I COSTI NON DELLA "POLITICA" MA DEL "REGIME PARTITOCRATICO".

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"La Repubblica", DOMENICA, 06 FEBBRAIO 2011

Pagina IX - Torino
 
Il coordinatore di Futuro e libertà spiega il voto alla Camera
Rosso: "Ho salvato Silvio ma non tradirò Gianfranco"
Avevo avvisato Fini della scelta: ho mangiato e dormito a casa di Berlusconi. Però il mio impegno per Fli va avanti: ora lavoro per le provinciali a Vercelli
 
«No, non ho alcuna intenzione di lasciare Fli e tornare nel Pdl o in Forza Italia. Anzi credo sempre di più nel progetto di Futuro e Libertà e parteciperò tra una settimana alla costituente del partito». Roberto Rosso smentisce così, in modo secco, le voci che si erano inseguite negli ultimi due giorni su un suo possibile ritorno nel partito in cui lui ex democristiano vercellese, aveva militato fin dalla fondazione, nel 1994 e di cui era stato anche coordinatore piemontese, nonché candidato a sindaco di Torino. Nominato vicepresidente della Regione in quota Pdl a fine aprile 2011, Rosso si era dimesso a luglio, preferendo rimanere parlamentare. E in autunno aveva lasciato il partito di Berlusconi per passare nelle file dei finiani.
Poi però, dopo le «sconfitte» di Fli, che in Piemonte ha già perso gli altri due parlamentari, Maria Grazia Siliquini e Giuseppe Menardi, tornati all´ovile berlusconiano, in molti hanno pensato che anche Rosso fosse sul punto di fare un passo indietro. L´astensione a Montecitorio nel voto su Ruby, a metà settimana è sembrato un segnale definitivo: «Non è così - spiega però l´interessato - sono uno che politicamente è cresciuto con Berlusconi, ho mangiato e dormito a casa sua. Sono un convinto garantista: quindi la mia astensione dell´altro giorno è dovuta solo al fatto che non ritenevo giusto si facessero perquisizioni o altro a casa di un uomo cui devo molto. Ma non c´entra nulla con le mie scelte. Rimango in Fli. L´ho spiegato a Fini e a Bocchino e tutti e due mi hanno capito».
Rosso d´altronde solo martedì sera scorso era stato protagonista della serata in cui Fini a Pecetto aveva convocato i suoi uomini in Piemonte. «E oggi sono a Vercelli per cercare di costruire il Terzo Polo anche qui - aggiunge - È vero che in terre come questa o a Novara forse l´alleanza con il centrodestra avrebbe più senso. Ma non è un problema decisivo».
(m. trab.)

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"La Repubblica", DOMENICA, 06 FEBBRAIO 2011

Pagina 8 - Interni
 
Il Quirinale taglia le spese ridati all´erario 15milioni di euro
 
ROMA - Negli ultimi quattro anni il Quirinale, grazie alla politica di contenimento dei costi, ha risparmiato 15 milioni. E ora li restituirà all´erario. «Il Segretariato generale della Presidenza della Repubblica - si legge in una nota - si impegna a restituire complessivamente al Ministero dell´economia e delle finanze nel corso del triennio 2011-2013 la somma di 15.048.000 euro, pari al 6,6 per cento della dotazione».
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"La Repubblica", DOMENICA, 06 FEBBRAIO 2011

Pagina 7 - Interni
 
"Mora insisteva: ti plasmo io ho rifiutato e adesso ho paura"
Maria, danzatrice del ventre: "Il premier disse: ora bunga bunga"
 
LORENZA PLEUTERI
TORINO - Maria Makdoum ha 20 anni, capelli castani con venature color miele, grandi occhi scuri. Bella, ma non vistosa. «Non abbastanza alta per partecipare a Miss Italia», dice lei, con un sorriso trattenuto. Sognava di entrare in tv passando dai casting per il Grande Fratello, invece è finita nella scuderia di Lele Mora, portata a Arcore per ballare la danza del ventre davanti al premier Silvio Berlusconi, a Emilio Fede e al manager che le aveva promesso un grande futuro.
Che cosa le è rimasto di quella serata?
«Ho visto solo cose squallide, vergognose Ho sentito parlare di un sacco di soldi, alle ragazze. Io non sono stata pagata, nemmeno per le serate in discoteca, con la corte di Mora. A Arcore ho avuto in regalo, come tutte, un braccialetto e un bracciale, bigiotteria. Mi è rimasto l´abito della danza del ventre, reggiseno e gonna. Mi è rimasta la paura, perché in questa storia sono coinvolti personaggi potentissimi. E addio sogni di tv. Sono state esclusa dal giro, allontanata, esclusa anche dal giro del locali. Volevano "plasmarmi", io ho detto di no».
Lei è tornata a vivere con i genitori, in questo condominio popolare alla periferia di Torino. Perché è partita da qui ed è finita alla festa del bunga bunga?
«Dopo la maturità, in un istituto tecnico aziendale, voto 80, ho perso la testa. Non volevo più saperne dei libri. Volevo andare in tv. Mi sarebbe bastato un reality. Ho partecipato al casting per il Grande Fratello, non mi hanno scelta».
Come ha conosciuto Lele Mora?
«Mi ha segnalata a lui l´ex prefetto Carlo Ferrigno. Lo ha chiamato al telefono e gli parlato di me. Sono andata a casa di Mora per un colloquio. Una settimana dopo mi sono trasferita da lui. Mi sembrava di toccare il cielo con un dito».
Perché Ferrigno, un uomo di 71 anni, lontanissimo dal mondo di una ragazza ventenne, ha indicato proprio lei?
«Il dottore è innamorato folle di me. Io no e lui purtroppo non lo vuole capire. Siamo solo amici, cosa che non accetta. Ed è un rapporto problematico da cui non riesco a uscire. Me lo aveva presentato una amica, ci siamo incontrati, ha chiesto lui di riverdermi. Non so se è stato un castigo del destino».
Torniamo alla serata del bunga bunga....
«Eravamo una ventina di ragazze, alcune note, altre normalissime come me. Il presidente chiede: la sapete la barzelletta del bunga-bunga? Chi la conosce ride, io no perché non l´avevo mai sentita. La racconta. Non me la ricordo nemmeno. Mi ricordo solo che alludeva a cose sessuali. Poi dice: adesso andiamo al bunga-bunga. Scendiamo in un salone-discoteca: ci sono i divanetti, un tavolo con gli alcolici, il palo per la lap dance e un dj, uno che non conosco. Mi cambio, torno in reggipetto e gonna di scena per la danza del ventre. Mi esibisco da sola. Mi ricambio. Quando entro di nuovo nel salone ci sono le gemelle De Vivo in reggiseno e slip o pantaloncini. Ballano con Berlusconi. Hanno molta confidenza con lui, si vede. Si strusciano, lo toccano. Lui partecipa attivamente. Le accarezza, anche sul seno. Altre ragazze si alzano la maglietta, sotto non hanno niente, e fanno vedere le tette. Altre si abbassano gli shorts e mostrano il fondo schiena».
Lele Mora le ha mai detto che doveva essere disponibile a fare sesso?
«Non in modo esplicito, diretto. Ma alludeva, lasciava intendere. Mi ripeteva: sei troppo timida e chiusa, apriti un po´, cerca di essere gentile, mettiti le minigonne. Sapendo che dietro di me c´era Ferrigno, non è mai stato volgare. E io forse sono l´unica che alle feste del presidente non ha fatto nulla di male. Il risultato è che sono stata emarginata e ho dovuto abbandonare Milano e i miei sogni. Adesso voglio una vita normale».
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"La Stampa", 4/02/11

 

 

UN POOL DI ESPERTI INSIEME CON L’ISTAT NE STUDIERÀ LA REALE DIFFUSIONE E IL PESO

Arriva l’indice della corruzione

Denunce in aumento ma per contrastare il fenomeno serve un’analisi scientifica

ROBERTO GIOVANNINI ROMA

Percezione distorta La percezione del fenomeno corruttivo è poco indicativa della situazione reale: troppo condizionata da singoli eventi

Non sarà facile, ma ci si proverà. Parliamo di una misura - statistica, certa, affidabile, realizzata con criteri scientifici - della corruzione. Della corruzione, dei suoi effetti e del tentativo di misurarla se n’è parlato ieri a un convegno organizzato dalla Scuola superiore della Pubblica Amministrazione. Che faccia male - non solo dal punto di vista morale - è un fatto noto, come tutti ormai sanno che i fenomeni corruttivi peggiorino l’efficienza della macchina amministrativa e abbiano un effetto diretto sulla

performance

dell’economia nel suo complesso. Certo è che come ha spiegato il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, anche se nessuno dubita (e ahimé, lo sappiamo bene) che in Italia la corruzione ci sia, per il momento ancora nessuno ha messo a punto un sistema per misurarla e misurarne gli effetti. Tuttavia, ha spiegato l’economista, da adesso se non altro si comincerà il complicato lavoro per misurarla: «Parteciperanno all’operazione naturalmente l’Istat, la Scuola superiore per la Pubblica Amministrazione, e un pool di esperti italiani e internazionali. Ora - ha detto Giovannini - ci sarà la riunione tecnica del comitato. Non si tratta solo di fare un’indagine statistica, per creare un quadro condiviso il lavoro è complesso».

Secondo gli ultimi dati della Guardia di Finanza e resi noti dal procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, l’aumento delle denunce per fatti di corruzione e concussione accertati nel 2009 ha raggiunto, rispettivamente, le percentuali del +229% e del +153% rispetto al 2008. Parliamo solo di reati «emersi», vale a dire denunciati. L’altro metro di giudizio utilizzato finora per misurare la corruzione è la «percezione del fenomeno». Ma secondo il numero uno Istat numero delle denunce e percezione sono «strumenti «inattendibili»: non tengono infatti conto della «scarsa propensione alla denuncia», e la percezione può essere condizionata da un singolo episodio eclatante. Insomma, è arrivato il momento «che si inizi a misurare seriamente questo fenomeno e l’Istat è pronto a fare la sua parte».

Anche il Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, ha evidenziato la difficoltà di emersione dei reati di corruzione, visto che «si tratta di comportamenti che, spesso, nascono da un accordo tra corruttore e corrotto, e nessuno di questi soggetti ha interesse a far scoprire il fatto, ma anche perché, nell’ambiente in cui essi sorgono, anche le persone estranee al fatto, ma partecipi all’organizzazione, non dimostrano disponibilità a denunciare fenomeni di tal tipo». Una realtà «preoccupante», ha detto Giampaolino, che mette nel mirino la «malamministrazione», e ha ricordato che la lotta alla corruzione «consente di liberare energie vitali compresse, che possono aiutare lo sviluppo dei mercati, e favorisce situazioni di emersione delle attività economiche che giovano al sistema generale della fiscalità».

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"La Stampa", 4/02/11

 

SPESA PUBBLICA IL PALAZZO NELLA BUFERA

“Siamo tutti indispensabili” Così la Casta salva se stessa

La Regione Sicilia boccia la proposta di ridurre il numero degli “onorevoli”

LAURA ANELLO PALERMO

Palazzo dei Normanni La sede dell’Assemblea Regionale siciliana sui cui scranni siedono 90 deputati che hanno votato no alla riduzione del loro numero a 70

Ci sono comici spontanei, involontari, gente che le battute se le vede fiorire in bocca con le parole. «Signori si nasce, e io modestamente lo nacqui», diceva Totò. Qui, all’Assemblea regionale siciliana - il Parlamento più antico del mondo - è in pieno svolgimento una gara di verve. A scatenarla, la bocciatura della riduzione del numero degli onorevoli deputati - qui si chiamano così - sugli scranni dell’Assemblea.

La riduzione da 90 a 70 stava nella proposta firmata da Giovanni Barbagallo del Pd, mirata ad allineare l’ampiezza dell’emiciclo a quella delle altri grandi regioni italiane. Ma giammai far perdere all’Isola il primato nazionale del maggior numero di suoi rappresentanti. Signori si nasce, appunto. E qui, soprattutto, da signori si tende a vivere, visto che gli onorevoli siciliani guadagnano 19.400 euro lordi al mese - come i senatori - e sborsano appena 9 euro alla buvette per pagare un pranzo completo, a scelta etnico o tradizionale (l’altra metà la paga l’Assemblea, cioè i cittadini che per quella cifra ingollano al massimo una fetta di pizza e una bibita). Il caffè purtroppo è a parte, e bisogna sborsare la bellezza di 36 centesimi. Meno però che a Palazzo Madama, dove costa 50.

Ma non è certo per questo che otto componenti della commissione Affari istituzionali (tutti, esclusi i tre del Pd), compatti come una falange, hanno detto no alla proposta dopo tre sedute e ammainato in fretta la bandiera dei riformatori. Guai a pensarlo. Raimondo Torregrossa, per esempio, deputato del Pdl, ha fatto sentire alta la sua voce, resa squillante da uno sciroppo di benaltrismo: «Va bene la riduzione - ha detto - ma inserita in un contesto più ampio di riforma dello Statuto».

Peccato che la revisione della carta fondativa su cui si regge dal 1947 l’autonomia siciliana è stata appena seppellita per volontà del presidente dell’Assemblea, Francesco Cascio, preoccupato del superlavoro dei componenti della commissione Statuto: sette ore in un anno. Così rinviare il taglio dei costi della politica alla riforma della Carta costituzionale equivale ad appellarsi alla comparsa dell’araba fenice.

E già. Signori si nasce. Ma qui, tra le guglie e i giardini del Palazzo dei Normanni che è sede dell’Assemblea, la questione è anche morire, visto che i rappresentanti del popolo godono pure di un benefit per le spese funerarie, valido anche dopo la scomparsa politica, per quelli cessati dal mandato. Cinquemila euro per esequie come si conviene, con carrozze e legno di pregio.

No, non è certo per questo che gli onorevoli vogliono restare in tanti, e chi lo pensa non conosce la magnanimità, la munificenza, la larghezza dei siciliani che non stanno lì a parlare di soldi come Arpagoni qualsiasi.

Che ineleganza parlare dei 496.400 euro che ogni anno un deputato siciliano costa alla collettività. Che quisquilia la storia dei 20 milioni e 300 mila euro che - calcolano Enrico del Mercato ed Emanuele Lauria nel libro «La Zavorra» - si risparmierebbero allineando la spesa a quella, per esempio, del Consiglio regionale lombardo.

Di fronte a superstipendi e maxibenefit non c’è obbedienza di partito che tenga. Hanno votato contro la riforma sia i rappresentanti dell’Mpa, il movimento autonomista del governatore Raffaele Lombardo - che pure si era espresso a favore del progetto - sia quelli del Pdl che hanno disatteso l’indicazione del presidente Cascio, neo-alfiere della lotta agli sprechi della «casta». Il quale adesso è furibondo con i disobbedienti e intenzionato a inviare lo stesso il provvedimento in aula.

Alla fine, nonostante due anni e mezzo di giravolte politiche e giunte anomale che hanno portato nella stanza dei bottoni il Partito democratico e il Terzo polo (e all’opposizione il Pdl e i cuffariani ex Udc), i vecchi alleati del centrodestra si sono ritrovati di nuovo insieme. Tutti uniti contro la minaccia di perdere il seggio.

In nome della sacra autonomia, che qui si scrive con la «A» maiuscola, non si bada a spese. Basti pensare che per festeggiare il sessantesimo anniversario dell’Assemblea, che ricorreva nel 2007, l’allora presidente Gianfranco Miccichè, da bravo ex pubblicitario, volle pure rinnovare lo storico logo del Parlamento, alla modica cifra di 216 mila euro. In tutto, per le celebrazioni, sono stati spesi quattro milioni di euro. Un fiume di denaro che ha bagnato fino al 2010 tutta la Sicilia. L’unica terra al mondo in cui un anniversario può durare quattro anni.

CONFRONTI IMBARAZZANTI Il Consiglio Regionale lombardo spende oltre 20 milioni di euro in meno RIFORME IMPOSSIBILI Quella dello Statuto va fatta da una commissione che lavora solo sette ore in un anno PESO INSOSTENIBILE Ogni eletto all’Assemblea costa alla collettività quasi 500 mila euro l’anno ANNIVERSARIO D’ORO Peri60delParlamentino spesi quattro milioni Festeggiamenti durati 4 anni

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I sultani di Sicilia

 

Dopo attente riflessioni, la commissione incaricata di ridurre il numero dei consiglieri regionali siciliani da 90 a 70 ha deciso di soprassedere, «ben altri» essendo i problemi dell’isola. Non che abbia minimamente influito, ma per la completezza dell’informazione gioverà aggiungere che la commissione era composta dai consiglieri regionali medesimi. Il loro senso di responsabilità è al di sopra di ogni sospetto: di recente si sono ridotti lo stipendio del 10%. È vero, se ne sono aggiunti un altro 10%, alla voce «aggiornamenti culturali». Ma la cultura è importante.
Come i viaggi di lavoro, del resto: 490 mila euro l’anno. E però non di sola cultura e di soli viaggi vive l’uomo. Così l’Assemblea regionale ha posto fine allo scandalo del ristorante interno, dove un pasto completo costava 11 euro. Il menu è stato raddoppiato (classico ed etnico), e il conto ridotto a 9. C’è poco da ridere: anche un risparmio di 2 euro può aiutare il bilancio familiare di persone che ne percepiscono appena 19.400 al mese, lordi.
Qualche lettore si starà domandando come mai i cittadini siciliani accettino questo scandalo finanziato dalle loro tasse (per inciso anche dalle nostre) senza ribellarsi. L’indole fatalista? Forse. Ma soprattutto il clientelismo: Palermo ha oltre ventimila dipendenti comunali. Per pagare i quali, a gennaio, il sindaco ha dovuto attingere ai fondi inviati da Roma per togliere la spazzatura dalle strade. Ventimila dipendenti, in effetti, sono un po’ troppi. Andrebbero ridotti, ma niente paura: se ne occuperà la prossima commissione.
Iscritto dal: 07/09/2000
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ANAGRAFE PUBBLICA DEGLI ELETTI: I CONSIGLIERI COMUNALI CHE SONO PARLAMENTARI SONO I PIU’ ASSENTI.

Boni: “I dati di presenza/assenza dei consiglieri comunali indicano il livello di impegno; ma perché i Parlamentari non si sono dimessi dalla Sala Rossa?”

 

Grazie all’anagrafe pubblica degli eletti, promossa dai Radicali con una delibera di iniziativa popolare e approvata dal Consiglio comunale, oggi chiunque può - con pochi click - avere notizie ad esempio sulla presenza in aula degli eletti al comune.

Igor Boni (Coordinatore provinciale dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta e primo firmatario della delibera) ha elaborato i dati di presenza alle sedute del Consiglio comunale e rilasciato la seguente dichiarazione:

“Dall’inizio del 2010 ad oggi (escludendo i consiglieri subentrati) la medaglia di latta va ad Agostino Ghiglia (Capogruppo del PdL-FI) con sole 26 presenze, seguito ad un’incollatura da Massimo Mauro (PD) con 28 presenze e dal capogruppo dell’Italia dei Valori, Gaetano Porcino, con 29 presenze. Si è visto poco in Consiglio anche Marco Calgaro (Gruppo Misto) con 39 presenze. I più presenti in questi ultimi 13 mesi sono invece Lorenzo Gentile (PD) e Marco Grimaldi (SeL) con 61 presenze, seguiti dal trio Claudio Trombini (PD), Giulio Cesare Rattazzi (PD) e Domenico Gallo (Nuova Sinistra) con 60 presenze.

Se si elaborano i dati complessivi da inizio consiliatura, a parte poche modifiche, la classifica non cambia se non per il record negativo di presenze che passa nelle mani di Tiziana Salti (PdL – FI) che totalizza 137 presenze in consiglio comunale dal 2006; al secondo posto vi sono a pari merito Agostino Ghiglia e Massimo Mauro (146) e a seguire Gaetano Porcino (154). Record di presenze invece per Marco Grimaldi (243) seguito da Domenico Gallo con 242.

A parte rare eccezioni è evidente che i parlamentari sono frequentatori meno assidui della Sala Rossa, per l’evidente assommarsi di impegni. Non si comprende quindi perchè non si siano dimessi o non si dimettano. Sottolineo, non è questione di incompatibilità che non sussiste ma di evidente impossibilità di essere ubiqui. Resta da sottolineare lo scarso impegno torinese profuso dal capogruppo Agostino Ghiglia, sempre pronto alle invettive e ancora nel novero dei papabili candidati a sindaco del Centrodestra e del dipietrista Gaetano Porcino (anche lui capogruppo) che dovrebbe rappresentare chi - a parole - si batte contro il sistema. Invito gli elettori ad andare a consultare le molte altre informazioni disponibili cliccando su “anagrafe degli eletti” sul sito del comune. E’ un’occasione di conoscenza da non perdere per evitare di lamentarsi dopo aver votato”.

 

Torino, 4 febbraio 2011

 

www.associazioneaglietta.it

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Ganzer deve essere sospeso: lo dice la legge firmata La Russa

 

“Prima di esprimere un giudizio morale occorre aspettare la sentenza definitiva”. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa è garantista in purezza, si sa, e con queste parole, il 29 dicembre, intendeva ribadire un concetto che per lui è ragione di vita applicandolo al generale Giampaolo Ganzer, comandante in carica del Ros dei carabinieri, condannato a luglio in primo grado per traffico di droga a 14 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e 65 mila euro di multa. Solo che la domanda non riguardava tanto la presunzione d’innocenza che il nostro difende strenuamente tanto da politico quanto da avvocato, ma la possibilità che il generale resti a capo del più importante reparto investigativo italiano con una condanna del genere sulle spalle. La Russa evidentemente - forte della solidarietà espressa a Ganzer dal comando dell’Arma e da autorevoli personaggi come l’ex procuratore Vigna - pensa di sì, Marco Lillo a dicembre su questo giornale ha invece parlato di "dimissioni necessarie". Solo che il compito del ministro in questo frangente non è avere delle opinioni, ma applicare la legge. Una sua legge per di più: secondo il nuovo "Codice dell’ordinamento militare" - emanato da La Russa lo scorso marzo ed entrato in vigore il 9 ottobre - semplicemente il comandante del Ros va sospeso dal servizio.
É la legge, e questo anche nel caso si ritenga, come il ministro, che "nulla potrà cambiare il grande valore della carriera del generale Ganzer". La situazione dal punto di vista normativo è chiara, dunque è da qualche mese che La Russa non ottempera ai suoi obblighi di legge. L’articolo 922 del decreto legislativo 15 marzo 2010 (in italiano sarebbe il già citato ordinamento militare entrato in vigore ad ottobre) è una cosiddetta "norma di rinvio": "Al personale militare continuano ad applicarsi le ipotesi di sospensione dall’impiego previste dalle seguenti norme: articolo 4 della legge 25 gennaio 1982, n. 17; articolo 4 della legge 27 marzo 2001, n. 97". La prima punisce l’iscrizione ad una società segreta tipo la P2, la seconda ha un nome che è tutto un programma: "Norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare ed effetti del giudicato penale nei confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche". L’articolo 4, quello che ci interessa, è lapidario: "In caso di condanna, anche non definitiva, per alcuno dei delitti indicati all’articolo 3 comma 1, i dipendenti sono sospesi dal servizio". E di che delitti si parla? Per titoli: il peculato, la concussione, la corruzione per un atto d’ufficio e altro. Si dà il caso che il generale Ganzer, nell’ambito del traffico di stupefacenti, sia stato condannato anche per peculato, falso e altri reati minori, dunque per legge deve essere sospeso dal servizio.
 
È appena il caso di ricordare, a questo punto, che per molto meno - e senza obbligo di legge - carabinieri, soldati e quant’altro vengono sospesi o trasferiti ad altro incarico. Il maresciallo della Croce Rossa Vincenzo Lo Zito, entrato in rotta di collisione coi vertici di Cri (in particolare la presidente abruzzese, Maria Teresa Letta, sorella di Gianni), è stato prima trasferito per incompatibilità ambientale, poi - il 20 dicembre - sospeso. Il pari grado dell’esercito, Gelsomino Iannarone, a ottobre ha subito una sospensione di due mesi nonostante la Corte militare d’appello lo avesse assolto dall’accusa di "disobbedienza aggravata" . Su un blog di militari recentemente si citava il caso di un maresciallo dei carabinieri trasferito a 400 km da casa sua: secondo una denuncia aveva bucato una ruota all’auto del vicino di casa.
In Parlamento a occuparsi della vicenda è rimasto solo il radicale Maurizio Turco, tra i fondatori del bizzarro "Partito dei militari": "Ho presentato una nuova interrogazione qualora al ministero sia sfuggito l’impatto delle norme entrate in vigore a ottobre, adesso sta al ministro La Russa decidere se procedere secondo la legge o se sarà necessario rivolgersi alla magistratura perché questo avvenga".
Iscritto dal: 07/09/2000
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"La Stampa", 3/02/11

 

Gli affari di “don bancomat” il prete pronto-cash per la cricca di Anemone

G8, il ruolo del cassiere che forniva contanti per la corruzione

GUIDO RUOTOLO INVIATO A PERUGIA

I protagonisti Guido Bertolaso Anemone ha pagato la ristrutturazionedella casa dell’ex capo della Protezione Civile
Don Evaldo Biasini Economo della Congregazione del Preziosissimo Sangue
Angelo Balducci Don Evaldo gestiva un conto intestato alla moglie del provveditore alle opere pubbliche
Lavori sporchi Anemone (di spalle) mentre entra nel palazzo della Congregazione del Preziosissimo Sangue

Don Evaldo Biasini, l’arzillo economo della Congregazione del Preziosissimo Sangue, non l’aveva negato al Corriere della Sera: «È vero, Diego (Anemone, ndr) faceva dei lavori per noi, noi dovevamo dargli almeno 100.000 euro e lui invece di prenderli voleva degli anticipi. Per questo gli ho dato quei 50.000 euro...». Secondo l’accusa, quei soldi finirono nelle tasche dell’allora potentissimo Capo del Dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso.

A don Evaldo, «don bancomat» per dirla con gli investigatori, sono stati prelevati il computer e i vari supporti informatici. L’analisi del contenuto ha svelato la contabilità della Congregazione. E la prova documentale del prelievo di quei 50.000 euro che sono stati, per l’accusa, consegnati da Diego Anemone a Guido Bertolaso. «La traccia dell’operazione - scrivono gli investigatori nel loro rapporto - è segnalata come “Anemone ritira cash”, 50.000. L’operazione di cassa 6191 è del 22 settembre del 2008».

Il giorno prima, il 21, Diego Anemone chiese a don Evaldo quei soldi: «Stamattina devo vedere una persona verso le dieci e mezza, le 11 (Bertolaso, ndr)... tu come stai messo?». Don Evaldo: «Di soldi?... se vuoi aspettare domani mattina....». E il giorno dopo il prelievo dei soldi, secondo i pm perugini, effettivamente Anemone consegna i soldi a Bertolaso.

Ma lo studio sulla contabilità di don Evaldo e della sua Congregazione conferma che don Evaldo era uno dei cassieri di Anemone e non solo. Sorprendentemente a partire dal 2008, don Evaldo gestisce anche un conto della moglie di Angelo Balducci, Rosanna Thau, dove sono depositati 26.230 euro.

E naturalmente, anche un (sotto) conto Diego Anemone, ma questo appare scontato dal momento che non ne ha fatto mistero lo stesso don Evaldo. Su questo conto nel solo 2007 erano depositati, all’inizio dell’anno, 128.510 euro. Anemone ne ritira poco meno di quanto depositato, mentre deposita alla fine di novembre e dicembre altri 180.000 euro «cash». La movimentazione dell’anno seguente (tra entrare e uscite) raggiunge 636.464 euro. Gli investigatori, dicevamo all’inizio, si sono ritrovati tutta la contabilità della Congregazione. Don Evaldo l’economo è anche un buon investitore: ha comprato azioni Ior pari a 990.860 euro.

Soldi. Tantissimi. Il sistema Anemone, la corruzione «gelatinosa» della cricca non certo si caratterizza per le (vecchie) bustarelle dove l’imprenditore lasciava mazzette di denari per il corrotto. Qui ormai siamo ai benefit: alle escort, agli stipendi delle collaboratrici domestiche, alle auto. Ma queste «dazioni» ambientali producono ricchezza, appalti, fatturati alle stelle, utili soprattutto perché al nero. I lavori della «lista Anemone», i quattrocento beneficiari delle imprese finanziate da Anemone per le ristrutturazioni degli appartamenti. Prendiamo Guido Bertolaso e l’appartamento di via Giulia (Roma). Non solo Diego Anemone gli ha pagato l’affitto pari a 1.500 euro al mese dal gennaio del 2003 all’aprile del 2007, ma gli ha regalato anche i lavori di ristrutturazione dell’appartamento: 1.500 euro nel 2005. Ma attenzione, Anemone ha fatto lavori sia per via Giulia che per via Bellotti Bon 2, l’appartamento dove viveva con la famiglia l’ex numero uno della Protezione civile, per un totale di altri 53.520 euro «quota parte della fattura». In realtà, secondo il lavoro certosino di verifica della Finanza, non venivano certo fatturati tutti gli importi dei lavori. E allora accanto alle «quota parte della fattura», c’è anche l’imponibile nello schema riassuntivo dei «costi sostenuti da Anemone nel solo 2005, riferibili a lavori eseguiti nei confronti di privati a fronte dei quali la società non ha emesso la relativa fattura».

Altri lavori sempre per Bertolaso pari a 3.862,56 euro di quota parte della fattura. Per l’appartamento scandaloso dell’allora ministro Claudio Scajola in via Fagutale, vista sul Colosseo, i lavori di ristrutturazione ammontano a 68.371,49 euro . Insomma, a tirare le somme complessive, arriviamo nel 2005 a 880.909,55 euro. L’anno seguente. Sempre Guido Bertolaso, lavori in via Giulia e in via Bellotti Bon 2: siamo a 11.182 euro. Poco meno della metà (6.744) per Claudio Scajola. Il 2006 si chiude con lavori per 873.591 euro. Passiamo al 2007: 1.409.565 euro. Il 2009 si chiude con 222.470 euro.

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"La Stampa", 3/02/01

 

FUNZIONARI COMPRATI CON REGALI E LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE NELLE LORO CASE

Tangentopoli alla veneziana, viaggi ed escort

Appalti in cambio di mazzette e favori. Il procuratore Mastelloni: “È come nel ’92”

MASSIMO GUERRETTA VENEZIA

Provincia e affari Palazzo Corner della Ca’ Granda sede della Provincia di Venezia

«Come Tangentopoli». Basterebbero queste due parole, massi pesantissimi, a dare l’idea dell’impatto degli arresti compiuti ieri nei riguardi di due funzionari della Provincia di Venezia e di cinque imprenditori veneti. Se poi si aggiunge l’ormai inevitabile «escort», il quadro è compiuto. La Guardia di finanza ha chiamato l’operazione «Aria Nuova», ma la vicenda, in realtà, odora di vecchio, di marcio. Viaggi, cene ed escort in cambio di appalti, con mazzette da 5 milioni di euro, ma il giro potrebbe sfiorare i 20 milioni. Tangenti al 3 per cento versate per il 90 per cento dei cantieri nel veneziano dal

2006 al 2008. Era un sistema collaudato, quello messo in piedi dalla cricca Carlon, che prevedeva bustarelle intascate per i lavori svolti, con il denaro spartito senza nemmeno appaltare i cantieri. Il tutto con i soldi delle casse della Provincia, depredate negli ultimi dieci anni, come evidenziato dall’inchiesta sull’irregolare aggiudicazione e gestione dei lavori pubblici assegnati all’ente. Così hanno sistemato le proprie abitazioni, hanno giocato al casinò, si sono divertiti nei fine settimana con le escort. Da ieri, per i sette arrestati, tutto è cambiato: Claudio Carlon, 58 anni, dirigente del settore edilizia della Provincia e il suo vice Domenico Ragno, 56, sono finiti in manette con l’accusa di peculato, corruzione e atti contrari ai doveri d’ufficio e falso ideologico. Nei guai anche cinque imprenditori: Giuseppe Barison (è anche capogruppo della Lega in consiglio comunale, già espulso dal partito), Silvano Benetazzo, Dario Guerrieri, Remo Pavan e Rino Spolador. Operano nei settori elettrico ed idraulico, dell’edilizia, dell’impiantistica e dell’arredamento. Negli affari della cricca sono coinvolte 32 persone tra le quali altri due dipendenti della Provincia ancora in servizio, oltre ai rappresentanti delle aziende che, secondo la procura, partecipavano all’affare. Le indagini hanno evidenziato un sistema ormai automatico, che consentiva di pilotare alcuni appalti per lavori pubblici agli imprenditori che pagavano mazzette o ricambiavano con lavori di edilizia ed idraulica nelle abitazioni dei funzionari arrestati. I lavori venivano eseguiti due volte: la prima per finta, per intascare le mazzette. Opere relative a scuole, caserme dei carabinieri, della polizia e dei vigili del fuoco. In un caso sarebbero stati fatturati 100 mila euro per acquistare ed installare due canestri da basket in una scuola, in realtà già usati e montati dagli stessi insegnanti. A Carlon e Ragno sono stati sequestrati immobili per un valore di un milione e mezzo di euro. «È la prima volta dai tempi di Tangentopoli che si torna a colpire un sistema radicato, perdurante e organizzato», ha sostenuto il procuratore aggiunto di Venezia, Carlo Mastelloni. In più, rispetto all’inchiesta di 20 anni fa, spuntano le escort. Pare che alle cene dove si decidevano gli appalti ci fosse anche una rumena, assunta fittiziamente da un’impresa della cricca per compiacere i funzionari. Quando hanno sentito il fiato sul collo hanno cercato di distruggere i documenti. Ma dal maceratore è emersa la nuova tangentopoli veneta.

«È la prima volta che si torna a colpire un sistema radicato e organizzato»

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http://www.corriere.it/cronache/11_febbraio_02/ferrarella-guastella-interrogatorio-minetti_419ded26-2e93-11e0-ac59-00144f02aabc.shtml

 

L’interrogatorio

«Mi disse: vai tu in Questura
ti presenti bene, sei incensurata»

La Minetti ricostruisce l’intervento del premier per Ruby

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L’interrogatorio

«Mi disse: vai tu in Questura
ti presenti bene, sei incensurata»

La Minetti ricostruisce l’intervento del premier per Ruby

Nicole Minetti (Imagoeconomica)
Nicole Minetti (Imagoeconomica)

MILANO— Poco prima della mezzanotte del 27 maggio 2010, mentre la 17enne marocchina ospite delle feste di Arcore era in Questura a Milano per essere identificata dopo una denuncia per furto, «Berlusconi mi disse: "Vai tu in Questura perché sei una persona per bene, sei incensurata, ti presenti bene"». Niente Mubarak. L’interrogatorio di Nicole Minetti non solo non contiene alcun riferimento alla tesi del premier di essersi attivato perché (erroneamente) informato che Ruby fosse parente del presidente egiziano, ma suona logicamente poco conciliabile con la versione sulla quale voterà domani la Camera.

La prostituta alla politica: «Avviso io lo Spirito santo»
Già l’inizio somiglia, più che al delinearsi di superiori ragioni di Stato, all’esordio di una pochade. Minetti è a cena con il suo fidanzato quando viene chiamata da una persona che afferma di «conoscere solo per vista », e cioè la brasiliana Michelle, che gli atti d’indagine indicano come una prostituta: «Probabilmente, siccome sapeva che io avevo conosciuto Ruby proprio a casa del presidente, pensò di chiamare me». Michelle spiega alla Minetti di aver già provato ad avvisare il premier che Ruby è in Questura dopo che la sua coinquilina l’ha denunciata per furto, ma lo fa in codice: «Michelle mi disse di aver telefonato lei stessa al presidente, anche se per evitare di fare nome e cognome usò una terminologia tipo "Spirito santo"».
I tabulati mostrano che Michelle chiama Minetti alle 22.19 e alle 23.27, e che la consigliere regionale cerca Berlusconi sia ad Arcore sia a Roma per avere conferma. Riesce a parlargli alle 23.43, quando riceve la chiamata di Berlusconi da Parigi. Il premier le conferma di aver già parlato con Michelle e di sapere che Ruby è «in Questura perché non aveva i documenti». Nessun cenno alla parentela con Mubarak. «Berlusconi mi pregò di andare in Questura. Io ero un po’ titubante, anche perché non conoscevo bene Ruby. Anzi, ora mi viene in mente, Berlusconi mi disse: "Vai tu perché sei incensurata e ti presenti bene", non so se aggiunse anche che ero consigliere regionale e quindi più affidabile».

«Con il presidente avevo rapporti di intimità»
Minetti ripete d’aver creduto che Ruby avesse 24 anni e non 17, sa riferire poco di lei (ad esempio che diceva di esser figlia di una cantante lirica egiziana, anche qui nessun cenno a Mubarak), del resto giura d’averla vista «due o tre volte alle cene di Arcore » e sentita per telefono «qualche volta». Non è proprio esatto: dal 23 febbraio al 25 giugno risultano 112 contatti telefonici, ed è provata la contemporanea presenza di Minetti e Ruby ad Arcore il 14 febbraio e a cavallo tra 20-21 febbraio, 27-28 febbraio, 8-9 marzo, 4-5-6 aprile, 24-25-26 aprile, 1-2 maggio. A volte ammette di essersi «fermata a dormire ad Arcore (se in una occasione anche Ruby non lo posso escludere), avendo io col presidente un rapporto di intimità». Sa che altre ragazze si fermavano ad Arcore, ma non ne conosce il motivo.

L’interesse del premier? «Era ragazza problematica»
Sulla notte del 27 maggio, Minetti aggiunge che Berlusconi, già fattosi sentire in Questura sia direttamente sia tramite il suo caposcorta, non lesinò chiamate anche a lei: «Il presidente mi telefonava e mi chiedeva: "Come sta andando?", voleva essere messo al corrente dello sviluppo della vicenda. Io penso che le ragioni del suo interessamento potessero essere due: era preoccupato che a quell’ora di notte tardi mi aveva mandato in Questura», e poi «Ruby era una ragazza problematica », anche «molto estroversa e loquace». Nuova, perché chiama in causa la polizia, è poi la sfumatura che Minetti dà alla procedura usata in Questura per la minorenne. Sostiene infatti che «la funzionaria Iafrate mi disse chiaramente» che l’unico modo per non far passare la notte in Questura alla minorenne era farsela affidare temporaneamente, visto che l’idea iniziale di farla tornare al domicilio di Michelle era stata scartata dal magistrato minorile di turno. Minetti aggiunge di essersi allora resa disponibile, chiedendo alla funzionaria se avesse dovuto condurre Ruby con sé a casa, «e la Iafrate—asserisce Minetti—mi rispose che la ragazza avrebbe potuto tornare a casa di Michelle, tant’è che a lei richiesero copia dei documenti». Per comunicargli il rilascio di Ruby, «telefonai io a Berlusconi e non fu neanche l’unica chiamata con lui»: sui tabulati le ultime sembrano alle 1.55 e 2.11 di notte.

«Lui le suggerì di fare un reato?». «No comment»
Dove invece Minetti si avvale della facoltà di non rispondere è quando i pm le chiedono «perché il presidente del Consiglio le suggerisca di commettere un reato», e cioè sporgere una finta denuncia di furto della propria auto. La domanda nasce dalle intercettazioni del 5 agosto in cui Barbara Faggioli (una delle ragazze di Arcore) racconta a Minetti, in vacanza alle Seychelles, che Berlusconi è stato avvisato da un giornalista che Carlos Ramirez de la Rosa, cioè il fidanzato di Marysthell Garcia Polanco (tra le piu assidue ospiti delle feste) alla guida dell’auto che la Minetti aveva incautamente prestato alla Polanco, era stato arrestato due giorni prima per traffico di 12 chili di cocaina, alcuni dei quali nascosti proprio in un box della casa in affitto della Polanco. Estranea alla vicenda della droga, costata 8 anni al fidanzato della Polanco, Minetti risponde invece ai pm che, sulla base della consapevolezza di Berlusconi dell’arresto per droga di Ramirez in estate, le chiedono come mai nella festa del 17 ottobre ad Arcore «non solo lei ma addirittura il presidente del Consiglio possa ancora invitare a casa sua una persona, la Polanco, che era stata coinvolta in fatti di narcotraffico »: Minetti dice solo di aver continuato a vedere l’amica perché lei giurava di non aver mai saputo del vero lavoro del fidanzato.

Ricatti no. «Solo rabbia» Soldi sì. «Un prestito di lui»
Minetti tace sulla questione degli affitti pagati alle varie ragazze con i soldi del tesoriere di Berlusconi, Giuseppe Spinelli; e non vuol dire se sia vera o falsa la descrizione del bunga- bunga che la sua amica ed ex compagna di scuola T.M., «disgustata » dalla serata del 19 settembre ad Arcore, ha poi fatto ai pm. Ci tiene invece a derubricare a «uno sfogo di rabbia» lo scambio di sms intercettati con la Polanco l’8 gennaio, nei quali scriveva «lui è str... io sono troppo buona, un’altra con tutto quello che ho passato lo avrebbe già ricattato», o al telefono lamentava di essere stanca di «parargli il c...». Spiega invece di essersi rivolta a Berlusconi quando «in tempi recenti avevo bisogno di un aiuto economico », nonostante «il mio stipendio sia buono, ricevo 10mila euro al mese » come consigliere della Regione Lombardia: «Berlusconi mi ha prestato denaro facendomi dei bonifici bancari sul mio conto corrente», racconta Minetti, in un periodo nel quale era rimasta a secco in banca perché aveva prestato 35.000 euro a sua sorella.

Luigi Ferrarella, Giuseppe Guastella

02 febbraio 2011

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"La Repubblica", MERCOLEDÌ, 02 FEBBRAIO 2011

Pagina 17 - Cronaca
 
G8, una nuova lista Anemone altri 400 nomi nel mirino dei pm
" Il reato continua, sequestrate il Salaria Sport Village"
Le conclusioni del rapporto della Finanza e l´esame dei pm Sottani e Tavarnesi
Si aggiungono altri personaggi. Oltre a Carlo Mosca, anche ufficiali e funzionari
 
DAL NOSTRO INVIATO
PERUGIA - Sono poche righe e portano la data del 22 dicembre 2010. Sono le conclusioni del rapporto con cui il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza comunica ai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi di aver ultimato l´analisi dei bilanci in chiaro e delle poste in nero delle società del Gruppo Anemone. Scrivono i militari: «Si ritiene, salvo diverso avviso, che sussistano nei confronti di Diego e Daniele Anemone, per le condotte tra il 2007 e il 2010, i presupposti per l´applicazione della misura del sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, per un importo equivalente che si assume essere il profitto dei reati a loro ascritti: 53.505.172,38». Cinquantatrè milioni di euro.
Si tratterà di un sequestro che riguarda buona parte del patrimonio del gruppo, a cominciare dal Salaria Sport Village. Quei 53 milioni sono il denaro che i due fratelli hanno sottratto al fisco. E che hanno impiegato ora per aumentare i loro profitti, ora per acquistare benemerenze con la classe dirigente del Paese. E´ il denaro che è servito a comprare e ristrutturare gli immobili del Potere e dei suoi beneficiari: "la lista Anemone". Si legge nell´informativa: «In un personal computer nella disponibilità di Daniele Anemone è stato rintracciato un file "elenco commesse" meglio conosciuto come "lista Anemone". Consiste in un elenco di circa 400 nominativi e/o luoghi e, per ognuno di essi, riporta l´indicazione dell´anno (dal 2003 al 2008) ed un numero progressivo, distinto anch´esso per annualità (ad esempio 1/03, 2/03, 3/03 ect.). Non vi sono indicati importi e/o corrispettivi di sorta (…) E´ stata così ricostruita tutta la contabilità relativa ai costi sostenuti dal Gruppo per prestazioni di servizi rese in totale evasione di imposta, in quanto eseguiti omettendone la fatturazione (…) Era una contabilità "parallela" che poteva essere letta esclusivamente da chi era in grado di decodificarla (Daniele Anemone). E che indicava, attraverso la corrispondenza dei "codici riportati sull´"elenco commesse", estrapolato dal computer in uso allo stesso Daniele Anemone, ed i codici apposti sulle fatture di acquisto e/o documenti di accompagnamento, i cantieri ed i nominativi dei clienti ai quali sono state effettuate prestazioni di servizi omettendone la fatturazione».
La "lista Anemone" – documenta dunque la Finanza all´esito delle sue verifiche – non era né un "documento manipolato", né un appunto fuorviante. «Il 31 maggio del 2010 – si legge nell´informativa - sono stati infatti individuati 23 fornitori di beni e servizi (idraulici, elettricisti, parquettisti ndr.)», cui Anemone nel tempo si è rivolto per le sue ristrutturazioni "coperte". E i 23 hanno confermato come i 400 nomi della "lista" corrispondano agli effettivi beneficiari dei lavori svolti dalle ditte del Gruppo. Lavori, appunto, mai fatturati e soprattutto mai saldati da chi ne godeva.
Ai nomi di quell´elenco, di cui le cronache hanno già dato ampio conto lo scorso anno (e che comprendevano, tra gli altri, ex ministri, alti funzionari degli apparati di sicurezza dello stato, grand commis), le verifiche della Finanza, aggiungono ora anche quelli dell´ex prefetto di Roma Carlo Mosca, dell´ufficiale della Finanza Stefano Salari, del funzionario pubblico Maurizio Cavoli, dell´economo dell´esercito Roberto Gelosi, dell´ingegnere del genio civile Vittorio Rapisarda. E altri è possibile che ne saltino fuori. Dal momento che – chiosa l´informativa - «gli accertamenti proseguono».
Non fosse altro perché, a una prima lettura del contenuto dei 60 faldoni istruttori dell´inchiesta, in questi mesi di indagine si sono moltiplicati gli informati "anonimi" intenzionati a suggerire nuove piste di indagine. Uno degli ultimi – su cui le Fiamme Gialle hanno trasmesso un´informativa appena il 26 gennaio scorso, riguarda Giancarlo Farinelli, già dirigente del ministero delle Infrastrutture e sua moglie Anna Maria Leonetti. «Secondo l´anonimo, un sedicente impiegato della "Banca Popolare di Milano" sede di Roma – annota la Finanza - Farinelli risulterebbe essere il cassiere di Angelo Balducci. Mentre sua moglie risulterebbe essere intestataria di un conto acceso presso la Bmp di Roma, di conti correnti in Svizzera e San Marino, e di quote societarie derivanti da proventi illeciti e tangenti frutto di collaborazioni con Angelo Balducci».
Ebbene, ad una prima verifica, scrivono ancora le Fiamme Gialle, «è stato possibile appurare l´effettiva esistenza delle persone fisiche menzionate nelle segnalazioni e che la Leonetti risulta essere stata oggetto di segnalazione per operazioni sospette (…) Per tanto si rimane a disposizione per eventuali attivita` investigative che vorranno essere delegate».
(c.b.)

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"La Repubblica", MERCOLEDÌ, 02 FEBBRAIO 2011

Pagina 16 - Cronaca
 
Tutti gli affari della famiglia Bertolaso: consulenze d´oro a moglie e cognato
Le nuove carte: parcelle pagate dalle ditte dei grandi appalti
 
CARLO BONINI
DAL NOSTRO INVIATO
PERUGIA - Un´informativa del Ros dei carabinieri di Firenze del 13 novembre 2010 svela nuovi, cruciali dettagli sui rapporti tra l´ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso e il Sistema Anemone-Balducci. Le 15 pagine del rapporto - contenute nei sessanta faldoni di atti istruttori depositati dalla Procura di Perugia a conclusione delle indagini preliminari sui Grandi Appalti (G8 della Maddalena, Grandi Eventi, Celebrazioni per i 150 anni dell´Unità d´Italia) - documentano attraverso l´analisi degli estratti conto bancari di Gloria Piermarini, moglie di Bertolaso, e di suo fratello Francesco Piermarini, il "ritorno" economico di cui entrambi, nel tempo, hanno goduto nei loro rapporti ora con società riconducibili al cartello di Anemone, ora con la grande committenza pubblica.

I BONIFICI
PER LADY BERTOLASO

«La signora Gloria Piermarini - annotano i carabinieri - è titolare del conto corrente (…) presso la filiale Bnl di Roma (…) e già dall´esame dell´estratto possono essere rilevate operazioni di interesse investigativo». Almeno quattro, tra l´ottobre del 2004 e l´aprile del 2007, per un totale di oltre 100mila euro. «Il 15 ottobre 2004, 25.650 euro da "Italferr spa". Il 30 maggio 2005, 27.750 ancora da "Italferr". Il 22 settembre 2006, 36.400 euro dalla "Sac", Società appalti costruzioni di Emiliano Cerasi. Il 5 aprile 2007, 24.750 euro dalla "Redim" del Gruppo Anemone». Delle quattro operazioni, una sola era sin qui nota (e per altro era stata a suo tempo "giustificata" dallo stesso Guido Bertolaso): i 24mila euro ricevuti da Anemone nell´aprile 2007. La signora, infatti, di mestiere è paesaggista e quel bonifico, segnala il Ros, «risulta corrisposto dal Gruppo Anemone quale compenso per la progettazione preliminare relativa alla sistemazione degli spazi verdi e dei parcheggi del Centro "Salaria Sport Village"».

LA COINCIDENZA
CON LE GRANDI OPERE

Più difficile, a quanto pare, trovare una ragione per le altre tre operazioni. Dagli estratti conto non emergono infatti "giustificativi" intelligibili per spiegare gli oltre 50 mila euro ricevuti dalla signora da una società del Gruppo Ferrovie dello Stato. Ma, soprattutto, agli occhi degli inquirenti, appare significativo il compenso ottenuto dalla "Sac".
La "Società appalti costruzioni" di Emiliano Cerasi non è infatti un´azienda qualunque. Scrive il Ros: «Il 25 maggio del 2007, la "Sac" figura in associazione temporanea di imprese con il "Conscoop Consorzio Cooperative Forlì", cui aderisce la cooperativa "L´Internazionale Coop" di Altamura (Bari), riferibile all´imprenditore Vito Matteo Barozzi, in stretti rapporti le imprese del gruppo Anenome. E questo gruppo di imprese si aggiudica i lavori di restauro del teatro Petruzzelli di Bari per l´importo di 24 milioni 303mila 812 euro». Ebbene, «in quell´appalto, Angelo Balducci, su proposta dell´allora Capo del dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, è stato nominato Commissario delegato alla ricostruzione del Teatro di Bari». Né Bari, sembra un caso. «Il 28 dicembre 2007 - annotano ancora i carabinieri - la "Sac", in associazione temporanea di imprese con la "Igit spa", riferibile all´imprenditore Bruno Noni, in stretti rapporti con Diego Anemone, si aggiudica i lavori di realizzazione del Nuovo Teatro di Firenze (parte del programma di Celebrazioni per i 150 anni dell´Unità d´Italia) per un importo di 69 milioni e 820 mila euro». E, guarda caso, «entrambe le gare di appalto (Bari e Firenze) hanno uno stesso presidente di gara: Salvo Nastasi», direttore generale del ministero dei Beni Culturali ed intimo di Guido Bertolaso.

IL COGNATO DAI FILM
ALLE CASERME DEL SISDE

Più di una sorpresa arriva anche dall´analisi degli estratti conto di Francesco Piermarini, il cognato di Guido Bertolaso. Il professionista di 52 anni, cui molti si riferiscono come ingegnere (ma che da una verifica del Ros ingegnere non risulta essere), fino all´aprile del 2004, attraverso la società "Le Grand Bleu", sembra occuparsi di produzioni cinematografiche. Sappiamo già - e l´informativa del Ros lo documenta - che l´avventura si limita a una sola pellicola - "Il Servo ungherese" - finanziata con il sostegno dei Beni Culturali e sostenuta dalla "Medusa" del Gruppo Fininvest: «Il 24 settembre 2003 risulta a favore di Piermarini Francesco su conto Bnl (…) un bonifico di 120mila euro per "diritti film". Il 25 novembre dello stesso anno, un bonifico di 50mila euro, "per anticipo fattura"». E sappiamo anche che Francesco Piermarini lavorerà nei cantieri del G8 della Maddalena.
Quel che non sapevamo e che scoprono il Ros e la Guardia di Finanza è che, nel 2005, il cognato del potente capo della Protezione civile viene tirato dentro da Diego Anemone (con cui i rapporti sono di tale familiarità che, nel 2009, da lui acquista una Bmw usata) nei lavori di ristrutturazione della ex caserma Zignani, individuata dal Sisde come nuova sede del suo reparto "Roc". «Il 26 ottobre 2005 - annota infatti il Ros - la "Anemone Costruzioni" incarica con apposita lettera di conferimento di incarico professionale, Francesco Piermarini di provvedere alla «supervisione e revisione della contabilità» dei lavori di ristrutturazione della Caserma Zignani per un compenso convenuto di 35mila euro, corrisposto, a fronte di fattura, con due assegni bancari, di 12mila e 23mila 920».

PRESTAZIONI
NON DOCUMENTATE

Sembra tutto regolare. Sembra. Perché - si legge ancora nell´informativa - di fronte alle spiegazioni sul lavoro svolto offerte dal cognato di Bertolaso («Mi sono adoperato a contattare vari istituti di credito per reperire le migliori condizioni per l´eventuale finanziamento delle commessa»), la conclusione investigativa suona tranchant: «Le prestazioni rese da Piermarini non appaiono idoneamente documentate».
Al contrario della sua consulenza fiorita, tra il 2008 e il 2009, all´ombra di una delle tante emergenze italiane: 67mila euro (anche questa sin qui ignota) per lavorare con il "Commissario Delegato per l´emergenza nella Laguna di Marano Lagunare e Grado" (Friuli). Un´avventura in cui figura anche (ma forse è solo una coincidenza), anche Gianfranco Mascazzini, quale presidente del Comitato Scientifico di supporto al Commissario delegato. Quello stesso Mascazzini arrestato nei giorni scorsi a Napoli nell´ultima inchiesta sulla monnezza napoletana.

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"La Repubblica", MERCOLEDÌ, 02 FEBBRAIO 2011

Pagina 11 - Interni
 
Tanoni ritentato da Silvio: "L´Italia chiama e con Fini non mi sento in comunione"
Se il governo va avanti bisogna pensare al bene del Paese. Undici posti da sottosegretario in palio? Non rispondo, buonanotte
 
ANTONELLO CAPORALE
«Non riesce a convincermi».
Come come? Fini non le piace più?
«C´è un non so che...».
Nella figura dell´onorevole Italo Tanoni si scorge la nuova dimensione del deputato a progetto. Un mese di qua e un mese di là.
«Vedo nebbia, fumo. Vedo opaco».
Il dubbio è la qualità di pochi.
«Nulla a che dire di Casini. Ma Fini non riesce a convincermi totalmente. Non riesco a devolvere quel sentimento di comunione».
E´ come quella fiammella che purtroppo resiste a ogni colpo di vento.
«Non sono un personaggio di primo pelo e certe cose le intuisco. Osservo e annoto. Guardo e mi dico».
C´è una intima ostruzione politica, la sente prima ancora di vederla.
«E in questi giorni che sono stati tristi per vicende private ho provato a indagare dentro me stesso».
L´onorevole Tanoni è sempre parecchio corteggiato.
«Mi accorgo di una attenzione montante».
Riflettendo e ricapitolando. Fino a settembre liberaldemocratico con Berlusconi.
«Ma distinti, in qualche modo distinti. L´abbiamo sempre detto».
In Italia siete liberaldemocratici in due. Lei e Daniela Melchiorre.
«Valgo l´un per cento e ho un pacchetto di 250 mila voti sul territorio come le riferii».
Poi a ottobre liberaldemocratico contro Berlusconi.
«Non riuscì a convincerci».
E promosse quella meravigliosa iniziativa con Fini, Casini, Rutelli. Era il 13 novembre, l´alba del terzo polo.
«Fu molto bella, venne benissimo».
Silvio Berlusconi, che ha qualche grattacapo con le signorine di Arcore, ora richiede una speciale attenzione ai destini della Patria.
«Non entro nell´indagine giudiziaria e mai mi permetterei»
Il premier interpella anche il suo senso di responsabilità istituzionale, l´obbligo morale a dare una mano.
«Non mi sento di contraddire questa impostazione. L´Italia è l´Italia».
Veramente patriottico.
«Noi siamo eletti per fare il bene del Paese, per contribuire a governare. In via di principio questa determinazione non può trovarci in disaccordo».
Il governo, a certe condizioni...
«Se cade non lo so, ma se va avanti»
Domani verrà in aula e certo capirà meglio.
«Penso di venire a Roma»
Comunque Fini non convince.
«Non pienamente».
C´è quel non so che.
«Vediamo questa nuova fase».
Lei è politicamente un gran rubacuori.
«Single felice».
Undici sottosegretari in palio.
«Buonasera».
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"La Repubblica", MERCOLEDÌ, 02 FEBBRAIO 2011

Pagina 9 - Interni
 
Spunta Noemi nel conto segreto i bonifici del ragionier Spinelli per la madre della ragazza di Casoria
Migliaia di euro indirizzati a Anna Palumbo
Il conto dal quale i soldi sono partiti è lo stesso usato per "aiutare" la Minetti e la Sorcinelli
L´ipotesi che le somme fossero destinate alla ragazza festeggiata a Casoria nel 2009
 
PIERO COLAPRICO

«Follow the money», segui i soldi e troverai anche quello che non ti saresti mai aspettato. Il nome che sorprende. Ed è: Noemi Letizia. I soldi di Silvio Berlusconi, per la verità, arrivano attraverso bonifici, per varie decine di migliaia di euro, a sua mamma, Anna Palumbo, la donna che della bionda Noemi diceva: «È cresciuta nei valori del Vangelo e del mito di Silvio Berlusconi».

Era la primavera del 2009 quando – si ricorderà - un premier versione dandy compare, con clamore, alla festa dei diciott´anni di questa bionda di Portici. Viene festeggiato come una rock star, Repubblica lo sa e lo scrive, scoppia un delirio: Noemi, intervistata, parla con ardore di «papi-Silvio, tutte lo chiamiamo così». Veronica Lario va su tutte le furie, Berlusconi ha «saltato» più volte i compleanni dei figli, che c´entra con la bionda, con le «vergini che si offrono al drago»? Passano i giorni, allora, e da una parte il divorzio di Silvio diventa concreto, dall´altra si va scoprendo che Noemi un fidanzato coetaneo l´aveva. E lui racconta di aver visto cambiare la «luce dei suoi occhi» mese dopo mese. Da quando Emilio Fede aveva mandato un book di foto della ragazzina a Berlusconi e il premier l´aveva chiamata direttamente al telefono: «Sai chi sono? Non mi riconosci? Hai un volto stupendo». Dopo di che, Noemi era andata a Roma, da sola, dall´ultrasettantenne miliardario, e poi era volata in Sardegna, per il capodanno, con un´amica, e non aveva 18 anni compiuti. Berlusconi aveva evitato di rispondere alle dieci domande che Repubblica gli aveva rivolto, non aveva trovato scappatoie alle menzogne che aveva raccontato per giustificare la sua «amicizia» con Noemi. Come la circostanza, del tutto inventata, che il papà di Noemi fosse l´autista di Bettino Craxi.
Bugie del 2009 a parte, questi soldi, alla mamma di Noemi, arrivano in questo 2010, dove altre bugie non mancano: le feste «commendevoli» (parole del premier) si rivelano «un puttanaio» (parole di tante testimoni). Ruby Rubacuori, marocchina, accusata di furto, diventa egiziana, e nipote di Mubarak. Il premier, assicura ai promotori della Libertà, non ha mai pagato una donna, se no ne risentirebbe la sua «dignità», e poi emerge una montagna di quattrini per escort, show girl, papi-girl, «disperate», donne «delle favelas», con uno stillicidio di richieste, promesse, ricatti, conteggi.
Come mai proprio quest´anno viene foraggiata la famiglia di Noemi, si chiedevano ieri a Roma, alleati e avversari del premier? Difficile trovare oggi una risposta, ma un fatto è certo. C´è una domanda: da quale conto bancario partono? Risposta: dal solito, quello di cui Repubblica parlava ieri. Quel conto acceso presso «lo sportello 20600, centro direzionale Va». Vale a dire, la filiale «presso il Centro Direzionale Palazzo Vasari - Milano 2 - Segrate (cab 206003)»: è il conto del «bunga bunga». E la notizia dei bonifici alla famiglia Letizia comincia a circolare insistentemente intorno alle 18, i politici chiedono notizie ai giornalisti, i giornalisti ai politici.
Solletica l´immaginazione - e non è solo un argomento dell´inchiesta dei pm – questo copioso, fluido, generoso conto bancario del premier nella filiale di Milano due. È il conto dal quale partono 21 mila euro in due tranche per Nicole Minetti, consigliere regionale e igienista dentale. Partono di qua anche un bel po´ dei soldi per la bella cagliaritana Alessandra Sorcinelli, una show girl che ha ricevuto in tutto 160mila euro dal premier, sotto la voce (che sfiora il patetico) di «aiuto per gli studi», degni di Einstein, evidentemente. Sempre da questa banca, non lontana dalla società Dolcedrago (guarda che combinazione, a volte, i nomi) che i deputati hanno vietato alla procura di perquisire, erano volati a suo tempo - aprile 2008 - euro per un milione e mezzo a favore di Marcello Dell´Utri, sui suoi conti nella banca di Denis Verdini. E un milione e 450 mila euro in assegni circolari viene emesso da questo conto proprio nei giorni in cui Emilio Fede e Lele Mora – siamo alla fine della scorsa estate - parlano di una somma da parte del premier di «uno e mezzo». Ora, sempre attraverso questo conto, si scopre che il destino di Noemi e della sua famiglia continua ad essere intrecciato con le risorse finanziarie del premier. È ragionevole credere che questi bonifici, più che alla signora, siano destinati alla prima delle tre minorenni che il Cavaliere abitualmente ha frequentato negli ultimi anni (le altre due sono Iris Berardi e Karima El Marough, Ruby, la marocchina diventata egiziana e nipote di Mubarak).
«Spino», «Spin», «Spinaus», come le decine e decine di ragazze invitate alle «serate rilassanti» del premier è il gestore di questo conto, che sembra destinato a fornire altre sorprese. Ed è il conto di Silvio Berlusconi: del premier accusato a Milano di concussione e prostituzione minorile. Per aver agito non come ministro, ma come privato cittadino: che abusa della sua qualità, del suo potere, anzi dei suoi super-poteri, secondo la procura. E oggi, come nell´antichità, pecunia olet: e la puzza (o il profumo) del denaro si sente intorno a queste ragazze del «bunga bunga». Tracce delle buste, con sopra scritto un numero 5 (sta per 5mila euro) sono state trovate nella residenza di via Olgettina 65. Buste da 2, 5, 9 mila euro cash girano a Villa San Martino, ad Arcore. Adesso ci sono anche questi e altri bonifici – i numeri crudi dei bonifici, i cosiddetti «Cro» che identificano le operazioni, gli Abi e i Cab - a iniettare cemento nei pilastri del castello accusatorio. Che parole potrà trovare il premier per smentire la matematica del suo stesso conto corrente?

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"La Repubblica", LUNEDÌ, 31 GENNAIO 2011

Pagina 13 - Interni
 
Decine di migliaia di euro alla consigliera, per i pm proverebbero il ruolo di arruolatrice delle prostitute
"Soldi da Berlusconi a Nicole": la nuova pista dei magistrati
Finora di contributi diretti del premier si conoscevano solo i 130 mila euro per la Sarcinelli
Fino a ieri si parlava solo del denaro ricevuto da Spinelli per pagare affitti e bollette
 
MILANO - Versamenti di denaro diretti. Partiti da uno dei conti bancari del presidente del Consiglio (amministrato dal ragioniere personale Giuseppe Spinelli), beneficiario Nicole Minetti. Gli importi? Svariate decine di migliaia di euro. L´amara sorpresa il consigliere regionale del Pdl l´ha avuta ieri, durante le quasi tre ore di interrogatorio davanti ai pm di Milano Ilda Boccassini e Antonio Sangermano. Un asso che la procura, dopo le dichiarazioni pubbliche dell´ex igienista dentale del Cavaliere, ha sfoderato come ulteriore tassello che rafforza l´intero quadro accusatorio.
Dunque, da ieri nel fascicolo dell´inchiesta sul Rubygate non c´è più solo il denaro che la Minetti avrebbe ottenuto dal ragioniere di Berlusconi. Quel fiume di soldi che sarebbero serviti per pagare affitti e bollette alle più assidue frequentatrici del bunga bunga presidenziale. Ora spuntano versamenti che avrebbero, sempre seguendo la linea dell´accusa, un´unica ragion d´essere: arruolare prostitute. Fino a oggi, di contributi diretti del premier si erano scoperti quelli indirizzati alla stellina Alessandra Sarcinelli, destinataria di oltre 130mila euro, in parte bonificati direttamente da Silvio Berlusconi, con la causale: «Prestito infruttifero». Ora anche l´esponente regionale del Pdl è chiamata a spiegare il motivo di tanta generosità.
Nicole Minetti emerge dalle intercettazioni come la «factotum» delle serate allegre del Cavaliere. Capace di rispondere a ogni esigenza delle invitate, delle prescelte. Di chiamare Spinelli per assicurarsi che le pratiche per pagare gli affitti dei sette appartamenti in via Olgettina 65 fossero a posto. Capace di rimanere attaccata al telefono con l´agente immobiliare dello stabile per ore, per sistemare le pratiche, ottenere in pochi minuti la disponibilità di un trilocale, far spostare una ragazza che soffre di vertigini da un appartamento all´ultimo piano a quello al piano terra.
Non solo. Visto che il pacchetto prevedeva anche le spese delle bollette di energia elettrica e gas, con cadenza trimestrale la premurosissima Minetti si accollava l´onere di andarle a ritirare di persona in via Olgettina e di portarle personalmente nelle mani di Spinelli. Il ragioniere, ottenuto il preventivo e indispensabile via libera direttamente dal presidente del Consiglio, obbediva. Fino all´interrogatorio di ieri, però, un canale diretto di denaro tra il premier e la consigliera regionale non era mai emerso. Anche se, sempre stando a quanto captato dagli investigatori, tra le carte emerse fino a oggi si intuiva che per tutto questo disturbo la Minetti aspettasse il momento giusto per passare all´incasso.
Il 15 ottobre scorso, comunicando attraverso sms con il padre, la ragazza manifestava tutta la sua ira contro il premier. «Sono molto arrabbiata perché ho scoperto che ha comprato a una ragazza una casa da 1,2 milioni di euro». Lei, oltre ai circa 10mila euro di compenso ottenuto con l´incarico nel Consiglio del Pirellone, non risultava avere altri canali di approvvigionamento. Anzi. Durante una conversazione, la Minetti confidava di essere in rosso in banca «perché ho prestato 35mila euro a mia sorella che doveva comprarsi casa».
Ma che, in realtà, la venticinquenne riminese puntasse anche a un gesto di estrema generosità da parte del suo padrino politico lo si poteva dedurre da altre telefonate registrate dagli investigatori. Come quando, il 23 settembre scorso, all´amica e compagna di serate ad Arcore, Barbara Faggioli confidava: «Io mi sto già muovendo adesso, sto cercando... mi sono fatta mandare via email tutti i dettagli di uno stabile a Milano, però intero, chiaramente». Minetti e Faggioli, solo quattro mesi fa, avevano l´intenzione di individuare «due progetti qualsiasi, due a cazzo... con la mia faccia da culo io gli dico (al Cavaliere, ndr) "guarda, abbiamo trovato questi, ci aiuti?"».
Un prezzo, insomma, la riminese sembra pretenderlo da Berlusconi. Anche perché, come con rabbia confidava alla vigilia delle perquisizioni in via Olgettina, l´11 gennaio scorso al telefono alla sua segretaria, questo «brutto stronzo mi ha rovinato la vita». «Tu - e il riferimento è diretto a Berlusconi - mi hai rovinato la reputazione».
(e. ran.)

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"La Stampa", 31/01/11

 

Minetti, blitz in Procura: “Sì, gestivo io l’Olgettina”

Tre ore dalla Boccassini: “Non mi rendevo conto di quel che facevo”

PAOLO COLONNELLO MILANO

Nicole Minetti, igienista dentale, figura chiave dell’inchiesta sui festini di Arcore

Tre ore e mezzo d’interrogatorio, a tratti teso, talvolta più rilassato, e con svariati «mi avvolgo della facoltà di non rispondere», soprattutto per quanto riguardava la posizione di Silvio Berlusconi. Nicole Minetti, a sorpresa, ieri pomeriggio alle 14,30 si è presentata negli uffici deserti della Procura a Palazzo di Giustizia per anticipare di due giorni l’interrogatorio fissato con l’invito a comparire recapitatole mercoledì. Una decisione presa in accordo con il suo legale, l’avvocato Daria Pesce, non tanto per accelerare i tempi di chiusura dell’inchiesta su Silvio Berlusconi quanto per dribblare, come auspicato dallo stesso avvocato, la presenza dei giornalisti che per martedì si prevedeva imponente e ingestibile per l’ordine pubblico. Così, in una città appiedata per l’inquinamento e sferzata da un nevischio gelido, la bella Nicole ha fatto il suo ingresso negli uffici degli inquirenti al quarto piano nell’ufficio di Ilda Boccassini dove attenderla c’era anche il pm Antonio Sangermano.

Che la consigliere regionale, ex igienista dentale del Cavaliere, fosse intenzionata a presentarsi e, in parte, a rispondere era ormai cosa nota. Nicole Minetti lo aveva detto ormai in tutte le interviste. Come sia andato il confronto con i pm però lo si vedrà compiutamente soltanto quando il verbale d’interrogatorio sarà depositato agli atti. Di certo i magistrati non si aspettavano grandi ammissioni o confessioni plateali e così è stato. La difesa della Minetti si è basata soprattutto sull’elemento psicologico del reato: l’inconsapevolezza cioè, che il comportamento della giovane «favorita» del Presidente comportasse la commissione di reati. «Ho solo 25 anni...», aveva insistito nelle sue interviste dell’ultima settimana la giovane esponente regionale del Pdl. Dunque Minetti ha ammesso di aver preso in gestione gli appartamenti di via Olgettina (ben 4 intestati a lei) per ospitarvi le ragazze che frequentavano i festini di Arcore, nonchè di aver ricevuto i pagamenti per gli affitti da Giuseppe Spinelli, il contabile di Berlusconi. E del resto, sia le intercettazioni che il lavoro sulle celle telefoniche, nonchè i documenti delle ricevute sui canoni trovati nella sua abitazione, non lasciavano molto spazio ad altre giustificazioni. L’ex ballerina di Colorado Cafè ha ammesso anche di aver telefonato e fissato appuntamenti alle giovani prescelte («delle amiche») che volta per volta avrebbero dovuto animare i dopocena hard del Presidente. Ma ha respinto il ruolo di «maitresse» della situazione sostenendo che tutto ciò lo avrebbe fatto senza rendersi conto che avrebbe comportato il favoreggiamento e l’induzione della prostituzione, reato di cui è accusata insieme a Emilio Fede e Lele Mora. Il fatto poi che Berlusconi pagasse le sue ospiti, Minetti l’avrebbe spiegato con la consueta «generosità» del Presidente di cui, come emerge anche dalle intercettazioni («Lui non mi telefona...non mi parla, deve capire che io non sono come tutte le altre») ha subito anche una certa infatuazione («Il Presidente a tavola volle la Minetti vicino a sè...», ha raccontato T.N., una delle due testimoni capitate per caso ad Arcore e fuggite &quot;disgustate&quot;). Insomma: un po’ inguenua, un po’ amante inconsapevole. Infine, sulle domande relative alle richieste del

Premier o ai «bunga bunga», si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere.

Ovviamente non si sa quanto questa versione abbia convinto i pubblici ministeri che, secondo voci non confermate, avrebbero deciso di secretare i verbali e di non riconvocarla una seconda volta. Ma certo la scelta della Minetti di presentarsi all’interrogatorio l’ha costretta a camminare su un sentiero molto stretto e difficile: ammettere qualcosa, giocare sulla mancanza del cosiddetto «elemento soggettivo», ovvero la consapevolezza del reato, e, soprattutto, evitare di scaricare Silvio Berlusconi. Il quale, oltre a pagare il suo avvocato, proprio recentemente era intervenuto nella trasmissione di Gad Lerner per difenderla pubblicamente e farle sapere, visto che Minetti era stata l’unica a non aver voluto presentarsi ad Arcore due giorni dopo le perquisizioni, che a sua volta non l’avrebbe abbandonata. A questo punto, terminate l’acquisizione delle ultime prove e sistemate le carte, i pm potrebbero chiedere già questa settimana il giudizio immediato per il Premier.

Prime ammissioni ma a molte domande si è avvalsa della facoltà di non rispondere I pm potrebbero chiedere già questa settimana il giudizio immediatoperBerlusconi

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 150 militari e sbirri mobilitati dal Quirinale compradoro per il golpe-fike, l'ennesimo contro Berlusconi, ordinato da Londra...

L'AUTOIMMERDAMENTO AUTODESTABILIZZANTE PERMANENTE inglese!

...dal 1860-61...

VOI PAGATE, per farVi inculare

...i vincoli della soggezione all'Impero

 

Dito medio superstar: da gesto trash a...

Roberto Scaruffi

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Roberto Scaruffi

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"La Stampa", 28/01/11

 

Inchiesta G8 di Perugia “Anche Lunardi e Sepe devono essere processati”

Il tribunale dei ministri contro la bocciatura della Camera

GUIDO RUOTOLO INVIATO A PERUGIA

L’ex ministro Pietro Lunardi
Il cardinale Crescenzio Sepe
Il finanziamento illegittimo I2,5 MILIONI FATTI ARRIVARE A PROPAGANDA FIDE SAREBBERO SERVITI PER REALIZZARE UN MUSEO PRESSO LA SEDE DELLA CONGREGAZIONE IN PIAZZA DI SPAGNA , A ROMA

La relazione del Tribunale dei ministri è datata 31 dicembre 2010: «Questo Collegio ribadisce l’insussistenza dei presupposti per disporre l’archiviazione nei confronti del ministro Pietro Lunardi, non apparendo palesemente infondata la notizia di reato a suo carico e, di conseguenza, dispone nuovamente la trasmissione degli atti al Procuratore della Repubblica, ai fini della richiesta di autorizzazione a procedere».

Alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, si è appena conclusa la battaglia per l’autorizzazione alla perquisizione dei locali in uso al contabile di Silvio Berlusconi, Giuseppe Spinelli. E adesso all’orizzonte si annuncia un ennesimo scontro sulla vicenda dell’ex ministro per le Infrastrutture, Pietro Lunardi, che è indagato a Perugia per corruzione insieme al cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, nell’ambito della inchiesta sulla «cricca» e sugli appalti dei Grandi Eventi.

Nell’ottobre scorso, la Camera respinse la richiesta di autorizzazione nei confronti di Lunardi sostenendo, tra l’altro, che la documentazione arrivata da Perugia era carente, perché mancavano gli elementi d’accusa a carico del «concorrente del reato», ovvero il cardinale Crescenzio Sepe.

Una tesi che adesso il Tribunale dei ministri di Perugia contesta: «Appare evidente che il legislatore non ha previsto l’autorizzazione a procedere anche per il concorrente laico, ma ha stabilito che il diniego dell’autorizzazione per le persone cui compete la prerogativa di cui all’articolo 96 della Costituzione, possa o meno estendersi al concorrente laico».

Nella sua relazione di tredici pagine, il Tribunale ripercorre in sintesi tutti gli elementi a carico di Lunardi e del cardinale Sepe: «Al ministro Pietro Lunardi è contestato il reato di corruzione, aggravata dall’aver stipulato contratti per la pubblica amministrazione di appartenenza, in quanto lo stesso avrebbe acquistato, attraverso una società immobiliare facente capo al figlio Giuseppe, un immobile, sito in Roma, con ingressi da via dei Prefetti numeri 18 e 19 e da Vicolo Valdina 11, al prezzo di favore di euro 3.000.000,00 dalla Congregazione per l’Evangelizazione dei Popoli o di Propaganda Fide rappresentata dal cardinale Crescenzio Sepe».

Lo scambio corruttivo, sostiene il Tribunale dei ministri di Perugia, è documentale: «A fronte di tale acquisto, l’onorevole Lunardi, all’epoca ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, avrebbe consentito, grazie a tale sua qualifica, che la predetta Congregazione accedesse a un finanziamento pubblico (Arcus) di euro 2.500.000,00, per la realizzazione di un Museo aperto al pubblico presso la sede della Congregazione in Roma Piazza di Spagna, in difetto dei presupposti».

Conclusione del Tribunale dei ministri: «Pertanto il ministro Lunardi e il cardinale Sepe avrebbero necessariamente concorso, nelle rispettive qualità, alla realizzazione della condotta criminosa contestata, l’uno quale presunto soggetto corrotto, l’altro quale presunto soggetto corruttore».

Nella relazione, il Tribunale ripercorre la cronologia degli eventi, dalla vendita, avvenuta il 3 giugno del 2004, da parte di Propaganda Fide, della palazzina a Lunardi, alla istruttoria con corsia più che preferenziale per far ottenere il finanziamento pubblico al cardinale Sepe, che arriva nel febbraio del 2007. E si sofferma sull’anomalia dell’operazione: «Non si rinviene il fine pubblico per cui il finanziamento fu concesso; i lavori, alla data della convenzione e della erogazione dei finanziamenti, erano già iniziati».

La relazione ricorda che lo stesso architetto Angelo Zampolini, uomo di fiducia dell’imprenditore Diego Anemone, ammise che quella palazzina comprata per soli 3 milioni, in realtà ne valeva «almeno 7 milioni, anche 8».

Se dipendesse da loro, per i giudici perugini Pietro Lunardi e Crescenzio Sepe andrebbero processati subito. E questo perché concluse le indagini, la valutazione sugli elementi raccolti dagli inquirenti è a favore del rinvio a giudizio.

LO SCAMBIO «L’onorevole ha ottenuto, tramite il figlio, una casa a prezzo di favore» LA RELAZIONE «Si dispone l’invio degli atti alla Procura per la richiesta di autorizzazione a procedere»

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"La Repubblica", VENERDÌ, 28 GENNAIO 2011

Pagina 6 - Interni
 
Iris trenta volte ospite ad Arcore: per lei gioielli e 40 mila euro
Alle feste da minore, nelle sue agende le prove dei pagamenti
 
Le ragazze
Nelle carte accanto ai soldi ricevuti c´è scritto il nome Papi "È la nostra fonte di lucro"
 
PAOLO BERIZZI
MILANO - Il suo nome è un fiore che, nella simbologia floreale, significa ardore e passione ma anche augurio, messaggio, novità. E Iris Berardi, tra le ragazze ospiti ai festini di Arcore, e per il padrone di casa Silvio Berlusconi, una novità lo era di certo: era anche lei minorenne. Come Ruby. E come Ruby faceva la escort. Da minorenne Iris è stata ospite nelle dimore del premier (in almeno due occasioni) fino a diventarne una frequentatrice assidua («ha avuto anche lei il suo periodo», dicono due ragazze con riferimento alle preferenze del presidente). I tabulati telefonici ne fissano la presenza ad Arcore una trentina di volte. Serate e nottate che alla Berardi - oggi 19 enne, brasiliana di Guaratinga, residente a Forlì e poi sbarcata a Milano dove ha iniziato a fare la "vita"- sono fruttate una discreta fortuna: quasi 40 mila euro (corrisposti in varie tranche da Berlusconi o da suoi collaboratori) oltre a «gioielli vari, collane, bracciali, pendagli». E un appartamento nella sua disponibilità in via Olgettina 65. Iris è dunque - come stabiliscono le carte della Procura - la seconda ragazza che ha partecipato ai festini del bunga bunga quando non aveva ancora la maggiore età. E per quelle presenze è sempre stata pagata. «... alla fine gli ho dovuto chiedere qualcosa in più, vabbè, poi mi ha dato quello che gli ho chiesto... », dice la ragazza parlando al telefono con un amico il 20 settembre 2010, reduce da una serata a villa San Martino.
L´AGENDA COI PAGAMENTI DI PAPI
Nelle nuove carte dei magistrati sono allegati documenti cartacei che indicano le somme di denaro ricevute dalla giovane prostituta brasiliana per le sue visite ad Arcore. È tutto contenuto nella sua agenda. Data per data sono annotate le "marchette" e accanto alla cifra è scritto "Papi" (il nome con cui molte ragazze chiamano il presidente del consiglio). Il 6 febbraio: «andare da Papi»; il 26 febbraio «andare da Nicole (Minetti)»; il 27 febbraio «andare da Papi»; 7 marzo «Papi»; 13 marzo «Papi 2000»; 5 aprile «2 mila euro»; 17 aprile «Papi 2 mila euro»; 25 aprile «2mila euro»; 22 maggio «Papi»; 5 giugno Papi «2000». Dopo alcune pagine in cui sono riportati alcuni numeri di telefono (Papi - cellulare e casa -, Marystelle Polanco, Emilio Fede), c´è poi un riepilogo delle «entrate»: gennaio 9580; febbraio 21mila; aprile 7350. Complessivamente: 37.930 euro.
DA VILLA CERTOSA A ARCORE
Iris ha compiuto 18 anni il 29 dicembre 2009. Gli inquirenti hanno accertato che la prostituta brasiliana accede alle ville del capo del governo già prima del suo compleanno. Il 21 novembre del 2009 il suo cellulare - tra 2009 e 2010 la escort arriva a utilizzare fino a sei numeri diversi - aggancia la cella di Porto Rotondo: la ragazza si trova a villa Certosa (Berlusconi è in Arabia saudita). Il 13 dicembre - due settimane prima di diventare maggiorenne - è invece ad Arcore. Dorme in villa. È la sera dell´attentato a Berlusconi da parte di Massimo Tartaglia.
Sognava le passerelle, la moda, Iris. Le ha calcate, per qualche mese, nel 2008: intanto lavora come hostess. Poi diventa una professionista del sesso. Nell´invito di presentazione inviato a Silvio Berlusconi la Procura allega atti dai quali «si evince l´attività di prostituzione». A un cliente che la chiama chiede «800 euro». Lui prova a spuntare uno sconto. Risposta: «No, chiama qualcun´altra».
LE TELEFONATE
Che Iris non vada a Arcore per puro svago emerge nitidamente dalle decine di telefonate intercettate: sono colloqui tra lei e le altre ragazze ospiti dei bunga bunga (molte con Nicole Minetti, altre con Ioana Visan ecc). Il 6 settembre 2010 parla con Minetti della serata a villa San Martino. Si lamenta perché Aris (Espinosa) «ha avuto anche il dopo regalo». Dopo la notte del 19 settembre confida alla madre: «Ho ricevuto sette», dice. Il giorno dopo si sfoga con un uomo parlando sempre di Berlusconi: «Sono contenta del regalo che mi ha fatto». E lui: «Ma è un regalo materiale o un regalo...». Iris: «Cash!». Aggiunge: «...alla fine mi ha dato quello che gli ho chiesto. Era di cattivo umore, non so come ho fatto a cavare quello che gli ho cavato».
Anche in una serie di telefonate con le gemelle De Vivo, la brasiliana è esplicita. Ad Eleonora, il 30 settembre, dice che lui (il premier, secondo l´ipotesi dell´accusa), «deve sganciare più di due» e con Imma, il 4 ottobre, spera di «concludere almeno co sti du scemi qua», parlando di probabili clienti. Anche se il suo vero obiettivo resta lui, «papi» che però «già ci da una miseria e in più vuol ridurre le cene». «Che palle sto vecchio ...- dice ancora ad Imma il 2 ottobre - fra un po´ ci manda aff... tutte quante...quella è la volta buona che lo uccido...vado io a tirargli la statua in faccia...che ci vuole mandare aff... senza un c...?". Perché alla fine, conclude, «papi qua...è la nostra fonte di lucro».
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"La Repubblica", VENERDÌ, 28 GENNAIO 2011

Pagina 2 - Interni

 

 LO SPETTACOLO DEL RE NUDO
Denaro in cambio del silenzio: il Sultano ormai prigioniero in una ragnatela di ricatti
L´inchiesta
Parlano le ragazze: vogliamo soldi, case, incarichi
 
PIERO COLAPRICO

giuseppe d´avanzo

Denaro per ottenere il silenzio di chi minaccia di parlare troppo. Accade a Ruby. Cosmesi dei fatti, testimonianze e ricordi falsificati per eclissare i reati. Accade alle ospiti fisse del «relax» del presidente del Consiglio acquartierate nella Dimora Olgettina, Milano Due. Reati per proteggere le riprovevoli ossessioni di Berlusconi, le assai discusse «scene hard» del presidente, gli «strusciamenti», i toccamenti che decidono chi dovrà restare per la notte e per quanto sarà ricompensata.

Sono assilli, tormenti, manie da kamasutra chimico, che ad Arcore diventano la legge per tutte le partecipanti. È il codice che accetta anche N. T.. Ha appena 21 anni e nemmeno il becco di un quattrino. Va ad Arcore perché Aris, l´amica di un tempo, le ha detto che può tirar su «cinquemila euro in una notte se fa sesso con il presidente». N. entra a Villa san Martino pronta a tutto, ma si smarrisce per timidezza, quando viene travolta dal triste spettacolo del «bunga bunga» («Non sai che cos´è? Ma da dove vieni, tu?») e ritrova se stessa per dignità quando guarda da vicino quel «vecchio». N. è un´eccezione, la mosca bianca perché tutti, tutti, le ragazze certo, ma non solo loro, vogliono arraffare quel che si può: denaro, gioielli, magari una casa, un «prestito infruttifero» o incarichi politici o un seggio in Parlamento, qualcuna con il sorriso e una deliberata sottomissione, qualcun´altra con il piagnisteo, tutte pronte al ricatto. Con il ricatto, soprattutto. Lo covano freddamente, con lucidità. Sono giovani e «Papi è vecchio», dicono, «e se il governo cade e se gli succede qualcosa? Che cosa mi ritrovo io che in qualche mese non ho nemmeno i soldi per fare il pieno di benzina?».
Le carte che il Paese sta leggendo lasciano «il re nudo». Lo spettacolo inquieta. Berlusconi è come sorpreso in piena luce nella sua sbalorditiva vulnerabilità, dimentica di ogni responsabilità pubblica; colto in una sexual compulsivity che nessuno dei suoi prossimi o complici ha né la voglia né la convenienza di contenere. Si scorge il capo del governo muoversi come prigioniero di una coazione all´illegalità. Frequenta e fa sesso con una prostituta minorenne; manipola le indagini quando scopre che Ruby ha parlato con i pubblici ministeri di Milano; corrompe i testimoni, trucca le testimonianze; si ingegna per liberare una sua amica (Maristella Polanco) da un affare di droga e, spensierato, la consegna poi al prefetto di Milano per farle ottenere la cittadinanza italiana, come se quella giovane donna (30 anni) non avesse per compagno un trafficante di cocaina (ora in galera). Il giorno dopo le perquisizioni (14 gennaio) convoca tutte le ragazze, le accoglie ad Arcore con i suoi avvocati. Nelle loro case si troveranno poi alcuni verbali d´indagini difensive che non sono stati presentati. Quasi fossero delle bozze che le ragazze dovevano mandare a memoria. Tutte le ragazze sanno che Ruby ha parlato. Nei loro conciliaboli «quella stronza» ritorna ossessivamente e, incaute, confermano dettagli delle sue rivelazioni: «Lo sai che ha parlato anche di Aida (Yespica)?». Berlusconi sa dai primi giorni di ottobre che Ruby se l´è cantata con i pubblici ministeri in un paio d´interrogatori tra luglio e agosto. Nicole Minetti ne parla con Emilio Fede e il direttore del Tg4 sembra saperla lunga: «C´è da mettersi le mani nei capelli... tre telefoni dell´entourage sono sotto controllo, ma meno male che ho trovato io una strada... «.
Lo stato delle cose dovrebbe consigliare al capo del governo prudenza, misura, oculatezza. Se non per custodire il decoro e l´onore del suo incarico, per proteggere se stesso, per tenersi lontano dal gorgo che lo annienterà. Non se ne cura. Gli accadimenti, che - raccontano le carte - vive con apprensione, non lo dissuadono da una esaltazione oppressiva. Corre sempre la stessa corsa, come il criceto sulla sua ruota.
Una telefonata dell´11 gennaio di quest´anno sarebbe sconcertante, se il premier avesse amici attenti al suo destino e non solo yes man e saprofiti. Accade questo. Lo "scandalo Ruby" è esploso da due mesi, il premier è in affanno, i cortigiani gli stanno inventando una fidanzata per rendere credibile la fiction apparecchiata da Alfonso Signorini, e lui che cosa fa? L´uomo che governa il Paese è «presissimo da una nuova». Chi è la new entry? Non si deve immaginare una maschera presentabile. Niente di questo. È un´altra «scappata di casa», proprio come Ruby-Karima: è una replica della pericolosa minorenne "esfiltrata" dalla questura con la concussione dei funzionari di polizia, con la «balla» della «nipote di Mubarak».
«È presissimo». Sono parole di Nicole Minetti, indagata con il premier per induzione alla prostituzione. Dice Nicole alla sua assistente, Clotilde: «Lui è presissimo da quella, è una montenegrina. Sì vabbé, ma è una scappata di casa, io l´ho vista è una zingara, cioè hai presente una zingara?».
Clotilde: «Eh appunto, è il suo tipo no? Non è il suo tipo?».
Nicole: «Sì, sì ma infatti, più è disperata meglio è, per lui».
Clotilde: «Finché non lo metterà nei casini, questa sarà il suo tipo».
Lasciamo perdere i toni razzisti, la rivelazione di Nicole ci dice quanto Silvio Berlusconi menta senza pudore. Le sue parole palesano quanto egli sia ormai un uomo che ha perso il controllo di se stesso. Lo ricordate quando affronta le tv con piglio padronale? «Su quanto avviene a casa mia non devo chiarire niente perché da me entrano solo persone che si comportano bene». Viene da chiedersi: quale gorgo psichico o incivile spudoratezza nasconde quella sua frase?
Ascoltiamo l´ultima testimone, N. T.: «Quella sera eravamo una ventina di ragazze a cena, molte straniere, e c´era il presidente, c´era Emilio Fede e c´era il cantante napoletano Apicella.... Dopo la cena il presidente ha detto «Ora andiamo tutti a ballare in discoteca», ha usato anche il termine Bunga Bunga, ma io non so cosa significhi. (...) Mentre noi ballavamo, il presidente e Emilio Fede erano seduti e guardavano (...) alcune delle ragazze che facevano lo spogliarello e che erano poi nude si avvicinavano al presidente, che gli toccava il seno o le parti intime o il sedere (...) Io non ho avuto il coraggio di fare una cosa del genere perché sono timida e quindi non mi sono spogliata, né mi sono fatta toccare dal presidente. Avevo saputo da Aris che alle ragazze venivano date dal presidente delle buste contenenti denaro. Aris mi ha confidato di avere ricevuto molte volte delle buste contenenti denaro dal presidente, perché Aris mi aveva detto di essere andata a letto col presidente in più occasioni... mi diceva però che andare a letto col presidente era stressante. Stressante, sì, perché mi diceva che durava un bel po´ perché il presidente aveva rapporti sessuali non solo con Aris, ma contestualmente anche con altre donne. Io sapevo che cosa mi sarebbe potuto capitare, cioè di fare sesso col Cavaliere anche in presenza di altre donne, ero preparata psicologicamente, ma quando sono arrivata lì è prevalsa la mia timidezza. E poi, vedendolo di persona sinceramente, nonostante il denaro che avrei potuto ricevere, io sinceramente non me la sono sentita».
Quando accade tutto questo? Il 6 gennaio di quest´anno, la notte della Befana, la notte che chiude il Natale, una delle notti in cui gli avvocati trattano con Ruby la sua buonuscita miliardaria. Sempre negata, ma confermata dalle carte. Da un appunto a casa di Ruby. Che ha già ha intascato centinaia di migliaia di euro e si attende «nei prossimi mesi, quattro milioni e mezzo». Le carte mostrano Ruby che pretende dall´avvocato di Lele Mora (Luca Giuliante) e dall´avvocato che le è stato assegnato (Massimo Dinoia) che si muovano, in fretta, e le facciano avere quel che lei si aspetta. Tutti in questa storia si attendono qualche cosa e non soltanto «le buste». Gli appartamenti della Dimora Olgettina sono gonfi di buste, ce ne sono dappertutto. Le ragazze non si prendono neanche la briga di aprirle. Il contenuto è segnato sopra con un numero: 5 (cinquemila), 10 (diecimila), tutte banconote viola da 500. Barbara Faggioli nasconde il suo "tesoretto" dentro la fodera del cuscino, chi lo sa perché. Le buste sono l´ordinarietà. Quel che pretendono dal Drago al quale si sono concesse è ben altro. È la straordinarietà di un finanziamento a fondo perduto per una speculazione immobiliare; un attico in centro; un ingaggio in Mediaset; un lavoro per il papà. E poi, chi ha tenuto un libro in mano pensa di aver diritto ad ottenere da «papi» un incarico pubblico, una responsabilità nel Pdl, un seggio parlamentare. Perché no, un ministero. In fondo, discutono tra loro Barbara Faggioli e Nicole Minetti, «non è stato così anche per Mara (Carfagna)?».
Parlano sul serio, non per burla. Ammesso che ci fosse ancora bisogno di una conferma dello scambio tra sesso e incarico pubblico, queste carte ce la mostrano in tutto il suo realismo. Le ragazze lo ritengono un atto dovuto, il seggio in Parlamento. Berlusconi non le smentisce, lascia che coltivino quest´ambizione e d´altronde, dice Nicole, non sono già consigliere regionale? In questo groviglio, che fa della vita privata un affare pubblico e degli obblighi pubblici una convenienza privata, la dignità della responsabilità dell´uomo di governo è sfidata ad ogni passo. Non è storia passata o dimenticata, è cronaca di queste settimane l´arrivo a Villa San Martino di decine di ragazze, «moltissime straniere» (ma da dove vengono? chi le ingaggia? a chi davvero rendono conto?), che allietano il Sultano. Senza che ci sia chi sappia davvero chi sono. Addirittura, quale sia il loro nome. Possono scendere di sotto, nel sotterraneo del «bunga bunga», ma anche rimanere per la notte, per più notti, testimoni senza volto e nome del tragico decadimento dell´uomo che governa il Paese. Quasi arrogante nel pretendere che le sue dimore siano residenze di Stato, Berlusconi ha in odio il rigore che un edificio con la bandiera tricolore solitamente osserva. Uno dei responsabili dei tre turni della sua sicurezza - è un dirigente dei servizi segreti - dice: «Oggi l´ingresso compete al servizio di vigilanza privato e non alla sicurezza del presidente... Non c´è controllo di documenti, ma una lista di invitati che viene comunicata dalla segreteria».
È un tableau che sarà difficile da rimuovere. L´uomo che governa il Paese è nudo. Come nella favola di Hans Christian Andersen, tutti i «sudditi» possono vedere, se responsabilmente lo vogliono, quanti azzardi e emergenze ci siano in questa «nudità». Berlusconi non è ricattabile: Berlusconi è già ricattato. È sotto ricatto anche in queste ore, da parte di Ruby, cui ha promesso milioni di euro. È schiacciato dalla pressione coercitiva di decine di "falene", che temono, con il declino del Sultano, il disastro di una giovinezza venduta inutilmente a una servitù volontaria («stressante»). Quel tempo perduto lo trasformano in ira, in risentimento, in alcuni giorni in odio assoluto: «Quel vecchio ci ha rovinato la vita»; «Se penso che stasera devo andare ad Arcore mi viene da vomitare». Tutto è cominciato con una telefonata in questura, che annuncia un primo reato (concussione), dimostrato per tabulas. Un reato necessario per nasconderne un altro (l´abuso di una minorenne che si prostituisce) e per impedire il disvelamento di condotte che svergognano il Paese e l´uomo che lo governa. Sarà difficile rivestire il re e le sue vergogne

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di Andrea Indini - ore 14:20

 
Le carte incastrano Fini: ora deve lasciare. E' l'epilogo: il timbro ufficiale arriva da Santa Lucia. Ora anche il Corriere chiede le dimissioni del leader Fli: "In queste condizioni la casa Italia non può essere amministrata decorosamente". La Camera è in mano al leader di un partito dell'opposizione che non tiene fede alle promesse fatte. Ma tutto tace: nonostante la promessa fatta agli italiani l'ex An non prende una posizione. SONDAGGIO Adesso cosa farà Fini?

 IL COMMENTO Fini vergognati (e vattene) / Alessandro Sallusti
 IL DOCUMENTO "Le indagini sono finite: ecco i nostri risultati"
 INCHIESTA I colonnelli del Fli tengono famiglia: ecco i loro affari

di Alessandro Gnocchi - ore 08:00
 

Il dg di Viale Mazzini, Mauro Masi, chiama in diretta il programma: "Violate le regole". Ma il conduttore si inalbera e prosegue con solito fango. Nonostante sia stata sbugiardata la Macrì corregge la sua versione su Arcore. Il premier: sono infuriato

 GUARDA IL VIDEO della telefonata di Masi ad Annozero 

 
ore 09:47
 

Raffica di arresti in tutto il Paese nell’ambito di un’operazione per reati ambientali. In manette la vice di Bertolaso, Marta Di Gennaro, e il prefetto Corrado Catenacci. Insieme a Bassolino indagati l’ex assessore Luigi Nocera e l’ex capo della segreteria politica Gianfranco Nappi
 
ore 11:32
 

Un richiamo al "riserbo" del magistrati arriva dal procuratore generale Esposito Vitaliano nella cerimonia d'inaugurazione dell’anno giudiziario. Ma l'Anm torna all'attacco: "C’è un’aggressione alla magistratura da parte di chi rifiuta il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge"

 
ore 09:20
 

Dalle nuove carte emerge che anche un’altra minorenne partecipava alle feste di Arcore. Ma i pm escludono che il premier fosse presente. Il Pdl in piazza il 13 febbraio. La Giunta: restituire gli atti ai pm. La Minetti: "Le parole sul Cav? Uno sfogo"

 Il giallo della minorenne: le date non tornano
 Cialis e cilicio, il lieto fine della telenovela Ruby / M. Veneziani

Roberto Scaruffi

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FINI PERCHE' TACI?
Le carte sulla casa di Montecarlo parlano chiaro. Ora gli italiani si aspettano che Fini mantenga fede alla promessa fatta. Ma il leader del Fli tace ancora...
Tanti articoli dalle toghe
FattoRepubblicaUnità
sono le gazzette dei pm? 
ore 10:37
 
Il giudice del caso Ruby sul Fatto parla della condizione femminile in Italia. Da Spataro ai vari Ingroia e Caselli: tanti pontificano sulle inchieste.Giusto che i pm scrivano sui giornali? VOTA

 La procura arresta le notizie 

Ma guarda che sorpresa
Un D'Avanzo scatenato
contro le intercettazioni 
ore 12:06
 
Ecco l'articolo che documenta il voltafaccia diRepubblica: da garantista con Vittorio Emanuele a giustizialista anti Cav
Parte l'assalto al Giornale
Così la procura di Milano 
vuole arrestare le notizie 
ore 08:59
 

L’articolo del Giornale sul processo a luci rosse che coinvolse la Boccassini negli anni Ottanta scatena l’ira di Bruti Liberati. E intanto le toghe scrivono sulla gazzetta "amica"
Egitto, morti in piazza
Bloccato El Baradei 
Ammutinamento polizia 

Proseguono in tutto il Paese le manifestazioni contro Mubarak. La polizia usa lacrimogeni e proiettili di gomma. Ad Alessandria molti agenti hanno gettato in terra caschi e manganelli per evitare di reprimere la protesta

 Effetto-domino nel mondo arabo

Roberto Scaruffi

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"Ecco i 20 motivi per cui Silvio deve dimettersi"

 

Venti motivi per cui Berlusconi dovrebbe dare le dimissioni? Li elenca il direttore del periodico online di FareFuturo (FfWebmagazine), Filippo Rossi: «Ha dato del kapò a un europarlamentare tedesco; disse che Eluana poteva ancora avere figli; ha raccontato in pubblico una barzelletta con bestemmia; ha emanato l’editto bulgaro; ha detto che Mangano è un eroe; ha telefonato in diretta per insultare il conduttore; ha nominato Aldo Brancher ministro per salvarlo da un processo; ha promesso che in tre giorni Napoli sarebbe stata pulita; ha cercato di mettere le sue "favorite" nelle istituzioni; la moglie ha rivelato che è «un uomo malato»; ha preteso e imposto leggi ad personam; Mills è stato condannato per corruzione (corrotto da chi?); ha preteso che Nicole Minetti fosse inserita nel "listino del presidente"; ha gestito il giornale di famiglia come una macchina di fango e di minacce; ha difeso Cosentino perché «è leale»; ha telefonato in questura per affidare Ruby alla Minetti, e ha raccontato che era la nipote di Mubarak; ha detto che Saviano fa pubblicità alla mafia, che è meglio essere appassionati di belle ragazze che gay, che la polizia ha «maltrattato» le ragazze dell’Olgettina, che il presidente della Camera è un eversivo e che i magistrati vanno puniti».
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http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/386192/

 

Politica
27/01/2011 - DOCUMENTO

La contabilità di Ruby:
"Diamanti e soldi da Papi"

Minetti: «Non me ne fotte se lui è il presidente del Consiglio, è
un vecchio e basta»

FRANCESCO GRIGNETTI

Il terzo atto della saga Ruby non poteva partire altro che da lei, la neomaggiorenne tanto sveglia. Tutto ruota attorno a lei. E se già si sapeva che nelle intercettazioni Ruby si vantava di avere chiesto a Berlusconi, attraverso il suo avvocato, la stratosferica cifra di 5 milioni di euro per tacere, parole poi smentite decisamente da tutti i protagonisti dell’affaire, ecco il colpo di scena: nel corso della perquisizione effettuata a casa di Ruby Rubacuori, a Genova, il 17 gennaio scorso, è saltato fuori un foglietto con la contabilità della ragazzina. Vi sono indicate, scritte a mano, le cifre ricevutedal contabile del premier, Giuseppe Spinelli, per complessivi 17 mila euro. Un po’ più di quanto ammesso da Spinelli medesimo nel suo interrogatorio difensivo, ma conta poco. Quel che ha fatto saltare sulla sedia, invece, sono le conclusioni finali: «Tra due mesi, da Silvio Berlusconi 4 milioni e 500 mila euro». Sul punto sono in corso accertamenti.

La procura di Milano ieri mattina ha deciso di inviare un supplemento di carte alla Camera e grande è l’irritazione dei difensori del premier. «Per me - dice Niccolò Ghedini - si tratta di materiale irricevibile». Eppure ci sono diverse novità. C’è l’interrogatorio dell’autista di Emilio Fede, Luigi Sorrentino: la sera di San Valentino del 2010, ha raccontato, Silvio Berlusconi festeggiò ad Arcore e con lui c’erano «tante ragazze in baby doll rosso»; in macchina con Fede «c’era anche una ragazza marocchina».

LA SUPER TESTE MARIA
C’è anche l’interrogatorio di Maria, la giovane egiziana danzatrice del ventre: «A giugno, Lele Mora mi chiese se ero interessata a partecipare ad una serata ad Arcore presso la residenza del presidente del Consiglio, se sapevo ballare la danza del ventre e se volevo fare parte del suo harem... Mi sono recata ad Arcore a luglio. Alla partenza da viale Monza c’erano altre ragazze... Ognuna di noi si è seduta per la cena dove voleva. Finita la cena il presidente disse: “E ora facciamo il Bunga Bunga” e spiegò che cosa era, cioè una cosa sessuale». Maria doveva fare la danza del ventre. «Le De Vivo erano in mutande e reggiseno. Il presidente le toccava e loro lo toccavano nelle parti intime. Si avvicinarono anche a Emilio Fede che le toccava il seno e altre parti intime. Una ragazza brasiliana con il perizoma ballava la samba in maniera hard. Il presidente le toccava il seno e altre parti intime. Anche le altre ragazze ballavano facendo vedere il seno e il fondo schiena, tutte loro si avvicinavano al presidente che le toccava nelle loro parti intime. Sono rimasta inorridita».

MINETTI: «MI HA ROVINATO»
Dal supplemento di indagine viene fuori anche l’irritazione mista a paura di Nicole Minetti. Intercettazione dell’8 gennaio tra Nicole Minetti e Barbara Faggioli. Nicole: «Io do le dimissioni, cioè sta roba è una roba che ti rovina la vita, ti rovina i rapporti, ti logora... Devi avere un pelo sullo stomaco, ma a me cioè non me ne frega niente. Io voglio sposarmi, fidanzarmi, avere dei bambini, una casa... La politica è un casino. Cade lui, cadiamo noi. A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento, perché dice: Bene, me le sono levate dai c. E lo stipendio lo paga lo Stato».

LA PAURA E LO SFOGO DI NICOLE
Giorno seguente, da Minetti a Faggioli: «Quando se la farà addosso per Ruby, chiamerà e si ricorderà di noi... adesso fa finta di non ricevere chiamate». E un eloquente sms da Minetti a Marysthelle Garcia, il 10 gennaio: «Amo’ ma è serio che alla Fico ha regalato la casa? Se è vero ti giuro che scateno l’inferno».

L’11 gennaio, la Minetti si sfoga con la sua amica Clotilde Strada: «Non me ne frega niente se lui è il presidente del Consiglio... Un vecchio e basta. Io non mi faccio pigliare per il culo così... Si sta comportando da pezzo di merda». Clotilde: «Lo sapevamo». Minetti: «Perché uno che fa così è un pezzo di merda. Perché lui mi ha tirato nei casini in una maniera che solo dio lo sa... Non ci sarei finita neanche se mettevo tutto l’impegno. Gli ho parato il culo e non si può permettere di fare così». E ancora, sempre parlando con Clotilde: «Tu hai mai sentito dire dalla sua bocca: “Oh, fermi un attimo, guarda che lei è una brava ragazza? Lui pur di salvare il suo culo flaccido non se ne frega di niente... A lui non gliene frega niente... io per la prima volta ho realizzato che lui non mi ha dato quel ruolo perché pensava che io fossi idonea e adatta. Mi ha dato quel ruolo perché in quel momento è la prima cosa che gli è venuta in mente».

LE RAGAZZE PERQUISITE
Il 13 gennaio è il giorno in cui la procura firma l’invito a presentarsi nei confronti di Berlusconi. La Minetti invia un sms a Strada: «Parlo con Gianca che parla con il pres.. visto che lui non mi chiamata.. gli faccio prendere paura». E poi: «Gianca fa la figura di quello che lo salva dal disastro mediatico.. io della pazza offesa... ma me ne fotto».

Il 14 gennaio la magistratura di Milano ordina le perquisizioni nel residence di via dell’Olgettina, dove vivono molte delleragazze in questione. E’ la perquisizione che Berlusconi ha stigmatizzato nel suo videomessaggio (e che a catena ha fatto arrabbiare i sindacati di polizia). Il giorno seguente, Barbara Faggioli chiama Alessandra Sorcinelli: «Mi ha chiamato adesso da un numero sconosciuto mi ha detto di contattare chi è stato perquisito e di dargli appuntamento alle 19 ad Arcore che ha bisogno urgentemente di parlare... Lui ha letto le intercettazioni, son cose brutte».

A seguire, Faggioli chiama Arisleida Espinosa: «Ti chiamano solo perché mi ha chiamato il presidente Berlusconi... scandisco le parole, visto che mi stanno ascoltando. Mi ha chiesto la cortesia di farti avvicinare ad Arcore alle 19. Ci sono gli avvocati». E Faggioli con Marysthelle: «Mi ha chiesto un colloquio con i suoi avvocati. Da quanto ho capito dalle intercettazioni emergono cose molto brutte che noi ragazze diciamo su di lui».

IL VERTICE CON LE RAGAZZE A ARCORE
Alla riunione post-perquisizione, viene convocata anche la Minetti. Faggioli: «Mi ha chiamato la segreteria del presidente e mi hanno passato il presidente e mi ha detto di convocare tutte le ragazze per parlare con l’avvocato alle 19. Che dici? E’ ok?». Minetti: «No perché devo parlare al mio avvocato. Io sono indagata, per me la cosa è diversa... Lui sarà anche il mio capo, ma io sono indagata e lui altrettanto». Segue un sms dalla Minetti alla Faggioli: «Se mi vuole convocare mi convoca lui». E quindi nuova conversazione tra le due. Faggioli: «Gliene parlerò al presidente». Aleggia sul tutto una frase disperata: «Mi ha rovinato la vita». E quando Marysthelle chiama la Minetti per sincerarsi che tutto fili liscio («Ma tu ci sei alle 7?»), la consigliera risponde: «No, non credo. Qua la cosa si fa grossa. Io non ci penso neanche. Sono nella merda seria più di tutti quanti». Per concludere: «Stasera saremo poche. Lui ha detto che è successo un casino perché ‘sta stronza di Ruby ha detto delle cose e ci sta sputtanando».

SPUNTA LA DROGA
Cara ragazza, la Marysthelle. Ad agosto la Guardia di Finanza sequestra una quantità ingente di cocaina ad un certo Ramirez, il suo fidanzato. Lei aveva ricevuto in prestito la macchina di Nicole Minetti e Ramirez era proprio su quell’auto, una Mini Cooper verde, quando viene fermato ed arrestato. Vengono rinvenuti due chili e 800 grammi in un box di pertinenza di Marysthelle, altri 10 chili in Via Portalupi, casa di lui. Nonostante tutto, il 6 dicembre Marysthelle chiama il prefetto di Milano per farsi rilasciare il passaporto. «La chiamo a nome del presidente del Consiglio». La ragazza è stata ricevuta per due volte dal prefetto, sette sono state le telefonate intercettate, ma alla fine la Polanco non avrebbe ottenuto il documento.

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"La Repubblica", GIOVEDÌ, 27 GENNAIO 2011

Pagina 14 - Cronaca
 
Appalti G8, verso il processo: "A Bertolaso case, soldi e sesso"
Da Anemone a Balducci, in 22 sotto accusa: un patto criminale
Chiuse le indagini: "Per 11 anni hanno truccato il mercato e saccheggiato le risorse pubbliche"
 
CARLO BONINI
DAL NOSTRO INVIATO
PERUGIA - Per 11 anni, «uno stabile sodalizio a delinquere» ha governato il Sistema dei Grandi appalti pubblici di questo Paese, «pilotandone le scelte», saccheggiandone le risorse, truccando il mercato, umiliando le regole di imparzialità e trasparenza. Per 11 anni, «un´associazione per delinquere ha commesso una serie indeterminata di corruzioni, abusi di ufficio, rivelazioni di segreto d´ufficio, favoreggiamenti, mettendo la funzione dei funzionari pubblici a disposizione di privati imprenditori, tra cui principalmente Diego Anemone e il gruppo di imprese a lui riconducibile». Perché, «di fatto, i funzionari pubblici hanno operato a servizio del privato e consentito che la gestione degli appalti avvenisse in maniera del tutto antieconomica per le casse pubbliche a favore degli imprenditori». E dei loro astronomici «profitti illeciti». In soli quattro anni, dal 2004 al 2009, e per il solo Diego Anemone e il suo occulto socio, il grand commis di Stato ed ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, una somma pari a 75 milioni 523.617, 88 euro.
IL SISTEMA DEI GRANDI APPALTI
Con un provvedimento di 23 pagine di avviso di conclusione indagini, i pubblici ministeri di Perugia Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, chiudono, dopo 11 mesi, il troncone principale dell´indagine ereditata da Firenze sui Grandi Appalti (Mondiali di Nuoto di Roma del 2008, G8 della Maddalena, 150 anni dell´Unità d´Italia). Fotografano cosa di questa storia, oggi, la pubblica accusa dà per accertato. Lasciano in sospeso, separandole, le posizioni di Claudio Scajola (tuttora non indagato) per il mezzanino vista Colosseo, dell´ex ministro Pietro Lunardi e dell´arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe per le vicende di "Propaganda Fide". Annichiliscono quel che resta dell´immagine pubblica dell´ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso per il quale l´accusa di corruzione non solo viene confermata, ma, se possibile, si aggrava, lì dove si arricchisce di una circostanza: «Aver materialmente ricevuto 50 mila euro in contanti dalle mani di Diego Anemone». E ancora: consegnano l´ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro al disonore di aver venduto la sua funzione di magistrato.
Le 23 pagine anticipano la richiesta di rinvio a giudizio di 22 indagati per reati che vanno dall´associazione a delinquere, alla corruzione aggravata in atti di ufficio, al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Tutti nomi già noti alle cronache di questo ultimo anno (i funzionari pubblici Angelo Balducci, Guido Bertolaso, Mauro Della Giovampaola, Fabio De Santis, Claudio Rinaldi. Gli imprenditori Diego Anemone, Ezio Gruttadauria, Bruno Ciolfi. Spicciafaccende come il commercialista Stefano Gazzani e l´architetto Angelo Zampolini. Segretarie e prostitute brasiliane di casa allo "Sporting Village" di Anemone). Tutti, tranne uno: l´ex senatore democristiano transitato nel Pd Francesco Alberto Covello, vicepresidente dell´Istituto per il Credito sportivo, in questa veste accusato di corruzione per aver agevolato (anche se mai erogato) un mutuo di 18 milioni di euro a Diego Anemone.
BERTOLASO, ANEMONE E BALDUCCI
È un presepe della vergogna al centro del quale i pm collocano la triade Bertolaso-Anemone-Balducci. All´ex capo della Protezione Civile, a differenza degli altri due, viene contestata la "sola" corruzione aggravata e non anche l´associazione per delinquere. Ma con argomenti di straordinaria gravità. «Quale responsabile della gestione dei "Grandi Eventi" - si legge - ha compiuto atti contrari ai doveri di ufficio per favorire Diego Anemone nell´aggiudicazione degli appalti del quarto, quinto e sesto lotto dei lavori per il G8 della Maddalena (...) Ha compiuto scelte economicamente svantaggiose per la pubblica amministrazione, consentendo che i costi aumentassero considerevolmente». Peggio, «ha posto stabilmente la propria funzione pubblica a disposizione degli interessi di Diego Anemone», in cambio, per quel che i pm hanno potuto accertare, di «una serata allo "Sporting village" con la prostituta Monica Da Silva Medeiros», di «massaggi (il corsivo è dei pm ndr.) con tale Francesca Muto», dell´affitto «di un appartamento in via Giulia a Roma», di «50 mila euro consegnatigli brevi manu da Anemone il 23 settembre 2008».
Di Balducci e Anemone, molto si sa. I pm, tuttavia, sottolineano una circostanza. Che il «patto a delinquere» stretto tra i due «sin dal 1999», utile a pilotare «gli appalti del G8 della Maddalena, della caserma "Zignani" del Sisde in piazza Zama a Roma, delle opere per i 150 anni d´Italia, per il parco della musica», aveva come cemento «una sorta di società effettiva tra i due, che finanziava investimenti di ingente valore».
«L´ASSERVITO PROCURATORE ACHILLE TORO»
L´ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro è accusato di corruzione in atti giudiziari, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, rivelazione di segreto di ufficio, favoreggiamento. «Ha asservito le sue funzioni - si legge - agli interessi di Angelo Balducci». «È intervenuto sui pm di Roma Assunta Cocomello e Sergio Colaiocco, inducendoli a compiere atti contrari ai doveri di ufficio». Ha «barattato» i segreti delle indagini di Firenze e Roma sul Sistema degli appalti, con contratti di co.co.co dei figli Camillo (indagato) con il ministero delle Infrastrutture e Stefano con la Protezione Civile.

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"La Repubblica", GIOVEDÌ, 27 GENNAIO 2011

Pagina 1 - Prima Pagina
 
AZZERARE
 
ROBERTO SAVIANO

Le primarie di Napoli sono state davvero un grande caos, forse addirittura un´occasione persa e una brutta figura. Non è sembrata una grande festa della partecipazione ma si è riprodotta la dinamica principale delle elezioni nel sud Italia: il voto di scambio.

Una brutta figura in quanto, gran parte dei candidati a divenire il candidato-sindaco di Napoli per il centrosinistra, hanno denunciato brogli. Già questo genera malessere in coloro che guardano al Pd come una realtà di legalità e di stabilità. Almeno in un´elezione gestita non tra avversari ma tra diverse anime di stesse idee ci si immaginava correttezza e regole condivise. Ed invece le primarie sono divenute un metodo semplice e poco controllato (non ci sono seggi presidiati da forze dell´ordine e non ci sono schede e strutture paragonabili alle elezioni politiche) per poter attuare ogni sorta di pressione politica al fine di imporsi come candidato di una parte. Le primarie sono risultate senza regole, e questa assenza di regole porta a far cadere questo meccanismo nelle mani di chiunque voglia influenzare il voto. Tra i rivali che cercano di puntare sul candidato più debole, sino agli eterni mediatori della politica che promettono e comprano pacchetti di voti e si rafforzano, ci sono stati dei precedenti in Campania.
Per la camorra - lo abbiamo già detto - destra e sinistra non esistono. Il Pd, quando ci furono le primarie nazionali, non si chiese, a Napoli, come mai in un solo pomeriggio avevano aderito al partito in seimila? Chi sono tutti quei nuovi iscritti, chi li ha raccolti, chi li ha mandati a fare incetta di tessere? Si era creduto che i votanti potessero essere solo i tesserati e quindi qualcuno si organizzò per tesserare masse di persone e farle pesare nell´elezione del segretario nazionale. Da chi è formata la base di un partito che a Napoli e provincia conta circa 60.000 tesserati, 10.000 in provincia di Caserta, 12.000 in quella di Salerno, 6.000 ciascuno nelle restanti province di Avellino e Benevento? Chiedersi almeno se è normale che il solo Casertano abbia più iscritti dell´intera Lombardia. E se non sia curioso che in alcuni comuni, alle recenti elezioni provinciali, i voti effettivamente espressi in favore del partito siano stati inferiori al numero delle tessere.
Fu un errore, in quella fase, che la dirigenza del Pd non intervenisse subito su questo scandalo. Dico questo perché la forza della democrazia si basa proprio sul confronto e sul fatto che quando ci sono le elezioni, il risultato viene convalidato e controllato dai candidati, i quali ne accettano così il risultato. Ci torna in mente la famosa frase di McCain, il candidato alla Casa Bianca per i repubblicani, quando dopo aver visto i risultati, dichiarò immediatamente: «Obama era il mio avversario, da oggi è il mio presidente». Ecco, tutto questo sembra lontanissimo da quello che è accaduto a Napoli e da quello che è accaduto alle primarie. Le primarie dovrebbero essere non solo una festa della partecipazione ma proprio una dimostrazione di come dovrebbero andare le elezioni, soprattutto per un partito che si dichiara in antitesi con tutta quella che è stata la storia della politica connivente con la criminalità organizzata.
I sospetti sono tanti, anche del coinvolgimento del clan Nuvoletta di Marano, ma soprattutto di tutti quei faccendieri che cercano voti e li comprano per poter poi chiedere in cambio, al candidato, poteri e favori. Sono i fantini dei vari candidati. Che dirigono il cavallo politico alla vittoria. Quindi non creando consenso o cercando di convincere le persone ma comprando consenso. E i fantini, durante queste primarie, si sono mossi molto. Il segretario provinciale Nicola Tremante ha denunciato voti venduti da 5 a 20 euro, schede contraffatte e un clima strano, in cui sono stati fotografati a votare rappresentanti del centrodestra. Per questa denuncia si è visto aggredire nei suoi uffici, come era accaduto qualche tempo fa a Pomigliano d´Arco a due ragazzi che, in un´assemblea del Pd dove si sosteneva Andrea Cozzolino, avevano chiesto se la moralità era ancora al centro della battaglia politica.
Alle primarie potevano votare anche sedicenni e a Scampia in molti hanno raccontato di persone che raccoglievano ragazzi: in cambio di 5 euro andavano a votare. Il loro primo voto venduto. A poco prezzo ma venduto. Comprato dai clan? Non proprio ma dagli eterni mediatori che vivono nello spazio tra la politica, l´impresa e la criminalità. Lo Stato e le mafie incidono sullo stesso territorio, o si fanno la guerra, o si mettono d´accordo, come diceva Paolo Borsellino. In questo caso sembra che si siano messi d´accordo. Ci sono foto di dirigenti locali del centrodestra che andavano a votare alle primarie per il Pd, quindi coloro che dovrebbero votare formalmente contro questo candidato, alle primarie vanno a influenzare il voto. E poi ovunque il sospetto della criminalità organizzata. Cozzolino, che è il vincitore, respinge queste che lui definisce illazioni. Eppure il segretario provinciale del Pd Tremante è convinto che tutta questa macchina ha favorito un unico candidato: Andrea Cozzolino. La decisione di Bersani e della direzione del Pd di fermare tutto per fare chiarezza sembra la cosa più giusta. Bisogna comprendere immediatamente tutto.
I reporter che andavano con le loro telecamere nei seggi, venivano allontanati. Gli veniva negato il permesso di riprendere. Come se le primarie del Pd fossero qualcosa tra pochi da gestire in ombra. Insomma, alla fine di questa bruttissima storia, c´è da dire che l´immagine del Pd non viene rafforzata. C´è da dire che ci si aspetta immediatamente che i vertici nazionali del Pd intervengano e che Cozzolino chiarisca non semplicemente con un commento ma accettando che si rifacciano le primarie.
In queste ore mi viene da pensare a un´occasione perduta: quella di poter vedere come candidato Raffaele Cantone, un magistrato con una grande esperienza, in prima linea contro la camorra. Ora non so quali siano le sue intenzioni, e non so quanto il Pd sia riuscito a parlargli, a garantirgli un appoggio vero. Però c´è da dire che in queste ore si rimpiange il suo nome. E si rimpiange che al sud non si riesca a coinvolgere nella politica persone come lui che forse sarebbero state una garanzia contro tutto questo. La speranza è che davvero le cose non restino immobili, perché vedere file di cinesi votare, a un esame superficiale potrebbe sembrare una grande vittoria: la comunità di immigrati che partecipa al dibattito di un partito democratico e alla vita pubblica è il sogno di chiunque abbia a cuore davvero il proprio Paese. Poi, in realtà, vai a fare domande e nessuno sa dare risposte, stanno tutti lì, accompagnati da personaggi che li portano in cambio di soldi. Li fanno votare. Dietro a tutto questo sembra esserci, come sempre, l´ombra del potere bassoliniano ancora forte, fortissimo, che ha costruito in decenni clientele contro cui nessuno sembra potersi scontrare.
Nel centrodestra e nel centrosinistra, alle provinciali, alle regionali, alle primarie, chiunque faccia politica in Campania e a Napoli con qualsiasi schieramento, deve fare i conti con i bacini di voto bassoliniani o gli sarà impossibile qualsiasi mossa. Questa è una delle zavorre che più pesano su Napoli. Allora tutto questo inizia ad avere non più un significato di libertà quanto piuttosto il contrario, un significato di scambio: voto di scambio. E se il voto diventa quello che è già per più della metà del Paese, ossia vendere al miglior offerente la propria preferenza, la democrazia è già dissolta.

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"La Repubblica", GIOVEDÌ, 27 GENNAIO 2011

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Il cavaliere nel vicolo cieco
 
GIUSEPPE D´AVANZO
Lo sciame investigativo che sempre segue la discovery di un´inchiesta demolisce alla lettera il fondale di cartapesta che Silvio Berlusconi ha fabbricato, in fretta e molto confusamente, per salvarsi dall´accusa di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. La lettura delle 227 pagine di «integrazioni» istruttorie inviate dalla procura di Milano alla Camera per ottenere la perquisizione di Giuseppe Spinelli (il "ragioniere" retribuisce le falene che allietano le notti al Sultano) sono un´arma decisiva nelle mani dell´accusa.

Pagine definitive per comprendere le condotte del Cavaliere; funeste per le menzogne che ha cucinato per gli italiani. L´»integrazione» conferma alcune questioni decisive. Elenchiamole. (1) Salta fuori un´altra minorenne (la terza, dopo Noemi e Ruby) che frequenta abitualmente la corte del Drago. È una prostituta brasiliana. (2) Ci sono due nuove testimonianze che ricordano che cosa accade a Villa San Martino quando la cena è finita e le ospiti - tutte giovani e giovanissime donne - raggiungono nel sotterraneo la «sala del bunga bunga» (le parole sono del premier). (3) Tutte le falene che si esibiscono per lui o che gli tengono compagnia la notte sono retribuite. (4) Ruby annota con cura il prezzo del suo silenzio, il denaro che già ha intascato dal capo del governo e accantonato, quel che gli consegna - e sono 4 milioni - il "ragioniere" del Cavaliere. (5) Il giorno successivo allo scoppio dello scandalo (15 gennaio) Berlusconi convoca tutte le ragazze del «bunga bunga» ad Arcore per depurare, con la collaborazione dei suoi avvocati, dai loro ricordi e parole i fatti più scomodi e sensibili.
Questo nuovo capitolo di una storia che umilia il Paese, prima di esporre alla luce del sole l´inadeguatezza e l´irresponsabilità del presidente del Consiglio (altra cosa il giudizio penale), si può raccontare dal centro della scena.
Il teatro è il sotterraneo di Villa san Martino. Che cosa accade? Lo ricordano nelle nuove carte due giovanissime donne, una poco più che ventenne. Non ne diciamo il nome. Chiamiamola N.
N. conosce e frequenta le ragazze della Dimora Olgettina di MilanoDue dove il Sultano ospita il suo harem. N. ne raccoglie le confidenze e può raccontare ai pubblici ministeri: «… ha fatto sesso con il presidente. Ha avuto con lui una relazione molto stressante. Stressante, sì. Lo diceva lei perché il presidente la costringeva a rapporti plurimi che … non gradiva».
Il secondo racconto è di Maria Makdoum. È una danzatrice del ventre, è araba. Ecco che cosa ricorda della sua vista ad Arcore: «Nel giugno del 2010 Lele Mora mi chiede se sono interessata a partecipare a una serata ad Arcore (...) e se voglio far parte del suo harem. Mi trasferisco a casa sua da giugno ad agosto. Vado ad Arcore in luglio. Prima di entrare nella villa, da una stradina laterale si affiancano alla nostra auto un´autovettura con il lampeggiante delle auto di Stato. Ognuna di noi si è seduta per la cena dove voleva. Finita la cena, il presidente disse: "E ora facciamo il bunga bunga" e spiegò che cosa era, cioè era una cosa sessuale». Il gruppo si trasferisce «di sotto» e qui «le gemelle De Vivo si spogliano, sono in mutande e reggiseno. Il presidente le tocca e loro lo toccano nelle parti intime. Si avvicinano anche a Emilio Fede che le tocca il seno e altre parti intime. Poi una ragazza brasiliana con perizoma balla il samba in modo molto hard. Anche le altre ragazze a quel punto ballano scuotendo il seno, mostrando il fondo schiena. Tutte si avvicinano al presidente che le tocca nelle loro parti intime. Sono rimasta inorridita. Se avessi saputo prima quello che si faceva alla villa non sarei andata, lo confesso».
Questi racconti sono l´incubo del presidente del Consiglio da mesi. Da quando ha saputo che Ruby - quella «matta» che non tiene mai a freno la lingua, avida, una creatura che, minorenne, è stata sua ospite fin dal 2009 e poi dissennatamente il capriccio di una stagione (febbraio/maggio 2010) - è stata interrogata dal pubblici ministeri, Berlusconi non ha pace. Sa che Ruby ha detto tutto, raccontato tutto a quei maledetti in toga che non lo lasciano in pace. Ora è Ruby che lo tiene sotto pressione più dei magistrati, più dell´opposizione politica. Lo ricatta. Gli scuce milioni. Come dice la Minetti sfogandosi con la sua assistente: «Berlusconi si caga sotto (per quel che può combinare la Ruby)». Il Sultano deve reagire. Sa che il quadro che i pubblici ministeri possono mettere insieme può comprometterlo per sempre. Non c´è solo Ruby, prostituta minorenne, tra le falene di Villa San Martino. Ce n´è un´altra di minorenne (come anticipato dal Secolo XIX). Il suo nome è nelle carte. È Iris Berardi, origini brasiliane, residenza a Forlì. Iris inizia quindicenne a frequentare le passerelle. A 17 anni si trasferisce a Milano in cerca di fortuna ed entra nel giro delle hostess per le Fiere. Presto diventerà una prostituta. Compie i diciotto anni il 28 dicembre 2009. Lo screening dei suoi tabulati telefonici la segnala una trentina di volte ad Arcore nel 2010. In quell´anno è, da gennaio, già maggiorenne. Due contatti segnalano, la prostituta brasiliana, nelle ville del presidente anche prima del suo compleanno. Per dire, il 21 novembre del 2009 a Villa Certosa (Berlusconi è in Arabia Saudita, pare) e il 13 dicembre 2010 è ad Arcore. Quella sera viene colpito al volto da quel matto di Massimo Tartaglia. Iris dorme in Villa, quella tragica notte. Con questo peso sul groppo, Berlusconi deve fare qualcosa. Deve cancellare ogni traccia, testimonianza. Inventarsi un´altra realtà. Per farlo, deve comprare - per cominciare - il silenzio di Ruby.
Nelle carte, si dà conto di quel che è stato trovato nella perquisizione dell´appartamento genovese della prostituta marocchina. In un´agenda sono annotate alcun cifre: «50 mila per il libro; 12.000 campagna intimo; 200.000 da Luca Risso; 70 mila conservati da Dinoia (è il suo avvocato di Milano, ndr); 170 mila conservati da Spinelli (è l´ufficiale pagatore di Berlusconi, ndr)». Su un altro fogliettino si legge: «4 milioni che ricevo da Spinelli». Non mentiva dunque la ragazza quando rassicurava il padre che Silvio l´avrebbe «rivestita d´oro» o confidava alle sue amiche che la storia con il presidente l´avrebbe fatta milionaria perché per tener chiusa la bocca, per lasciare il Cavaliere fuori dai guai - guai molto seri - , gli aveva chiesto «cinque milioni di euro». Ora Berlusconi può anche pensare di aver salvato ancora una volta la ghirba, ma per esserne sicuro deve indottrinare anche tutte le altre, tutte, giovani, giovanissime, soubrette o senza arte né parte. Per dirla, con la Minetti, tutte «le zoccole, brasiliane delle favelas che non parlano italiano, mezze serie» che hanno frequentato Arcore, il «bunga bunga» e Mora e Fede e Carlo Rossella e nel giorno della perquisizione si sono fatte trovare in casa buste e buste di migliaia di euro con su scritto B. e chi non ce l´ha scritto, lo ha detto ai poliziotti da dove veniva quel denaro. È il 15 gennaio del 2011. Da quarantott´ore si sa che il capo del governo è nei guai. Il Sultano convoca l´intero harem ad Arcore. Le carte disegnano la "geografia" della convocazione. Intercettazione da Faggioli a Aris:
«Mi ha chiamato il presidente Berlusconi… scandisco le parole, visto che mi stanno ascoltando. Mi ha chiesto la cortesia di farti avvicinare ad Arcore alle 19. Ci sono gli avvocati». Aris avverte Maristella: «Ha chiamato il presidente B. ha detto che alle 19 devi essere ad Arcore».
Maristella (Polanco) chiama subito Barbara (Faggioli):
«Sono stata chiamata». Barbara: «Alle 19, amo´, da quanto ho capito dalle intercettazioni emergono cose molto brutte che noi ragazze diciamo su di lui». La Faggioli chiama anche la Minetti e in queste conversazioni emerge un nuovo grattacapo per Berlusconi.Nicole è furibonda. Si sente abbandonata. È preoccupata. Lei non ha ottanta anni come Fede o settantacinque come il Sultano. Lei ha solo venticinque anni è la vita davanti. Non vuole finire in galera. Non vuole distruggersi la vita. A Natale se ne andava con il padre per lo shopping e finiscono in libreria. Il padre vede sullo scaffale «Mignottocrazia» di Paolo Guzzanti e scopre che un intero capitolo è dedicato alla figlia. Nicole si vergogna e l´otto gennaio dice a Barbara: «Io do le dimissioni, cioè sta roba è una roba che ti rovina la vita, ti rovina i rapporti, ti logora. Devi avere un pelo sullo stomaco, ma a me non me ne frega niente. Io voglio sposarmi, fidanzarmi, avere dei bambini, una casa. (Non voglio) litigare tutti i giorni con tutti, metterla nel culo a quello che ha fiducia in te. La politica è un casino. Cioè cade lui… cadiamo noi. A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento, perché dice "Bene, me le sono levate dai coglioni" e lo stipendio lo paga lo Stato».
Ora ancora Barbara Faggioli l´avverte: «Mi ha chiamato la segreteria del presidente e mi hanno passato il presidente e mi ha detto di convocare tutte le ragazze per parlare con l´avvocato alle 19. Che dici? Che è ok?».
No, per Nicole Minetti, incredibilmente non è affatto ok. Dice Nicole: «No perché… devo parlare al mio avvocato. Io sono indagata, per me la cosa è diversa.. Lui sarà anche il mio capo, ma io sono indagata e lui altrettanto… È un pezzo di merda. Se vuole vedermi, mi chiama lui, ma se vado ci vado con gli avvocati». E più tardi, con maggiore violenza, spiega a Clotilde Strada, la sua assistente: «Non me ne fotte un cazzo. Se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido. Giusto che si faccia sentire lui se non lo farà mi comporterò di conseguenza… quel briciolo di dignità che mi rimane la voglio tenere…visto che lui non mi ha chiamato... gli faccio prendere paura. Quando si cagherà addosso per Ruby chiamerà e si ricorderà di noi.. adesso fa finta di non ricevere chiamate».
È dunque in queste condizioni l´uomo che guida il Paese. Lo avevamo intuito, ora non si possono più chiudere gli occhi dinanzi a quel vediamo: una dissennata vita privata ha consegnato Silvio Berlusconi a gravissime responsabilità penali, di cui risponderà a breve in un problematico giudizio immediato, ma soprattutto al ricatto plurimo di decine di giovani donne. Berlusconi è in una via senza uscita.