Radicali e energia

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r.scaruffi (not verified)

Queste non sono chiacchiere.

Mandi,

Renzo Riva

renzoriva@libero.it

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http://www.world-nuclear-news.org/NN-Plans_for_two_new_Ontario_plants_scrapped-2307096.html

Plans for two new Ontario plants scrapped
23 July 2009
 

Canada's Bruce Power has announced its decision to withdraw its applications to construct two new nuclear power plants in Ontario. It no longer plans to build a third plant at the existing Bruce site and has scrapped plans for a plant at Nanticoke.

The company said that it will now concentrate on the refurbishment of its existing Bruce A and B plants, rather than build the new Bruce C plant. The refurbishment of the Candu units will bring an additional 6300 MW of electricity online. Bruce A comprises of four units, each with a capacity of 769 MWe, while Bruce B's four units have a capacity of 822 MWe each.

The company submitted its environmental impact statement (EIS) in September 2008 for up to four new reactors of around 1000 MWe capacity each at the proposed Bruce C plant. The exact location and the reactor design to be used had not yet been determined.

In addition, Bruce Power said that, given Ontario's declining demand for electricity, it is no longer planning to construct a new plant at Nanticoke.

In late October 2008, Bruce Power announced that it was considering building a two-reactor nuclear power plant at Nanticoke in southern Ontario. The area is already home to a large coal-fired power plant, due to close down for environmental reasons. AECL's ACR-1000; Areva's EPR and Westinghouse's AP1000 had been under consideration for the plant.

The company said that it has notified the Canadian Nuclear Safety Commission (CNSC) and the Canadian Environmental Assessment Agency (CEAA) that it will withdraw its site license applications and suspend its Environmental Assessments in Bruce County and Nanticoke.

Bruce Power said that it will now work with its investors and the Ontario Power Authority to investigate the feasibility of refurbishing Bruce units 3-8 following the successful restart of units 1 and 2, which will inject another 1500 MW of baseload generation into the Ontario market.

Duncan Hawthorne, Bruce Power's president and CEO, said: "These are business decisions unique to Ontario and reflect the current realities of the market." He added, "Our focus has always been to find the best way to provide Ontario with a long-term supply of 6300 MW. For more than five years, we’ve examined our options and refurbishing our existing units has emerged as the most economical."

"While we have chosen to pursue the refurbishment option, I want to thank everyone in Bruce, Haldimand and Norfolk counties who supported us," Hawthorne said. "The work we have done confirmed both sites held great promise for new build if the market conditions were more favourable. However, the time has come to narrow our focus and follow the route that's best for us, for Ontario and its ratepayers."

Bruce Power noted that its decision "has no impact on the current process to introduce nuclear energy to either Alberta or Saskatchewan, where both provincial governments are expected to release policy statements regarding nuclear’s role later this year."

The company's announcement to withdraw its licence applications closely follows the announcement last month by the provincial government of Ontario that it had stopped work towards building new reactors. Bids from abroad were not up to scratch, it said, and it did not have confidence in the future of AECL. Ontario Power Generation's Darlington site had been selected as the best choice for expansion.

The procurement project was a component of a 20 year energy plan launched by the Ontario government in 2006. The plan calls for the 14,000 MWe of nuclear capacity that provides half of electricity to be maintained, requiring new build to replace retiring facilities.

Iscritto dal: 27/12/2008
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Ma l'uranio lo comprano o lo hanno trovato in Canada?

Questo non si evince dalla velina, mi sembra.

sabatino di martino

Iscritto dal: 27/12/2008
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Chiacchiere, chiacchiere. Date il nobel al Battaglia-Otelma, quando ci fornirà i mezzi tecnici per attuare le sue trasformazioni del torio e dell'uranio in un carburante adatto. Il resto sono sciocchezze messe su carta per darsi ragione. E' la tecnica dei millantatori, prima ti spiegano cha hai torto perché sei insipiens e poi di fronte alle domande rispondono con le prospettive future. Vedremo, faremo...

Ma dov'è tutto sto uranio ? Risposte no ce ne sono, solo la solita risposta sule testate smantellate, ma quante cazzop di testate occorerebbero per trasformare la produzione mondiale in atomica? Questi calcoli il budda-Battaglia no li fornisce, parla solo di potenza( che abbia la prostata anche lui?).

Ah dimenticavo che vuole prendere l'uranio dal mare, un procedimento rapido ed economico. Fate fare a lui e ai suoi amici, vi troverete bene....

sabatino di martino

r.scaruffi (not verified)

Mandi,

Renzo Riva

renzoriva@libero.it

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Energia nucleare? Sì, per favore…

© 2009 21

 

mo SECOLO s.r.l. Vignetta realizzata da Giorgio Trenta

ENERGIA NUCLEARE?

SÌ, PER FAVORE…

Presentazioni di

Antonino Zichichi e Renato Brunetta

21

 

 INDICE

21mo SECOLO

 

RESENTAZIONE DI ANTONINO ZICHICHI 9RESENTAZIONI DI RENATO BRUNETTA 9REFAZIONE 15INGRAZIAMENTI 19NTRODUZIONE 21ENERGIA E POTENZA 23NERGIA ELETTRICA 43L NUCLEO NELL’ATOMO 57L NUCLEARE NEL MONDO 69L COMBUSTIBILE NUCLEARE 79A RADIOATTIVITÀ 89E SCORIE DEL NUCLEARE 101RISCHI DEL NUCLEARE 115LLUSIONI E REALTÀ 129HE FARE? 155PPENDICE 1:A NATURA, NON L’ATTIVITÀ DELL’UOMO, GOVERNA IL CLIMA 167PPENDICE 2:E SORPRESE DELLA SCIENZA – DI LUIGI PIRANDELLO 177

PRESENTAZIONE

di Antonino Zichichi

Pa superare il pericolo che ci minaccia: la fame energetica

nel mondo. Uno studio della WFS (

Scientists

tenore di vita in una nazione è l’energia pro-capite. Dove c’è

energia è possibile risolvere qualsiasi problema. Oggi nel mondo

ottocento milioni di persone hanno a loro disposizione la stessa

quantità di energia pro-capite che avevano i nostri antenati

dell’età della pietra. È in questo pezzo d’umanità che si registra

il più alto livello di mortalità dovuta a mancanza di cibo e malattie.

Noi apparteniamo al gruppo di privilegiati del G8; siamo

quasi un miliardo e abbiamo a disposizione la giusta quantità di

energia pro-capite per l’alto tenore di vita che siamo riusciti a

raggiungere. Fino a quando?

Su questo satellite del Sole il numero di viaggiatori è sei miliardi

e mezzo. Prima o poi tutti – il che vuol dire anche gli altri

cinque miliardi e mezzo di persone – vorranno vivere avendo a

loro disposizione la stessa quantità di energia pro-capite che

abbiamo noi del G8. Se non fosse per il “fuoco nucleare di pace”

questa fame d’energia resterebbe senza soluzione. Il “fuoco

nucleare di pace” permette infatti di risparmiare un milione di

volte nella trasformazione di massa in energia. Invece di un milione

di chili di petrolio, gas, carbone, biomasse o legna, basta

un chilo di materiale nucleare per produrre la stessa quantità

d’energia. D’altra parte, le frontiere della Scienza ci hanno

aperto gli occhi sui tre modi in cui è possibile generare energia.

Questi tre modi sono: il fuoco elettromagnetico (carbone, legna,

biomasse, petrolio, gas), il fuoco nucleare (di fissione e fusione),

e il fuoco di annichilazione dell’antimateria con la materia.

Quest’ultimo è a bilancio fortemente negativo, quindi economicamente

privo di interesse. Rimangono i primi due. Pensare

ad altri fuochi è fuori da ogni credibilità scientifica. La sola

possibilità per garantire energia sufficiente ai sei miliardi e mezzo

di viaggiatori nella navicella spaziale chiamata Terra è il fuoco

nucleare di pace.

Stanno entrando nell’economia mondiale i Paesi in via di sviluppo:

Cina e India sono i primi della lista, ma molti altri sono

in procinto di entrare. Nonostante il tenore di vita dei Paesi

emergenti sia ancora lontano dal nostro, l’enorme quantità

d’energia necessaria per venire incontro alle loro necessità domestiche

e industriali non può avere sorgente nei combustibili

convenzionali (carbone, biomasse, petrolio, gas): l’atmosfera subirebbe

danni irreversibili. Come spiega con estrema semplicità

in questo libro Franco Battaglia, non si può affrontare la crisi

con le tecniche eoliche e solari per due motivi. Costano troppo e

non potranno mai essere in grado di produrre le potenze necessarie

alle attività umane, incluse quelle industriali, che sono il

vero motore del progresso civile e sociale. L’unica via d’uscita è

il fuoco nucleare di pace: è l’unico a poter garantire all’umanità

di disporre di una quantità enorme di energia senza distruggere

enormi quantità di materia.

La Nazione che ha dato i natali a colui che ha saputo scoprire

il “fuoco nucleare di pace” – formidabile conquista dell’intelletto

umano – è l’Italia. La stessa Nazione che oggi ha perso una

delle componenti essenziali della propria Libertà: quella energetica.

Nella crisi energetica mondiale l’Italia sarebbe oggi nel G-8

in una posizione di straordinario privilegio se non avesse rinunciato

da oltre due decenni all’insegnamento del padre di questa

straordinaria invenzione tecnologica: Enrico Fermi.

otremmo guardare al futuro con speranza, se riuscissimoWorld Federation of) ha stabilito che l’unico indice sicuro per conoscere il

10

Energia nucleare? Sì, per favore…

L’abbandono del nucleare ha fatto piombare il nostro Paese

nel gruppo delle Nazioni caratterizzate dalla schiavitù energetica.

Se scoppiasse una crisi politica a livello planetario i Paesi da

cui compriamo petrolio, gas ed energia (nucleare) bloccherebbero

l’erogazione per garantire libertà energetica ai loro cittadini.

Precipiteremmo nel gruppo dei Paesi colpiti da

crollerebbero le nostre attività produttive. Diventeremmo poveri

senza possibilità di negoziare alcunché in quanto energia vuol

dire alto tenore di vita.

Ecco perchè l’Italia deve uscire dallo stato di schiavitù energetica

in cui si trova. Per far questo è necessario portare al grande

pubblico i dati reali su cui si fonda la scelta dell’energia nucleare

in Italia. È quello che fa il collega e amico Franco Battaglia

in questo suo libro: un contributo di semplicità e chiarezza

per dare a tutti la possibilità di giudicare quanto sia urgente per

l’Italia la scelta nucleare. Dove c’è energia c’è benessere. Realizzare

in Italia una potente catena di centrali nucleari vuol dire liberare

la patria di Enrico Fermi dalla schiavitù energetica.

black out e

 

 

Presentazioni

 

11

PRESENTAZIONE

di Renato Brunetta

O

la fonte nucleare di produzione elettrica.

Le conseguenze di quell’errore si sono alimentate in un

processo a catena. Innanzitutto, unici al mondo, per molti anni

abbiamo bruciato prezioso e costoso petrolio per produrre una

quota consistente del nostro fabbisogno elettrico – come bruciare

nel caminetto mobilio d’antiquariato per riscaldarsi – e oggi

ci troviamo a bruciare altrettanto prezioso e costoso gas. Poi,

paghiamo il chilowattora elettrico più di tutti al mondo, con il

risultato di aver spiazzato non poche attività energivore, che sono

andate fuori mercato, portando via con sé posti di lavoro e

benessere. Infine – aspetto paradossale – l’abbandono del nucleare

non ha per questo significato rinunciarvi: semplicemente

ne abbiamo fatto un altro bene d’importazione. L’effetto è avere

Oltralpe l’equivalente di otto reattori nucleari in esercizio solo

per noi, per la cui energia elettrica sosteniamo, ogni anno, un

onere pari al costo di un reattore nucleare. Facciamo così da lustri:

siamo stati noi contribuenti italiani, a pagare una buona

parte del parco nucleare francese.

Non interessa qui evocare le varie responsabilità di

quell’errore, ma una responsabilità è obbligatorio additarla, la

disinformazione: alle urne per il referendum del 1987 gli Italiani

andarono disinformati.

Franco Battaglia rende giustizia per quella disinformazione.

Egli è da dieci anni una firma del

apprezzata dai lettori – me compreso – per la sua specchiata

onestà intellettuale. Battaglia, se vuole dire una cosa, non

la manda a dire; è un autore che usa poche parole e centra subito

il problema. Questo è lo stile dei suoi editoriali e di questo

saggio. Con linguaggio semplice, ma preciso e corroborato da

indiscutibili dati, egli prende per mano il lettore spiegandogli

l’importanza dell’energia (e, soprattutto, della potenza) per la

nostra civiltà; perché è sulla disponibilità di energia erogata con

potenza adeguata che l’economia contemporanea è fondata. La

scelta di affidarsi all’energia dal Sole per garantirsi questa disponibilità

quando i combustibili fossili saranno esauriti – avverte

Franco Battaglia – è una esiziale illusione. In particolare – egli

scrive – le tecnologie eolica e fotovoltaica hanno una sola funzione:

far risparmiare combustibile fossile; per cui, quando questo

sarà esaurito e non vi sarà più nulla da risparmiare quelle

tecnologie saranno obsolete. L’impegno economico che il Paese

va allocando su queste fonti rischia di distogliere l’attenzione da

quella che Battaglia considera l’unica adeguata risposta al fabbisogno

crescente d’energia elettrica: il nucleare. Battaglia ne svela

i misteri, toccando tutti gli aspetti che più interessano il cittadino,

dal problema, presunto irrisolto, delle scorie radioattive, a

quello della sicurezza.

Leggere questo volume è avvincente e sorprendente.

Quale presentatore, avrei il compito di invitare a leggerlo. Dirò

di più: leggerlo è quasi un obbligo per tutti noi, perché se non

v’è corretta informazione non si può liberamente scegliere; e se

non si può liberamente scegliere non può esservi democrazia.

Renato Brunetta

ltre vent’anni fa l’Italia fece un colossale errore: abbandonòGiornale, particolarmente

 

 

14

Energia nucleare? Sì, per favore…

PREFAZIONE

A

il mio apprezzamento più sincero per la preziosa opera di

informazione da egli svolta a favore del grande pubblico,

e in particolare delle nuove generazioni, sui grandi problemi del

mondo attuale: l’energia e l’ambiente. Una informazione chiara,

concreta e convincente, nel momento in cui una grave crisi economica

sembra profilarsi all’orizzonte del pianeta.

Si poteva prevedere, questo momento? Si, anzi era stato già

previsto. Cinquanta anni fa, nel marzo del 1956, un geologo della

Shell americana, Marion King Hubbert, presentò alla Conferenza

annuale dell’

Shell pubblicò nel giugno di quello stesso anno con il titolo

energy and fossil fuels

produzione petrolifera degli USA per l’inizio degli anni Settanta

del secolo scorso e quella a livello mondiale – ma di questa seconda

profezia si è parlato assai meno – per il 2000. Hubbert fu pesantemente

criticato, dall’industria petrolifera del suo Paese, come

un pessimista visionario e non attendibile. Ma aveva egli ragione:

la produzione petrolifera USA iniziò a declinare nel 1971,

esattamente come aveva calcolato 15 anni prima. Anche a livello

mondiale il declino economico si è verificato, come egli aveva predetto,

nei primi anni 2000, confermato dal raddoppio del prezzo

del barile di petrolio negli ultimi tre anni: siamo a cavallo del picco

di Hubbert del petrolio! E non siamo lontani da quello del gas.

Ancora oggi, però, c’è da noi chi afferma che «l’Italia ha scelto la

via del tutto-a-gas e non si può tornare indietro», che «di gas ne

abbiamo tanto che non sappiamo neppure dove metterlo», che

«la Terra galleggia su un mare di petrolio» e che «bastano 4 o 5 rigassificatori

».

Che fare, in Italia? Certamente riavviare il nucleare. Ma le ottimistiche

previsioni sulla politica energetica italiana in campo nucleare

meritano qualche commento. Si dice che l’industria nucleare

nazionale è pronta al rilancio del nucleare nella generazione di

energia elettrica nazionale. Non mi sembra vero. L’industria nucleare

nazionale agisce sopra tutto all’estero, costruendo centrali

nucleari in Slovenia, Romania e Slovacchia, mentre in Italia si

continua l’azione vandalica dello smantellamento accelerato delle

centrali nucleari dismesse, ma ancora agibili, di Caorso e Trino

Vercellese.

Occorrerebbe allora, anzitutto, interrompere immediatamente

quella scriteriata decisione dello “smantellamento accelerato”, inventata

nel 1999 dal ministro allo Sviluppo Pierluigi Bersani senza

alcuna preventiva autorizzazione (ci volle il famigerato decreto

Letta dopo 18 mesi di vandaliche attività per regolarizzare a posteriori

quella iniziativa). Una operazione contraria alla prassi internazionale

(generalmente si attendono 60 o più anni – il Regno

Unito ha recentemente previsto di eseguirla tra 100 anni per Calder

Hall); inutilmente costosa (lo stesso ministro On. Bersani ha

parlato di oltre 7700 miliardi di vecchie lire a carico degli utenti

dell’Enel); e comportante maggiori livelli di radiazione per il personale.

Con una cifra almeno 10 volte inferiore, invece, le due centrali

nel giro di 15/20 mesi potrebbero essere riavviate: Caorso e Trino

potrebbero, e dovrebbero, essere riavviate. Altrove è stato fatto: a

Medzamor (Armenia), in base ad un accordo che feci io stesso

con il ministro dell’Energia armeno, la centrale nucleare, fermata

per un terremoto, è stata ravviata dopo 15 anni; e una unità di

Browns Ferry, Alabama (USA), fermata per un incendio, è stata

riavviata dopo 12 anni. E a Caorso e a Trino non ci sono stati né

terremoti né incendi. Con una spesa inferiore al 10% di quanto

sta costando agli utenti dell’Enel lo “smantellamento accelerato”

Franco Battaglia, professore illustre e carissimo amico, vaAmerican Petroleum Institute un rapporto che laNuclear, in cui si prevedeva il declino della

16

Energia nucleare? Sì, per favore…

di Bersani, le due centrali potrebbero esser riavviate e produrre

energia elettrica a meno di 3

bruciando gas, quasi 20

due centrali costituirebbe – a mio parere – il vero segnale di una

nuova svolta nella politica energetica italiana, ben più convincente

di un programma nucleare di lavori da avviare tra dieci anni.

Ma non basta: sotto il governo Prodi, nel 1997, Chicco Testa,

dottore in filosofia, fu nominato Presidente dell’Enel, dopo che fu

sconfessata la sua profezia del 1987 secondo la quale il vento

avrebbe contribuito, in 10 anni, al 10% del fabbisogno elettrico

italiano (nel 1997 il vento contribuiva per lo 0,04%). E si continua

ad affidare la politica energetica del Paese a laureati in Filosofia

o in Letteratura italiana. A questo proposito alla Conferenza

Nazionale sulla Sicurezza Nucleare, svoltasi a Venezia nei giorni

25-27 gennaio 1980, emerse quanto segue: «Un punto che è venuto

fuori, anche se non esplicitamente, è che nel prendere una decisione

nei riguardi dell’energia nucleare, ci si debba guardare dai

competenti in quanto uomini di parte e quindi non attendibili.

L’argomento è veramente straordinario, soprattutto se eretto a

norma di comportamento di fronte ad importanti decisioni da

prendere: esclusi i competenti, restano i meno competenti e gli incompetenti.

Al limite, più grave è il problema da affrontare e risolvere

più incompetenti sembra debbano essere le persone maggiormente

ascoltate e che si debbano assumere la responsabilità

delle decisioni. In qualsiasi Paese del mondo questa sarebbe

un’ottima barzelletta».

Chiudo allora con un invito alla lettura del libro di Franco Battaglia,

dal primo capitolo fino all’appendice: non solo è egli un

competente, come dimostrano i capitoli del libro, ma è egli, anche,

di specchiata onestà intellettuale, come dimostra l’interessante

appendice.

Paolo Fornaciari

Presidente del Comitato Italiano

per il Rilancio del Nucleare

€cents/kWh, quando a noi costa,€cents/kWh. Il sollecito riavvio di queste

 

via L. Di Breme 18, 20156 Milano

Tel. 02-38000534, 02-33408361

Fax 02-91618035

www.21mosecolo.it

info@21mosecolo.it

Tutti i diritti riservati

ISBN: 978-88-87731-45-3

 

In copertina:

 

 

Franco Battaglia

Franco Battaglia

r.scaruffi (not verified)

Milestones in construction of Chinese plants
20 July 2009
 

First concrete has been poured for the second unit at China National Nuclear Corp's (CNNC's) Fangjiashan nuclear power plant in Zhejiang province. Meanwhile, the first massive module for the initial Sanmen AP1000 unit has been hoisted into place.

 

The Fangjiashan project will see two CPR-1000 reactors with a combined capacity of 2160 MWe constructed near the existing Qinshan plant. First concrete for the first unit at the Fangjiashan plant was poured in December 2008. The dates scheduled for the start of their commercial operation are December 2013 and October 2014.

 

The region of China in which the plant is being constructed borders the Shanghai municipality on the country's east coast but is short of energy resources to sustain its population of over 47 million.

Mandi,

Renzo Riva

renzoriva@libero.it

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r.scaruffi (not verified)
r.scaruffi (not verified)

PROPORREI DI CHIUDERE TUTTE LE INDUSTRIE ENERGIVORE E RESTITUIRE ALLA VITA CAMPESTRE LE MAESTRANZE SFRUTTATE NEGLI STABILIMENTI/LAGER,.

VENDOLA & Co. PROVVEDERANNO A DEI CORSI DI RIQUALIFICAZIONE FINANZIATI DALLA CE: SPECIALIZZAZIONE ZAPPATERRA.

OH COME SARANNO FELICI! OH COME SARANNO FELICI!

Mandi,

Renzo Riva

renzoriva@libero.it

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r.scaruffi (not verified)

lettera Aperta di Legambiente al Presidente Vendola: "Crediamo che il Presidente della Regione abbia il compito di individuare in tempi non “biblici”, ma ravvicinati, le soluzioni più idonee" 25 maggio 2009 - Legambiente Caro Presidente Vendola, sicuramente nei giorni scorsi avrà letto i numerosi interventi apparsi sugli organi d’informazione in merito al problema dei contratti in scadenza dei tecnici in forza all’ARPA e della impossibilità di nuove assunzioni. Lo scorso venerdì si è pure svolta sulla questione una riunione cui hanno partecipato il direttore generale dell’Arpa Assennato, l’assessore all’Ambiente Losappio, l’assessore alla Sanità Fiore e il capo di gabinetto della Regione Manna. Questa lettera aperta la scriviamo dopo una decina di giorni in cui notizie di tenore diverso si sono freneticamente alternate sui giornali. Da una parte il meritorio no della Regione alla “scandalosa” richiesta dell’ENI di poter aumentare le proprie emissioni di ossidi di azoto e di ossidi di zolfo e il ribadito e fermo no della Regione Puglia al nucleare, anche in considerazione del pesantissimo contributo ambientale che la nostra regione ha già dato per la presenza di grandi e inquinanti centrali elettriche oltre che dell’enorme complesso industriale tarantino (che comprende anch’esso grandi centrali elettriche).

 

PROPORREI DI CHIUDERE TUTTE LE INDUSTRIE ENERGIVORE E RESTITUIRE LE MAESTRANZE, SFRUTTATE NEGLI STABILIMENTI/LAGER, ALLA VITA CAMPESTRE. VENDOLA & Co. PROVVEDERANNO A DEI CORSI DI RIQUALIFICAZIONE FINANZIATI DALLA CE: SPECIALIZZAZIONE ZAPPATERRA.

 OH COME SARANNO FELICI! OH COME SARANNO FELICI!

Mandi,

Renzo Riva

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 High altitude wind power: an era of abundance?

The kitegen concept: high altitude wind power based on kites. In this configuration ("stem"), the kite reaches altitudes of the order of 1000 m; pulling on a power generator located on the ground. High altitude wind power promises to be a low cost and widely available technology able, in principle, to provide amounts of energy comparable, and even superior, to the present production based on fossil fuels. (See here an animated representation of how a stem works)

http://europe.theoildrum.com/node/5538

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Si ricorda che la prima fonte energetica

 i produzione d'elettricità in Europa

è quella NUCLEARE

 

Si ricorda che la produzione di elettricità da nucleare in Europa copre il 30% del fabbisogno. Il resto è per lo più prodotto da combustibili fossili "tradizionali" (perché anche l'uranio è un combustibile fossile).

 Si ricorda che l'energia elettrica soddisfa il 30% dell'energia totale consumata, l'altro 60 % circa è destinato al trasporto e al condizionamento degli edifici. Quindi il nucleare in Europa soddisfa  il 30% di un 30%.

Si ricorda che in Europa un solo nuovo reattore nucleare entrerà in funzione a breve, quello che stanno costruendo in Finlandia, che ha già subito parecchi ritardi , e ha visto i costi lievitati di molto rispetto a quelli preventivati.

 

r.scaruffi (not verified)

 Uranio fossile?

Forse perché si fa una fossa per buscarlo?

Mandi,

Renzo Riva

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r.scaruffi (not verified)

Si ricorda che la prima fonte energetica

 i produzione d'elettricità in Europa

è quella NUCLEARE

Mandi,

Renzo Riva

renzoriva@libero.it

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Iscritto dal: 17/08/2000
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la fusione serve più per produrre neutroni per la trasformazione dell'Uranio e del Torio fertili in materiali fissili che per produrre energia.

A tutt'oggi per ricavare dall'Iter 1 unità d'energia si devono spendere 1,2 unità d'energia; in compenso fornisce neutroni a manetta.

 

La fusione nucleare è la chimera scientifica della nostra epoca: ci lavorano da diversi decenni, e c'hanno già speso miliardi di dollari. Per L'Iter sono stati messi a preventivo per la costruzione circa 10 miliardi di euro, e si prevede qualche risultato fra circa 20 anni. 

r.scaruffi (not verified)

L'ing. nucleare Giampaolo Bottoni, ora in pensione, mi diceva tempo addietro che la fusione serve più per produrre neutroni per la trasformazione dell'Uranio e del Torio fertili in materiali fissili che per produrre energia.

A tutt'oggi per ricavare dall'Iter 1 unità d'energia si devono spendere 1,2 unità d'energia; in compenso fornisce neutroni a manetta.

Mandi,

Renzo Riva

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http://www.ilmovimento.eu/index.php?option=com_content&task=view&id=497&Itemid=82

Torio e Uranio

di Giorgio Prinzi

Scherzosamente lo chiamo il “torio maremmano” sia per l’assonanza con il nome del maschio del comune bovino, sia perché sembra che sia diffuso in Maremma, nota tra l’altro per i butteri e gli armenti

In realtà il “torio” è un elemento chimico, che può venire utilizzato come combustibile nucleare al posto dell’uranio (per questo ne trattiamo nell’articolo), scoperto nel 1828 dal chimico Jöns Jacob Berzelius in un campione di un minerale datogìi ad esaminare – quando si dice la Provvidenza! – dal reverendo Morten Thrane Esmark, che sospettava contenesse una sostanza sino ad allora sconosciuta.
II minerale di Esmark è ora classificato come torite (ThSiO4). Il suo nome deriva da Thor, il dio scandinavo della guerra.
Il torio, è un elemento che si trova in natura con un’abbondanza relativa simile a quella del piombo. Si trova, sia pure in piccole quantità, nella maggior parte delle rocce e dei terreni. Il granito contiene fino a 80 ppm (parti per milione) di torio. L’ossido di torio è altamente insolubile e questo ha come conseguenza che non si disperde nell’ambiente.
Il torio è presente in natura in minerali quali la torite, l’uranotorite, la torianite; è uno dei componenti principati della monazite, minerale che si trova in Italia nell’arco subabalpino, ed è presente in quantità significative nei minerali zircone, titanite, gadolinite e betafite. La produzione mondiale di torio supera le 30.000 tonnellate all’anno.
È una convinzione diffusa, avallata da studi che non valutano la consistenza effettiva delle riverse, ma esprimono giudizi qualitativi di primo approccio. Uno studio più approfondito esiste in relazione al sito di Piona sul Lago di Como, dove si trova della monazite particolarmente interessante per il suo contenuto in torio. Lo studio, pubblicato nel 1978 su “American Mineralogist”, volume 63, a firma di Carlo Maria Gramaccioli dell’Università di Milano e di Tom Victor Segalstad dell’Università di Oslo, è stato condotto dal punto di vista della mineralogia, senza finalità alcuna in relazione a possibili utilizzi del filone di materiale per produrre combustibile nucleare, quindi senza una valutazione delle potenzialità delle riserva a tali scopi.
Nonostante questa lacuna di fondo, la convinzione generale è che in Italia si abbia una notevole disponibilità di torio, in particolare in siti vulcanici quali l’Etna, le Isole Eolie ed altri siti vulcanici, che caratterizzano la Penisola. In particolare le attese si accentrano sulle zone vulcaniche dell’Alto Lazio, sulle cui potenzialità convergono molti autori. Queste valutazioni preliminari in genere fanno riferimento alla radioattività di fondo, da cui si deduce la consistenza della presenza di torio nel suolo. Mancano, o almeno non sono a nostra conoscenza, elementi quantitativi finalizzati all’utilizzo per fini energetici. Un dato che riportiamo, senza particolare significato, è quello di una valutazione a livello planetario che prendeva in considerazione aree in cui la concentrazione di torio si riteneva superiore ai 13 milligrammi al chilo. Tra queste, in riferimento all’Italia, le “province alcaline” dell’Alto Lazio, la Sicilia, le Eolie ed altri siti vulcanici.
Se queste valutazioni trovassero riscontro in campagna mineralogiche finalizzate, il futuro energetico del nostro Paese potrebbe divenire meno fosco, addirittura roseo nell’ipotesi di una ripartenza e di un rilancio del nucleare con tecnologie innovative e avanzate. Non è necessario alcun commento per comprendere l’importanza di potere in questo scenario disporre di un combustibile nucleare che non debba venire acquistato all’Estero.
Il torio non è un elemento fissile (bombardato non si spacca) ma è un elemento fertile (bombardato trasmuta in uranio “233”, che invece è fissile e può quindi venire usato come combustile nucleare).
Il passaggio da torio “232” ad uranio “233” non è diretto, ma i brevi tempi di decadenza dei prodotti intermedi rendono insignificante la questione. Se irradiato, il Th232 assorbe un neutrone e si trasforma in Th233, la cui vita media è di soli 22 minuti. Il prodotto di decadimento è il protattinio 233, che è un emettitore beta con vita media di 27 giorni. Il prodotto finale della catena di decadimento è l’U233 che a tal punto può essere separato ed utilizzato come combustibile nucleare alla stregua dell’isotopo U235, attualmente impiegato con arricchimento massimo di poco superiore al 3% nei reattori commerciali ad acqua leggera, nella percentuale naturale (con cui si trova mediamente in natura) dello 0,7%, nei reattori ad acqua pesante.
La tecnologia di utilizzo del torio che è stata a lungo oggetto di sperimentazioni in relazione a diverse tipologie di filiere e con diversa composizione del combustibile, comprese miscele di plutonio e torio nella prospettiva di trovare una soluzione allo smaltimento delle crescenti quantità di plutonio accumulatesi a seguito dei periodici riconfezionamenti delle testate nucleare, necessari per evitare il rischio di detonazione nucleare spontanea dovuta alla trasmigrazione del plutonio dall’isotopo 239, a bassa attività e per questo adatto a scopi militari, all’isotopo 241, ad elevata attività, la cui presenza in ordigni nucleari non è tollerata oltre un certo limite percentuale, raggiunto il quale si innesca una detonazione nucleare spontanea. La bomba scoppierebbe letteralmente in mano a chi l’ha confezionata.
L’argomento “torio” è trattato in due specifiche pubblicazioni edite dall’International Atomic Energy Agency (IAEA-TECDOC-1450 del maggio 2005; “Thorium fuel cycle.
Potential benefits and challenges”) e (IAEA-TECDOC-412 del marzo 1987; “Thorium-based nuclear fuel: current status e perspectives”). Inoltre, a causa dell’elevata “sezione d’urto”, la trasmutazione del torio in uranio 233 avviene con grande efficienza in “reattori termici”, del tipo attualmente in uso, senza che sia necessario utilizzare reattori a neutroni veloci, come nel caso del ciclo uranio 238 - plutonio. Rimandiamo, al riguardo, allo studio “Thorium cycle in unmodified PWRs” di G.Gambier ed H. Schaeffer; Direction de études e recherches de Electricité de France. Clamart - France.
Il potere utilizzare il torio per alimentare i reattori attualmente in esercizio è un vantaggio non da poco perché la transizione dalla tecnologia dell’uranio a quella del torio potrebbe avvenire per compenetrazione e senza gradini tecnologici, con tecnologie provate in pieno possesso della nostra industria, ad esempio Ansaldo, e dei nostri tecnici, ad esempio Sogin, che continuano a lavorare nel settore, sia pure per committenti esteri.
In Italia, proprio per la non quantificata, ma generalizzata, convinzione di grandi disponibilità indigene di torio, vi è stato in passato un interesse di studio e di ricerca applicata. A partire dal 1960 il Laboratorio di Trisaia in provincia di Matera, le cui specifiche attività nel settore sono state definitivamente sospese nel 1978, ha condotto studi d’avanguardia su un impianto pilota ed ha chiuso il ciclo del combustibile. Oggi Trisaia si occupa di solare fotovoltaico.
L’impennata del prezzo degli idrocarburi (petrolio e gas), di nuovo in salita dopo il crollo a seguito dell’esplodere della crisi economica, e la probabile conseguente lievitazione di prezzo dei combustibili ad essi alternativi più diffusamente utilizzati (carbone ed uranio) ha rilanciato l’interesse per la tecnologia del torio che, grazie proprio alla sua diffusione in natura e la relativa facilità di chiudere il ciclo di fertilizzazione e riprocessamento, può venire considerata, per la diffusione dell’elemento in natura, una fonte di energia “inesauribile” dal punto di vista della dimensione temporale umana.
L’India, che ha consistenti riserve accertate di torio, è all’avanguardia in questa tecnologia. Grande interesse, anche con autorevoli interventi sulla stampa d’opinione, in Australia, che ha le riserve di torio valutate come le più consistenti al mondo, superiori a quelle della stessa India.
Ed ancora una volta per l’Italia, per la ricerca di base ed applicata italiana, per l’industria nazionale si presenta l’ennesima occasione per essere all’avanguardia, che non deve essere, come troppo spesso è avvenuto, sprecata. Diviene pertanto impellente valutare al più presto, con una finalizzata campagna di introspezione mineraria, la consistenza reale ed effettiva delle riserve nazionali di torio impiegabili a fine di elettrogenerazione, di conserva rimettere in funzione l’impianto pilota di Trisaia ed, eventualmente, avviare un reattore commerciale alimentato con combustibile ottenuto con il ciclo del torio. Si potrebbe pensare al riguardo di riavviare con queste finalità gli impianti dismessi di Caorso e di Trino Vercellese, che potrebbero venire ottimizzati per fungere da impianti commerciali sperimentali, su cui eventualmente sviluppare una filiera nazionale od una filiera sviluppata insieme ad altre nazioni interessate, espressamente progettata per funzionare al meglio sul ciclo del torio.
L’uranio, benché oggi sia il combustibile nucleare più diffuso, addirittura quasi esclusivo nelle applicazioni civili industriali, non è per nostra fortuna, in quanto così siamo al riparo dalle impennate del mercato, l’unica via per ottenere energia dall’atomo.
La fissione nucleare (rottura, spaccatura) dell’atomo di un qualunque elemento fissile (che con “bombardamento “ neutronico può essere spaccato in due o più pezzi), se nella tavola degli elementi occupa una casella superiore a quella del ferro, avviene con liberazione di energia; al contrario, nel caso di fusione nucleare di atomi, si libera energia se l’elemento occupa nella tavola degli elementi una casella al di sotto di quello del ferro. Il fenomeno, sia in caso di fissione che in caso di fusione, si amplifica con la lontananza dall’elemento ferro, che funge da separazione tra le due classi. Per questo nella fissione si impiegano gli elementi fissili più pesanti, mentre nella fusione si utilizzano gli isotopi dell’elemento più leggero, l’idrogeno.
L’importante per realizzare una macchina efficiente (reattore nucleare) è il potere disporre di un elemento fissile, quale l’uranio, collocato il più possibile nella parte alta della tavola degli elementi, sia esso esistente in natura che, o, come invece il plutonio, creato dall’uomo.
Molteplici sono state le cause che hanno spinto in maniera quasi esclusiva a privilegiare la tecnologia dell’uranio e, non da ultime, le implicazioni militari di tale tecnologia. Il plutonio, un elemento che non esiste in natura (sarebbe più esatto dire non esiste più, in quanto scomparso perché trasmutato per decadimento radioattivo nel corso delle ere geologiche) ma usato come “esplosivo” nucleare per eccellenza, viene appunto prodotto irradiando l’isotopo “238” dell’uranio, che non è fissile (non si spacca sotto bombardamento neutronico) ma fertile (ingloba una particella, porta il suo numero atomico da “238” a “239”, diviene un altro elemento, il plutonio).
Ora qualcosa si sta muovendo e l’interesse comincia a spostarsi verso, il torio, la cui disponibilità in natura – come abbiamo già detto – è notevole, simile a quella del piombo. Il torio – lo ribadiamo, richiamando a quanto detto sopra – non è un elemento fissile (bombardato non si spacca) ma è un elemento fertile (bombardato trasmuta in uranio “233”, che è fissile e può quindi venire usato come combustile nucleare). Il passaggio da torio “232” ad uranio “233” non è diretto, ma i brevi tempi di decadenza dei prodotti intermedi rendono insignificante la questione.
Il ciclo del combustibile torio-uranio “233” è apparentemente più complesso di quello commerciale attuale che impiega l’isotopo 235, il quale però richiede, qualora utilizzato come uranio “naturale” la produzione di acqua pesante (acqua la cui molecola è composta da un atomo di ossigeno e da due di deuterio, isotopo pesante dell’idrogeno che compone l’acqua normale), che è un processo costoso in quanto basato su processi di distillazione frazionata di prodotti idrogenati, ad esempio l’acqua naturale demineralizzata in cui la molecola “pesante” (D2O in luogo di H2O) è presente nel rapporto medio di uno su settemila, con variazioni del rapporto, a seconda dei luoghi di prelievo, sino al 30%; se invece si usa come combustibile uranio “arricchito”, la reazione di fissione può avvenire utilizzando come moderatore (rallentatore dei neutroni che devono collidere con l’atomo bersaglio, fissionandolo) la meno costosa acqua naturale demineralizzata. Tuttavia bisogna aumentare il contenuto di isotopo fissile nell’uranio naturale. Il processo, che si chiama di arricchimento, avviene in fase gassosa (dopo avere trasformato l’uranio in un composto gassoso) sfruttando la diversa velocità di diffusione in una cascata di setti porosi o la diversità di massa atomica in centrifughe ultraveloci. Per la confezione degli elementi di combustibile si ritorna alla fase solida, in genere ad ossidi di uranio.
Si tratta comunque di processi tecnologicamente avanzati, che hanno un costo rispetto al quale il processo di produzione dell’U233 a partire dal torio potrebbe rilevarsi competitivo, in particolare di fronte ad un prevedibile innalzamento del prezzo di mercato dell’uranio naturale a causa dell’incremento di domanda che si avrebbe in caso del rilancio di tale fonte nel campo dell’elettrogenerazione.
Lo svantaggio del ciclo del combustibile torio-uranio è che si deve operare a distanza su materiale emettitore gamma; il vantaggio è che la loro separazione, trattandosi di elementi diversi e non di isotopi dello stesso elemento, può avvenire per via chimica, più semplice e meno costosa di quella fisica, quali appunto la diffusione o la centrifugazione.
Ora la speranza che l’opinione pubblica maturi e non si faccia influenzare, come ai tempi del referendum sul nucleare, da luoghi comuni disseminati ad arte da chi ha interessi contrari e tenta di far leva su facili emotività, se non da incompetenti che non fanno affatto ridere – almeno fanno ridere gli esperti – quando dissertano di cose che forse non sono neppure in grado di capire.
L’opinione pubblica deve comprendere che un combustibile nucleare che non debba venire acquistato all’Estero significherebbe non solo energia a basso costo, ma soprattutto cessazione della dipendenza dai paesi produttori di petrolio.
Purtroppo a noi tecnici non viene dato spazio nei giornali, nelle televisioni e nelle radio per illustrare correttamente il problema. Nei dibattiti vengono invitati solo “esperti” di comodo e addirittura incompetenti. Vengono fatti pontificare personaggi divenuti noti per lo spettacolo o il cabaret, ma non tecnici che conoscano l’argomento e sostengano la “sgradita e non politicamente corretta” necessità di tornare al nucleare.
È solo ignoranza o c’è anche malafede? Quale delle due è socialmente più pericolosa?
La certezza è che la combinazione dei due fattori sarebbe, ed in qualche caso è, quanto di più disastroso si possa immaginare.

SODDISFACIMENTO DEI FABBISOGNI FUTURI CON LA FONTE NUCLEARE
Reattori provati
Con le attuali tecnologie che utilizzano l’isotopo fissile 235 dell’uranio, che rappresenta in media lo 0,7% dell’elemento presente in natura, la fonte nucleare è in grado di soddisfare gli attuali ritmi di domanda per alcune decine di anni, con una durata omologa a quella prevista per gli idrocarburi.
Reattori veloci autofertilizzanti
Utilizzando anche la rimanente aliquota dell’uranio, l’isotopo fertile 238 che nei reattori surgeneratori si trasforma in plutonio fissile per cattura neutronica, sarebbe possibile soddisfare gli attuali ritmi della domanda energetica per un periodo valutato in ventimila anni. Vi sono già potenziali riserve di plutonio derivanti dal riconfezionamento delle testate nucleari in grado di soddisfare, se destinate ad usi civili di elettrogenerazione, i fabbisogni di alcuni secoli.
Tecnologia del Torio
Utilizzando come combustibile nucleare il “torio”, un elemento fertile che per cattura neutronica si trasforma nell’isotopo fissile “233” dell’uranio la domanda energetica potrebbe venire soddisfatta per un tempo classificabile come infinito nella dimensione umana. Il torio si trova infatti in natura con un’abbondanza relativa simile a quella del piombo.

Giorgio Prinzi

Roma, 15 Giugno 2009

Iscritto dal: 17/08/2000
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Sperimentare è d'obbligo per avere un futuro migliore.

Del pari è d'obbligo dare le risposte alle impellenze del presente.

Urgono risposte per avere energia disponibile alla potenza necessaria.

OGGI e non fra vent'anni.

 

Purtroppo quasi tutti i fondi per la ricerca sono stati monopolizzati dal nucleare, per lo studio della fusione con l'Iter o per i mitici impianti per la fissione di IV generazione, che non hanno condotto ad alcun risultato pratico.

r.scaruffi (not verified)

Sperimentare è d'obbligo per avere un futuro migliore.

Del pari è d'obbligo dare le risposte alle impellenze del presente.

Urgono risposte per avere energia disponibile alla potenza necessaria.

OGGI e non fra vent'anni.

Mandi,

Renzo Riva

renzoriva@libero.it

349.3464656

 

Iscritto dal: 02/03/2001
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Roma, 26 giu. (Adnkronos/Ign)  

Presentato in Svizzera il prototipo Hb-Sia: ali di 61 metri avvolte da celle solari ultrasottili. Per il 2010 è previsto il test di volo. Nel 2011 sarà costruito il velivolo Hb-Sib (80 metri). E nel 2012 sarà compiuta la prima missione in più giorni.  

Solar Impulse, primo aereo alimentato a energia solare, avrà il suo primo battesimo. L'obiettivo è lanciare un messaggio importante: si può volare sfruttando nuove tecnologie che rispondano alle esigenze di sviluppo sostenibile, senza carburante e senza causare inquinamento.

Alla presentazione, oggi all'aeroporto di Dubendorf, in Svizzera, saranno presenti l'ideatore del progetto Bertrand Piccard, il co-fondatore di Solar Impulse Andrè Borschberg e tutti i partner dell'iniziativa.

 Un progetto che parte da lontano e vuole arrivare lontano: ha infatti mosso i primi passi nel 2003 con uno studio di fattibilità che ha avuto grande risalto in tutto il mondo. Fra il 2004 e il 2006 è stato sviluppato il concept; fra il 2007 e il 2009 è stato progettato e prodotto il prototipo Hb-Sia (di 61 metri). Per il 2010 è previsto il test di volo e la prima notte di volo. Non solo. Nel 2011 sarà costruito il velivolo HB-SIB (di 80 metri). Infine, nel 2012 sarà compiuta la prima missione di più giorni attraversando l'oceano Atlantico e il giro del mondo in cinque tappe.

 Il prototipo Hb-Sia, che viene presentato oggi a Dubendorf in Svizzera, ha una apertura alare di 61 metri. E' equipaggiato di una cabina non pressurizzata per convalidare le tecnologie selezionate. In occasione della prima missione, si dovrà dimostrare la fattibilità di un volo notturno per un aereo solare. Mai prima d'ora un velivolo di questo tipo era riuscito a volare di notte con un pilota a bordo e questa missione di 36 ore sarà la prima in assoluto. Nel 2011 sarà costruito un aereo con un'apertura alare di 80 metri e con una cabina pressurizzata che consentirà missioni non stop, di lunga distanza, la traversata continentale e quella dell'Oceano Atlantico.

 Il giro del mondo, sottolineano i 'papà' di Solar Impulse, sarà il culmine di queste importanti tappe. Il decollo avverrà nel 2012, volando vicino all'equatore ma essenzialmente nell'emisfero boreale. Sono previsti cinque scali per sostituire il pilota e per presentare questo esperimento al pubblico, alle istituzioni politiche e scientifiche. Ogni tratta durerà 3 o 4 giorni, considerato il tempo massimo di resistenza di un singolo pilota. Quando l'efficienza delle batterie consentirà la riduzione del peso, nel velivolo potranno sedere due piloti per voli ancora più lunghi e non stop: a questo punto si potrà finalmente prevedere il giro del mondo.

Iscritto dal: 17/08/2000
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 Diglielo ad Obama Barack

 

Obama si è già espresso sulla questione, sostenendo che occorre dare la preferenza alle rinnovabili e all'efficienza/risparmio energetico.

Di mio aggiungo solo che sono disponibile in ogni opportuna sede al confronto,

 

Non mi sembra che tu ti confronti in questo forum. Ti abbiamo fatto osservare che il nucleare è stato in pratica abbandonato in Europa, si sta costruendo solo una centrale in Finlandia, che ha subito parecchi ritardi, e ha già di molt sforato il costo preventivato.

 

Iscritto dal: 27/06/2003
User offline. Last seen 5 years 5 weeks ago.

 " Ti abbiamo fatto osservare che il nucleare è stato in pratica abbandonato in Europa... ". Impossibile qualsiasi discussione con chi spara panzane simili, bene fanno a non confrontarsi, sarebbe un inutile perdita di tempo.

r.scaruffi (not verified)

 Il seguente testo l’ho inviato ieri sera alla redazione del “Messaggero Veneto”

Mandi,

Renzo Riva

renzoriva@libero.it

349.3464656

 

ENERGIA

Pronto al confronto

 

Sistematicamente invio tutto quello che i media mi pubblicano e le relative ribattute dei lettori, a circa 150 indirizzi: professori, politici, studenti, pubblicisti, gente comune nonché sui vari forum nella rete internet: alle varie anime socialiste, ai Radicali Italiani, Forza Italia ecc.

Non vorrei monopolizzare il dibattito sull’energia e pertanto di seguito inserisco il testo di una e-mail pervenutami da una intelligente e graziosa signorina prossima laureanda a Milano, che ho avuto l’occasione di conoscere colà all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, in occasione d’un convegno sull’energia e che risponde così alle missive dei Signori Salomoni e Di maggio del 23 Giugno 2009.

“Richiede molta dedizione rispondere a certi interventi. Comunque è evidente che per il Sig. Salomoni la fonte migliore di informazione è report. Cita la fisica della centrale nucleare ma c'è da chiedersi se sappia cos'è una fissione, mi piacerebbe averlo davanti quando dice che le centrali nucleari devono funzionare sempre al massimo; caspita bisognerà informare il prof. Lombardi!

Di Maggio invece cerca di informarsi ma quando si parte da idee confuse si finisce con una confusione ancora maggiore. Cita la Germania come esempio ma un professore di Madrid ci ha detto come fa a rispettare Kyoto: ha spostato tutti i cementifici in Turchia!

Complimenti per la sopportazione! A presto

Federica”

Di mio aggiungo solo che sono disponibile in ogni opportuna sede al confronto, ripetendo una cosa che dirò fino alla noia: le leggi della fisica non sono opinabili e non sono state votate a maggioranza; per loro natura sono totalizzanti e non scendono a compromessi: nemmeno storici. Purtroppo molti individui privati del loro credo ideologico in seguito alla "caduta del muro" hanno innalzato l'ideologismo ecologico a nuovo credo.

Confido nella nuova europarlamentare avv. Serracchiani alla quale ho consegnato ad Osoppo del materiale informativo inerente quello che definisco oggi essere il solo e vero problema dell'umanità: l'energia alla potenza necessaria; degli altri problemi è inutile curarsene se non si risolve questo. In Europa purtroppo si sono ultimamente fatti troppi scivoloni; mi riferisco al 20-20-20 per non dire dell'insensatezza del protocollo di Kyoto e della spesa dirigistica riguardo le cosiddette "fonti rinnovabili".

L'avv. Serracchiani riuscirà a riscattare certe facili e demagogiche immobili posizioni dei vertici e della base del suo partito? Me l'auguro per il bene di tutti.

Renzo Riva

Energia e Ambiente

Nuovo PSI_F-VG

Iscritto dal: 17/08/2000
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Much of the power for future vehicles is likely to come from nuclear reactors.
 
Stiamo freschi! Quanti ne stanno costruendo in Europa? Mi sa che c'è solo quello finlandese.
 
r.scaruffi (not verified)

 Diglielo ad Obama Barack

Mandi,

Renzo Riva

renzoriva@libero.it

349.3464656

r.scaruffi (not verified)

E LE ENERGIE RINNOVABILI?

PERNACCHIA KILOMETRICA DI

Mandi,

Renzo Riva

renzoriva@libero.it

349.3464656

 

http://www.world-nuclear-news.org/EE_Massive_push_for_electric_vehicles_2406091.html

Massive push for electric vehicles
24 June 2009
America is providing finance for investments of over $2 billion in electric car manufacturing as nations and companies rush to be first with electrified transport.
 
Much of the power for future vehicles is likely to come from nuclear reactors.
 
The most significant of three recent announcements comes from the US Department of Energy (DoE), which has a loan program of $25 billion to enable the US car industry to begin making fuel efficient models.
 
 
 Tesla cars
Tesla Motors' Model S and Roadster

With nuclear power providing 20% of electricity in the USA and 30% in Europe and Japan, car batteries charged from the grid would be taking a significant part of their energy from nuclear power plants in most leading nations.
 
Furthermore, charging overnight and using batteries that feed back into the grid during peak demand will help to flatten out power demand. With significantly higher demand for low-carbon electricity and a greater scope for baseload, nuclear power is seen as a major beneficiary of a shift to electric transport.
 
Last year EdF chair Vincent de Rivaz said that carbon reductions from the plug-in cars under test in London would be 40% compared to traditional fossil fuels. However, this could rise to a 70% reduction, with a larger proportion of nuclear power on the grid.
 
Among the first few DoE loans announced yesterday is $465 million for Tesla Motors to begin producing its fully electric Model S and establish a battery and drivetrain factory to supply itself as well as other manufacturers. The first of the saloon cars, capable of 0-100 km/h in less than six seconds, should roll off the production line in 2011. By 2013 it should be producing 20,000 vehicles per year.
 
Nissan is to get a loan of some $1.6 billion to develop and bring to market a its own cost-competitive fully electric vehicle and build a factory for advanced lithium-ion batteries. Fleet and retail customers should eventually be able to buy a total of 150,000 cars per year.
 
The third loan recipient is Ford, which gets an incredible $5.9 billion loan to upgrade 11 production centres in five states. Most of this relates to fossil-fuelled cars and trucks, but part of the finance will go towards hybrid technology.
r.scaruffi (not verified)

Mio intervento pubblicato ieri 24 Giugno sul “Messaggero Veneto” nel fascicolo di Udine a pagina XVI

ENERGIA
Dal fotovoltaico a costi proibitivi

Oggi dico ad alta voce che la politica delle energie rinnova­bili e in particolare per le cen­traline idroelettriche assete­rà la montagna e le valli italia­ne. Non c’è fine allo scempio perpetrato contro la monta­gna italiana e friulana in parti­colare da quando la regione Fvg è stata designata dal mini­stero dell’ambiente “regione pilota” per raggiungere il tra­guardo del 25% del suo fabbi­sogno elettrico prodotto da fonti rinnovabili.
Non riuscendo lo Stato a ri­spettare nemmeno l’insensa­to 20-20-20 deciso a Bruxelles qui vogliamo raggiungere il 25%? Insensati coloro che hanno sottoscritto qualcosa in tal senso. In Fvg, dallo scor­so anno, sono richieste dai pri­vati, e dalla Regione date, con­cessioni al prelievo di acque ai fini idroelettrici per locali­tà poste ad altitudini anche su­periori ai 2.000 metri. Ormai tutte le acque sotto tale quota sono già state intubate e non ci sono più i ruscelli, i rii e i corsi d’acqua da sempre pre­senti e pertanto tutto l’ecosi­stema risulta alterato.
Fino agli anni 50 c’era una potenza installata di centrali­ne idroelettriche pari a circa 100 Mw. Oggi con tutti i prelie­vi concessi da allora la poten­za totale installata è pari a 150 Mw.
Per la differenza di 50 Mw si mette a repentaglio la vita in montagna delle specie ittiche, faunistiche e vegetali au­toctone, storicamente presen­ti a memoria d’uomo.
Come si può uscire da questo “cul-de-sac” per assicurare l’energia necessaria alle attività civili e industriali?
Si sente solo par­lare di risparmi, equivalente di privazioni, mai di soluzioni quale potrebbe essere il nu­cleare civile; voglio sottolinea­re che in Europa è la prima fonte per la produzione d’energia elettrica.
È necessa­rio smascherare la disinfor­mazione sull’effetto serra del­la CO2, propalata in ogni dove e che fu data in pasto agli am­bientalisti inglesi dalla “Da­ma di ferro” signora Thatcher per poter chiudere le miniere di carbone nel Regno Unito e sviluppare il nucleare.
Barack Obama è oggi il nuo­vo paladino delle energie rin­novabili, per quella insensata politica di spesa dirigistica che molti dicono serva a “sal­vare il mondo” mentre invece, tale politica di spesa, vuo­le solo salvare il privilegio di creare un flusso di miliardi di dollari diretto a destinatari già decisi; un po’ come sta suc­cedendo in Europa e in Italia. In parallelo lo stesso discorso vale per il fotovoltaico.
Da noi anche l’ultimo sinda­co del più piccolo Comune è favorevole agli inutili impian­ti fotovoltaici ed è chiaro il perché: può accedere a un ca­pitolo di spesa pubblica che gli permetterà di ingraziarsi per prime le banche, poi i pro­gettisti, infine i commercianti e gli installatori (una forma di Cig alle libere professioni). Che il fotovoltaico sia inutile e non sposti neanche di un millimetro l’indipendenza energetica del Paese lo stan­no comprendendo in molti: per primi coloro che, creden­do di fare una cosa intelligente, li hanno installati anni fa e si accorgeranno fra qualche anno, quando dovranno smal­tirli, che non sono semplici Rsu (rifiuti solidi urbani).
Per meglio comprendere l’insensatezza di tutto ciò de­vo ricorrere alla scienza e a quanto il professore di chimi­ca dell’ambiente Franco Bat­taglia ha scritto nel suo libro “L’illusione dell’energia dal Sole”, per dire quando una fonte energetica è utile agli usi che l’uomo ne fa per la pro­duzione di beni e servizi che generano la cosiddetta socie­tà del benessere. Una qualsiasi fonte che possiede anche so­lamente una delle seguenti caratteristiche: 1) diluita nel tempo, 2) diluita nello spazio, 3) intermittente, 4) inaffidabi­le, è inutilizzabile per le esi­genze umane.
Caso forse uni­co: la fonte fotovoltaica le possiede contemporaneamente tutte; pertanto è squalificato il suo utilizzo per gli usi comu­ni. Ciò non vuole dire che non possa trovare applicazioni marginali nei mercati di nicchia, cioè dove non arriva la cablatura elettrica.
Come ama dire l’ingegner Romeo La Pietra, uno dei fon­datori di “Fare ambiente”, movimento ecologista euro­peo di area lib-lab, il fotovol­taico va bene solo sulle scuole come esercitazione didattica per le materie di studio che sottende, invece della produ­zione della poca energia elet­trica che può fornire a costi proibitivi.
Renzo Riva
Energia e ambiente
Nuovo Psi-Fvg
Buja

 

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Iscritto dal: 17/08/2000
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c'è chi immagina l'evoluzione in scala di un sistema Kite Gen da 65GW di potenza, più di una centrale nucleare

(Non lo immaginano Renzo Mandi Riva e Franco Battaglia , ma i giornalisti di Reoubblica)

http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/06/22/scienze/023kupola.html

......
Mentre nel mare del Nord si sperimenta il nuovo concetto di eolico offshore con delle turbine galleggianti ancorate a larga distanza dalla costa, vicino Torino ha preso forma il brevetto di un aerogeneratore che trasforma in elettricità l'energia meccanica di aquiloni che volano dai 500 ai 1500 metri di altezza movimentando una giostra a terra. L'idea di reinventare in chiave avveniristica l'antica pratica dei pozzi in cui il pompaggio dell'acqua era azionato dal movimento circolare di un asino che camminando in circolo spinge un palo di legno, è venuta a Massimo Ippolito, esperto in tecniche energetiche che nel 2003 ha fondato la Kite Gen, sintesi di Kite Wind Generator.

Oltre 22 brevetti internazionali coprono l'invenzione del ricercatore piemontese che afferma: «Non ci paragoniamo all'eolico tradizionale». Il sistema Kite Gen, installabile sia su terraferma che offshore, in effetti non ricorda le torri che spuntano sui crinali. Nel suo modello più basico, Kite Gen Stem, ha un'infrastruttura semiinterrata di 14metri di diametro, dove si trova il generatore di elettricità e la sala macchine, cuore meccanico e informatico del sistema. A questa è agganciato un braccio di metallo mobile di 20 metri all'estremità del quale sono fissati due cavi di metallo che sostengono e controllano un profilo alare rigido (somigliante in grande alle vele usate nel parapendio) con superficie dai 50 ai 100 metri quadrati. Gli aquiloni di Kite Gen sfruttano le stesse proprietà delle vele delle barche: i sensori sulle ali interagiscono con un sistema di controllo remoto in 3D (tipo quello della Wii) e sono manovrati per sfruttare al meglio la potenza del vento. Il decollo e il
traino dell'aquilone fino 200 metri avviene con un vento artificiale generato da un motore di avviamento collocato nella struttura a terra: poi sono le correnti a portare l'ala fino alle quote operative di 5800 metri. «A tali quote la potenza del vento è 8 volte quella a terra», spiega Ippolito. E' un vento senza intermittenze che consente 5mila ore di generazione di energia, quasi tre volte quello di una torre eolica a terra. Siamo ancora alla fase dei prototipi ma c'è chi immagina l'evoluzione in scala di un sistema Kite Gen da 65GW di potenza,
più di una centrale nucleare

 

r.scaruffi (not verified)

IN CINA INIZIANO LA COSTRUZIONE DI UN REATTORE NEL 2010
E PREVEDONO DI METTERLO IN SERVIZIO NEL 2013÷2014
 
IN ITALIA I VERDASTRI ED I LORO MENTORI (GALASSIA PCI-PDS-DS-COSA1-COSA2-ULIVO-PD-ECC.) DICONO CI VOGLIONO 15 ANNI
 
Sarebbe da mandarli in Cina in un campo di rieducazione.
 
Mandi,
Renzo Riva
349.3464656
 
 
Nuclear construction launch in China
23 June 2009
 

Work to build a new reactor at Fuqing, China has been officially launched - three months ahead of schedule. Construction at various stages is now ongoing for six units at the site.

   Fuqing 2 ceremony

Dignitaries launch the next phase of the
Fuqing power plant amid a sea of red,
chosen for good luck (Image: CNNC)

A ceremony was held last week at which a range of dignitaries commended the speed at which developments are coming. Fuqing is to be a six-reactor plant, based on CPR-1000 pressurized water reactors, which can now be built almost completely from the Chinese supply chain.

One unit is already under construction at the site, having started in November last year. Unit two officially joined it to the sound of a gun salute on 17 June. They should enter operation in 2013 and 2014 respectively.

r.scaruffi (not verified)

 

Construction milestone at Leningrad II
18 June 2009
 

The foundation plate for the first new reactor at Leningrad Phase II is now complete. The milestone comes amid public engagement on the construction of the third and fourth units there.

 

 

AtomEnergoProekt began pouring the concrete for the foundation of the first of the two new reactors at the Leningrad plant on 25 October 2008. The concrete foundation extends 7.5 metres below ground level. Workers are also ready to start concreting the foundation plate for the second unit.

 

Leningrad II - concrete (Rosenergoatom)

Workers at Leningrad II

(Image: Rosenergoatom)

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New nuclear on old site in the USA
18 June 2009
 

A new energy project was launched today based around a new nuclear power reactor on the site of the former uranium enrichment plant at Piketon, Ohio.
 
The plant is being proposed by a group dubbed the Southern Ohio Clean Energy Park Alliance which consists of site owner USEC, the utility Duke Energy, Areva and UniStar Nuclear Energy.

 The group said it will "evaluate the Portsmouth site in Piketon, Ohio as the potential location for a new nuclear power plant, including preparing a plant siting study and licensing documents for the US Nuclear Regulatory Commission (NRC)."

American Centrifuge (USEC)
The American Centrifuge plant
might have a new neighbour

 

 

 

 

 

 

 

Mandi,

Renzo Riva

renzoriva@libero.it

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http://www.archivionucleare.com/index.php/2009/04/10/inganno-mediatico-panzane-nucleari/

Renzo Riva scrive:
20 Giugno 2009 alle 22:12

Preannuncio la prossima uscita del nuovo libro del prof. Franco Battaglia

ENERGIA
NUCLEARE?
SÌ, PER FAVORE

L’ATOMO
CHE RIDE

Edito da 21mo SECOLO

Ho letto una pre-stampa e devo dire che è leggibilisissima anche da chi non è addentro alle cose degli elementi radioattivi.

Come nel precedente suo libro
“L’illusione dell’energia dal Sole”
riesce magistralmente a smontare i luoghi comuni utilizzati dagli anti-tutto per denigrare e ridicolizzare chi impegnato nelle soluzioni da dare al problema energetico dell’intera umanità e quindi anche dell’Italia.

Prima dell’introduzione della prefazione
dell’ing. Paolo Fornaciari
Presidente del Comitato Italiano Rilancio Nucleare

c’è una vignetta di Gregory che rappresenta due cavernicoli dentro una grotta che fanno questa considerazione:

“Something’s just not right—our air is clean, our water is pure, we all get plenty of exercise, everything we eat is organic and free-range, and yet nobody lives past thirty.”

Ecco i capitoli:
1- ENERGIA E POTENZA
2- ENERGIA ELETTRICA
3- IL NUCLEO NELL’ATOMO
4- IL NUCLEARE NEL MONDO
5- IL COMBUSTIBILE NUCLEARE
6- LA RADIOATTIVITÀ
7- LE SCORIE DEL NUCLEARE
8- I RISCHI DEL NUCLEARE
9- ILLUSIONI E REALTÀ
10- CHE FARE?

Seguiti poi da due appendici

Appendice 1: LA NATURA, NON L’ATTIVITÀ DELL’UOMO, GOVERNA IL CLIMA

Appendice 2: LE SORPRESE DELLA SCIENZA (di LUIGI PIRANDELLO)

Un grazie al prof. Franco Battaglia per la sua magistrale opera di divulgazione.

 

Mandi,

Renzo Riva

renzoriva@libero.it

349.3464656

r.scaruffi (not verified)

Il presente testo è copyleft con il solo obbligo di citarne l’autore e la sua qualifica

Energie rinnovabili
Talune sono dannose
Altre non hanno neanche
il pregio di essere integrative

Oggi dico ad alta voce che la politica delle energie rinnovabili ed in particolare per le centraline idroelettriche assetterà la montagna e le valli italiane.
Non c’è fine allo scempio perpetrato contro la montagna italiana e friulana in particolare da quando la regione Friùli-Vg è stata designata dal ministero dell’ambiente “regione pilota” per raggiungere il traguardo del 25% del suo fabbisogno elettrico prodotto da fonti rinnovabili.
Non riuscendo lo Stato a rispettare nemmeno l’insensato 20-20-20 deciso a Bruxelless qui vogliamo raggiungere il 25%? Insensati coloro che hanno sottoscritto qualcosa in tal senso.
In Friuli-Vg, dallo scorso anno, vengono richieste dai privati, e dalla Regione date concessioni, al prelievo di acque ai fini idroelettrici per località poste ad altitudini anche superiori ai metri 2.000.
Ormai tutte le acque sotto tale quota sono già state intubate e non ci sono più i ruscelli, rii e corsi d’acqua da sempre presenti e pertanto tutto l’ecosistema risulta alterato.
Fino agli anni ‘50 c’era una potenza installata di centraline idroelettriche pari a circa 100MW. Oggi con tutti i prelievi concessi da allora la potenza totale installata è pari a 150 MW.
Per la differenza di 50 MW si mette a repentaglio la vita in montagna delle specie ittiche, faunistiche e vegetali autoctone, storicamente presenti a memoria d’uomo.
Come si può uscire da questo “cul-de-sac” per assicurare l’energia necessaria alle attività civili e industriali? Si sente solo parlare di risparmi, equivalente di privazioni, mai di soluzioni quale potrebbe essere il nucleare civile; voglio sottolineare che in Europa è la prima fonte per la produzione d’energia elettrica
È necessario smascherare la disinformazione sull’effetto serra della CO2, propalata in ogni dove e che fu data in pasto agli ambientalisti inglesi dalla “Dama di ferro” Signora Tatcher per poter chiudere le miniere di carbone nel Regno Unito e sviluppare il nucleare.
Obama Barack è oggi il nuovo paladino delle energie rinnovabili, per quella insensata politica di spesa dirigistica che molti dicono serva a «salvare il mondo» mentre invece, tale politica di spesa, vuole solo salvare solo il privilegio di creare un flusso di miliardi di dollari diretto a destinatari già decisi; un po’ come sta succedendo in Europa e in Italia.
In parallelo lo stesso discorso vale per il fotovoltaico
Da noi anche l’ultimo sindaco del più piccolo Comune è favorevole agli inutili impianti fotovoltaici ed è chiaro il perché: può accedere a un capitolo di spesa pubblica che gli permetterà di ingraziarsi per prima le banche, poi i progettisti, infine i commercianti e gli installatori (una forma di cig alle libere professioni).
Che il fotovoltaico sia inutile e non sposti neanche di un millimetro l’indipendenza energetica del Paese lo stanno comprendendo in molti: per primi coloro che, credendo di fare una cosa intelligente, li hanno installati anni fa e si accorgeranno fra qualche anno, quando dovranno smaltirli, che non sono semplici RSU (Rifiuti Solidi Urbani).
Per meglio comprendere l’insensatezza di tutto ciò devo ricorrere alla scienza ed a quanto il professore di chimica dell’ambiente Franco Battaglia ha scritto nel suo libro “L’illusione dell’energia dal Sole” edito da 21mo Secolo, per dire quando una fonte energetica è utile agli usi che l’uomo ne fa per la produzione di beni e servizi che generano la cosiddetta società del benessere.
Una qualsiasi fonte che possiede anche solamente una delle seguenti caratteristiche: 1) diluita nel tempo, 2) diluita nello spazio, 3) intermittente, 4) inaffidabile, è inutilizzabile per le esigenze umane.
Caso forse unico: la fonte fotovoltaica le possiede contemporaneamente tutte; pertanto è squalificato il suo utilizzo per gli usi comuni. Ciò non vuole dire che non possa trovare applicazioni marginali nei mercati di nicchia, cioè dove non arriva la cablatura elettrica.
Come ama dire l’ing. Romeo La Pietra, uno dei fondatori di Fare Ambiente, Movimento Ecologista Europeo di area Lib-Lab, il fotovoltaico va bene solo sulle scuole come esercitazione didattica per le materie di studio che sottende invece della produzione della poca energia elettrica che può fornire a costi proibitivi.

Renzo Riva
Energia e Ambiente
Nuovo PSI_F-Vg

 

renzoriva@libero.it

349.3464656

r.scaruffi (not verified)

http://www.failla.it/?p=1696

 

Ecco come si svolge un rapporto epistolare con “ambientalista”, di nome fa Battista, che mi scrive:

In Inghilterra stava per esplodere una Centrale Nucleare

13 giugno
2009

Gli incidenti nucleari, nonostante i tanti proclami di sicurezza fatti dai Governi di tutto il mondo, ontinuano a susseguirsi nel silenzio più assoluto. Solo oggi, a distanza di due anni, si viene a sapere che nel 2007 si è sventato per miracolo un disastro nucleare non un lontano Paese ex sovietico, ma nella vicinissima Gran Bretagna, a Suffolk, vicino Ipswich.

A raccontarlo è John Large, ex dipendente della centrale, il quale un giorno aveva deciso di fare il bucato durante il turno di lavoro (era a disposizione dei dipendenti una lavanderia automatica), e scendendo nella stanza adibita a questo servizio, ha notato che qualcosa non andava: c’era una perdita di materiale radioattivo.

I sensori di sicurezza rilevavano che tutto era normale e non c’erano problemi, ma l’occhio umano si è rivelato molto più affidabile dei sofisticati mezzi tecnologici della centrale. L’allarme è stato dato in tempo per evitare il disastro, ma nel frattempomigliaia di litri di liquido radioattivo erano fuoriusciti dall’impianto, finendo per inquinare le acque del Mare del Nord. Se quel dipendente non fosse andato a fare il bucato, oppure se non si fosse accorto ad occhio nudo di quello che stava accadendo, la centrale sarebbe potuta esplodere.

Era previsto infatti un controllo di sicurezza manuale, ma l’addetto a questo compito non sarebbe passato di lì per le successive 10 ore. Secondo gli esperti, in questo lasso di tempo l’impianto avrebbe potuto surriscaldarsi, e probabilmente prendere fuoco. Le conseguenze le lasciamo alla vostra immaginazione.

Dopo aver salvato chissà quante vite, Large si è dimesso, ed oggi si batte per lachiusura di tutte le centrali nucleari dell’area. E pare che stia riuscendo nel suo intento. L’impianto in cui si è verificato l’
incidente, quello di Sizewell A, oggi è chiuso, e c’è un piano di chiusura di tutti gli altri impianti del Suffolk, meno uno, entro il 2023. Nonostante all’epoca si sia tentato di insabbiare tutto, i documenti sono stati messi a disposizione del pubblico per la libertà d’informazione. Una cosa che in Italia, in cui questo genere di problematiche (ed anche quelle meno gravi) vengono secretate, non se ne sarebbe mai saputo nulla.

*fonte: ecologiae.com

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La mia risposta

Caro Battista,
Che io ti riconosca come persona attenta e vigile ai temi ambientali non significa che riconosca l’utilità del movimento “Verdastro” che ha campato per anni su superstizioni e bufale e bene hanno fatto gli elettori a espellerli dal parlamento italiano.
Le motivazioni di chi li ha manovrati (PCI-PDS-COSA 1-COSA 2-ULIVO-DS) sono state pertanto respinte.
Anche corrispondesse al vero la notizia del mancato disastro nucleare a Suffolk, significa che una vecchia centrale rimane una vecchia centrale e c’insegna come progettare le nuove.
La storia umana è costellata d’incidenti.
Parafrasando: “Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce” si può dire “Fa più rumore in mancato incidente nucleare che lo stillicidio di morti sulle strade (6.000 morti all’anno; senza contare il pù grande numero di menomati permanenti)” e gli 8.000 morti all’anno per incidenti domestici; eppure nessuno propone la chiusura al traffico delle strade o che in casa propria non si devono utilizzare le scale e gli elettrodometici.
Pare impossibile ma il nucleare trova tanti palatori di merda che nemmeno Pol Pot ha mai conosciuto.
Mandi,
Renzo Riva
Buja - UD
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Risposta a tambur battente

Ma che cazzo spari, un albero che cade, ma i danni di una centrale si ripercuotono per milioni di anni in quel luogo, tante centrali, tanti luoghi fuori uso, fino a quando la terra sarà completamente fuori uso, (senza parlare di altre schifezze che inquinano) è questo che vuoi?

Se vuoi questo, continua questa tua battaglia monocorde.

Mandi.
Battista.

Iscritto dal: 10/10/2003
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Dal Messaggero:

Gran Bretagna: va a fare il bucato e sventa incidente nucleare

ROMA (12 giugno) - Aveva deciso di fare il bucato e a sorpresa ha sventato un incidente nucleare. E' successo a un impiegato di una centrale nucleare nel Suffolk, in Inghiilterra. Il dipendente, che si era recato nella lavanderia automatica a disposizione nell'impianto, si è accorto di una perdita di materiale radioattivo e ha dato l'allarme.

Parte del materiale radioattivo si è riversata nel mare del Nord. Nessuno dei sistemi d'allarme ha captato la perdita e decine di migliaia di litri di liquido radioattivo sono fuoriusciti da un condotto difettoso. Il primo controllo di sicurezza sarebbe stato fatto soltanto dopo dieci ore. In quell'arco di tempo l'impianto avrebbe potuto surriscaldarsi, prendere fuoco e causare il disastro.

L'incidente si è verificato nel gennaio del 2007, ma i giornali ne hanno dato notizia soltanto ora. Il potenziale incidente è emerso solo dopo che John Large, un ex consulente dell'industria nucleare, che ora si batte per la chiusura dei reattori nucleari Sizewell sulla costa del Suffolk, è riuscito a ottenere i documenti relativi grazie alle leggi sulla libertà d'informazione.

La chiusura degli impianti. Sizewell A, l'impianto dove si è verificato l'incidente è in fase di smantellamento.