppo eccitato, nel computer avevo accumulato decine di foto pornografiche di ragazzini e finalmente in una chat su internet avevo incontrato uno che sembrava come me, che diceva di volermi presentare dei bambini”. Vista oggi, a mente lucida, l’offerta di quell’uomo incontrato online non aveva senso: quale padre potrebbe concepire di dare i propri figli in pasto a un pedofilo? Eppure, solo quando scattarono le manette Jimmy capì che per due settimane aveva descritto quello che avrebbe voluto fare con quei bambini a un poliziotto: “La mia sola consolazione è non avere mai potuto mettere in pratica quelle orribili fantasie”.
Era il 2001. Jimmy allora aveva 26 anni e una voce più baritonale di quella angelica con cui ora racconta a Panorama la sua storia. Unica condizione, la promessa di mantenere l’anonimato. “Non solo ho la voce in falsetto e ho guadagnato peso, mi si è anche ristretto un testicolo e ho perso tutti i peli che avevo sul corpo. Capita spesso a quelli come me”. Quelli come lui sono la versione contemporanea degli eunuchi rinascimentali, resi tali non dall’evirazione fisica che si praticava allora, ma dalla castrazione chimica provocata da un’iniezione mensile di 7,5 milligrammi circa di Depo-Lupron. La medicina, chiamata anche leuprolide, di solito viene usata per il tumore alla prostata. Ma poiché abbassa i livelli di testosterone, serve anche a diminuire il desiderio sessuale. “Ho chiesto di cominciare la cura ancora prima di essere condannato a quattro anni di carcere” ricorda Jimmy. “Senza l’aiuto della medicina non sarei mai riuscito a controllare la mia frenetica voglia di sesso”.
Di castrazione chimica non si dibatte solo in Italia, dove un emendamento della Lega nord al decreto sugli stupri chiede benefici carcerari per i violentatori che si sottopongano volontariamente al trattamento farmacologico per una durata minima di due anni. Anche in altri paesi europei (Polonia e Spagna, per esempio) sono state avanzate proposte simili. Ma è negli Stati Uniti che la sperimentazione è più avanzata. In California la castrazione chimica è obbligatoria dopo il secondo arresto per violenza carnale, e può essere ordinata dai giudici anche al momento della prima condanna se la vittima ha meno di 13 anni. I giudici di Iowa e Florida hanno facoltà di valutare caso per caso l’opportunità di ordinare il trattamento, mentre il governatore della Louisiana ha dato facoltà ai giudici del suo stato di decidere se ordinare la castrazione chimica dopo il rilascio del condannato dal carcere. Altrove si va anche oltre. In Texas ai condannati per stupro viene offerta la castrazione chirurgica, ovvero l’eliminazione dei testicoli, in cambio di riduzioni della pena. Mentre 94 incriminati per violenza carnale sono stati castrati nella Repubblica Ceca, l’unico paese europeo a consentire questa pratica, che il comitato antitortura del Consiglio d’Europa sta cercando di bloccare dopo averla definita “invasiva, irreversibile e mutilante”.
Una lista di aggettivi a cui Fred Berlin, che a Baltimora dirige la clinica sui disordini sessuali della Johns Hopkins University, aggiungerebbe anche la parola “inefficace”, almeno se la si confronta alla castrazione chimica: “A chi è evirato per recuperare il desiderio dopo l’operazione chirurgica basta ordinare testosterone su internet” informa Berlin (vedere il riquadro nella pagina precedente). “Chi si sottopone a castrazione chimica invece è controllato dal medico che somministra la medicina”.
Jimmy, che abita in Pennsylvania, è uno dei circa 100 pazienti del dottor Berlin che ogni mese viaggia fino a Baltimora per la sua iniezione: “L’effetto del Depo-Lupron è rendere il sesso un pensiero occasionale, che puoi controllare, perché l’abbassamento del testosterone ti dà lo spazio mentale per valutare le situazioni” racconta Jimmy. “Prima di cominciare il trattamento invece ero totalmente posseduto dai miei impulsi: non potevo trattenermi, ero fuori controllo. Passavo il giorno su internet a organizzare incontri: facevo sesso con partner che spesso rimanevano anonimi e dopo tornavo a casa a guardare porno, non solo immagini di maschi adulti ma anche di bambini”. Ora il sesso è un pensiero ancora presente, ma remoto. Jimmy ha un fidanzato, che conosce la sua storia ma vive in un’altra città. Con lui ha rapporti intimi: “Succede una o due volte l’anno, e va bene così: nonostante la medicina posso ancora avere delle erezioni, ma la voglia di sesso è poca. Se alla televisione vedo una persona che mi eccita, magari penso di masturbarmi, ma poi quasi sempre non lo faccio. E quando succede l’orgasmo non è più appagante come un tempo”. Basta non prendere più la medicina, però, e il desiderio torna. A Jimmy è capitato mentre era in prigione: “A un certo punto ho notato che avevo un nodulo sul petto, e i dottori del carcere hanno deciso di interrompere il Depo-Lupron. Non è stato un problema mentre ero in galera, ma appena sono uscito ho ricominciato a fare sesso in giro”. La cosa è venuta fuori durante l’esame con la macchina della verità a cui si deve sottoporre ogni anno, parte delle condizioni del regime di semilibertà a cui è vincolato per 10 anni dopo l’uscita di prigione: “Quando il dottor Berlin ha visto i risultati del test, mi ha proposto di ricominciare con la medicina e subito il desiderio è calato nuovamente”. Jimmy però non pensa che sia stato il Depo-Lupron da solo a riportare la sua sessualità a una dimensione gestibile.
“Ad aiutare molto sono anche i gruppi di sostegno a cui partecipo con altri che hanno problemi legati alla sessualità, e che si affiancano alle sedute individuali con uno psicologo. Ora comincio a capire che i miei problemi derivano probabilmente dall’avere nascosto per anni il mio essere gay, dall’avere avuto paura di rivelarmi agli altri, dall’avere cercato di nascondere questa situazione mettendomi in contatto online con altri che a loro volta conducevano una doppia vita”. Oltre a non potere avvicinarsi a bambini, Jimmy non può neppure usare internet. E tutti i suoi vicini sanno del suo passato, perché dopo l’uscita di prigione si è dovuto iscrivere al registro dei “sex offender”, i condannati per reati legati alla violenza sessuale, consultabile da tutti su internet. A Jimmy il termine castrazione chimica non dà fastidio: “La possiamo chiamare come vogliamo, ma non è una evirazione totale: il corpo funziona ancora”. L’unica cosa che non sopporta è l’idea che in alcuni stati la medicina che lui sta prendendo volontariamente possa essere obbligatoria: “Non tutti i molestatori hanno bisogno del trattamento farmacologico, a molti basta il supporto terapeutico per essere in grado di controllare le loro pulsioni. Sarebbe crudele sottoporli comunque a una cura che ha effetti collaterali molto pesanti”. Appena possibile lui vorrebbe interrompere con la medicina: “Penso che riuscirò a farlo tra cinque anni, ma solo se sarò ancora stabilmente fidanzato. Allora, probabilmente, per mantenere l’autocontrollo mi basteranno le sedute terapeutiche di gruppo. Quelle continuerò a farle molti anni dopo avere interrotto il trattamento farmacologico. Anche dopo avere terminato la libertà condizionale. Avere una situazione in cui mi posso esprimere liberamente con altri come me mi aiuta tantissimo”.
- Sabato 11 Aprile 2009
Primissimo piano, rubato a sua insaputa, di William Caghetti: eccolo!